III. — COME ’L PITTORE È SIGNORE D’OGNI SORTE DI GENTE E DI TUTTE LE COSE.
Se ’l pittore vuol vedere bellezze, che lo innamorino, egli n’è Signore di generarle; e se vuol vedere cose mostruose, che spaventino, o che sieno buffonesche e risibili, o veramente compassionevoli, ei n’è Signore e Dio; e se vuol generare siti e deserti, lochi ombrosi o foschi, ne’ tempi caldi, esso li figura, e così lochi caldi, ne’ tempi freddi. Se vuol valli, se vuole delle alte cime de’ monti scoprire gran campagna, e se vuole, dopo quelle, vedere l’orizzonte del mare, egli n’è Signore, e se delle basse valli vuol vedere gli alti monti o de li alti monti le basse valli e spiaggie. E in effetto ciò ch’è nell’universo per essenza, frequenza o immaginazione, esso lo ha prima nella mente e poi nelle mani; e quelle sono di tanta eccellenza, che in pari tempi generano una proporzionata armonia in un solo sguardo, qual fanno le cose.