III.

Così giulivi si menavano i giorni dell'autunno fra le feste della campestre innocenza. Ognuno si studiava di rendere men nojoso il tempo che si mettea in mezzo a queste nozze con qualche nuovo diporto. Rendeasi la gentile brigata sui vicini monti, e qualunque fosse il luogo a cui si indirizzassero, riusciva sempre aggradevole alla Marcellina perchè nuovo, mentre essa non avea mai veduto che il natìo suo nido. Era l'ottobre, e siccome correva la festa di Montalto, Girani propose di andarvi con piacevoli amici.

Sorge Montalto in mezzo ai colli di Casteggio lungo il corso della Copia, e come pino fra le minori piante, si innalza maestoso sovra di essi. La natura tutto profuse, perchè quell'eminenza essere dovesse la più deliziosa delle ville oltrepadane.

Se da qualche altura ti prende vaghezza di contemplare il vario succedersi delle colline, la tua mente errando sopra uno spazio sì esteso e diverso, si avvisa che le si stenda dinanzi un ampio burrascoso mare: ivi mille vertici ora fregiati di grazioso palagio, ora velati di candida nuvoletta, accrescono la tua illusione, sembrandoti o le onde rialzate, o i vascelli affidati allo spirare de' venti; mentre le pianure e le valli ora ti offrono un placido tratto di acque, ora uno schiuso abisso. Fra questa immaginazione che più ti riesce gradita e meglio ti acquista opinione d'esser vera, quanto è più vasto lo spazio che cingi collo sguardo, Montalto fa pompa di nuovi incanti: fra il silenzio delle vallee e l'ondeggiar di tante cime, ti pare di ravvisare l'isola fortunata, ove approdano i tuoi pensieri e riposano gli stanchi tuoi occhi.

Che se in vece meglio ti diletta da quella sede discorrere co' lumi all'intorno, vai orgoglioso di dominare i sottoposti poggi, e ti pare essere il re di quelle balze. Nè più vario, nè più piacevole unqua si offriva alimento alla tua curiosità, esca al tuo immaginare. Da un lato t'incanta la pianura di Lombardia fiorente per popolose città, e i suoi confini sì estesi che vincono la tua vista e si confondono in un azzurro infinito, e come immense acque si colorano al variare delle ore del giorno: Dall'altro ferma l'acume del tuo vedere la canuta cima delle Alpi che nasconde le spalle fra le nubi e pare sposarsi al cielo. Che se l'aere puro veste quelle vette di luce, miri ripercosso un doppio sole dalle eterne nevi, e scopri dietro monti succedersi monti, e ghiacci e monti ancora, sicchè lunge ti si desta il pensiero di straniere terre e di lontane genti.

Commosso fra sì opposti remoti obbietti, quasi dolente di non potere stringere tanta mole di cose col solo girar dell'occhio, su te il richiami e il volgi su quanto si posa al tuo piede, e mentre ne avvisavi esausta la sorgente, ecco scaturire nuove bellezze.

Qui trovi l'opera dell'uomo e le necessità della vita seminare l'eminenze di case, di castelli e di paesi: vedi l'industria rompere il seno al pendìo, ed ei grato alimentare la messe; crescere le piante che dai piegati rami ti sporgono i frutti; la vallata altrice di densi castagneti e di pascoli graditi all'armento. Or ti piacciono i varj errori delle convalli, ora il biondeggiar delle biade che allo spirare del vento s'increspano in onda, e la quiete del maggese, e il sacro orror del bosco; ora par che inviti i tuoi pensieri al riposo l'ordine con cui dal chino procedono all'erta i filari della vigna, gravi di grappoli pendenti che parte s'innostrano, parte s'indorano ai rai del sole e ministrano alla tua mensa squisito liquore. Fra tanta varietà di poggi, piacciono fra le opposte pendici i tortuosi meandri della Copia: scorre limpida fra sasso e sasso, e piega i ramoscelli che le escono sopra, e muove tacita pe' vicini prati ad innaffiare le zolle ed è cortese all'aure delle valli di grata frescura.

Allora seguendo i voli della agitata mente, ti senti rapito alla diletta Tempe, e ossequi il loco sacro alle deitadi agresti, odi i canti di Bacco, i suoni e le danze delle invase seguaci del nume, e già ti pare di vivere in più lontane età. Se non che più caro ti riesce all'animo richiamato dalle fantasie, ravvisare quivi il cultore inteso o allo studio dell'aratro, o a racconciare alle piante la chioma; altrove le mandre dilettarsi di brucare le erbette, mentre i fanciulli che le governano intrecciano allegri balli al suono di rozzi pifferi e rusticali carmi.

Invaghito dell'opera dell'uomo, e della vita, che lo spirito suo diffonde dove porta la mano, se ti volgi ove più scarso approda il sole verso la settentrionale regione, rinvieni il riposo, anzi lo squallor di natura. Sporge il tufo vestito di scarse glebe, vedi formarsi la roccia primitiva, e succederle il dirupo, e spogliarsi d'ogni verde onore, fuggire ogni pianta, e innalzarsi lo scoglio, e comparire la montagna. Qui nello stesso mezzo trovi il bello della coltivazione e quello della natura: l'uno ti cerca con piacere, l'altro ti solleva la mente, l'uno ti schiude i tesori del bello, l'altro aprendoti i misteri dell'infinito t'innalza al sublime.