III.

Ma intanto, guarda si cos'è la vita!
Lei pareva morisse de dolore;
S'era ridotta un osso; era spedita...
E si la vedi mo, te pare un fiore.

E jeri venne qui tutta vestita
De festa, e dice: — A voi, sor Sarvatore,
Ve porto sti confetti. — Se marita?
— Sposa domani un antro muratore.

Te capacita? Dopo tante doje...
E poi, no pe' di' male, Dio ne guardi!
Ma ar morto, lei, lo sai?, nun j'era moje.

— Nun j'era moje? E er fio? — Casa Projetti
— Ma come? L'hanno messo a li bastardi?
— Cose der monno! — Damme du' confetti.


ER MORTO DE CAMPAGNA.

A DONNA ENRICHETTA CARAFA
DUCHESSA DI ANDRIA.

«CAP. I. Nell'anno del Signore 1538, alcuni devoti Christiani vedendo che molti poveri, li quali o per la loro povertà overo per la lontananza del luogo, dove morivano, il più delle volte non erano sepolti in luogo sacro, overo restavano senza sepoltura, e forse cibi di animali, mossi da zelo di carità e pietà, instituirno in Roma una Compagnia sotto il titolo della Morte, la quale per particolare instituto facesse quest'opera di misericordia tanto pia, e tanto grata alla Divina Maestà di seppellire li poveri Morti».

«Statuti della Ven. Archiconfraternita della Morte et Oratione prima approvati, e confermati l'Anno 1590».