III. L'AMORE.
A piedi delle colline di Butrio, a man ritta della via che conduce a Cividale si estendono alcuni gentili praticelli frastagliati da siepaglie di alni, sparsi qui e colà di qualche pioppo. La Giannetta soleva in que' luoghi condurre al pascolo il bestiame. Di rado saresti passato in quelle vicinanze senza sentir la sua voce argentina echeggiare per l'aere, come quella dell'allegra allodoletta quando balla incontro al sole cantando le sue infinite variazioni. Fin dagli anni più teneri ella aveva preso pratica di quei siti. Prima coi paperi, poi cogli agnelli, in séguito, quando non c'erano lavori nei campi, nelle ore mattutine e sulla sera col gregge bovino. Ivi i giuochi della sua infanzia, ivi le corse e le danze colle compagne, ivi s'era aperta la sua anima alle prime impressioni, e come se la bella natura che la circondava avesse contribuito a formarla, ella aveva in sè qualche cosa di quell'aere purissimo e di quell'allegra e serena verdura. Più tardi, quando fatta grandicella aveva incominciato a piegar le dita al lavoro, passava molte ore seduta all'ombra d'una macchia d'arboscelli, e filava cantando or le orazioni che imparava alla chiesa, ora le mille villotte che l'innamorata gioventù spande a rallegrare di poesia la solitudine dei campi. Anche quest'anno al primo fiorire del biancospino ell'era tornata e cantava, ma la sua voce divenuta più gentile aveva assunto come una tinta di affettuosa malinconia, e anch'ella, quietata la vivacità di quegli anni spensierati in cui l'umana creatura gittata nello spazio par che altro scopo non abbia che di crescere e svilupparsi, s'era fatta più mansueta, più composta. Talvolta, dopo aver cantato una rima d'amore, abbassava la testa graziosa e rimaneva lungo tempo in silenzio come meditando il suono di qualche frase che l'era ancora incompresa. Tal'altra tutto ad un tratto mettevasi a cercar fiori, e se ne adornava i capelli, o riempiuto il grembiale fermavasi con gran cura ad iscegliere fra essi i più belli, ad assortirli ed a tesserne ghirlande e mazzolini; poi due farfallette che le passavano dinanzi carolando le facevano dimenticare il lavoro, e collo sguardo intento le seguiva per l'aere, finchè dileguate nell'azzurro della volta celeste ella chinava gli occhi inumiditi di pianto — e il pianto l'era voluttà, e spesso senza saperlo dolcemente vi si abbandonava. Pareva che in quell'anno le si fosse generato nell'anima un sentimento nuovo, un recondito affetto che la luce, l'aria e la terra la invitavano senza sua coscienza ad effondere. Era come il fiore, che finito di spiegare la forma leggiadra ch'ei ritrae dal suolo, e bevuto dall'atmosfera tutto il colore che deve adornarlo, in un bel giorno il sole lo guarda e gl'infonde il profumo. Ma quando immobile, colla testa fra le mani stava ore e ore assorta in silenzio, a che pensava ella? Dinanzi alle chiuse pupille era un'immagine che continuamente le passava; una immagine che il tempo non aveva potuto illanguidire, anzi ogni giorno ei gliela rendeva più vivace, come se i sogni dell'oggi avessero avuto forza per accrescere que' del domani. Il giovine che ella aveva veduto sulla piazza di San Giacomo difendere il contrabbandiere le si era impresso nell'anima in maniera indelebile. Le stava sempre negli occhi, e ogni volta che fermavasi a ripensarlo, lo rivedeva più bello. Quell'impeto generoso con cui s'era lanciato solo e senz'armi contro ai quattro che avevano già trionfato, la snella persona, l'indomito ardire che gli lampeggiava nello sguardo, quei folti capelli neri che con un altero scuoter di testa ei s'aveva gittati all'indietro, quella giovane faccia ancora imberbe, impallidita per l'ira, le labbra bianche atteggiate ad un impavido sorriso di sfida, l'affrontarsi, il sollevare il caduto, e la nobile noncuranza con cui dopo la vittoria si calcò in fronte il cappello e si tolse agli applausi della folla entusiastata, erano memorie ch'ella si sentiva nel cuore sempre più vivaci e più profonde, come la cifra scolpita nella giovine corteccia che cresce e si dilata insieme colla pianta. Oh s'ella avesse potuto rivederlo! ma tranne i sogni della sua fantasia, nulla ella sapeva di lui, e intanto il mistero istesso aggiugneva prestigio all'idolo ch'ella s'aveva creato. Talvolta con puerile serietà si metteva ad interrogare un fiore, e strappandogli ad uno ad uno i petali gli chiedeva, se la lo doveva rivedere, se sarebbe diventato il suo damo; e se la risposta veniva contraria, trovava subito la scusa per non crederci, o il fiore non era il primo ch'ella aveva guardato, o invece di uno l'erano venuti due petali ad un tratto, e tornava a ricominciare. Tal'altra stando lì all'aperto accoglieva con affetto l'aria che le vellicava la faccia immaginandosi che potesse esser quella ch'egli aveva respirato. Avrebbe voluto cangiarsi nell'uccelletto che le passava sul capo volando, per viaggiare a suo talento il mondo e scoprir dove fosse. La sera non poteva mai staccar gli occhi dalle prime stelle che comparivano sul firmamento, sperava che anch'egli le avesse guardate, e sentivasi dolcemente consolata nel pensare che v'era pure un punto nel creato dove le loro anime potevano forse per un istante ritrovarsi unite. Intanto le sue mani erano diventate pigre, spesso tornava a casa co' fusi vuoti, e quel tanto consumarsi sempre fitta in un vano pensiero le aveva a poco a poco offuscata la fronte ed appassita la freschezza del suo cuore di vergine. Parve che la madre avesse notato questo suo mutarsi, ma la buona donna lungi dall'apporsi al vero interpretava secondo i propri desiderj. Fra gli amici che spesso venivano in casa, c'era un giovine per cui la vecchia Maddalena aveva tutte le sue predilegioni. Di modi mansueti, di un carattere quieto ed affettuoso, Meni invece di giocare alla romorosa partita delle bocce, o di cantare strambotti coi compagni lì nel cortile, o nella via dinanzi alla porta della casa, come talvolta solevano nelle sere dei dì festivi, faceva più volentieri compagnia alle donne, e le aiutava nelle loro faccenduole; ed ora mettevasi colla vecchia a ragunare i pulcini, o pure colla Giannetta annaffiava il basilico, o le insegnava a potare i rosai e a tesserli in eleganti festoni lungo il muricciuolo dell'orto, dov'ella si teneva il suo quadrettino di fiori. Più maturo di età, egli aveva cominciato ad affezionarsi a lei fin da quando era bambina, e la domestichezza e la dolce consuetudine di vederla quasi ogni giorno gli avevano, senza ch'ei se ne accorgesse, generato nel cuore una simpatia che oramai formava parte della sua vita. La Giannetta anch'ella lo amava, ma come un fratello. Gli anni troppo acerbi e la loro gioia spensierata non le avevano lasciato capire la fiamma malinconica che s'era accesa negli occhi del giovane; e un affetto, quando nasce soltanto nell'anima, gli è come un vincolo di sangue, che può di rado cangiare natura. Venne anche per essa un'altra epoca, ed accolse altri pensieri, ma non furono per lui. La vecchia Maddalena guardava ad entrambi, e se aveva indovinato il cuore dell'uno, era però ben lungi dall'immaginarsi ciò che si passasse in quello dell'altra. Meni era così amorevole, così un giovane per bene, e di più apparteneva a una famiglia di contadini agiata e di buona gente, che fin dal primo conoscerlo, nel suo affetto di madre, le passò subito per la mente un pensiero, ma tanto lontano che non ardiva confessarlo neanche a sè stessa. Più tardi le si cangiò in isperanza, e quando vide la Giannetta impensierita, non dubitò che la cosa non camminasse secondo i suoi desiderj, e che la fanciulla guardasse anch'ella co' suoi occhi, e cercava tutte le occasioni che si trovassero insieme, e che si potessero liberamente parlare. Fu in questa intenzione che nel dì dell'ottava di Pasqua la vecchia studiò il modo che i due giovani insieme con una cugina di lui e un'altra ragazza lì del villaggio andassero alla sagra di Percotto. Negli anni trascorsi quella sagra era una delle più fiorite dei contorni. Una quantità di gente vi traeva da tutte le parti per godere gli spettacoli che in quel giorno solevano rallegrare la moltitudine. Oltre la festa da ballo c'erano sempre alcuni saltimbanchi e giocatori di bagattelle, c'era la presa dell'agnello, cioè un agnello incoronato di ciambelle e di bottiglie con al collo appesa una borsa di danari: si collocava alla sommità di un lungo palo unto e bisunto di olio e di altre materie glutinose, ed era premio a chi avesse saputo avviticchiarvisi a quell'altezza e pigliarselo; e quella prova riusciva di grande sollazzo, ed era un favorito tripudio della moltitudine campagnuola, che rompeva in infiniti sghignazzamenti alle cadute dei poco destri e all'untume di che s'infardavano. Quantunque vi fosse anche in quell'anno gran concorso di gente, mancavano i divertimenti. Dopo il quarantotto, l'agnello era stato messo da banda, e la moltitudine, fattasi meno spensierata, non si sentiva più tanta voglia da ridere. C'era peraltro la festa da ballo, che le autorità avevano permesso a dispetto dei preti; ma la maggior parte della popolazione la vedeva a malincuore, perchè dopo tante lagrime e tanto sangue, pareva che non si potesse più in coscienza dimenticarsi e danzare senza rimorso. Benchè la Giannetta sul primo trovarsi in mezzo alla folla ci patisse, non amando quei tanti sguardi che la sua non comune bellezza non mancava d'attirarle, pure in quel giorno appena giunta nel villaggio le parve come di esilararsi, tanto poco ella capiva le intenzioni e l'affetto del povero Meni. Dopo aver alquanto girato per il paese, entrarono all'osteria. Era piena zeppa di gente, e in fondo a una lunga tavola mangiavano le ova sode col radicchio alcune donne col fazzoletto gittato attraverso la persona, scollacciate e tutte rosse e scalmanate in viso, sicchè t'era facile l'accorgerti che venivano dalla festa. La Giannetta non le ebbe appena guardate che ravvisò subito la più giovane, e corse a salutarla con tutta l'espansione dell'animo, come se si avesse trattato di una carissima amica. Era una conoscenza fatta in un giorno per lei memorabile. In quel giorno le si era svegliato il cuore ad un palpito fino allora sconosciuto. Dopo, quanti pensieri, quante soavi emozioni, quanta vita!... Ed ella amava tuttociò che in qualche maniera gli poteva essere collegato; e il ritrovare adesso quel volto, il riudire quella voce le era speranza recondita, e quasi presagio di gioia imminente. Nel vederla stretta a così confidente colloquio con quelle donne tanto a lei dissimili, Meni pativa, e avrebbe voluto poterla levare di là, e gliene faceva preghiera colla faccia mesta e collo sguardo affettuoso; ma ella non intese. Parlavano della festa. — Ha' tu badato, Mora, a quel biondino che ballava colla birraia, quando noi siamo partite? — Colui ch'è venuto con tuo fratello?... Gli è un mugnaio del mio paese. — Té! la Tonina che ha sul fegato il biondino! — osservava la più vecchia, un viso da volpe coi capelli grigi e tuttavia a cincinnoli. — Và, che ti darebbe l'animo di tornar sul tavolato per procurar di rubarlo alla birraia! — Poh, che miracoli! Voi che siete nonna avete ballato quasi un'ora.... — Gli è che ho buone gambe, e poi oggi per noialtre c'era cuccagna, non è vero, Mora? — E la Mora un poco punta: — Che cuccagna d'Egitto! Io so che finora non ho mai stentato di ballerini, e l'altro giorno a Dabardò voi che stavate a guardare, potete farne fede; e sì delle ragazze non ne mancavano!... — Ma oggi dove diacine si saranno cacciate, che sulla festa di quelle del paese non ne vedevi neppure una?... — Dicono che le ha compunte il Parroco questa mattina con una predica tutta piagnistei. — Oh le santerelle! ma tanto meglio per noialtre. — Sì: peraltro se non si fuggiva, a forza di farci ballare ci ammazzavano. — Vuoi che torniamo? — disse la Tonina; e come se avesse respirato l'armonia dei violini, balzava in piedi elastica. — Torniamo! — E strascinarono con loro la Giannetta che stretta al braccio dell'amica non aveva avuto tempo d'accorgersi come Meni con le sue due compagne seguisse accorato. Quando arrivò sulla festa, il primo oggetto che la colpì fu il giovane della piazza di San Giacomo, il giovane ch'ella aveva tanto pensato! Questa volta non era sogno. Le stava dinanzi in tutta la sua bellezza, con una mano gentilmente posata sul fianco, cogli occhi raccolti, e danzava leggero con una certa sprezzata disinvoltura, che pareva che neanche movesse la snella persona. Ella più non vide gli astanti, non vide la ballerina, non vedeva che lui.... e se non era il battere del cuore sempre crescente, e il fremito delle ginocchia che glielo impedivano, la musica l'avrebbe rapita lì in mezzo tra i vortici della danza. Quando fermarono i violini, egli venne a riposarsi vicino alla sorella, e salutò per la prima volta la bella giovanetta a cui ella dava il nome di amica. La Tonina volle che danzassero insieme, e al primo ripigliarsi del valzer, come aliga in balía del torrente, come foglia travolta dal turbine ella volava col giovane amato. Pallida il volto, fuori di sè stessa, il suo orecchio non beveva che armonia, il suo cuore non respirava che amore. Già tramontava e ballavano ancora. Cominciò a diradarsi la festa, il villaggio si dispogliava e continue brigatelle di gente partivano per tutti i lati. La Giannetta con la sua compagnia tornava a casa dalla parte del torrente. La Tonina e la Mora tenevano la stessa strada. Non erano appena alle ghiaie che alcuni giovani a mulo le raggiunsero. Erano mugnai, e tra essi il contrabbandiere. Quando fu vicino alla Giannetta lasciò che la sua bestia andasse a passo, e si mise a discorrere colla fanciulla. A poco a poco si sbrancarono dagli altri. Egli, abbandonate le briglie, colla persona inchinata sul dinanzi; ella appoggiata alla bestia: e lo scalpitare dei ferri tra i sassi copriva il lieve bisbiglio delle loro sommesse parole. Era bella la sera, netto l'orizzonte, e le colline di Butrio e la costiera di Cormons sormontate dai picchi ancora innevati delle alpi, presentavano dinanzi a' loro sguardi una zona di paese, che la luce di quell'ora fantastica accarezzava con una specie di malinconico affetto, e faceva più vago il primo verde di che appariva screziata. Quel poco e pallido verde che annunziava l'imminente primavera era pur gentile! Era come il tenue sorriso che dopo lungo dolore torna ad infiorare le labbra d'un'amata persona. A Manzinello si divisero, e l'una compagnia prese la strada di Marzano, l'altra quella di Butrio. La Giannetta camminava concitata, e come se la melodia dei valzer uditi le durasse tuttora nell'orecchio; talvolta colla voce si metteva ad imitarne la cadenza, tal altra prendeva il braccio delle compagne, e le sforzava a correre seco per qualche tratto. Era allegrissima e non badava al mesto silenzio del povero Meni. Troppa commozione l'aveva in quel giorno agitata perch'ella potesse riflettere a lui. Quando arrivarono a casa, la Maddalena, che con trepida gioia stava aspettando l'esito della gita, venne loro incontro. La buona vecchia, mentre s'andava immaginando le dolci parole che s'avrebbero detto i suoi cari figliuoli, aveva loro apparecchiato una cenetta di famiglia, e voleva che tutti si fermassero; ed era così contenta ed accarezzava Meni con tanto affetto, ch'egli non si sentiva la forza di disingannarla; e benchè avesse il cuore gonfio di lagrime procurava di mostrarsi lieto. Si dispensò peraltro dal restare a cena, e salutati tutti come di consueto, uscì all'aperto. Era una bella notte serena, la luna splendeva tranquilla, e illuminata da lei gli stava dinanzi, netta e distinta in ogni sua parte, quella modesta casetta di contadini dov'egli aveva passato tante ore felici. Vedeva la linea del muricciuolo su cui facevano capolino i rosai della Giannetta, vedeva in fondo all'orto il mandorlo fiorito, alla cui ombra tante volte era stato seduto insieme con essa: tra' suoi rami sentì che volitava un uccelletto, stette un istante in orecchi, e l'udì zufolare in mesto ed amoroso tenore, mentre da una siepe vicina s'andava sollevando ad intervalli un sommesso gorgheggio. Era l'usignuolo che colla sua fida compagna tornava al nido consueto. Si ricordò che l'anno innanzi la prima ad accorgersi della sua venuta, era stata lei. E poi insieme avevano notato il sito che aveva scelto, e lo visitavano in secreto, e videro dischiudersi le uova, crescere e vestirsi di piuma gli uccellini, finchè venne il giorno in che cominciarono a volare. E quel giorno era stato per loro due una festa. Seduti sull'erba, sotto la pergola si godevano taciti a contemplare l'amore con cui il padre e la madre li addestravano. Usciti dal nido pigolavano trascinandosi a salti per le aiuole, e i vecchi fatti anch'essi piccini, li chiamavano facendo lor dinanzi certi piccoli voli, or alla siepe del ribes, or a' cespugli del biancospino: e quando finalmente fidati alle giovani penne si abbandonavano all'aria, tornavano loro incontro volando come frecce, e colle ali li sostenevano finchè li trassero dall'orticello, e tutta la famigliuola insieme volò via contenta per l'aperto dei campi. O quante volte la sera, quando la vecchia Maddalena, o qualche altro della famiglia veniva a sedersi troppo dappresso a quel nido e faceva tacere sul mandorlo l'usignuolo, essi avevano trepidato per paura che si scoprisse il segreto, e i loro occhi s'erano incontrati, e nel loro muto linguaggio s'avevano detto la comune inquietudine! Quanta gioia in quell'epoca.... quanti soavi pensieri, quanti sogni d'amore!... E adesso tutto finito! Non doveva dunque più mai ripassare la soglia di quella casa ospitale, dove i suoi anni giovanili erano stati consolati da tanto affetto? Mai più le carezze della buona Maddalena?... L'usuale saluto con cui in quella sera egli s'era congedato, era dunque l'ultimo? Oh s'essi avessero potuto vedere come sanguinava il suo cuore, mentre con mentita ilarità dava loro la buona notte! Ma chi aveva badato al povero Meni? Erano allegri, parlavano della sagra, del ballo; la fanciulla non gli aveva neanche rivolto uno sguardo, ed egli partiva per sempre!... Egli saturato di amarezza, egli che aveva veduto dileguare in una maniera così crudele la speranza del suo avvenire, il sogno accarezzato de' suoi giovani anni, egli si ritirava in silenzio per non disturbare la loro gioia. Aveva capito d'essere di peso, e in quel momento si sarebbe volentieri seppellito sotto terra, perchè altri liberati dalla sua importuna presenza avessero potuto godere senza rimorso. Guardò per l'ultima volta quella casa dove restava tanta parte della sua vita, vide col pensiero la serena immagine della fanciulla a cui egli aveva donato tutto sè stesso, e coll'anima inginocchiata dinanzi a Dio, nel suo immenso dolore pregò che fosse felice, e che il giovane ch'ella gli aveva preposto l'amasse com'egli l'avrebbe amata!