CAPITOLO VII, Influenza della pubertà sulle conversioni e sulla criminalità.

1. Conversioni. — Il fatto di maggiore importanza in questi casi è che appartengono tutti alla fanciullezza avanzata o all'incipiente pubertà.

Ora, per comprendere questa prevalente influenza di una causa esterna, di una sensazione nel momento vicino alla pubertà (alle influenze esterne, alle forti sensazioni l'uomo è esposto in ogni altra epoca senza gran reazione), bisogna ricordare l'enorme importanza che per lo sviluppo mentale ha l'epoca pubere e la grande impressionabilità che ha allora l'uomo moderno alle cause esterne.

In quel momento in cui le abitudini dell'infanzia svanendo, le nuove non sono ancora subentrate, l'uomo si ritrova in istato di crisalide, pronto a ricevere le nuove impressioni.

"È erroneo — dice Starbuck a proposito delle conversioni religiose — credere siano le abitudini infantili che determinino l'andazzo della vita: il bambino agisce inconsciamente, e fa quello che gli ordiniamo, dando così alla religione l'interpretazione arbitraria che noi gli forniamo.

"La crisi della conversione è negli uomini, spesso incoscienti, preceduta da un lungo periodo di dubbi, di angoscie, di lotte, che finisce, in un dato momento, sotto l'influsso di una parola, di un libro, di una predica, a cui segue un lungo periodo di gioia tumultuosa.

"Come il metallo chiuso in un solvente si rapprende e cristallizza secondo il sistema del cristallo che viene gittato nel solvente, così l'adolescente, in cui la vita pare sconnessa, cristallizza le sue idee secondo la più forte impressione che riceve in un dato momento".

La gioventù è in istato di esplosività latente, pronta a scoppiare sotto questa o quella influenza, sia delle concezioni scientifiche, sia degli entusiasmi dell'arte, o delle sventure, o delle lotte. L'adulto è gettato in mezzo a nuovi ambienti, a nuovi individui, a nuove abitudini; ma queste non trovano così pronta eco nel suo animo: la sua via da percorrere è stabilita: egli ha sentimenti e idee proprie ed è difficilmente influenzabile.

Una prova importantissima a questo proposito è stata raccolta dallo Starbuck[17], coll'esame personale dei motivi che avevano indotti alla conversione centinaia di studenti dei seminari e delle alte scuole dell'America, sia maschi che femmine; egli trovò che la conversione è determinata in parte dall'influenza dei genitori[18] e della famiglia, a cui s'aggiunge quella dei libri, degli amici, dei maestri e delle persone, il cui carattere desti ammirazione, o da sventure domestiche.

Ma quello che più importa è che tutte queste influenze sono subordinate a quella della pubertà, perchè esse agiscono solo all'epoca della pubertà, o, per dire più esattamente con lo Starbuck, nel periodo di sei anni circa che ne precede e ne segue lo svolgimento; epoca che — com'egli ben nota — è assai indeterminata, specialmente nel maschio, e si prolunga assai nei suoi effetti psichici e fisici.

Da una tavola grafica, infatti, che lo Starbuck annette a questo capitolo, si vede che pei maschi il massimo delle conversioni è a 16 anni, essendovene però un secondo massimo a 12 anni e un terzo, più debole, a 9 anni (Vedi Tavola I).

Nelle donne la linea è meno precisa: dà cifre abbastanza rilevanti già a 7 o 8 anni, con un massimo ai 13 anni, un altro ai 16 e due minori ai 18 e ai 20 anni, per cui è insieme più precoce e tardiva.

Gli anni in cui comincia la conversione — nota sempre lo Starbuck — coincidono con quelli in cui Hacook trovò coi tests mentali il massimo di altezza nella facoltà di ragionare. Si vedono anche le linee della conversione alternarsi e avvicendarsi con le linee dell'accrescimento fisico, perchè la statura e il peso degli individui, studiati ancora dallo Starbuck nello stesso paese, davano il massimo dell'accrescimento dapprima agli 8 anni, poi ai 10. Quanto al peso, si ha il grande massimo a 16 e poi il 2º massimo a 10 anni, mentre nelle donne l'accrescimento è press'a poco graduale, senza salti improvvisi.


2. Criminalità. — Ma non è solo nel formarsi delle conversioni che coincide la fase della pubertà, ma anche nell'incoarsi del crimine.

Tavola I[19]

Io dimostrai già che l'iniziarsi e il compiersi della pubertà, fra i 15 e i 20 anni, si accompagnano all'improvviso svolgersi delle tendenze delittuose: il che fu presentito dalle plebi nei proverbi e nei nomignoli: bulo, scogneco, che significano criminalità speciale del giovane che vuol parere uomo, sopratutto con la parola: omertà, la quale accenna insieme alla virilità e alla criminalità. Vi è insomma sul principio della giovinezza una tendenza istintiva verso il delitto, considerato come una prova di forza, di maturità; il che ricorda come la toga pretestata dei selvaggi si guadagni sempre con un omicidio.

Marro[20] ebbe a studiare questa recrudescenza degl'impulsi atavici su 900 scolari da 9 a 10 anni e su 3012 da 11 anni a 18.

Nei primi la cattiva condotta era del 18% e nei secondi del 9%; la mediocre era del 33% nei primi e del 46% nei secondi, e precisamente la scala criminosa dava il massimo di cattiva condotta a 18 anni, col 74%, poi a 11 anni, col 69%, calando poscia a 58, 62, 60, ecc., nei 14, 13 e 12 anni, dando dunque due punti massimi tra 11 e 13 anni e tra 16 e 18 anni, come le conversioni.

Egli narra di furti o, meglio, di accessi cleptomani in ricchi, che, senza bisogno, rubavano, per esempio, scarpe, carte esposte al pubblico, che poi gettavano via.

Molte volte qui non si tratta che di una criminalità passeggiera, legata ad un fenomeno assai generale della pubertà e che si riallaccia a quella specie di follìa transitoria, la quale si manifesta quasi generalmente nell'epoca pubere, e che han già notata i maestri ed educatori e ultimamente anche gli alienisti.

Marro dimostrò, infatti, come il carattere dei ragazzi si cambi nell'epoca della pubertà, e come in questa età diventino irritabili e tristi anche quelli più tranquilli; a più forte ragione e intensità gli anormali. Così spiegasi perchè i delinquenti diano una quota massima di delitti all'età pubere, che poi decresce, per poi rimontare, dai 20 ai 30 anni, al 45% di tutti i delitti.

Nei suoi profondi studi Starbuck[21] trovò pure in quest'epoca pubere una specie di follìa nella proporzione del 47% nei maschi e del 35% nelle femmine.

Questa follìa si manifesterebbe con angoscie, dubbi e lotte interne, ch'egli dedusse da queste risposte: "Io caddi in un profondo stato di amarezza"; "Mi sentivo come se avessi commesso un peccato imperdonabile"; "Avevo come un rimorso ostinato", ecc.

Anch'io in molti puberi còlti trovai diffusa la tendenza impulsiva, piromanìaca, cleptomane e ambiziosa, qualche volta perfino con allucinazioni e quasi sempre con tendenze megalomanìache.

E propriamente di 47 indagati, 16 mi hanno dichiarato di aver nulla provato o di nulla ricordarsi; 7 ricordarono di aver avuta, tra gli 8 e i 12 anni, una strana megalomanìa, in contrasto con le condizioni di famiglia; di diventare conquistatori delle isole descritte da Verne o della Repubblica di San Marino; 5 rubavano in casa per far getto del denaro; o, figli di proletari, pretendevansi ricchi e potenti; 5 avevano idee persecutorie di essere arrestati dalla polizia, di divenire soldati a 8 anni; 3 erano insultatori, litigiosi, villani; 8 furono presi da vera manìa religiosa di diventar missionari o eremiti; 2 altri avevano impulsi osceni; uno manìa suicida. Un giovane, ricco, onestissimo, durante l'epoca della pubertà rubava persino le monete dalle botteghe, pur non avendone alcun bisogno, poi le gettava via o le nascondeva.

Una maestra di un collegio di Torino mi raccontava di tre sorelle che successivamente ebbe in collegio, le quali, tutt'e tre tranquille e buone, diventarono dai 12 ai 15 insopportabilmente mentitrici e cattive, e tornarono buone e tranquille più tardi.

Due fratelli ed una sorella in età pubere, fissatisi in mente di trovare la dirigibilità dei palloni volanti, di cui avevano letta una descrizione,, rubano cinquanta lire al padre ed abbandonano la casa, lasciando scritto che non torneranno se non dopo essersi arricchiti con la fatta scoperta.

Il figlio d'un maestro di campagna dai 10 ai 12 anni s'immaginò di diventare ricco e potente, e, per farsi credere tale, pagava il biglietto del tram il doppio, rubava in casa denari che spendeva senza ragione.

Uno studente dai 13 ai 14 anni sognava di dettare opere grandiose, ma intanto rubava denari a casa e li spendeva senza ragione o davali in dono al primo venuto.