VII.

Con Graziano noi siamo ormai al colmo della rinascita intellettuale, iniziatasi fin da Costantino. «Nel IV. secolo» scrive un moderno storico della letteratura greca «appare d’un tratto come una nuova rinascenza. Di nuovo noi incontriamo, nella società classica, degli oratori famosi». «Accanto all’eloquenza pagana, e ad essa di gran lunga superiore, sorge una potente eloquenza cristiana, quella degli Atanasio, dei Basilio, dei Gregorio di Nazianzo, dei Crisostomo. E se noi guardiamo intorno ad essi, l’aspetto dell’Oriente greco è ben diverso che nel secolo precedente. Mentre allora il movimento delle idee sembrava nullo fuori delle scuole, ora al contrario l’agitazione è dappertutto. Grandi dibattiti eccitano e appassionano gli spiriti; grandi correnti di opinioni si formano e poi si urtano fragorosamente. La parola e il pensiero ritornano ciò che da secoli avevano cessato di essere, gli strumenti del pensiero e dell’azione.»[684]

Nè tale fenomeno è limitato alla cultura greca. È questa l’ora, in cui veramente la lingua e la cultura latina conquistano l’Europa occidentale,[685] e sembrano vincere la gara di concorrenza con le lettere greche, che da gran tempo sembrava irrimediabilmente perduta.[686] «Da Costantino» «il deserto comincia a ripopolarsi»; «le lettere si rianimano; gli scrittori di prose e di versi divengono più copiosi, e un gran secolo letterario incomincia». Sorgono «poeti, come Ausonio, Paolino da Nola, Prudenzio, Claudiano; poligrafi, come Simmaco e S. Girolamo; oratori, come S. Ambrogio e S. Agostino». «Le lettere profane sono in progresso come le sacre: è un risveglio universale della letteratura»[687].

Da circa sessant’anni gli oratori, quali che siano le simpatie e gli attaccamenti personali, sono costretti a celebrare l’amore che gl’imperatori del tempo dimostrano verso la coltura. Perciò Temistio celebra Costanzo, Gioviano, Valentiniano, Valente, e proclama che la dottrina e le lettere riscuotono ormai a Corte un favore eguale a quello delle armi.[688] Non è stereotipa e insignificante adulazione, come taluno ha pensato; è constatazione di un nuovo indirizzo. L’amore della coltura trionfa ancora di ogni divario di fedi e di opinioni religiose.

Per certo, tale risveglio non fu, neanche questa volta, opera esclusiva della scuola o dello Stato. Il risorgimento intellettuale di un popolo non è mai elaborazione burocratica od aulica. Ma lo Stato può porgerne o contrastarne i mezzi, può favorirlo od avversarlo. E i principi romani dei primi quattro quinti del IV. secolo furono — sia gloria a loro! — tra i più consapevoli, che la storia rammenti, dei proprii doveri verso l’istruzione e verso la pubblica coltura.

CAPITOLO VIII. La dinastia dei Teodosii e la istruzione pubblica.
(383-450)

I. La reazione cattolica di Teodosio I. e l’istruzione pubblica: la soppressione degli stipendi ai docenti pubblici in Roma e in Atene. — II. Eccezioni a favore dei medici; cura delle opere d’arte. Ripresa della decadenza intellettuale del III. secolo. — III. I due figli di Teodosio continuano la politica del padre. — IV. Teodosio II. riconferma le immunità ai maestri. I provvedimenti di Teodosio relativi alla Università Costantinopolitana. — V. Carattere di quest’opera. L’università Costantinopolitana e quella ateniese. La distribuzione delle cattedre. L’abolizione dell’insegnamento privato pubblico. VI. — Il nuovo ordinamento e le altre scuole medie e superiori, create dallo Stato. — VII. Teodosio conferma di nuovo le immunità ai maestri. La compilazione del Codex Theodosianus; la scienza e l’insegnamento giuridico.