II.

Avea l'oste franca posti gli accampamenti nelle pianure su cui domina Montebello, ed ivi sapendo vicino il nemico, teneasi ognora presta alla difesa. Marcellina passò fra le varie scolte che erano appostate sul colle e nel paese, e calò al piano.

Vide d'ogni parte quasi brulicame di api intorno agli alveari, o presso una fiorita riva, un commovimento continuo di soldati, udì un misto di grida, di suoni e di stranieri accenti: or la ferivano i manipoli di rilucenti fucili, or l'atterriva lunga fila di apparate bocche di spavento e di morte. Ove ardono fuochi, fervono i lavori, ove si distribuiscono viveri, e foraggi: chi accorre con notizie, chi sostiene il passaggiero, chi cambia le sentinelle, scrive su tamburi ed alterna le parole e le ordinanze. La baldanza dei soldati scorre tutti i luoghi, invade tutte le case: la legge di guerra siede ove impera il bisogno: il timore cede alla licenza, tace l'avarizia innanzi alla minaccia, freme ne' petti quasi onda intorno a scoglio l'inutile coraggio innanzi alla forza soverchiante, il terrore batte ad ogni cuore e si palesa dai torvi sguardi. In tanto scorre a vicenda intorno la pietà e la fierezza, la discordia e l'ordine, a maniera che stringe la necessità o il dovere, od è più o men lontana la mano che muove tanta mole.

Giunti i solitarii del colle in mezzo ai figli di guerra, chiesero di Girani, e sentirono che era tratto innanzi al consiglio destinato a dar sentenza del di lui fallo. Tremò Marcellina a quell'annunzio, e dimandando che ne potesse seguire, gliene fu presagito assai male. Le fu accennata una tenda cinta da soldati, e le si disse che ivi sedeva l'irrevocabile tribunale presieduto dal maggior-comandante che giudicava del disertore.

Stringendosi timidamente al padre, e abbassando gli umidi rai innanzi ai soldati curiosi e procaci, attendeva quella diserta il fine di quel giudizio, mentre le correano all'animo diversi pensieri formati or dal timore or dalla speranza. Ma ecco un suon di tamburi accenna che il consiglio è disciolto: un mormorio si sparge di bocca in bocca, un compianto scorre per tutto il campo e s'annunzia la condanna di Girani; è morte. Le sue difese erano riuscite vane: egli avea abbandonato il suo posto a fronte dell'inimico, le leggi e la necessità di guerra richiedeano un terribile esempio: svanirono tutte le ricordanze della virtù del prode innanzi all'appostogli delitto: più che la colpa il perde la sua avversa fortuna.

Ruppe in dolorosi lamenti Marcellina come la trafisse la fiera novella, e semplice addimandò se non poteasi rivocare l'ingiusta sentenza.—Chi, chi fu sì inumano per punire tanto crudelmente un uffizio pietoso? Ei volea consolare la derelitta sua sposa, annunziarle il suo ritorno: ei recava altrui la vita e si avrà procacciata la morte? E quelli che scagliarono sì barbaro colpo, non hanno essi intelletto di pietà e d'amore? E sono uomini?… Ma ch'io li vegga… Me, me sentano e il mio dolore… Chi potrà resistere al mio pianto, alla mia disperazione?… Che se hanno pur sete di sangue, se bramano una vittima, non egli innocente, io ne morrò, chè tutta mia ne è la colpa: bene più giusto fia il castigo e di lor meno indegno: chè non perdono il prode, e tolgono a me misera una vita cui da gran tempo è di peso per le tante sventure…—