XIX.

Sedeva nei campi il pampinoso autunno, e tripudiava la vendemmia sul colle: Girani propose che que' di Nebiolo scendessero pel ricolto dell'uve a Mancapane, onde egli poi co' suoi parenti convenire nella stessa occasione su quel poggio, siccome in fatto seguì.

Venne la Marcellina co' genitori al tetto di Girani: ivi si festeggiò la vendemmia e poi si menò sull'aja la carola della campestre innocenza. La figlia di Nebiolo per la seconda volta vide splendere la festa, e sebbene non avesse mai ballato che co' fanciulli della natale collina, nella rozza sua danza fu sì seducente che riscosse gli applausi e piacque.

Alla dimane vennero que' di Mancapane a Nebiolo, e quel giorno parve destinato a far parte ai congiunti ed agli amici che Marcellina era fidanzata a Girani. Mentre racimolavano gli altri, la fanciulla preparava il semplice pranzo e s'imbandì il desco sotto l'ombroso castagneto vicino. Eranvi tutti i provetti di Nebiolo d'ambo i sessi, e i congiunti dello sposo: ricordava quella mensa fra le frescure del bosco la festa del Monte, e fra gli applausi e gli evviva suonarono ognora i nomi degli amanti.

Poichè fu spento il desio del cibo, chi ragionava delle cose vedute nelle città, chi la lor vita con quella dei signori paragonando, esaltava la semplicità della propria; chi richiamava le cose passate, e d'uno in altro ragionamento trapassando, si ricordò qual fosse un dì l'umile colle ove sedevano. Allora Marcellina ricercò il padre, perchè sempre si fosse rifiutato a narrarle per qual maniera il loro eremitaggio da dovizioso e rinomato si trasformasse in poche capanne: affermando gli altri, che il racconto esser dovea bello e fiero, anche Girani venne nel desiderio di sentirlo.

Giovanni le rispose ciò seguire, perchè mal si conveniva all'innocenza di una fanciulla; ma omai che era sposa esserle lecito di udirlo.—È acerba al certo e dolente la storia de' nostri maggiori; ma giacchè questo dì è pur consacrato al riposo, finchè più alte s'innalzino l'ombre, mentre il calore del giorno è vinto dalla freschezza della vicina sera, e grato è qui pur lo starsi; a voi la narri il cieco, cui se tace la luce del sole, chiara è la ricordanza delle passate età. Noi qui assisi sull'erba, silenziosi beremo il suono delle sue parole, come si ode sull'alba il canto dell'usignuolo fra l'ombre del bosco.—