XI. — SE LO SPIRITO PUÒ PARLARE O NO.
Volendo mostrare, se lo spirito può parlare o no, è necessario in prima definire che cosa è voce, e come si genera: e diremo in questo modo: — la voce è movimento d’aria confricata in corpo denso o ’l corpo denso confricato nell’aria (che è il medesimo), la qual confricazione di denso con raro condensa il raro, e fassi resistenza; e ancora il veloce raro nel tardo raro si condensano l’uno e l’altro ne’ contatti, e fanno suono e grandissimo strepito. — È il suono, overo mormorio, fatto dal raro che si muove nel raro, con mediocre movimento, come la gran fiamma, generatrice di suoni infra l’aria; è il grandissimo strepito fatto di raro con raro, quando il veloce raro penetra in mobile raro, come la fiamma del foco uscita dalla bombarda e percossa infra l’aria, e ancora la fiamma uscita dal nuvolo, (che) percuote l’aria nella generazion delle saette.
Adunque diremo, che lo spirito non possa generar voce sanza movimento d’aria, e aria in lui non è, nè la può cacciare da sè, se egli non l’ha; e se vol movere quella, nella quale lui è infuso, egli è necessario che lo spirito moltiplichi, e moltiplicar non può, se lui non ha quantità, per la 4ª che dice: — nessuno raro si move, se non ha loco stabile, donde lui pigli movimento, e massimamente avendosi a movere lo elemento nello elemento, il quale non si move da sè, se non per vaporazione [effusione] uniforme al centro della cosa vaporata, come accade nella spugna ristretta nella mano, che sta sotto l’acqua, dalla qual l’acqua fugge, per qualunque verso, con egual movimento per le fessure interposte infra le dita della man, che dentro a sè la strignie. —
Se lo spirito ha voce articulata, e se lo spirito può essere audito.
E che cosa è audire e vedere: l’onda della voce va per l’aria, come le spezie delli obbietti vanno all’occhio.