NOTE:

[9] Laude di frate Iacopone da Todi, impresse per ser Francesco Bonaccorsi in Firenze, a dí ventiotto del mese di septembre MCCCCLXXXX.

[10] Laudi del beato frate Iacopone del sacro ordine di frati minori de osservantia, Bressa, per Bernardo de Misintis, 1495.

[11] Le poesie spirituali del beato Iacopone da Todi... accresciute di molti altri suoi cantici nuovamente ritrovati, con le scolie et annotationi..., Venetia, Nicolò Misirini, 1617.

[12] Li cantici del beato Iacopo da Todi, con diligenza ristampati con la gionta di alcuni discorsi et con la vita sua. App. Ippolito Salviano, Roma, 1558.—Li cantici del beato Iacopone da Todi, aggiuntivi alcuni canti cavati da un manoscritto antico non piú stampato, Napoli, Lazzaro Scoriggio, 1615.

[13] Per queste due edizioni cfr. Gamba, Serie dei testi di lingua, Venezia, 1828, nn. 478 e 479.

[14] Cfr. Gamba, op. cit., n. 477, e Ed. Boehmer, Iacopone da Todi, Prosastücke von ihm, nebst Angaben über Manuscripte, Drucke und Uebersetzungen seiner Schriften, in Romanische Studien, 1 (1871-75), 138. Il D’Ancona nella recente ristampa del suo Iacopone da Todi, il giullare di Dio del secolo XIII, Todi, Casa editrice «Atanòr», 1914, p. 5, scrive: «Quanto piú posso, nel citare mi attengo alla edizione di Firenze 1490, presso il Bonaccorsi, riprodotta ne 1558 dal Modio: edizione condotta su antichi manoscritti di Todi e di Firenze, e la cui autoritá è affermata da G. Ferri nella riproduzione sopraccitata. Possono perciò credersi con molta probabilitá tutte autentiche le rime della stampa bonaccorsiana, sebbene l’editore stesso non osi darne certezza; pur ammettendo tal qualitá in alcune edite dal Tresatti e da altri, le quali in ogni caso servono a meglio determinare la forma e gli intenti della lauda spirituale antica». Il Moschetti (I codici marciani, Venezia, 1883) esprime un giudizio anche piú favorevole all’ediz. principe, che afferma valere «quanto molti codici riuniti dei piú antichi e preziosi».

[15] Laude di frate Iacopone da Todi secondo la stampa fiorentina del 1490 con prospetto grammaticale e lessico a cura di Giovanni Ferri, in Roma, presso la Societá filologica romana, MDCCCCX.

[16] D’Ancona, op. cit., p. 5, nota 4.

[17] Le satire di Iacopone da Todi ricostituite nella loro piú probabile lezione originaria con le varianti dei mss. piú importanti e precedute da un saggio sulle stampe e sui codici iacoponici per cura di Biordo Brugnoli, ordinario di lettere italiane nella R. Scuola normale maschile di Perugia, in Firenze, per Leo S. Olschki editore, MDCCCCXIV, p. XIV sgg. Di questo volume e della ristampa del D’Ancona si legga l’ottima recensione di E. G. Parodi nel Marzocco del 28 giugno 1914 (Il giullare di Dio), e l’articolo di Ciro Trabalza, Il glorioso ritorno di un giullare di Dio: «Iacopone da Todi» di A. D’Ancona, nel Giornale d’Italia del 21 luglio 1914.

[18] Op. cit., p. VI.

[19] Il prof. Brugnoli mi rimprovera (p. CVIII) di assegnare i codici todini assai antichi alla fine del XIII secolo e di «far gran caso della differenza di espressione usata [dall’editore] per quei codici assai antichi in confronto di quella adoperata per il cod. Perugino del 1336 e per un altro suo coevo, dei quali l’editore fiorentino dice che erano pur antichi». «Anche a voler dare importanza (egli continua) a questa lieve sfumatura—dico lieve perché l’induzione si fonderebbe tutta sulla mancanza dell’avverbio ’assai’, mancanza in gran parte compensata dal ’pur’—non è possibile rimontare piú indietro del 1300, perché altrimenti sarebbero rimaste escluse da quei codici le laude composte da Iacopone durante e dopo la prigionia, laddove ce ne troviamo invece parecchie se non tutte». Riconosco che l’attribuzione (da me proposta, del resto, con molta circospezione) dei codd. todini piú antichi alla fine del XIII secolo (l’anno 1300 appartiene a quel secolo!) può parere arrischiata, ma non priva di qualsiasi fondamento, in quanto—trattandosi di codd. perduti—non si può ammettere senz’altro ch’essi contenessero le poesie iacoponiche composte durante e dopo la prigionia. Il fatto ch’esse si trovino nei codici del XV secolo derivati dai todini può anche spiegarsi con le aggiunte e le interpolazioni, che il Brugnoli stesso ammette a proposito di altre questioni. Quanto alla distinzione tra i codd. todini assai antichi e i due pur antichi, mi par proprio che il Bonaccorsi abbia voluto stabilire una gradazione cronologica tra i primi e i secondi. A meno che non si tratti di ipersensibilitá grammaticale da parte mia, io son d’avviso che l’avverbio «assai» abbia un significato ben differente dall’avverbio «pur». La mia induzione si fonda dunque sul diverso significato di due parole diverse, cioè su qualche cosa di piú consistente della «lieve sfumatura», di cui parla il Brugnoli. Pei raffronti di codici e di stampe iacoponiche si veda, oltre lo studio citato del Boehmer, quello del Tobler nella Zeitschrift für roman. Philologie, III, 178. Si veda anche A. Feist, Mittheilungen aus älter. Sanml. italienisch. geistlich. Lieder, in Zeitschrift f. rom. Philol., XIII (1889), 115; e gli Inizi di antiche poesie italiane con prospetto dei codici che le contengono e Introduzione alle Laudi spirituali, di A. Tenneroni, Firenze, Leo S. Olschki, 1909.

[20] Op. cit., p. VII.

[21] Op. cit., p 46.

[22] Cfr. la mia prefazione alla ristampa della Societá filologica romana.

[23] Fu il Wadding che attribuí pel primo questa poesia, insieme con l’altra «In fuoco l’amor mi mise», a san Francesco; ma il padre I. Affò dimostrò vittoriosamente la falsitá di tale attribuzione. Cfr. per maggiori particolari A. D’Ancona, op. cit., p. 56, nota 8. Francesco Novati, nel suo discorso L’amor mistico in san Francesco d’Assisi ed in Iacopone da Todi, pubbl. nel volume Freschi e minii del Dugento, Tip. ed. L. F. Cogliati, Milano, MCMVIII, conclude a proposito di siffatte attribuzioni (p. 242): «Chi si illude di sorprendere i tripudi amorosi del Nostro [san Francesco] nelle laudi ’Amor di caritade’, ’In foco l’amor mi mise’, dimostra (ci sia lecito il dirlo) di non capir nulla di nulla né dell’anima di san Francesco né della storia della lirica sacra italiana».

[24] Cfr. Novati, op. cit., p. 247.

[25] Vedi p. 232.

[26] Veramente la raccolta comprende 102 laude. Ma nella nota alla lauda CII (p. 255) l’editore avverte: «Questa laude extravagante è posta per finire el numero perfecto de cento: benché ne sian due de piú sotto doi numeri, cioè XLVII e LXXVII per inadvertentia: et cusí sono CII laude in tutto». Naturalmente la numerazione è stata corretta in questa ristampa.

[27] Le annotazioni dell’editore si trovano alle pp. 232, 236, 239, 255.

[28] Op. cit., p. CXLIV.

[29] Vedi p. 236.

[30] Op. cit., p. CXLVI sgg. E vedi anche D’Ancona, op. cit., p. 84, n. 2, ove si confuta l’opinione di A. Tenneroni.

[31] A. F. Ozanam, Les poètes franciscains en Italie au XIII siècle, Paris, V. Lecoffre, 1882.

[32] Op. cit., p. CXLIX.

[33] La cronologia piú probabile della vita di Iacopone è stata fissata da A. D’Ancona, op. cit., p. 18 in nota. Circa le biografie tradizionali cfr. pure D’Ancona, op. cit., p. 15 e Brugnoli, op. cit., p. CIV, nota 1.

[34] Discorso e vol. cit., p. 245 sgg.


GLOSSARIO

Nota del Trascrittore: tra parentesi quadre si trovano le versioni alternative presenti nel testo.


INDICE DEI CAPOVERSI

Ad l’amor ch’è venuto—en carne a noi se dare pag. [146]
A fra Ianne da la Verna—ch’en quartana se scioverna » [142]
Alte quattro virtute—son cardinal chiamate » [165]
Amor che ami tanto,—ch’io non so dir lo quanto » [198]
Amor contrafatto—spogliato de vertute » [66]
Amor de caritate,—perché m’hai sí ferito » [210]
Amor, diletto amore,—perché m’hai lassato, amore » [155]
Amor diletto,—Cristo beato » [57]
Amor dolce senza pare—sei tu, Cristo, per amare » [196]
Anima che desideri—d’andare ad paradiso » [74]
Assai me sforzo a guadagnare—se ’l sapesse conservare » [59]
Audite una entenzone—ch’era fra doi persone » [41]
Audite una ’ntenzone—ch’è ’nfra l’anima e ’l corpo » [6]
Cinque sensi mess’on pegno—ciascun d’esser el piú breve » [11]
Con gli occhi ch’agio nel capo—la luce del dí mediante » [106]
Donna del paradiso,—lo tuo figliolo è preso » [230]
En cinque modi appareme—lo Signor en esta vita » [105]
Ensegnatime Iesú Cristo,—ché lo voglio trovare » [88]
En sette modi, co a me pare,—distinta è orazione » [103]
Fede, spene e caritade—gli tre ciel vòl figurare » [160]
Figli, nepoti e frati,—rendete el maltolletto » [34]
Fiorito è Cristo nella carne pura » [245]
Frate Ranaldo, dove se’ andato?—de quolibet sí hai disputato? » [32]
Fuggo la croce che me devora » [175]
Guarda che non caggi, amico,—guarda! » [12]
Iesú Cristo se lamenta—de la Chiesa romana » [119]
La bontate enfinita—vòl enfinito amore » [181]
La Bontade se lamenta—che l’Affetto non l’ha ’mata » [172]
La fede e la speranza—m’on fatta sbandigione » [226]
L’amor ch’è consumato—nullo prezzo non guarda » [244]
L’amor lo cor sí vòl regnare,—discrezion vòl contrastare » [179]
L’anema ch’è viziosa—a lo ’nferno è simigliata » [24]
La superbia de l’altura—ha fatte tante figliole » [26]
La Veritade piange,—ch’è morta la Bontade » [117]
L’omo che può la sua lengua domare » [200]
L’omo fo creato virtuoso » [90]
Lo pastor per mio peccato—posto m’ha fuor dell’ovile » [128]
Molto me so delongato—de la via che i santi on calcato » [60]
O alta penitenza,—pena en amor tenuta » [9]
O amor che m’ami,—prendime a li toi ami » [194]
O amor de povertate—regno de tranquillitate » [134]
O Amor, divino amore,—amor che non se’ amato » [187]
O amor, divino amore,—perché m’hai assediato » [190]
O amore muto,—che non vòi parlare » [178]
O anema fedele—che te vòli salvare » [65]
O anima mia—creata gentile » [71]
O castitate, fiore—che te sostene amore » [77]
O corpo enfracedato,—io so l’anema dolente » [28]
O coscienza mia,—grande me dái mo reposo » [114]
O Cristo onnipotente,—dove se’ enviato » [84]
O Cristo onnipotente,—ove sète enviato » [86]
O Cristo pietoso,—perdona el mio peccato » [38]
O derrata, guarda al prezo,—se te vuoli enebriare » [170]
O dolce amore,—c’hai morto l’amore » [191]
O femene, guardate—a le mortal ferute » [15]
O Francesco, da Dio amato,—Cristo en te s’ène mostrato » [139]
O Francesco povero,—patriarca novello » [136]
O frate, guarda ’l viso—se vuoi ben riguarire » [13]
O frate mio, briga de tornare—nante ch’en morte si’ pigliato » [17]
O iubilo del core,—che fai cantar d’amore » [177]
O libertá, subietta—ad omne creatura » [68]
O megio virtuoso,—retenuta bataglia » [79]
O me lasso, dolente,—ca lo tempo passato » [36]
Omo che vol parlare,—emprima déi pensare » [167]
Omo, de te me lamento—che me vai pur fugendo » [54]
Omo, mettete a pensare—onde te vieti el gloriare » [44]
Omo, tu se’ engannato,—ché questo mondo t’ha cecato » [33]
O novo canto,—c’hai morto el pianto » [143]
O papa Bonifazio,—io porto el tuo prefazio » [127]
O papa Bonifazio,—molt’hai iocato al mondo » [130]
O peccator dolente,—che a Dio vuol retornare » [239]
Or chi averá cordoglio?—vorríane alcun trovare » [153]
O Regina cortese,—io so a voi venuto » [1]
Or se parrá chi averá fidanza » [115]
Or udite la battaglia—che me fa el falso Nemico » [109]
O Signor, per cortesia,—mandame la malsanía » [112]
O Vergine piú che femina—santa Maria beata » [3]
O vita de Iesú Cristo,—specchio de veritate » [81]
O vita penosa, continua battaglia » [45]
Peccator, chi t’ha fidato,—che de me non hai temenza» [19]
Perché m’hai tu creata,—o creatore Dio » [242]
Piange la Ecclesia,—piange e dolura » [121]
Piangi, dolente anima predata » [158]
Povertade enamorata,—grand’è la tua signoria » [133]
Quando t’alegri, omo de altura » [51]
Que fai, anema predata?—Faccio mal, ché so dannata » [30]
Que farai, fra Iacovone?—se’ venuto al paragone » [124]
Que farai, morte mia,—che perderai la vita » [234]
Que farai, Pier da Morrone?—èi venuto al paragone » [123]
Sapete voi novelle de l’amore » [183]
Senno me pare e cortesia—empazir per lo bel Messia » [193]
Se per diletto tu cercando vai » [255]
Sí como la morte face—a lo corpo umanato » [22]
Signore, damme la morte—nante ch’io piú te offenda » [21]
Solo a Dio ne possa piacere,—non me ne curo » [62]
Sopr’onne lengua amore,—bontá senza figura » [219]
Tale qual è, tal è;—non c’è religione » [64]
Troppo m’è grande fatica,—Meser, de venirte drieto » [236]
Troppo perde el tempo chi non t’ama » [248]
Udite una entenzone—ch’è fra Onore e Vergogna » [233]
Un arbore è da Dio plantato—lo qual amor è nominato » [207]
Vorría trovare chi ama;—molti trovo che sé ama » [169]

NOTA DEL TRASCRITTORE

L’ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute.
Sono stati inoltre corretti i seguenti refusi: