XVI.

Si avvisarono alcuni che volesse procedere a mal fine questo dolore della Marcellina, sicchè persuasero al padre che per avventura converrebbe trovar modo a procurarle nuovo partito di nozze. Ognuno compiangeva la figlia di Nebiolo: omai le sue belle virtù eran note, correvano le sue sventure su la bocca di tutti, ed ognuno ne sentiva pietà: Marcellina era il compianto delle figlie, l'amore dei padri, era il secreto sospiro di tutti i giovani del colle.

Fu quindi agevole trovare chi desiderasse alle nozze di lei, e il padre sempre di nuovo sollecitato, dolcemente un dì accarezzandola, cercava d'insinuarle nell'animo il nuovo consiglio.—Mia cara, tu vedi che già io m'incurvo sotto il peso degli anni e delle fatiche, sì che solo oggimai non basto a queste poche terre. Tu prostrata dalla tristezza e non avvezza agli stenti, male ti adoperi ond'essermi di ajuto, e sovente mi si spezza il cuore vedendoti indurar fra lavori che tua madre ti impediva. Omai volge il terzo anno da che Girani è in istrane contrade e non ne manda sue nuove: forse mentre tu gemi, ei dimentica… Deh, Marcellina cedi alla necessità, unisci la tua destra a qualche altro che accolga animo eguale, che te compensi della perduta madre, a me sia di sollievo, a entrambi di secura speranza. Vuoi che io pianga ogni dì sull'incertezza del tuo destino? ch'io cada col dolore di lasciarti orfana e sola su questa rupe? vuoi?… no, Marcellina, sii più mite e vinci te stessa, un giovane di Codevilla….

La sconsolata fanciulla a maniera che suo padre favellava, dolcemente il cingeva colle braccia e gli scaldava di baci le lanose gote; ma come sentì la fatale proposta quasi le fuggissero le forze, si abbandonò sul di lui petto, e in vece di risposta le veniano sulle labbra i singhiozzi, sugli occhi le lagrime. Nebiolo ne era intenerito, volea inanimarla, la accarezzava, la invitava a rispondergli e ad annuire al suo consiglio.

Come potè appena Marcellina riprendere lena e ardire, perchè la tenerezza del padre le dava animo ad aprirgli i propri pensieri, atteggiata di dolore e di innocenza, a lui volgea tai detti:—Ah padre! padre mio! perchè avete fermo di perdermi, perchè spingermi alla disperazione? io mi adoprerò per alleviare le vostre fatiche, il cielo pietoso raddoppierà le mie forze, se mia madre non si dimentica di me… Io vi sarò sempre vicina finchè mi sia dato dividere con voi la vita: lasciate alla fortuna la cura del resto. Ma non parlatemi di nuove nozze, è una spina che m'infiggete in petto; sarebbe un lento veleno che pria di condurmi all'altare, mi trascinerebbe all'invidiato riposo della perduta vostra compagna… Io non credo che Girani siasi dimenticato di me, ei nol può, e in lontane contrade forse inutilmente desidera di mandarne sue nuove. Che se pure in guerra… se ei più non fosse,… nessun altro, no mai… io vivrò finchè l'amor vostro abbisogna delle mie cure, poi lo seguiterò in cielo… Per pietà, padre mio, se vi fui cara, se affatto non mi ha dimenticata l'amor vostro, per questa mia mestizia, non mi parlate giammai d'altro… Ve ne prego per lo stesso dolor mio,… per questo pianto,… per la promessa che ne deste alla mia povera madre innanzi che si dividesse da noi…—

Il buon vecchio fatto assai pietoso della Marcellina, piangeva al pianto di lei: un bacio, un eloquente amplesso, la rassicurarono e tutto le promisero.

Dopo quell'istante ei più non parlò a lei di nozze, neppure la interrogava del suo dolore, ma cercava cogli accarezzamenti e colle sollecitudini sempre nuove, di toglierla per qualche istante alla melanconia: la figlia anche essa poneva ogni opera perchè alleviasse le fatiche del padre; allorchè ei ritornava, componeva come meglio le riusciva a serenità il volto, e si procurava sempre più colle cure e cogli affetti di rendersegli cara e di piacergli.