Lo sforzo demografico.

Per rilevare compiutamente di quali malefici effetti la guerra sia stata cagione nel mondo greco, noi dovremmo a rigore andare esaminando le singole ripercussioni del fenomeno in tutti gli Stati, che composero il mondo ellenico. Purtroppo, questo ci è assolutamente impedito dalla scarsezza e dalla oscurità enorme delle notizie, che riguardano la loro vita interiore. Noi possiamo però scegliere l’esempio tipico di qualcuno dei numerosi Stati greci — quello ateniese, per esempio — intorno a cui siamo meglio informati, e da quest’analisi indurre tutte le analogie, che vedremo man mano spontaneamente emergere, e intorno ad esse collocare tutte le altre minori, assai più rade notizie, che ci provengono da altri Stati. Tale il procedimento, che siamo costretti a seguire. Ma da esso ci illudiamo di ricavare suggestioni bastevoli a formarci un’idea esatta di quello che, per la Grecia antica, furono i mali infiniti, arrecati dalla guerra.


Come è necessario avvenga d’ogni piccolo Stato, che aspira a grandi scopi, Atene era costretta a guerreggiare con il massimo sacrificio di uomini di cui essa disponeva. La popolazione libera dell’Attica si aggirava, nel suo periodo migliore, intorno alle 250.000 anime. Eppure noi troviamo che alla battaglia di Maratona, nel 490 a. C., Atene partecipava con 9-10.000 opliti, e probabilmente con altrettanti armati alla leggera (gimniti)[1]; a Platea (479), con 8000 opliti e altrettanti gimniti[2]; mentre almeno 25.000 Ateniesi erano imbarcati sulla flotta[3]. Noi troviamo che gli Ateniesi, alla battaglia di Tanagra (457 a. C.), schierarono circa 14.000 opliti e altrettanti gimniti, mentre altri contingenti erano stati spediti ad Egina e in Egitto[4]; che, durante la Guerra del Peloponneso, Atene, nel 431, mobilitò per la difesa dell’Attica, oltre 30.000 fra opliti e cavalieri[5] e una cifra non certo minore di gimniti[6], e che nel 424 invase la Beozia con circa 20.000 uomini[7]. Questo, nel V secolo, ossia nell’età di maggior floridezza demografica dell’Attica. Nel quarto secolo Atene partecipa alla prima invasione di Epaminonda nel Peloponneso (370 o 369) con 12.000 uomini[8]; l’anno successivo, gli Ateniesi guerreggiano contro la lega beotica in numero di circa 10.000[9]; finalmente, in occasione della Seconda Guerra sacra (339-38), la città eroica mobilitava tutti i suoi uomini fino ai 50 anni, armando da 9 a 10.000 opliti[10].

Or bene, queste cifre, di cui nessuna può dirsi esaurisca tutto lo sforzo della mobilitazione nell’Attica antica, e da cui di regola rimangono esclusi gli equipaggi e i marinai delle grandi flotte ateniesi, ci riportano da sole a una percentuale, ossia a una mobilitazione del 10%, del 12%, talora, persino, del 24%, della popolazione complessiva: proporzioni assolutamente inaudite, e che, ripetute e prolungate per secoli, dovevano necessariamente esaurire la vitalità di qualsiasi popolo[11].