II. — PROEMIO DELLA SUA ANATOMIA.

E tu, che dici esser meglio il vedere fare l’anatomia, che vedere tali disegni, diresti bene, se fusse possibile vedere tutte queste cose, che in tali disegni si dimostrano, in una sola figura; nella quale, con tutto il tuo ingegno, non vedrai e non avrai la notizia, se non d’alquante poche vene; delle quali io, per averne vera e piena notizia, ho disfatti più di dieci corpi umani, distruggendo ogni altri membri, consumando con minutissime particule tutta la carne, che d’intorno a esse vene si trovava, sanza insanguinarle, se non d’insensibile insanguinamento delle vene capillari. E un sol corpo non bastava a tanto tempo, che bisognava procedere di mano in mano in tanti corpi, che si finisca la intera cognizione; la qual replicai due volte per vedere le differenze.

E se tu avrai l’amore a tal cosa, tu sarai forse impedito dallo stomaco; e se questo non ti impedisce, tu sarai forse impedito dalla paura coll’abitare nelli tempi notturni in compagnia di tali morti squadrati e scorticati, e spaventevoli a vederli; e se questo non t’impedisce, forse ti mancherà il disegno bono, il quale s’appartiene a tal figurazione.

E se tu avrai il disegno, e’ non sarà accompagnato dalla prospettiva; e se sarà accompagnato, e’ ti mancherà l’ordine delle dimostrazion geometriche e l’ordine delle calculazion delle forze e valimento de’ muscoli; e forse ti mancherà la pazienza, chè tu non sarai diligente.

Delle quali, se in me tutte queste cose sono stato o no, i centoventi libri da me composti ne daran sentenza del sì o del no, nelli quali non sono stato impedito nè d’avarizia o negligenza, ma sol dal tempo. Vale.