LXXXVI. — CONSIGLI AL PITTORE.

Lo ingegno del pittore vol essere a similitudine dello specchio, il quale sempre si trasmuta nel colore di quella cosa, che ha per obbietto, e di tante similitudini s’empie quante sono le cose, che li sono contrapposte.

Adunque conoscendo tu, pittore, non poter essere bono se non se’ universale maestro di contraffare, colla tua arte, tutte le qualità delle forme, che produce la natura, le quali non saprai fare se non le vedi, e ritenerle nella mente; onde, andando tu per campagne, fa che ’l tuo giudizio si volti a varî obbietti, e di mano in mano riguardare or questa cosa ora quell’altra, facendo un fascio di varie cose elette e scelte in fra le men bone.

E non fare come alcun pittore; i quali, stanchi con la lor fantasia, dismettono l’opera e fanno esercizio coll’andare a solazzo, riserbandosi una stanchezza nella mente, la quale non che vegghino o ponghin mente varie cose, ma spesse volte, scontrando li amici o parenti, essendo da quelli salutati, non che li vedino o sentino, non altrementi sono conosciuti, come s’elli scontrassino altrettant’aria.