SCENA X.
Ambrogio e detti; indi Esther.
Amb. (consegnando a Riccardo le carte, date prima da questo al Principe) Il signor Principe le manda queste carte, e la prega di scusarlo se non può trattenersi ora con lei.... La vedrà domani.
Sil. (ad Ambrogio) È uscito?
Amb. Sì, eccellenza... in carrozza.
Sil. (vivace, turbata) Solo?!
Amb. No, con la signora Marchesa...
Sil. (con moto d'ira represso) Ah!
Amb. E col signorino.
Sil. (con impeto) Enrichetto?!
Amb. Sì, eccellenza!
Sil. Ma non era andato a passeggio con Esther?!
Amb. Sono rientrati da pochi minuti.
Sil. (agitatissima) Chiamate subito madamigella Esther.
(Ambrogio, via).
Ricc. Si calmi, Duchessa!
Sil. (al colmo dell'ira) Un nuovo insulto... lo vede! E, con l'insulto, il dileggio!... Non ho voluto riceverla... e il Principe... per darle una soddisfazione... va a Villa Borghese con lei... e conduce anche mio figlio!
Esth. (entrando) La signora Duchessa mi vuole?
Sil. (severa) Perchè Enrichetto non è qui con voi?
Esth. Rientrando, ha visto il signor Principe che saliva in carrozza... è corso per abbracciarlo... ed è voluto andare con lui.
Sil. (ironica) E con Elena?!
Esth. (confermando, timida) E con la signora Marchesa.
Sil. (con alterezza) Vi ho detto più volte: «Enrichetto non deve uscire che con voi o con me!»
Esth. (scusandosi) Il signor Principe se l'è preso in braccio... l'ha messo egli stesso in carrozza... Potevo io oppormi?!
Sil. (c. s.) Sta bene, andate! (Esther, via).
Ricc. (credendo di calmare Silvia) Ha ragione.... È col nonno!
Sil. (esasperata) E il nonno, per dimostrargli il suo amore, lo fa vedere a tutta Roma con Elena.... con l'amante di suo figlio!... Oh, creda a me, ci vuole una grande virtù per tollerare in silenzio tutte queste quotidiane punture di spillo!
Ricc. È vero!... e io la comprendo e la ammiro!
Sil. Ma biasima, forse, in cuor suo, il mio primo atto di ribellione... ed esita ancora a venire in mio soccorso!
Ricc. (con islancio e con passione) Oh, non esito più!... Lei avrà la sua vendetta.
Sil. (con intenzione, tornando sorridente e molto lusinghiera) Badi!... forse, promette troppo!
Ricc. (sempre più esaltandosi) No!... Il Principe mi ascolta... saprò piegarlo.
Sil. (c. s.) Lui, forse, sì... ma Fabrizio... e gli altri?! Sono forti... astuti....
Ricc. (c. s.) Lotteremo!
Sil. (c. s.) Troverà una resistenza accanita!
Ricc. Non mi fa paura!... Ho la fiducia degli azionisti... e il credito della Società è nelle mie mani.
Sil. Avrà noje, dispiaceri... inquietudini d'ogni sorta....
Ricc. Sopporterò tutto lietamente... se mi sorride una speranza...
Sil. (lieta, trionfante) Davvero?!
Ricc. (con islancio) L'amo tanto!
Sil. (c. s.; molto lusinghiera) Dunque, guerra a tutti... e... per me?!
Ricc. (esaltato) E vittoria sicura... se m'incoraggia con una parola... (con passione) Non vuol dirla?
Sil. (con abbandono, intenzione e promessa quasi ingenua) Vinca!
Ricc. Oh, grazie!... (le bacia la mano con effusione di cuore; poi, via, lieto, esaltato dalla passione).
Sil. (lo segue con lo sguardo, lieta, orgogliosa del trionfo, e commossa).
(Cala la tela).
Fine dell'Atto Secondo
ATTO TERZO
Studio del Direttore della Società costruttrice. — Scrivanie. — Uno scrigno; disegni di fabbriche appesi alle pareti; piante topografiche ecc. ecc. — Sulle scrivanie registri, cartelle, carte, ecc. — Due porte laterali, con grandi cortine. — La comune, a sinistra dello spettatore.