NOTE

[1]. Veranceir è situata nel vilayet di Castamuni, che costeggia per lungo tratto il Mar Nero e comprende pure il bacino minerario di Eraclea.

[2]. Il sultano Mahmud II, che regnò a Costantinopoli dal 1808 al 1839, dovette fronteggiare l'insurrezione della Grecia che finì per collegare ai danni della Porta l'Inghilterra, la Russia e la Francia, ed al tempo stesso vide il suo potere minacciato da mussulmani ribelli come Alì pascià di Gianina e Mehemet Alì pascià d'Egitto. Ma fu sopratutto l'insurrezione dei Gianizzeri nel 1826 che costrinse il sultano ad una frettolosa ricostruzione dell'ordinamento militare ottomano. Mahmud sotto la pressione di eventi così gravi non esitò ad introdurre nella decrepita amministrazione dell'impero metodi imitati dagli esempi occidentali e suscitò pertanto molte resistenze da parte degli ortodossi più zelanti, ciechi fautori dell'antico ordine di cose che ritenevano solo compatibile coi precetti del Corano. Il ribelle vassallo d'Egitto, che fece correre così gravi pericoli al potere del sultano, si giovò abilmente del malcontento che l'attitudine del sultano stesso a cercare dei modelli in Inghilterra ed in Russia aveva destato in larghe sfere del mondo mussulmano.

[3]. Abdul-Megid salì al trono il 1º luglio 1839 nella giovanissima età di sedici anni mentre Ibrahim pascià alla testa dei rivoltosi egiziani avanzava trionfante nell'Asia Minore. Le influenze contrastanti delle potenze occidentali si fecero sentire col massimo vigore intorno a quel sultano che iniziava il suo governo in così difficili condizioni. Realmente dopo due anni di lotte diplomatiche e militari Abdul-Megid si vide liberato, essenzialmente per opera di quei potenti tutori, dall'incubo della minaccia egiziana che pendeva da tanti anni sul capo di Mahmud. Egli non aveva atteso la soluzione della crisi per iniziare solennemente, col rescritto imperiale del 3 novembre 1839, una serie di riforme costituzionali, rese in gran parte inefficaci dalla resistenza passiva della popolazione mussulmana. Nondimeno il destino dei sudditi delle altre razze e religioni ne fu notevolmente migliorato.

[4]. Bajandur è anche indicato nelle carte come Baindir, e si trova sul limite meridionale del vilayet di Castamuni.

[5]. Allude ad Alessandro Gabriele Decamps pittore francese (1803-1860).

[6]. Scerkess è ancora nel vilayet di Castamuni un poco più ad oriente di Bajandur.

[7]. Muftì è il capo locale del sacerdozio mussulmano.

[8]. I turcomani, di origine turanica e solo superficialmente islamizzati, sono nella maggior parte pastori nomadi che vivono nell'interno dell'Asia Minore.

[9]. Angora, che è tuttora la sede dell'amministrazione di un vilayet turco, era sotto il nome di Ancira la capitale della Galazia, e, come centro molto importante della regione, subì il diretto contracolpo di tante mutazioni di dominio e fu anche conquistata dai Persiani, dai Crociati e da Tamerlano.

[10]. Il Caimacan è il rappresentante del potere centrale turco nel vilayet.

[11]. Il dottor Gabriele Andral (1796-1876) era un medico parigino di rinomanza europea.

[12]. Kirsceir è nella Cappadocia e capoluogo di un sangiaccato, a metà strada fra Angora e Cesarea.

[13]. l'imperatrice Elena, nata in Bitinia, moglie poi ripudiata di Costanzo Cloro, fu assunta ai massimi onori dell'impero Romano quando suo figlio Costantino ne divenne solo padrone. Partecipò con tutto l'animo all'opera di pacificazione religiosa avviata così felicemente dal figlio e, convertitasi al Cristianesimo, si acquistò la venerazione dei fedeli sovratutto dopo il suo pellegrinaggio ai Luoghi Santi.

[14]. Cesarea, che come città romana deve il suo nome a Tiberio, è stata rifabbricata dai musulmani un poco ad oriente dell'antica metropoli della Cappadocia, che ha avuto tanta importanza nella storia del Cristianesimo orientale.

[15]. Giudiesu si trova nel sangiaccato di Cesarea, alquanto a sud-ovest da quest'ultima città.

[16]. Il gruppo di montagne noto sotto il nome di Allah-Dagda è una propagine settentrionale del Tauro.

[17]. La principessa Belgiojoso vorrà alludere alla città ora chiamata Maden.

[18]. Adana, storica metropoli della Cilicia, è uno dei principali centri della civiltà armena.

[19]. Bajaz o Pajas sorge fra i monti a breve distanza dal golfo di Alessandretta, all'estremo lembo settentrionale della Cilicia.

[20]. Alessandretta, che gli ottomani chiamano Iscanderun, è la prima città della Siria che si trova seguendo da nord a sud la costa del Mediterraneo.

[21]. Beinam o Bailan si trova nell'interno a sud di Alessandretta.

[22]. La città che i turchi chiamano Antakieh e che raggiunge a stento i 30.000 abitanti non può dare che una pallida idea dell'antica capitale della Siria, che ebbe una popolazione di mezzo milione di anime e fu uno dei maggiori emporii dell'Oriente.

[23]. La fontana di Dafne, col suo sacro boschetto celebre per il diritto di asilo del quale avrebbero profittato anche i Maccabei, ebbe per tutta l'antichità la rinomanza poco invidiabile di un centro di corruzione d'onde venne l'espressione antonomastica «Daphnici mores».

[24]. Latakiè, l'antica Laodicea, è capoluogo del sangiaccato più settentrionale del vilayet di Beirut.

[25]. Gubletta è detta Geble dagli ottomani e sorge alquanto a mezzogiorno di Latakiè.

[26]. Banias è pure detta dagli indigeni la cittadina marittima che la nostra narratrice ortografa Baynas, con frequente metatesi.

[27]. Tortosa è la prima città a settentrione del sangiaccato di Tripoli.

[28]. La città di Tripoli, che conobbe tempi di grande splendore sotto i mussulmani della setta dei Sciiti ed al tempo del regno latino di Gerusalemme, consta ora della città propriamente detta e del porto.

[29]. Badun può essere verosimilmente identificato col Batrun delle carte geografiche.

[30]. Seida è l'antica Sidone, uno dei porti principali dei Fenici.

[31]. I Copti Scismatici d'Abissinia hanno tuttora un monastero là dove la tradizione colloca la IX stazione sulla via del Calvario.

[32]. Secondo la tradizione il Califfo Omar, dopo avere concluso col Patriarca Sofronio la capitolazione colla quale i Cristiani di Gerusalemme si arresero agli arabi nel 636, si sarebbe ritirato a fare le sue preghiere fuori del recinto del Santo Sepolcro, collo scopo di preservare lealmente quest'ultimo dall'occupazione mussulmana. La moschea d'Omar sarebbe stata eretta dove il buon Califfo pregò la prima volta dopo la presa di Gerusalemme.

[33]. Allude alla fine novella di Saverio de Maistre: «Il lebbroso della città d'Aosta».

[34]. Il Patriarca armeno di Gerusalemme risiede in un vasto convento intitolato a San Giacomo al lato sud-ovest della città.

[ INDICE]

Dedica pag. [5]
Prefazione [7]
[SCENE E RICORDI DI VIAGGIO IN ASIA]
I. — Gli harem, i Patriarchi e i Dervisci, le Armene di Cesarea [27]
I dere-beys — Il mufti di Scerkess [28]
Angora e il Convento dei dervisci [48]
Cesarea e le città del Tauro [65]
II. — Le montagne del Giaurro — L'harem di Mustuk bey — Le donne turche [84]
Il Giaur Daghda — Un villaggio fellah — Il pascià d'Adana [84]
Il bey del monte del Giaurro ed il suo harem [103]
III. — Il viaggiatore europeo nell'Oriente arabo [133]
La valle d'Antiochia — Latakiè — Le donne di Siria [133]
La leggenda del sultano Ibrahim — Una sosta a Tripoli — Badun — I missionari inglesi in Siria [158]
IV. — Gli europei a Gerusalemme — La Turchia ed il Corano [181]
Le montagne di Galilea e l'antico regno di Giuda [181]
I monumenti della Bibbia e del Vangelo a Gerusalemme [196]
I protestanti e gli ebrei a Gerusalemme — Gli ospizi [213]
Il Corano e le riforme in Turchia [220]
Note [235]

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (mufti/muftì e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina elaborata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.