Note al capitolo secondo.
[176]. Le sue origini in Grecia, anche se non ne siamo minutamente informati, furono quelle stesse del colonato e della servitù della gleba nell’Impero romano e negli Stati medioevali (cfr. Fustel de Coulanges, Hist. des instit. de l’ancienne France: l’invasion germanique, etc., Paris, Hachette, 1891, Lib. I, cap. VIII, pp. 139-41; Idem, Recherches sur quelque probl. d’hist., pp. 1 sgg.; G. Segrè, Sulla origine e sullo sviluppo storico del colonato romano, in Arch. giurid. del Serafini, voll. 42, 43, 44, 45; Schulten, Colonus, in E. De Ruggiero, Dizion. epigrafico, Roma, Pasqualucci; E. Beaudouin, Les grands domaines dans l’Empire romaine, in Nouv. revue hist. de droit français et étranger, 1897, pp. 694 sgg.; 707 sgg.); J. Toutain (ibid.), pp. 414-415. Per la Grecia propria, cfr. U. Beauchet, Le droit privé de la Rép. athén., Paris, 1897, II, p. 527. Guiraud, Propriété foncière etc., 124-25; 407 sgg.; H. Glotz, op. cit., 101-3. Per le analogie del colonato romano con la servitù greca, o per le relazioni dell’uno con l’altra, cfr. l’Appendice in fine al presente libro: Il tributo degli Iloti spartani.
[177]. Sul divieto agli Spartani d’ogni occupazione estranea alla milizia, cfr. Plut., Lyc., 24, 2-6; Solon., 22, 2; Inst., lacon., 41. Ma non era divieto esclusivo a questo popolo, bensì comune ad altre popolazioni greche. Cfr. per Tespia (in Beozia), Heracl. Pont., fr. 43 (in F. H. G., II, pp. 224, ed. Didot); per Creta, Poëtae lyr. gr., III4, p. 651, 28, ed. Bergk. Vedi anche Aristot., Polit., 2, 4, 13; Herod., 2, 167.
[178]. Athen., 6, 85, p. 264 A-C.
[179]. Dareste; Haussoulier; Reinach, Recueil des inscr. jurid. grecques, Paris, 1891, XI B. ll. 19-20.
[180]. Athen., 6, 89, p. 264 D-E; Poll., 3, 83; Strab., 12, 3-4.
[181]. Hesychius, Hectemoroi; Arist., Ath. Resp., 2; Dion. Hal., 2, 9.
[182]. Athen., 6, 84, p. 263 E-F; Dareste, op. cit., XVII, §§ 26, 31 e passim. Cfr. E. Ciccotti, Le istituz. pubbliche cretesi (in Studî e doc. di storia e diritto (1892), 13, pp. 136 sgg.); A. Semenoff, Antiquitates iuris publici Cretensium, Pietroburgo, 1893, pp. 101 sgg.
[183]. Poll., 3, 83.
[184]. Id., loc. cit.
[185]. Wallon, Hist. de l’esclavage dans l’antiquité, I, 129 sgg.; Jannet, Les institutions sociales et le droit civil à Sparte, Paris, 1893, p. 15; Fustel de Coulanges, Nouv. recherches sur quelques problèmes d’histoire, Paris, 1891, pp. 47-51; Guiraud, La propr. fonç. en Grèce, pp. 408 sgg.; Ch. Lecrivain, Hélotes, in Daremberg et Saglio, Dictionnaire d’antiquités classiques; Dareste; Haussoulier; Reinach, Inscriptions juridiques etc., Paris, 1892, II, XI, § 5 (p. 182).
[186]. De re rustica, 1, 7.
[187]. Cfr. De Lavaleye, La Néerlandie, Paris, 1865, pp. 129 sgg.; De Lavergne, Essai sur l’économie rurale de l’Angleterre, de l’Écosse et de l’Irlande, Paris, 1863, pp. 126 sgg.
[188]. Cfr. l’Appendice in fondo al presente libro.
[189]. Le informazioni degli antichi sono in proposito contradittorie (Plut., Sol., 13; Hesych., Ἑκτήμοροι; Plat., Eutiphr., 4 C); Aristotele, che poteva essere la nostra fonte più notevole, ci lascia in una completa incertezza (Athen. Resp., 2). I moderni hanno voluto colmare la lacuna o sforzando l’etimologia della parola, pur riuscendo a conclusioni contradittorie (chi ha interpretato la denominazione Ἑκτήμορος come riferibile a gente che versasse 1⁄6 del ricavato del suolo, e chi, a gente che ne trattenesse appunto la sesta parte), o arzigogolando intorno agli opposti elementi fornitici dagli antichi, o invocando l’aiuto di qualche analogia d’altri tempi. Anche per quest’ultima via era impossibile giungere a conclusioni sicure. Le analogie sono della più disparata natura. Basta, pel mondo antico, confrontare i patti, di cui ci informano la Genesi (47, 19-24), le leggi imperiali sui latifondi africani (cfr. Beaudouin, in Nouv. Revue hist. de droit. français etc., 1898, 65 sgg.), i dati dei papiri greco-egizi (cfr. E. Costa, in Bullett. Ist. diritto romano, 1902 (1901), p. 55 e passim; Idem, Storia del diritto romano, Torino, Bocca, 1911, pp. 392-393, n. 3), e, pel mondo moderno, scorrere una serie di esemplificazioni alquanto diffusa, ma tutt’altro che completa: quella, ad es., di G. Roscher, nella sua Économie politique rurale (trad. fr.), Paris, Guillaumin, 1888, pp. 233 sgg. Per poter decidere occorrerebbe sapere se gli Ectemoroi pagavano una quotaparte su tutta la raccolta, o la quotaparte di ciò che ne restava, dedotti i prodotti necessari al loro sostentamento, di che abbiamo esempi nel mondo moderno e in quello antico; occorrerebbe sapere che cosa di proprio (strumenti, sementi, ingrassi ecc.) essi mettessero nella coltivazione del suolo, ecc. A seconda di queste differentissime condizioni, muta naturalmente anche il valore da assegnare all’obbligo dei 5⁄6 o del 1⁄6, che gli ectemoroi avrebbero dovuto fornire ai loro padroni. Sul disputato argomento cfr. Fustel de Coulanges, Cité antique (6ª ed.), 312 sgg.; Idem, Attica Respublica, I, pp. 534-35 e nn. 14, 16 (in Daremberg et Saglio, op. cit.); Guiraud, op. cit., pp. 421-23; Beauchet, op. cit., II, pp. 529 sgg.; Th. Gomperz, Die Schrift vom Staatswesen d. Athener, Wien, Hölder, pp. 45 sgg.; G. Niccolini, in Riv. stor. ant., 1903, pp. 673 sgg.; Caillemer, Hectemoroi, in Daremberg et Saglio, Dictionn. d’ant. class.; Swoboda, Hect., in Pauly-Wissowa, Realencyclopädie d. class. Altertumswissenschaft. G. De Sanctis (Storia della Rep. aten., Torino, Bocca, 1912, pp. 196-97) segue una sua personalissima ipotesi, concependo gli ectemoroi quali debitori al 16,66%.
[190]. Posidon., in Athen., 6, 84, p. 263 D.-C. L’obbligazione non significa soltanto, come s’è creduto, che i Mariandini erano tenuti a fornire ai loro signori una quotaparte dei prodotti del suolo, ma, precisamente, che i bisogni del suolo e la volontà del padrone avrebbero, volta per volta, indicato la misura degli obblighi di quelli. Un esempio analogo è nel medievale Polittico di San Germano (cfr. Fustel de Coulanges, L’alleu et le dom. rur., p. 412 e n. 7).
[191]. Roscher, op. cit., 235. Nell’antichità l’osservazione fu fatta da Plinio il giovane (Ep., 9, 37, 2) e ne fu tenuto conto nei contratti agrari dell’epoca (cfr. Dareste; Haussoulier; Reinach, Inscriptions juridiques grecques, II, p. 238 XIII bis, §§ 2-3). Su questo punto vedi la nostra Appendice citata.
[192]. Cod. Iust., II, 48 (47), 5; cfr. Schulten, op. cit., pp. 459, 460, 464 e G. Luzzatto, I servi nelle grandi proprietà ecclesiastiche ecc., Pisa, 1905, App. II e III con le corrispondenti illustrazioni nel testo.
[193]. Agriculture, in Dictionnaire d’écon. polit. di Coquelin et Guillaumin (Paris, 1873), I, pp. 37 sgg. Cfr. anche A. Smith, Ricchezza delle nazioni, 267, e Roscher, op. cit., 238-239 e 238, n. 1; 239, n. 1.
[194]. Smith, op. cit., p. 267. Cfr. Savigny, Röm. Steuerverfassung unter d. Kaisern, in Vermischte Schriften, II, 1850, p. 173.
[195]. De Gasparin, Sulla mezzeria, p. 684, in Biblioteca dell’Economista, Ser. II, vol. II.
[196]. Dareste, Les classes agricoles en France, Paris, 1858, p. 65; Roscher, op. cit., 238-43, passim. A proposito dei mali effetti della mezzadria in Toscana, ossia nel paese, ove essa si ritiene da taluni abbia reso servizi sociali notevolissimi, si cfr. C. Ridolfi, Della mezzeria toscana, Memoria I e II (in Atti dei Georgofili, N. S., 187, 407 sgg.). Circa le conseguenze della mezzadria in paesi poveri, cfr. il recentissimo studio di G. Arias, La questione meridionale, Bologna, N. Zanichelli, 1922, II, cap. I.
[197]. Così è avvenuto in Francia, il paese classico della piccola proprietà. Ivi la mezzadria, la quale, nel secolo XVIII, ingombrava i 4⁄7 del suolo, già nel 1882 si era ridotta a 4.539.322 ha. soltanto su ha. 43.872.529 di terreno coltivato; i mezzadri erano solo 34.976 sur un totale di 5.735.221 piccoli e grandi proprietari. Per giunta il regime della mezzadria era ormai limitato alle province meno progredite. Cfr. Roscher, op. cit., 236-37; Beaudrillart, Tenure des terre (in Dictionnaire d’éc. pol. del Say, Paris, 1902, II, p. 988). Identico è il processo, che la proprietà fondiaria ha seguito negli Stati Uniti, come ci rivelano, a distanza di un ventennio, i due censimenti del 1880 e del 1900 (Cfr. Journal des économistes, agosto, 1884, p. 198, e Twelfth Census etc., V, 1, p. 66). Una delle caratteristiche salienti delle agitazioni agrarie nell’Italia contemporanea, specie in quella settentrionale, è lo sforzo dei mezzadri di trasformarsi in liberi fittavoli.
[198]. Cfr. E. Meyer, Gesch. d. Altertums, Stuttgart, Berlin, 1884-902, II, 297. Un podere di media estensione doveva, secondo gli antichi, aggirarsi intorno ai 20 ha.
[199]. La superficie della Laconia era di circa 5000 km2.; quella della Messenia, di km2. 2700-2900; cfr. Beloch, Bevölkerung, 112 e prec.
[200]. Guiraud, op. cit., 162.
[201]. Isocr., Panath., 180.
[202]. Demost., XXXII (In Aristocr.), 199; Xen., Hellen., 6, 1, 11.
[203]. Arist., Polit., 7, 5, 7.
[204]. Critias (in Liban.), XXIV (De servitute) ed. Reiske, 1793, II, p. 85.
[205]. Cfr. Athen., 14, 74, p. 657 D.
[206]. Athen., 6, 85, p. 264 A-B.
[207]. Gli è in tal guisa che il testo di Mirone di Priene, tramandatoci da Ateneo (loc. cit.), deve essere conciliato con l’altro di Heraclide Pont., fr. 2, 3 (in F. H. G., II, p. 210) che si riferisce alla medesima usanza.
[208]. Isocr., Panath., 182.
[209]. Essai sur l’hist. de la civilisation russe, trad. fr., Paris, 1901, p. 261.
[210]. L’alleu et le dom. rural, p. 379.
[211]. Thuc., 4, 80, 1-4 e Plut., Lyc., 28, 2 sgg.
[212]. La terra lavorata dal servo non poteva essergli riconosciuta come ereditaria. Vi si opponeva il fatto che egli non aveva eredi legali e che la terra non era sua. Lui morto, essa tornava al proprietario, cui spettavano le ulteriori disposizioni (Fustel de Coulanges, op. cit., p. 390).
[213]. Così, ammettendo una verisimile interpretazione del Guiraud (op. cit., 415-17; cfr. Ciccotti, op. cit., pp. 139-40) di un passo della famosa iscrizione di Gortyna (Dareste, op. cit., XVII, 41).
[214]. Arist., Polit., 2, 5, 2.
[215]. Herod., 8, 155.
[216]. Si è, da taluni studiosi, creduto bene osservare che gli Iloti non dovevano stare poi malissimo, giacchè in Sparta, nell’età di Cleomene (seconda metà del III secolo), ben 6000 servi poterono, versando cinque mine (L. 500 circa ciascuna), riacquistare la libertà. La fortuna di 6000 Iloti su un totale di forse 2 o 300.000 non prova nulla. Del resto il caso di taluni di essi, pervenuti felicemente all’agiatezza, sia pure dopo molte generazioni e in un periodo di grande crisi economica dei loro signori (cfr. pp. 95 sgg.), è analoga a quelli di molti servi della gleba nel Medio Evo o di molti antichi schiavi romani, e non prova affatto contro le generali, perniciose conseguenze dell’uno e dell’altro regime economico.
[217]. Cfr. Dareste, op. cit., p. 268.
[218]. Così nel 1845 il ministro Perowski, in uno dei Comitati segreti dello czar Nicola I; cfr. Milioukov, op. cit., p. 268.
[219]. Milioukov, op. cit., pp. 85 sgg.
[220]. Loria, Analisi della proprietà capitalista, II, pp. 143 sgg.
[221]. Cfr., per Sparta, Aristot., Polit., 2, 6 (9), 10; Plut., Inst. lac., 22; Agis., 5, 2; per la Locride e per Leucade, Arist., Polit., 2, 4, 4-5; per Creta, Dareste, ecc., op. cit., XI, p. 191, XVII, § 36 sgg.; per le altre città, Aristot., Polit., 6, 2, 5.
[222]. Cfr. Plut., Agis., 5, 2; Aristot., Polit., 2, 6 (9), 10. È impossibile definire con precisione la cronologia di questa innovazione attribuita all’eforo Epitadeo. Tuttavia uno strappo così grave alla costituzione dovette seguire in qualcuno dei momenti più decisivi delle crisi sociali spartane, non certo innanzi la guerra del Peloponneso; probabilmente, perciò, nella prima metà del secolo IV.
[223]. Roscher, Économie politique rurale, p. 218.
[224]. Plut., Lyc., 12, 3; Arist., Polit., 2, 7, 3; 4.
[225]. Cfr. Plut., Lyc., 12, 3 e, per qualche variante, Dicaearch. Messen., fr. 23 (in F. H. G., ed. Didot, II).
[226]. Anche Sparta ebbe le sue coregie, cfr. Arist., Polit., 8 (5), 6, 6.
[227]. Era norma di diritto greco che il creditore non soddisfatto, qualunque fosse l’ammontare del suo credito, s’impossessasse dell’intera cosa ipotecata, e i creditori mettevano, naturalmente, a condizione del prestito l’ipoteca su tutti i beni del creditore. Sulla tremenda esosità dei debiti in seno alle economie povere e alle civiltà primitive, cfr. C. Appleton, in Nouv. revue hist. de droit français et étranger, 1919, pp. 408 sgg.
[228]. Cfr. Arist., Polit., 2, 6 (9), 21.
[229]. Fustel de Coulanges, Nouvelles recherches, pp. 43-45.
[230]. In Arist., Atheniens. Respubl., 12, 2, 4.
[231]. Fustel de Coulanges, Nouv. recherches, pp. 115 e prec.
[232]. Arist., Polit., 5, 1, 6 sgg.
[233]. Fustel de Coulanges, op. cit., pp. 103-8.
[234]. Polit., 2, 3 (6), 3.
[235]. Xenoph., Laced. Resp., 14; Aristot., Polit., 2, 6, 5; e Fustel de Coulanges, Lacedaem. Resp., in Daremberg et Saglio, Dictionn. d’ant. classiques, p. 890 e fonti ivi richiamate.
[236]. Philarc., in Athen., IV, 20, p. 242.
[237]. Plut., Alcib., I, 18; cfr. Isocr., Panath., 179, che però a torto riferisce tale situazione anche ai tempi più antichi, e il quadro che Aristotele (Polit., II, 6 (9), 7-8; 11) ci lasciò delle donne di Sparta.
[238]. Cfr. Posidon., in Athen., VI, 24, p. 233; cfr. Plut., Agis, 13, 3; cfr. Francotte, op. cit., II, 346.
[239]. Die wirthschaftliche Entwickelung, etc., 712-713.
[240]. Per l’indebitamento dei grandi proprietari Spartani, cfr. Plut., Agis, 13, 2-3.
[241]. Demost., XXIII (in Aristocr.), 199 e XIII (De rep. ordin.), 23.
[242]. Critias, fr. 5 (in Poetae lyrici gr., II4, ed. Bergk).
[243]. Beloch, Griech. Geschichte, II, I, 102-03 (2ª edizione 1914).
[244]. Liv., 42, 5.
[245]. Cfr. Fustel de Coulanges, Lacedaem. Respubl. (in op. cit.), pp. 889-890 e fonti ivi citate.
[246]. Plut., Alcib., I, 18.
[247]. Cfr. Arist., Polit., 2, 6 (9), 10.
[248]. Si tratta di cifra approssimativa, ma non fantastica. Taluno (ad es. Beloch, Die Bevölkerung etc., p. 141), ha ritenuto che essa provenga da una leggenda originatasi nel III secolo a. C., nell’età delle riforme di Agide e di Cleomene. Ma Plutarco (Lyc., 8, 3-4) ricorda due altre tradizioni, che enumerano 4500 e 6000 Spartani; Aristotele (Polit., II, 6, 12) ne enumera, per lo stesso periodo di tempo, 10.000, ed Erodoto (7, 234, 3), 8000. Ora nè Aristotele, nè Erodoto appartengono al III secolo a. C., nè gli eventi di questa età altra cifra avrebbero potuto suggerire all’infuori di 4500.
[249]. Beloch, op. cit., p. 138; E. Cavaignac, La population du Péloponnèse aux V e IV siècles (in Klio, 1912, p. 271).
[250]. Aristot., Polit., 2, 6, 11.
[251]. Plut., Agis, 5, 4; Lyc., 8, 2. Il Beloch ha interpretato trattarsi di soli 100 grandi proprietari. Gli altri sarebbero stati dei piccoli proprietari; cfr. Bevölkerung, 142; Gr. Gesch., III, 1, p. 327. Tale interpretazione, che contradice in modo categorico al testo di Plutarco, non ci sembra necessaria: le antiche limitazioni all’esercizio dei diritti politici dei non proprietari potevano ora essere andate in disuso, come in disuso erano andate le antiche mense comuni.
[252]. Plut., Agis, 8.
[253]. Plut., Cleom., 11, 2.
[254]. Plut., Cleom., 23, 1.
[255]. Aristot., Polit., 2, 3, 6.
[256]. Polit., 2, 6, 11; 12; cfr. Beloch, Bevölkerung, p. 159.
[257]. Così tentarono gli ultimi re e gli ultimi tiranni spartani, così Nicocle a Sicione; così più volte gli Etoli e i Tessali; cfr. Fustel de Coulanges, Questions historiques, pp. 126 sgg.
[258]. Fustel de Coulanges, Questions historiques, p. 130; cfr. Malthus, op. cit., p. 546.
[259]. Liv., 42, 30, 4.