a. 1235

L'anno 1235 il giorno 18 Aprile soffiò un vento rigido e cadde una neve freddissima, e la notte successiva vi fu gran brinata, che distrusse i vigneti. Il 23 d'Aprile di nuovo altra neve e brina, e le vigne ne rimasero completamente morte. Lo stesso anno il Po gelò si forte che si passava a piedi e a cavallo. E questo stesso anno fu ucciso, un lunedì 14 Maggio, Guidotto vescovo di Mantova, figlio del fu Frugerio da Correggio della famiglia degli Avvocati di Mantova. Sua sorella Sofia moglie di Rainerio degli Adelardi di Modena, fu mia divota. Ed è notabile che il Collegio de' canonici e de' prelati di Mantova mandò alla Corte del Papa ad annunziarne la morte uno speciale ed eloquentissimo messo; il quale, quantunque fosse giovane, parlò tanto splendidamente al cospetto del Papa e de' Cardinali, che ne restarono meravigliati. E, finito di parlare, tirò fuori la dalmatica ancora insanguinata, che il prenominato vescovo di Mantova indossava quando fu ucciso presso la chiesa di S. Andrea, e la spiegò davanti al Papa, dicendo: Guarda, o Santo Padre, e osserva e riconosci se questa sia, o no, la tunica del figlio tuo. Vedutala, piansero inconsolabilmente i Cardinali e il Papa Gregorio IX, che era uomo molto facile a muoversi a compassione, e che aveva viscere di pietà. Perciò la famiglia Avvocati di Mantova, uccisori del loro vescovo furono espulsi dalla città; nè più furono richiamati, e sino ad oggi vagano quà e là in esiglio, affinchè i perversi, de' quali come degli stolti è infinito il numero, ed i malfattori che funestano le città e difficilmente si correggono, imparino a conoscere che non è facile contrastare ai voleri di Dio; e sappiano ancora che Dio colpisce più severamente l'ingiuria fatta a' suoi servi, che quella che è fatta a lui stesso. Nota quel che i Toscani dicono in loro volgare: Dohmo alevadizo, et de pioclo apicadhizo non po lohm gaudere: cioè da uomo raccattato, e da pidocchio rivestito non si può aver mai buon costrutto; che è quanto dire che non avrai mai una consolazione da un meschino, che ti si mette a' panni, e da uno estraneo che tu alimenti. Il che si fece palese anche in Federico II, cui la Chiesa allevò come suo pupillo, e poscia contro la Chiesa levò i calci e la afflisse in molte maniere. Ma contro se stesso alzò il calcagno. Perocchè fu violentemente deposto, nè dalla sua malignità trasse alcun vantaggio. Ciò che s'è detto più sopra si mostra palese anche in colui, che ora è Marchese d'Este, e in molti altri. Un altro, di cui Dio stesso si fece vindice, fu il beato Tomaso vescovo di Cantorbery, di cui si legge nella sua biografia: «La vendetta divina fu tanto severa contro i persecutori del martire che in breve tolti di mezzo disparvero, e, alcuni furono colpiti di morte subitanea senza confessione e comunione; altri, lacerandosi a frusti le dita, o la lingua; altri, grondanti di tabe da tutto il corpo, dilaniati prima di morire da inauditi tormenti; altri, colti da paralisi, altri impazziti; altri, spirando furibondi, provarono luminosamente che pagavano la pena di un'ingiusta persecuzione, e di un premeditato parricidio. Questo egregio atleta di Dio, Tomaso, soffrì il martirio il dì 29 Dicembre, martedì sulle undici ore, dell'anno, secondo Dionisio, 1170, affinchè quel tempo che fu principio della passione pel Signore, fosse pel martire principio della beatitudine celeste, alla quale si degni far pervenire anche noi il medesimo Iddio e Signor nostro Gesù Cristo, che vive e regna col Padre e collo Spirito santo ne' secoli de' secoli, e così sia. Nel sopradetto anno poi 1235 i Parmigiani, i Cremonesi, i Piacentini ed i Pontremolesi, andarono ad aiutare i Modenesi che volevano fare un cavo a monte di Bologna, onde derivare il Panaro e condurlo ad urtare contro Castelfranco per atterrarlo. E nessuno era esente dal lavoro: Chi scavava, chi trasportava, nobiltà e popolo insieme. Lo stesso anno l'Imperatore Federico mandò in Lombardia un elefante con molti dromedarii, camelli, leopardi, girofalchi e astori, che passarono da Parma, ed io li vidi, e si fermarono a Cremona.