SCENA XVII

LIDIO femina, FANNIO servo, RUFFO negromante.

LIDIO femina. Hai tu udito, Fannio?

FANNIO. Sí; e notato quel «come suoli». Certo, per altro sei còlto in iscambio.

LIDIO femina. Cosí è vero.

FANNIO. Sará bene avvertirne Ruffo che a punto a noi torna.

RUFFO. Or be', che vuoi fare?

LIDIO femina. Ti par cosa da lassare?

RUFFO. Eh! eh! eh! L'amico si risente. E ne hai bene ragione, Lidio, ché, per certo, l'è un sole.

LIDIO femina. La conosco e so dove sta a punto.

FANNIO. Se ne trarrá piacere.

RUFFO. Ed utile.

FANNIO. Se io, Ruffo, ben le tuo' parole notai, tu dicesti dianzi che, altro mezzo non giovandoli, ella al tuo ricorre: da che comprendo che ha tentato piú la pratica. A noi di ciò non fu mai parlato. Però è da creder che Lidio, qui, sie còlto in iscambio per un altro, come oggi ha fatto la sua serva: per il che è necessario che tu, a cautela, dica a Fulvia, per parte dello spirto, che di cosa passata non parli mai piú; perché il fatto potria scoprirsi e gran scandalo riuscirne. Avvertisci bene.

RUFFO. Ben notasti; saviamente ricordi. Cosí farò. Orsú! Qui non è da dire altro. A' fatti. Io a lei me ne vo; voi in ordin vi mettete.

LIDIO femina. Va' e torna, ché in punto ci troverrai.

FANNIO. Lidio, avíati. Io, or or, drieto a te ne vengo. Ruffo, duo parole.

RUFFO. Che c'è?

FANNIO. Io ti dirò un secreto tanto a proposito di questa cosa quanto tu mai immaginar non potresti. Ma guarda che tu non lo dica, poi.

RUFFO. Non mi lassi avere Dio cosa che io brami, se io ne parlerò giá mai.

FANNIO. Vedi, Ruffo, tu rovineresti me e leveresti a te l'utile che trarrai di questa pratica.

RUFFO. Non temer. Di' sú.

FANNIO. Sappi che Lidio mio padrone è ermafrodito.

RUFFO. E che importa questo merdafiorito?

FANNIO. Ermafrodito, dico io. Diavol! tu se' grosso!

RUFFO. Be', che vuol dire?

FANNIO. Tu nol sai?

RUFFO. Per ciò il dimando.

FANNIO. Ermafroditi sono quelli che hanno l'uno e l'altro sesso.

RUFFO. Ed è Lidio uno di quelli?

FANNIO. Sí, dico.

RUFFO. Ed ha il sesso da donna e la radice d'uomo?

FANNIO. Messer sí.

RUFFO. Te giuro, alle guagnele, che mi è sempre parso che Lidio tuo abbia, nella voce e anco ne' modi, un poco del feminile.

FANNIO. E per quello sappi che, questa volta, userá con Fulvia solo il sesso feminile per ciò che, avendolo ella domandato in forma di donna, e donna trovandolo, dará tanta fede allo spirito che poi la te adorerá.

RUFFO. Questa è una delle piú belle trame che io sentissi mai. E ti so dire che e' denari verranno a staia.

FANNIO. Fatt'è. Come è liberale?

RUFFO. Liberale, dimandi? Gli amanti serran la borsa con la fronde del porro; perché i ducati, e' panni, il bestiame, li offizi, le possessioni e la vita darieno coloro che aman come costei.

FANNIO. Tutto mi consoli.

RUFFO. Consolato hai tu me con quel barbafiorito.

FANNIO. Piacemi che tu nol sappi nominare perché, volendo, noi saprai poi ridire.

RUFFO. Or vattene a Lidio; e vestitevi. Io me ne vo a Fulvia e dirò che ará lo attento suo.

FANNIO. Adunque, io sarò la serva.

RUFFO. Ben sai. Siate in ordine quando a voi tornerò.

FANNIO. In un tratto. Ben feci a trovare i panni ancor per me.