Eredità ed Atavismo. Criminalità nei fanciulli e nei selvaggi.

1.—Il dott. Rinieri De Rocchi[438] potè costruire l'albero genealogico di una famiglia d'agricoltori toscani. Il capo stipite della famiglia (tre generazioni precedenti l'attuale) era un truffatore: dei suoi 5 figli il 3º era epilettico, mancino e di straordinaria forza muscolare: in due nipoti ex fratre, in un nipote figlio della sorella, e in un figlio di un suo nipote vi è pure epilessia: e forse le tendenze criminose del vecchio stipite truffatore non vi sono estranee. Vi è inoltre rachitismo ed un'enorme impulsività psichica e facilità alle risse ed ai ferimenti.

2. Degenerazione psichica, criminalità e mortalità da alcoolismo[439].—Da padre alcoolista, gottoso ed ottuso di mente e da madre pure alcoolista e sofferente di calcoli vescicali, nacquero 7 figli: due figlie ebeti, un'altra pazza, degente in manicomio, una quarta maritata, dapprima meno imbecille ma ora con fisonomia semi-imbecille e un fanciullo infermiccio e malsano; un fratello alcoolista, gottoso; un altro fratello semi-imbecille operato già da fanciullo di calcolo vescicale; finalmente uno, squilibrato di mente e criminale. Egli ha ferito dei garzoni della sua fabbrica, suo padre e sua madre, e commesso continue stranezze, è mancante di affettività, di carattere instabile, ha cambiato quattro mestieri e finì ozioso e vagabondo; è impulsivo ma docile e completamente amnesico.

È interessante l'associarsi in questa famiglia delle varie forme di degenerazione.

3. Atavismo e Criminalità.—Guglielmo Ferrero riuscì in un recente studio[440] a modificare il concetto di atavismo, in modo da metterlo al sicuro da un certo numero di obiezioni che furono spesso ripetute e che egli stima avere un qualche valore, almeno apparente.

Si è finora voluto cercare l'atavismo nella materialità dell'azione che si chiama delitto: si è cioè affermato che l'omicidio, il furto e gli altri delitti sono azioni normali nella vita selvaggia, e che riappariscono per atavismo nella vita civile. Ora è certo, secondo il Ferrero, che la teoria che l'omicidio, il furto e gli altri delitti siano azioni normali nella vita selvaggia, è troppo semplice e perciò insufficiente a spiegare tutti i fatti che lo studio dei popoli inferiori ci offre, di cui un certo numero è decisamente contrario a questa tesi.

Tali obiezioni non distruggono però, secondo il Ferrero, la teoria dell'atavismo, purchè lo si trasporti dalla materialità dell'azione che si chiama delitto, ai caratteri psicologici che, eventualmente, sotto dati stimoli, la determinano. Studiando i popoli selvaggi il Ferrero ha trovato che i due loro caratteri più comuni sono la incapacità al lavoro regolare e metodico e l'impulsività: due caratteri che sono in connessione organica tra di loro, perchè l'apparizione di uno porta seco quella dell'altro. Ora l'impulsività costituisce la vera base del delitto; perchè più un essere è impulsivo, meno i concetti e i sentimenti morali avranno presa sopra di lui e più facilmente egli si determinerà a far il male, sotto gli stimoli dolorosi. Difatti molti popoli selvaggi, che normalmente vivono tranquilli e possono parere dei modelli di dolcezza dei costumi, sono soggetti, appunto perchè impulsivi, a degli accessi di furore in cui commettono ogni violenza: il fatto dunque che raramente uccidono, non esclude in essi la potenzialità criminale, cioè l'impulsività.

Nei criminali il Ferrero crede trovare questi due stessi caratteri fondamentali, e prettamente atavici: nel criminale cioè «l'atavismo è costituito dallo istinto d'insubordinazione contro la legge del lavoro e dalla impulsività, istinto che nel criminale-nato è organico e innato, e quindi irriducibile... mentre nel criminaloide è, in parte almeno, acquisito...». Quindi la causa fondamentale di moralizzazione delle società è stata l'abitudine del lavoro regolare e metodico; e la selezione più efficace quella che il Ferrero chiama selezione del lavoro.

4. Fatti atavistici nei bambini.—Il dott. Robinson[441] ha data una spiegazione atavistica di parecchi fatti della vita fisica e psichica del bambino: così l'essere i fanciulli grassi sarebbe una condizione favorevole alla preservazione della razza, perchè nella vita nomade de' popoli primitivi essa li proteggeva dalla frequente mancanza di cibo: anche le grida così forti del bambino, lo spavento per le persone che gli sono sconosciute e per l'oscurità, il suo egoismo e la sua gelosia rappresentano pel Robinson facoltà le quali furono per varie cause utili alla conservazione della sua giovane e delicata esistenza e si sono quindi mantenute più o meno ridotte anche sino ad ora in cui pure non sarebbero più necessaria.

Analogamente il Buckmann[442] enumera molte particolarità importanti comuni ai nostri fanciulli ed alle scimmie dell'epoca attuale, come il naso schiacciato, il prognatismo, il filtro nasale, il modo di prensione manuale, serrando l'oggetto tra le dita e la palma della mano, la maniera di camminare del bambino (le cui gambe arcuate rispondono piuttosto ai bisogni d'un quadrumano vivente sugli alberi). E molte altre abitudini infantili, di rotolarsi per terra, di strappare ciò che sporge dalle pareti, ecc., rammenterebbero e si spiegherebbero con costumi scimmieschi.

5.—Il dott. De Silvestri[443] ha esaminato 240 bambini dai 3 ai 7 anni, di cui il 45% moralmente anomalo: i caratteri fisici morbosi raggiungono il 66% nei bambini a carattere morale anomalo, e il 29% nei bambini a carattere morale integro, e già anche in quest'età in numero assai minore nelle femmine in confronto ai maschi. Prima dei 4 anni 1⁄2 il De Silvestri non avrebbe trovato altro carattere degenerativo che la pelurie (V. le fotografie della Tavola LVII dell''Atlante di un bambino di 5 anni 1⁄2 rissoso, masturbatore, e di una bambina della stessa età, facilmente irritabile, capricciosa, che compie la masturbazione ed atti di libidine con un'altra bambina senza notevoli anomalie fisiche, ch'è con lei fotografata).

6. Fanciullo assassino della madre[444].—Un ragazzo tredicenne, di nome Roberto Combe, insieme al fratello dodicenne uccise in Londra la madre con due colpi d'un coltello, da lui stesso prima appositamente comperato. Dopo l'assassinio essi restarono nella casa stessa, sino a che 11 giorni dopo fa scoperto il cadavere. Roberto confessò tutto, dicendo d'aver ucciso la mamma perchè aveva punito troppo severamente il fratello. Era un fanciullo intelligente: alla sua nascita era stato usato il forcipe; soffriva frequenti cefalalgie, e si lagnava di udire spesso durante la notte delle voci; le quali la notte prima dell'omicidio dicevano: «ammazzala, ammazzala e scappa via», ed egli aveva sentito un impulso irresistibile ad ucciderla: soffriva anche di accessi maniaci con lucidi intervalli. Fa rinchiuso in un manicomio criminale.

7.—Fallot e Robiolis[445] pubblicano il caso d'un tentativo d'assassinio per vendetta commesso con un coltello da una bimba di 2 anni 1⁄2 stilla persona di una sua sorella di 7 anni! La piccola criminale è alta 80 cm. ha cefalonia, acrocefalia, fronte rientrante verso le orbite, colle bozze frontali e coi seni frontali molto sviluppati, scafocefalia, orecchie sessili: indice di 78; ha sessualità precoce e s'introduce spesso oggetti nelle parti genitali. Ella è di temperamento molto violento: ha mancanza di sensibilità tanto che non mostrò alcun dolore e pentimento dell'atto commesso; qualche tempo prima del fatto era rimasta per punizione un giorno intiero senza prender cibo e senza lagnarsene.