IV. — CONSEGUENZE ETICHE CHE DISCENDONO DAGLI STUDI ANATOMICI.

E tu, o omo, che consideri in questa mia fatica l’opere mirabili della natura, se giudicherai essere cosa nefanda il distruggerla, or pensa essere cosa nefandissima il tôrre la vita all’omo; del quale, se questa sua composizione ti pare di maraviglioso artifizio, pensa questa essere nulla rispetto all’anima, che in tale architettura abita, e veramente, quale essa si sia, ella è cosa divina: sicchè lasciala abitare nella sua opera a suo beneplacito, o non volere che la tua ira o malignità distrugga una tanta vita, chè veramente, chi non la stima, non la merita.

Poichè così mal volentieri si parte dal corpo, e ben credo, che ’l suo pianto e dolore non sia sanza cagione.