NOTA
[1] I membri, che allora componevano il congresso, e che tutti sottoscrissero la dichiarazione, sono i seguenti.
Nuovo-Hampshire. — Josia Bartlett, Guglielmo Whipple, Matteo Thornton.
Massacciusset. — Samuele Adams, Giovanni Adams, Roberto Treat-Paine, Elbrigo Gerry.
Isola di Rodi. — Stefano Hopkins, Guglielmo Ellery.
Connecticut. — Ruggiero Shermann, Samuele Huntington, Guglielmo Williams, Oliviero Wolcott.
Nuova-Jork. — Guglielmo Floyd, Filippo Livingston, Francesco Lewis, Luigi Morris.
Nuova-Cesarea. — Riccardo Stockton, Giovanni Witherspoon, Francesco Hopkinson, Giovanni Hart, Abramo Clark.
Pensilvania — Roberto Morris, Beniamino Rush, Beniamino Franklin, Giovanni Morton, Giorgio Clymer, Jacopo Smith, Giorgio Taylor, Jacopo Wilson, Giorgio Ross.
Delawara. — Cesare Rodney, Giorgio Read.
Marilandia. — Samuele Chase, Guglielmo Paca, Tommaso Stone, Carlo Caroll di Carollton.
Virginia. — Giorgio Ughte, Riccardo Enrico Lee, Tommaso Jefferson, Beniamino Hamson, Tommaso Nelson minore, Francesco Lightfoot Lee, Cartero Braxton.
Carolina Settentrionale. — Guglielmo Hooper, Giuseppe Hewes, Giovanni Pena.
Carolina Meridionale. — Edoardo Rutledge, Tommaso Heyward minore, Tommaso Lynch minore, Arturo Middleton.
Giorgia. — Button Gwinnet, Limano Hall, Giorgio Walton.
FINE DEL LIBRO SESTO
LIBRO SETTIMO
1776
Dopo che noi siamo iti riscorrendo i due primi periodi di questa ostinata contesa, il primo, nel quale i britannici ministri con insolite leggi gli Americani offendevano ed asperavano, ed il secondo, in cui con deboli consiglj, e colle insufficienti armi la guerra esercitavano, l'ordine della storia richiede, che ci facciam ora a descrivere quelle cose, che avvennero nel terzo, in cui, fatti risoluti, e messa in opera tutta la forza loro, si proponevano di opprimere subitamente con un gagliardo sforzo, e di soggettar l'inimico. Arrivava il generale Howe da Alifax, e sbarcava il dì venticinque giugno colle sue genti a Sandy-Hook, ch'è una punta di terra situata nell'entrar di quel golfo, che si comprende tra la terra-ferma della Nuova-Cesarea, le foci del fiume Rariton, l'Isola degli Stati, e la bocca della cala della Nuova-Jork da una parte, e l'Isola Lunga dall'altra. Ai due di luglio pigliava possessione dell'Isola degli Stati, sicchè e' si possa, o lodar come coraggiosa, o biasimare come temeraria la risoluzione dell'independenza presa in quei dì medesimi, in cui ogni giorno più risuonavano i nimichevoli apparecchiamenti dell'Inghilterra, ed arrivava l'esercito reale, e si metteva in punto per assalire con grandissimo apparato di guerra le parti più deboli dell'America. Avrebbe voluto il generale aspettar tuttavia ad Halifax l'arrivo dei rinforzi, che il suo fratello l'ammiraglio doveva condurre dall'Inghilterra, acciocchè, tosto arrivati entrambi nelle acque della Nuova-Jork, potessero metter mano all'opera, e, fatto un subito impeto, por fine alla guerra. Ma l'ammiraglio indugiava molto ad arrivare, e le stanze di Halifax erano di molto incomodo all'esercito, essendovi le provvisioni scarsissime, nè potendosi le genti tutte ricoverar a terra, dimodochè furon obbligate a rimanersene stivate sulle navi. Finalmente inoltrandosi già molto la stagione, e cacciato dalla necessità si era deliberato ad andar aspettar il fratello ed i rinforzi nelle parti vicine alla Nuova-Jork, ed erasi partito con tutto l'esercito e coll'armata condotta dall'ammiraglio Shuldam. Nel tragitto si accozzaron con esso lui alcuni reggimenti, che separati dai compagni per venti contrarj navigavano soli alla volta di Halifax. Altri furono intrapresi dai corsari americani. Gli abitanti dell'Isola degli Stati ricevettero il generale inglese con grandissime dimostrazioni d'allegrezza, ed i soldati acquartierati qua e là nei villaggi, trovarono ogni maniera di rinfrescamento; del che avevano strettissimo bisogno. Quivi venne ad incontrarlo il governatore Tryon, il quale diligentemente lo ragguagliò dello stato della provincia, siccome pure delle forze e degli apparecchiamenti fatti dal nemico. Molti Cesariani venivano ad offerirsi a pigliar soldo nelle genti del Re, e gli abitatori stessi dell'Isola degli Stati bramosamente entravano sotto le insegne, dimodochè si aveva la speranza, che, ove tutto l'esercito riunito si muovesse all'assalto, e corresse le province, non si sarebbe incontrato difficoltà nell'ottenere una compiuta vittoria. L'ammiraglio Howe, toccato Halifax, e trovatovi una lettera del fratello colla quale lo avvisava della sua partenza per alla Nuova-Jork, e pregava, lo andasse a raggiungere, si mise tosto di nuovo al viaggio, ed arrivava felicemente all'isola degli Stati il giorno dodici di luglio. Quivi si congiunsero con loro le genti, che guidate dal general Clinton ritornavano dall'infelice spedizione di Charlestown. Arrivavano anche giornalmente i rinforzi d'Europa conviati dal comandante Hotham, sicchè in poco tempo tutto l'esercito sommò bene tra Inglesi, Essiani e Waldecchesi al novero di ventiquattro migliaia di soldati. Si aspettava ancora un'altra coda di Essiani, ch'erano di fanti elettissimi, i quali erano rimasti indietro, e come prima arrivati fossero, avrebbe sommato a trentacinque migliaia di soldati, tutta buona gente, e della migliore di tutta l'Europa. Non v'era stata mai in America dimostrazione di sì gran moto; e quest'era il primo esercito di sì fatta forza, che mai si fosse veduto in quelle contrade.
Ora incominciava appoco appoco a colorirsi il disegno che ordito avevano i ministri contro l'America, col quale speravano, oppressi con una insuperabil forza gli Americani, e posto un subito fine alla guerra, le passate incertezze ed i lunghi indugiamenti emendare. Da fronte l'esercito principale guidato dai fratelli Howe, l'uno e l'altro capitani eccellentissimi di terra e di mare, dovevano far impressione nella provincia della Nuova-Jork, debole per sè stessa e, siccome piena d'isole e di grossi fiumi, e distendentesi in una lunga costiera, molto esposta alle offese di un nemico, il quale, siccome gl'Inglesi erano, prevalesse in sulle armi di mare. Abbondavano in quello le armi e le munizioni, ed i soldati ardevano di grandissimo desiderio di far qualche segnalata pruova in servigio del Re. Alla qual cosa non solo erano gl'Inglesi incitati per la rabbia loro contro il nemico, ma ancora per l'emulazione che avevano verso i Tedeschi, stimando a diminuzione della loro quella confidenza, che in questi aveva il governo collocato. Volevan dimostrar a tutto il mondo, ch'essi soli senza l'aiuto di quei lanzi sarebbero stati capaci a soggiogare l'America. I lanzi dall'altra parte, che non si tenevano, e non erano in fatti da meno degl'Inglesi, non volevano a patto nissuno scomparire, sicchè si dovevano aspettare dagli uni e dagli altri gli estremi sforzi. Quando poi, domata la provincia della Nuova-Jork, si avesse un piede fermo in America, piccoli presidj, protetti massimamente dalla poderosa armata, avrebbero bastato per guardarla dagl'insulti del nemico; e l'esercito avrebbe potuto sicuramente procedere alla conquista delle altre vicine province. Poteva esso, stantechè la Nuova-Jork tiene il miluogo delle province americane, volgersi, come più opportuno creduto avesse, o a destra per portar la guerra nel Connecticut ed in tutta la Nuova-Inghilterra, o a stanca per correre la Cesarea, e, questa attraversata, minacciare la città stessa di Filadelfia. Facil cosa era eziandio col mezzo delle fregate e degli altri legni minori non solo tenere aperta la comunicazione tra l'una parte e l'altra dell'esercito sulle due rive del fiume del Nort, ma ancora valicarlo secondo il bisogno, e trasportar prontamente e facilmente le genti dall'una delle sue rive sull'altra. In somma questo posto della Nuova-Jork, sia per la natura sua, o si voglia considerare il grosso e frequente navilio, del quale erano gl'Inglesi forniti, era quasi come un nido sicuro, donde, e dove potevano ed infestare i vicini luoghi, ed assalir il nemico a posta loro, e portar le armi, dove più loro quadrava, ed offender con successo, e ritirarsi senza pericolo. Per le quali cagioni intendevano di far di quella città la principale sedia della guerra. Al che si aggiungeva, che per l'abbondanza dei leali eranvi in essa più, che in qualunque altra città di America le parti del congresso inferme. Nè si dee passar sotto silenzio una cosa di somma importanza, la quale era, che, se il generale Carleton, superati i laghi, siccome si sperava, penetrato fosse sino alle sponde del fiume Nort, esso puntando all'ingiù, ed il generale Howe all'insù avrebbero potuto l'uno coll'altro congiungersi, e tagliar in tal modo del tutto la comunicazione tra le province della Nuova-Inghilterra poste sulla sinistra riva, e le altre del mezzo, e le meridionali situate sulla destra del medesimo fiume; il ch'era stato sempre il più favorito disegno dei ministri. Finalmente si era considerato, che l'Isola-Lunga separata soltanto da quella della Nuova-Jork per la riviera detta dell'East o sia di levante, era di per sè stessa molto fertile, e, siccome abbondantissima di biade e di bestiami, capace da sè stessa ad alimentare il più grosso esercito. Credevasi oltre a ciò che gli abitanti suoi molto fossero inclinati alla causa reale. L'impressione poi, che l'esercito dell'Howe avrebbe fatto sulle coste della Nuova-Jork, doveva essere nel medesimo tempo secondata dalla parte del Canadà, siccome abbiam detto, da Carleton, che guidava dodici in tredicimila soldati di fiorita gente; e dalla parte delle province meridionali dal generale Clinton, il quale doveva assalire Charlestown. Così essendo le forze americane divise, ed i Capi loro come soprappresi ed aggirati da tanti assalti, non si dubitava, che la fortuna dovesse al tutto e tostamente a favor dell'armi britanniche inclinare. Ma accadde in questo ciò, che suole addivenire di tutti gli umani disegni, quando sono troppo avviluppati, e di troppe parti composti; perciocchè, se una se ne conduce a buon fine, le altre difettano; e, guastata per conseguente tutta l'opera, non si ottiene il finale intento. Della qual cosa si doveva altrettanto più nella presente bisogna temere, che non solo si avevano a superare gli ostacoli frapposti dagli uomini, ma ancora quelli dei venti e delle stagioni. Poichè non si poteva sperare, che la natura stessa delle cose a quest'impresa servisse in guisa, che tutti e tre gli eserciti, giusta la mente degl'intraprenditori, giugnessero nel prescritto tempo al divisato campo, e gli uni cogli altri opportunamente cooperassero. Era anche da dubitarsi, che tutti fossero per esser vittoriosi. Il che per altro era necessario per l'intiera giudicazion della guerra. Avvenne adunque da una parte, che i venti contrarj ritardarono sul mare il corso delle navi dell'ammiraglio Howe, sicchè tanto indugiarono ad arrivare, ch'era già fatta, siccome raccontato abbiamo, con infelice successo la fazione di Charlestown. E dall'altra le difficoltà incontrate nel passare i laghi del Canadà arrestarono del tutto i progressi di quell'esercito, sicchè non potette in quest'anno valicargli per recarsi sulle rive del fiume del Nort. Quindi ne derivò, che Washington non solo non fu obbligato ad indebolir di più il suo già debole esercito delle coste col mandar soccorsi verso la Carolina Meridionale o verso il Canadà, ma ancora quelle genti stesse, le quali con tanto valore avevano difeso Charlestown, o furono mandate in aiuto dell'esercito che difendeva il passo dei laghi, o furon fatte venire in rinforzo dell'esercito principale. Ma nonostante tutti questi mancamenti si aveva buona speranza, che l'esercito solo di Howe fosse abile a vincere la guerra. La quale speranza, se non era senza ragione, chi non vede, che, se i ministri ed i capitani inglesi, invece di aver disseminate e sparse in tre lontani luoghi le forze, le avessero, soltanto lasciate le sufficienti guernigioni ne' posti opportuni, tutte raccolte in un solo, e quivi fatta la massa generale, corsi fossero così grossi e potenti contro l'esercito americano, ne avrebbero non solo facilmente, ma fors'anche sicuramente avuta la finale vittoria? Gli Americani dal canto loro non avevano niuna diligenza lasciata indietro per resistere alla piena che loro veniva addosso. Ma i provvedimenti non riuscivano eguali nè ai desiderj, nè agli sforzi loro, nè al pericolo che sovrastava. Aveva bensì il congresso ordinato, che si fabbricassero piatte, foderi armati, galee, ed altre batterie galleggianti per la difesa del porto della Nuova-Jork, e delle bocche dell'Hudson. Ma invano si poteva sperare, che questi deboli apparati potessero ostare con qualche successo al prepotente navilio inglese. Aveva egli anche decretato, che tredici migliaia di milizie provinciali andassero a congiungersi coll'esercito principale di Washington il quale, conosciuto per tempo il pericolo della Nuova-Jork, era andato ad alloggiar in quei contorni; e che di più si mettesse in ordine un esercito di diecimila soldati, il quale, stanziando nelle province del mezzo, dovesse servire alle riscosse. Eransi diligentemente fortificati con trincee e con artiglierie tutti i posti più deboli, ed una grossa schiera alloggiava nell'Isola-Lunga a fine di proibire dallo sbarcar gl'Inglesi, o di difenderla contro gli sbarcati. Ma l'esercito del congresso non era a gran pezza abile a sostenere il peso di tanta guerra. La mancanza delle armi vi era grande, e le malattie molto frequenti e gravi. Quantunque poi per le continue istanze del generale le milizie accorse fossero dalle vicine province, ed alcuni reggimenti d'ordinanza chiamati dalla Marilandia, dalla Pensilvania e dalla Nuova-Inghilterra fossero venuti a congiungersi coll'altre genti, dimodochè si annoveravano in tutto l'esercito ventisette migliaia di soldati, tuttavia non vi si poteva fare su gran fondamento, essendovene ben tutta una quarta parte impedita dalle malattie, ed altrettanta mancante delle necessarie armi. La maggior parte erano gente indisciplinata e tumultuaria, che in un fatto d'armi giusto avrebbero fatto cattiva pruova. Queste cose, che in tanto pericolo ponevano la causa americana, si dovevan riconoscere parte dalla mancanza della pecunia, che impediva il congresso e gli altri Capi della lega a poter soldar genti, e fornirle di tutte le cose necessarie all'uso della guerra; parte dalla grettezza loro, la quale faceva sì, che, volendo essi trasportar la parsimonia della pace nell'esercizio della guerra, andavano molto lenti nello spendere; e parte ancora dall'opinione molto radicata in loro del pericolo pella pubblica libertà degli eserciti stanziali, la quale gli aveva anche indotti nella credenza che possibil fosse di apparecchiar ogni anno un esercito atto e fatto a poter resistere alle armi nemiche. Forse ancora, e senza forse, molti andavano a rilento nel correre all'armi e nel far le provvisioni convenevoli; perciocchè speravano, che per mezzo della potestà dei commissarj inglesi, i quali non solo erano capitani di genti armate, ma eziandio pacieri, si sarebbe potuta la lite amichevolmente terminare. Quest'esercito, tale qual egli era, stava accampato in modo, che difender potesse comodamente i luoghi più esposti alle offese. Quella parte, che stanziava nell'Isola-Lunga obbediva ai comandamenti del maggior generale Greene; ma essendo egli malato ebbe lo scambio nel maggior generale Sullivan. Il grosso occupava l'isola della Nuova-Jork, che doveva esser la prima dell'americane province ad esser percossa dagl'Inglesi, e due piccole bande difendevano l'Isola del Governatore, ed il luogo detto Paulus-Hook, situato rimpetto la Nuova-Jork sulla destra riva dell'Hudson, o sia fiume del Nort. Le milizie jorchesi capitanate dal generale americano Clinton alloggiavano sulle rive del Sound verso la Nuova-Roccella, ed i due Chester da levante e da ponente. Perciocchè si temeva, che l'inimico sbarcato con buon nervo di gente sulla settentrionale riva del Sound corresse a Kingsbridge, o sia ponte del Re, ed impadronitosi di quel luogo serrasse al tutto l'esercito americano nell'Isola della Nuova-Jork.
Stando le cose in questi termini, pronti gli uni ad assalire, e gli altri a difendersi, e tutti a fidare alla fortuna delle battaglie il destino dell'America, i commissarj inglesi prima di venirne all'armi vollero usare la pacifica facoltà della quale erano investiti. Per la qual cosa lord Howe aveva già fin dal mese di giugno, navigando sulle coste del Massacciusset sulla nave reale l'Aquila, mandato per parte del Re una lettera a tutti i governatori, ch'erano stati cacciati dalle province loro, ingiungendo, la pubblicassero e propagassero in mezzo ai popoli con tutti que' mezzi, che più opportuni e più efficaci credessero. Annunziava la facoltà, che il Re aveva dato ai due commissarj di concedere generali o particolari perdoni a tutti coloro, i quali, in mezzo ai tumulti ed ai disordini di quei tempi, scostati si fossero dalla leanza e dall'obbedienza dovute alla Corona, e desiderassero, ritornando al debito loro, di raccogliere i frutti della reale clemenza. Dichiarava ancora, ch'era fatta ad essi abilità di chiarire qualunque colonia o provincia, o contea, o città, o porto, o Terra riposte nella pace del Re; nel qual caso s'intendeva, che tutte le penali leggi fossero senz'altro verso le medesime cessate. Prometteva finalmente, che si sarebbero meritamente riconosciuti i servigi di coloro, i quali contribuito avessero a ristorare l'autorità del Re. Queste scritture trapelavano in mezzo ai popoli portatevi frequentemente dai tamburini; ed il generale Washington mandò al congresso speditamente quelle, ch'erano state indirette ad Ambuosa. Questi con generoso consiglio risolvette, si stampassero nelle gazzette, acciocchè i buoni popoli degli Stati uniti (quest'esse sono le parole della risoluzione) potessero esser informati della qualità dei commissarj, ed intendessero, quali fossero i termini, coi quali sperava la Corte della Gran-Brettagna d'intrattenergli e di disarmargli; e fossero anche i più ostinati convinti, che nel valor delle mani loro tutta consisteva le speranza di salvar le loro libertà.
In questo mezzo un trombetto aveva portato una lettera di lord Howe indiritta al signor Giorgio Washington senza più. Il generale non la volle ricevere, allegando, che quei, che l'aveva scritta, non aveva il suo pubblico grado espresso; e che come privata persona non poteva, e non voleva alcun commercio di lettere, o altro intrattenere col capitano del Re. Il congresso molto commendò Washington; e di più stanziò, che niun capitano generale, o altro comandante qualsivoglia dell'esercito, ed in nissuna occasione, stesse a ricever lettere, o altri messaggi da parte del nemico, cavatone solo quelli, che nella soprascritta notato avessero il grado di ciascheduno.
I commissarj inglesi non avrebbero voluto per causa di un cirimoniale interrompere affatto col generale americano quelle pratiche, dalle quali aspettavano qualche frutto. Contuttociò non potevano consentire a riconoscere in Washington il grado del generalato, siccome quello, che stato gli era, siccome pensavano, conferito da una illegittima autorità. Immaginarono adunque un mezzo termine col far la soprascritta così: al Signor Giorgio Washington, etc., etc. Inviarono la lettera per mezzo del colonnello Patterson, aiutante di campo nell'esercito britannico. Fu intromesso al generale Washington, al quale favellò col titolo di eccellenza. Questi lo ricevette molto cortesemente, ma però con molto sussiego. Scusò Patterson la difficoltà della soprascritta con dire, che questi modi si usavano tra gli ambasciatori, quando non erano ben riconosciuti i gradi. Aggiunse, che i commissarj lo tenevano in grandissima stima, e che non avevano avuto in animo di pregiudicare alla sua dignità. Concluse dicendo, che l'aggiunta degli eccetera avrebbe tolte tutte le difficoltà. Rispose l'Americano, che quando si scrive ad una persona constituita in grado, si dee far menzione di questo; senzadichè la lettera sarebbe privata, e non pubblica; ch'egli era vero, che gli eccetera comprendevano ogni cosa; ma ch'era vero ancora, che non ne escludevano nissuna; e che quanto a lui, non avrebbe mai consentito a ricevere alcuna lettera spettante al suo uffizio, dove il grado suo notato non fosse. Riprese le parole Patterson, dicendo, che non voleva instar più; e si parlò quindi dei prigionieri di guerra da ambe le parti. Poscia l'Inglese fece una gran calca di parole, discorrendo della bontà e della benevolenza del Re nell'aver eletti a pacieri il lord, ed il generale Howe; che questi, siccome avevano le facoltà amplissime, così ancora un grandissimo desiderio di poter accordare le differenze nate tra i due popoli; e ch'ei bramava molto ardentemente, che questa sua visita fosse l'incominciamento della concordia. Replicò Washington, che non aveva nissun mandato a tal fine; ma che gli pareva bene, da quanto se n'era inteso, che i commissarj avessero solo la facoltà di concedere i perdoni; che quei, che errato non avevano, non abbisognavan di perdono; ch'erano sempre stati gli Americani amatori del giusto e dell'onesto, e che difendevano ciò, che credevano ai loro indubitabili diritti appartenersi. Questo, disse Patterson, sarebbe troppo vasto campo di discussione; e protestando anche, gli increscesse assai, che la stretta osservanza delle formalità interrompesse il corso di un affare di sì gran momento, chiesta licenza, se n'andò. In tal modo si partirono l'un dall'altro senza aver fermo alcuna cosa, e ritornarono le cose al primo desiderio di guerra. Imperciocchè dall'un canto il congresso conosceva ottimamente, che non poteva senza vergogna dalla sì fresca risoluzione dell'independenza rimuoversi; dall'altro dubitava, che le proposizioni dell'Inghilterra non avessero altro veleno nascosto, che le non dimostravano. Il congresso fe' pubblicare colle stampe le cose dette da una parte, e dall'altra durante l'abboccamento.
I generali inglesi, veduta l'ostinazione degli Americani, e deposta ogni speranza di concordia, volgevano tutti i pensieri alla guerra; e si determinarono a non più metter tempo in mezzo alla prima mossa d'arme. Per assicurarsi poi sulle prime di un posto, che servir potesse al bisogno di ritirata, ed abbondevolmente somministrasse le vettovaglie per una sì poderosa oste, si fermarono a voler tentar l'Isola-Lunga, nella quale eziandio per l'ampiezza sua potevano far pruova di tutta quella perizia nell'armi per cui si credevano sopravanzare, e sopravanzavano invero gli Americani. Adunque il giorno ventidue di agosto, ogni cosa essendo in pronto, e la flotta approssimatasi alla costa occidentale dell'isola presso alle strette, che chiamano Narrows, e dov'essa più s'avvicina all'Isola degli Stati, tutte le genti trovarono quivi un accomodato e facile sbarco tra le ville di Gravesend e del Nuovo-Utrecht, senza che gli Americani opponessero veruna resistenza. Una grossa parte dell'esercito americano sotto l'obbedienza del generale Putnam stava accampata a Brookland, ovvero Brooklin in una parte dell'isola stessa, ch'è formata a foggia di penisola. Aveva egli l'entrata in questa penisola gagliardamente fortificato con fossi e trincee, e teneva il suo sinistro corno volto al golfo di Wallabond, ed il destro era assicurato da una palude presso un luogo chiamato Gowans-Cove. Dietro di sè aveva l'Isola del Governatore, e quel braccio di mare, che l'Isola Lunga divide da quella della Nuova-Jork, pel quale all'uopo avrebbe facilmente potuto valicare alla città di questo nome, dove si trovava l'altra parte dell'esercito, e lo stesso generale Washington. Questi, veduta vicina la battaglia, non cessava di esortare i suoi; serbassero gli ordini, stessero forti, si ricordassero, che nel valore loro, in quelle destre posta era l'unica speranza, che rimanesse alla libertà americana; che per loro stava, che le case loro, i campi, ogni proprietà non diventassero preda dei barbari; difendessero con animi inviti i padri loro, i figliuoli, le spose dagl'insulti di una soldatesca efferata; che l'America risguardava in quel dì i suoi diletti campioni, e dall'operare loro aspettava o la salute o la morte.
Sbarcati gl'Inglesi, prestamente procedettero avanti. Erano i due eserciti separati da una giogaia di monti selvosi, la quale correndo da ponente a levante divide in due parti l'isola, e la chiamano le alture di Guana. Questa giogaia dovevan di necessità varcar gli Inglesi per andar a trovare il nemico dall'altra parte. Ma tre sole vie davano il passo, una più vicina alle strette; un'altra, che è quella di mezzo, la quale passa per Flatbush, ed una terza finalmente più lontana a destra, che traversa Flatland. In sulla cima poi dei monti si trova una strada, che va per la lunghezza loro, e mena da Bedford a Giamaica, colla quale le ultime due fra le sopraddette s'incontrano, e fan crocicchio su quelle alture. Le tre vie corrono tra balzi e dirupi, e molti passi vi sono difficili, stretti e forti. Il generale americano volendo il nemico tenere su quei monti, gli aveva con ogni diligenza occupati e forniti di soldati, dimodochè, quando ognuno avesse fatto il debito suo, sarebbe riuscito agl'Inglesi molto difficile il passare. Sulla strada da Bedford a Giamaica eran sì frequenti le scolte, che con grandissima facilità si potevano tramandare le novelle di quanto fosse per succedere sulle tre vie, dall'una all'altra. Il colonnello Miles col suo battaglione doveva guardare la via di Flatland, e mandar continuamente corridori tanto per questa, che per quella di Giamaica per sopravvedere, ed avvisare di ciò che occorresse. In questa condizione di cose l'esercito britannico dava all'erta marciando in sì fatta ordinanza, che la sua ala sinistra era volta a tramontana, la destra a ostro, ed il villaggio di Flatbush si trovava nel mezzo. Gli Essiani guidati dal generale Heister stavano in mezzo; gl'Inglesi sotto i comandamenti del maggior generale Grant formavano l'ala sinistra; ed altri reggimenti inglesi condotti dal generale Clinton, e dai due conti di Percy e di Cornwallis componevano l'ala dritta, nella quale avevano i capitani britannici posta la principale speranza della vittoria. Quest'ala si avvicinava a Flatland. L'intento loro era, che mentre gl'Inglesi condotti da Grant, e gli Essiani dall'Heister tenevano a bada il nemico in sui passi delle due prime vie, l'ala dritta girando e marciando per la terza di Flatland andasse ad occupare il crocicchio, che questa fa colla via per a Giamaica, e di là scesa nella pianura che si trova dall'altra parte dei monti, percuotesse gli Americani di fianco ed alle spalle. Speravano, che, siccome quel posto era il più lontano dal grosso dell'esercito loro, le guardie sarebbervi state più deboli, e forse più negligenti; e ad ogni modo non avrebbero potuto resistere ad una sì grossa schiera, che loro veniva addosso. Quest'ala dritta degl'Inglesi era la più numerosa, e tutta composta di gente eletta. La sera dei 26, guidando Clinton la vanguardia, che consisteva in fanti leggieri, Percy la battaglia, dove si trovavano i granatieri, le artiglierie ed i cavalleggieri, e Cornwallis la retroguardia, dove erano le bagaglie, alcuni reggimenti di fanti, e le più grosse artiglierie, si moveva tutta questa parte dell'esercito britannico con mirabil ordine e silenzio contro il nemico, partendo da Flatland, e traversando la contrada detta New-Lots. Il colonnello Miles non istando quella notte a buona guardia non si accorse dell'avvicinarsi del nemico, sicchè questi già era vicino ad un mezzo miglio alla strada di Giamaica sulle alture, due ore prima dello spuntar del dì. Quivi Clinton fece alto, e si dispose a dar l'assalto. Incontratosi in una pattuglia americana la faceva prigione. Nissune nuove pervenivano a Sullivan, che comandava a tutte quelle genti, le quali erano fuori degli alloggiamenti di Brooklin, di ciò che succedeva in questa parte. Trascurava egli di mandar oltre nuovi speculatori. Forse credette, che gl'Inglesi dovessero fare il principale sforzo loro contro l'ala sua dritta, essendo là la via più breve. Inteso Clinton dai prigioni, che la via di Giamaica non era guardata, essendogli balzata la palla in mano, si spinse avanti velocemente, ed a un punto preso l'occupò. Poscia senza frappor tempo in mezzo, voltosi a sinistra verso Bedford, andò ad impadronirsi di un importante passo, che i generali americani avevano lasciato senza guardia. Questa cosa diede affatto vinta la giornata agl'Inglesi. Seguì il conte di Percy colla sua schiera, e tutta la colonna avendo scollinato, scendè pel villaggio di Bedford nelle pianure ch'erano frapposte tra i monti e gli alloggiamenti degli Americani.
In questo mezzo il generale Grant per intrattener il nemico, acciò non volgesse l'animo alle cose che succedevano sulla via di Flatland, e per fargli credere, che gl'Inglesi intendessero di voler forzar il passo sulla dritta del campo americano, si era mosso a mezza notte, ed aveva assalito i Jorchesi ed i Pensilvanesi che lo guardavano. Questi andarono in volta; ma arrivato il generale Parsons, ed occupata una eminenza, rinfrescò la battaglia, e sostenne le cose, finchè venne in aiuto Lord Stirling con 1500 de' suoi. Qui si menava le mani gagliardamente; e la fortuna non inclinava nè da questa parte, nè da quella. Gli Essiani ancora avevano dato l'assalto dal canto loro sin dallo spuntar del giorno; e gli Americani condotti da Sullivan in persona sostenevano valorosamente l'impeto loro. Nel medesimo tempo le navi inglesi, dopo fatte alcune mosse, assalirono furiosamente una batteria posta a Red-Hook, a fine di tribolare l'ala destra del nemico, che combatteva da fronte contro Grant, e sempre più allontanarlo dal pensar alle cose, che seguivano in sull'ala sinistra ed in sul mezzo. Ciò nonostante gli Americani sostenevano con grandissimo ardire la carica dei nemici, e tuttavia combattevano ostinatamente, ignorando, che tanto valore, e sì fatti sforzi tutti erano indarno; poichè già era la vittoria posta in mano degl'Inglesi. Sceso Clinton nella pianura, e girando sul fianco sinistro degli Americani, percosse di costa coloro che sostenevano la pugna contro gli Essiani. Aveva anche prima mandato più oltre una grossa schiera, acciò, fatto un più ampio giro, assaltasse gli Americani alle spalle. Accortisi questi, dall'arrivo dei primi corridori inglesi, di quello ch'era, e del pericolo in cui si ritrovavano, suonarono a raccolta, e si ritirarono con buon ordine verso il campo, conducendo seco loro le artiglierie. Ma incontratisi coll'altra schiera delle genti reali, che aveva girato loro alle spalle, e che con molta furia gli caricò, furono rincacciati indietro, e ributtati in certe selve. Quivi s'incontrarono di nuovo negli Essiani, e così furon mandati dagli Essiani agli Inglesi, e da questi a quelli parecchie volte con infinita perdita loro. In tale disperato frangente dopo di essere stati in tal modo abburattati buona pezza, alcuni dei loro reggimenti con incredibil valore puntando, si aprirono la via in mezzo alle schiere nemiche, ed arrivarono agli alloggiamenti di Putnam. Altri trovarono scampo nelle profonde selve. L'inegualità de' luoghi, la frequenza dei ridotti, ed il disordine delle schiere fecero di modo, che si mantennero per parecchie ore molte particolari zuffe, nelle quali dal canto degli Americani morirono assai soldati. Sconfitta l'ala sinistra, e la battaglia dell'esercito americano, gl'Inglesi volendo averne una compiuta vittoria, spintisi a corsa furono tosto addosso ed alle spalle dell'ala dritta, la quale, ignorando tuttavia l'infelice evento dell'altra, seguitava a combattere contro il generale Grant. Finalmente, ricevute le novelle, si ritirarono. Ma incontratisi negli Inglesi, alcuni cercarono scampo nelle vicine selve, ed altri tentarono di varcar la palude di Gowans-Cove. Qui alcuni annegarono nell'acque; altri affogarono nella mota; ed alcuni pochi ebbero agio, quantunque perseguitati acerbamente dal nemico, di rifuggirsi nel campo. Perdettero in questo fatto gli Americani meglio di tremila combattenti tra morti, feriti e prigionieri. Tra questi ultimi si contarono il generale Sullivan medesimo, ed i brigadieri generali lord Stirling; e Woodhull. Quasi tutto il reggimento della Marilandia, nel quale erano entrati i più riputati gentiluomini della provincia, fu tagliato a pezzi. Sei bocche da fuoco vennero in poter dei vincitori. La perdita degl'inglesi fu di poca importanza, non arrivando a quattrocento tra morti, feriti e prigionieri. Certamente fecero in questa giornata gli Americani grande errore, poichè furono obbligati a combattere con una parte delle forze loro contro tutte quelle del nemico. Non usarono quella diligenza ch'era richiesta per venire in cognizione della quantità delle genti sbarcate; nè fecero correre dai loro sufficientemente le strade a far la scoperta, massimamente sul sinistro fianco, donde venne il pericolo; nè con opportune guardie fornirono i passi difficili sulla strada per a Giamaica. Alcuni bucinarono eziandio, quantunque leggermente, di tradimento in coloro, che avevano in cura di guardargli. Ma egli è certo, che peccaron meglio di negligenza, che di mal animo. Il colonnello Miles poi era tale, che non lasciava luogo a sospetto. Ei pare bensì, che Sullivan, o troppo confidente, o troppo rilassato, non usasse quel rigore, di cui era mestiero in una occorrenza tanto principale per impedire le pratiche, ed opprimere i trattati, che i leali tenevano cogl'Inglesi; sicchè erano questi diligentemente informati dei luoghi più deboli, e della negligenza, alla quale stavano le guardie. Gl'Inglesi e gli Essiani combattettero non solo con valore, ma ancora con una foga ed una rabbia incredibile per emulazion tra di loro, e per volersi levare le antiche macchie dal viso.
Il generale Washington era passato durante la battaglia dalla Nuova-Jork a Brooklin, e veduta la distruzion de' suoi; dicesi esclamasse fortemente in segno di grandissimo dolore. Poteva egli, se avesse voluto, trar fuora i suoi dagli alloggiamenti, e spingerli in soccorso di quelli, ch'erano alle mani col nemico. Poteva altresì far venire improvvisamente le restanti genti della Nuova-Jork, e comandar loro, entrassero a parte della battaglia. Ma con tutti questi rinforzi il suo esercito non sarebbe stato di gran lunga eguale a quello degl'Inglesi; e l'aura della vittoria, che già del tutto spirava favorevole a questi, ed il maggior ardire e disciplina loro ebbero ogni speranza tolto di poter ristorare la battaglia. Se avesse dato dentro, egli è probabile, che tutto l'esercito sarebbe stato a quel dì distrutto, e l'America ridotta a soggezione. Gli si dee perciò molta lode per non essersi lasciato in sì grave occorrenza trasportare ad un poco prudente consiglio; e per avere sè stesso ed i suoi serbato, ai casi avvenire, ed alla miglior fortuna.
Erano gl'Inglesi venuti in tanta baldanza per la recente vittoria, che seguendo subito la fortuna vincitrice volevano dar la battaglia al campo americano. Ma il generale inglese, rattenuto e prudente capitano, ossiachè credesse, che gli Americani fossero dentro più forti veramente di quello che non erano, o considerando che l'avuta vittoria gli avrebbe senza altro rischio dato in mano la città della Nuova-Jork, che era il principale oggetto della spedizione, contenne il furore de' suoi. Accampossi poscia a fronte degli alloggiamenti nemici, e la notte dei 28 sboccò a seicento passi di un bastione sulla sinistra. Intendeva di approssimarsi colle trincee, e di aspettare, che pel tempo l'armata cooperasse dalla parte del mare coll'esercito di terra.
Gli Americani dentro gli alloggiamenti loro si trovavano in grandissimo pericolo. Avevano da fronte un esercito superiore in numero, e che presto sarebbe loro venuto contro con una fortuna fresca. Le fortificazioni erano di poco momento, e gl'Inglesi lavorando indefessamente non avrebber penato molto a dar l'assalto con molta probabilità della vittoria. Da due dì e due notti pioveva dirottamente, sicchè ne eran guaste le armi e le munizioni. I soldati oppressi dalle fatiche, scorati dalla sconfitta, condotti a mal termine dai tempi contrarj avrebber fatto poca difesa. Le navi inglesi stavano sempre in procinto per entrare nella riviera di Levante. Il che fin allora non avevan potuto eseguire, impedite da un greco, il quale sin là per un riguardo favorevole della fortuna verso gli Americani, aveva loro soffiato contro. Ma il vento poteva mutarsi; ed una volta che gl'Inglesi si fossero fatti padroni di quella riviera, non avrebbero i soldati del congresso potuto conservare in facoltà loro il ritirarsi, e tutto l'esercito avrebbe portato pericolo di dover arrendersi alla prepotente forza dell'inimico. Fatta adunque una Dieta, i generali americani determinarono di votar tostamente quel luogo, e ritirarsi nella Nuova-Jork. Adunque, ogni cosa essendo in pronto, si prepararono alla ritirata coll'attraversare la riviera sopraddetta. Il colonnello Glover ebbe il governo dei vascelli e delle piatte pei trasporti. Il generale Macdougall stava sopra l'imbarco, ed il colonnello Mifflin doveva guidare la coda dell'esercito. Incominciarono a muoversi alle otto della sera dei 29 con grandissimo silenzio. Ma non eran a bordo, che alle undici. Un vento gagliardo, che soffiava allora da greco, ed il riflusso facendo correre rapidissimamente le acque all'ingiù, impedivano il passare. Già temevano di male. Ma poco dopo le undici cessava il greco, e si metteva forte un libeccio. Davano allora pieni di allegrezza le vele al vento, e passarono a Nuova-Jork. Parve, che la Provvidenza abbia voluto dar favore alla impresa loro. Imperciocchè verso le due della mattina si levò una folta nebbia (accidente insolito a quella stagione in quelle contrade), la quale ingombrò tutta la Isola Lunga, mentre l'aria era chiara dalla parte della Nuova-Jork. Washington esortato con molta instanza da' suoi, perchè si riparasse tosto dall'altra banda, non volle acconsentire, e fu fra gli ultimi a partire, quando già le ultime genti erano arrivate a bordo. Erano in tutto nove migliaia di soldati. Sgomberarono le artiglierie, le altre armi, le bagaglie, le munizioni e tutta la salmerìa. Gl'Inglesi non n'ebbero sospetto, finchè la mattina, fatto alta ora, e dileguata la nebbia, s'accorsero non senza somma maraviglia della levata del campo, e che gli Americani già avevano posto ogni cosa in salvo. Solo osservarono una parte della retroguardia americana fuori di gittata in sui battelli, la quale era poco prima ritornata sull'isola a fine di sgomberare alcune munizioni, che rimaste erano indietro. Chiunque vorrà attendere a tutte le circostanze di questo fatto, crederà facilmente, che niuna fazione militare fu mai da capitani eccellenti eseguita, che meglio di questa stata sia immaginata, nè con più prudenza condotta, nè che più prosperevole cielo abbia favoreggiato.
Rimaneva da votarsi l'Isola del Governatore posta sulla bocca della riviera di Levante, nella quale avevano le stanze due reggimenti con molte artiglierie e munizioni. L'avevano gli Americani fortificata per impedire agl'Inglesi il passo di quella riviera. Ma perduta l'Isola Lunga non si poteva questo intento più oltre ottenere, ed il presidio correva imminente pericolo di cader in poter del nemico. L'impresa di votar l'Isola del Governatore riuscì anch'essa molto felicemente, mal grado le navi inglesi, che vicine si trovavano. In tal modo tutta l'oste americana dopo la sconfitta dell'Isola Lunga si trovò ridotta in quella della Nuova-Jork.
Per la rotta dell'Isola Lunga forte sbigottirono gli Americani, e le cose loro grandemente impericolosirono. Fin allora si eran dati a credere, che il cielo avrebbe costantemente dato favore alle armi loro; e per verità le cose sino a quel dì erano loro successe assai felicemente. Ma siccome quelli, che innanzi queste rotte non erano stati assueti a sentire l'acerbità della fortuna, di troppo confidenti ch'erano nella prospera, troppo dichinati diventarono nell'avversa. Avevano eziandio persuaso a sè stessi, che il personal coraggio convenientemente sopperisse alla mancanza della disciplina, ed erano giunti a tale, che quasi tenevano a vile, e si facevan beffe della disciplina europea. Ma ora, che con tanto danno avevano sperimentato, quanto efficace questa sia nelle battaglie giuste, divennero del tutto sbaldanziti, e perdettero ogni confidenza in sè stessi; e siccome prima credevano, che il valore senza la disciplina potesse far ogni cosa, così adesso pensavano, potesse nulla. Temevano ad ogni passo di qualche nuovo tranello, di qualche agguato, di qualche aggiramento. Quindi è, che perdutisi d'animo diventarono anche più negligenti negli ordini loro. Le milizie massimamente, siccome soglion fare per lo più i soldati raunaticci, quando vengono le avversità ed i tempi forti, diventavano ogni dì più tumultuarie ed intrattabili. Nè contente al voler fare a modo loro nel campo, se ne andavano a centinaia, ed intieri reggimenti disertavano per ritornarsene alle case loro. L'esempio divenne anche pregiudiziale ai reggimenti di ordinanza, i quali più renitenti si mostravano, ed ogni dì vieppiù si assottigliavano pei disertori. Avevan essi la condotta per un solo anno, ed alcuni per poche settimane; e la speranza di poter tosto, ritornando alle case loro, riveder i parenti e gli amici, operava in modo, ch'evitavano i pericoli. Dapprima l'ardore e l'entusiasmo eran venuti sopra a questi domestici desiderj; ma ora, perduto colla contraria fortuna quello zelo, ritornavano, e più vivi e più vaghi, che mai stati fossero, alle menti loro si appresentavano. Si sfidavano anche, se non della fede, della perizia dei generali loro, ed ogni cosa pareva presagire una totale dissoluzione. Così gli Americani stupefatti a questi colpi della fortuna, ed insoliti ad assaggiargli, vi si aggiravano dentro quasi come perduti. Washington s'affaticava coll'esortazioni, coi conforti e colle promesse d'impedir un tanto disordine. Nel che se non riuscì, come avrebbe voluto, ottenne però più, che non avrebbe creduto. Molti rimanevano vinti dall'autorità sua, e dalla benevolenza che gli portavano. Ma intanto non aveva tralasciato di scrivere al congresso, con parole gravissime accontandolo della miserabil condizione del suo esercito, e instando grandemente, che, posto una volta fine alle condotte mensuali ed annuali, si fermassero i soldati per tutto il corso della guerra. Assicurava, ch'egli opinava forte, che sarebbe l'americana libertà in grandissimo pericolo posta, se la difesa sua non si commettesse ad un esercito, il quale dovesse durare sino al termine di tutta l'impresa. Secondavano i desiderj e le instanze del generale tutti i migliori capitani, che si trovavano allora in America, sicchè finalmente fu vinta l'ostinazione del congresso; il quale deliberò, dovessesi creare un esercito stanziale, in cui i soldati si conducessero sino al fine della presente guerra, e fosse composto di ottant'otto battaglioni da levarsi in ciascuna provincia all'avvenante delle facoltà loro; tre nel Nuovo-Hampshire, quindici del Massacciusset, due nell'Isola di Rodi, otto nel Connecticut, quattro nella Nuova-Jork, altrettanti nella Nuova-Cesarea, dodici nella Pensilvania, uno nella Delawara, otto nella Marilandia, quindici nella Virginia, nove nella Carolina del Nort, sei in quella del Sud, ed uno nella Giorgia. Per indurre poi la gente a pigliar soldo decretò ancora, che sarebbe dato un caposoldo di venti dollari al momento della ferma, e si promisero alcune porzioni di terre vacanti agli uffiziali ed ai soldati; cinquecento acri al colonnello, quattrocento al maggiore, trecento al capitano, dugento al luogotenente; cencinquanta al banderaio; ai bassi uffiziali e soldati cento ciascheduno. Ma essendosi incontrata molta difficoltà nel trovar le condotte per tutto il tempo della guerra, fu poscia emendata questa risoluzione, e si fece abilità al condurre, o per tre anni, o per tutta la guerra, dimodochè per le ferme di tre anni non avessero nissuna ragione di pretendere alle terre. Questo fu molto utile provvedimento. Così si vede, che la sventura è buona maestra ai popoli, e che se quelle nazioni, che s'invaniscono nella prosperità, si atterrano o si smodano nell'avversità, quelle altre, che usano modestamente la buona fortuna, si fanno assennate nella contraria.
Il generale Howe volendo usare la riputazione, che si tira dietro la vittoria, e valersi di quell'impressione, che doveva aver fatto, credendo, che gli Americani sbattuti da tante avversità dovessero oggimai avere pensieri più umili e più disposti ad accettare le condizioni dell'accordo, mandò il generale Sullivan al congresso, acciò gli esponesse, che quantunque non potesse trattar con esso, come con un corpo politico, desiderava ciò nondimeno di abboccarsi con qualcheduno de' suoi membri, riputati, come privati gentiluomini, in quel luogo, ch'essi stessi sapessero indicare. Annunziava, ch'egli ed il suo fratello l'ammiraglio avevano il mandato amplissimo per compromettere la controversia nata tra la Gran-Brettagna e l'America con condizioni profittabili ad ambedue, per le quali ottenere, aveva questi indugiato a partire ben due mesi, in guisa che non aveva potuto arrivare prima, che non fosse chiarita la independenza. Concludeva con dire, ch'ei desiderava, che si fermasse un accordo ora, che nissun fatto, che decisivo fosse, aveva avuto luogo, e che non poteva sospettarsi, che l'una parte o l'altra fossero a ciò costrette dalla necessità; che se il congresso consentiva a pigliar assetto coll'Inghilterra, molte cose, che nemmeno addomandate si erano, sarebbero concesse; e che se dopo l'abboccamento vi apparisse qualche probabile speranza di composizione, sarebbe l'autorità del congresso riconosciuta, o altrimenti l'accordo non sarebbe fermato. Così i commissarj largheggiavano di parole, volendo in su quella prima giunta intonare l'inglese giogo più soave.
Questa proposta dei commissarj inglesi, la quale non saprei dire, se più dimostrasse in essi la speranza o la disperanza della vittoria, e che probabilmente, non avendo mandato sufficiente a concedere tutte quelle condizioni che offerivano, mettevano in campo per far nascere le Sette, o per dar pasto al nemico, acciò rallentasse gli apparati della guerra, tenne però molto sospeso il congresso. Il rifiutarla senz'altro avrebbe alterato gli animi di molti, ed il consentire ad entrare in negoziato sarebbe stato un far credere, che la determinazione loro a voler l'independenza era rivocabile; e che già sbigottiti incominciassero a cedere all'avversa fortuna. Perciò per salvar una cosa e l'altra, quantunque credessero, che que' commissarj non vi andassero di bello, pigliarono una via di mezzo, e risposero per mezzo di Sullivan, che il congresso, essendo il rappresentante dei liberi ed independenti Stati dell'America, non poteva convenientemente mandar alcuno de' suoi membri per conferire con chicchessia, altro, che nella pubblica qualità loro; ma che siccome desiderava, si accordasse la pace con ragionevoli condizioni, avrebbe mandato deputati, affine di conoscere, se i commissarj avessero facoltà di trattare, e quali fossero le facoltà loro o le proposizioni, che a questo fine sarebbero per fare. Mandarono anche dicendo a Washington, che se i commissarj inglesi movessero qualche pratica presso di lui, dovesse rispondere, che gli Stati uniti d'America, i quali avevano pigliato le armi per difendere le vile e le libertà loro, avrebbero volentieri consentito alla pace, purchè ne fossero ragionevoli i termini, ed in iscrittura inviati al congresso. Così parevan voler l'independenza, ma non però insistere sulla medesima, come una condizione indispensabile alla pace, a fine di tenersi una via aperta, se le cose dell'armi succedessero maggiormente avverse. Furono dal congresso mandati ad udir le proposte dei commissarj, Beniamino Franklin, Giovanni Adams, e Edoardo Rutledge, tutti e tre zelanti avvocati dell'independenza. Seguì l'abboccamento gli undici di settembre nell'Isola degli Stati rimpetto Ambuosa. Parlò il primo l'Howe, dicendo, che quantunque non potesse risguardar sopra di essi, se non come sopra privati gentiluomini, tuttavia, avendo egli la facoltà di poter praticar con tutte le persone autorevoli nelle colonie intorno la pace, molto si rallegrava di poter con essi conferire intorno quest'oggetto. Risposero gli Americani, che, poichè erano venuti per udire, gli considerasse pure, come meglio gli piacesse; che in quanto a sè medesimi non potevano in niun altro grado riputarsi, che in quello, del quale stati erano dal congresso investiti. Ricominciò Howe, ritornassero le colonie alla leanza ed obbedienza verso il governo della Gran-Brettagna, e fossero sicure, che si scopriva nell'animo del Re una ottima mente per la concordia; che si sarebbero emendati gli atti offensivi del Parlamento, siccome pure le istruzioni date ai governatori. Replicarono gli Americani, raccontate prima le tiranniche provvisioni del Parlamento, e le inutili supplicazioni delle colonie, che il ritornar sotto il dominio della Gran-Brettagna non era cosa, che si potesse più oltre aspettare; che gli Stati uniti d'America desideravano di comporre le cose loro coll'Inghilterra, e che se questa aveva il medesimo desiderio, avrebbe egli più facilmente ottenuto dal suo governo il mandato di trattar con quelli, come Stati independenti, che il congresso ottenuto avrebbe dalle province quello di consentire alla sottomessione. Howe allora pose fine al ragionamento con dire, gli doleva assai, non rimanesse luogo ad aggiustamento. Riferirono i tre deputati al congresso l'esito dell'abboccamento, osservando, che i commissarj non avevano il mandato sufficiente, e che niun partito buono si vedeva dentro, nè alcuna certa speranza si poteva collocare nelle offerte e promissioni fatte. Il congresso approvò; e così fu staccata del tutto questa pratica d'accordo, la quale dimostrò dall'un canto, che il congresso in ogni fortuna la medesima disposizione d'animo conservando, nè cedendo punto alla calamità de' tempi, si era risoluto di non accomodare i suoi consiglj all'appetito de' suoi nemici; e dall'altro, quanto fosse il governo inglese ingannato intorno le opinioni, che regnavano in America, ed intorno i mezzi, che usar si dovessero per ritornarvi l'antica obbedienza. Ma pare, che in questo rivolgimento sia stato il destino delle cose, che i rimedj venissero sempre, dopochè il male era diventato incurabile; e che quel governo, il quale per l'orgoglio suo non voleva consentire nel buon dì alle utili concessioni, dovesse poscia, perduta la occasione, sopportar il rifiuto delle inutili.
I capitani inglesi, non avendo potuto fermar cogli Americani alcuna cosa, e perturbate tutte le speranze dell'accordo, voltarono tutti i pensieri alla guerra. L'esercito reale si trovava separato dall'americano per la sola riviera di Levante, la quale continuandosi coll'Harlemereek sta in mezzo tra l'Isola Lunga, e la Morrissonia da una parte, e l'isola della Nuova-Jork dall'altra. L'intendimento loro era di sbarcare in qualche parte di quest'ultima, dove fossero le difese più deboli, ed il nemico meno attento. A questo fine le navi inglesi andavano girando attorno, e minacciando ora questo luogo, ora quell'altro, per tener sospeso in tutti il nemico, e poter poscia più sicuramente far impeto in un solo. Una parte della flotta, girando intorno l'Isola Lunga, era comparsa nel Sound, golfo assai largo, che quest'isola divide dalle terre del Connecticut, e comunica colla riviera di Levante per mezzo di uno stretto canale, il quale, assai pericoloso essendo a navigare ed infame per naufragj, fu chiamato Hellgate, o sia porta d'inferno. Quivi si erano gl'Inglesi impadroniti dell'Isola di Montesoro, dove avevan rizzato una batteria per batter quella che i provinciali avevano sull'altra riva del fiume a Hovenshook. Due fregate, passando tra l'Isola del Governatore ed il Red-Hook, erano entrate nella riviera di Levante, senza ricevere alcun danno dalle artiglierie nemiche, ed erano sorte fuori del tiro di queste vicino ad una isoletta. Il grosso poi dell'armata inglese stava sull'ancore presso l'Isola del Governatore, pronta ad assalir la città stessa della Nuova-Jork, o di entrare nella riviera di Levante, od in quella del Nort. Intanto traevano continuamente le artiglierie inglesi ed americane da una riva all'altra, e seguivano spessi abbattimenti pel possesso delle isolette poste dentro il primo di questi fiumi, cercando gl'Inglesi d'impadronirsene, il che era necessario ai loro ulteriori disegni, e gli Americani di difenderle. Ma sia perchè le artiglierie dal canto dei primi meglio fossero ministrate, sia perchè avevano i soldati più confidenza della vittoria, e sia principalmente pell'aiuto delle navi, ne andavano per l'ordinario colla migliore, dimodochè, occupate tutte quelle isole, che più accomodate erano ai bisogni loro, eransi gl'Inglesi aperta la via pel fiume.
Il generale americano aveva munito le due rive della isola della Nuova-Jork con numerose artiglierie, e fattevi in differenti luoghi fortificazioni. Aveva 4,500 soldati nella città, 6,500 a Harlem di rincontro alle bocche del Sound, e dodicimila a Kingsbridge, Terra posta all'estremità dell'isola, dove si era molto affortificato, per conservar libera la comunicazione colla terra-ferma, ed impedire che il nemico, fatta una improvvisa correria in quel luogo, non lo rinserrasse del tutto dentro l'isola medesima. Ma stava in grandissima apprensione per la città, ed incominciava a dubitare di non poterla conservare nella divozione della lega. Essendosi il nemico fatto forte nelle parti settentrionali dell'Isola Lunga, ed avendo la signoria del Sound, era da temersi, ch'egli, o sbarcasse molto grosso sul mezzo fianco dell'isola della Nuova-Jork, appunto verso le bocche del Sound, nel qual caso il presidio della città, e tutte le vicine bande, non avendo più scampo alcuno, avrebber dovuto arrendersi; ovverochè, traversato il Sound e la Morrissonia, andasse a pigliar porto colla più gran parte del suo esercito alle spalle di Kingsbridge. Nel qual caso avrebbe mozzato affatto la comunicazione agli Americani dall'isola alla terra-ferma, e sarebbero stati obbligati, o di arrendersi a patti, o di combattere una battaglia, nella quale avendo gli Inglesi la elezione del luogo e del tempo, ed essendo gli Americani ancora sbigottiti dalla recente sconfitta, sarebbero questi secondo ogni probabilità stati perdenti. Nel quale evento la fortuna americana non avrebbe più potuto risorgere, tanto per lo scoraggiamento, che ne sarebbe nato degli uomini, quanto per la perdita delle armi, della munizioni e delle bagaglie. Aveva perciò Washington fatto consapevole de' suoi timori il congresso, pregandolo, fosse contento d'informarlo, quale intendesse, avesse ad essere il destino della città, quando fosse obbligato ad abbandonarla. Al che rispose il congresso umanamente, si conservasse intiera e salva. Fatta poscia una Dieta dei primarj capitani, pose il partito, se si dovesse senz'altro indugio votar la città; e si vedeva chiaramente, ch'egli inclinava al sì. Molti portavano la medesima opinione per le ragioni sopraddette, e meglio ancora, perchè il ritirarsi più indentro nelle terre sarebbe un privar il nemico del vantaggio, ch'egli aveva grandissimo, delle sue flotte. Altri si opponevano, perchè credevano, che il difender la Nuova-Jork avrebbe fatto consumar il tempo al nemico, e che intanto sarebbe trascorsa la stagione del guerreggiare. Pensavano ancora, che il votarla sarebbe stato segno di troppa viltà; cosa, che sarebbe riuscita di troppo gran pregiudizi sulle opinioni dei soldati e dei cittadini. Prevalse la sentenza di questi, e fu vinto il no. Ma finalmente, ingrossandosi vieppiù gl'Inglesi alle bocche del Sound, ed essendosi fatti molto forti nell'isola di Montesoro e di Buchanan, fatta un'altra consulta, si determinò, che non solo era prudente, ma ancora necessario di votar la Nuova-Jork. Si diè pertanto tostamente mano al rimover di là per la via del fiume del Nort i malati, le bagaglie e le munizioni, le quali si portarono molto in su sopra le coste della Nuova-Cesarea. Dopo alcuni dì anche il presidio avrebbe abbandonata la città, lasciandola del tutto in balìa del nemico.
Mentre queste cose si facevano con molto ordine dai soldati, e con molto terrore dei cittadini della Nuova-Jork, ecco, che si levava un gran romore per le ricevute novelle, che l'inimico sbarcasse nell'isola. I soldati a molta fretta correvano a riunirsi coi loro nelle pianure di Harlem. Nel mentre che le navi inglesi entrate nella riviera del Nort per rivolgere a quella parte l'attenzione dei generali americani, ed interrompere il trasporto delle bagaglie e munizioni, la prima schiera dell'esercito inglese condotta da Clinton si era imbarcata in capo al golfo di Newtown, e procedendo pel Sound, ed entrando nella riviera di Levante per la Porta d'Inferno, navigato prima un poco all'ingiù, era andata a sbarcare a Kippsbay a tre miglia distante dalla Nuova-Jork verso tramontana. Erano in questo luogo più, che in qualsivoglia altro deboli le difese, e le genti britanniche protette dalle artiglierie delle navi pigliaron tutte terra senza quasi incontrar nissuna resistenza. Non aveva tralasciato il generale americano, tostochè ebbe avviso dello sbarcar degl'Inglesi, di mandar loro incontro le brigate dei generali Parsons e Fellows, acciocchè riunite a quelle che difendevano Kippsbay, sostenessero l'impeto del nemico. Ma quelle prima, e poscia queste ancora si diedero vergognosamente alla fuga, nonostante tutti gli sforzi dei capitani per ritenerle. Arrivato poi Washington istesso le incorava e rannodava; ma, comparsa una banda di nemici, di nuovo si scompigliarono e voltaron le spalle. Se gl'Inglesi senza metter più lunga dimora al loro cammino si fossero spinti innanzi, avrebbero senz'alcun dubbio intrapreso il presidio della Nuova-Jork, che si ritirava. Ma ossiachè i generali inglesi non potessero restar capaci di tanta viltà negli Americani, e temessero di cacciarsi in mezzo a due schiere nemiche, ossiachè, come scrivono alcuni, gonfiati dal prospero successo, si trattenessero a diporto per ben due ore in casa di una gentildonna, certo è, che fu lasciato luogo a Putnam, che guidava il presidio, di difilare, e d'andarsi a congiungere col rimanente dell'esercito. Lasciarono però gli Americani in poter dei nemici le più grosse artiglierie, molte bagaglie e munizioni, e massimamente le tende, delle quali stavano in grandissimo bisogno. Dei soldati pochi mancarono, e questi in una scaramuccia presso Bloomingdale.
L'esercito inglese, mandato una grossa banda a pigliar possesso della città della Nuova-Jork, la quale può dare in ogni caso di fortuna recapito ad un buon esercito, s'accampò presso il centro dell'isola, avendo l'ala sua dritta posta a Horens-Hook sulla riviera di Levante, mentre la sinistra toccava Bloomingdale presso quella del Nort, occupando esso in tal modo tutta la larghezza dell'isola da una parte all'altra, la qual è, di circa un miglio. Gli Americani poi si erano molto affortificati a tramontana dell'isola, e massimamente a Kingsbridge. Avevano anche un alloggiamento sulle alture di Harlem, distante ad un miglio e mezzo dalle guardie inglesi. Un altro forte passo occupavano tra Harlem e Kingsbridge, siccome pure una Fortezza chiamata il Forte Washington sul fiume del Nort. In questo stato di cose seguivano frequenti avvisaglie, nelle quali appoco appoco andavano gli Americani ricuperando il coraggio, e s'avvezzavan di bel nuovo a guardare in viso l'inimico. Washington molto desiderava, che i suoi si mescolassero cogl'Inglesi in questi fatti. Uno fra gli altri ne seguì molto grosso nelle pianure di Harlem, dove, spintesi troppo avanti pel troppo ardore alcune bande d'Inglesi e di Essiani, furono prese alla tratta in un agguato apparecchiato loro dagli Americani, e ne andarono colla peggio. Washington molto commendò per lettere pubbliche il valor de' suoi.
Pochi giorni dopo che la città della Nuova-Jork, tanto opportuna alle cose d'America, era venuta in poter dei regj, arse per un fuoco acceso, chi scrive da alcuni cittadini a bella posta, perchè gl'Inglesi non si potessero prevalere delle stanze di tanta città, e chi a caso. Fu scritto, che il fuoco si appiccasse in varj luoghi nel medesimo tempo, e per mezzo di esche ingegnosamente preparate; il che negano gli Americani. Poco mancò, tutta la città non fosse consumata dalle fiamme, soffiando il vento forte, ed essendo l'aria secca. I soldati del presidio guidati dal generale Robertson molto si adoperarono per arrestar l'incendio; ed infuriati, com'erano, presi alcuni fra gl'incendiarj, o che tali credevano, gli precipitavano a trabocco in quelle fiamme, che accese avevano.
Il generale inglese accorgendosi, che tal era la fortezza degli alloggiamenti del nemico, che il cacciarnelo per una battaglia era una cosa piena di grandissimo pericolo, e molto incerta nell'evento, fece quella risoluzione, la quale per avventura avrebbe dovuto fare da bel principio, cioè di andar a campeggiare alle spalle degli Americani posti a Kingsbridge, ed obbligargli in tal modo a combattere con isvantaggio, o a ritirarsi con perdita, o a rimanere con pericolo. A questo fine, lasciato lord Percy con due brigate inglesi, ed una di Essiani negli alloggiamenti di Harlem, acciò difendessero la Nuova-Jork, egli col rimanente esercito imbarcatosi sui battelli e sulle piatte, ed entrato prosperamente nel Sound per la Porta d'Inferno, andò a sbarcare a Frogsneck vicino alla Terra di West-Chester situata sui confini delle due province della Nuova-Jork e del Connecticut. Fu da alcuni biasimata questa mossa dell'Howe; perciocchè il generale americano avrebbe potuto con un improvviso assalto opprimere le genti lasciate a Harlem, ed impadronirsi di nuovo della città di Nuova-Jork. Ma forse fece egli fondamento sullo sbigottimento, in cui tuttavia si trovavano i provinciali, e sulla presenza delle navi, le quali in ogni caso avrebbero porto un sicuro asilo alle pericolanti schiere. Aveva anche Howe molto fortificato il posto di Gowans-hill per proteggere la città. Per impedire poi che il nemico non potesse valersi della navigazione del fiume del Nort, e per mezzo di questo trar le vettovaglie dalla Nuova-Cesarea, aveva ordinato, che tre fregate montassero su oltre i Forti Washington e Lee, il primo posto sulla sinistra, ed il secondo sulla destra riva del fiume. Il che eseguiron esse con molta destrezza, nonostanti le artiglierie dei due Forti, ed i triboli, coi quali avevano gli Americani cercato d'interrompere la navigazione. Il generale inglese soprastò alcuni giorni a Frogsneck, sia per rifar i ponti, che dal nemico stati erano disfatti, sia per aspettare un grosso rinforzo, che gli doveva venire dall'Isola degli Stati. La strada da Frogsneck a Kingsbridge è molto difficile per le continue macìe, e gli Americani l'avevano anche rotta in molti luoghi. Washington, il quale aveva adunato tutto il suo esercito a Kingsbridge, mandò avanti i soldati leggieri per tribolar nel suo viaggio l'esercito nemico.
Ricevuti i rinforzi, l'Inglese si moveva da Frogspoint con tutto l'esercito, e traversato alcuni luoghi detti Pelham-manor, andava ad alloggiare nella Nuova-Roccella. Là si congiungeva con lui la seconda schiera dei lanzi essiani, e waldecchesi guidati dal generale Knyphausen, ed un reggimento di cavalli testè arrivato dall'Irlanda alla Nuova-Jork. Siccome il principal fine della spedizione quello era di tagliar a Washington la comunicazione colle province orientali, e se ciò ottenuto, non volesse combattere, chiuderlo dentro l'isola della Nuova-Jork, così bisognava occupar le due strade, l'una inferiore più verso il Sound, e l'altra superiore, che l'una e l'altra guidano nel Connecticut. La prima già occupavano gl'Inglesi; ma per intraprender la seconda faceva mestiero traversar quella contrada difficile, che già detto abbiamo, a fine di andar a pigliar il posto di White-plains, o sia delle Pianure Bianche alle spalle di Kingsbridge. Al qual partito si risolvette Howe, marciando però lentamente e con molta precauzione, dopo di aver lasciato alla Nuova-Roccella i lanzi venuti ultimamente, per tener le vie aperte, e sicurar le vettovaglie e le munizioni, che ogni dì vi arrivavano.
Washington stava attento al pericolo che correva; e, conosciuta ottimamente l'intenzion del nemico, determinò di abbandonar col grosso del suo esercito l'alloggiamento di Kingsbridge. Perciò girando col sinistro corno, andò con questo ad occupar le Pianure Bianche, mentre il diritto alloggiava sulle alture di Valentine's-hill presso Kingsbridge, e la battaglia di mezzo senza interrompimento guerniva le alture, che si distendono da Valentine's-hill alle Pianure Bianche. Quivi attendeva a fortificarsi sollecitamente. In tal modo si trovò l'esercito americano attelato paralellamente al fiume Brunx, che lo fasciava da fronte, e lo separava dall'inglese, il quale marciava all'insù sopra la sinistra riva di questo fiume. Aveva di dietro il grosso fiume del Nort, per mezzo del quale dalle parti superiori, non avendo sin là potuto penetrar le fregate inglesi, riceveva le vettovaglie. Col corno sinistro poi occupava la superiore via del Connecticut, per la quale anche gli pervenivano abbondantemente i viveri e le munizioni. Lasciò sufficienti presidj a Kingsbridge, a Harlem e nel Forte Washington, abbenchè in questo contro sua voglia. Intanto mandava spesso i corridori sul Brunx per ritardar le mosse del nemico. Onde seguivano frequenti abboccamenti tra l'una parte e l'altra, nei quali, sebbene per l'ordinario i reali rimanessero superiori, servivano però maravigliosamente a cancellar la paura negli Americani, i quali ogni dì pigliavano più animo addosso ai nemici. Finalmente, approssimandosi il nemico alle Pianure Bianche, Washington ristrinse subitamente il suo esercito, e, abbandonati gli alloggiamenti, che aveva lunghesso il Brunx, tutto lo raunò in un forte campo su certe alture, presso le Pianure medesime, a fronte degl'Inglesi. Il suo destro fianco era protetto dal Brunx, il quale co' suoi rivolgimenti fasciava anche da fronte il destro corno. Il centro era quasi paralello al fiume, ed il sinistro corno posto quasi ad angolo retto sul centro, e per conseguente quasi paralello al destro, si distendeva verso tramontana sulle colline, quanto era necessario per guardare i passi verso le regioni montagnose superiori, alle quali l'esercito avrebbe potuto ritirarsi. Ma siccome il destro corno, come quello che in una regione più piana e meno difficile era posto, si trovava in maggior pericolo, così giudicò opportuno di mandar ad occupar un monte, un miglio circa distante dal campo, per una grossa banda di soldati condotti dal generale Macdougall. Questi vi si afforzarono, come meglio per la brevità del tempo potettero.
Stando in tal condizione l'esercito americano, arrivarono gl'Inglesi a sette o otto miglia distante dalle Pianure Bianche, e si apparecchiavano ad assalirlo. La mattina dei 28 ottobre le genti divise in due schiere, la dritta guidata da Clinton, e la sinistra da Heister marciavano alla battaglia. A mezzodì, cacciate e ributtate indietro tutte le scolte e guardie nemiche dai primi feritori inglesi ed essiani, compariva l'esercito inglese avanti il campo americano. Incontanente si diè mano al trarre delle artiglierie, sebbene con poco effetto. Gl'Inglesi pigliarono tosto gli ordini, e talmente disponevano le genti loro, che la dritta occupava la strada che conduce a Merrineck, un miglio circa distante dalla battaglia di mezzo degli Americani; mentre la sinistra, posta ad egual distanza dall'ala dritta di quelli, toccava il Brunx.
Il generale inglese, veduta l'importanza del posto pigliato da Macdougall, e persuasosi, che non si sarebbe potuto assalir con frutto il fianco destro del nemico esercito, il quale solo si poteva assaltare essendo l'altro situato in luoghi più forti, determinò di sloggiarnelo. Ordinò ad una squadra di Essiani sotto l'obbedienza del colonnello Ralle, che guadasse il Brunx, e, fatta una giravolta, andasse a noiar il fianco del generale Macdougall, mentrechè il brigadier generale Leslie con una brigata d'Inglesi e di Essiani gli darebbe la battaglia da fronte. Pervenuto Ralle al luogo indicato, Leslie dopo d'aver traversato il Brunx assaltò furiosamente gli alloggiamenti di Macdougall. Le milizie andarono tosto in volta; ma i regolari resistettero gagliardamente. Anzi un reggimento marilandese condotto dal colonnello Smallwood, ed un jorchese dal colonnello Ratzemar saltati fuori dalle trincee animosamente andarono ad affrontar a piè della collina il nemico. Ma oppressi dal numero cedettero, e si ritirarono. Salivano quindi con mirabile intrepidità gl'Inglesi e gli Essiani, e, superati a viva forza i nemici contrastanti, s'impadronirono del monte. Continuarono però gli Americani a trarre per qualche tempo di dietro le muricce ed altri luoghi vicini. Il che ritardò il progresso degli assalitori. Putnam, ch'era stato inviato in aiuto, non arrivò in tempo. Perdette l'una parte e l'altra in questo fatto assai gente.
Aspettava Washington con grand'animo ne' suoi alloggiamenti il vicino assalto, e già aveva fatto sgombrar dietro i malati e le bagaglie. Ma, essendo trascorsa una gran parte del dì, l'Inglese determinò di aspettare il seguente. Perciò fe' alloggiar i suoi a gittata di cannone del campo americano. Washington usò l'opportunità della notte per fortificar vieppiù i suoi alloggiamenti, e per ritirar indietro a luoghi più forti l'ala sinistra, la quale, per la perdita del monte, era diventata più esposta alle offese. La mattina, Howe, considerata la fortezza di quelli, si fermò, prima di dar la battaglia, a voler aspettar l'arrivo di alcuni battaglioni, ch'erano stati lasciati alla Nuova-Jork sotto i comandamenti di Percy, e d'alcune altre compagnie da Merrineck. Essendo questi rinforzi giunti al campo la sera dei trenta, intendeva di andare all'assalto la mattina seguente. Ma piovve la notte e pioveva la mattina tuttavia sì fuor di misura, che ne fu rotto il disegno. Intanto il generale americano, il quale considerava con molta prudenza i pericoli, ed era alieno di tentare senza grandissima speranza la fortuna di una battaglia campale, fatto considerazione eziandio, che gl'Inglesi avevano già piantato quattro o cinque batterie, e che potevano, girando sul destro fianco di lui, andarsi ad impadronir di certi colli, che gli stavano a ridosso, la notte del primo novembre mutò l'alloggiamento, ed andò a porsi in certi luoghi più alti nelle vicinanze di North-Castle, non senza prima però aver posto il fuoco al villaggio delle Pianure Bianche, siccome anche a tutte le case ed ai foraggi, che dentro il campo si ritrovavano. Mandò tostamente una grossa banda di soldati ad occupare il ponte sul fiume Crotone, pel quale si ha la via alle parti superiori dell'Hudson. Gl'Inglesi entrarono l'indomani nel campo americano.
Avendo il generale inglese veduto che l'Americano fuggiva la battaglia, e che non si poteva in quel luogo urtare per la fortezza degli alloggiamenti senza evidente pericolo e grave danno de' suoi, si risolvette a torsi giù del seguitarlo, e si voltò a volersi render affatto padrone dell'isola della Nuova-Jork. Principalmente gli stava a cuore il Forte Washington, il qual era il più forte baluardo della medesima. Tuttavia, quantunque il luogo, dove questa Fortezza era murata, fosse molto aspro e difficile ad ascendersi, le fortificazioni sue non erano tali, che potessero resistere ai colpi delle grosse artiglierie; nè per la strettezza non era capace di più di mille difensori, abbenchè nell'opere esteriori, dalle quali era circondato, soprattutto a ostro verso la Nuova-Jork, potesse dar luogo a molti più. Dubitando Washington di quello, che avvenne, aveva scritto mandando al generale Greene, che comandava in quei contorni, esaminasse molto bene; e se trovasse, che il Forte Washington non fosse abile a sostener l'assalto, il facesse votare incontanente, e la guernigione trasportasse sulla destra riva dell'Hudson. Ma questi, o sia che giudicasse per la fortezza del luogo, e pel buon animo della guernigione, si potesse tener lunga pezza, o che non volesse coll'esempio della ritirata sbigottir di più i già troppo rimessi animi degli Americani, deliberò di voler persistere nella difesa. Al qual partito tanto più volentieri s'appigliò, che credette, sarebbe sempre fatto abilità alla guernigione di ritirarsi sicuramente al Forte Lee situato sull'altra riva del fiume. Ma Washington, temendo di qualche sinistro, ed avvisandosi molto bene, che gl'Inglesi non si sarebbero rimasti alla presura del Forte, ma che, valicato il fiume, e preso col medesimo impeto il Forte Lee, il quale non era difendevole lungo tempo, avrebbero corso tutta la provincia della Nuova-Cesarea, lasciato il generale Lee colle genti appartenenti alle province orientali sulla sinistra riva dell'Hudson, e pigliati i luoghi forti verso il fiume Crotone, e particolarmente a Peek's-hill presso l'Hudson medesimo, valicò questo fiume col grosso dell'esercito, e andò a congiungersi con Greene negli alloggiamenti del Forte Lee. Il generale Lee medesimo teneva ordine di venir rattamente a raggiugnerlo, ove il nemico, superati i Forti, avesse corso sulla destra riva del fiume. Scrisse poi al governatore della Nuova-Cesarea, facesse sgombrare ai luoghi più lontani le vettovaglie, e chiamasse sotto le insegne tutte le milizie. Fatti tutti i preparamenti, che meglio per lui si potevano, Washington aspettava, e diligentemente spiava, quali avessero ad essere le mozioni del nemico.
Intanto Howe, fatto marciare dalla Nuova-Roccella il generale Knyphausen, gli aveva ordinato, s'impadronisse di Kingsbridge. Il che eseguì egli senz'avere incontrato resistenza alcuna, essendosi gli Americani, che guardavano quel luogo, ritirati al Forte Washington. Per la qual cosa le genti di Knyphausen entrarono nell'isola della Nuova-Jork, ed andarono ad osteggiare il Forte dalla banda di tramontana. Poco stante l'istesso generale inglese, lasciati gli alloggiamenti delle Pianure Bianche, e costeggiando l'Hudson menava il rimanente dell'esercito a Kingsbridge, e poneva il campo sui colli di Fordham con aver l'ala sua dritta prossima a questo fiume, e la sinistra al Brunx. Così stando le cose, si apparecchiarono i regj a dar la batteria al Forte Washington, nel quale, ed in tutte le sue appartenenze, si trovavan bene da tre migliaia di soldati sotto i comandamenti del colonnello Macgow, esperto, animoso e prudente capitano. Fattagli la chiamata, rispose, volersi difendere. I soldati regj ivano all'assalto divisi in quattro schiere. La prima da tramontana guidata da Knyphausen, e composta di Essiani e Waldecchesi, la seconda da levante condotta dal brigadier generale Matthew, nel quale vi erano i fanti leggieri inglesi, e due battaglioni delle guardie. Questi dovevano assalir le trincee, che dal Forte Washington si distendevano sin presso questo fiume. La terza, la quale doveva passare il fiume più sotto, che la seconda, ed era capitanata dal colonnello Stirling, doveva, sbarcata che fosse, assaltar il Forte più verso ostro. Ma quest'era un assalto simulato. La quarta finalmente, che obbediva agli ordini di lord Percy, molto grossa, era ordinata a far il suo sforzo contro il fianco australe del Forte. Tutte erano fornite di buone ed ottimamente ministrate artiglierie.
Gli Essiani condotti da Knyphausen dovevano traversare un bosco assai folto, in cui alloggiava il colonnello Rawlings col suo reggimento di corridori. Seguiva tra gli uni e gli altri un ferocissimo affronto, nel quale i primi provarono un danno assai grave. Perciocchè gli Americani appiattati dietro gli alberi e le rocche, traevano alla celata, e sicuramente. Ma infine, fatto un grande sforzo, riuscirono gli Essiani su d'una difficile, e molto erta cresta, dalla quale di forza cacciarono i nemici, di modo che fu fatta facoltà alle schiere, che venivan dietro, di sbarcar alla libera. Il colonnello Rawlings co' suoi si ritirò a tiro del cannone del Forte. Dal canto suo Percy si era impadronito di un puntone esteriore, sicchè diè facoltà alle genti di Stirling di poter isbarcare. Il che fatto, con mirabil costanza montando per l'erta, pervenne alla sommità di un monte, dove fece molti prigionieri, nonostante l'ostinata difesa loro. Il colonello Cadwallader, che stava alle difese in questa parte, si ritrasse anch'esso al Forte. In questo mezzo Ralle, il quale guidava la destra squadra della schiera di Knyphausen, superati con valore incredibile tutti gli ostacoli, si era sì fattamente approssimato al cassero, che piantò il suo alloggiamento a cento passi del medesimo. Quivi venne poco stante a congiungersi con esso lui Knyphausen medesimo colla sinistra squadra, sbrigatosi dagl'impedimenti incontrati nel bosco. Così, perduti, non però senza gloria, tutti i gironi esteriori, si trovava la guernigione tutta incastellata. In tale stato di cose gli assalitori intimarono a Macgow, dovesse arrendersi. Avendo egli già quasi logoro tutte le munizioni, e nuocendo alla difesa l'istessa moltitudine dei difensori in un luogo così stretto, si accorgeva benissimo, che non avrebbe potuto sostenere l'assalto. Perciò si arrese a patti. Il presidio, che sommava a duemila seicento soldati, incluse le bande paesane, rimase prigioniero di guerra. Morirono dal canto dei provinciali pochi; circa ottocento da quello dei reali; la maggior parte tedeschi. Così coll'acquisto del Forte Washington venne in potere delle genti del Re tutta l'isola della Nuova-Jork.
Volendo Howe usar pienamente questa sbattuta degli Americani, ed impedirgli, che non rifacessero testa, raunata una grossa banda di circa sei migliaia di soldati sotto la guida di Cornwallis, le fe' valicar il fiume del Nort a Dobbsferry, e correre contro il Forte Lee, sperando d'intraprendere tutta la guernigione, che entro vi si trovava. Consisteva essa in duemila soldati. A mala pena si potettero salvare, abbandonato il Forte, tostochè intesero il caso del Forte Washington, ed ebbero i primi avvisi del passare e della forza del nemico. Le artiglierie, le munizioni, le bagaglie, e massimamente le tende, perdita gravissima, vennero in mano dei vincitori. I vinti si ritirarono al di là dell'Hackensack. I vincitori potevano andare a percuotere nelle parti più interne della Cesarea.
Da questa avversa fortuna dell'esercito americano, e massimamente dalla perdita dei due Forti Washington e Lee, e dall'assalto così feroce dato al primo, ne nacque subito grandissima mutazione di cose. Si manifestarono quegli effetti, che la stessa battaglia così infelice dell'Isola-Lunga non aveva potuto operare, vale a dire la dissoluzione dell'esercito. Le milizie correvano difilate ed alla sfuggiasca alle case loro; i soldati stessi d'ordinanza, quasi disperati delle cose, si sfilavano anch'essi, e disertavano alla giornata. In questo periodo della guerra pareva la fortuna americana affatto disperata. L'esercito di Washington restò si dimagrato, che, se arrivava, più non passava i tremila combattenti, e questi sconfortati, e quasi affatto perduti d'animo in una contrada piana e sfogata senza istrumenti da trincerarsi, senza tende in una stagione sì rigorosa, ed in mezzo a popoli poco zelanti, anzi avversi alla repubblica. Doveva il capitano del congresso fronteggiare un esercito vittorioso e grosso di più di ventimila soldati, tutti gente disciplinata, ed usa alle guerre, il quale condotto da capitani eccellenti, e volendo usare la caldezza della vittoria lo perseguitava alla distesa; ed intendeva di por fine, spegnendo le reliquie dell'esercito repubblicano, quei dì medesimi alla guerra. Si aggiungeva a queste difficoltà, che, quantunque gli Inglesi non abbondassero, non mancavano però di alcune torme di cavalleggieri, i quali correvano la contrada; mentrechè Washington non aveva altri cavalli fuori di alcune piccole e cattive bande del Connecticut guidate dal maggiore Shelden. Il quale difetto, in quelle campagne piane e cavalcherecce, di quanto danno e pericolo fosse per riuscire, nissuno è, che non lo veda. Nè meglio era fornito di artiglierie, che di cavalli; che anzi di coteste armi tanto necessarie si trovava in grandissimo bisogno. Queste genti poi erano la più parte milizie, quasi tutte della Nuova-Cesarea, le quali, o nella fede balenavano, od eran disiose di ritornarsene, in tanto pericolo, alle case loro, desiderando di campare, se possibil fosse, le sostanze ed i parenti dalle imminenti calamità. Quei pochi soldati stanziali, che pure continuavano sotto le insegne, la maggior parte compivano le ferme col finir dell'anno; e si temeva, che anche questo rimasuglio d'esercito avesse fra pochi dì intieramente a risolversi. Nè in tanta depressione di fortuna poteva il generale americano sperare di ricevere pronti o sufficienti rinforzi, essendo nei vicini luoghi sbigottite fuori di misura le popolazioni, dimodochè ciascuno temendo per sè, non voleva andare a soccorrer gli altri. Quei pochi reggimenti di ordinanza, i quali ancora si trovavano nei luoghi vicini al Canadà o erano là necessarj per arrestar i progressi del nemico, o erano anch'essi soggetti ad una vicina dissoluzione pel finir delle ferme. A tanti mali veniva ad arrogersi il pericolo delle sedizioni da parte dei mali affetti, i quali in varj luoghi chiamavano il nome dell'Inghilterra, ed una massimamente era vicina a rompersi nella Contea di Montmouth in questa provincia stessa della Nuova-Cesarea, di maniera, che fu egli obbligato a separare dal già troppo debole esercito una parte de' suoi, mandandogli contro quei popoli tumultuanti. Imperciocchè essendo ai leali per la presenza dell'esercito regio vincitore fuggita quella paura, che avuto avevano de' libertini, cominciarono a sputare contro ad essi quel veleno, che s'avevano fin là tenuto nel petto. Questa disposizione dei popoli a levarsi in capo, ed a far novità contro l'autorità del congresso, e quest'aura favorevole della vittoria determinarono di voler usare i commissarj inglesi. Perciò i fratelli Howe mandarono un bando, copiosamente spargendolo per tutto il paese. Comandavano a tutti coloro, i quali tenevano l'armi in mano, di sbandarsi, e di ritornar alle case loro; ed a quelli, che tenevano i magistrati civili, di cessare, e di spogliarsi dell'usurpata autorità. Offerivano nel medesimo tempo il perdono a tutti coloro, i quali nello spazio di sessanta giorni avanti gli uffiziali civili o militari della Corona si rappresentassero, dichiarando di voler usare il benefizio dei perdoni, e promettendo ad un tempo di voler alle leggi obbedire, ed alla reale autorità sottomettersi. Ebbe questo bando l'effetto, che i commissarj inglesi se n'erano promessi. Una moltitudine di persone di ogni ordine, ma più di quei della più infima plebe, o dei più ricchi, che di coloro, che si trovavano nella mezzana condizione constituiti, i quali per lo più tennero il fermo, accettando la mansuetudine del vincitore, correvano ogni giorno a chieder le perdonanze, ed a sottoscrivere la leanza. Parecchj fra costoro eran di quelli, che avevano nello stato popolare avuto i principali maestrati, stati essendo membri, o del governo provinciale, o della congregazione di sicurezza, o dei tribunali di giustizia. Si escusavano essi, e si offerivano dicendo, che quello che fatto avevano, lo avevan fatto per fin di bene, e per ovviar agli scandali maggiori ed inconvenienti, che nascer potevano, ed ancora tirativi dai parenti e dagli amici, senza aver potuto ricusare. E chi avesse la loro prima arroganza veduta, e la presente sommessione e mansuetudine, e con quanta umiltà favellassero, loro esser quei medesimi cittadini mai credere potuto non avrebbe. Ma gli uomini amano meglio leggieri, o simulatori esser tenuti, che caparbj e contumaci; e molto preferiscono scampar il danno con vergogna, che sopportarlo con virtù. Nè solo queste cose giravano nella Nuova-Cesarea, dove per la presenza dell'esercito vittorioso era maggiore il pericolo, ma ancora dalla Pensilvania veniva la gente ad umiliarsi presso i commissarj, ed a promettere obbedienza e fedeltà. Vennervi fra gli altri i Galloway, la famiglia degli Allen, ed alcune altre fra le più ricche e riputate. L'esempio diventava pernizioso, e se ne dovevano temere i più pregiudiziali effetti. In questo modo precipitavano con impeto grandissimo le cose dell'America, calamità sopra calamità continuamente accumulandosi. Pareva vicina l'ultima rovina. Gli uomini più prudenti cominciavano a non conoscere alcun fine lieto all'impresa, e già predicevano il prossimo fine della guerra, e la totale obbedienza delle colonie.
Ma Washington, in mezzo a tanta avversità, non disperava della salute pubblica. Era maravigliosa la sua costanza; e non che facesse fuori alcun segno di dubitazione o di timore, si dimostrava all'esercito suo travagliato ed oppresso con volto sereno, e quasi colla certa speranza, che l'avvenire dovesse portare congiuntura migliore. La rea fortuna non aveva potuto non che vincere, piegare quell'animo invitto. Nè minore costanza dimostrava il congresso disposto, per arrivare al fine suo, di tentare ogni fortuna. Pareva, che anzi colle avversità crescesse in quegli animi pertinaci l'ardire. A questa grandezza d'animo dei Capi americani dee la finale vittoria, e l'independenza sua l'America riconoscere. Pigliava Washington tutte quelle risoluzioni, che per la brevità del tempo, e per la strettezza delle circostanze più utili alla mente sua si offerivano, a fine d'ingrossar di nuovo il suo esercito, non colla speranza di poter a quei dì arrestare il corso delle cose favorevole al nemico, ma piuttosto per non parere di aver del tutto abbandonata la Repubblica, e per tener rizzata al vento una qualche insegna, sino a tanto che la pietà divina, o la benignità della fortuna conducessero più fondate occasioni di risorgere. Aveva egli qualche tempo prima, siccome di già abbiam notato, comandato al generale Lee, che con una parte dell'esercito tenesse il paese verso le rive superiori del fiume del Nort, perchè potesse all'esercito canadese soccorrere, il quale combatteva contro le genti di Carleton in sui laghi. Ma veduti i bisogni della Nuova-Cesarea, ed il vicino pericolo della città di Filadelfia, alla volta della quale l'inimico s'incamminava difilato, gli mandò facendo grande instanza, perchè venisse a congiungersi con lui. Il che tanto più sicuramente si poteva eseguire, che si ebbe poi l'avviso, che Carleton, occupato Crown-point, e fattosi padrone del lago Champlain, siccome si vedrà nel progresso di queste Storie, non avendo voluto tentar Ticonderoga, si era ritirato. Scrisse eziandio al generale Schuyler, che dall'esercito canadese mandasse, senza frappor tempo in mezzo, alla volta sua le genti della Pensilvania e della Cesarea. Ordinò medesimamente al generale Mercer, il quale conduceva una massa di genti leggieri, e spedite a Berghen, venisse subitamente a raccozzarsi con esso lui. Ma però poca speranza si poteva in questi aiuti collocare pei presenti bisogni; stantechè il cammino era lungo, le strade difficili, vicine a compiersi le ferme dei soldati, ed il nemico vittorioso instava senza dar respitto. Nè trascurava il generale americano gli aiuti delle cerne, o sia milizie. Aveva scritto ai principali maestrati della Pensilvania mostrando loro il presentissimo pericolo di Filadelfia, se con pronti ed efficaci ajuti non si soccorreva all'esercito, e pregandogli molto instantemente, gli avviassero le milizie della provincia. Ma avendo queste lettere poco o nissuno effetto partorito, mandò a quella volta il generale Mifflin, che in quella provincia aveva gran credito, ed era persona molto grata a quei popoli, acciò coi più vivi colori dipignesse loro il presente pericolo, e la necessità di correre grossi ed unanimi alle difese. Scriveva parimente al governatore della Nuova-Cesarea, per farlo avvisato, che s'ei non raccoglieva le bande paesane, e non le faceva speditamente marciare alla volta dell'esercito, impossibil era, che il nemico non corresse vittorioso tutta la provincia, e che, valicata la Delawara, non s'impadronisse di Filadelfia. Ma ogni diligenza in questa parte riuscì quasi del tutto vana. Le contrade più basse della provincia o mal affette, o sbigottite non volevano muoversi; e le superiori a stento si risolvevano a pigliar le armi per marciar in soccorso della patria.
In mezzo a queste incerte speranze, e nell'aspettazione di questi deboli rinforzi, gl'Inglesi non istavano punto a bada, e, seguitando sollecitamente la prosperità della fortuna, cacciavano di luogo a luogo le schiere americane. Si erano queste ritirate dietro l'Hackensack; ma questo fiume poco grosso non poteva riputarsi un riparo sufficiente contro la furia inglese. Ed oltre a ciò trovandosi alle spalle ed in poca distanza la Passaica correvano le genti di Washington il pericolo, abbondando gli altri di stracorridori, di esser fra questi due fiumi rinserrate. Perlochè il generale americano, varcato la Passaica sul ponte di Acquackannunc, andò a pigliare i suoi alloggiamenti a Newarck sulla destra riva di questo fiume. Il che fatto, gl'Inglesi, passato l'Hackensack, corsero il paese sino alla Passaica. Ma approssimandosi molto gagliardo Cornwallis, Washington, lasciate anche le rive di questo, si ritirò al di là del fiume Rariton ad una Terra detta Nuovo-Brunswick. Quivi le bande marilandesi e cesariane, essendo compiute le ferme loro, abbandonato il restante esercito, alle case loro se ne ritornarono. Disertarono parimente alcune bande pensilvanesi, e quello che già era sì debole, diventò quasi stremo di genti. Sopraggiungevano a stormo gl'Inglesi. Washington, fatte prima con quei miserabili avanzi alcune dimostrazioni, come se non solo difendersi, ma offendergli volesse, diè luogo, e, lasciato Lord Stirling con dodici centinaia di soldati a Princetown, acciò speculassero le mosse del nemico, si ritirò colle restanti genti a Trenton sulla sinistra riva della Delawara. Nè potendo sperare di mantenervisi lungo tempo, trasportò al di là del fiume i malati, le bagaglie e le munizioni, e fe' sgombrar all'opposta riva tutte le barche, acciò gl'Inglesi non se ne potessero valere per valicare. Determinava di rimanersene tuttavia sulle rive della Cesarea, acciocchè, se qualche occasione si offerisse di ritardare il progresso dei nemici, la potesse pigliare. Anzi avendo tra cittadini armati di Filadelfia, ed il battaglione tedesco ricevuto un rinforzo di due migliaia di soldati, si spinse avanti, intendendo di ritornare a Princetown. Ma rinforzandosi vieppiù la fama che Cornwallis veniva contro molto potente da Brunswick per diverse vie, dimodochè poteva la strada al fiume venirgli mozza, indietreggiò di nuovo, ed il dì otto decembre, lasciate le rive della Cesarea intieramente in balìa del nemico, si ritirò sulla destra riva della Delawara, non senza aver prima rotti i ponti, guastate le strade, e sgombrate le navi. Appena aveva la dietroguardia toccato la destra riva, che comparirono sulla sinistra i primi feritori inglesi. Ma questi non trovando modo a passare il fiume si ristettero. Così in questo momento non rimaneva altra difesa alle genti americane, che il fiume Delawara, il quale se avessero gl'Inglesi potuto passare, la città di Filadelfia sarebbe subitamente venuta in poter loro. E certamente l'acquisto di sì nobil città, ch'era il capo di tutta la lega, nella quale sedeva il governo con tutti i principali maestrati, e si trovavano ammassate le munizioni di guerra e gran copia di vettovaglie, avrebbe tale effetto prodotto sulla mente di quei popoli, che forse gl'Inglesi avuto ne avrebbero la totale vittoria, od almeno le cose si sarebbero talmente a favor loro inclinate, che presto avrebbero potuto sperare il fine della guerra. Ma Cornwallis aveva troppo lungo tempo, seguendo gli ordini del generale Howe, che non governò questa cosa così calda, come avrebbe dovuto, soprastato a Brunswick, sicchè fu fatta facoltà a Washington di porre tutti gl'impedimenti al passaggio del fiume. Nè non si può non riprendere nei capitani inglesi la negligenza di non aver fatto apprestare dapprima tutte le cose necessarie a far i ponti, e di non aver sul fatto construtti foderi per passare. Perciocchè su quella prima giunta avrebbero in tal modo potuto trasportarsi all'opposta riva. Forse credettero nella sicurezza della vittoria, che la guerra fosse vinta affatto, e che avrebbero potuto, ogni volta che, e quando il volessero, traversar il fiume, ed insignorirsi di Filadelfia. Caso notabile, che nelle cose di guerra, più che in qualunque altra azione umana, non si dee credere di aver tutto fatto, quando qualche cosa rimane ancora a farsi. Egli è ben certo, che questo inaspettato indugio degl'Inglesi operò in tutto il corso della guerra a danno loro, ed in salute degli Americani. Gl'Inglesi posarono il principal alloggiamento a Trenton, e colle due ali si distendettero su e giù sulla riva del fiume. Questo, correndo prima da maestro a scirocco, giunto a Bordenton, e fatto ivi un gomito, ovvero angolo, si torce ad un tratto, andando verso Filadelfia, a garbino, di maniera che quando gl'Inglesi lo avessero passato superiormente a Trenton ad un luogo detto Coriell's-Ferry, od in quei contorni, si sarebbero trovati altrettanto vicini a quella città, che gli Americani stessi, i quali guardavano le sponde del fiume opposte a Trenton. E che tale fosse il disegno loro lo dimostrava il tentativo fatto, quantunque riuscito vano per la diligenza di lord Stirling, d'impadronirsi di certi battelli a Coriell's-Ferry. Per impedir quel passo faceva fare il generale americano certe trincee, alle quali soprantendeva il generale Putnam, ingegnere molto pratico, dallo Schuilkil sino alle alture di Springatsburg. Ma siccome gl'Inglesi riparavano i ponti sotto Trenton, e molto s'ingrossavano a Bordenton, così temettero gli Americani, che intendessero di passare il fiume ad un tratto di sopra a Coriell's-Ferry, e di sotto verso Burlington; ed in questo modo corresser loro alle spalle, e tutte le genti loro rinchiudessero dentro quella punta di terra la quale la Delawara abbraccia col suo rivolgimento. Per ovviare a questo pericolo Washington faceva stanziar nei luoghi opportuni le galee, acciocchè, e subito avvisassero, ed il nemico valicante ributtassero. Per altro, essendo maggiore il pericolo verso le parti superiori, le sue migliori genti vi disponeva per modo, che guardar potessero i luoghi più pericolosi. Si facevano puntoni qua e là, e si munivano di artiglierie. Ordinava eziandio, che in caso d'infelice evento, e che il nemico passasse il fiume, si facesse la massa generale a Germantown, grosso borgo poco distante da Filadelfia. I capitani britannici, vedute le difese del nemico, o forse sperando di poter sicuramente valicare il fiume, quando pel rigor del freddo sarebbe gelato, il che, secondo il solito della stagione, che già molto era inoltrata, non poteva tardar ad avvenire, invece di seguir gli Americani in sulla ritirata, e non dar loro spazio di rifarsi, non tentato il passo, posero le genti alle stanze. Quattromila soldati presero gli alloggiamenti sulla sponda medesima del fiume a Trenton, a Bordenton, al Caval Bianco, ed a Burlington. Grosse bande stanziarono a Princeton, ed a Brunswick, dov'era la massa delle vettovaglie e delle munizioni. Il rimanente alloggiò qua e là in differenti luoghi della Cesarea.
Arrestatosi in tal modo l'esercito inglese sulle rive della Delawara o per negligenza, o per troppa confidenza de' suoi capitani, ovvero per la costanza e la prudenza del generale americano, aspettava questi i rinforzi sia di milizie, che di soldati d'ordinanza. A questo fine nissuna diligenza si lasciava indietro. I generali Mifflin e Amstrong, l'uno e l'altro uomini riputatissimi e di grandissimo seguito nella Pensilvania, trascorrevano questa provincia, esortando i popoli a pigliar le armi per correre alla difesa della città capitale e della patria. Queste esortazioni, e l'imminente pericolo partorirono i soliti effetti. Molti andavano sotto le insegne, quantunque non con quella prontezza che si desiderava. Ed acciocchè le genti stanziali servissero come quasi di nodo, attorno al quale venissero volentieri a congiungersi le bande paesane, aveva Washington ordinato al generale Gates, che dall'esercito canadese partendo colle migliori sue schiere venisse ad accozzarsi rattamente con esso sulle sponde della Delawara, lasciati però guardati i passi più forti dalle milizie della Nuova-Inghilterra. Arrivava Gates all'esercito pensilvanico il giorno venti di dicembre. Similmente aveva fatto replicatamente gran pressa al generale Lee, perchè, posti dall'un de' lati tutti gli indugj, venisse a congiungersi colle restanti genti sulla Delawara. Ma egli mal volentieri eseguiva i comandamenti del capitano generale, ed andava ponendo tempo in mezzo, ossiachè per ambizione amasse meglio comandare ad un esercito separato, ossiachè credesse, più opportuna cosa fosse il tenere i luoghi superiori e montagnosi della Nuova-Cesarea per esser pronto in tal modo ad avventarsi sul fianco destro dell'oste britannica. In mezzo a questi suoi indugj gli sopravvenne un caso, che lo ridusse ad una miserabile cattività, e riempì di rammarico tutta l'America, la quale aveva posto nel suo zelo, nell'ingegno e nella perizia delle cose della guerra grandissima confidenza. Trovandosi egli in un luogo detto Baskinbridge lontano a venti miglia dai quartieri dei nemici, si credeva fuori di ogni pericolo, e stava a mala guardia. Alloggiava un dì discosto molto dal grosso delle sue genti con alcuni pochi soldati. Il colonnello Harcourt, il quale co' suoi cavalleggieri scorazzava la contrada, ebbe per mezzo di un Leale avviso della cosa, ed a corsa si avviò al luogo, dove tanto incautamente stanziava Lee. Arrivatovi sprovvedutamente, si assicurò senza strepito delle sentinelle, ed entrato a furia nella casa gli pose le mani addosso, e lo arrestò. Fattolo poscia immantinente su d'un veloce cavallo montare, colla medesima prestezza e felicità lo condusse prigione nella Nuova-Jork. La qual cosa conosciuta dagli Americani ne sentirono somma molestia, mentre gl'Inglesi ne presero grandissimo contento, i quali andavano vantandosi, aver acquistato il palladio americano. Di questo fatto se ne fecero grandi allegrezze in Inghilterra, e perfino nella Corte, come se fosse stata vinta qualche gran battaglia, o come se questo fosse più prospero avvenimento dell'invasione stessa della Cesarea, e dell'acquistate speranze di entrar di corto nella città di Filadelfia. Nacque poi da questo accidente una molto acerba contesa tra i generali delle due parti in rispetto al modo, col quale esso generale Lee, e tutti gli altri prigionieri di guerra dovessero esser trattati. A' tempi di Gage non aveva mai questi voluto consentire allo scambio dei prigionieri. Dal che ebbero origine molte crudeltà dall'una parte, e dall'altra. Ma quando Howe pigliò egli il generalato, o sia per la natura sua, che più umana fosse di quella del suo antecessore, o per le istruzioni, che intorno a ciò avesse ricevuto dal governo, o sia veramente, che per bella forza fosse indotto a ciò fare per la gran quantità degl'Inglesi, che venuti erano in mano degli Americani, era calato agli scambj, i quali avevano luogo di quando in quando. Ma, preso Lee, non volle il generale inglese far con questo a buona guerra, e lo fe' confinare in una stretta prigione, nella quale era molto diligentemente custodito, come se un prigioniero di Stato fosse. Allegavasi dal canto suo, che essendo Lee descritto come uffiziale negli eserciti inglesi doveva disertore e traditore riputarsi. Nel che è da sapersi, che Lee tirava prima la mezza paga come uffiziale inglese; ma in sul bel principio della guerra americana aveva chiesto la licenza, e rassegnato il grado suo in Inghilterra, per potersi, come libero, agli stipendj dell'America condurre. Ma o sia, che la rinunziazione non fosse arrivata in tempo, o che nella mente del governo, o dei generali inglesi più potesse l'odio veramente grande, che concetto avevano contro di lui, che l'uso delle polite nazioni, lo volevan credere e trattare piuttosto come prigioniero di Stato, che di guerra. Non avendo Washington in poter suo alcun uffiziale inglese, che fosse constituito nel grado di Lee, aveva fatto la proposta a Howe di scambiarlo con sei uffiziali essiani; ed in caso la proposta accettata non fosse, richiedevalo, fosse Lee trattato a quel modo, che al suo grado si conveniva, e ch'era conforme non solo all'uso delle civili nazioni, ma ancora a quello, che gli Americani medesimi tenuto avevano verso gli uffiziali inglesi prigionieri di guerra. L'Inglese ricusò. Il congresso decretò, si rappigliasse; e che il luogotenente colonnello Campbell con cinque uffiziali essiani fossero incarcerati e trattati, come Lee. Ciò fu eseguito. Ma i Massacciuttesi, trovandosi Campbell in Boston, arrosero molto sulla risoluzione del congresso, e lo confinarono in fondo di una prigione ad uso dei malfattori, dove gli era usato un grandissimo rigore. Washington non avrebbe voluto, si procedesse tant'oltre, stantechè Lee era bensì imprigionato, ma non già maltrattato. Temeva anche delle rappresaglie, essendo più Americani in mano degl'Inglesi, che non di questi in mano di quelli. Ne scrisse con parole molto gravi al congresso. Ma egli stette alla dura, e non vi fu modo, che Campbell e gli Essiani fossero liberati, finchè non ebbe Howe consentito a tener Lee nel grado di prigioniero di guerra.
In mezzo a queste altercazioni si sospendè il cambio dei prigionieri. Quei che si trovavano nella Nuova-Jork ebbero a provar ogni sorta di maltrattamento. Eran essi rinchiusi nelle chiese, ed in altri luoghi esposti a tutte le intemperie dell'aria. Non era loro concesso cibo sufficiente, pane poco e pessimo, companatico nissuno o non mangereccio. Gli ammalati misti coi sani, l'immondizia incredibile, scherniti dalle soldatesche, ed ancor più dai leali. Niuna specie di conforto. Ne nacquero un tanfo intollerabile, e malattie mortalissime. Meglio, che quindici centinaia passarono di questa vita in poche settimane. Credevasi, tanta crudeltà fosse a sciente per costringere i prigionieri a pigliar soldo nell'esercito inglese. Il che noi non ardiremmo affermare. Vero è bene, che a ciò fare erano esortati instantemente dagli uffiziali del Re. Ma ricusavano, preferendo una morte certa all'abbandonamento della patria. Poco più accettevol era la condizione degli uffiziali. Svaligiati prima e spogliati dagli avari soldati, eran poi nella cattività loro bersaglio ad ogni tristo. Alcuni furon tratti, feriti come erano, e quasi nudi a dileggio di popolo sulle carrette per le contrade della Nuova-Jork. Gli chiamavano, in mezzo agli scherni ed alle imprecazioni ribelli e traditori. Alcuni altri ebbero anche a toccar del bastone, perchè si studiavano di procurare qualche alleggiamento ai gregarj, i quali morivano di fame e di morbo negl'infetti abituri. Si era Washington doluto acerbamente coll'Howe, e fattogli spessi e gravi richiami sull'inumano procedere verso i prigionieri. Questi parte negava, parte si scusava, parte incolpava. Ma che non fosse netto, il pruova l'aver egli ricusato la proposta dell'Americano, acciò permettesse, che un agente suo venisse a far dimora nella Nuova-Jork, a fine di provvedere di ogni bisognevole i cattivi. Da questo la nimistà fra i due popoli diventava più intensa, e gli odj si rincappellavano. In fine i sopravviventi furon liberati e mandati allo scambio. Ma tal era la miserabil condizione loro, che molti ne morirono per istrada, prima di poter rivedere la patria, e ciò che tenevano più caro. Nacquero quindi nuove altercazioni, e di molto agre parole tra i due capitani generali, pretendendo l'Inglese, che gli si restituissero i suoi cattivi anche a ragguaglio dei morti, e negandolo l'Americano. In somma da tutta questa bisogna dei prigionieri si può comprendere, che nelle guerre cittadine gli amici diventano peggio che nemici, e le nazioni più civili, barbare. Ma gl'Inglesi vi ebbero di gran lunga maggior colpa.
Tornando ora, donde partimmo, il generale Sullivan, il quale, fatto cattivo Lee, era sottentrato nel comando in luogo suo, obbediendo agli ordini di Washington, traversata la Delawara a Filippoburgo, andò a congiungersi con questo sul finir di dicembre, dimodochè a quei dì montava la somma dell'esercito americano a sette migliaia di soldati, od in quel torno. Ma per altro la più parte compivano le ferme coll'anno, e si temeva di breve la totale dissoluzione.
Mentre l'esercito inglese perseguitava le reliquie dell'americano sulle terre della Nuova-Cesarea, e che, varcata da queste a fatica la Delawara, a sì debil filo si attenevano le speranze degli Americani, non si dimostrava più benigna la fortuna loro sulle spiagge dell'Isola di Rodi. Eran partiti a bordo d'un sufficiente navilio l'ammiraglio Peter-Parker, ed il generale Clinton con due brigate inglesi, e due d'Essiani per andar sopra quella provincia, e sottrarla dall'obbedienza della lega. Non aspettando gli Americani questo assalto, non avevano le difese apprestate, e perciò inabili al resistere si ritirarono, lasciandola affatto in poter degl'Inglesi. La occuparon questi l'istesso dì, che Washington varcò la Delawara. Fu questa una grave perdita alla parte americana, sia per l'opportunità dei luoghi, e sia perchè trovandosi in quelle acque l'armatetta dell'Hopkins, e molti armatori che avevan fatto gran danni alle navi inglesi, furon tutti obbligati di ritirarsi a gran fretta su pel fiume della Provvidenza, dove bloccati dal nemico furono messi in silenzio, e stettero inutili gran tempo. Occuparono anche gl'Inglesi le due isole vicine di Conanicut e della Prudenza. Si ebbero due pezzi d'artiglieria. Furon pochi i prigioni. Riuscì eziandio questa fazione dell'Isola di Rodi di molta utilità alla parte degl'Inglesi; poichè di quindi potevano travagliare le cose del Massacciusset; e gli ajuti, i quali raccolti sotto l'imperio del generale Lincoln dovevano da quest'ultima provincia recarsi ad ingrossar l'esercito di Washington, furon fatti soprastare, per tener a bada Clinton, ed impedire che non perturbasse la quiete di quella provincia. Lo stesso Connecticut era tenuto in gelosia, e non potette inviare rinforzi alle genti, che militavano sulla Delawara.
Gl'Inglesi medesimamente, per impedire che le colonie meridionali non potessero mandar ajuti a quelle di mezzo, nelle quali intendevano di far impeto, rinnovarono nella state del presente anno coi leali e coi selvaggi, che abitavano le parti superiori, le pratiche per fargli correre a' danni della Giorgia, delle Caroline e della Virginia. E quantunque i tentativi fatti nei precedenti anni per mezzo dei regolatori e degli sbanditi scozzesi avessero infelice fine avuto, speravano i mandatarj inglesi presso le nazioni indiane, e più di tutti lo Stuart, uomo audace ed operoso molto, di poter coll'aiuto di queste ottenere un miglior successo. Di esortazioni e di speciosi pretesti eran maestri; d'oro e di presenti abbondavano. Spargevano, che una grossa schiera d'Inglesi avrebbe sbarcato nella Florida occidentale; che, traversato il territorio degl'Indiani denominati Creek, Chickesaw e Cherokee, e congiuntisi i guerrieri loro avrebbero corso le Caroline e la Virginia; e che nell'istesso tempo una numerosa armata, ed un grosso esercito avrebbero dato gli assalti sulle coste. Stuart mandava attorno fra i leali lettere circolari, invitandogli a venirsi a porre sotto lo stendardo reale, il quale era stato rizzato nelle contrade dei Cherokee; aggiungendo, che menassero e portassero seco loro i cavalli, i bestiami ed ogni sorta di vettovaglie, le quali sarebbero loro a giusto prezzo pagate. I leali ricordevoli ancora delle recenti sconfitte non fecero alcun motivo d'importanza. Ma gl'Indiani mossi dalle parole e dai presenti, siccome pure dalla probabilità della cosa, e dal desiderio del sacco, accorrevano a stormo, e parevano voler correre popolarmente contro le colonie. Le sei tribù stesse, le quali fin allora se n'erano state religiosamente di mezzo, incominciavano a muoversi, e già avevano commesse le ostilità sui confini. I Creek più avventati ruppero la guerra, e la esercitarono colla solita barbarie. Ma avendo trovato, che i fatti non corrispondevano alle parole, e che i soccorsi non comparivano, si ristettero, e, dimandata la perdonanza, venne loro di leggieri conceduta. E tanto furon essi, o nella fede costanti, o delle parole inglesi diffidenti, od in tal modo compresi dal timore, che quando poco dopo i Cherokee gli richiedettero degli aiuti, risposero secondo l'usanza di quelle genti, che s'eran ben essi cavata quella spina dal piè, e che bene gliene incoglieva loro. Ma i Cherokee non istettero a soprastare. Assalirono con grandissimo furore le colonie, commettendo danni e crudeltà collo scarpello e coi mazzeri. Ammazzavano con eguale ferità, e coloro che abili erano a portar le armi, e coloro ch'erano inabili, i vecchi, le madri, ed i pargoletti loro indistintamente. In ciò facevano a tanto maggior sicurtà, ch'era comparsa a quel tempo l'armata di Peter-Parker nelle acque di Charlestown. Ma quando questa dopo l'infelice assalto dato al Forte Moultrie, abbandonò le coste della Carolina, i Cherokee si trovarono in grande stretta. Poichè, cessato il pericolo dalla parte inglese sulle coste, le due Caroline e la Virginia, intente tutte a opprimere questo male, mandarono le genti loro contro i Barbari, che devastavano la contrada. Queste genti non solo gli sconfissero in varj affronti; ma, entrate nelle contrade loro, tutto posero a ferro ed a fuoco, ardendo le abitazioni, tagliando gli alberi, guastando le biade, e tutti coloro ammazzando, che portato avevano, o tuttavia portavano le armi. Questo fu un quasi totale sterminio della nazione dei Cherokee. Quei, che sopravvissero, parte si sottomisero a tutte le condizioni del vincitore; e parte, venute meno le vettovaglie, si rifuggirono collo Stuart medesimo, autor principale della crudel guerra, e dell'eccidio loro, nella Florida occidentale, dove il governo inglese gli mantenne del pubblico. Cotal fine ebbe in quest'anno la guerra indiana, nella quale si può osservare, che nissun gastigo fu mai nè altrettanto severo, nè altrettanto meritato, quanto questo, che provò la nazione dei Cherokee messa su da uomini crudeli ed avari, i quali tanto più avrebbero dovuto vergognarsi di dar luogo a sì fatte enormità, in quanto che erano nati, cresciuti, ed allevati sotto questo clemente cielo d'Europa.
Ma tempo è oggimai di ritornar a favellare delle cose del Canadà, nel quale, non che posassero le armi, con grandissima contenzione si adoperavano. Abbiam noi nel precedente libro raccontato, come gli Americani cacciati dall'armi britanniche, abbandonato tutto il Canadà inferiore, e perfino Monreale e San Giovanni, si erano ritratti a Crown-point, nel quale luogo gl'Inglesi non avevano potuto seguitargli per difetto delle navi necessarie non solo a traversar il lago Champlain, ma anche a combatter quelle, che a difesa loro avevano gli Americani apprestate. Ma tal era l'importanza per la esecuzione dei disegni degli Inglesi, che ottenessero essi la signoria dei laghi, che Carleton stava tutto intento per apprestar il navilio. Voleva, seguendo le istruzioni dei ministri, penetrare per la via dei laghi sino al fiume del Nort, e quindi recatosi ad Albania congiungersi e cooperare coll'esercito della Nuova-Jork. Nel qual caso non era dubbio, che trovandosi separate da un esercito molto grosso e vittorioso le province della Nuova-Inghilterra dalle altre, le cose americane si sarebbero in gravissimo pericolo ritrovate. Quest'era il disegno, che da lungo tempo aveva covato nelle teste inglesi, e del quale tanto si dilettavano i ministri. Per verità la natura stessa dei luoghi del Canadà sino alla Nuova-Jork pareva dar favore a quest'impresa; conciossiachè, cavatone quelle alture, che tra l'estremità superiore del lago Giorgio e la sinistra sponda del fiume del Nort si frappongono, le quali non sono spazio maggiore di sedici miglia, tutto il tragitto dall'una all'altra di quelle due province si può fare sulle navigabili acque, prima pel San Lorenzo, poi pel Sorel, e quindi, pel lago Champlain, e da questo pel lago Giorgio, o pel Wood-creek sino alle terre di mezzo, e finalmente pel fiume del Nort sino alla città della Nuova-Jork. Siccome poi prevalevano grandemente gl'Inglesi di navilio, che il Canadà stava a lor divozione, che il capo principale della resistenza era nelle province della Nuova-Inghilterra, e che le vicinanze della Nuova-Jork erano molto acconce agli assalti marittimi, così non si può negare, avesse questo pensiero in se stesso molta ed utilità ed opportunità. Ma la difficoltà dell'impresa di Carleton era eguale all'importanza sua. Si aveva a construrre od a ricomporre una flotta di trenta vascelli armati di diversa grandezza, ed alti a portar le artiglierie, ed al combattere; delle quali cose l'una e l'altra erano malagevoli ad eseguirsi per la mancanza dei materiali. Il trasporto poi in certi luoghi per terra, ed il trar su pel ratti di Santa Teresa e di San Giovanni trenta barconi lunghi, molte piatte da carico, una gondola di trenta botti, con quattrocento altri battelli, era opera che pareva non che malagevole quasi impossibile. Ma i marinari inglesi per la perizia ed audacia loro non se ne sgomentarono. I soldati stessi gli secondavano, ed i paesani, fatti tralasciar l'aratro e la marra, erano spinti per forza ad entrare a parte della fatica. In ciò si affrettavano molto i Capi inglesi per prevenir l'inverno, che già si avvicinava, (queste cose si facevano nei mesi di luglio d'agosto, e di settembre); conveniva varcare due lunghi laghi; erano incerte le novelle sulle forze del nemico, il quale stava riparato nelle Fortezze di Crown-point e di Ticonderoga; avuta la vittoria per mezzo delle navi più grosse sul lago Champlain, quelle forse non avrebber potuto passare l'emissario tra il medesimo ed il lago Giorgio, dove peraltro dovevano necessarie essere. Superati finalmente tutti questi ostacoli, rimaneva, che si traversassero le terre di mezzo, selvose, paludose ed intricate per arrivare sulle rive del fiume del Nort, e recarsi sino ad Albania, nel quale luogo solo potevasi sperare di trovar riposo e rinfrescamento di ogni cosa. Ma non si ristavano gl'Inglesi a tante difficoltà. Pareva anzi, che a misura di quelle crescesse l'animo loro, ed in questo era eguale l'ardor dei soldati a quel dei capitani. Conoscevano benissimo l'importanza della cosa, e che, se avessero potuto arrivare ad Albania prima dell'inverno, sarebbe stato la totale vittoria, ed il fine della guerra. Nè non erano molto stimolali dai prosperi successi ottenuti dall'esercito della Cesarea. Ardevano di desiderio di aver parte ancor essi alla riuscita della guerra; e temevano, se non si affrettassero, che quello solo acquistasse la gloria di averla condotta a compimento. Lavoravano adunque con grandissima contenzione. Ma ciò nonostante, non potette esser terminata l'opera loro, e la flotta pronta al navigare, se non quando era già la stagione trascorsa sino al mese d'ottobre. Era quella molto gagliarda, e tale, che non mai su quei laghi si era la somigliante veduta, e non sarebbe nemmeno stata da tenersi a vile sui mari d'Europa. La Capitana, denominata l'Inflessibile, portava 18 cannoni, che buttavano dodici libbre di palla. Avevansi due grossi giunchi, uno di quattordici e l'altro di dodici; un fodero molto largo fornito di dodici cannoni con molti obici; ed una gondola di sette. Seguivano venti battelli, ed alcuni barconi lunghi armati di cannoni e di obici, con parecchie altre barche ad uso di palischermi. Quest'erano le navi atte a combattere. Ma abbondavano in grandissima copia le passeggiere ad uso di trasportar le vettovaglie, le bagaglie, le munizioni e le armi di ogni sorta. Guidava tutta l'armata il capitano Pringle, marinaro espertissimo; le ciurme erano pratiche de' luoghi, numerose ed accese di grandissimo desiderio della vittoria. I soldati poi da terra erano accampati ne' vicini luoghi, pronti, vinte che fossero le battaglie navali, ed avuta la signoria dei laghi, a correre contro il nemico nelle battaglie terrestri. Tremila soldati avevano gli alloggiamenti loro nell'Isola delle Noci, ed altrettanti a San Giovanni; i rimanenti parte sulle navi, e parte qua e là nelle vicine guernigioni.
Contro tanti apparati facevano gli Americani gli estremi sforzi loro. I generali Schuyler e Gates soprantendevano il tutto. Arnold poi si trovava presente, e con quel suo smisurato ardire spirava coraggio a tutti. E siccome l'esito della guerra in queste parti dipendeva in tutto dalla forza dell'armata, così niuna diligenza tralasciavano gli Americani per ingagliardir la loro, e di tutte le cose necessarie fornirla. In questo però la cosa non riusciva all'aspettazione. Mancavan loro i legnami, e quei pochi che potevano ottenere, era d'uopo procacciare di lungi; nè la portata delle artiglierie era eguale a gran pezza al bisogno. Difettavasi ancora grandemente di marangoni, i quali, i più, si erano ai porti verso la marina condotti, dove molto faticavano nella costruzione dei legni da andar in corso. Quindi è, che nonostanti l'assiduità e la perseveranza, colle quali insistevano al lavoro delle navi, la flotta non sommava che a quindici vascelli di diversa grandezza, due giunchi, una corvetta, una fusta, tre galee, ed otto gondole. Le più grosse artiglierie, che si trovavano sul giunco principale, buttavano solamente sei libbre di palla. E perchè non mancasse al governo di questa armata un capitano, il cui ardire fosse uguale alla difficoltà ed al pericolo dell'impresa, le fu preposto Arnold. Doveva questi quella chiarezza, che acquistato s'era nelle battaglie terrestri, ora mantenere nelle navali. L'esercito americano poi, il quale malgrado i molti ostacoli, e specialmente il vajuolo, che l'aveva travagliato, per l'industria e la diligenza dei capitani saliva a otto o nove migliaia di soldati, alloggiava a Ticonderoga, avendo però lasciato una grossa guardia a Crown-point. Stando ogni cosa in pronto da ambe le parti, Carleton impaziente della vittoria spingeva avanti tutta l'armata verso Crown-point per incontrarvi l'inimico. Già era giunto a mezzo il lago, senza che avesse potuto discoprirlo, ed andava a suo viaggio senz'alcun sospetto, quando tutto ad un tratto apparve agli occhi degl'Inglesi l'armata americana, la quale molto opportunamente s'era appiattata dietro l'isola di Valicour, e chiudeva il passo per quel braccio del San Lorenzo, che scorre tra quest'isola e la sponda sinistra del fiume. A questa vista insperata si commossero grandemente gli uni e gli altri; gli Inglesi pel corso pericolo, gli Americani per la moltitudine e la grossezza pelle navi nemiche, delle quali alcune, cosa inudita su quei laghi, erano fornite di tre alberi. Ne seguì immantinente una feroce battaglia. Ma gl'Inglesi trovandosi sottovento non potevano prevalersi di tutte le navi loro, dimodochè nè l'Inflessibile, nè le altre più grosse potettero dar dentro. Solo combattettero il giunco, il Carleton, ed i battelli. Nel che diedero pruove di una perizia e di un coraggio non ordinarj. Gli Americani dal canto loro sostennero la battaglia con maraviglioso valore, la quale durò per ben quattr'ore. Finalmente continuando il vento a soffiar contro gl'Inglesi, e vedendo, che costretti a combattere con una sola parte delle forze contro tutta l'armata nemica non facevan frutto, il capitano Pringle richiamò, facendosi già notte, dalla battaglia i suoi, e pose le sue navi arringate in faccia, e presso a quelle del nemico. Arse in questo affronto il miglior giunco degli Americani, ed una gondola andò a fondo. Trovavansi in grave pericolo, e temevano una totale sconfitta, se in quel luogo stesso aspettato avessero una seconda battaglia. Perciò si determinarono ad andarsi a raccoppiare sotto le mura di Crown-point, dove speravano, che l'artiglierie del Forte avrebbero conguagliato la superiorità delle forze nemiche. Parve, volesse la fortuna mostrarsi favorevole a questo disegno di Arnold; e già le sue navi, perduta la vista delle inglesi, navigavano velocemente verso la nuova stazione; quando, diventato improvvisamente il vento prospero alle inglesi, che le seguitavano, queste sopraggiunsero loro addosso, prima che arrivar potessero a Crown-point. Quivi si rinfrescò con più rabbia di prima la battaglia, la quale durò per ben due ore. Ma quelle navi americane, ch'erano nell'antiguardo, cioè una galea e tre bastarde, giovandosi dell'occasione, che le altre tenevano a bada il nemico, dato alle vele, si ritirarono a Ticonderoga. Rimanevano coll'Arnold due galere e cinque gondole, che facevano una disperata difesa. In questo mezzo la galea il Washington condotta dal brigadier generale Waterburg, abbassata la tenda, si arrendè. In tanto pericolo vedendosi Arnold al di sotto, sia pel numero delle navi, sia per la quantità e la portata delle artiglierie, e sia ancora, perchè alcuni de' suoi non facevano quelle parti che dovevano, determinò di cedere alla fortuna in guisa però, che nè il suo navilio, nè i suoi soldati, nè i marinari non venissero in poter del nemico. Adunque con eguale destrezza che intrepidità mandò a traverso, e fe' arenare sulla spiaggia la galea il Congresso, sopra la quale ei si trovava. L'istesso fece delle cinque gondole. Ma queste cose mandò ad effetto in modo, che le sue genti ebbero tempo di sbarcare, e di ardere le navi, avendo a ciò contrastato gl'Inglesi invano per causa del vento, che soffiava da terra, e per la strettezza del lago. Arnold fu l'ultimo ad arripare. Perciocchè non volle abbandonar la sua nave, se non quando già era in fiamme, e dopo d'aver tenuto sino all'ultimo l'insegna inalberata. La qual cosa fu dagli Americani tutti tenuta un'azione degna di un animo forte e generoso. La rotta, quantunque grave, ricevuta dall'Arnold, non solo non nocque alla sua prima fama di guerriero valente ed animoso, ma gli acquistò di vantaggio il nome di pratico e destro marinaro. Gli Americani abbandonaron tostamente Crown-point, non senza di averlo prima smantellato, arso e distrutto tutte quelle cose che non potettero trasportare. Carleton l'occupò, e venne fra breve a congiungersi con esso lui il rimanente dell'esercito. Cotal fine ebbe l'impresa, che per far piuttosto la sedia della guerra nel paese degli inimici, che aspettare, fosse trasferita nel proprio, tentarono gli Americani nel Canadà. Così venne del tutto in poter degl'Inglesi il lago Champlain, ed altro ostacolo non rimaneva loro a superare per entrare nel lago Giorgio, se non la Fortezza di Ticonderoga. Se Carleton avesse potuto spingersi avanti, subito avuta la vittoria, ed in tal modo valersi della confusione, in cui era sulle prime il nemico, forse che si sarebbe senza molta difficoltà impadronito di quella importante Fortezza. Ma un vento da ostro, che soffiò per lo spazio di molti giorni, glielo impedì. In questo frattempo vi si affortificavano gli Americani con quella maggior diligenza, che sapevano e potevano. I cannoni furon posti sui carretti, nuovi bastioni furon construtti, ed i vecchi rassettati. Questi si accerchiarono con fossi, e si palificarono. Nuove genti si fecer venire in fretta per ingrossar la guernigione, e seguendo gli ordini di Washington si sgomberarono a luoghi più lontani i buoi ed i cavalli, acciò non potessero gl'Inglesi con elli vivere, e someggiare. Intanto non aveva tralasciato Carleton di mandare frequenti masnade di speculatori per le due rive del lago, e quando pel vento gli fu permesso, anche alcune navi delle più sottili sino nelle vicinanze di Ticonderoga, per ricavare, quali fossero l'animo e le forze del nemico, e la condizione della Fortezza. Ebbe in avviso, che questa era fornitissima, e la guernigione piena di ardire. Considerò pertanto, che la oppugnazione sarebbe stata lunga, difficile e molto sanguinosa; e che, questo stante, il benefizio che si poteva ottenere dall'acquisto della Fortezza, non sarebbe uguale alla perdita. Essendo già il verno grande, ed i tempi sinistri alla guerra, non si poteva nè invernar senza pericolo sul lago Giorgio pel difetto delle vettovaglie, e per la difficoltà di tenere aperte le vie verso il Canadà, nè usar la guerra con isperanza di buon successo nelle fredde e deserte regioni, che questo lago dal fiume Hudson dividono. Quindi è, che ei giudicò, che la presa di Ticonderoga riuscirebbe in quella stagione pressochè inutile; e giacchè si aveva la signorìa dei laghi, si poteva ritornare sopra di questa molto presto al tempo nuovo, senza esporre i soldati alle fatiche ed ai pericoli di una guerra poco guerriabile in quei tempi del più fitto inverno. Fatte adunque le sue consulte, allentò il pensiero di assaltar quella Fortezza, e deliberò di ritirare il suo esercito nei luoghi più bassi verso Monreale, e così fece sull'entrar di novembre, lasciando le sue prime scolte all'Isola delle Noci. Ma prima di andarsene ebbe per la singolar cortesia ed umanità dell'animo suo mandato alle case loro gli uffiziali americani, che prigioni erano venuti nelle sue mani, somministrando loro tutte quelle cose, delle quali bisogno avevano. L'istessa generosità usò verso i gregarj, i quali la più parte pressochè nudi essendo, fe' rivestire, e fornir di tutto il bisognevole, avuta però la fede dagli uni e dagli altri, non portassero le armi contro i soldati del Re. Questo consiglio di Carleton dell'esser ito a quartiere fu da parecchj biasimato come timido, e pregiudiziale molto alla somma della guerra. Imperciocchè, se si fosse già fin d'allora impadronito di Ticonderoga, ed avesse fatto svernar le sue genti nei vicini luoghi, avrebbe potuto uscire a campo molto per tempo nella seguente primavera. Nel qual caso non era da dubitare, che la guerra avrebbe un tutto diverso fine avuto da quello ch'ella ebbe in fatti. Ma il rendersi padrone di un luogo per natura e per arte tanto forte, quanto era veramente Ticonderoga, dipendeva al tutto dalla difesa, che vi avrebbero fatto dentro gli Americani; e certamente dal numero loro, dal valor dimostrato nei precedenti combattimenti navali, e dalla fede, che avevano grandissima nei Capi loro, dovevasi presumere, che sarebbe stata e lunga ed ostinata. Senza di che doveva pur molto importare la considerazione delle vettovaglie e della comunicazione del Canadà. Comunque ciò sia, questa ritirata del generale inglese, e questa invernale sosta riuscirono di grandissimo giovamento agli Americani. L'esercito che aveva militato sotto il generale Lee, ebbe abilità di andarsi a congiungere con quello di Washington sulle rive della Delawara, ed una parte dello stesso esercito canadese potette condursi sotto gli ordini di Gates al medesimo destino.
In questo tempo stava la fortuna americana in sul crollo della bilancia, ed il minimo caso sinistro avrebbe bastato a farle avere il trabocco. Di questo più si doveva temere, che sperar del contrario. Due grosse province la Nuova-Jork e l'Isola di Rodi erano già venute tutte intiere, siccome pure la più grande e la miglior parte della Cesarea, in mano dell'esercito vincitore. E sebbene le armi anch'esse vittoriose di Carleton avessero arrestato il corso loro sotto le mura di Ticonderoga, poca speranza si poteva avere, che, fatto un nuovo sforzo nella primavera, non s'impadronissero di questa Fortezza, ed arrivate sulle sponde del fiume del Nort non si congiungessero coll'esercito della Nuova-Jork. Nè potevasi ragionevolmente aspettare, che Washington, inferiore di forze egli stesso al suo avversario, fosse in condizione di poter rimandar all'esercito canadese quelle genti, che per la tregua nata sui laghi erano venute a trovarlo sulla Delawara. L'esercito suo poi, quantunque, come abbiam veduto, fosse stato ingrossato per alcuni aiuti, non era però con quello del nemico a gran pezza da paragonarsi nè pel numero, nè pell'ardire, nè per la disciplina dei combattenti, nè per la quantità delle provvisioni d'ogni maniera, nè per la qualità dell'armi. Sottentrava poi anche quella peste dell'esercito americano, vogliam dire il finir delle ferme dei soldati, che minacciava una prossima e quasi totale dissoluzione. Nè non dava molta molestia ai Capi il pensare alla prontezza, colla quale i popoli delle province sottomesse, e principalmente quelli della Nuova-Jork, si apparecchiavano a mutar fede, e correvano ai perdoni. Alcuni si arrolavano eziandio sotto le insegne reali, e sembrava, volessero alla civil guerra inglese arrogere la civil guerra americana. E siccome erano dati loro i perdoni, e ricevuti in grazia, così temevasi, che l'esempio loro avesse a riuscir pernizioso anche per le altre province, e che si destassero dappertutto maligni umori. Si sapeva, che in ciò si esercitava vivamente il governatore Tryon, il quale a bella posta stato era nominato Brigadier generale, e già aveva fatto grandissimi frutti. Per lo contrario la bisogna dello arrolare andava molto lenta dalla parte degli Americani; e di più molti disertori assottigliavano di dì in dì l'esercito già di per sè stesso tanto debole. A tutti questi mali augurj si aggiungeva un altro peggiore, e questo era, che i biglietti di credito incominciavano a scapitare; e siccome quasi niun'altra sorgente d'entrata pubblica si aveva fuori di questa, non osando il governo, tuttavia troppo tenero in quei principj, por mano alle tasse di moneta, e quando osato l'avesse, non potendo tali tasse, se non accrescere il male, aumentando il discredito dei biglietti, si temeva, che fosse per mancar di breve quel nervo principale delle guerre, la pecunia. Il gittar poi nuovi biglietti gli avrebbe certamente fatti cadere in maggior bassanza. Eppure astenersi dal gittarne, pei bisogni dello Stato ognor crescenti, non potevano. Nè vi mancavan di quelli, i quali non che gli ricevessero a perdita, non gli volevan ricevere del tutto. Adunque un presente tempo pericoloso, ed un futuro pericolosissimo si appresentava alla mente degli Americani. Si temeva da tutti, e si diceva da molti, che l'ora dello spegnimento dell'independenza fosse vicina a quella del suo nascimento. Parecchj ancora forte, ed apertamente biasimavano il congresso per aver chiarito l'independenza, ed in tal modo chiusa la via ad ogni onorevole accordo. Perciocchè se prima della dichiarazione si poteva compor con onore, dopo non si poteva se non con vergogna, e senza che diventassero gli Americani la favola del mondo.
In mezzo a tante e così gravi difficoltà il congresso non si perdette d'animo, e deliberò di mostrare il viso alla fortuna. Non che facesse vista di disperarsi, maggior fiducia dimostrava; ed in tanta depressione di cose nissun dubbio pareva, ammettesse sul finale esito dell'impresa. Conosceva egli, che buono studio vince rea fortuna. I membri suoi risguardando alla gloria anteponevano la pericolosa guerra alla pericolosa pace. E pel modo, col quale sostennero l'impeto dell'avversa fortuna, allorquando parevano le cose loro vicine all'ultima rovina, fecero sì, che il nome loro dovesse fiorire per la lode singolare di aver poste le fondamenta ad un nuovo Stato. Si maravigliavano le genti per ogni dove a tanta costanza; e se prima, allorquando i prosperevoli venti parevano volere questa americana nave nel sicuro porto spinger di breve, la sapienza dei piloti lodavan esse universalmente, ora essendo la medesima da una feroce burrasca sbattuta e quasi sommersa, l'ardire e la magnanimità loro ed ammiravano grandemente, e con efficacissime parole magnificavano. Cresceva in proporzione negli animi europei le benevolenza verso gli Americani, siccome l'odio contro l'Inghilterra, per voler essa soggettare, ed ai termini della servitù ridurre popoli sì generosi. Tanto o per ambizione si dilettano gli uomini degli sforzi, che fanno i deboli contro i potenti, o per commiserazione amano quelli, che fanno gli uomini generosi contro l'avversa fortuna. Quest'erano le americane afflizioni e virtù, allorquando, depresse le cose della repubblica, non appariva scintilla alcuna di lume propinquo.
Già raccontato abbiamo, quali siano state le risoluzioni del congresso a fine d'ingrossar con nuove leve l'esercito, e per allontanare il pericolo della brevità delle ferme, siccome pure per far correre all'armi le bande paesane. Intanto, come se presente non fosse, o non incalzasse così vicino un possente nemico, piacque al congresso di andar considerando alcuni articoli di confederazione e di perpetua unione tra gli Stati, acciocchè ognuno di questi venisse a conoscere, e l'autorità propria al di dentro, ed i suoi rispetti verso gli altri, e quali fossero nel capo della lega, cioè nel congresso medesimo le facoltà a reggere e governare il tutto. Furon essi articoli vinti nella tornata del congresso dei quattro ottobre, ed inviati spacciatamente per l'approvazione alle assemblee di ciascun Stato. I principali erano i seguenti:
Che i tredici Stati si confederassero insieme sotto il nome degli Stati Uniti d'America;
Che si obbligasser tutti, e ciascheduno alla comune difesa, e per le libertà loro mantenere;
Che ad ogni Stato particolare fosse conservata la facoltà di regolar le cose del suo governo interiore in tutto ciò, che non fosse contrario agli articoli della confederazione;
Che nissuno Stato particolare potesse nè mandare, nè ricevere ambascierie, nè negoziare, nè far trattati, nè romper la guerra (eccettuati i casi di repentino assalto) con alcuno re, principe, o potentato qualsivoglia senza il consentimento degli Stati Uniti;
Che nissuno, che tenesse o maestrato, o uffizio, o commissione qualsivogliano dagli Stati Uniti, o da qualcuno di essi, ricever potesse, nè presenti, nè paghe, nè uffizj, nè titoli di niuna sorta da alcun re, principe, o potentato forestiero;
Che non potesse niuna assemblea conferir titoli di nobiltà;
Che nissuno Stato potesse fare alleanze, o trattati qualsivogliano con un altro senza il consenso di tutti;
Che ciascuno Stato particolare potesse sia in pace, che in guerra quel numero di navi da guerra, o di soldatesche tenere, e non più di quanto dall'assemblea di tutti gli Stati stabilito fosse;
Che vi dovesse essere un tesoro generale ad uso della lega da riempirsi dalle rate particolari di ciascuno Stato, le quali determinar si dovessero all'avvenante del numero degli abitatori di ogni età, sesso ed ordine, eccettuati però gl'Indiani;
Che ogni anno il primo lunedì di novembre si convocasse a Filadelfia un congresso generale dei deputati di tutti gli Stati, al quale tutte quelle facoltà concedute fossero, che ai reggitori supremi delle nazioni si appartengono. E di tutte queste fu fatta una diligente enumerazione;
Che gl'impiegati, che tirassero o stipendio, o salario, o emolumenti di qualsivoglia natura si fossero, avessero divieto dal congresso;
Che vi fosse un Consiglio di Stato composto di un deputato per ciascuno Stato da eleggersi ogni anno dai suoi colleghi dello Stato medesimo, e nel caso che questi non si accordassero, dalla generale assemblea;
Che ciascuno Stato rendesse un solo suffragio;
Che il Consiglio di Stato avesse, e duranti le tornate, ed a' tempi delle vacanze della generale assemblea, la facoltà di governare gli affari generali della lega, consistendo però sempre nei limiti prescritti dalle leggi, e particolarmente dagli articoli della lega medesima.
Fu lasciato luogo alla provincia del Canadà ad entrare nella lega.
Poscia il congresso per confortar coloro, che sbigottiti si erano al sinistro aspetto delle cose, e perchè colla fortuna non si mutassero gli animi dei popoli, mandò fuori un cartello, col quale, raccontato prima la giustizia della causa loro, le lunghe ed inutili supplicazioni, ed i crudeli procedimenti dei ministri, la necessità della dichiarazione dell'independenza, e l'universale consenso, col quale era stata approvata, andò annoverando i prosperi successi, che accompagnato avevano le armi americane nelle settentrionali province, la cacciata di Boston, il ributtamento di Charlestown, l'arrestamento a Ticonderoga, l'abbondanza delle prede fatte sul mare, la copia delle vettovaglie, e la speranza di poter presto fornir l'esercito delle vestimenta, delle quali abbisognava. Gli esortò quindi, e particolarmente i popoli della Pensilvania, della Nuova-Cesarea, e dei vicini Stati, stessero concordi e forti nel difendere la patria. Addusse, che la presente condizione non era da niun errore commesso dai Capi, o da difetto di valore nei soldati da riconoscersi; ma bensì dalla brevità delle condotte. Ricordava, che già i principi forestieri avevano accomodato l'America di molte cose necessarie all'uso della guerra, e che si aveva la certezza di averne a ricevere più efficaci ajuti; che non mancassero a sè stessi, e non permettessero, che la ricca e popolosa città di Filadelfia venisse in poter del nemico; che non lasciassero fuggir la occasione di opprimere l'esercito di lui principale ora, che si trovava lontano dalle navi, nelle quali la sua principal forza consisteva. E quantunque la perdita di Filadelfia non fosse per essere la perdita della causa, tuttavia non permettessero, che il nemico ne trionfasse; che lo raffrenassero; che lo arrestassero; che convincessero gli amici dell'America, anche i più lontani, che quivi fosse una mente sola, ed una sola volontà per difendere contro uomini crudeli, ciò che l'uomo ha, e dee tenere più caro; pensassero, che si trattava di acquistar una perpetua quiete e sicurtà agli Stati Uniti, ed a' loro nomi una gloria immortale; durassero; serbassero sè medesimi a più prosperi successi; risorgessero a miglior fortuna.
E perchè l'autorità della religione confortasse e tenesse anch'essa in fede i popoli, determinarono, che si dovesse dalle assemblee dei diversi Stati fermar un dì di digiuno, di umiliazione, e di preghiera per impetrar dalla clemenza dell'altissimo Dio prosperità alle armi e felicità alla giusta causa americana.
Ma crescendo vieppiù il pericolo, ed avvicinandosi il nemico alle rive della Delawara, il congresso a ciò confortato dai generali Putnam e Mifflin deliberò addì dodici decembre di allontanarsi da Filadelfia, aggiornandosi al giorno venti dello stesso mese a Baltimore nella Marilandia. Partito il congresso da quella città gli abitatori entrarono in grandissimo spavento, sia pel timore dell'esercito nemico, sia anche per quello dei leali, che vi abbondavano; poichè sebbene molti iti fossero per aver i perdoni a trovar i commissarj inglesi, un più gran numero erano rimasti, e si dubitava forse fossero per fare qualche motivo pregiudiziale alla pubblica tranquillità; poichè già avevano impedito coi clamori e colle minacce loro, che non si fortificasse la città, come si era voluto fare. Questi erano la maggior parte della generazione dei Quaccheri. Washington era stato obbligato a mandarvi una buona smannata di soldati d'ordinanza sotto gli ordini del Lord Stirling, perchè i fedeli confortassero, e frenassero gli avversi.
Assembratosi il congresso a Baltimore, considerato l'imminente pericolo, e la necessità dell'autorità dittatoria, decretò, che avendo la più intiera fede posta nella saviezza, nel vigor della mente e nella rettitudine del generale Washington; fosse questi investito della più piena, ampia e compiuta facoltà di levare e raccorre nel più speditivo ed efficace modo da qualcuno, o da tutti gli Stati Uniti sedici battaglioni di fanti in arrota a quei dal congresso già ordinati, e di eleggerne gli uffiziali; di levare, fornire, compire di uffiziali tremila cavalleggieri, tre reggimenti d'artiglieri ed uno di ingegneri, e di stabilir loro le paghe; di chiamar dagli Stati, e far marciar le milizie; di far canove come e dove più giudicasse conveniente; di dar le licenze, e far gli scambj a tutti gli uffiziali sotto il grado di brigadier generale, e di empir tutte le vacanze in qualunque parte dell'esercito; di pigliare, ovunque ci fosse, e quantunque gli abbisognasse per l'uso dell'esercito, mettendo alle robe richieste un giusto prezzo, quando gli abitanti di buon grado vender non le volessero; di far por le mani addosso, e sostener tutti coloro, che i biglietti di credito rifiutassero, od in qualunque modo disaffezionati si mostrassero, mandando ai rispettivi Stati, ai quali i sostenuti appartenessero, i nomi loro, la natura delle offese, ed i testimonj da comprovarle. Statuirono eziandio, che tali straordinarie facoltà dovessero in Washington durare sino a sei mesi, se però diversamente non determinasse il congresso. In cotal modo i governatori dell'America mossi da un estremo pericolo, e dalla virtù del capitano generale in lui solo rimettettero tutto il pondo della guerra. In tanta depressione delle cose loro, ed in mezzo a tante calamità non si udì fra gli Americani alcuno, che accennasse non che il sospetto del tradimento, quello solamente di negligenza, o d'insufficienza nei primi Capi dell'esercito, e principalmente nel Capitano generale, nè venne meno quella fiducia, che in lui grandissima collocato avevano. Esempio da notarsi di temperanza e di modestia cittadina; imperciocchè quel popolo non credeva sè stesso invincibile per orgoglio, nè era sospettoso per ambizione. Quindi è, che riconosceva le sconfitte dalla necessità delle cose, e non dalle falte dei capitani; e per questa costanza nell'avuta fede meritò di trovare, e trovò in effetto capitani fedeli; mentrechè altri popoli, o corrivi al sospettar della fede altrui, o facili al prestar orecchi agli ambiziosi rapportatori, o impazienti delle disgrazie, o intemperanti nella superbia, spesso provarono con danno e pericolo loro, che chi non ha fede in altrui, non la trova.
Perchè poi non potesse venir meno in tanto bisogno la pecunia pubblica, il congresso applicò l'animo al far un accatto di cinque milioni di dollari, dei quali si pagasse ai prestatori un merito di quattro per centinaio; e che la fede degli Stati Uniti fosse impegnata al pagamento del capitale e degl'interessi; quello sul finir di tre anni, e questi ogni anno. Crearono a questo fine un uffizio di accattatori, e vollero che questi avessero per sè un ottavo per centinaio delle somme che ricevessero in accatto. Poco poi non riempiendosi questo, se non a stento, il merito del quattro per centinaio fu fatto salire al sei.
Fecero anche col medesimo intento un lotto, nel quale si metteva o dieci dollari, o venti, o trenta, o quaranta per polizza. Questo lotto doveva, dedotti i premj, gittare una somma di sette milioni e cinquecentomila franchi, e qualche cosa più. I possessori poi delle polizze beneficate potevano riceverne, in premio sotto certe condizioni una polizza del camerlingo, pagabile in moneta al fine di un certo spazio di tempo, e coll'interesse aggiuntovi del quattro per cento. Speravasi in tal modo, sia pel guadagno del lotto, sia per l'accatto dei premj riscuotere una buona somma di pecunia.
Queste cose si facevano altresì per ristorare il credito dei biglietti coll'allontanare la necessità di gittarne dei nuovi. Ma tutti questi rimedj in sì pericoloso frangente, se non riuscivano vani del tutto, eran però poco efficaci per ovviare a un sì gran male, come quello si era dello scapitar dei biglietti di credito. Si giudicò dunque necessario di venire a provvedimenti più gagliardi. E siccome questa sfidanza dei biglietti si manifestava principalmente nella Pensilvania, così il congresso decretava, che la congregazione di sicurezza di questa provincia fosse ricerca di fare le più efficaci e pronte provvisioni per punir coloro, i quali i biglietti ricusassero, e che il generale desse assistenza, perchè le risoluzioni della congregazione fossero recate ad effetto. La congregazione deliberò, che chiunque ricusasse di ricevere i biglietti di credito in pagamento, o soddisfazione di qualunque debito o contratto, o in prezzo di qualsivoglia grascia o merce, o di esse maggior prezzo domandasse in biglietti che in moneta, dovesse considerarsi per la prima volta, come un nemico della società, e perdesse o la somma del credito, o la roba contrattata, le quali ceder dovessero in proprietà del debitore, o del compratore. Pagasse inoltre allo Stato una multa maggiore o minore secondo il valore delle robe. Quelle persone poi, che cadessero in fallo per la seconda volta, oltre le mentovate pene avessero ad esser sbandite e confinate là, dove, e come al Consiglio medesimo più conveniente paresse. Stante poi che ad alcuni di simili sfiduciati erano già state prima fatte serrar le botteghe, e chiudere i traffichi, ed alcuni anche stati erano banditi, così a quelli fu fatta abilità di riaprire i traffichi, e questi furono ribanditi, sperandosi, che per la ricordanza delle passate pene, e pel timore delle nuove avessero ad astenersi da queste pratiche tanto al credito pubblico, ed alla somma delle cose pregiudiziali.
Poco tempo dopo il congresso, avendo conosciuto, che l'autorità della congregazione di sicurezza di Pensilvania non aveva bastato ad arrestar il corso dello scapito in quella provincia, e vedendo, che questa peste giva appiccandosi anche alle altre, volendo anche coll'autorità sua dar maggior peso alle risoluzioni, che ad allontanarla tendevano, stanziò, che chiunque in qualsivoglia compra o vendita, o baratto stimasse l'oro o l'argento coniati a maggior prezzo che i biglietti di credito del congresso, fosse tenuto nemico alle libertà degli Stati Uniti, ed il valsente perdesse della moneta, o di quell'altra cosa qualsivoglia, la quale fosse venuta in quella compra o vendita, od in quel baratto, in cui quella differenza di valore fosse stata fatta. Decretò ancora, che si facesse richiesta alle assemblee provinciali, acciò rendessero i biglietti moneta legale che non si potesse rifiutare nel pagamento dei debiti sì pubblici, che privati; e che il rifiuto importasse l'estinzione del debito. Le assemblee fecero le provvisioni consentanee all'intendimento del congresso.
Il primo effetto di tutti questi provvedimenti fu, che crebbe all'avvenante del discapito il prezzo di tutte le robe, che si vendevano su pei mercati; ed invece di diminuire, pareva crescesse lo scapito pel gran desiderio che si dimostrava per impedirlo. L'altro si fu, che i debitori si liberavano con una moneta scadente verso i creditori; e sebbene in questo anno lo scapito non fosse grande, potendosi aver cento dollari coniati con centoquattro dollari in biglietti, il danno però fu assai grave, e l'esempio perniziosissimo. Laonde per andare all'incontro ad un male tanto grave, raccomandò il congresso alle assemblee degli Stati, dessero la fede loro per la redenzione dei biglietti gittati dal congresso, sperandosi, che la mallevadoria di ciascuno Stato particolare per la rata sua, al quale effettualmente spettava la redenzione, aggiunta a quella del congresso potesse procacciar maggior fidanza a questi biglietti. Si pensò ancora, che conveniente fosse, le medesime assemblee degli Stati ponessero senza più indugiare quelle tasse, che meglio credessero potersi per la condizione dei rispettivi popoli sopportare, e con minore scomodo esser pagate. Ei promise loro, che le somme in tal modo riscosse sarebbero a favore di ciascuno Stato ricevute in credito dagli Stati Uniti in quella rata del debito pubblico, ch'era stata a ciascun di quelli sortita. Le assemblee fecero le risoluzioni giusta i desiderj del congresso. Si vinse anche in questo un altro accatto di due milioni di dollari. Ma tutte queste provvisioni riuscivano di poco o di nessun effetto per la strettezza delle cose presenti, per l'incertezza dell'avvenire, per l'abbondanza dei biglietti che già erano in corso, per la facilità che avevano il congresso e gli Stati particolari, e per la necessità che sovrastava loro di gittarne ogni dì de' nuovi.
Ma qualunque fosse per esser l'effetto che le narrate risoluzioni del congresso dovessero operare, sia per far genti, come per mantener il credito pubblico, e ad ogni modo per arrestar il corso della vittoria al nemico, conosceva esso benissimo, che se i principi europei non ci mettevano le mani, ed all'America non soccorrevano, non si poteva concepire speranza di bene. Sapeva ancora ch'essi principi, e massimamente quelli, dei quali siccome gagliardi sull'armi marittime, si poteva più utile opera aspettare, e tra i quali il Re di Francia teneva il primo luogo, erano tutti, o per odio contro l'Inghilterra, o per la speranza di vantaggi, volti a favor dell'America. Di questo, oltre la propensione generale dei popoli, ne apparivano manifestissimi segni. Le navi americane erano ricevute nei porti francesi e spagnuoli sia in Europa che nelle Antille, non solo come appartenenti ad una nazione amica, ma veramente come se spettassero ad una nazione affatto independente. Dal che ricevevano i Francesi e gli Spagnuoli grandissimo benefizio; stantechè incominciavano a godere i vantaggi di quel commercio coll'America, il quale sin là stato era privato e proprio della sola Inghilterra. Nè solo si contentavano di accogliere nei porti amichevolmente gli Americani, ma di più permettevano, che gli armatori pubblicamente vi vendessero le prede, che avevano fatte contro il commercio inglese, tanto in Europa che in America. E poco o niun effetto avevano avute le rimostranze, che i ministri britannici avevano indiritte in questo proposito alle Corti di Versaglia e di Madrid. Nè era nascoso, che ogni dì partivano dai porti francesi navi cariche di munizioni da guerra alla volta dell'America. Una cosa eziandio che gl'Inglesi non potevano a patto nissuno tollerare, e della quale facevano un grandissimo scalpore, questa si era, che nell'Antille i Francesi non solo ricevevano nei porti loro i corsari americani, le prede comperavano, e di ogni cosa necessaria gli accomodavano; ma ancora non pochi fra i Francesi medesimi, armato navi in corso, e rizzatovi su lo stendardo americano, dopo di aver dal congresso ricevute le commissioni, scorrazzavano quei mari, e, fatte molte prede, il commercio inglese manomettevano. Il che siccome il governo francese non proibiva, forz'era concludere, che l'approvasse. Si vedeva poi anche una generale inclinazione in Francia in tutti gli ordini di persone, e massimamente nei gentiluomini di chiaro nome per andarsi a condurre ai soldi degli Stati Uniti; e già molti fra i medesimi arrivati in America si erano acconci col congresso, e fra gli altri il cavaliere Defermoy era stato eletto brigadier generale negli eserciti americani; ed il signor di Portail, uomo di chiaro ingegno e di pronto valore, Capo degli ingegneri, dei quali avevano gli Americani grandissimo difetto. Nè mai in nissun'altra guerra i Francesi, i quali tanto si dilettano nel romor dell'armi, si erano così disiosi dimostrati di andar a mettersi sotto le insegne di un potentato forestiero. La qual cosa, sebbene si possa in parte attribuire alle opinioni, che a quei tempi regnavano generalmente in Europa in fatto di materie politiche, ciò non di meno si debbe massimamente dalla conosciuta inclinazione del governo riconoscere. Ella è anzi cosa molto probabile, che la Francia avrebbe piuttosto, ch'ella non fece, rotta la guerra alla Gran-Brettagna, se il Re francese fosse stato di meno mansueta natura di quello, ch'egli era veramente. Nè non davano molto sospetto all'Inghilterra, e molta speranza agli Americani gli apparecchiamenti marittimi, che con incredibil ardore si proseguivano nei porti della Francia e della Spagna. Dimandavan ragione di sì grandi apparati i ministri britannici, ai quali si rispondeva, che si temeva, per una querela nata col Portogallo, di vicina guerra con quel regno. Ed oltre a ciò, che giacchè i mari erano gremiti di flotte inglesi e di corsari americani; che non solo la guerra marittima si esercitava con tanta rabbia da ambe le parti, ma che tali eserciti erano stati mandati dall'Inghilterra nel Nuovo Mondo, che mai somiglianti vi si eran veduti ne' tempi andati, anche la Francia e la Spagna dovevan farsi forti sull'armi per proteggere il commercio loro, ed assicurare all'uopo le colonie. Aggiungevano, ch'era ben da maravigliare, che coloro, i quali non contenti all'aver messo in pronto col maggiore sforzo loro tutte le nazionali forze, avevano anche mandato in America un grosso esercito di mercenarj forestieri, trovassero, che strana cosa fosse, che i vicini loro anch'essi si preparassero alle difese contro tutti quei casi che potrebbero avvenire. Queste escusazioni, siccome non soddisfacevano al governo inglese, così non toglievano nissuna speranza agli Americani, i quali vedevano benissimo, che gli addotti motivi non eran proporzionali di gran lunga alla grandezza degli apparecchiamenti. Nè era dubbio, che siccome il patto di famiglia stipulato nel 1761 tra il Re Cristianissimo ed il Re Cattolico aveva dimostrato in questi due Re l'intenzione di alleare e collegare tutta la Casa dei Borboni contro l'Inghilterra per abbassare la sua potenza, così questa querela americana ne dovesse esser l'occasione. Questo era evidentemente lo scopo, al quale tendevano gli straordinarj preparamenti della Francia e della Spagna; e se in luogo di quei peritosi dottori di legge, i quali allora reggevano i consiglj britannici, l'animoso conte di Chatam, o qualche altro che lo somigliasse, avesse in questo tempo avuto la somma delle cose in mano, certo è, che l'Inghilterra avrebbe fin d'allora intimato la guerra ai Borboni; poichè si sa per pruova, che la fortuna è amica agli audaci, e che questo mondo è di chi se lo piglia. La Olanda poi, sebbene per non esser ella Stato altrettanto guerreggevole, che la Francia e la Spagna erano, non facesse preparamenti che potessero dar sospetto, tuttavia, pel maggior desiderio del guadagno in sul mercanteggiare, gli Olandesi abbondantemente gli Americani fornivano di munizioni, di armi, e di ogni altra cosa, che più sia alle guerre necessaria. Tutti gli altri potentati dell'Europa più, o meno del medesimo animo si dimostravano. Solo il Portogallo, persistendo nell'alleanza, si manteneva fedele all'Inghilterra, e non volle mai consentire, che da' suoi si fornissero gli Americani delle cose appartenenti alla guerra, nè si desse ricetto ne' suoi porti ai corsari loro.
Il congresso adunque, considerate molto bene tutte queste cose, e spinto dalla necessità, deliberò di usar la presente occasione. E stante che tutta questa lega, la quale contro l'Inghilterra si andava preparando, aveva per fondamento principale, e quasi per anima la Francia, così molto per tempo nell'anno 1776 aveva mandato presso quel governo Silas Deane, acciò spiasse meglio, quali fossero le intenzioni di lui verso l'America; disponesse vieppiù gli animi a favor suo, ed ottenessene intanto tutte quelle somministrazioni d'armi e di munizioni, che meglio sapesse e potesse. Eseguì egli molto diligentemente le sue commissioni, specialmente in rispetto all'ultimo capo delle somministrazioni. Non solo ottenne dagli uomini, o dalle compagnie private, tra i quali merita particolar menzione Carone di Beaumarchais, che con molto utile, e degli Americani e suo, prestò in questo un'opera molto eccellente, ogni sorta di armi e di munizioni, le quali dalle navi americane apertamente, e dalle francesi di nascosto erano portate in America; ma ancora trovò modo di cavarne dalle armerìe regie. Ebbe principalmente da queste quindicimila archibusi ad uso delle fanterie, i quali avviò con gran diligenza in America, dove furono molto opportuni. Usava ancora di condurre agli stipendj dell'America quei gentiluomini francesi, i quali di ciò si dimostravano vaghi; ma in ciò con poca soddisfazione del congresso, il quale non potette sovente star contento agli accordi fatti dal Deane, nè qualche volta ancora alle persone.
Ma, chiarita la independenza, e diventando da un altro canto le cose della guerra molto strette, aveva il congresso giudicato, cosa conveniente fosse il mandar uomini di maggior autorità, acciocchè rappresentando questa solenne ambascierìa tutto l'aspetto della repubblica rendessero al re Luigi testimonio di una singolare affezione e reverenza. Facessero anche ogni opera, perchè quello che non era che un semplice desiderio, diventasse volontà efficace, e l'intenzione si convertisse in atto. Per la qual cosa il congresso nella sua tornata dei 26 settembre chiamò commissarj alla Corte di Francia Franklin, Jefferson, e Deane, uomini tutti di gran maneggio e di giudizio fino. Ma essendosi scusato Jefferson, ebbe lo scambio in Arturo Lee. Il mandato loro fu di continuar a far procaccio di armi e di munizioni, di ottener licenza dal governo di allestir a spese degli Stati Uniti nei porti francesi alcune navi da guerra per correre addosso alle proprietà inglesi; e finalmente di tenere con uffizj ed offerte spesso sollecitato il governo di Francia, acciò concludesse un trattato d'alleanza, del quale il congresso aveva fatto una bozza, e rimessa ai commissarj. Avevano anche nel mandato medesimo di operar in modo, che la Francia accomodasse gli Stati Uniti con un presto di dieci milioni di franchi; e quando non se ne potessero ottenere altrettanti, se ne avessero almeno sei, o finalmente al postutto quattro. Sopra ogni cosa, procurassero, che la Francia riconoscesse pubblicamente la independenza degli Stati Uniti. E siccome sapeva il congresso, che quello che teneva sospesi gli animi dei principi a non voler far sì tosto questa riconoscenza, si era il timore, che gli Americani gli abbandonassero ad un bel bisogno, ed all'antica obbedienza ritornassero, così ordinò a' suoi commissarj, facessero ogni opera per persuadere al Re Cristianissimo, che gli Stati Uniti non erano mai per ritornare sudditi al Re della Gran-Brettagna; e che di niuna cosa, ch'egli per questa pia causa si promettesse delle forze ed opera loro, non sarebbe per ritrovarsi in alcun tempo ingannato; che mai non avrebbero conceduto agl'Inglesi nissun traffico esclusivo, o maggiori vantaggi, o privilegj di commercio, che ai sudditi della Francia concessi non fossero. Volle ancora, che offerissero ed ottenessero, che nel caso di guerra tra la Francia e la Gran-Brettagna, gli Stati Uniti e la Francia si obbligassero a dinunziarsi vicendevolmente i negoziati tendenti alla pace, i quali potrebbero nascere, acciocchè l'una parte e l'altra potessero, quando il volessero, entrarvi. Sollecitassero una nuova provvisione di venti o di trentamila archibusi con una certa quantità di artiglierie e gran copia di munizioni, da essere ogni cosa conviata dalle navi francesi sino in America; il quale convoglio però far si dovesse a spese degli Stati Uniti. E per aggiungere negli animi francesi alle speranze dei vantaggi da ritirarsi dall'unione con essi Stati anche il timore dei danni da una nuova congiunzione loro coll'Inghilterra, comandò il congresso a' suoi mandatarj, artatamente andassero spargendo, che malgrado la buona volontà degli Stati Uniti, non potevano però essi colle sole forze loro resistere alla prepotente forza della Gran-Brettagna lungo tempo; che ci era pericolo, se abbandonati fossero a loro medesimi, fossero per la necessità delle cose costretti a cedere, e che per la conquista ottenesse il governo britannico ciò, che la volontà loro non avrebbe mai potuto consentire. Rispetto poi alla Spagna, a fine di scemar il timore, ch'ella aveva della ribellione nelle sue proprie colonie, l'assicurassero con quelle più efficaci protestazioni, che migliori immaginar sapessero, che mai in nissun caso avrebbero le colonie spagnuole ricevuto dagli Stati Uniti molestia alcuna. Finalmente stessero vigilanti per penetrare, se mai covasse qualche nuovo trattato in Europa per inviar nuovi soldati mercenari a danni dell'America. E quando tale fosse il caso, si studiassero con ingegno di ottenere dalla Corte di Francia, che s'intromettesse per istornare un sì pernizioso disegno.
Avute tutte queste istruzioni partirono i mandatarj americani. Arrivava Franklin addì 13 dicembre a Nantes, e poco poi a Parigi. Da molto tempo non era in questa città capitato un uomo, che più di questo e venerando fosse, e venerato, o si consideri l'età sua, che già era oltre i settant'anni trascorsa; o l'eccellenza dell'ingegno, o la vastità della dottrina, o la fama della virtù. Nè medesimamente di lunga pezza era stata tra gli uomini francesi, naturalmente molto avidi di novità, tant'aspettazione, come in questi dì. Pareva, che di altro non si parlasse fra di loro, di altro non si scrivesse, ad altro forse non si pensasse, che a questa medesima causa americana, la quale tutti universalmente lodavano ed ammiravano. Giunto adunque l'inviato americano, se i popoli lo riguardassero, se con ogni curiosità le parole, gli atti e le opinioni ne spiassero, non è da domandare. Nè si potrebbe negare, che non abbia molto acconciamente quella via seguita, che alla condizione della sua patria, ed alla sua propria ottimamente si convenivano; Si dimostrava egli, ed in ogni luogo si appresentava come un cittadino d'un'infelice patria agli estremi casi ridotta dalla britannica crudeltà. Con quelle canute chiome, ed in quell'età ormai caduca, venuto essere a traverso un mare smisurato a raccomandare la causa di lei a coloro, che soccorrer la potevano. Non mai sì pietosa opera, come questa, essersi offerta a compire alla generosità francese; esser la Francia l'avvocata dei miseri, la difenditrice dei perseguitati, la protettrice degli oppressi; quella guerra essere per la parte britannica crudele; quel sangue sparso dagli Americani innocente; sperar essi nel patrocinio del Re ritrovare alcun rifugio alla loro misera e travagliata fortuna, e potersi un dì ridurre a vita tranquilla e sicura. Si ritraeva poscia alla villa di Passy, posta presso le porte di Parigi, dove pareva, deplorasse in quel secesso i duri casi dell'America. Si spargeva la voce, se a caso o a studio non saprei, che il governo inglese aombrasse per la vicinanza di lui, ed al francese domandasse, lo facesse allontanare. Quindi nacque fra i popoli quella compassione, che si ha di satura verso la virtù perseguitata. Tutti perciò lo guardavano con maggior curiosità; e ne' suoi passeggi, dove gli facevan l'accompagnatura molti fra i suoi paesani stati prima o manomessi crudelmente, o proscritti dal governo britannico, siccome pure nelle brigate sì pubbliche che private, e nelle adunanze delle accademie dei dotti, dove interveniva spesso, si facevano le affoltate per vederlo. Su pei canti si vedevano i ritratti di Franklin, dipintovi con aspetto venerabile, e con vestito, come si suol fare, anzi un po' strano, che no. Viveva poi a Passy con una certa semplicità, che molto ritraeva da quella degli antichi filosofi; ed i suoi arguti motti, e le gravi sentenze facevan sì, che molti a Socrate lo somigliassero. Così il nome di Franklin era in bocca di tutti; e la moda, che sì spesso aggira i cervelli francesi anche nelle cose più leggieri, s'era questa fiata volta ad un oggetto molto grave, e degno d'osservanza. Ma egli intanto, contento all'aver guadagnata l'attenzione, ed eccitata verso la patria sua la compassione di quegli spiriti parigini cotanto gentili e ben creati, a questo non si ristette; che anzi con eccellente industria, e con molta segretezza andava presso i ministri, dai quali era udito con allegra fronte, avanzando la causa dei suoi mandatori. Nel che faceva grandissimi frutti, e si speravano dalla Francia di breve pubblici ed efficaci ajuti.
Ma in questo mezzo, essendosi la fortuna tanto contraria dimostrata nella Nuova-Jork, e nella Cesarea agli Americani, trovandosi le cose loro di tal maniera afflitte, che non che altro l'istessa città capitale della lega portava grandissimo pericolo di cader in mano del vincitore, temette il congresso, che tosto che le infelici novelle fossero pervenute in Francia, si raffreddassero le pratiche già incominciate coi governi francese e spagnuolo da' suoi delegati; e che questi governi dubitando della prossima rovina dell'America, e della costanza degli Americani, non si ritraessero. Per la qual cosa deliberò di fare alla Francia ed alla Spagna nuove e più gagliarde protestazioni tendenti a far credere, di voler ad ogni rischio nella intrapresa via continuare, ed a far loro più grassi partiti, quando a favor suo si discoprissero. Scrisse ai suoi delegati, assicurassero di nuovo quei governi, che gli Americani s'erano fermi a voler mantenere ad ogni evento la independenza. Comandò loro, ponessero ogni studio, perchè la Francia si discoprisse ad ogni modo contro la Gran-Brettagna con assaltar l'Elettorato d'Hannover, o quell'altra parte dei dominj britannici, che più opportuna sarebbe creduta sia in Europa, che nell'Indie orientali od occidentali. E per questo ottenere più facilmente, facessero certo il Re Cristianissimo, che in caso, che Sua Maestà denunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, congiungerebbero gli Stati Uniti le forze loro colle sue per conquistar le isole di Terra-Nuova e del Capo-Brettone, e che, ottenuto l'intento, si escluderebbero per sempre dalle pescagioni del merluzzo su per quelle spiagge i sudditi del Re britannico, e quei di qualunque altra nazione, dimodochè solo gli Americani ed i Francesi avrebbero il diritto di esercitar quelle pescagioni; che il Re Cristianissimo possedesse in piena proprietà la metà dell'isola di Terra-Nuova, purchè egli fornisse all'uopo gli Stati Uniti del necessario navilio per soggettar la provincia della Nuova-Scozia; e che questa medesima provincia coll'isola del Capo-Brettone, e la rimanente parte della Terra-Nuova fossero ridotte sotto l'imperio della repubblica. Quando poi le mentovate offerte non bastassero a persuader la Francia alla guerra, proponessero di più, che gli Stati Uniti erano pronti a consentire, che tutte quelle isole inglesi dell'Indie occidentali, le quali nel corso della guerra conquistate fossero dalle forze unite della Francia e dell'America, cadessero in assoluta proprietà del Re Cristianissimo; e che a questo fine avrebbero essi somministrato le provvisioni a proprie spese, e sino al valsente di due milioni di dollari, come pure sei fregate allestite e fornite di tutto punto, e pronte a mettere in mare. Che avrebbero in somma tutta quella assistenza data in queste spedizioni, che a buoni e fedeli alleati meglio si convenissero. Che finalmente avrebbero stipulato, che tutto il traffico, che si sarebbe fatto all'avvenire tra gli Stati Uniti e le Antille, sarebbe esercitato dalle navi dei sudditi di Sua Maestà Cristianissima e degli Stati Uniti. L'animo poi del Re Cattolico volevano si tentasse con promettergli, caso dinunziasse la guerra alla Gran-Brettagna, di aiutarlo a ridurre in sua potestà la città ed il porto di Pensacola. Gli si proponesse ancora di concludere cogli Stati Uniti un trattato di alleanza e di commercio somigliante a quello, che al Re Cristianissimo era stato proposto. Aggiunsero all'uno ed all'altro Re, che quando fosse vero, come già n'eran pervenute le novelle, che il Re portoghese avesse con insulto da' suoi porti cacciato, o confiscato i vascelli americani, e quando ciò fosse cosa grata alla Francia ed alla Spagna, avrebbero gli Stati Uniti a quel Re intimato la guerra.
Nè qui si ristettero in questa bisogna i pensieri del congresso. Mandarono commissarj alle Corti di Vienna, di Prussia e di Toscana, nelle quali non si vedevano male disposizioni verso l'America, anzi molti segni d'istimare la salvezza della repubblica. Volle, che que' sovrani fossero accertati della determinazione degli Stati Uniti a voler persistere nell'independenza. Gli piacque ancora, che questi commissarj usassero ogni studio loro, perchè le sopraddette Corti, ma specialmente l'Imperatore di Germania, ed il Re di Prussia s'intromettessero, perchè non fossero mandati a' danni dell'America altri soldati mercenarj tedeschi o russi. Ebbero anche in mandato di proporre alla Corte di Berlino un trattato di amicizia e di commercio, quando ciò non dispiacesse ai Re, Cristianissimo e Cattolico.
Queste furono le risoluzioni prese dal congresso in fortificazione dello Stato in tanto pericolo delle cose sue. Nel che si vede, ch'ei trattava colla medesima costanza i negoziati co' principi e niente più pigramente provvedeva alle cose, che appartengono all'esercizio della guerra. Non solo ei non fece alcuna vista di voler abbandonar il proposito dell'independenza, o di calare a qualche accordo coll'Inghilterra, ma neanco nissuna proposizione, od offerta fece ai principi forestieri, la quale dimostrasse la disperazione, o si sconvenisse ad uno Stato ottimamente constituito, forte ed independente. Per verità alcuni membri del congresso posero in questa occorrenza certi partiti, che minor costanza e fiducia dinotarono. Conciossiacosachè taluno fosse diventato fautore, che si facesse abilità ai commissarj presso la Corte di Francia, offerissero di trasferire, a favor di questa tutto quel monopolio di commercio, di cui aveva goduto l'Inghilterra; altri, che le si proponesse il monopolio d'alcuni capi di commercio, ed altri ancora una lega offensiva e difensiva. Ma vinse la fortuna della repubblica, la quale l'aveva a migliori condizioni destinata; e tutte queste proposte, contraddicendo la più sana e la miglior parte dei membri del congresso, non si ottennero. Nissuno non vedeva, che se accettate si fossero, avrebbero, mostrando disperazion delle cose, un tutto contrario effetto partorito a quello, che gli autori loro ne aspettavano. Perciocchè la Francia aveva ben altri e più forti motivi, che questi non erano, per romper la guerra alla Gran-Brettagna, i quali avrebbero bastato per indurla a pigliar tal partito, solo che gli Americani si dimostrassero costanti nel proponimento loro, e con forti animi, e con ogni sforzo la guerra esercitassero.
Queste instruzioni del congresso inviate a' suoi commissarj furono per via intraprese dagl'Inglesi, i quali le fecero pubblicare. Del che non si mostrò malcontento il congresso. Perciocchè non dubitava, che il dimostrare con tanta efficacia, che continuasse in tutti la medesima prontezza a non voler tornare sotto l'obbedienza britannica, mentre la fortuna loro era condotta a tanto bassamento, convincesse coloro fra i principi europei, i quali lo sceveramento dell'Impero britannico desideravano, ch'era tempo, che si discoprissero, acciocchè quello, a che gli Americani non volevano consentire, l'inferiorità delle forze loro e la conquista non se lo facessero.
Ma qualunque fossero la costanza del congresso, o l'opportunità delle sue proposte ai principi forestieri, poco si poteva sperare, che in tanto pericolo delle cose sue acconsentissero questi al venire a parte, abborrendo ciascuno dal prender briga di ripescar coloro che sommergono. Certo poco profittan le parole, quando elleno non sono dalle buone armi, e dal favor della fortuna accompagnate. E così deboli erano le speranze, alle quali si atteneva sul finire del presente anno il destino dell'America, che si doveva ragionevolmente credere, che due o tre notti fredde, che si fossero messe, fatto gelar le acque della Delawara, avrebbero posta in mano degl'Inglesi, senza che gli Americani opporvi si potessero a patto nissuno, la città capitale di tutta la lega. E quando questa gelata contro il solito della stagione non avesse avuto luogo, la più gran parte del già sì debole esercito di Washington si sarebbe risoluta pel finir delle ferme nell'uscir dell'anno. Nè si poteva credere, che in tanta avversità nuovi soldati venissero a pigliare il luogo di quelli, che se ne andavano. In questo stato di cose altro non si poteva aspettare, che un soggettamento senza ostacolo delle province più aperte, e che, ritiratisi i miseri avanzi dell'esercito americano ai luoghi più forti, nelle selve e nelle montagne inaccessibili, nascesse una guerra guerriata, la quale nulla potrebbe importare alla somma dell'impresa. Ma Washington non si disperava; e prima che, o il gelicidio sopraggiungesse, o finissero le ferme dei soldati, volle con audace e ben ponderato consiglio far nuova pruova della fortuna della repubblica, con affrontar un nemico vittorioso e forte, il quale a tutt'altro pensava fuori che a questo. Del che debbono i posteri suoi avergliene una eternal riconoscenza; imperciocchè da questa improvvisa fazione cambiossi ad un tratto, e fuori di ogni aspettazione la condizion della guerra, ed incominciò la vittoria ad inclinare alle parti americane. Aveva egli osservato, che Howe, o fosse per procurare a' suoi soldati alloggiamenti più comodi in quell'aspra stagione, o per impedire, come si credette, il reclutar degli Americani, o che giudicasse in modo la guerra vinta, ed i nemici inabili a qualunque sforzo, aveva troppo distese le ali del suo esercito, occupando tutta la provincia della Nuova-Cesarea, e la riva sinistra della Delawara da Trenton sino a Burlington. Aveva le sue stanze a Trenton il colonnello Ralle, valoroso capitano di Essiani colla sua brigata di fanti, ed alcuni pochi cavalleggieri inglesi, e cinquanta stracorridori, che sommavano in tutto a quattordici o quindici centinaia di soldati. Alloggiava più sotto a poche miglia a Bordenton il colonnello Donop con un'altra brigata di Essiani; ed ancor più in giù, distante a venti miglia di Filadelfia, aveva i suoi quartieri un'altra schiera di Essiani e d'Inglesi. Gli uni e gli altri stavano a mala guardia, sia perchè conoscevano, esser il nemico non che debole, quasi affatto distrutto, sia perchè per le passate rotte lo tenevano molto imbelle, e come spogliato d'ogni onore della milizia. Il rimanente esercito si era fermato in luoghi più lontani, e principalmente a Princetown, a Brunswich e ad Ambuosa. Washington, considerata bene la larghezza degli alloggiamenti del nemico, entrò in isperanza di potere con un improvviso assalto opprimere quelle bande, le quali erano più vicine al fiume, e sì dall'altre lontane, che non avrebbero potuto essere soccorse a tempo. Perchè poi l'assalto procedesse con ordine, e partorisse maggior frutto, distinse tutto il suo esercito, il quale per la più parte consisteva nelle cerne della Pensilvania e della Virginia, in tre schiere, la prima delle quali, ch'era la principale, dovesse varcar il fiume a Mackenky's-ferry circa nove miglia sopra Trenton. Questa doveva guidar egli stesso, accompagnato dai generali Sullivan e Greene, ed aveva seco alcuni pezzi di artiglierie da campo. S'intendeva, ch'ella facesse impelo contro Trenton. La seconda, che obbediva agli ordini del generale Irwin, doveva traversar a Trenton-ferry un miglio circa sotto il borgo di questo nome, ed arrivata sulla sinistra del fiume impadronirsi spacciatamente del ponte posto sul rio di Trenton, e ciò per impedire che il nemico, rotto che fosse a Trenton dalla schiera di Washington, non potesse per questa strada trovare il suo scampo. La terza, ch'era posta sotto i comandamenti del generale Cadwallader, doveva traghettare a Bristol per andar a pigliar il posto di Burlington. La notte di Natale fu destinata alla fazione. Preso, come si è detto, modo ad assalir il nemico, procedevano gli Americani con mirabile silenzio ed ordine verso la Delawara. Dicevasi ai soldati per tener fermi gli animi loro, e deliberati al combattere, stessero obbedienti agli ordini, e nell'animo forti; si levassero dal viso le macchie dell'Isola-Lunga, della Nuova-Jork e della Cesarea; si poneva loro davanti la necessità, la gloria, le magnifiche spoglie della vittoria; avvisassero, che quella notte fatale doveva il destino della patria definire. S'infiammavano d'ardentissimo desiderio della vittoria. Giugnevano tutto e tre le schiere sull'imbrunire sopra la sponda del fiume. Aveva sperato Washington di poterlo passare, e trasportar sull'altra riva le artiglierie, prima che fosse fatto mezza notte, e perciò aver tempo di sopraggiungere sullo spuntar dell'alba, e sorprendere il nemico a Trenton. Ma essendo il freddo molto aspro, il fiume si trovò sì fattamente ingombrato di grossi diacci, che non si potette por piede e sbarcar le armi sull'altra sponda prima delle quattro della mattina. Passato il fiume, la schiera si divideva in due bande, delle quali la prima voltasi a diritta s'incamminava a Trenton per la via più bassa, che corre a riva la riviera; e l'altra condotta dallo stesso Washington camminava per la via superiore, o sia per la strada di Penington. E siccome la distanza per a Trenton per queste due strade era ad un di presso eguale, si credette, potessero l'una e l'altra banda arrivarvi nel medesimo punto. Fu imposto loro, venissero tostamente, ed a prima giunta alle mani, e, messe in fuga le prime scolte, corressero senza frappor tempo in mezzo contro il grosso del nemico a Trenton, acciocchè non avesse questi comodità di apparecchiarsi all'assalto. Facevano ogni diligenza per arrivare prima del dì. Ma erano molto ritardati da un grosso nevazìo, e da una pioggia grandinosa, che rendevano anche le vie molto sdrucciolose. Arrivavano alle otto l'una e l'altra banda. Malgrado tanti Impedimenti, e l'ora già tarda, non ebbero gli Essiani del Ralle alcun avviso dell'approssimarsi del nemico. Gli Americani adunque venuti sopra alla non pensata, fatto impeto nelle scolte, le mettevano in rotta. Ralle mandava in soccorso il suo reggimento, acciocchè, ricevuta la prima impressione, gli ritardasse, finchè il grosso avesse tempo di ordinarsi alle difese. Ma la fuga dei primi sbaragliava anche gli ordini dei secondi, e gli uni e gli altri si ritiravano a rotta al principale alloggiamento. Il capitano tedesco, ordinati a molta fretta i suoi, gli traeva fuori per dar la carica al nemico in luogo aperto. Ma ferito mortalmente nel primo assalto, e affoltandosi gli Americani con molta furia, i lanzi si voltarono in fuga, lasciando sul campo sei pezzi di minute artiglierie. Si attentaron essi di scantonarsela difilatamente per la via di Princetown. Ma, accortosi Washington del disegno, fatte marciare rattamente alcune compagnie, che da fronte gli assalissero, gl'intraprese. Accerchiati in tal modo da ogni parte i tre reggimenti dei lanzi di Ralle, di Anspach e di Knyphausen furon costretti a por giù le armi, e ad arrendersi a prigionieri di guerra. Alcuni pochi, massimamente cavalleggieri, stracorridori, ed altri fanti più spediti, in somma quasi cinquecento soldati, trovarono modo di scampare per la via di sotto, che conduce a Bordenton. Un altro numero di Essiani, i quali erano quella mattina usciti alla busca, e lontani dal campo, udito il remore, e poscia la rotta dei compagni, se ne fuggirono a Princetown. Aveva bene il generale Irwin fatto ogni sforzo per passare il fiume al tempo prescritto, e poter quindi cooperare per la parte sua al compimento di tutto il disegno. Ma tanto si erano in questa parte del fiume accumulati i ghiacci, che la passata ne fu del tutto impossibile. E perciò questa parte di Essiani ebbero la via libera per ricoverarsi in salvo a Bordenton. L'istesso incontro ebbero i tentativi fatti dal generale Cadwallader per valicar più sotto, ed andar a pigliare il posto di Burlington, come n'era stato il pensiero. Perchè dopo di aver trasferito sulla sinistra riva una parte delle sue fanterie, non si trovò modo a portar oltre le artiglierie; e perciò inabili a far frutto alcuno, e trovandosi in pericolo, furon di nuovo fatte venire sulla diritta. Così una parte sola del disegno del capitano del congresso ebbe l'esito che si aspettava. Ma da quello che si ottenne, si può argomentare, che, se non correva in quella notte il verno sì aspro, e tutte avessero la esecuzione loro avuta, tutte le bande regie, che si trovavano nelle vicinanze del fiume sarebbero state attorniate e prese. Pochi fra gli Essiani furono morti o feriti, non più di trenta o quaranta. Ma i prigionieri sommarono a prima giunta a meglio di novecento; poi, raccolti quei che si erano nascosti per le case, a meglio di un migliaio. Ottenuto questo prospero successo, Washington si ristette, non volendo perdere per imprudenza quel frutto, che con tanta discrezione aveva acquistato. La forza delle sue genti non era tale, che potesse resistere a quelle, che in poco d'ora avrebbero i capitani inglesi potuto raccorre. Conciossiachè una grossa banda di fanti leggieri aveva le sue stanze a Princetown, Terra distante a poche miglia da Trenton; alla quale avrebbero potuto facilmente congiungersi la brigata di Donop, ed altri battaglioni, che avevano gli alloggiamenti nei circonvicini luoghi. Perciò abbandonato Trenton, e conducendo seco a man salva i prigionieri, le conquistate armi e le bandiere, si ritrasse sulla destra riva del fiume.
I Capi americani si deliberarono di usare in ogni modo la opportunità della vittoria a fine di spirar coraggio e maggior caldezza agli animi de' sbigottiti popoli. Perciò fecero marciare a guisa di trionfo i soldati cattivi, le armi e le insegne conquistate per le vie di Filadelfia. Ciò nonostante, tanto era spaventoso ai popoli d'America il nome di questi Tedeschi, che molti si eran dati a credere nel momento stesso, in cui andavano i vinti a processione per la città, che questo fosse un inganno dei Capi per aggirargli; stimando, fosse impossibil cosa, che i lanzi fossero stati superati dai soldati americani. Degl'Inglesi non temevano altrettanto; perchè gli conoscevano; ma di questi forestieri assai, siccome l'uomo suol più temere delle cose ignote; e poi la lingua loro strana, le maniere affatto nuove, gli abiti diversi generavano lo spavento. Ma quando si accorsero, esser vera la cosa, non si potrebbe con parole descrivere, quanto si rallegrassero a sì insperato accidente, e si confortassero quei popoli; e siccome prima gli stimavan da più, così ora gli tenevan da meno degl'Inglesi. E brevemente da quest'affare di Trenton cominciò a variarsi la condizione delle cose, sicchè quei, che quasi disperati erano, diventassero confidentissimi. Nè minor maraviglia provarono gl'Inglesi a così subito ardimento, ed a questi nuovi rigogli di un nemico, il quale credevano vinto e disfatto. Non potevano restar capaci, come una gente, che nell'arte della guerra era tenuta fra le prime, fosse stata obbligata a cedere ad una milizia raunaticcia, male armata, e peggio disciplinata. Quindi, come si fa nelle disgrazie, i rimproveri, le accuse ed i sospetti erano frequenti; che il generale inglese avesse ordinato i quartieri del suo esercito troppo larghi; che Ralle mal si fosse consigliato, trovandosi più debole, a lasciar l'alloggiamento, ed uscir alla carica; che fossero stati a sì mala guardia; e che invece di star alle poste iti fossero scorrazzando a saccomanno. Comunque ciò sia, ogni cosa in moto nell'esercito britannico. Donop, udite le novelle, temendo di sè, e de' suoi, si ritirò più che di passo per la via d'Ambuosa, ed andò a congiungersi col generale Leslie a Princetown; ed il generale Grant, il quale con il grosso dell'esercito stanziava a Brunswick, si condusse pur esso ad accozzarsi colla vanguardia a Princetown. Il conte di Cornwallis medesimo, il quale si trovava alla Nuova-Jork in procinto di far vela per l'Inghilterra, sentito l'impensato accidente, se ne tornò speditamente nella Nuova-Cesarea.
Ma intanto gli Americani, ripreso ardire, correvano all'insegne, e l'esercito di Washington si trovò talmente ingrossato, ch'egli alzò l'animo a maggiori pensieri, e credette poter tentare qualche cosa sulle rive della Nuova-Cesarea. Perciò ordinò a Cadwallader, che, valicato il fiume, andasse a pigliar un posto forte dall'altra parte, dimodochè però procedendo con molta cautela, evitasse i casi improvvisi. Mifflin con un grosso polso di bande pensilvanesi s'era accostato al generale Irwin, e l'uno e l'altro passarono il fiume. Poco poi seguitò Washington medesimo, e si fece la massa di tutte le genti a Trenton. Quivi le genti della Nuova-Inghilterra, compiute le ferme, se ne volevano andare; ma colle preghiere, e con un caposoldo di dieci dollari ciascuno, i più furon fatti rimanere. Il nemico, che si era fatto forte a Princetown, deliberò di non perder tempo, e di andar ad assalire Washington ne' suoi alloggiamenti di Trenton, prima ch'ei ricevesse nuovi rinforzi, e forse anche sapendo e sperando, che pel finir delle ferme si sarebbe una parte del suo esercito sbandata.
1777
Adunque il dì due gennaio Cornwallis marciava coll'antiguardo sopra Trenton, dove arrivò verso le quattro della mattina. Il retroguardo si trovava a Maidenhead, Terra posta a mezzo cammino tra Princetown e Trenton. Altri reggimenti erano sulle mosse da Brunswick per andar a rinforzare l'esercito principale. Washington, trovandosi il nemico sì grosso e sì vicino, ritirava i suoi alloggiamenti sull'opposta riva del rio di Trenton, che chiamano anche Assumpink, dove, occupato e guardato bene il ponte, attendeva a fortificarsi. Gl'Inglesi si attentavano di passare in varj luoghi; ma sempre invano, trovandosi tutti i guadi ottimamente custoditi. Si diè mano dall'una parte e dall'altra al trar delle artiglierie, sebbene con poco frutto, stando forti gli Americani nel loro vallo; il che durò sino alla seguente notte. Cornwallis aspettava i rinforzi per andar all'assalto all'indomani; ma l'Americano non intendeva di tirar un sì gran dado. Da un altro canto il ripassare la Delawara, ch'era allora più che mai fosse ingombra di ghiacci, ed avendo sì vicino e sì gagliardo il nemico, era impresa troppo piena di pericolo, perchè tentar si potesse. Perciò si trovava di nuovo in grandissima difficoltà. In questo stato di cose fece Washington una molto audace risoluzione, e questa si fu, poichè si era condotto tanto innanzi, che senza manifesto pericolo non poteva tornar indietro, di abbandonar ad un tratto le rive della Delawara, e di portar la guerra nel cuore stesso della Nuova-Cesarea. Avvisossi, che Cornwallis, siccome pareva più verosimile, dubitando di esser tagliato fuori dalla provincia della Nuova-Jork, e temendo forte per le canove, che abbondantemente ad uso di tutto l'esercito britannico s'eran fornite in Brunswick, si sarebbe anch'esso allontanato dal fiume, ed in tal caso la città di Filadelfia sarebbe preservata, una gran parte della Nuova-Cesarea ricuperata, e la guerra da difensiva cambiata in offensiva; il che avrebbe dato nuovo animo all'universale dei popoli. Ovvero, persistendo l'Inglese nel suo disegno, si sarebbe recato al di là del fiume, ed impadronitosi di Filadelfia. Ma, qualunque avessero ad essere gli effetti di questo sinistro avvenimento, sarebbe stato sempre miglior consiglio il perder Filadelfia, conservando intiero l'esercito, che il perder ad un tratto e quella, e questo. Fatta la deliberazione, la quale fu approvata da una Dieta di tutti i capitani dell'oste, si pose tosto mente a mandarla ad effetto. S'inviaron gl'impedimenti più sotto a Burlington; e quando fu alta ora, cioè un'ora della mattina, non buzzicandosi i nemici, gli Americani riaccesi i fuochi nel campo loro, lasciate le guardie al ponte ed ai guadi, perchè secondo il solito facessero la ronda, e battessero le strade, si difilarono con eguale, e silenzio, e rattezza, passando per la via più lunga di Allenstown per isbrigarsi dal rio, e schifar l'incontro del nemico a Maidenhead, verso Princetown. S'eran posati quella notte in questa Terra tre reggimenti inglesi, due dei quali già s'erano inviati a levata del sole per alla volta di Maidenhead. Sopraggiungevano in questo mentre gli Americani, e gli assalivano con molta vigorìa. Gl'Inglesi si difendevano con gran valore, dimodochè le milizie americane, le quali erano andate le prime all'assalto, si volgevano in fuga, e si ritiravano disordinate. In questa prima affrontata fu ferito mortalmente il generale Mercer, mentre faceva ogni sforzo per rannodar i suoi. Ma Washington, veduta la rotta della vanguardia, e conoscendo ottimamente, che la perdita della giornata sarebbe stata la totale rovina dei suoi, si spinse avanti colla sua schiera composta di quelle genti, che avevano avuta la vittoria di Trenton, e rinfrescò la battaglia. Sopraffatti i due reggimenti inglesi dal numero e dalla furia del nemico, furon separati l'uno dall'altro, e si trovarono in grandissimo pericolo. Il colonnello Mawhood, che ne guidava uno, dopo d'aver sostenuto con maraviglioso ardire per un pezzo il durissimo assalto, fatto un grande sforzo, e puntando colle baionette ferocemente, si aprì la via per mezzo gli ordini delle schiere nemiche, e si ritirò a salvamento a Maidenhead. L'altro, che era la retroguardia, sostenuta lunga pezza la carica, non potendo aprirsi la via verso Maidenhead, ritornò per la via di Hillsborough a Brunswick. Un terzo, che si trovava tuttavia a Princetown, si ritirò anch'esso, dopo un leggier conflitto, di gran passo a Brunswick. Morirono in questo fatto degl'Inglesi da cento, e circa trecento furon fatti prigionieri. Dal canto degli Americani pochi meno morirono. Ma tra questi il generale Mercer, lodato ed esperto capitano della Virginia, lasciò grandissimo desiderio di sè nell'animo di tutti, e principalmente in quello di Washington, il quale lo riputava molto, e teneva caro. Dopo il combattimento gli Americani fecero la mossa a Princetown.
A levata del dì, accortosi Cornwallis, che gli Americani avevano abbandonato il campo di Trenton, e conosciuto tostamente, qual fosse il disegno loro, levatosi anch'esso dal suo si avviò molto tostamente verso Brunswick, temendo delle bagaglie e munizioni che ammassate vi erano. Arrivò alla coda dell'esercito americano a Princetown. Washington si trovava di nuovo in grave pericolo. I suoi soldati erano aggravati dal sonno, non avendo dormito le due notti precedenti, ed oltreacciò stanchi dalle fatiche, afflitti dalla fame, pressochè nudi in quella sì aspra stagione. Aveva alle spalle un nemico, che lo perseguitava, possente di numero, fresco dal riposo, abbondante di tutte le cose. In tal condizione, non che potesse sperare di continuar ad offendere, doveva recarsi a gran ventura, se potesse a luoghi forti e sicuri ritirarsi. Per il che, lasciata la Terra di Princetown, s'incamminò rattamente verso le parti superiori e montagnose della Cesarea; e per ritardare il nemico ebbe rotti i ponti sul fiume Millstone, che corre tra Princetown e Brunswick. Quindi, valicato il fiume più grosso detto il Rariton, andava a porre gli alloggiamenti a Pluckemin, dove le sue genti si riconfortarono dalle sofferte fatiche e dai corsi pericoli. Ma trovandosi molto debole, ed assottigliandosi il suo esercito ogni dì di vantaggio pel numero degli ammalati e degli andantisi, deliberò di accamparsi più in su in un luogo più sicuro. Perchè, dopo che ebbe per la necessità delle cose tentato colle precedenti fazioni la fortuna, gli piaceva il procedere sicuramente, e l'uscire il meno che potesse dalla potestà di sè medesimo. Si ritirò a Morristown nell'alta Cesarea. Cornwallis, non credendo di poter seguitar il nemico con frutto su per quelle balze, si avviò a Brunswick, dove trovò il generale Matthews, che aveva avuto una gran battisoffiola, e già aveva incominciato a sgomberar le bagaglie e le munizioni. Ma Washington, ricevuti alcuni racimoli di nuove fanterie, e riconfortati i suoi, fra breve uscì di nuovo alla campagna correndo tutto il paese sino al fiume Rariton; che anzi, valicato questo, ed entrato nella contea di Essex, s'impadronì delle Terre di Newarck, di Elisabetta, e perfino di Woodbridge, di maniera, che ei signoreggiava tutta la costa della Cesarea, che guarda l'Isola degli Stati. E seppe così bene, e tanto acconciamente pigliar i posti, ed affortificargli, che i regj non ebbero ardire di tentare di sloggiarnelo. In cotal modo l'esercito britannico, il quale aveva corso vittoriosamente tutta la Cesarea sino alla Delawara, e ridotto in così imminente pericolo la città stessa di Filadelfia, si trovava ora ristretto nei soli due posti di Brunswick, e di Ambuosa, i quali eziandio per la sola via del mare potevano colla Nuova-Jork aver comunicazione. Così da un esercito presso che ridotto allo stremo fu salvata Filadelfia, preservata la Pensilvania, ricuperata la Cesarea quasi tutta, ed il suo avversario vittorioso e potente in istretti termini confinato; e non che osasse offendere, ridotto alla necessità del difendersi.
Tutte queste sì inaspettate fazioni acquistarono grandissima riputazione al capitano del congresso, e tutte le nazioni, non che l'americana, furono soprapprese da non poca maraviglia. Ognuno lodava la prudenza, la costanza e l'ardimento del generale Washington. Tutti lo chiamavano il salvatore della sua patria; tutti lo pareggiavano coi più riputati capitani dell'antichità, e specialmente col nome di Fabio americano lo distinguevano. Era egli nelle bocche di tutti gli uomini, e nelle penne degl'ingegni più elevati. I maggiori personaggi di Europa fecero con esso lui ogni uffizio di lode e di congratulazione. Così non mancarono al generale americano nè una insigne causa da difendere, nè l'occasione di acquistar gloria, nè l'ingegno per usarla, nè la fama che lo esaltasse, nè tutta una generazione d'uomini atta e molto ben inclinata a celebrarlo.
Il congresso poi, preso maggior confidenza in lui, ed avendo veduto, che per opera sua già s'era risvegliata la fortuna della repubblica, decretò, che nelle consultazioni fatte nelle Diete militari non foss'egli obbligato alla pluralità dei voti, nè al parere degli uffiziali generali, coi quali opportuna cosa credesse il consigliarsi. Volle anzi, che in ogni caso seguisse quei consigli, che di per sè conoscesse, poter ritornare a maggior benefizio dell'impresa. Ritornò il congresso a Filadelfia, intendendo di vieppiù riconfortare i popoli.
Le cose intanto continuarono nel medesimo stato tutto l'inverno, e la maggior parte della primavera. Seguivano però spesse scaramucce tra le due parti, le quali altro effetto non partorivano, che quello di tribolare ed istancar l'esercito britannico, e di dar nuovo coraggio agli Americani. Erano, siccome abbiam detto, le genti del Re ristrette nelle due Terre di Brunswick e di Ambuosa, donde poco s'ardivano di saltar fuori, e non potevano non che buscare alla scapestrata, foraggiare senza pericolo. Perchè non solo la gente assoldata di Washington, ma gli abitatori stessi della Cesarea a grandissima rabbia commossi dalle enormità commesse, principalmente dagli Essiani, e parte anche dagl'Inglesi, prese le armi, saltavan fuori dalle case loro e dai luoghi opportuni alle insidie, e le bande scorrazzanti con subiti assalti opprimevano. Quei, che non potevano portar le armi, facevan l'uffizio di spie, di maniera, che appena, i regj incominciato avessero una mossa, i repubblicani n'erano informati, e si apparecchiavano a sturbarla. Questo tanto cambiamento nell'animo dei Cesariani, i quali, subito dopo le fazioni della Nuova-Jork, dimostrati si erano favorevoli alle armi del Re, debbesi alla barbara ferità, colla quale i soldati del Re la guerra esercitavano, intieramente riputare. Si levò in America un romor universale contro le crudeltà, gli ammazzamenti, i ratti, le rapine del distruggitore esercito; le quali se convien credere, siano state esagerate, forza è pur confessare, siano state la gran parte vere. Questi Essiani naturalmente feroci, per niente avvisantisi nè di umanità, nè di non umanità, nissun modo conoscendo, che violento non fosse, nè altra sorta di guerra, che quella di ridur tosto col maggior possibil danno sì pubblico che privato il nemico a divozione, non mettevano nissun freno alle voglie loro, nè nissun fine alle devastazioni. Fu scritto da alcuni, che fosse nata tra questa gente zotica una opinione, che quelle terre che in America conquistassero, avessero a diventar loro proprie, e perciò riputassero i possessori di queste, come naturali nemici loro, che bisognasse spegnere ad ogni modo. Ma che trovandosi poscia ingannati della opinione loro, venissero in sul saccheggiare ed abbottinare a guerra rotta le cose mobili. E si disse ancora, che questi uomini trauzeschi con tanta ingordigia in ciò si adoperassero, che finalmente ne diventasser sì ingombri di preda, che fossero male atti alle fazioni militari. Questo desiderio del predare accrescevano vieppiù gli Americani cogl'improperj contro gli Essiani. Avvezzi alla libertà detestavano, ed abborrivano quest'imbestiati mercenarj, i quali non contenti, dicevano, di sopportare il dispotismo in casa loro, si facevano ancora per pochi denari gl'istromenti della tirannide in casa altrui, venivano a tramescolarsi in una domestica querela, dove non avevano interesse di sorta alcuna; che avevan lasciate le case loro nel vecchio mondo per venir a far beccheria nel nuovo di un popolo innocente e generoso, il quale non aveva fatto loro ingiuria alcuna; che anzi aveva ricevuto in luogo di asilo, e confortato ospitalmente una moltitudine degli antenati loro, che fuggivano una tirannide simile a quella, che ora vorrebbon essi nell'America stabilire. A queste parole i Tedeschi si accanivano vieppiù, e dimostravan coi fatti la rabbia loro. Era un aspetto terribilissimo e crudelissimo a vedere quella campagna fertilissima abbruciata e danneggiata in ogni suo bene. Amici e nemici, repubblicani e reali, tutti erano vittime di tanto furore. Sverginate le donzelle, svergognate le spose nelle case, e sotto gli occhi dei padri e dei mariti loro. Molte fuggivano spaventate nelle selve. Ma nemmen là potevan trovare rifugio contro la bestiale lussuria dei barbari imperversati, che con ogni diligenza le ricercavano. Le case arse o distrutte, i bestiami o rapiti, o uccisi; ogni cosa disterminata. Il generale essiano de Heister non che comportasse tant'enormità a' suoi soldati, dava loro la briglia in sul collo; ed il generale inglese avrebbe voluto, ma non poteva frenarle. Erano questi Essiani altrettanto numerosi, quanto gl'Inglesi medesimi, e non si volevan disgustare. Quindi questa peste pel malo esempio, e per l'impunità si appiccò alle genti britanniche, sicchè facevano a gara colle tedesche nel rubare, rapire, violare, ardere, e guastare. La Nuova-Cesarea ne fu sperperata in fondo. L'America fu riempita di querele, e la fama di tante ingiurie si sparse per tutta l'Europa con gran carico dell'Inghilterra. I popoli si raccapricciarono; particolarmente i Francesi mansueti di natura, nemici agl'Inglesi, favorevoli agli Americani. Dappertutto si diceva, essere rinati in America per opera del governo inglese il gotico furore e la settentrionale barbarie. Ma tanta immanità ritornò in capo, e riuscì ancor più pregiudiziale agli autori, che non ai sofferitori. Gli amici in America diventaron nemici, ed i nemici di maggior odio e desiderio di vendetta si riempirono. I popoli correvano all'armi più unitamente, e più volonterosamente per cacciar dalle terre loro, come dicevano, quegli efferati ladroni. Così l'enormità dell'esercito del Re egual danno, e forse maggiore arrecarono alla causa britannica, che non le armi stesse di Washington e le risoluzioni del congresso.
Ma questa smania del far suo quello d'altrui aveva anche contaminato l'esercito americano. Mandavansi a ruba le case, e le proprietà dei miseri Cesariani sotto pretesto, che fossero leali. Soldati ed uffiziali in questa brutta usanza si esercitavano. Così gli saccheggiavano gli Essiani e gl'Inglesi, allegando, fossero ribelli; gli depredavano gli Americani affermando, fossero leali. Sì oltre procedette la cosa, che Washington, al quale queste cose infinitamente cuocevano, fu costretto per raffrenare l'insolenza de' suoi e temperare un tanto furore, a pubblicar un bando, le più severe pene minacciando ai commettitori di tante mostruosità.
In questo mezzo i leali facevano vista di voler far novità nelle Contee di Sommerset, e Worcester in su quel della Marilandia, ed in quella di Sussex nello Stato della Delawara, siccome pure in su quel d'Albania e nella contrada dei Moacchi. Vi si mandaron le soldatesche per fargli stare in cervello. Il congresso decretò, si sostenessero, e si confinassero a luoghi sicuri i sospetti. In questo tempo il generale Heath, il quale stava alla guardia delle alture della Nuova-Jork, tentò il Forte Independenza situato nelle vicinanze di Kingsbridge. Ma quei che lo guardavano, risposero audacemente, e si preparavano alle difese. Gli Americani disperando di far frutto per assalto, abbandonata l'impresa, se ne ritornarono a luoghi alti e forti.
Non facendo sul principio di quest'anno Howe nissun moto, che potesse dar sospetto agli Americani, ch'ei volesse di breve uscir a campo, deliberò Washington di usar la presente quiete per liberar dal vaiuolo i suoi, peste sì terribile a quei popoli. Era stato di questo malore talmente afflitto l'esercito settentrionale nel varcato anno, che non altro, se non se gli ostacoli incontrati sui laghi avevano impedito, che l'esercito inglese non venisse sopra il fiume del Nort. Temevasi nel presente di una simile calamità per l'esercito del mezzo. Deliberò Washington di sottomettere tutte le sue genti, e tutti quegli aiuti, che da varie parti gli pervenivano, ad un generale annestamento del vaiuolo. La cosa fu con tanta prudenza condotta nel campo, che niuna occasione fu offerta al nemico di poter far danno. Si ordinò nel medesimo tempo ai medici dell'ospedale di Filadelfia, innestassero grado grado tutti quei soldati, che dalle province meridionali erano inviati al campo, e che venivano a far capo grosso in quella città. Negli altri luoghi di posata le istesse cautele si usavano, in guisa che si ebbe ottenuto per le vicine fazioni un esercito esente da un male, che di gravissimi pericoli poteva diventar cagione. Da quest'esempio delle soldatesche nacque un insigne benefizio a tutte quelle popolazioni; perchè imitandolo generalmente, pochi furono coloro, che non usassero l'innesto, e appoco appoco i popoli diventarono esenti da tal malattia.
Frattanto essendo già trascorsa la stagione sino più oltre di mezzo marzo, e non potendo Howe uscir ancora a guerra campale per la mancanza delle tende, e di altre bagaglie, che aspettava dall'Inghilterra, deliberò di tentare almeno qualche spedizione, che potesse riuscire di notabil danno al nemico. Avevano gli Americani durante l'inverno fatto una molto considerabil massa di vettovaglie, di strami e di munizioni di ogni sorta in quell'alta e montagnosa contrada chiamata Courtland-Manor. La fortezza del luogo, la vicinità del fiume del Nort, l'opportunità di poter ricevere dalle occidentali province tutte quelle cose, che là inviate si sarebbero, e la facilità di farle pervenire all'esercito cesariano, avevano persuaso ai Capi americani a fare su di quelle alture la generale riposta. Giace poi più sotto sul fiume del Nort, distante a cinquanta miglia dalla Nuova-Jork, una piccola Terra chiamata Peek's-hill, la quale serviva di porto per ricevere le provvisioni, e rimandarle all'esercito. Ma siccome assalire ad un tratto tutto il Courtland-Manor era impresa, se non impossibile, molto difficile, essendo il luogo fortissimo e ben custodito, così il Capitano britannico si determinò a fare soltanto la fazione di Peek's-hill. Si avviarono gl'Inglesi a quella volta per la via del fiume. Tostochè ebbero gli Americani le novelle dell'avvicinarsi del nemico, stimandosi inabili al resistere, e non isperando per la brevità del tempo rimuover le munizioni, posto fuoco alle baracche ed ai magazzini, si ritirarono. Giunti gl'Inglesi sbarcarono. Il danno fu grande; ma non tanto, quanto se l'erano gl'Inglesi dati a credere, maggiore però di quanto pubblicassero gli avversarj.
Un'altra somigliante fazione fu fatta dagl'Inglesi alcuni giorni dopo sulle terre del Connecticut. Avevan gli Americani una gran riposta di bagaglie e di munizioni a Danbury, grosso borgo del Connecticut nella contea di Fairfield. Fu commessa la cura di andar a guastarle al generale Tryon. Oltre la distruzione delle provvisioni, speravasi che i leali sarebbero accorsi a congiungersi coi soldati del Re. In questo era Tryon confidentissimo, siccome quegli, che prestava gran fede alle parole dei fuorusciti, pronti sempre a credere quello, che desiderano. La sera dei venzette aprile una banda di duemila soldati, passato il Sound, sbarcò, dopo tramontato il sole, sulla costa del Connecticut tra Fairfield e Norwalk. E senza metter tempo in mezzo, s'avviò a Danbury, dove arrivò l'indomani. Il colonnello Huntingdon, che vi era di presidio con pochi soldati, veduto il nemico vicino, si ritirò in su ai luoghi forti. Gl'Inglesi non avendo carreggio da trasportar le munizioni, le guastarono. Fu gravissimo il danno, massimamente per la perdita di parecchie centinaia di tende, delle quali stava l'esercito americano in gran bisogno, perdita tanto più grave, che mancavano negli Stati Uniti le materie atte a poterle rifare. I leali non fiatarono.
Ma intanto la contrada si era levata a romore. Già le milizie, dimostrando volontà e fede verso la repubblica, si erano aggreggiate a Reading sotto le insegne del congresso. Arnold, che per caso si trovava nelle vicinanze occupato nella bisogna dell'arrolare, udito il romore dell'armi, del quale tanto si dilettava, seguendo quel suo smisurato ardire, era corso a congiungersi coi compagni a Reading. Il generale Wooster, il quale dagli stipendj del congresso si era condotto, come brigadier generale delle milizie, a quei dello Stato del Connecticut, arrivò da un'altra parte con molte genti. Tutti ardevano di desiderio di venirne alle mani col nemico. Gl'Inglesi, veduto il pericolo, si ritirarono a gran passo per la via di Ridgefield. Gli Americani determinarono di opprimergli, prima che nuovi rinforzi ricevessero. Wooster molestava agramente, usando l'opportunità dei luoghi, il retroguardo inglese, quantunque i capitani colle minute artiglierie si difendessero valorosamente, e si fiancheggiassero con numerose torme di corridori. Ma finalmente l'Americano, combattendo, piuttosto con temerità giovanile, che con senil prudenza (era egli nell'età di settant'anni) fu ferito mortalmente, e portato fuori del campo, dove poco distante morì con quella costanza istessa, colla quale era vissuto. I suoi, conosciuto il caso del capitano, si disbandarono. Ma in questo mezzo era arrivato Arnold a Ridgefield, dove affortificatosi con barricate e terrapieni ordinava i suoi alla battaglia. Arrivarono gl'Inglesi, e ne seguì un feroce affronto, che durò assai tempo. I regj saliti di forza sui dirupi fulminavano gli Americani per fianco. Si disordinarono questi, e mal grado tutti gli sforzi di Arnold per rannodargli, si ritirarono alla spezzata a Pangatuck, distante a tre miglia da Norwalk. Gl'Inglesi impadronitisi di Ridgefield vi pernottarono, e l'indomani mattina, arse prima alcune case, ricominciarono a ritrarsi, camminando verso il Sound. Furono di nuovo incontrati dall'Arnold, il quale aveva raccozzate nuove genti con alcune artiglierie. Succedevano leggieri e continue avvisaglie dall'una all'altra riva, ed una più grossa al ponte del fiume Sagatuck. Ma finalmente gl'Inglesi superiori di numero e di disciplina, superati gli ostacoli, arrivarono al luogo dove le navi gli aspettavano, ed ivi non senza però gravi difficoltà e nuove battaglie s'imbarcarono. Il congresso fece rizzare un monumento a Wooster, e presentò a molto onore Arnold con un cavallo acconciamente bardato.
Questa spedizione con tanto apparato fatta non francò la spesa. Le provvisioni distrutte, se si eccettuano le tende, non importarono gran cosa; e l'arsione delle case di Danbury e di Ridgefield in un coll'altre bestialità commesse dai regj eccitò a maggior rabbia quei popoli già di per sè stessi molto ostinati ed ardenti. Si conobbe eziandio, quanto fossero vane le speranze, che Tryon aveva poste negli aiuti dei leali. Poichè da parte nissuna si romoreggiò a favor degli Inglesi; per lo contrario i popoli si levarono a calca, e corsero contro gli assalitori.
Questa medesima fazione degli Inglesi diè origine ad un'altra piena di molta audacia posta ad effetto dai Connecticuttesi. Avevano questi avuto notizia, che un abbondanziere inglese, aveva fatto accolta di munizioni sì da guerra, che da bocca, e specialmente di biade in un piccolo porto chiamato Sagg-Harbour nell'Isola-Lunga, dove stavano a guardia pochi fanti, ed un giunco armato di dodici cannoni. Ma ciò nonostante gli Inglesi stavano a molta sicurezza, perchè tenendo un frequente navilio nel Sound, non avrebbero potuto recarsi nell'animo, che gli Americani sarebbero stati sì arditi a volerlo varcare per andar sopra all'Isola-Lunga. Ma la difficoltà dell'impresa non potè tanto raffrenare quegli uomini arrisicati, che non tentassero di sorprendere a Sagg-Harbour con un'improvvisa e subita correria il nemico. A questo fine il colonnello Meigs, uno degli audaci compagni d'Arnold nella spedizione del Canadà, superati con incredibile prestezza tutti gli ostacoli del tragitto, arrivò prima del dì nel luogo delle canove; e, nonostante la resistenza della guardia e delle ciurme, arse molti legni, ed ogni cosa distrusse di quelle che stavano sulla marina. Ottenuto l'intento se ne ritornò a man salva a Guilford nel Connecticut, conducendo seco non pochi prigioni. Si portarono gli Americani in questo fatto molto umanamente, astenendosi dal sacco delle proprietà private, ed avendo anzi ai prigionieri tutte le robe restituite.
Mentre queste cose si facevano, cominciando omai il verno a indolcire, si avvicinava la stagione del poter osteggiar alla campagna, e nissuno dubitava, nel presente anno non avrebbero gl'Inglesi lasciato indietro cosa alcuna per ridur la guerra ad una finale conclusione. Un grosso esercito stava pronto ad assalire le province americane dalla parte del Canadà, ed un altro ancor più grosso instava contro quelle del miluogo. Tutti stavano in grandissima aspettazione delle future cose. Se i capitani inglesi avessero potuto uscir a campo, tostochè la stagione avesse svernato, certo è, che avrebbero fatto grandissimo frutto. L'esercito di Washington si trovava nella primavera tuttavia molto debole; poichè, quantunque alcuni fra coloro, i quali avevano compiute le ferme, pregati dai generali, e temendo della totale rovina della patria, quando l'esercito già debole abbandonassero, fossero rimasti, i più, inabili a sopportare in mezzo ai campi i rigori del verno, se n'erano alle case loro ritornati. La bisogna poi dell'arrolare per tutto il termine della guerra, od almeno per tre anni, procedeva molto lentamente, nonostanti i promessi vantaggi, ostandovi la natura di quei popoli, nemici naturalmente di ogni soggezione, ed amantissimi della personale libertà. Il trarre poi per sorte dalle bande paesane i soldati d'ordinanza, il che era l'ultimo rimedio, era riputata cosa, siccome nuova, così piena di molto pericolo. Nè si poteva l'esercito della Nuova-Cesarea rinforzare col far venir dalle province della Nuova-Inghilterra, le quali abbondavano d'uomini valorosi e pugnaci, nuovi aiuti, temendosi di Ticonderoga, del fiume del Nort, e della città stessa di Boston, dove una moltitudine di armatori americani ridotta si era colle prede, e contro la quale l'antico odio conservavano gl'Inglesi. Davano anche sospetto le genti britanniche, che stanziavano nell'Isola di Rodi, le quali potevano assalire il Massacciusset di fianco, e correre vittoriosamente le vicine province. Tanta era la necessità e la difficoltà, in cui si trovavano a quei dì gli Americani di far gente, che diedero la libertà a servi, cosa, alla quale prima grandemente ripugnate avevano, e pigliarono ai soldi i novizj dei mestieri. In tal modo si travagliava nell'inverno e nell'entrante primavera. Cominciando poi a spirare verso il finir di maggio l'aria più propizia, correvano gli Americani all'armi volonterosamente, e Washington ogni dì acquistava nuove forze. Perdettero adunque gl'Inglesi l'occasione di una facile vittoria, forse, come fu scritto, pel ritardo delle tende, ed allora ricominciarono la guerra, quando dovevano trovare più duro incontro. Ignorava Washington; quali avessero ad essere i disegni di Howe sul modo di fare la vicina guerra, e stava in molta apprensione, a quali parti fosse il suo avversario per volger le armi. Temevasi, che, rinnovata la guerra nella Nuova-Cesarea, si avviasse alla volta della Delawara; la quale valicata su di un ponte, che sapevasi essere stato a quest'uopo costrutto, s'impadronisse della città di Filadelfia. Dubitavasi eziandio molto, e quest'era la credenza di Washington, che il generale inglese si avvierebbe verso le parti superiori della provincia della Nuova-Jork, montando a ritroso pel fiume del Nort a fine di cooperar coll'esercito inglese del Canadà, il quale doveva nel medesimo tempo far impeto contro Ticonderoga; e, superata questa, venire a congiungersi nelle vicinanze di Albanìa con quello dell'Howe. Di questa mossa altrettanto più si doveva temere, che, oltre l'opportunità sua, sapevasi di certo, che già fin dall'anno passato aveva Howe ricevute istruzioni dai ministri di doverla eseguire; dalla quale però le sue vittorie dal canto della Nuova-Cesarea, ed il desiderio nato colla speranza di poter da sè solo porre un pronto fine alla guerra, l'avevano distratto. In tanta incertezza sulle operazioni future dell'inimico, Washington, avendo ricevuto i rinforzi, si determinò a pigliar tali posti, che fossero egualmente opportuni per potergli contrastare, sia che quegli s'incamminasse ad Albanìa, ossiachè si volgesse per la Cesarea alla volta di Filadelfia. Adunque le bande, che appartenevano alle province settentrionali, furon fatte alloggiare parte a Ticonderoga, e parte a Peek's-hill, quelle delle province di mezzo, e delle meridionali sino alla Carolina del Nort, nella Nuova-Cesarea, lasciandone alcune poche per la guardia delle province più occidentali. In tal modo, se l'Howe si avviava a Filadelfia, avrebbe trovato da fronte tutte le forze adunate nella Cesarea, e di più quelle di Peek's-hill, le quali sarebbero scese a tribolarlo sul destro suo fianco. Se quegli poi si fosse volto ad Albanìa, le genti di Peek's-hill avrebbero difeso i passi da fronte, e sarebbero rattamente venute in soccorso loro quelle della Cesarea, le quali avrebbero anche potuto molestare sul suo fianco sinistro il nemico sulle rive del fiume del Nort. Se per lo contrario l'esercito inglese del Canadà fosse venuto per la via del mare a congiungersi con quello dell'Howe sulle spiagge della Cesarea, potevano le genti di Peek's-hill ad un tratto congiungersi colle restanti in questa stessa provincia, e fare in tal modo un'oste gagliarda per difendere Filadelfia. Ma finalmente, se l'esercito del Canadà puntasse contro Ticonderoga, le bande di Peek's-hill avrebbero potuto correre in aiuto di quelle, che già avevano in cura di difendere quella Fortezza. Ma siccome troppo più grande, di quanto si sarebbe potuto pensare, si era l'importanza di conservare in poter della lega la città di Filadelfia, così determinò il congresso, si ponesse un campo sulla riva occidentale della Delawara, sia perchè là andassero a rannodarsi tutte le leve, che venivano dalle province australi ed occidentali, e sia perchè servir potesse alle riscosse. Quivi anche dovevano concorrere tutte le bande paesane della Pensilvania, confortate da alcuni reggimenti di stanziali. Si fece Capo di quest'esercito Arnold, il quale si trovava a quei dì in Filadelfia. Fatte tutte queste cose, Washington levatosi dal campo di Morristown andò il dì 28 maggio a pigliar con tutto l'esercito gli alloggiamenti a Middlebrook a poche miglia distante da Brunswick sulla sinistra riva del Rariton in una contrada difficile e montagnosa, dove non poteva essere sforzato. Quivi attendeva a fortificarsi maggiormente, ed in pochi dì questo nuovo campo diventò non che forte, pressochè inespugnabile. Aveva da fronte alcune creste di monti ed il fiume Rariton, che colle sue giravolte lo proteggeva. Alle spalle poi, e da fianco luoghi alpestri e sicuri. Signoreggiava ancora tutto il paese da Brunswick sino ad Ambuosa, dimodochè potevano gli Americani discoprir tosto qualunque mossa, che gl'Inglesi si facessero. Erano in questo mentre nell'esercito americano, inclusi i Caroliniani del Nort e le milizie della Cesarea, quindici migliaia di soldati, od in quel torno, tra i quali però si contavano molto servidorame, ed alcune bande indisciplinate.
Spinto Howe sempre da quella fatale necessità, la quale fu la cagione manifesta della perdita di tutta l'impresa, e per cui non avendo mai voluto volgersi su pel fiume del Nort verso il Canadà per cooperare, e congiungersi con quell'esercito, si era ostinato a portar l'armi nella Cesarea e nella Pensilvania, aveva fatto il disegno di penetrare per la prima di queste province sino alla Delawara, cacciandone del tutto Washington, e riducendo la contrada a tale stato di divozione, che la comunicazione tra l'esercito e la Nuova-Jork ne fosse libera, ed esente da ogni pericolo. Pensava egli, che o Washington avrebbe accettata la battaglia, nel qual caso nissun dubbio aveva di non rimanerne colla vittoria; ovvero si sarebbe grado grado ritirato, il che pareva più probabile; ed allora, posate le cose della Cesarea con assicurarla alle spalle, e diminuito il numero ed il coraggio dei nemici per la prosperità della vittoria, si sarebbe, sperava, ad un tratto sul ponte, che si era a questo uopo apparecchiato, potuto valicar la Delawara, ed insignorirsi affatto di Filadelfia. Il generale americano non avrebbe potuto preservar questa città senza mettersi al pericolo di una battaglia, che l'Inglese molto desiderava. Ma se gl'impedimenti da incontrarsi nella Nuova-Cesarea non si fossero potuti superare senza molto o sangue o perdita di tempo, intendeva di usar l'opera dell'armata, e di quel numero grandissimo di navi passeggiere, che si avevano in pronto alla Nuova-Jork. Per mezzo di questo navilio potevasi l'esercito trasportar per la via del mare, od alle bocche della Delawara, e di là per a Filadelfia, ovvero a quelle del golfo di Chesapeak, pel quale si aveva l'adito facile alle parti più interne della Pensilvania, e più vicine alla città stessa di Filadelfia. Nell'uno e nell'altro caso sarebbe questa venuta in poter degli Inglesi. Il che ottenutosi, si sarebbe quivi fatto la massa generale, e potuto portar la guerra nel cuore stesso delle nimichevoli province della Pensilvania, della Virginia, e della Marilandia; le quali, e per i grossi fiumi che vi corrono, e pei profondi bracci di mare, che vi penetrano, si trovavano molto esposte alle offese di un nemico tanto potente sull'armi marittime. Ma egli è evidente, che il primo scopo, al quale doveva attendere il generale inglese, quello era della distruzione dei Washingtoniani, e perciò prima di venirne al mezzo del trasporto per la via del mare volle tentar la fortuna nella Cesarea, proponendosi di usar ogni arte per astringere il nemico alla battaglia. Per la qualcosa, avendo ricevuto d'Europa le tende, ed altri arnesi necessarj al campeggiare, con alcuni aiuti, principalmente di lanzi, sul cominciar di giugno, passò egli stesso in persona sulle rive della Nuova-Cesarea, e fe' marciare tutto l'esercito a Brunswick, lasciata però una sufficiente guardia in Ambuosa. Quivi, considerata molto bene la fortezza del campo, nel quale si era Washington riparato, non si ardì assaltarlo; e perciò, dimorato ivi prima alcuni dì, e così avendo appresentato la giornata al nemico, ed avendola questo rifiutata, deliberò di far le viste di volersi incamminare alla volta della Delawara. Pensava, che l'Americano, veduto il pericolo di Filadelfia, avrebbe per seguitarlo abbandonato quel posto inespugnabile. Ma Washington, che non voleva mettersi alla stretta dei fatti d'arme, se non al sicuro, non si muoveva. Ordinava intanto, avendo veduto da queste dimostrazioni del nemico, che il disegno suo era, di continuar la guerra non contro i passi, che guidano verso il Canadà, ma sibbene nella Cesarea, venissero in suo aiuto le genti di Peek's-hill. Metteva insieme una torma di cavalleggieri sotto gli ordini del colonnello Morgan, quello stesso, che con sì smisurato valore aveva combattuto nell'assalto di Quebec, acciò pizzicasse alla sfuggita il sinistro fianco dell'esercito inglese, e gli scorrazzanti frenasse ed opprimesse Sullivan; il quale con una grossa schiera stava alle stanze di Princetown, ebbe ordine di ritirarsi a luogo più sicuro sul Rocky-hill. Ma Howe, veduto, che Washington non si lasciava pigliare a queste dimostrazioni, determinò di avviarsi in fatti, ed avvicinarsi vieppiù alla Delawara. Perciò, la mattina dei 14 di giugno, molto per tempo, tutto l'esercito britannico, lasciati duemila soldati di guardia a Brunswick, si moveva diviso in due colonne verso quel fiume. La testa della prima condotta dal Conte di Cornwallis, e che seguitava la via a dritta, arrivava allo spuntar del giorno a Sommerset-Court-House a nove miglia distante da Brunswick. La sinistra guidata dal generale de Heister giungeva nel medesimo tempo a Middlebush, Terra situata più sotto sulla strada per a Princetown. Ma Washington, che pur persisteva nel voler temporeggiare la guerra, non si lasciava aggirare. Considerava, che il nemico non si sarebbe attentato, seppure non si determinasse temerariamente, il che dell'Howe prudente e circospetto capitano non si poteva sospettare, di recarsi sino sulle rive della Delawara, e passar questo fiume, avendo un esercito nemico a combattere sull'opposta riva, ed un altro più grosso alle spalle. Era altresì cosa evidente, che se l'intendimento del generale inglese fosse stato di varcar già fin d'allora la Delawara, là sarebbe corso velocemente senza fare alcuna ristata, e non avrebbe indugiato, come fece, a mezza strada. Nè era nascoso all'Americano, che l'Inglese era camminato sin là, sciolto e spedito, lasciando a Brunswick tutta la salmerìa, i battelli ed i ponti. Bene adunque ponderate tutte queste cose, molto prudentemente giudicò Washington, che l'intenzione del nemico non era già di correre alla Delawara, ma sibbene di cavarlo dal forte campo di Middlebrook, ed in tal modo trovar occasione, od anche indurlo alla necessità di una battaglia. Laonde non fece alcun motivo, ma continuò a starsene quietamente dentro il suo alloggiamento. Solo, essendo così vicino il nemico, arringò le sue genti in ordine di battaglia sui poggi che difendevano gli alloggiamenti da fronte, e così continuaron esse tutta la seguente notte. Intanto le milizie cesariane correvano all'armi da ogni parte; e Sullivan colla sua schiera si era, marciando sulla sinistra riva del Millstone-river, avvicinato al Rariton, di maniera che e potesse ritardare con frequenti badalucchi il nemico da fronte, ed accozzarsi all'uopo col generale Washington.
Conosciuto Howe, che l'avversario non si lasciava pigliare a quei tranelli, e che le minacce a voler correre alla Delawara erano state infruttuose, volle provare, se la sembianza della paura, e della precipitosa ritirata verso Ambuosa lo potessero adescare, ed in tal modo acquistare la occasione di combattere. Per la qual cosa la notte dei 19, lasciati gli alloggiamenti, in cui già aveva incominciato ad affortificarsi, si ritirava con grandissima celerità a Brunswick, e quindi colla celerità medesima ad Ambuosa. Durante questa mossa andaron gl'Inglesi ardendo le case, o per furor soldatesco, o forse per vieppiù infiammar il nemico a seguitargli. In Ambuosa, gettato il ponte, che apparecchiato avevano pel passaggio della Delawara, sul canale che divide la terra-ferma dall'Isola degli Stati, traghettarono tosto in questa le salmerìe, e tutti gl'impedimenti più gravi. Poscia le genti stesse cominciarono a varcare, sicchè pareva che tutto l'esercito sarebbe in poco d'ora dentro di quell'isola ridotto, come se avesse perduto ogni speranza, ed abbandonato del tutto il disegno di annasar più oltre la Cesarea. A questo scaltrimento dell'Howe si lasciò Washington, nonostante la sua natura molto circospetta, ingannare. Ordinò pertanto prima ai generali Greene, Sullivan e Maxwell, seguitassero con grosse bande il nemico che indietreggiava; ma i due ultimi arrivarono troppo tardi. Morgan però co' suoi cavalleggieri lo andò infestando alla coda; e lord Stirling col colonnello Conway, lo noiarono sul sinistro fianco. Tuttavia potettero far poco frutto, marciando l'Inglese con grande circospezione, e molto grosso in sul retroguardo. Poi Washington istesso con tutto l'esercito, lasciato il suo sicuro alloggiamento de' colli di Middlebrook, volendo difendere da ogni insulto le bande mandate avanti, andò a porre il campo a Quibbletown, Terra situata sei o sette miglia più prossimamente ad Ambuosa. Lord Stirling occupò con una forte squadra il luogo detto Metuckin più sotto verso questa città. Si determinò Howe ad usar prontamente quella occasione, che astutamente aveva aperto a sè stesso. Incontanente la notte dei 25 richiamò le sue genti dall'Isola degli Stati sulla terra-ferma della Cesarea, e la mattina de' 26 marciò minaccevolmente contro gli Americani, avendo diviso il suo esercito in due schiere. Tre eran le parti del suo disegno; quello di tagliare il ritorno ai corridori dei nemici; l'altro di combattere il grosso dell'esercito loro; e finalmente l'ultimo, facendo marciare una grossa banda sulla sinistra molto celeremente, andar ad impadronirsi dei passi delle montagne, pei quali si ha la via al campo di Middlebrook, acciochè Washington non potesse più andarvi a cercar rifugio. La destra schiera guidata da Cornwallis era destinata a compir quest'ultimo fine, e perciò ella si avviava a gran passi per la via di Woodbridge alle Pianure Scozzesi. La sinistra condotta dall'Howe in persona camminava per la strada di Metuckin. Era l'intento dei capitani inglesi, che queste due schiere si congiungessero l'una coll'altra al di là di Metuckin sulla strada, che da questo luogo conduce alle Pianure Scozzesi; e che quindi di nuovo separatesi, la sinistra si voltasse rattamente contro il fianco sinistro dell'esercito americano alloggiato a Quibbletown, e la dritta nel medesimo tempo andasse ad occupar i colli posti sulla sinistra del campo di Middlebrook. Quattro battaglioni con sei bocche da fuoco alloggiavano a Bonhamtown per assicurar Ambuosa da ogni assalto improvviso. Ordinato in tal modo l'esercito inglese camminava molto celeremente non senza grande speranza della vittoria. Ma la fortuna, che voleva serbar gli Americani a miglior destino, disordinò ad un tratto il ben composto disegno dei capitani britannici. Lord Cornwallis, varcato che ebbe Woodbridge, s'incontrò in una masnada di settecento veliti, o sia corridori americani. Ne seguì un abboccamento, nel quale non indugiaron molto i repubblicani a voltar le spalle. Ma intanto il romor dell'armi, poscia le certe novelle recate dai fuggiaschi fecero avvertito Washington, che stava molto ritenuto, del vicino e gravissimo pericolo, nel quale si trovava. Si risolvette tostamente a ricuperare con celerità quello, che forse con imprudenza aveva abbandonato. Lasciato adunque tosto l'alloggiamento di Quibbletown se ne andò difilato a ripiantar di nuovo il campo a Middlebrook, dove giunto mandò senza metter tempo in mezzo grosse guardie ad assicurarsi i passi sulla sinistra, pei quali intendeva Cornwallis di penetrare sino sulle alture. Quest'intanto, sbaragliate senza fatica le prime bande di corridori che battevano le strade, s'incontrò finalmente nella schiera del Lord Stirling grossa di tre migliaia di combattenti, la quale fe' le viste di volergli contendere il passo. Aveva il capitano americano molto acconciamente ordinato le sue genti in mezzo alle selve, e protettele con molte artiglierie. Ma gl'Inglesi e gli Essiani, eccitati gli uni e gli altri da emulazione, diedero dentro con tanta furia, che ne furono tosto gli Americani disordinati, e costretti a dar luogo. Perdettero in questo fatto molti morti, feriti e prigionieri, con tre pezzi di artiglierie. Gl'Inglesi gli seguitarono sino dentro Westfield, sebbene con poco frutto per le selve, e per l'intenso calore della giornata. Lord Cornwallis, conosciuto che i passi erano diligentemente guardati, e disperatosi di poter ottenere l'intento suo, ritornò per la via di Raway ad Ambuosa. Howe medesimamente, veduto rotto, e guasto affatto il suo disegno per la subita ritirata di Washington al sicuro nido di Middlebrook, se ne tornò anch'esso in quella città. Le brigate di Scot e di Conway gli seguitarono alla seconda, e gli accompagnarono sino in sui confini, senza però offendergli in alcuna parte, perchè camminarono rannodati e cauti.
Ora i capitani britannici andavano considerando, che il voler seguitare ad osteggiar nella Cesarea, e per questa penetrare sino alla Delawara sarebbe non solo cosa inutile per l'ostinazione del nemico a non voler venirne ad una battaglia giusta, ma ancora per la fortezza de' luoghi, e per la nimistà degli abitatori, perniziosa oltre modo; perciocchè già la stagione s'inoltrava, e non v'era più tempo da perdere in ispedizioni infruttuose. Si risolvettero adunque di andar per la via del mare ad assaltar la Pensilvania (seguendo sempre quel pensiero loro di voler operare da sè, e non in congiunzione dell'esercito canadese, del quale già si avevano gli avvisi certi, avesse investito Ticonderoga; ed incerti, ma probabili, se ne fosse fatto padrone). Perciò tutto l'esercito, varcato il canale, passò nell'Isola degli Stati; e poco stante gli Americani entrarono in Ambuosa.
I grandi apparecchiamenti che si facevano dagl'Inglesi nell'Isola degli Stati, ed in tutta la provincia della Nuova-Jork pel trasporto dell'esercito per la via del mare, e l'incertezza del luogo, nel quale dovesse andare a ferire una sì grande tempesta, teneva sollevate tutte le province americane. Si temeva di Boston, del fiume del Nort, della Delawara, del Chesapeak, e perfino di Charlestown nella Carolina, dove era una considerabile canova di viveri e di munizioni. Il generale Washington stava vigilantissimo, e teneva continue e segrete pratiche coi repubblicani della Nuova-Jork, i quali giornalmente lo ragguagliavano di quanto vi si diceva e faceva; e secondochè gli avvisi o la fama portavano, che questo o quell'altro luogo avesse ad essere la meta della spedizione, mandava tostani procacci, perchè si ordinassero alle difese. Ma in questo avevano gl'Inglesi il vantaggio; perchè procedendo per la via del mare, potevano riuscir improvvisi nel proposto luogo innanzi che si fossero gli abitanti apparecchiati, od avessero le soldatesche potuto marciare in soccorso. Potevano gl'Inglesi già aver fatti notabili progressi prima, che questi arrivassero.
Ma fra tutti gli oggetti, ai quali potesse Howe tener la mira, avvisavano benissimo gli Americani, che due, siccome i principali, fossero anco i più probabili. Questi erano, o la conquista di Filadelfia, o la cooperazione pel fiume del Nort coll'esercito canadese. Quale però de' due avesse ad anteporre, non era facil cosa il definire. Perciò si stava Washington molto perplesso, e non si moveva dal suo campo di Middlebrook, dal quale poteva e sicuramente temporeggiar con gli accidenti, ed all'uopo correre con eguale prestezza a Filadelfia, od alle parti superiori dell'Hudson. In questo stato di cose una mossa dell'Howe lo persuadeva, che quest'intendesse di far la fazione d'Albania. Il navilio inglese da Princesbay, luogo poco lontano da Ambuosa, fu ridotto più in su verso la Nuova-Jork a Watering-place, e tutto l'esercito colle munizioni e le bagaglie, lasciata la costa vicina ad Ambuosa, se ne era ito ad alloggiar nella punta settentrionale dell'Isola degli Stati. Sopra che Washington, ordinato che due reggimenti di fanti ed uno di cavalleggieri rimanessero nella contrada tra Newark ed Ambuosa per difenderla contro le improvvise correrìe, se ne tornava col grosso del suo esercito nel suo campo di Morristown. Quivi era più vicino all'Hudson, e non tanto lontano da Middlebrook, che non potesse subitamente di nuovo occuparlo, quando il nemico facesse un'altra volta un impensato motivo sulla Cesarea. Spediva altresì Sullivan con una forte schiera sino a Prompton sulla via di Peek's-hill, acciocchè secondo il bisogno potesse spacciatamente recarsi a quest'ultimo luogo, o ritornare a Morristown. In questo mezzo si rinfrescava vieppiù la fama, che Burgoyne, capitano generale dell'esercito britannico sui laghi, era comparso molto grosso sotto le mura di Ticonderoga. Per la qual cosa il generale americano, sospettando viemmaggiormente della cooperazione dei due eserciti dell'Howe e del Burgoyne sulle rive dell'Hudson, ordinò tosto a Sullivan, si recasse a Peek's-hill, ed egli stesso andò ad alloggiare a Prompton, e poscia anche a Clove. Si ebbero poco poi le novelle della resa di Ticonderoga; e nel medesimo punto s'intese, che il navilio dell'Howe era venuto sino alla città della Nuova-Jork, e che anzi molti legni passeggieri già erano entrati nel fiume del Nort, e andati su sino a Dobbsferry, dove il fiume dopo di essersi notabilmente allargato, come quasi in un lago, che chiamano mare Tappan, di nuovo si ristringe. Questi tentativi giunti alla evidente opportunità dell'impresa, cancellarono quasi ogni dubbio nella mente di Washington, che l'intendimento del nemico quello fosse di far forza su per le rive dell'Hudson, e di levar i difensori di sopra quei passi per cooperar poscia coll'esercito canadese. Perciò comandava a Sullivan, che, immantinente varcato il fiume, andasse ad accamparsi dietro Peek's-hill sulla sinistra sponda di questo. Istessamente commise a lord Stirling di passare, e d'andar a congiungersi con Putnam, il quale era alla guardia delle alture, delle quali si stava in tanta gelosia. Ma, siccome le navi più grosse, ed una parte delle sottili si erano ridotte da Watering-place a Sandy-Hook verso l'aperto mare, e per alla volta della Delawara, e che il grosso dell'esercito inglese stanziava tutt'ora nell'Isola degli Stati, non istava del tutto Washington senza sospetto, che Howe fosse per imbarcarsi, ed andar sopra a Filadelfia.
In mezzo a queste incertezze, e mentre il capitano americano s'ingegnava ad ogni modo di penetrare nell'intento dell'Inglese, e questi si sforzava d'ingannarlo con vane dimostrazioni sulle rive del fiume del Nort, ecco, che pervennero le novelle di un caso, il quale, quantunque in sè stesso di poca importanza, molto però rallegrò da una parte gli Americani, e dall'altra molto rattristò gl'Inglesi. Comandava alle genti britanniche, che alloggiavano nell'Isola di Rodi, il maggior generale Prescott, il quale trovandosi dentro di un'isola, e le acque all'intorno tutte essendo corse da frequenti navilj del Re, ed avendo una soldatesca molto superiore a quella, che ne' vicini luoghi avrebbero i nemici potuto adunare, se ne viveva molto confidentemente a mala guardia. Gli Americani, che ardentemente desideravano di rappigliare pel generale Lee, deliberarono di sorprendere Prescott, e condurlo prigione sul continente. Pertanto la notte dei dieci luglio il luogotenente colonnello Barton con una masnada di quaranta soldati delle milizie rodiane molto pratiche dei luoghi, s'imbarcò sui battelli atti a pescar balene, e dopo d'aver navigato per ben dieci miglia, e schivato con mirabile destrezza le navi nemiche, che non eran poche, sbarcò sulla costa occidentale dell'Isola tra Newport e Bristol-Ferry. Di là s'avviarono rattamente, e con grandissimo silenzio all'alloggiamento di Prescott. Quivi si assicurarono con somma accortezza delle sentinelle, che custodivano la porta, ed un ajutante di campo entrato a gitto nella camera, dove il generale dormiva quietamente, lo arrestò. Poscia senza nemmen dargli tempo si vestisse, lo condussero con eguali segretezza e felicità a salvamento alle terre loro. Gli Americani ne fecero gran festa, perchè speravano di poterlo scambiare con Lee. Prescott ne sentì grandissimo cordoglio; poichè da poco tempo era stato liberato dalle mani degli Americani per mezzo degli scambj, dacch'era venuto in potestà loro nella guerra canadese. Oltreacciò aveva egli poco tempo prima con insolenza barbara posto un taglione addosso al generale Arnold, come se questi stato fosse un ladro od un assassino. Del che Arnold, si era rappigliato col porre addosso a Prescott un taglione minore del suo. Il congresso rendè molte grazie a Barton, e lo presentò con una spada.
Intanto la grandezza degli apparati, che si facevano dall'Howe per fornir l'armata, ed alcune mosse di questa accrescevano nella mente del generale americano il sospetto, che quello che dapprima aveva creduto, fosse il primo scopo dell'Inglese, cioè il campeggiar le contrade dell'Hudson, non fosse altro che una vana dimostrazione. Grado grado si accostava vieppiù all'opinione, che il vero intento suo fosse d'imbarcarsi, e d'andare per la via del mare a percuotere la città di Filadelfia, sedia e capo di tutta la lega. Perciò si ritirava appoco appoco da Clove, e spartiva il suo esercito in molte bande spedite, acciocchè potessero con più facilità correre in aiuto dei luoghi assaltati. Pregava il congresso, adunasse spacciatamente le milizie della Pensilvania, e quelle delle basse contee della Delawara, le prime a Chester e le seconde a Wilmington. Instava, che si ponessero le vedette sopra i capi della Delawara per sopravvedere i mari, spiare e prontamente avvisare l'arrivo del nemico. Ricercava il governatore della Nuova-Cesarea, facesse correre alle insegne le milizie dei distretti vicini a quel fiume; e che facessero capo grosso a Gloucester, piccola Terra situata sulla sinistra riva poco sotto a Filadelfia.
Nonostante tutta la diligenza che usavano i fratelli Howe nei preparamenti del tragitto, e l'opera assidua delle ciurme di più di trecento navi, si penò molto a fornire le cose necessarie, sicchè l'armata coll'esercito a bordo non potette salpare da Sandy-Hook, se non il giorno 23 di luglio. S'imbarcarono a questa spedizione trentasei battaglioni tra Inglesi ed Essiani, inclusi i fanti leggieri, i granatieri, una banda di Jorchesi nominata i corridori della Regina, ed un colonnello di cavalleggieri. Seguiva un acconcio fornimento di artiglierie. Sette battaglioni con un colonnello di cavalleggieri, e le rimanenti bande paesane continuarono a stanziare nella Nuova-Jork per la difesa della provincia. Altrettanti ne furono lasciati nell'Isola di Rodi. Fu scritto, che Howe avesse in animo d'imbarcar più genti; ma che avendo Clinton, che, partito Howe, doveva rimanere in grado supremo di dignità, dimostrato il pericolo, che si correva per la debolezza delle guernigioni, per la vastità dei luoghi, e per la frequenza dei porti, abbia consentito a lasciar indietro sì gran numero di soldati. Così l'Inghilterra per errore o dei ministri o dei capitani, invece di una grossa e poderosa oste, aveva in America tre eserciti minori, da ciascuno dei quali non si poteva sperare la vittoria certa; uno nel Canadà, un altro nell'Isole della Nuova-Jork, e di Rodi, ed un terzo, che viaggiava sulle navi alla volta di Filadelfia. Ma forse credettero essi, che in un paese, come quello era in cui si guerreggiava, interrotto sì frequentemente da laghi, da fiumi, da selve e da ogni sorta di luoghi difficili e forti, dovesse riuscir più efficace l'opera di tre eserciti pronti e spediti, che non quella di un più grosso, e per conseguente più impedito dalla moltitudine delle salmerìe. La quale escusazione sarebbe per avventura accettabile, se i capitani britannici invece di giocare, come si suol dire, allo sbaraglino, ed operar, come fecero, alla spartita, avessero, congiungendo i consiglj loro, l'uno aiutato l'altro, ed unitamente a qualche grande e comune impresa fossero concorsi. Quale di questo sia la verità, i progressi che faceva grandi verso le fonti dell'Hudson l'esercito del Burgoyne, il timore dei futuri assalti dell'Howe, e l'incertezza del luogo, dov'egli avesse a ferire, tenevano sospesi ed in grandissima apprensione gli animi di tutti sul continente americano. Si aspettavano le battaglie, che ognuno riputava, dovessero riuscire altrettanto aspre e sanguinose, quanto importanti e decisive.
FINE DEL VOLUME SECONDO
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (Isola Lunga/Isola-Lunga, terraferma/terra-ferma, Albania/Albanìa e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.
Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.