COSTITUZIONE DESIDERATA DAGLI ITALIANI.
6 febbrajo 1848.
La parola Costituzione giunge gradita oltremodo agli orecchi del popolo, non già perch'ella gli svegli in pensiero un concetto chiaro e ben definito di tutto quel che significa, ma perchè gli ricorda queste due cose bellissime e desideratissime, Libertà e Guarentigia Conviene, pertanto, distinguere in una Costituzione ciò che ha virtù e sodezza di fondamento ed è affatto universale, da ciò che muta e si trasforma secondo l'indole delle nazioni e le varie contingenze dei tempi e dei casi.
La prima parte, pertanto, è quella che, supposta certa maturità di opinioni e certa efficacia di avvenimenti, mal si farebbe d'indugiare a mettere in atto. L'altra invece (come si notava, fa pochi giorni, nel Corriere Mercantile) ricerca molta meditazione e lunga disamina per riuscire a bene, e adattarsi con proprietà e giustezza alle condizioni peculiari d'ogni paese. In cotesta seconda parte si racchiude eziandio la risoluzione ed applicazione di molte dottrine che non sono ancora uscite di controversia; laddove la prima più non porge materia di dubbio, e i suoi principj sonosi fatti, quasi a dire, massime di senso comune, e come tali compariscono ne' nostri tempi in tutte quelle provincie del mondo civile in cui mette radici la libertà.
In essi principj si raccoglie e conchiude quel general concetto della forma migliore politica che l'epoca odierna venne trovando. Così accadde della scienza di Stato in ogni tempo e in ogni contrada; e quelle nazioni nel cui intelletto luceva l'idea d'un'ottima forma politica, mai non conobbero vero riposo e prosperità insino a che non la conseguirono ed effettuarono. Ad onta degl'infortunj nostri grandissimi, la natura ci ha di tale e tanto ingegno forniti, e abbiam conservato avanzi così notabili della civiltà e sapienza antica, che la forma generale dei governi rappresentativi ci comparve la migliore possibile e la più conveniente all'età in cui viviamo, prima ancora che Montesquieu cantasse l'apoteosi della costituzione inglese. Tutto ciò che è di poi accaduto, non altro poteva indurre nell'animo degl'Italiani salvo che un più fermo e invitto convincimento di quella verità: e però, chi governa l'Italia dee credere con gran saldezza che questo si è l'inveterato e radicatissimo desiderio nostro, al quale oggimai non sembra potersi altramente resistere che usando la forza delle scimitarre straniere.
Ora, tornando alla distinzione di cui, poco è, parlavamo, occorre di ricordare, che i fondamenti d'ogni qualunque costituzione debbono star riposti nelle libertà e guarentigie sostanziali e primarie del diritto privato e pubblico. E tali libertà e guarentigie riduconsi propriamente alle cinque infrascritte, cioè: 1º La facoltà compiuta di pubblicare le proprie opinioni. 2º La Guardia Cittadina. 3º Ministri sindacabili, e però eziandio punibili. 4º La nazione chiamata per via di rappresentanti a discutere e a squittinare le leggi e le imposte. 5º La libertà personale, e l'altre sicurezze e tutele a cui particolarmente provvedono i Codici. Qualunque di coteste franchigie e malleverie mancasse in una Costituzione, o vi stesse in mostra ed in apparenza più che in effetto, farebbe perdere a quella ogni suo valore, perchè tutte si legano e si mantengono mutuamente; ed in altro caso, ella somiglierebbe affatto ad una fortezza in cui moltissime porte fosser guardate eccetto che una: e così nello Stato, per quel solo special difetto di libertà e di sicurezza, entrar potrebbero a mano salva la tirannide o la licenza.
Segue dal fin qui espresso, che ciò che importa di promettere sollecitamente e in modo solenne ed irrevocabile, sono le cinque istituzioni summentovate; ed anzi, l'ultima è in buona porzione di già conceduta e sancita nei codici nuovi. Le due prime poi, con le quali, a dir vero, componesi la universal mente e il braccio vigoroso del popolo, come possono venire immediatamente ad effetto, così dovrebbero esser date e compite senza dimora. Invece, per la seconda parte che versa sui modi più confacenti di rappresentar la nazione nei congressi legislativi, e sul restringere od allargare le pertinenze di questi, e sull'altre materie attinenti; noi desideriamo assaissimo, che in cambio di promulgare e ottriare in fretta simili leggi e istituti, vogliasi innanzi ponderarli per bene e con gran diligenza e fatica, e giovarsi di tutto il senno che emerge dalla pubblica discussione; onde quelli sieno come il portato ed il parto della migliore sapienza civile italiana. Passò quel tempo in cui gli statuti e le leggi uscivano dai penetrali del tempio, o dalla mente d'un solo ed unico saggio. Ora i popoli sono legislatori a sè stessi, e non riconoscono mai in veruno il diritto assoluto di prevenire e d'interpretare ad arbitrio suo il giudicio e la scienza comune. Certo, se al re di Napoli fossero sovvenute queste verità, non avrebbe in quel primo disegno di patto costituzionale specificate certe forme politiche, le quali trovando subito contradittori, o scemarono il pregio ed il credito della concessione, o indussero a desiderare che la legge non appena nata venisse mutata: brutto abito contratto dai popoli servi, alli cui sguardi la legge non ha nulla d'augusto, nulla di sacro e d'inviolabile. Raro è che le nazioni sieno dalla fortuna condotte in istato di potere alzare da' fondamenti, e quasi a piena lor voglia e con un disegno preordinato, l'arduo edificio delle istituzioni loro politiche. Ma più raro è ancora, che di tale facoltà preziosa e fuggevole sappiano ritrarre utilità e profitto largo e durabile: chè anzi quasi sempre sonosi vedute le leggi fondamentali uscire alla luce o per concorso strano di casi, o da un conflitto passionato e violento di parti, o dall'intelletto di uomini men che mediocri, balzati dalla fortuna in cima alla ruota, e che per accidente trovavansi strette in mano le redini dello Stato. Facciamo noi miglior senno, se gli è possibile; e sempre ci dimori innanzi alla mente, che in noi si trasfuse e il sangue e l'ingegno del più gran popolo legislatore dell'antichità.
(Dalla Lega Italiana.)