SCENA II

MERETRICE, FESSENIO, FACCHINO, SBIRRI di dogana, CALANDRO.

MERETRICE. Eccomi, Fessenio. Andianne.

FESSENIO. Lassa andare innanzi questo forziero nostro. Non di lá, no, facchino. Va' pur dritto.

MERETRICE. Che vi è drento?

FESSENIO. Vi è, anima mia bella, robba da te.

MERETRICE. Che?

FESSENIO. Sete e panni.

MERETRICE. Di chi sono?

FESSENIO. Di colui con chi sguazzar dèi, viso bello.

MERETRICE. Oh! e me ne dará qualche cosa?

FESSENIO. Sí, se farai ben quel che t'ho detto.

MERETRICE. Lassa pur governallo a me.

FESSENIO. Fa' che, sopra tutto, tu ti ricordi, nota, di chiamarti
Santilla e di tutte l'altre cose che io t'ho detto.

MERETRICE. Non mancherò d'un pelo.

FESSENIO. Altrimenti non aresti un baghero.

MERETRICE. Tutto farò benissimo. Ma oh! oh! oh! Che voglian questi sbirri dal facchino?

FESSENIO. Oimè! Salda, cheta! Ascolta.

SBIRRI. Di' sú: che è qui drento?

FACCHINO. Mò che soie mi?

SBIRRI. Sei stato in doana?

FACCHINO. Non mi.

SBIRRI. Che c'è drento? Di' sú.

FACCHINO. Non l'ho visto o verto mi.

SBIRRI. Dillo, poltron!

FACCHINO. El me fu deccio che 'l ghera seda e pagni.

SBIRRI. Sede?

FACCHINO. Madesine.

SBIRRI. È chiavato?

FACCHINO. E' crezo de no mi.

SBIRRI. Le son perdute. Posa giú.

FACCHINO. Eh! no, misser.

SBIRRI. Posa, poltron! Tu vorrai che io ti soni, sí

FESSENIO. Oimè! oimè! La va male. Spacciato è il fatto nostro; ogni cosa è guasta; tutto è scoperto; ruinati siamo.

MERETRICE. Che cosa è?

FESSENIO. Rotto è il disegno.

MERETRICE. Parla, Fessenio: che c'è?

FESSENIO. Aiutami, Sofilla.

MERETRICE. Che vuoi?

FESSENIO. Piangi, lamentati, grida, scapigliati. Cosí! sú!

MERETRICE. Perché?

FESSENIO. Presto lo saperrai.

MERETRICE. Ecco. Oh! oh! oh! uha!

SBIRRI. Oh! oh! oh! Questo è un morto.

FESSENIO. Che fate? Olá! che cercate?

SBIRRI. Il facchino ci disse esserci cosa da gabella e troviamo che c'è un morto.

FESSENIO. Un morto è.

SBIRRI. Chi è?

FESSENIO. Il marito di questa poveretta. Non vedete come si dispera?

SBIRRI. Perché cosí il portate nel forziero?

FESSENIO. A dirvi il vero, per ingannare la brigata.

SBIRRI. O perché?

FESSENIO. Saremmo da ognuno scacciati.

SBIRRI. La cagione?

FESSENIO. È morto di peste.

SBIRRI. Di peste? Oimè! Io che l'ho tócco!

FESSENIO. Tuo danno.

SBIRRI. E dove il portate?

FESSENIO. A sotterrarlo in qualche fossa; o, cosí, il forziero e lui butteremo in un fiume.

CALANDRO. Ohu! ehu! ohu! Ad annegarmi, eh? Io non son morto, no, ribaldi!

FESSENIO. Oh! Ognun si fugge per paura. O Sofilla! facchino! O Sofilla! facchino! Sí! Va', giungeli tu! El diavol non gli faria voltare in qua. Va', poi, impacciati con pazzi, tu! Va'!