XVI.

Ma tuttavia ti guarda

D'una cosa, che 'mbarda

La gente più che 'l grado;

Cioè giuoco di dado.

Che non è di mia parte

Chi si gitta 'n tal'arte:

Ch'egli è disviamento,

E grande struggimento.

Ma tanto dico bene,

Se talor si convene

Giuocar per far onore

Ad amico o signore;

Che tu giuochi al più grosso;

E non dire: I' non posso.

Non abbi 'n ciò vilezza,

Ma lieta gagliardezza:

E se tu perdi posta,

Paia che non ti costa;

Non dicer villania,

Nè mal motto che sia.

Ancor chi s'abbandona

Per astio di persona;

O per sua vana gloria

Esce dalla memoria

A spender malamente,

Non m'aggrada neente.

E molto m'è rubello

Chi dispende 'n bordello;

E va perdendo 'l giorno

In femine d'intorno.

Ma chi di suo buon cuore

Amasse per amore

Una donna valente,

Se tal'or largamente

Dispendesse o donasse

Non sì che folleasse;

Ben lo si puote fare:

Ma nol voglio approvare.

E tengo a grande scherna

Chi dispende 'n taverna;

O chi in ghiottornia

Si gitta, o 'n beveria:

Ed è peggio ch'uom morto,

E 'l suo distrugge a torto.

Ed ho visto persone

Ch'a comperar cappone,

Perdice e grosso pesce,

Lo spender non incresce:

Come vuole, sian cari,

Pur trovinsi danari;

Si paga immantenente:

E credon che la gente

Gli le ponga a larghezza.

Ma ben è gran vilezza

Ingollar tanta cosa.

Chi già fare non osa

Conviti, nè presenti;

Ma con li propri denti

Mangia e divora tutto,

Seco ha costume brutto.

Ma s'io m'avvedesse,

Ch'egli altro ben facesse;

Unque di ben mangiare

Nol dovria biasimare.

Ma chi 'l nasconde e fugge,

E consuma e distrugge;

Solo chi ben si pasce,

Certo 'n mal punto nasce.

Acci gente di corte,

Che sono usate a corte

A sollazzar la gente:

Domandonti sovente

Danari e vestimenti.

Certo se tu ti senti

Lo poder di donare,

Ben dei corteseggiare:

Guardando d'ogne lato

Di ciascun luogo e stato.

Mangia, non ebriare:

Se tu poi megliorare

Lo dono in alto loco,

Non ti vinca per giuoco

Lusinga di buffone.

Guarda loco e stagione

Secondo che s'avvene:

Che 'l presentar ritene

Amore ed onoranza,

Compagnia ed usanza.

E sai ch'i' molto lodo,

Che tu ad ogni modo

Abbi di belli arnesi

E privati e palesi:

Sì che 'n casa e di fuore

Si paia 'l tuo onore.

E se tu fai convito,

O corredo bandito;

Fa 'l provedutamente

Che non falli neente.

Di tutto 'nnanzi pensa:

E quando siedi a mensa,

Non fare un laido piglio;

Non chiamare a consiglio

Seniscalco e sargente:

Che da tutta la gente

Sarai scarso tenuto,

O non ben proveduto.

Omai t'ho detto assai:

Però ti partirai,

E dritto per la via

Ne va a Cortesia.

Pregala da mia parte,

Che ti mostri su' arte:

Ch'i' già non veggio lume

Senza suo buon costume.