CAPITOLO VIII.

Sorpresa.

—Iago! esclamò con la maggior sorpresa il Caprone.

Il negro, sebbene cadente per la grave sua età, senza rispondere, si fece largo tra la folla dei congiurati e si avvicinò al tavolo. Ivi giunto, incrociate le mani al petto in segno di riverenza verso il gran capo, pronunziò alcune parole in un linguaggio ignoto a tutti quelli adunati. Il Caprone gli rispose nello stesso linguaggio, e i congiurati stupefatti si guardarono l'un l'altro. In quell'istante si udirono accelerati passi di molte persone dentro il corridoio; si sentivano voci di sdegno e rumor d'armi che già rimbombava verso la sala del gran maestro. Non poteva dubitarsi sulla qualità di coloro che s'inoltravano; poichè, oltre il romore delle armi che accennammo, si vedeva un insolito chiarore avanzarsi dalla parte del cortile sotterraneo. Infatti due uffiziali e molti soldati che portavano corti fucili e fiaccole eran giunti allo sbocco della sala del gran maestro e già stavano per irrompere sull'assemblea. Non furono però in tempo.

—Hourrah! esclamò il Caprone percuotendo con forza il pavimento di legno col piede destro; ed il pavimento, sebbene grave di tutte quelle persone, girò allo scattar d'una molla sui cardini che stavangli ai lati, e rovesciatosi impetuosamente toccò con un'estremità la volta, precipitando nel sottoposto abisso il Caprone, il negro e tutti i congiurati, e restando verticalmente, come una barriera insormontabile, sull'imboccatura della sala, in guisa da impedire agli armati di penetrare in quella. Il fragore fu orribile: invano i soldati tentarono di rompere quella parete di legno; quell'intavolato era grosso oltre un sesto di braccio e, munito di grossi chiodi, sfidava i colpi dei calci di fucile e delle scuri dei sopraggiunti, i quali, confusamente urlando ed imprecando per la fallita impresa, furono costretti a ritirarsi.

Ma i congiurati usciranno poi dal baratro ove li ha fatti piombare insieme con lui il loro misterioso capitano? oppure avranno eglino preferito una morte volontaria al portare la testa sul patibolo? Il resto della storia ce ne farà consapevoli. Ma intanto ci convien tener dietro ad un nuovo personaggio, fino ad ora sconosciuto nel nostro racconto; questo personaggio interessante non è altri che il signor Basilio.

Il signor Basilio è un uomo di mezza età: la sua professione è quella di onesto mercante; e se la sua qualità di mercante non può impugnarsi… forse la qualifica di onesto potrebbe incontrare degli ostacoli: ma tiriamo innanzi. Il signor Basilio ha un bellissimo modo di farsi strada nella pubblica estimazione: cortese con tutti, puntualissimo nel pagare chi avanza, puntuale nel riscuotere i suoi crediti, sapeva condire con molta affabilità anche qualche parola da per sé stessa un po' aspra; aveva sempre un risolino sulle labbra, teneva abitualmente gli occhi bassi; le paroline sue eran sempre melate, aveva una flemma inalterabile; il suo vestiario era pulito e quasi elegante, ma però sempre di un taglio antico; declamava ognora sulle bricconate del mondo; nemico giurato del progresso, aveva la precauzione di non urtar peraltro i progressisti, praticava con loro un contegno urbanissimo; rispondeva con monosillabi inchinando il capo, tossendo spesso e mostrando un aspetto arrendevole ed ossequioso; teneva o per vezzo o per abitudine il capo un poco pendente sulla spalla destra; sempre sbarbato, il suo viso di trentacinque anni pareva che ne dimostrasse venticinque; la cravatta bianca colla quale fasciavasi il collo faceva spiccare il rubicondo delle sue gote infiorate di un'eterna primavera. Il degno signor Basilio era insomma uno di quegli uomini che sanno stare al mondo. Non avendo prossimi parenti, se ne stava in un quartiere a pigione in una delle strade meno di grido, poiché amava la quiete: e siccome il mondo è inclinato a pensar male anche delle cose più oneste, il signor Basilio non aveva voluto né serva né servitore, e si era acconciato con una vecchia vedova, come suol dirsi, a dozzina o a retta: aveva nel suo quartiere una cameretta tutta decente e pulita, adorna di quadri di sacro tema; poi uno spogliatoio per le vesti, un salottino per mangiare, un'altra stanzetta per i bagagli. Le tende delle finestre della di lui camera e quartiere stavano chiuse, egualmente che i cristalli di esse, tanto di estate che d'inverno: e, tranne il caso che una decrepita serva entrasse a spazzare le stanze ed aprisse un pocolino l'invetriata alzando la portiera, nessun occhio curioso si era potuto ficcare nell'abitazione del signor Basilio.

Chi poi dei suoi vicini non avesse avuto orologio poteva servirsi del signor Basilio; poichè egli era periodicamente preciso nel suo uscire e nel suo entrare in casa la mattina, all'ora di pranzo e nel riporsi la sera, a seconda del crescere o del calare delle giornate. Ed infatti nell'estate e nell'autunno, quando usciva al mattino, erano le sei; quando tornava a pranzo, le due pomeridiane; quando di nuovo sortiva, le quattro; quando rientrava, le otto; e nell'inverno e primavera egli usciva alle sette, ritornava alla una, ed uscendo fino alle sei, a quest'ora si rintanava.

Pe' suoi negozi aveva una bottega cui assisteva solo, facendo da commesso e da principale insieme; e solo una volta la settimana si serviva del facchino di un vicino banco perchè spazzasse il suo e gli accendesse ogni sabato il lume all'imagine di sant'Omobono protettore dei mercanti, e mutasse la padelletta al gatto che periodicamente stava in bottega ed al quale il degno signor Basilio portava ogni dì il vitto dentro una pezzuola da naso turchina.

Pel signor Basilio non ci erano conversazioni, non c'erano teatri nè spettacoli; e tutto il tempo che si permetteva di sollazzo era quello impiegato dal Credo all'Angelus nella bottega del tabaccaio vicino e dall'Angelus al De profundis alla Coroncina e pia meditazione alla Cappellina dei catecumeni, della cui compagnia era stato più volte governatore. Come ognun pensa, il signor Basilio non avea per certo avuto in capo la minima idea per le donne. Oibò! Eppure, è venuto il tempo di dirlo ai lettori, ed essi faranno, udendolo, un tanto di Oh! eppure il signor Basilio era molto addentro nelle buone grazie della signora Guglielmi, e, vedete bene, faceva i fatti suoi molto riservatamente, perchè in realtà non lo abbiamo mai veduto nè a prendere il thè nè a fare la partita ai quadrigliati presso la signora e molto meno all'ultima festa di ballo in maschera. Dio guardi! Le maschere erano di orrore al degno signor Basilio, il quale nei giorni del carnevale teneva il suo negozio chiuso, non usciva quasi mai di casa e qualche volta passava quei giorni di tripudio o di pazza gioia e di peccati i più grossi presso i suoi buoni amici i religiosi conventuali, in devoti esercizi. Pure il signor Basilio era, se non in tutto, almeno due terzi padrone a casa della Guglielmi; e, quello che è maraviglioso, non ne sapevano nulla nè Rosina nè Alfredo; e, cosa ancor più straordinaria, non ne sapeva nulla la gente di servizio ed in ispecie la oculatissima Mary.

La mattina stessa in cui abbiamo veduto tanto in angosce Rosina ed Alfredo, in dolori Esmeralda, in trame più cupe il Caprone, cioè il cospiratore Giovanni, molto sul tardi fu sentito dare un buffetto all'uscio dell'appartamento segreto di madama Guglielmi: e sembra che quel modo di picchiare fosse conosciuto dalla signora, la quale fece un atto d'impazienza nel sentirlo; poichè quella visita non era aspettata e nemmeno gradita, distraendo la signora da una interessante lettura. Ripose ella il libro; ed appena proferita la parola—Entrate—compariva sull'uscio della camera il signor Basilio, che fece due profondi inchini, col secondo dei quali si avvicinò a madama, che, giusta il costume del secolo decorso, porse la bianca mano al degno cavaliere, il quale la baciò con trasporto, soggiungendo con voce dolcissima, pure alquanto stridula:

—Vi chieggo scusa, o madama, del disturbo che io per certo vi arreco…, ma non ho potuto resistere al piacere di augurarvi il buon giorno e dimandarvi notizie della preziosa vostra salute, che io voglio sperare non sconcertata dalle fatiche della danza.

—Mille grazie, ottimo signor Basilio! replicò la dama, graziosamente ritirando la mano sulla quale egli aveva deposto il bacio aristocratico.

—La vostra cortesia mi onora infinitamente nè so come potermene mostrar degno; io, davvero, povero mercantuzzo, voi dama pregiatissima, rampollo della più scelta nobiltà….

—Da banda le cerimonie, sempre complimentoso e compito al solito signor Basilio carissimo: ma voi sapete in quanto pregio vi tenga; onde fra noi non han luogo davvero i complimenti.

—Tutto effetto della incomparabile vostra cortesia; della quale tolga il cielo che io voglia abusare: permettetemi di conservare il più profondo ossequio verso una dama di tanto merito. Vi domandava adunque della vostra preziosa salute.

—Sono un poco stanca, signor Basilio, e nulla più.

—Oh! lode al cielo. Queste feste sono cose indispensabili: come si fa? quando si è nel grado in cui la provvidenza pose voi e la vostra famiglia, oh! davvero sono cose indispensabili.

—E le approvate voi? voi sì rigido, sì ritirato?

—Oh! madama, altro sono io, altra voi. Non può esistere idea di paragone: io sono un nulla, un nulla affatto; ignorato dal mondo, è giusto che io ignori il mondo; così ci trattiamo alla pari.

—Eh! caro Basilio, voi invano pretendete di celare la vostra immensa virtù; le beneficenze che spargete….

—Per pietà, madama, cessate di umiliare, elogiandomi, la nullità di un vostro servo devoto, e favelliamo d'altro. La signorina che fa? Si sarà stancata al festino. Degna giovane…., vero ritratto della madre!—

Madama sorrise di compiacenza.

—E quel degno signor Alfredo? qual ottimo giovane! oh! si conosce bene la discendenza del puro sangue degli eroi. Non mente, no, quel bollore guerresco che gli trapela dal viso; l'una è la casta Diana, l'altro il bellicoso Marte.—

E così dicendo si fregò le mani contento di avere sfoggiato questo gran pezzo di erudizione mitologica.

—Sono creature che prometton bene, replicò la dama.

—Gli amo tanto quei due cari giovani, continuò il signor Basilio; quanto sarà brillante il loro avvenire! Oh il loro avvenire! Ed avranno formato il brio della festa. Erano molti gl'intervenuti?

—Non vi era penuria di fanatici, caro signor Basilio, e poi oltre gl'invitati grande fu l'affluenza delle maschere.

—Non seguì nessuno inconveniente peraltro? richiese con affettata premura il signor Basilio.

—No, per grazia del cielo; ma quali inconvenienti potevano succedervi?

—Eh! signora mia, dico per causa delle maschere; chi sa mai quali facce si nascondono sotto la visiera?

—La vostra riflessione mi convince: buon Dio! sono tre giorni che non vi fate vivo; se foste venuto, io avrei profittato del vostro consiglio, e il mio quartiere sarebbe stato chiuso alle genti immascherate.

—Oh! se avessi potuto solamente sognare di esservi utile, potete ben credere, madama, che sarei volato qui al certo; ma in questi giorni di clamore, siccome il commercio non va, ed io non mi curo di tenere aperta la bottega e mostrare le mie merci alla folla dei matti, così mi ritiro a fare delle divote meditazioni sulla debolezza umana.

—Buon per voi! Io vorrei poter fare altrettanto.

—Madre giovane di figli giovani, sul fior dell'età, in un ritiro. Oh! non è questo il tempo. Ma a proposito, più che ci penso e più mi trovo io dalla parte dei torto: toccava a me a venire a suggerirvi…. (e così dicendo con atto di rammarico si percosse la fronte), toccava a me a venire a trovarvi, ad avvisarvi d'un pericolo; ma….

—Di qual pericolo, in grazia? prese a dire madama Guglielmi scorgendo un certo non so che di mistero nelle maniere e nelle reticenze del signor Basilio.

—Eh! vi dirò…. ma già lo saprete; una certa voce….

—Non so nulla; spiegatevi.

—Si dice…. ve', forse saranno chiacchiere; si dice che anche a
Livorno possa esservi una setta demagogica.

—Misericordia! sclamò spaurita la signora, che dite mai? E guardò il signor Basilio, il quale dal canto suo fissava la vedova con sguardo significante.

—Credeva che ne aveste sentito, così come io, vociferare.

—Vi ripeto che non so nulla, anzi sarei ansiosa….

—Vi soddisfaccio subito; ma, guardate, non intendo di accertare la cosa e desidero anzi che siano fandonie, cara madama: voi avreste orrore; si tratterebbe di voler far man bassa sui nobili, sui ricchi, sulle persone e, piango in dirlo, fino sui ministri di Dio; anzi da questi vorrebbero incominciare quei manigoldi e quei demonii.

—Ah! caro signor Basilio, una specie di 93 dunque?

—Altro che 93! quei diavoli si appellano carbonari ed hanno le carbonaie dappertutto, veri tizzi d'inferno; pur troppo le avranno anche qui! anzi da certi discorsetti che ho sentito in un luogo…. (e nel dire queste parole guardò maliziosamente madama).

—Buon Dio! voi mi atterrite.

—Siccome costoro ad altro evidentemente non mirano che a fare scoppiare il disordine, chi sa che anco una festa di ballo non potesse essere stata acconcia ai loro tristi divisamenti? Ma basta; ora il pericolo è passato, e può essere anche non esistito: sia lodato il cielo!—

La signora trasse un cocente sospiro.

—E…., guardate la combinazione, senza un certo discorso sentito bisbigliare nella bottega del tabaccaio che sta sui quattro canti, io forse non sarei venuto così presto ad incomodarvi: non vi terrò in pena nel dirvi tutto; prima peraltro fa duopo che mi diciate se è vera una cosa.

—E quale?

—Che alla vostra festa un numero considerevole di maschere che mai non si levarono la visiera avesse sull'abito appuntata una camelia rossa.

—Verissimo, e che perciò?

—Oh! non vi faccia specie: le buone persone stanno attente a tutto, anche i più piccoli segnali non isfuggono alla vigilanza dei magistrati; e tante volte da insignificante indizio sonosi scoperte le trame dei malvagi. Quel segnale così ripetuto sappiate, signora, che dette nell'occhio; e siccome il mondo è dedito a mormorare, nè mai si fa tanto che basti per evitare lo scoglio della maldicenza, il mondo questa volta ha trovato un ninnolo, vedete, un'inezia, ma pure qualche cosa contro di voi, ottima e rispettabile madama Guglielmi.

—Contro di me? esclamò la signora tirandosi addietro sulla poltrona ove stava mollemente adagiata, di me? E che vi è da ripetere sul mio conto?

—Oh! duolmi di avervi dato un dispiacere; nel caso perdonatelo al mio zelo, alla mia inalterabile affezione per voi: non parlo più.

—No, no, anzi dovete parlare; vedete, sono già tranquilla, ma non ho potuto reprimere un momento istantaneo di collera nel sentirmi ingiustamente censurata.

—Ingiustamente sicuro! coloro che parlavano nella bottega del tabaccaio le tengo per le peggiori linguacce della città.

—Su via dunque…

—Il discorso è andato così: «Bella festa!» diceva uno degli avventori spuntando un sigaro. «Bella davvero!» diceva un altro, è stato anche chiuso il teatro.» «Bellissima!» prendendo parte al colloquio entrò a dire per terzo il padrone di bottega. Ed il primo interlocutore, il quale ha una chiacchiera da sfidarne qualsivoglia ciarlatano, «Eh! eh! soggiunse, ma sarà poi liscia la cosa?» «Che? c'è forse del mistero? rispose l'altro, dicci un po' qualche cosa; tu che sei un birro riposato devi saperne delle belle, ai tuoi occhi non può sfuggir nulla.» «Sono riposato, riprese l'ex-famiglio, ma non sono stracco; il male è che non conto più nulla, ma giocherei che quella vedovina ha dato il festino per un pretesto.»

—Per un pretesto! esclamò la signora Guglielmi alzandosi dal seggiolone e ricadendo sul medesimo.

—Lasciatemi continuare, replicò con calma il signor Basilio. «Dunque dovete sapere, amici cari, seguì a dire l'ex-birro, dovete sapere che i belli spiriti moderni, questi innovatori del diavolo, le vanno cercando tutte; dunque dovete sapere che al festino della suddetta signora vi era una quantità di gentaccia immascherata, e questa gentaccia non era là senza qualche segreto fine: ma scoprirò io la faccenda, e se ci riesco….» Il tabaccaio, che è un galantuomo di quelli proprio della stampa antica, prese a difendervi con calore.

—Graziosa! prese a dire madama Guglielmi mordendosi le labbra con un certo dispetto: dopo le accuse gradirò conoscere cosa disse il mio difensor tabaccaio.

—Disse essere impossibile che una nobile signora del vostro carattere, dei vostri sentimenti aristocratici, tollerasse nè anche il puzzo della demagogia in casa propria.

—Fortuna, replicò con vivacità madama, fortuna che il sinistro sospetto passò per la testa di una persona volgare! per il che sarebbe pazzia l'adontarsene. Ah! ma tutto questo segue perchè son vedova; se io avessi un uomo cui appartenere, le cose non passerebbero così.—

E lanciò una tenera occhiatina al signor Basilio.

—Verissimo, rispose costei umilmente inchinandosi col capo, verissimo: la lingua sfrenata del maldicente percuote più facilmente le vedove isolate e leggiadre, alle quali si fanno i conti addosso con molta malignità. Quel temerario di birro riposato parlava delle spese vistose in cui vi siete messa, concludendo che avesser bisogno di qualche segreto aiuto; e siccome le sêtte si vuole possedano molti tesori, ei diceva che coll'oro….

—Non terminate l'iniqua frase, esclamò accesa di sdegno madama Guglielmi; temerario! dubitare della discendente dei conti di Brienne! E voi, signor Basilio, amico qual mi siete, non avete preso quel furfante pel collo e messolo fuori di bottega, oppure non lo avete minacciato in nome mio di farlo disdire avanti i tribunali e ricevere il meritato castigo?

—Mia buona signora, tutto riverenze, replicò il signor Basilio, sebbene io sia uomo di abituale calma, effetto del mio carattere, vi confesso che nell'udire l'empia bestemmia mi sono sentito venire il sangue al viso; ma in quanto allo schiaffeggiare, voi conoscete bene il mio cuore di pulcino: non mi vergogno; è effetto del mio timido naturale; nessuno si fa da sè.

—Ebbene ricorrerò io; la mia fama dev'essere rispettata….

—Su questo, colla mia solita prudenza, vi dirò che sono di opinione diversa; sono certi argomenti delicati che non conviene stuzzicare.

—Dunque sarà permesso alla plebe di denigrarmi? ed io me le sentirò dire senza prendere un'esemplare vendetta?

—Non dico questo, ma vi è il suo rimedio; in avvenire, madama, sempre riservandomi, vorrei essere un poco più oculato.

—Per esempio?…

—Per esempio: in molte coserelle…. ma badate, non vi offendete; è per carità fraterna che io mi azzardo a porger consigli.

—Dite, dite.

—Ecco: non vorrei introdurre in casa tanta gente forestiera.

—Come si fa? le convenienze….

—Sta benissimo, concordo: le convenienze sono tutto al mondo, è il perno su cui si aggira la gran macchina della civiltà; ma vi sono tante e tante cose che appunto sono convenienze, e convenienze da cui si può trar profitto per il proprio vantaggio.

—Caro signor Basilio, voi sapete che da due anni io mi lascio regolare da voi, e certamente ho ben ragione di ringraziarvi; voi siete il segreto mio Mentore, il mio vero amico, voi mi avete favorito dei vostri consigli e del vostro scrigno.

—Oh! quanto a quest'ultimo non merita il conto di parlarne…. sempre a vostra disposizione.

—Dunque, ritornando laddove mi avete interrotto il discorso, vi dirò che, essendo voi il mio Mentore, mi uniformerò a voi pienamente, e solo mi duole che persistiate a tenervi celato agli occhi del mondo, che bramerei conoscesse in voi il mio unico amico.

—Oh! madama, voi mi onorate di soverchio: io nulla sono, ve l'ho detto le mille volte e ve lo ripeto adesso; ma io so dare il vero peso alla parola convenienza, ed in fatti tutta la convenienza possibile vuole che la nostra amicizia appunto resti segreta. Cosa mai avrebbe detto il mondo se avesse conosciuto e conoscesse la bontà che avete per me? Chi sa quante chiacchiere, quanti castelli in aria? di voi si sarebbe detto che nuovo amore vi avrebbe fatto scordare l'antico; e poi chi sa quante annotazioni…? Di me, che un onesto negoziante, quando avvicina una nobile vedova e bella in specie, deve avere dei secondi fini; si sarebbe supposto che io abbia tesori a profondere, fatto il computo ai miei capitali, tirate malignamente delle conseguenze sinistre al mio buon nome infine ed al mio commercio.

—Voi siete la saggezza in persona.

—Troppo, troppo, madama!

—È però un fatto che io, carissimo signor Basilio, m'avveggo di non potere andare avanti su questo piede.

—E perchè mai? non sono io sempre ai vostri cenni? non già per farmi avanti, ma se vi accomodano altri due o tremila scudi, questi sono fino d'ora a vostra disposizione: anzi mi obblighereste infinitamente permettendomi di recarveli questa sera; ho più piacere che siano nelle vostre mani che nel mio scrigno.

—Grazie! per adesso non ho bisogno di prender somme ad imprestito. Riprendendo il filo del mio discorso, quando io poc'anzi vi diceva non poter durare su questo piede, intendeva parlare dello stato di vedovanza, parendomi conveniente il dare ai miei figli un consigliere col grado di secondo padre, essendo eglino ormai giunti ad un'età in cui l'autorità della madre non può produrre su loro che assai debole effetto.—

La vedova in dire queste parole lanciò un tenero sguardo al signor Basilio, il quale sentì montarsi al viso tutto quel verginale rossore di cui era capace ed abbassò lo sguardo. La signora continuò essa pure tenendo gli occhi bassi:

—Sì, carissimo amico, la bizzarra circostanza della festa mi ha fatto comprendere essere impossibile ad una vedova il salvarsi dalle censure del mondo; ho veduto che anche nella circostanza di dare una festa da ballo non son capace di regolarmi. Ciò accelera una spiegazione che io volea farvi da qualche tempo.—

Il signor Basilio, al momento di questa mezza dichiarazione, di cui prevedeva la conclusione, fece un viso serio e compunto, non dissimile da quello d'uno scolaro al momento di subire l'esame. Non interruppe con un sol motto la vedova, cosicchè ella continuò:

—Voi vedete, signor Basilio, in questa mia spiegazione l'effetto di quella prudenza che mi avete suggerita coi vostri consigli; ho consultata la mia ragione e vi paleso chiaramente trovarsi essa in pieno accordo col cuore.

—Oh! ne godo davvero, riprese il signor Basilio con una straordinaria affabilità Vostra Signoria pensa dunque a seconde nozze; io non saprei oppormici, anzi ne lodo il pensiero e gradirò conoscere la scelta, tenendomi lieto di essere sgravato della carica di consigliere.

—Tutto al contrario, caro Basilio, anzi mi sarete più efficace che mai.

—Ma se sono obbligato dall'amicizia e dalla carità a darvi quei pochi consigli di cui nella mia insufficienza mi credo capace, non saprei come darli ad una signora maritata. Orsù ditemi piuttosto dove cade la vostra scelta, chè la mia approvazione non mancherà di certo. Conosco la vostra prudenza.

—Possibile che non m'intendiate?

—Non v'intendo davvero, signora; nelle cose di amore sono veramente un bambino.

—Voglio crederlo, ma dite piuttosto che la vostra eccessiva modestia…. Ma orsù voglio dirla io questa magna parola; la mia età mi dà il diritto di dispensarmi dai pregiudizi in siffatta materia. Carissimo signor Basilio, ho pensato come un nodo consigliato dalla ragione non potrebbe da me meglio formarsi che unendo la mia destra alla vostra.—

Il signor Basilio non si scosse a questa dichiarazione d'amore di una donna quadragenaria; onde colla massima freddezza e come se si trattasse di negozio mercantile rispose:

—Ora ho compreso benissimo, madama, e come ben potete credere, ben volentieri aderirei alla vostra proposizione, anzi mi confonde l'onore che mi fate; ma la vostra scelta non poteva esser peggiore, provando io una decisa repugnanza pel santo vincolo del matrimonio.—

La vedova si morse le labbra dal dispetto: una donna, avesse anche 80 anni, non potrebbe conservare il suo sangue freddo sentendosi intonare una repulsa in chiare note di fronte ad una dichiarazione amorosa. Ambedue stettero qualche tempo in silenzio, e la signora Guglielmi si pose a sfogliare alcune carte per nascondere la sua confusione e far passare dalla sua fronte quel rossore che la rabbia e il dispetto vi avevano fatto salire. Il signor Basilio occupò questo tempo, con viso sereno e tranquillo e come se nulla fosse accaduto, nel tirare cinque o sei prese di tabacco dalla sua tabacchiera d'oro contornata di brillanti:

—Ebbene non se ne parli più, disse rompendo il silenzio la vedova e soffocando un sospiro di rabbia.

Il signor Basilio parve pensoso e finalmente, dopo la sua parte di silenzio, riprese:

—Signora, la manifestazione della vostra volontà e le ragioni che la animarono mi han posto, lo confesso, in un bivio: io veggo tutta la convenienza che un uomo di riflessione e di età possa entrare nella vostra famiglia, e dirò francamente che quest'uomo si rende quasi indispensabile; ed infatti, lasciando le piccolezze e considerando le cose gravi, io m'avveggo e convengo che i vostri due figli sono in quella età in cui naturalmente le passioni agitano e dominano il cuore umano, e ben difficilmente l'autorità d'una madre può giungere a liberare i suoi nati da quei pericoli che sono la conseguenza del bollor giovanile, specialmente in questi tempi, in cui la malizia arriva prima degli anni e che sono terribili per le idee progressive a cui volge il secolo. Una vedova può paragonarsi giustamente ad una vite a cui la tempesta abbia atterrato l'olmo che la sorreggeva.—

Madama Guglielmi a tal discorso sentì riaprirsi il cuore alla speranza.

—Ma, continuò il signor Basilio, io non sono inclinato al matrimonio.

—Ebbene proponete voi l'uomo che mi conviene, soggiunse la signora
Guglielmi, nascondendo il dispetto.

—Dio mi guardi! riprese ipocritamente il nostro Basilio; suggerire la scelta! Il cuore è libero; e poi qui a Livorno, ve lo dico schiettamente, sarebbe peggio il rimedio del male e….

—Ma dunque? interruppe madama Guglielmi impaziente, sacrificatevi al bene di un'amica.

—Madama, quando io pure potessi vincere l'antipatia per lo stato coniugale, la mia unione con voi sarebbe contro tutte le convenienze.

—E quali sarebbero di grazia le sconvenienze nel mio maritaggio con voi, signor Basilio?

—Moltissime, signora Guglielmi, e posso enumerarvele: primieramente voi mi siete debitrice di quarantamila scudi.

—Possibile? gridò la signora Guglielmi atterrita.

—I miei libri parlano, riprese tranquillamente l'ipocrita. Signora mia, il debitore si scorda facilmente la cifra de' suoi debiti, ma al creditore la cifra resta sempre impressa nella memoria.

—Ma, perdonate, non mi prestaste voi diecimila scudi?

—Non lo contrasto: per altro voi sapete che io feci un sacrifizio alloraquando per pura amicizia ebbe luogo lo sborso; voi non sapete che nelle mani di un commerciante è incalcolabile il frutto che può dare il denaro; voi ignorate gli scapiti per le speculazioni fallitemi per non aver la detta somma all'epoca della scadenza; sicchè calcolando i danni, gl'interessi, i frutti dei frutti, insomma tutto bilanciato, posso dirvi che se la somma che attualmente mi dovete è di quarantamila, è per effetto di longanimità.

—Gran Dio! proruppe madama Guglielmi, ma siete voi il solo che calcola in questa guisa; la mia adesione….

—La vostra adesione vi è benissimo: e non vi ricordate la cambiale che firmaste tre sere prima del festino?

—La cambiale? esclamò madama percuotendosi la fronte: come? io ho firmata una cambiale per quarantamila scudi? E non mi diceste che era il semplice rinnovo dell'antico mio debito?

—E credevate voi che io volessi danneggiare il mio commercio? Il foglio parla chiaro e non occorrono schiarimenti.—

Madama Guglielmi, vedendo il riso sardonico dell'iniquo amico, si sentì côlta da brivido febbrile: s'avvide di esser perduta ed indegnamente tradita; ella avea firmato il foglio senza pur leggerlo; riandò nella mente colla maggior celerità se vi fosse modo di sodisfare quel mostro, ma dolorosamente dovette convincersi che le sue dissestate finanze non potevano fornirgliene il mezzo. Si avvide di essere in balía della volontà di quell'uomo terribile e, mentre sentiva bagnarsi la fronte del sudore dell'angoscia, non fu capace di proferire parola.

—Secondariamente, proseguì il signor Basilio con quel suo infernale sogghigno, si oppone al nostro maritaggio l'opinione del mondo, il quale, conoscendo me per vostro creditore, potrebbe credere lo fossi divenuto per giungere al possesso della vostra mano, che io nell'amichevole imprestito fossi stato animato da secondo fine d'impalmare la vedova di un generale distinto….

—Ma, interruppe madama severamente, il mondo conosce quali interessi passino fra voi e me? I vostri registri son eglino cosa del pubblico?

—Non dico nè sì nè no; cioè distinguo: se voi per pubblico intendete gli sfaccendati e gli oziosi, oh! certo, no che io non mostro i miei registri a costoro. Ma se per pubblico intendiamo quegli uffizi ove esistono impiegati che devono conoscere indispensabilmente gli affari dei galantuomini, certamente il pubblico conosce la somma che io avanzo da voi.—

Madama era annichilata sotto lo sguardo del signor Basilio, il quale, senza mostrare di conoscere l'orgasmo della vedova, continuò:

—È vero ch'io professo la maggiore stima verso i signori impiegati nell'uffizio delle ipoteche e son certo del loro silenzio fino a che non sentissero parlare di noi; ma non potrei ripromettermi d'altrettanto alla notizia del nostro matrimonio. In generale le seconde nozze fanno sempre ciarlare; molto più lo farebbero le vostre, chè siete persona di alto rango. Vi è ben noto quanto io sia nemico del sentir parlare di mia persona; pure, se vi fosse un qualche mezzo termine….—

La vedova, fra la vita e la morte, ricovrata la parola, proferì:

—Su via, non mi tenete in tanta angoscia, parlate.—

Il signor Basilio si concentrò in sè stesso facendo una cera da ebreo convertito e traendo un lungo sospiro:

—Faccio uno sforzo nel proporlo, uno sforzo terribile.—

Madama era stupefatta.

—Ah! non sia mai detto che abbia abbandonata la causa dell'amicizia.

—Per carità, non mi tenete angustiata!

—Mentre tutte le convenienze si oppongono a che io divenga vostro sposo, potrebbe tollerarsi ch'io divenissi vostro genero, quando pur me ne crediate degno.—

La gran parola era finalmente scagliata; il signor Basilio avea, come dice il proverbio, presa la lepre col carro.

La signora Guglielmi fece il volto più livido di un cadavere: il suo amor proprio, già sacrilegamente oltraggiato nella ripulsa a sposare lei stessa, lo diveniva doppiamente nell'attuale proposta, per lei tinta del più amaro scherno. Ma si può egli transigere con un creditore di quella tempra che in tre anni aveva quadruplicato il capitale? Madama non ebbe forza di rispondere; chi sa che cosa avrebbe detto in quell'istante, se dalle di lei gelide e convulse labbra avesse potuto uscir la parola?

Il furbo per altro non interpretò favorevolmente il silenzio della signora, dai cui occhi partivano lampi di sdegno. Laonde con una vocina dolcissima ed in basso profondo:

—Mi pento, signora, d'aver parlato: la nostra conversazione è arrivata a un punto ben lontano da quello del suo principio; veggo bene che vi dispiaccio, sono mortificatissimo…., ma rasserenatevi, o signora; spariranno fra poco i vostri debiti, e fra noi resterà pura e limpida la nostra amicizia.

Che mai dirà ora? pensò fra sè la Guglielmi.

—Madama, il cielo mi manda un raggio di sua divina misericordia: perduta la vostra stima, nulla mi resta al mondo fuorchè un ritiro ove espiare i miei troppi falli.—

Dove tende quest'uomo straordinario? avrebbe detto chiunque altro fosse stato meno di buona fede della signora Guglielmi nel sentir quel discorso da volpe umana; ma la donna non poteva uscire dal suo stupore.

—Sì, aggiunse con un sospiro lunghissimo il signor Basilio, fra otto giorni al più tardi, il procuratore del convento a cui farò dono di quel poco che posseggo verrà a ritirare la piccola cambiale che mi avete fatto. Oh! non voglio più interessi col mondo; ne ho avuti assai: però dal quieto asilo non cesserò di assistervi coi miei consigli, implorando su voi e sui figli vostri la celeste benedizione.—

Il gran dado era gettato: la stupidezza momentanea della signora Guglielmi cessò; ella vide in un limpido quadro qual tristo sconvolgimento avrebbe prodotta l'ultima determinazione del signor Basilio, la cui inflessibilità le era nota, ed il cui bigottismo non ammetteva dubbio: tardi, ma pur si pentì della illimitata fiducia in lui avuta tanto tempo, e per l'onore della medesima vogliamo credere non vi fosse anche qualche altro motivo di segreta deferenza verso l'uomo terribile. Ella misurò l'abisso nel quale sarebbe caduta, se in breve termine avesse dovuto restituire l'immensa somma; vide la sua casa e i suoi arredi venduti, sè decaduta nell'opinion pubblica, l'avvenire dei figli compromesso e rovinato: pensò quindi, risolse, ed invano potrebbe descriversi il suono della sua voce nel pronunziare queste parole:

—Signore, non permetterò mai che rinunciate al mondo, in cui sapete sì bene condurvi e a cui potete esser di tanta utilità da non misurarsi. Acconsento a darvi mia figlia e già vi considero qual mio genero; voglio sperare che Rosina, la quale è ignara d'ogn'altro affetto fuorchè di quello filiale, sarà lieta di unirsi ad uomo di merito sì raro qual siete voi.

—Troppa bontà, signora, rispose seccamente quell'uomo impassibile, avvezzo a padroneggiare i suoi sensi in guisa che non si scôrse sul di lui viso la gioia che provò nel cuore udendo la promessa della Guglielmi; promessa che coronava tutti i suoi voti ed alla quale mirava da lungo tempo.

—Ahimè! continuò, madama, io mi assumo una grande responsabilità in faccia al cielo ed agli uomini.

—Oh! voi saprete ben sostenere il vostro incarico, riprese la Guglielmi, che avea penetrato nel fondo dell'anima del signor Basilio. Quindi, risoluta di trarre il miglior partito possibile dall'immenso sacrifizio che faceva e nel quale trascinava la innocente sua figlia, usando ella pure della doppiezza del futuro suo genero,

—Non credo ingannarmi, proseguì, nel ritenere che il disinteresse, il quale vi piegava alla donazione dei vostri averi al convento, vi spingerà a ricevere e considerare come sopraddote della figlia la somma ch'io vi devo allorquando le mie finanze mi permettano estinguere la mia cambiale.—

Il signor Basilio comprese bene che alla fin dei conti la faccenda era la stessa, poichè come marito avrebbe amministrato i beni della sposa.

—Madama, esclamò, son ben lieto di fare alla mia fidanzata un così insignificante regalo.—

Quando il turpe mercato fu concluso, il signor Basilio pregò madama di presentarlo alla figlia nella sua qualità di futuro sposo. La signora voleva far discernere Rosina, ma egli vi si oppose costantemente. Era troppo l'interesse che aveva di penetrare nelle verginali soglie della vaga fanciulla: onde entrò nel privato gabinetto di Rosina. La prima cosa che lo colpì fu sullo stipo, entro un bicchiere, la camelia rossa.