VII.
Ad Augusto medesimo deve risalire la creazione di un nuovo ufficio a corte, il cui reggente avesse l’alta sorveglianza della educazione della gioventù, nonchè della istruzione pubblica in Roma, tenesse l’imperatore al corrente delle vicende dell’una e dell’altra, e gli fornisse all’uopo consigli e suggerimenti.
Gli elementi di fatto, che ci inducono in tale opinione, sono parecchi. Nella immaginaria allocuzione ad Augusto, che Dione Cassio mette in bocca a Mecenate, quest’ultimo esorta il principe a creare un magistrato, tratto dal più eccelso ordine sociale romano, e destinato a sorvegliare le famiglie, l’uso ch’esse facevano delle proprie sostanze, i costumi dell’aristocrazia romana — senatori e cavalieri, uomini e donne, adulti e fanciulli — sulla quale egli avrebbe esercitato un diretto controllo morale, come di tutto avrebbe riferito al monarca[57]. Un magistrato, fornito di codeste competenze, esisteva di fatto nel III. secolo di C., giacchè noi sappiamo che l’imperatore Eliogabalo aveva, al suo posto, nominato un istrione[58]. Ma i critici del passo di Dione sono corsi troppo oltre il segno, supponendo che il subcensore, l’ὑποτιμητὴς tratteggiato da Mecenate, fosse soltanto l’ingenua anticipazione di una carica del secolo III., e nell’identificare quel personaggio con un altro ufficiale romano di quell’età, l’a censibus.
Viceversa, dal regno di Claudio fino a mezzo circa il secolo IV., noi possediamo tutta una lunga serie di epigrafi, le quali ci dànno l’indicazione precisa di un nuovo funzionario del gabinetto imperiale, l’a studiis, il quale, dapprima semplice liberto, andrà poco a poco accrescendo e l’importanza del suo ufficio e il grado sociale fino a che, nel II. secolo, la sua carica sarà costantemente occupata da un cavaliere[59], tale e quale, secondo Dione Cassio (e sarà stata questa l’unica sua prolepsi) l’avrebbe voluto Mecenate.
Ma ciò, che forse ha impedito agli studiosi di rettamente interpretare Dione e di assegnare ad Augusto l’iniziativa che gli spettava, è stata la grande incertezza, in cui essi sono rimasti circa le competenze dell’a studiis, le cui attribuzioni non ci sono mai, da nessun genere di informazioni, direttamente definite, incertezza, la quale ha fatto sì che intorno alla natura loro moltiplicassero le ipotesi più diverse.[60]
Se non che, a parte il fatto suggestivo che l’a studiis è, sotto i migliori imperatori, un dotto e, con preferenza, un dirigente grandi istituti di studio, come le biblioteche romane e il Museo Alessandrino[61], un’epigrafe ostiense del II. secolo ci porge la traduzione greca, anzi una esegesi in greco del nome dell’ufficio, e questo è ivi illustrato come una sovrintendenza sull’istruzione e sulla educazione, forse in tutto l’impero, forse nella sola Roma. Infatti, ivi, Giulio Vestino, a studiis e a libellis di Adriano, è detto ἐπιστάτης ἐπί τῆς παιδείας Ἀδριάνου καὶ ἐπιστολεὺς τοῦ αὐτοῦ αὐτοκράτορος.[62]
La glossa è troppo eloquente perchè abbia ad essere trascurata, come fin’ora è stato fatto, ed essa ci pone in grado di fermare il nucleo principale delle attribuzioni dell’a studiis, che sono quelle precedentemente indicate. Un tale funzionario è dunque molto più degno di essere identificato con l’altro, della cui reale esistenza noi abbiamo un positivo accenno sotto Eliogabalo, di quel che non fosse l’a censibus. Ma sarebbe ancora un errore supporre che la sua carica dati solo dal regno dell’imperatore Claudio, sotto cui null’altro che una fortuita combinazione ci fornisce il primo indizio.
Da Augusto a Claudio invero nè l’amministrazione imperiale subì alcuna sensibile modificazione, nè le sorti della istruzione pubblica in Roma, o nell’impero, offrirono novità tali da reclamare un nuovo funzionario. Fino a Nerone, la tradizione augustea imperò sovrana su tutto il governo dei quasi sempre inetti successori col fascino di un’eredità intangibile, con l’autorità di un organismo giudicato perfetto e quindi inviolabile. Ma, come se questo non bastasse, chi ben guarda si accorge agevolmente che la carica dell’a studiis noi non la troviamo istituita da Claudio; la troviamo solo fornita di numeroso personale[63].
Non si era dunque agli inizi, e il merito di ciò spetta, come per tutto il resto del governo dei Giulio-Claudii, al primo loro grande predecessore, ad Ottaviano Augusto, che, fin dal suo tempo, largì allo Stato romano un ufficio consultivo e ispettivo, forse anche elementarmente direttivo, sulle cose della pubblica istruzione ed educazione in Roma, anzi, più precisamente — conforme ai limiti, entro cui egli operò le sue riforme — sulla educazione e sulla istruzione delle due classi della nobiltà romana del tempo: l’aristocrazia senatoria e l’aristocrazia equestre.