I. — UN EFFETTO DI NUBI SUL LAGO MAGGIORE.
Io sono già stato a vedere tal multiplicazione di arie [condensazione di nubi nell’atmosfera], e già sopra a Milano, inverso lago Maggiore, vidi una nuvola in forma di grandissima montagna, piena di scogli infocati, perchè li raggi del sole, che già era all’orizzonte, che rosseggiava, la tigneano del suo colore. E questa tal nuvola attraeva a sè tutti li nuvoli piccioli, che intorno le stavano; e la nuvola grande non si movea di suo loco, anzi riservò nella sua sommità il lume del sole insino a una ora e mezzo di notte, tant’era la sua immensa grandezza; e infra due ore di notte generò sì gran venti, che fu cosa stupenda e inaudita.
II. — UN’ASCENSIONE AL MONTE ROSA.[146]
Dico, l’azzurro, in che si mostra l’aria, non essere suo proprio colore, ma è causato da umidità calda, vaporata in minutissimi e insensibili atomi, la quale piglia dopo se la percussion de’ raggi solari, e fassi luminosa sotto la oscurità delle immense tenebre della regione del fuoco, che di sopra le fa coperchio.
E questo vedrà, come vid’io, chi andrà sopra Momboso [il monte Rosa], giogo dell’Alpi che dividono la Francia dalla Italia, la qual montagna ha la sua base che partorisce li quattro fiumi, che rigan per quattro aspetti contrarî tutta l’Europa: e nessuna montagna ha la sua base in simile altezza.
Questa si leva in tanta altura, che quasi passa tutti li nuvoli, e raro volte vi cade neve, ma sol grandine di stato, quando li nuvoli sono nella maggiore altezza; e questa grandine vi si conserva in modo, che, se non fosse la rarità del cadervi e del montarvi nuvoli, che non accade due volte in una età, egli vi sarebbe altissima quantità di diaccio, innalzato dalli gradi della grandine. Il quale di mezzo Luglio vi trovai grossissimo; e vidi l’aria sopra di me tenebrosa; e ’l sole, che percotea la montagna, essere più luminoso quivi assai, che nelle basse pianure, perchè minor grossezza d’aria s’interponea in fra la cima d’esso monte e ’l sole.