XXXVIII. — SUPERIORITÀ DEGLI SCOPRITORI DEL VERO SUI COMMENTATORI DELLE OPERE ALTRUI.
È da essere giudicati, e non altrimenti stimati li omini inventori e ’nterpreti tra la natura e gli uomini, a comparazione de’ recitatori e trombetti delle altrui opere, quant’è dall’obbietto fori dello specchio alla similitudine d’esso obbietto apparente nello specchio, che l’uno per sè è qualche cosa, e l’altro è niente. Gente poco obbligate alla natura, perchè sono sol d’accidental [della parte caduca dell’uomo, la figura esteriore] vestiti, e sanza il quale potrei accompagnarli in fra li armenti delle bestie!