C.
Medicina in ogni sua azione soleva proporsi più di uno scopo. Il primo e il più palese, come già si è veduto in tante occasioni, era il guadagno. L'altro o gli altri, collocati, direm quasi, in seconda linea, erano le anella di una catena d'interessi diversi, con mezzi e fini loro proprii, tanto più cupidamente vagheggiati, quanto erano meno facili a raggiungersi.
Nell'affare di Desio si è veduto com'egli abbia toccato vittoriosamente il primo scopo; diciamo ora qual altro disegno nutrisse, e come volgesse a quello ogni suo procedimento.
Medicina era stato punto al vivo dal rovescio toccatogli a Campomorto. Non appena ebbe salva la vita, abbandonò l'affettata mitezza con cui cercava ricomprarla a prezzo di viltà dai vincitori, per tornar quello di prima, l'uomo della vendetta. Non sapeva dire se più gli dolesse il perduto bottino o l'onta della sconfitta. La speranza di avere la rivincita dello smacco sofferto, e di vendicarsi di chi o di che ne era stata la cagione, era l'unico refrigerio di quella doppia spina. Ottenuto il primo intento, l'altro non poteva andar fallito.
Ma quando voleva trovare il bandolo della strana avventura, egli era costretto a frugare nel bujo, e vi si smarriva. Allora riassumeva i suoi voti nel progetto di rendere male per male, aggiungendo al novero delle sventure che affliggono l'umanità una sventura di più, come se questa fosse la restituzione di un valore preso a mutuo, e gli togliesse dalla coscienza il peso d'un debito.
I suoi primi pensieri di vendetta erano rapidi, febrili, sanguinarii: ma non avevano costrutto. Avrebbe voluto radere al suolo il villaggio; ucciderne gli abitatori, far di tutti e di tutto un orribile scempio; e poi gli pareva che sarebbe stato l'uomo il più felice della terra. Ma una voce interna, dato giù il primo bollore, applaudendo all'ardita impresa, gliene chiedeva sommessamente i mezzi. Allora la terribile sentenza, sottoposta all'esame della mente esperta al malfare, veniva richiamata entro i limiti di una moderazione tanto più terribile in quanto che rendeva facile ciò che prima era impossibile. — In questa nuova fase, Medicina risolvette di trovare una vittima qualunque, che espiasse la colpa dell'ignoto destino. La mente sua non andò molto fantasticando nella ricerca: la vittima designata fu Agnese Mantegazza.
Ci verrà chiesto perchè scelse Agnese e non altri? perchè rivolse le sue ire contro costei, che non gli aveva fatto alcun male, e che appena conosceva di nome?
La passione da cui era mosso Medicina, entrata in un secondo stadio e divenuta più fredda, non voleva essere cieca. Appunto perchè l'ira sua non aveva un punto fisso, egli ne faceva questione di opportunità, libero essendo di sfogarla dove e quando meglio gli conveniva. Per una sorte fatale, Agnese fu la prima vittima che gli si presentò alla mente, e il vendicarsi su lei, gli parve cosa che gli offriva la maggior probabilità di riescita, e le migliori condizioni. Forse egli pensò di colpire nella castellana di Campomorto tutta quanta la popolazione del villaggio; forse la fuga di lei, le sue avventure, l'affetto istesso che ella nutriva pel conte, e la protezione che ne ritraeva, gli risvegliarono nell'animo la scelerata compiacenza di distruggere una nascente fortuna ed un futuro pieno di speranze.
Che se queste ragioni pajono deboli, non si ha che a studiare la malvagia natura di quell'uomo, per convincersi ch'egli doveva odiare istintivamente Agnesina. Vera incarnazione dello spirito maligno, era e doveva essere implacabile nemico di colei, ch'egli reputava la stessa virtù. Risoluto ed estremo nelle sue ire, come sagace e prudente nello scegliere i mezzi a sodisfarle, doveva preferire una guerra d'intrighi, ricca di mezzi, ad ogni slancio subitaneo e pericoloso. Ei si preparava pertanto a tirar botte all'oscuro, certo di ferire altrui, ma più ancora certo di salvare sè stesso.
Appena ebbe digrossato il suo perfido disegno, trovò la necessità d'avere un compagno, che lo ajutasse a metterlo in opera. — Lo cercò; o, meglio, il caso glielo offerse in Bergonzio detto il Seregnino, l'uomo fatto per lui. Il suo corto ingegno lo rendeva fedele ed ossequioso; una spensierata temerità, figlia della sua stessa ignoranza, dava a lui l'incrollabile fermezza dello scoglio che sopporta inerte il flagello delle onde. Medicina aveva, per mezzo suo, raddoppiate le forze del suo braccio, ed esteso il raggio della sua malefica influenza, senza ledere l'unità del comando. — Il compagno volava dovunque fosse spedito, senza chiederne il perchè, senza mai pattuire la mercede avanti il lavoro, o pretendere di indovinare le conseguenze prima dei fatti. L'affare di Desio diede occasione ad entrambi di conoscersi bene; la cieca servitù dell'uno divenne, per dir così, il complemento della versatile e poderosa volontà dell'altro. Per tal modo, Medicina aveva scelto il campo della nuova guerra, e stretta la necessaria alleanza per accertarne la vittoria.
Senz'altro occuparci delle tenebrose macchinazioni di quel ribaldo, senza seguire le oblique tracce percorse da lui e far tesoro dell'arcana scienza degli scelerati, vediamolo alle prove, e giudichiamolo secondo i fatti; condonando a lui quel tanto che restò entro i confini di un male incompiuto.
Qui si rannoda il filo che abbiamo spezzato per pigliare notizia di una serie di avvenimenti anteriori al racconto, ma che formano parte integrante di esso, perchè ne preparano e ne affrettano lo scioglimento. Ricordi il lettore d'aver lasciata Agnese impensierita, mesta, incerta del proprio avvenire, sempre però amante, malgrado il dubio crudele di non essere più ricambiata di pari amore.