VII.

Anselmo però fra tante strettezze e in sì dolorosa vita non si avviliva mai. Nè la scarsità del cibo, nè i sonni interrotti dalle catene, dal duro letto e spesso dalla presenza del truculento nemico, nè i più fieri tormenti, poterono domare l'animo di lui. Ogni volta che udiva stridere le ferree imposte, presago di nuove sciagure, sentìa corrersi per le vene un gelo: però non cangiò mai di aspetto o si atterrì al fulminar degli sguardi di Stefano, e queto sempre udì la minaccia di nuovi tormenti: agli insulti o non rispondeva o opponeva il disprezzo. Il Rosso il premea perchè scrivesse a suo padre di venire in un vicino bosco, ove gli avrebbe acconsentito di parlargli per trattare di pace. Era questo un inganno che ordiva per indurre pure Guidone ne' suoi lacci: ben Anselmo sel vide, nè mai per preci, promesse o minaccie volle annuirvi. Ei non sostenne mai un solo istante che il suo cuore si mostrasse debole innanzi al nemico, e se talora fra i patimenti pur si dolse, il facea sommessamente e solo.