L’emigrazione.

Cionondimeno, malgrado codesti limiti, naturalmente imposti dalla schiavitù all’accrescimento della popolazione: malgrado il fatto che la percentuale della popolazione relativa della Grecia antica riesca, almeno per noi moderni, singolarmente esigua (essa non superò al certo i 90 ab. per km2 e discese ad un minimo di 10 e ad una media di 35)[149], il bisogno dell’emigrazione continua fu tra i più assillanti della vita sociale di quel grande Paese. Gli è che, nella Grecia antica, l’emigrazione viene costantemente determinata, oltrechè dalla spietata concorrenza servile, dallo scarso rendimento del lavoro e del capitale, che non riescivano mai a produrre il necessario alla sussistenza di quegli aggregati sociali, nel cui seno essi svolgevano la loro attività. Nei regimi a schiavi, in alto e in basso, gli «inoperosi», tra i liberi, sono moltissimi. Creare quindi uno sbocco a confini indefiniti all’onda sempre scarsa, e pur sempre sovrabbondante, della popolazione: conquistare un impero coloniale sempre più vasto che assorba di continuo il flutto incessante dei disoccupati e dei bisognosi: ecco la pietra filosofale, intorno a cui politici e filosofi, ricchi ingordi e poveri, «sempre turbolenti e bramosi di guerre»[150], si ruppero invano il cervello.

Pericle, il più grande fra gli statisti ellenici, mentre applicava largamente il lavoro libero alla edilizia civica, instaurava colonie pei poveri[151] in ogni angolo dell’Impero ateniese. Morto Pericle, i suoi concittadini sono trascinati[152] alla fatale spedizione di Sicilia. L’impresa si inabissa in un’enorme catastrofe. Ma il bisogno che mai non cessa, li sospinge, nel 364, a sfidare il rischio di una nuova sollevazione degli alleati, pur di confiscarne e ripartirne il territorio, e, di là a poche decine di anni, la forza delle immutate circostanze persuaderà Isocrate, il massimo oratore della pace ad ogni costo, a invocare la tirannide macedone, pur di trarne in cambio la colonizzazione dell’Asia e lo sfollamento dell’Ellade[153].

Il lungo sospiro verrà soddisfatto da Alessandro Magno. Della «sovra popolazione» della Grecia nella seconda metà del secolo IV sarà testimonio la incessante emigrazione dei prossimi cinquecento anni, ma il rimedio, foriero di nuove cause demolitrici della vita ellenica, era giunto in ritardo: il fatale andare della decadenza aveva già maturato effetti irrimediabili.