XI.

Erano intanto accorsi d'ogni intorno gli abitatori della collina; poichè la loquace fama avea sparso sui monti il venir di Girani. Egli era a tutti diletto e il suo caso riusciva più acerbo quanto più ognuno era tenero per la Marcellina. Quindi più ratta si propagava la propizia novella, quindi più festevole si diffondea fra loro la gioja, che meglio schietta e pura suole risplendere su quegli animi che meno si accostano alla civiltà, nè risentono i legami sociali, i quali non che al pensiero, impongono dure catene fino alle care affezioni del cuore.

Scendevano que' semplici fra l'armi, ed erano intromessi nel campo, e vedeano il lor paesano, e con grida e con gesti e con parole gli aprivano il proprio affetto e la gioja onde erano piacevolmente cercati: Girani rendea loro grazie per voti e abbracciamenti e baci.

Ognuno recava seco qualche donativo, e chi portava i polli, chi il capretto, chi il latte ed il formaggio. Venivano questi divisi fra i soldati che ne faceano festa, e coperte di brani quelle bestie innocenti, ridestati nella campagna i fuochi, talora con pentole e con i spiedi, spesso con vecchie bajonette ne arrostivano le carni e ne imbandivano un banchetto. Si divideva in varj gruppi il campo, e ognuno intendeva a cure diverse. Qui si stringeva una mano di montanari intorno a varj soldati che eran pur nati sui colli, altrove gli amici insieme prendeano riposo dalle fatiche: ove si conveniva ad un desco, ove si allestiva un cibo, e mentre l'uno si tenea buono se rendeva acquavite per latte, l'altro era desioso a più spiritosi beveraggi. Girava la tazza spumante di pretto liquore, il gaudio sovente usciva in liete risa ed in festevoli grida, e spesso la gioja moveva il piede all'agile danza.

Era bello fra tanto rumore e tripudio l'ordine che reggeva ogni cosa, e il cambiarsi delle scolte, il correre de' messi, il sostenere de' carri nel cammino sconnessi, la distribuzione de' viveri e de' foraggi, e il ricevere e il dar ordini, e il severo comandare e il subito ubbidire. Era bello vedere ai tumulti e agli evviva, al battere de' tamburi, succedere il silenzio e la quiete, e un correre a' fucili, un allestire i cavalli, un porsi nelle file, e destramente eseguire le militari evoluzioni. La sola voce del Comandante muove a sè d'intorno in varj giri, in eguali atteggiamenti e in armoniose file, miliaja di soldati: or incedono i fanti, ora precipitano i cavalli, questi procedono con ordinanza, quegli soccorrono con apparente disordine, gli uni traggono pesanti carri, gli altri i cavi bronzi, che in un lampo rivolgono, puliscono, v'infondono nel seno la combustibile polve e coll'occhio sagace divisano ove debba cadere il telo mortale. Tutto è movimento ed opra, e ti piace in questi l'agilità, in quelli la fierezza, sugli elmi degli uni scuotersi l'equina criniera, su quelli degli altri ondeggiare le variopinte piume, e i raggi del sole infrangersi ne' puliti fucili, e nelle sguainate spade, sicchè ti pare sovente vedere sull'armi di guerra il settemplice arco di pace.