SCENA DECIMA. Naldini, Gaudenzi, Alfredo.
Naldini
(sulla soglia) — Alto là!
Gaudenzi
Che c'è?
Naldini
(entrando trionfante) — Una grande notizia!
Gaudenzi
(con giubilo) — Un'altra!?
Naldini
(con orgoglio e con gioja) — Un terremoto autentico... duecento case crollate... seimila persone senza tetto... parecchie vittime... Non manca nulla!
Gaudenzi
È sicura?
Naldini
(c. s.) — Per quanto provvenga dalla Stefani, è proprio vera!... Ne ho avuto la conferma al Ministero degl'Interni... (mostra il foglietto volante).
Gaudenzi
Allora, bisogna provvedere...
Naldini
E subito!
Alfredo
(impaziente) — Il treno arriva... Andiamo!
Naldini
(sorpreso, a Gaudenzi) — Uscite?
Gaudenzi
No... no!... (a Alfredo). Va tu alla stazione: io ti attendo qui.
Alfredo
Che avete da fare?
Naldini
Il Comitato...
Alfredo
Lo farete dopo.
Naldini
No... no!... In queste cose, un'ora di ritardo... è peggio d'un terremoto!
Gaudenzi
Ha ragione!
Alfredo
Allora, vado! (via).
Gaudenzi
E noi... al lavoro!... (indicando uno stipo). Là... c'è carta... penne...
Naldini
(prendendo l'occorrente per iscrivere) — I resti... dell'ultimo Comitato... (ride).
Gaudenzi
Io non butto via niente!... (Naldini si mette allo scrittojo, pronto a scrivere: — Gaudenzi si leva il cappello e passeggia per la sala, concentrandosi).
Naldini
(osservando un timbro) — Anche il timbro: «Comitato di Beneficenza»!
Gaudenzi
È il più necessario... e serve per tutte le occasioni... (dopo d'aver riflettuto). Prima di tutto, il presidente.... Chi facciamo?
Naldini
Il principe di Castrovetero...
Gaudenzi
Sempre lui!
Naldini
Si è certi che accetta!... Non è buono a nulla... ma ha un bel nome... dei sigari eccellenti...
Gaudenzi
Non sa dire una parola!
Naldini
È quel che ci vuole!... Così... parliamo sempre noi.
Gaudenzi
L'osservazione è giusta... (serio) Sta volta... per altro... bisogna invitarlo con una certa solennità.
Naldini
S'intende!... Il disastro è di quelli co' fiocchi.... Lo inviteremo a nome della intiera cittadinanza.
Gaudenzi
No!... Bastano i soliti cospicui cittadini... per firmare la lettera... Scriva... (dettando). «Signor Principe»...
Naldini
(scrivendo) — «Signor Principe»....
Gaudenzi
(sempre dettando) — «I sottoscritti, profondamente commossi dall'orribile disastro che ha colpito gli abitanti di...» (interrompendosi). Dov'è avvenuto il disastro?
Naldini
(dopo aver consultato il dispaccio della «Stefani») — A Monteleone...
Gaudenzi
(tornando a dettare) «... gli abitanti di Monteleone, fanno appello al suo alto spirito di carità... e la pregano vivamente di voler prendere l'iniziativa di un Comitato Romano per soccorrere i nostri fratelli...» (interrompendosi). In che provincia è Monteleone?
Naldini
Mi par nel Veneto...
Gaudenzi
Non è in Lombardia?
Naldini
Chi lo sa!?
Gaudenzi
(imbarazzato) — Credo che ci siano diversi Monteleoni...
Naldini
Il dispaccio dice semplicemente «Monteleone»... Ripeta anche lei così.
Gaudenzi
Vorrei citar la provincia...
Naldini
Metta Calabria.... I terremoti buoni... ci vengono sempre di là!
Gaudenzi
(c. s., dettando) «.... i nostri infelici fratelli della Calabria.... Certi che, per l'onore di Roma, Ella vorrà assumere la nobile iniziativa, si mettono a sua disposizione... per coadiuvarla nel benefico intento.... Con ossequio...».
Naldini
(scrivendo) — «Con ossequio...». È fatto!
Gaudenzi
(fregandosi le mani) — Benissimo!... Basta così!... Ora, io faccio una corsa da Aragno... da Singer, al Colonna... per le firme.... In tanto, lei prepari le lettere d'invito... a nome del Principe.
Naldini
(per prendere appunti) — E come scrivo?
Gaudenzi
(impaziente di far presto) — C'è la formula solita... Prenda la cartella «terremoti».... Dev'essere la terza.
Naldini
(va a prendere la cartella) — E con la stampa?
Gaudenzi
Un comunicato subito... ma... badiamo... redatto con prudenza... nel quale sia nominato solo il Principe con calde parole d'encomio.
Naldini
(sorridendo) — Il Principe... e il comm.re Gaudenzi!
Gaudenzi
No... no, per carità!... Nè il mio nome... nè il suo!... Restiamo nell'ombra... È molto meglio!... (per andarsene; poi, ritornando). Anzi, nel comunicato, metta: «Il principe di Castrovetero, riparando all'errore commesso da altri nella composizione di Comitati di Beneficenza, chiamerà a farne parte i più autorevoli rappresentanti della stampa romana».
Naldini
(atterrito) — Mettere, nel Comitato, i giornalisti!
Gaudenzi
(con sorriso maligno) — Si rassicuri!... Solo qualcuno dei più noti... e dei più occupati.... Quei tre... o quattro... che... tra il Parlamento... e il giornale... non hanno un minuto di tempo per intervenire alle riunioni.
Naldini
(rassicurato) — Ah, quand'è così!... Lei le pensa tutte!
Gaudenzi
Scriva, dunque... e presto!... Io torno subito. (via).
Naldini
(tra sè, scrivendo) — «... Appena giunta in Roma la notizia del disastro di Monteleone, i cittadini più cospicui per censo, nome e condizione sociale... si sono rivolti...» (parlando). Però... ha un bel dire il Commendatore... ma un po' di cav.re Naldini, nel comunicato alla stampa, ci starebbe bene!... (scrivendo). «... rivolti al principe di Castrovetero, l'illustre patrizio che in tante occasioni...» (parlando). Porterò io l'articolo ai giornali: così stamperanno: «dal cavaliere Baldini riceviamo...» (continua a scrivere, dettando a sè stesso).
SCENA UNDECIMA. Rina, Bice e detto.
(entrano dalla seconda porta, a sinistra, senza cappello, sopraccariche di vesti e altri oggetti di toilette femminile. — Naldini è sempre intento a scrivere).
Bice
(sulla soglia, indietreggiando: — piano). C'è gente!
Rina
(sulla soglia, osservando). È Naldini!
Bice
È vero!... Non lo avevo riconosciuto! (entra in iscena con Rina).
Rina
(a Naldini) — Che fa qui... lei?
Naldini
(scusandosi) — Oh, buongiorno... signorine! (a Rina). Lo vede: lavoro!
Bice
(indicando gli oggetti che portano) Anche noi!... Facciamo San Martino!
Naldini
(a Rina, sorpreso) — Cambiano di casa?
Rina
No... Cambio di camera... io sola!
Naldini
Perchè?
Rina
Hanno affittata la mia!
Naldini
(sorpreso) — A chi?
Rina
(con intenzione) — A una bella signora....
Naldini
(alzandosi con sollecitudine) — Una bella signora?
Bice
(ridendo, a Rina) — Vedi... appena sente parlare di una bella signora... scatta! (ridono).
Naldini
Certo!... Io amo molto... le belle signore... (con galanteria) ma ancora più... le belle signorine.
Bice
(provocante) — Tutte?
Naldini
Tutte... in blocco... (sottolineando le parole) ma... in particolare... una!
Bice
(c. s.) — Chi?
Naldini
Voi!
Bice
Burlone!
Rina
(parlando: — Rina e Bice, come per riposare, posano sulle poltrone ciò che portano. — Rina a Naldini). E il suo amico Labani... che fa?
Naldini
(ridendo) — Era giù in istrada... ad attendere che il Commendatore uscisse... per venirlo a cercare. (Rina e Bice ridono).
Bice
Povero Labani!... Fa sempre così!
Rina
Non sa inventar altro!
Naldini
Certo... non ha molta immaginativa... come tutti i veri innamorati!
Rina
Innamorato!?... Ma lo è proprio?
Naldini
Sul serio... e... lei ha torto di tormentarlo così!
Rina
Io lo tormento?
Naldini
Le par poca cattiveria di farlo andare tutte le mattine, alle sei, al Pincio!
Rina
(ridendo) — C'è stato anche oggi?
Naldini
Sicuro!... E le ha aspettate tre ore.
Bice
(ridendo) — Ah... ah!... Senti... senti!
Naldini
E ne ridono, anche!
Rina
(fingendo serietà). — Questa mattina... noi... non si poteva andare.
Bice
Avevamo la lezione...
Naldini
E ieri?... E l'altro giorno?
Bice
Sempre la lezione.
Naldini
E lui... stupido!... continua ad andarci!
Bice
Non farebbe... lei... per amore... delle passeggiate mattutine... al Pincio?
Naldini
Per amore... positivo... salirei tutti i giorni anche il gran Sasso... ma per contemplare soltanto i busti degli uomini grandi... non anderei al Pincio neppure in carrozza!... (a Rina). Lo creda: è una vera crudeltà, perchè Silvio è di quelli... che sposano: non di quelli che... come dice la canzone romanesca... lo fanno per... sbafare!
Bice
(provocante) — E lei... di quali è?
Naldini
(dopo un momento) — Io... io!?... Ebbene, sposerei volentieri... ma i miei mezzi non mi consentono questo lusso.
Bice
(ironica, provocante) — Non ha un impiego?
Naldini
No.
Bice
Non fa nulla?
Naldini
Sono corrispondente onorario... vale a dire... senza onorario... di molti giornali... (con intenzione, a Bice). Ma ho grandi speranze... e una signorina intelligente, che pensasse all'avvenire... potrebbe...
Bice
(con malizia di fanciulla depravata) — Farsi amare... a credenza!... E se le speranze fanno bancarotta?
Naldini
Qui, non si tratta di me... ma di Silvio... (a Rina) il quale la sposerebbe domani... a pronti contanti. (Rina rimane seria, riflessiva).
Bice
Se è uno studente!... Come vuole che mantenga la moglie?
Naldini
Studia... per stare a Roma.
Bice
Allora, ha di che vivere?
Naldini
Senti!... Suo padre è uno dei più ricchi possidenti di Viterbo.... Da trenta... a quaranta mila lire di rendita.
Bice
(con ammirazione) — Tanto!
Naldini
Ed è figlio unico...
Bice
(a Rina, con entusiasmo) — Come sei fortunata!
Rina
(seria, riflessiva, c. s.) — Chi sa!?
SCENA DODICESIMA. Marianna, seguita da Silvio, e detti.
Marianna
(con la spesa, dalla comune, parlando verso l'interno) — Credo che sia ancora in casa...
Naldini
(verso la porta) — No; è uscito... ma puoi aspettarlo! (Silvio entra: — Marianna attraversa la scena, verso la porta del fondo).
Rina
(a Marianna, indicando le vesti che sono sulle poltrone) — Marianna, porta questa roba nel camerino...
Marianna
Vengo subito... (entra nella porta del fondo: — poi, durante il dialogo che segue, e senza prestarvi attenzione, rientra in iscena; e, in due o tre volte, porta via le vesti, ecc., con ordine: — ciò fa lentamente, in modo da esser sempre in vista del pubblico, a intervalli, sino alla fine dell'atto).
Silvio
(salutando) — Signorine... (poi, appena Marianna s'è allontanata, corre a Rina con aria di rimprovero) Anche questa mattina sono stato...
Rina
Lo so!... Ma perchè c'è andato!... Le ho pur fatto capire che non sarei venuta più.
Silvio
È vero!... Ma io speravo...
Rina
Ha torto!... Fu già una grave imprudenza di venirci qualche volta... Ci hanno visti... e le mie buone amiche l'hanno saputo.
Silvio
Bene!... Se non vuol venire al Pincio... vediamoci a Villa Borghese... a San Pietro in Montorio...
Bice
(ridendo) — A Frascati... a Tivoli... a Jokohama!
Silvio
(a Rina) — Dove vuol lei...
Rina
In nessun posto!
Silvio
Come?... Dovrei rinunziare a quelle passeggiate mattutine, così deliziose... noi tre soli?
Rina
(accenna di sì).
Naldini
Scostumati!... Foste stati almeno in quattro!
Bice
(a Naldini) — Perchè non è venuto lei a far il quarto?
Naldini
Per non diventare il terzo incomodo!
Silvio
(sempre a Rina, insistendo) — Non è possibile!... Ne soffrirei troppo!
Rina
Eppure, è necessario!... Trovarci fuori... lo vede... ci espone a dei dispiaceri: d'altra parte, vederci qui... senza ricorrere a qualche ingenuo... troppo ingenuo... sotterfugio... (sorridendo) non è cosa che possa durare... Scrivere nè meno.... Dunque, tronchiamo tutto!
Silvio
(con ardore) — E può parlare così?... Ma se dovessi rinunziare a lei... sarebbe la mia morte!
Rina
(con leggiera commozione) — Davvero?
Bice
(pronta) — Allora, non c'è che un mezzo?
Silvio
(con isperanza e sollecitudine) — Quale?
Bice
Vada a parlare co' suoi genitori... e se essi consentono...
Silvio
(interdetto) — Andare a Viterbo?
Naldini
(ridendo) — Il viaggio non è lungo...
Silvio
(c. s.) — Non è il viaggio che mi spaventa!... ma... così a bruciapelo... parlar di matrimonio... mentre sono ancora studente...
Naldini
Non vi sposerete mica subito!
Bice
Ma, almeno... quando sarete fidanzati... lei potrà venir qui a tutte le ore... accompagnarci a passeggio... a teatro...
Silvio
(titubante, a Rina) — Lei, signorina, che ne dice?
Rina
(con provocante mestizia) — Dico che... pur troppo!... affrettando il viaggio, lei anticiperà il disinganno!
Silvio
Perchè?... La mamma mi vuol bene... Dirà subito di sì.
Rina
(c. s.) — Ma suo padre?
Silvio
Eh!... Il babbo... sì... quello si opporrà!
Rina
(punta) — Perchè non sono ricca!
Silvio
No!... Ma si spaventerà all'idea delle spese per le nozze... per l'appartamento degli sposi... Se sapesse che pena cavargli mille lire di tasca!
Naldini
Non preoccuparti di questo!... Ti ajuterà il Commendatore.
Silvio
(incoraggiato) — Lo credi?
Naldini
Ne sono sicuro!... È uomo di risorse... e, per farvi felici, troverà modo di sposarvi... senza che tuo padre cavi una lira!
Silvio
Oh, se fosse così!
Bice
Esita ancora?
Silvio
(prendendo il suo coraggio a due mani) — No... non esito più!... (a Rina) Ma vorrei che lei mi dicesse una parola... la vera parola... che rende felici!
Naldini
(comicamente) — Ti a-mo!
Rina
(seria, mesta; ma lusinghiera) — Se ritornerà con suo padre, la dirò al mio fidanzato.... Se non ritorna, è meglio che non l'abbia mai udita.
Naldini
(battendo le mani) — Brava!... (tra sè) Oh, le donne!
SCENA ULTIMA. Gaudenzi e detti; indi, Miss Emma; Alfredo; Amalia; e, poi, due facchini.
Gaudenzi
(affannato) — Giunge Miss Emma...
Rina
(a Marianna, che eseguisce) — Chiama la mamma... (Rina e Bice mettono ordine nella sala).
Gaudenzi
(vedendo Silvio) — Oh, buon giorno!... (gli dà la mano: — poi, a Naldini) Bisogna mettere anche lui nel Comitato.
Naldini
Lo faremo economo... (piano, a Gaudenzi) Così anticiperà le spese.
Gaudenzi
(sempre affaccendato, spiando se Miss Emma giunge) — Precisamente...
Silvio
Ma io non so...
Naldini
(piano) — Sta zitto... e accetta! (forte, a Gaudenzi) E le firme?
Gaudenzi
(sulla porta) — Ne ho già delle eccellenti! (osservando). Oh, eccoli!... (si ritira verso il centro della sala e assume un'aria solenne).
Alfredo
(entrando e presentando) Miss Emma Stower... mio padre...
Emma
(con buona pronunzia italiana, e con grande naturalezza di modi, evitando, nella toilette, nei gesti, in tutto, qualsiasi accenno di comicità) — Lieta di conoscerla...
Gaudenzi
(presentando) — Mia moglie... mia figlia... onorate, come me, di offrirle ospitalità... (saluti, complimenti, ecc.).
Emma
(a Amalia) — Mi spiace di recar disturbo... ma l'offerta mi ha fatto un gran piacere.
Amalia
Qui, starà un po' a disagio.
Emma
Perchè?
Gaudenzi
L'appartamento è piccolo... manca il comfort... Noi siamo una famigliuola modesta... abbiamo delle abitudini semplici...
Emma
Così piace anche a me... (a Amalia e a Rina). Amo molto la vita di famiglia... con buone e cortesi amiche... (stringe la mano a Amalia). C'intenderemo presto... (guarda gli altri, che non le furono ancora presentati).
Gaudenzi
Mia figlia è una valente pianista...
Emma
(lieta) — Mi congratulo.... Faremo musica insieme... (Rina ringrazia: — Emma torna a fissar Bice e Silvio).
Gaudenzi
(accorgendosi della attenzione di Emma, compie le presentazioni) — La signorina Bice, amica di Rina.... (Emma saluta con lieve cenno del capo: — c. s.). Il signor Labani... studente... (Emma saluta, c. s. — Gaudenzi con tono più marcato). Il cavalier Naldini, mio segretario... (galante) che, da oggi, è anche il suo.
Naldini
(inchinandosi). Ben lieto di offrirle i miei servigj...
Emma
(a Gaudenzi) — Ho molte lettere da scrivere... (a Naldini). La farò lavorare... (movimento di dispetto di Alfredo).
Naldini
(inchinandosi) — Fortunatissimo!... (entrano i due facchini che portano un baule e delle valigie).
Marianna
Questa roba... dove si mette?
Gaudenzi
Nell'appartamento della signora... (indicando Miss Emma).
Amalia
(a Emma) — Vuol vedere la sua camera?
Emma
Sì, andiamo... (per andarsene).
Gaudenzi
In tanto, Marianna preparerà la colazione.
Amalia
(sollecita, a Emma) — Che desidera?
Emma
Biefsteak... latte... e thè! La mattina non prendo altro!... (i facchini escono, di bel nuovo, con Marianna: — Emma, vedendoli, si ferma e cerca il portamonete) Ah, bisogna pagare!
Gaudenzi
Ci penso io!
Emma
Anche la vettura!
Gaudenzi
Ci penso io!
Emma
(per entrar a sinistra, sorridente) — Prego tener memoria di tutto... (via, dalla seconda porta a sinistra, con Amalia).
Gaudenzi
(quasi tra sè, trionfante) — Stia tranquilla... non dimenticherò nulla!... (azione: — Gaudenzi dà istruzioni, piano, a Marianna: — Rina e Bice prendono in mezzo Alfredo e chiedono notizie di Emma: — Silvio si stacca da loro e va a parlar con Naldini: — i facchini attendono vicino alla porta di uscita).
[Gaudenzi; Marianna; Rina; Alfredo; Bice;
Facchini; Silvio; Naldini].
Silvio
(piano, a Naldini). Se parto, come posso far da economo nel Comitato?
Naldini
Ti surrogherò io fin che ritorni... Però, lasciami dei fondi.
Silvio
(sorpreso). Come?
Naldini
Oh, Dio!... Un centinajo di lire soltanto... per le piccole spese.
Silvio
(guardando nel portafogli) — Non le ho!
Naldini
Dammi quello che hai...
Silvio
(offrendo il danaro) — Sessanta lire.
Naldini
(prendendole con viva sollecitudine) — Farò l'economo sul serio... fino ai primi incassi.... Ma torna presto: potrebbero ritardare!
Gaudenzi
(che ha visto Silvio dar del danaro a Naldini) — Naldini... quegli uomini aspettano... (indicandogli i facchini).
Naldini
(a Silvio, ridendo) — Lo vedi?... Entro già in funzione... (va a pagare i facchini, che poi escono).
Bice
(avvicinandosi a Silvio) — Ebbene?
Silvio
Domani sarò a Viterbo.
Bice
E ritornerà?
Silvio
(facendosi udire da Rina: — risoluto) — Lunedì... con mio padre... o mai più!
Bice
(ridendo, con intenzione) — Eh, via!... Chi ha bevuto l'acqua di Trevi... non ci rinunzia! (movimento di dispetto geloso di Rina. — Alfredo li guarda, cercando di comprendere: — Silvio assicura, con lo sguardo, Rina, che è così come ha detto. — Marianna esce dal fondo).
Gaudenzi
(discorrendo nel bel mezzo della scena) — Che signora, eh!?... (a Alfredo) Vedi se avevo ragione di volerla nostra ospite!... (s'avvicina a Naldini, gajo) — Cavaliere, la giornata è principiata bene!
Naldini
(gajo) — Finirà meglio, Commendatore!...
(azione: — Gaudenzi e Naldini si congratulano scambievolmente: — Silvio stringe la mano a Rina per prendere commiato: — Bice si avvicina a Alfredo; e la tela cala rapidamente sull'ultima battuta di Naldini, mentre i personaggi sono così disposti)
[Rina — Silvio
Alfredo — Bice
Gaudenzi — Naldini].
CALA LA TELA.