XXXV. — LEGGE, CHE GOVERNA LO SVOLGIMENTO STORICO DELLA PITTURA E DELLE SCIENZE.

Come la pittura va d’età in età declinando e perdendosi, quando i pittori non hanno per autore, che la fatta pittura.

Il pittore avrà la sua pittura di poca eccellenza, se quello piglia per autore l’altrui pitture, ma s’egli imparerà dalle cose naturali, farà bono frutto: come vedemo in ne’ pittori dopo i Romani, i quali sempre imitarono l’uno dall’altro, e di età in età sempre mandaro detta arte in declinazione. Dopo questi venne Giotti, fiorentino, il quale, nato in monti soletari, abitati solo da capre e simil bestie, questo, sendo volto dalla natura a simile arte, cominciò a disegnare su per li sassi li atti delle capre, de le quali lui era guardatore; e così cominciò a fare tutti li animali, che nel paese trovava: in tal modo, che questo, dopo molto studio, avanzò non che i maestri della sua età, ma tutti quelli di molti secoli passati. Dopo questo l’arte ricade, perchè tutti imitavano le fatte pitture, e così di secolo in secolo andò declinando, insino a tanto che Tomaso fiorentino, scognominato Masaccio, mostrò con opra perfetta, come quegli, che pigliavano per autore altro che la natura, maestra de’ maestri, s’affaticavano invano.

Così voglio dire di queste cose matematiche, che quegli, che solamente studiano li autori e non l’opre di natura, son per arte nipoti, non figlioli d’essa natura, maestra de’ boni autori. — Odi somma stoltizia di quelli, i quali biasimano coloro che ’mparano da la natura, lasciando stare li autori, discepoli d’essa natura!