CXXXIX.
Fare concessioni ad un'anima appassionata, e pretendere ch'ella ne usi sobriamente, è come voler trarre poca acqua da una fiumana gonfia, spillandola dall'argine che la sostiene. Si corre grave rischio, che lo spirito della corrente roda l'escita, ed irrumpa. — Il bene che l'uomo sa fare per istinto, o per consiglio della virtù, può pur troppo andar sfruttato per una momentanea incuria, o per l'incontro casuale di avverse circostanze. La carità c'insegna dunque a non aggravare le azioni altrui di troppo severi giudizii; e la ragione ci induce a non credere sempre, che quando la virtù esce incolume da un grave pericolo sia tutto e solo merito nostro. Nello scusare, fino ad un certo punto, il male perchè l'uomo può esservi trascinato quasi inconsapevolmente, non dobbiamo imbaldanzir troppo del bene, perocchè più di una volta vi siamo condotti da una mano invisibile. Quella cagione superiore, che, lasciandoci liberi di operare, dispone però le cose intorno a noi in modo da renderci più facile e più distinta la scelta, chiamatela pure destino se essa ci volge al male; io la chiamo providenza quando ci guida al bene. — Posto ciò, non deve far meraviglia se alcuna volta la fiumana, travagliata all'argine, corre giù per la china senza traboccare; se la favilla si spegne in mezzo alle stoppie; o se due cuori appassionati obediscono alla ragione, e, nutrendo e professando amore, praticano soda e temperata amicizia.
A questo punto ci pare che alcuno ne dica: questa vostra virtù che annunciate di volerci mostrare d'ora inanzi sempre in mezzo ai pericoli, e sempre salva, dopo quei precedenti di fragilità che ci avete svelati, è meravigliosa, è edificante, ma è poco credibile. Il mondo progredisce, o indietreggia; ma la natura non si cangia: ciò che non sembra possibile per gli appassionati del giorno d'oggi, non può essere probabile per quelli di quattro o cinque secoli addietro. Date (è sempre l'amico lettore che ci consiglia) date al vostro racconto un altro scioglimento; cercatene uno più spiccio e più clamoroso. Se non è il vero, sembrerà almanco il più verosimile.
La colpa di queste apparenze non è di chi scrive, ma di chi gli ha fornito il materiale per tesserne un racconto. Forse fu un torto l'essergli stato troppo ligio, e il non aver osato deviare dalle sue orme. È già una colpa molto diversa e molto più perdonabile.
La tentazione di abbandonarlo l'ho provata, a dir vero, anch'io. Mi sorrise più d'una volta l'idea di chiudere il racconto con una di quelle catastrofi, che scuotono così bruscamente l'animo del lettore da non lasciargli tempo e capo per giudicare se siano vere od assurde. — Fra una rottura completa ed una completa riconciliazione de' nostri eroi, che potevano essere due buone escite, quello scioglimento che, per ossequio alla cronaca, si è prescelto, un'alleanza cioè incerta e condizionata, mi parve il più meschino e il meno efficace. Allora ho schierato dinanzi a me, non senza provarne qualche seduzione, veleni, pugnali e simili spedienti da scena. Occhieggiai una cella solitaria, in cui Agnese avrebbe potuto co' suoi languori espiare il suo fallo: e mi parve che tale avvenimento, oltre essere l'unica soluzione del garbuglio, poteva offrire gli estremi ad un episodio vivo e patetico.
Eppure, ragioni più sode hanno dissipata la tentazione. Dopo aver fatta tanta strada col nostro cronista, ed esserci scambiati molti tratti di cortesia e di benevolenza, non mi parve bello l'abbandonarlo, così su due piedi, per l'unica ragione ch'egli pareva avere la fantasia un po' stanca. Oltracciò, al punto in cui siamo, le pagine del cronista non appartengono più a lui, ma sono per così dire la porta secreta che guida al santuario inviolabile della storia, per la quale ora devesi introdurre il nostro lettore.
Quando mi balenò dunque alla mente il pensiero di separarmi dal compagno, non era più il tempo di farlo. Era bensì lecito di mettere a soqquadro quanto precede e prepara il nodo del racconto, ma lo scioglierlo con un atto violento, in un modo diverso da quello che la storia addimanda, era un tradire la verità ed armare le censure dei passati e dei presenti. — Ed anche qui (poichè sono in vena di schiettezza) dovrò confessare, che gli sdegni del cronista non mi facevano paura, perchè il poveretto è morto senza successori; ma il manomettere il tesoro degli storici, che vivono nei loro libri, e che hanno legato i loro tesori ai dotti, mi parve un atto troppo temerario e pericoloso. — Continuiamo dunque colla cronaca; poichè da questo punto la cronaca cammina di fianco alla storia.