ALLOCUZIONE AI NAPOLETANI.
2 febbrajo.
Era giunta notizia che Ferdinando di Napoli, più non fidandosi di resistere, apparecchiava una Carta costituzionale.
Fratelli Napoletani!
La gioja che dentro al cuore ci abbonda non può rimanersene chiusa, ma vuol mostrarsi di fuori ad ognuno; ed a voi particolarmente, o Popoli Napoletani, aggiunti oggi a quella famiglia di patrioti che, francheggiata dai Principi riformatori e stretta in lega santissima, affrettava coi voti, preparava con gli scritti, predicava con gli esempj la unione e rigenerazione di tutti i figliuoli d'Italia.
Deh! abbracciamoci strettamente, o Fratelli, in desiderio e in ispirito, e ringraziamo dal profondo dell'animo il Dio Salvatore de' Popoli e Datore eterno di libertà. Questi, nelle gran meraviglie che da due anni fa comparire nella Penisola, manifestamente c'insegna che la parola increata ha negli abissi di sua sapienza e bontà pronunziato che l'Italia sia, e l'Italia infallibilmente sarà.
Oh quanti amari sospiri, quante angosciose sollecitudini, quante querele sconsolatissime ci cagionavano i vostri mali, o Fratelli! Oh come lo strapazzo indegno e la servitù miserissima d'una sì nobil parte d'Italia spargeva di molto assenzio i cittadini banchetti e le feste a cui entravamo! Oh come le lacrime vostre e ogni stilla del vostro sangue dalla mannaja versato parea ripiovere sul nostro cuore, e attristarlo dell'amaritudine della morte!
Ora godiamo delle speranze comuni, e nel puro e libero abbracciamento dell'anime nostre esultiamo. Trenta secoli di civiltà sono già corsi sulla Terra Italiana; e pur questo, o Fratelli, questo è il giorno primissimo in cui gli abitatori dell'uno e dell'altro estremo di lei possono pubblicamente e solennemente, in fatto e non in pensiero, chiamarsi figliuoli e cittadini d'una sola gran patria. Nè cento mila spade straniere bastano ad interdire quel grido sulle rive stesse del Po, del Mincio e del Bacchiglione.
Fratelli Napoletani! sforziamoci con ardore e costanza operosa e incolpevole di non rimanere inferiori all'altezza de' nostri destini. Agli altri popoli è gran fatica il gir oltre, a noi il tornare quello che fummo.
(Dalla Lega Italiana.)