IX.
Intanto Girani ebbe restituito all'omero l'onor perduto, ed abbassata innanzi al Comandante la punta ossequiosa del reso acciaro, gli riferiva i sensi del grato animo suo.—Non già perchè mi pesasse il morire, non già perchè onta mi pungesse di commesso delitto, chè ben sentiva la necessità segnare dura condanna a lieve colpa, e ciò che è più, l'animo mio mi giudicava ch'io era innocente. Voi mi restituite alla vita, voi mi ridonate al mio grado, all'onor mio, a quanto mi è di più caro, ed io giuro per questa spada che innanzi a voi si inchina, giuro che nel primo fatto d'arme saprò rendermi degno di queste insegne o morire: tergerò dalla fronte la macchia che s'attenta deturparla, o non la innalzerò mai più innanzi ai vessilli della gloria. Dopo la pugna io deporrò questo ferro al vostro piede, nè mi verrà restituito se i miei compagni non giudicheranno che io ne abbia buon merito. Se fia mi succeda tanto amica la fortuna, allora vi porrò voti perchè abbiano qualche ricompensa le virtù di questa povera fanciulla e fine i suoi lunghi patimenti.—
Il Generale accolse al seno il valente giovinetto e lo accertava come ei conoscesse le sue virtù, e di quanto sen dolesse innanzi colla dura necessità, che lo armava di tanto rigore. Fu cortese anche alla Marcellina di lusinghevoli encomj, le applaudì l'umano cuore, e il maschile coraggio, dicendole come gli intensi suoi affetti aveano forza di pigliare qualunque alto animo, e piacergli che di tanto l'avesse in cuore Girani: le porse nuovamente fede di tenere quanto poco dianzi avea promesso, e la confortò e nudrì di buone speranze pel conseguimento di una prossima felicità. Trepidava la bella solo occupata del pensiero che fosse salvo l'amico, e dietro il velo delle inchinate palpebre muovea furtivamente gli occhi sopra di lui, se non che al suono di quella lode correva un lieve vermiglio a dipingerle il viso, che la rendeva in suo pudore più bella.