CAPITOLO III. Vantaggi dell'agiatezza e della miseria.

Così dicasi della ricchezza. Spesso il benessere favorisce il genio.

Pascal riteneva che una nascita distinta conferisca a venti anni, nella stima e nel rispetto degli altri, una posizione che i diseredati mal riescono a raggiungere a quaranta.

Che cosa sarebbe avvenuto di Meyerbeer senza la ricchezza, di Meyerbeer che aveva una produzione così laboriosa ed il cui genio si esplicò solo viaggiando e vivendo in Italia?

Ma tutto ciò va inteso con molta circospezione, perchè quanti genî, invece, non furono guastati dalla ricchezza e dalla potenza!

Jacoby ha dimostrato che il potere illimitato precipita la degenerazione, rende facilmente megalomane e demente chi lo impugna.

E noi vediamo la deputazione averci rapiti uomini geniali, diventati poi, al più, mediocri ministri.

Chi sa dirci quanti fra quelli che si pompeggiano nelle nostre vie, fieri di un bel sauro e di una occhiata di qualche clorotica duchessa, non sarebbero diventati grandi uomini? Un esempio ce ne offre l'aristocrazia piemontese. Per molto tempo avendo tenuto a gloria il brillare nella milizia e nella politica, essa ci diede più uomini celebri che non il patriziato di Toscana insieme e di Napoli; ed ora non emerge che nelle sacrestie e nelle regie anticamere.

Di più: bisogna ricordare che fu spesso la miseria, l'infelicità, che, servendo da stimolo, da pungolo al genio, ne fecero spicciare la vocazione; il che spiega quanto dimostrò la mia Paola: essere l'infelicità uno dei caratteri più frequenti della storia del genio[6].

Così: senza la miseria non avremmo avuti i romanzi di George Sand e della Becher-Stowe, nè le commedie di Goldoni.

Non rare volte, è vero, parve l'occasione aver dato luogo allo sviluppo del genio.

Così, per un rimprovero che Muzio Scevola fece a Servio Sulpizio di ignorare le leggi del proprio paese, somma vergogna per un oratore e per un patrizio, quest'ultimo divenne un grande giureconsulto.

Spesso i tagliatori di pietre, da lavoranti nelle cave intorno a Firenze, sin dai più felici tempi della Repubblica riuscivano scultori di vive figure, quali Mino da Fiesole, Desiderio da Settignano e il Cronaca. E Giovanni Brown, scalpellino, datosi a studiare i fossili delle pietre che picchiava, riuscì uno de' più grandi geologi.

Andrea Del Castagno, stando a guardia degli armenti nel Mugello, rifugiatosi un giorno, dal diluviar della pioggia, entro una cappelletta ove un imbianchino stava scombiccherando una Madonna, si sentì attratto ad imitarlo; cominciò col carbone a disegnare figure dappertutto e si acquistò fama tra i paesani; messo poi a studiare da Bernardino de' Medici, riuscì pittore insigne; e Vespasiano da Bisticci, libraio o cartolaio a Firenze, dovendo pel suo negozio maneggiare molti libri e aver da fare con uomini di lettere, divenne letterato egli stesso.

Ma la storia dei genî è più ricca di circostanze contrarie che di favorevoli, come in Boileau, Lesage, Cartesio, Racine, La Fontaine, Goldoni, costretti a soffocare la musa sotto la toga pesante di Temi o, peggio, sotto la stola del prete. Metastasio fu sarto, Socrate scalpellino.

I parenti di Poisson volevano farne un chirurgo, quelli di Bochax un prete, quelli di Lalande e di Lacordaire degli avvocati. Vauclin era un contadino, Herschell un suonatore ambulante. Per Cellini tutto era disposto perchè divenisse suonatore di flauto e non scultore. E Michelangelo, secondo i parenti, doveva divenire un sapiente, un classico, mai, come diceva il padre, uno scarabocchiatore d'immagini; e quando un grande scultore vide le inclinazioni e i primi tentativi del giovane, ed esortò il padre a metterlo nel suo studio, questi per acconsentirvi si fece pagare da lui una somma che aumentava di anno in anno.

Berlioz (Memorie) era figlio d'un medico geniale che aveva fatti lavori molto importanti sull'agopuntura e, sperando di avere in lui un successore, l'aveva educato a questo scopo e l'aveva indotto a sorpassare le prime ripugnanze della sala anatomica, dove gli aveva aperte le più care amicizie coi cultori di questa scienza (Gall, Amussat, ecc.); a diciasette anni, non appena sentì le Danaidi di Salieri, abbandonò tutto, per divenire maestro compositore.

Galileo ebbe una lunga serie di antenati filosofi, magistrati, pensatori, che rimontano fino al 1538[7]. Anche il padre Vincenzo, oltre l'attitudine alla musica, in cui era originalissimo, ebbe attitudini alla geometria e alla mercatura, ed il figlio Benedetto, fratello di Galileo, era pure rinomatissimo nella musica, la quale, con occhio naturalistico, era stata insegnata ai due figliuoli; ma evidentemente questa eredità non ebbe una influenza diretta, e poca, anzi nulla, vi ebbe l'educazione, che in quei tempi portava alla retorica ed al classicismo, così che — attesta il Nelli — "in quei tempi in Toscana solo i padri Scolopi tenevano scuola di geometria e di matematica, non apprezzandovisi allora che gii Umanisti; e nemmeno gli giovarono gli studi medici, allora tutto affatto teorici e senza alcun rapporto con l'esperimentazione".

Budda, Cristo e Comte ebbero un ambiente sì sfavorevole, che le loro dottrine si propagarono solo fuori del loro paese d'origine.

È vecchia l'osservazione:

A cui natura non lo volle dire,

Nol dirian mille Ateni e mille Rome.

Le circostanze, dunque, e lo stato di civiltà al più fanno accettare e rivelano i genî e le loro scoperte, che in altre condizioni sarebbero passate inosservate o derise, e, peggio, perseguitate.

Quindi si comprende come le grandi scoperte siano assai di rado completamente nuove all'epoca in cui sono accettate.

"La vapeur — Fournier — était un jouet d'enfant au temps de Héron d'Alexandrie et Anthemius de Tralles. Il faut que l'esprit humain et les besoins de notre race travaillent des millions de fois par l'expérience avant de tirer toutes les conséquences d'un fait".

Nel 1765 Spedding offerse il gas portatile già bell'e pronto al municipio di Witchaven, che lo rifiutò; vennero poi Chaussier, Minkelers, Lebon e Windsor, che non ebbero altra abilità se non di appropriarsi la scoperta e fruirne. Il carbon fossile era stato scoperto nel secolo XV, la nave a ruota nel 1472, quella ad elice prima del 1790; quando nel 1707 Papin fece navigare una nave a vapore, non ne ritrasse che scherni e lo trattarono da ciarlatano.

Il Sauvage, che finalmente potè applicare il vapore alla navigazione, lo vide in opera... dal carcere, dov'era imprigionato per debiti.

La dagherotipia venne intravveduta nel secolo decimosesto in Russia, fra noi nel 1566 dal Fabricio e di nuovo scoperta dal Thiphaigne de la Roche.

Il galvanismo fu prima scoperto dal Cotugno e poi dal Du Verney. La teoria stessa della selezione non appartiene a Darwin esclusivamente. Questa idea, come tutte le altre, ha nel passato profonde radici. "Le specie attuali non sussistono che in grazia della loro astuzia, forza e velocità; le altre sono perite" — diceva già Lucrezio —; e Plutarco, interrogato perchè i cavalli, che furono inseguiti dai lupi, fossero più rapidi degli altri, adduceva per ragione che essi soli erano sopravvissuti, essendo stati gli altri, più pigri, raggiunti e divorati.

La legge d'attrazione di Newton era già intuita nelle opere del secolo decimosesto, specialmente di Kopernico e Keplero, e fu quasi tracciata da Hooke.

E così dicasi pel magnetismo, per la chimica, per la stessa antropologia criminale, come dimostrava Antonini[8]. Dunque non è la civiltà che sia causa dei genî e delle scoperte; ma essa ne determina l'evoluzione, o, meglio, l'accettazione. Quindi è probabile che genî siano comparsi in tutte le epoche, in tutti i paesi; ma come, grazie alla lotta per l'esistenza, una quantità di esseri nasce solo per soccombere, invendicata preda dei più forti, così moltissimi di quei genî, quando non trovarono l'epoca favorevole, restarono misconosciuti, o, peggio anzi, puniti. E se vi hanno civiltà che aiutano, ve ne hanno anche di quelle che danneggiano la produzione dei genî; per esempio in Italia, dove la civiltà è più antica e dove se ne rinnovarono parecchie, una più forte dell'altra; ivi, se la tempra del popolo è più aperta, in genere tutto il mondo colto è più restìo ad ogni novità ed innamorato e quasi incatenato nell'adorazione del vecchio, quindi nemico dei novatori, e li abbatte o reprime col disprezzo o col silenzio e coll'abbandono. Invece: dove la civiltà è più recente, come in Russia e in America, le idee nuove si accolgono con un vero furore.

Quando il ripetersi della stessa osservazione ha reso meno ostica l'accettazione dei nuovi veri, o quando le circostanze rendono utili e, meglio, necessari un dato uomo od una data scoperta, esse si accettano, finendo, poi, col portarle all'altare.

Il pubblico, che vede la coincidenza tra una data civiltà ed il manifestarsi del genio, crede che l'una dipenda dall'altra, confonde la leggera influenza nel determinare lo sgusciamento del pulcino con la fecondazione che rimonta invece alla razza, alla meteora, alla nutrizione, ecc.

E non è a dire che ciò non accada nei nostri tempi; l'ipnotismo è lì per dimostrare quante volte, anche quasi sotto i nostri occhi, si rinnovò e fu presa per nuova una sempre uguale scoperta. Ogni età è egualmente immatura per le scoperte che non avevano od avevano pochi precedenti; e quando è immatura, è nell'incapacità di accorgersi della propria inettitudine ad adottarla. Il ripetersi di un'analoga scoperta, preparando il cervello a subirne l'impressione, vi trova man mano sempre meno riluttanti gli animi. Per sedici o venti anni in Italia si è creduto pazzo dalle migliori autorità chi scopriva la pellagrozeina; ancora adesso il mondo accademico ride dell'antropologia criminale, ride dell'ipnotismo, ride dell'omeopatia. Chissà dunque che anch'io ed i miei amici, che ora ridiamo dell'incarnazione spiritica ed astrale, non commettiamo un altro di quei crimini contro il vero, poichè noi siamo — come gli ipnotizzati, grazie al misoneismo che in tutti noi cova — nell'impossibilità d'accorgerci quando siamo nell'errore; e proprio come molti alienati, essendo noi al buio del vero, ridiamo di quelli che non lo sono.

Finchè l'età sua non sia giunta, finchè l'umanità non vi sia matura, ogni scoperta, ogni idea nuova è, dunque, come non fosse mai nata.