I.

Adoperandomi io non meno in Scoltura, che in Pittura, e facendo l’una e l’altra ’n un medesimo grado, mi pare, con picciola imputazione, potere dare sentenza quale sia di maggiore ingegno e difficultà e perfezione l’una, che l’altra. Prima, la Scoltura è sottoposta a certi lumi, cioè di sopra, e la pittura porta per tutto con seco lume e ombra; e ’l lume e l’ombra è la importanza adunque della Scoltura. Lo scultore in questo caso è aiutato dalla natura del rilievo, che lo genera per sè, e ’l pittore per accidentale arte lo fa ne’ lochi, dove ragionevolmente lo farebbe la natura. Lo scultore non si può diversificare nelle varie nature de’ colori delle cose; la Pittura non manca in parte alcuna. Le prospettive delli scultori non paiono niente vere; quelle del pittore paiono a centinaia di miglia di là dall’opera. La Prospettiva aerea è lontana dalla loro opera, non possono figurare i corpi trasparenti, non possano figurare i luminosi, non linee riflesse, non corpi lucidi come specchi e simili cose lustranti, non nebbie, non tempi oscuri e infinite cose, che non si dicono per non tediare.

Ciò ch’ell’ha è che la è più resistente al tempo, benchè ha simile resistenza la pittura fatta sopra rame grosso coperto di smalto bianco, e sopra quello dipinto con colori di smalto, e rimesso in fuoco, e fatto cuocere. Questa per eternità avanza la scoltura. Potran dire che dove fanno un errore non esserli facile il racconciare. Questo è tristo argomento a voler provare, che una ismemorataggine irremediabile faccia l’opera più degna. Ma vi dirò bene che lo ingegno del maestro sia più difficile a racconciare, che fa simili errori, che non è racconciare l’opera da quello guasta. Noi sappiamo bene, che quello, che sarà pratico e bono, non farà simili errori, anzi con buone regole andrà levando tanto poco per volta, che ben conducerà sua opera. Ancora, lo scultore, se fa di terra o cera, può levare e porre, e quand’è terminata, con facilità si getta di bronzo, e questa è l’ultima operazione e la più permanente, ch’abbia la Scoltura, imperocchè quella, ch’è sola di marmo, è sottoposta, alla rovina, che non la ’n bronzo.

Adunque quella pittura fatta in rame che si può, con i metodi della Pittura, levare e porre, è pari al bronzo, che quando facevi prima l’opera di cera, ancor si poteva lei levare e porre. — Se questa scoltura di bronzo è eterna, questa di rame o di vetro è eternissima; se il bronzo rimane nero e brutto, questa è piena di varî e vaghi colori e d’infinite varietà, delle quale come di sopra è, se tu volessi dire solamente della pittura fatta in tavola, di questa son io contento dare la sentenza con la Scoltura, dicendo così: — come la Pittura è più bella e di più fantasia e più copiosa, e la Scoltura più durabile, e altro non ha. —

La Scoltura con poca fatica mostri quel che ’n la pittura pare cosa miracolosa a far parere palpabili le cose impalpabili, rilevate le cose piane, lontane le cose vicine! In effetto la Pittura è ornata d’infinite speculazioni, che la Scoltura non l’adopera.