XX.
Vennero trasportate al campo l'emunta salma dell'uffizial d'onore e la morente Marcellina, e il giorno della vittoria si converse in giorno di lutto per l'acerbo e duro caso. Si diffusero la mestizia, i singhiozzi, le doglianze in ogni fila e in ogni schiera, l'angoscia piovea le lagrime sul ciglio; tremava ogni petto, era ogni volto squallido di dolore.
Il vecchio misero di Nebiolo, che Lannes tenea seco alimentandogli la speranza per la libertà della figlia, come vide giungere il drappello, reputandolo vittorioso, precipitò ad incontrarlo: ma visto l'alto infortunio, preso da subito terrore ristè, oppresso dal dolore teneva fisi gli occhi in Marcellina, non gli spuntava una lagrima, non formava un accento, non movea un sospiro e male avresti avvisato s'egli era in vita, sì impetrò.
Ella intanto dal suo letto che era intrecciato di tronchi rami, volgeva a lui le pupille affievolite, e come fu posta al suolo muovea dal fioco labbro questi accenti:—Ahi padre infelice, orbato padre! ecco quale a voi ritorna la sfortunata figlia vostra, ecco quai nozze mi preparava il cielo… Egli correva a soccorrere alla rapita amica, a trarmi dal periglio, ei volea restituirmi al vostro amplesso paterno, misero! ei trovò sul mio petto la morte… Così si spense ogni mia speranza, si troncò il filo cui era affidata la mia vita… Sì, padre amoroso e infelice, io lo raggiungerò e in breve: sia per me un sollievo, un fine ancor dolce a tanti guai il morire…
Intanto si sciolse lo stupore che pel gran duolo erasi al cuore ristretto del padre, sicchè infine la sua angoscia uscì dagli occhi e dal petto in lagrime e in singhiozzi.—Padre, voi piangete, voi che non perdete uno sposo, cui non si recide sul più bel fiorire ogni speranza? Piangete per me? non cesso io forse dai patimenti? non s'ammutolisce finalmente il mio lamentar lungo? a che pur starsi ogni dì a contristarvi coll'eterno mio pianto… Rattemprate l'ambascia: omai esservi dovea di solo peso la mia vita dolente… non vi sia però ne' dì della vostra vecchiezza, dispiacevole la ricordanza di Marcellina: padre, la figlia vostra oltre l'amore non sentì altro affetto che quel dolce fremere che nel mio cuore commoveano i vostri accarezzamenti, altra vaghezza che raccorre dal soave volgermi del ciglio testimonianza di paterna tenerezza… Ah non restatevi lungi da me a spargere lagrime!… qui… qui le versate in questo seno ove egli versò col sangue la vita… Cingetemi colle vostre braccia: ch'io possa ancora, mentre rendo gli spiriti estremi, deliziarmi di qualche affettuoso amplesso; che questo cuore schiuso ad ogni infortunio possa anche una volta palpitare soavemente e poi tacersi per sempre.—
Provocato il veglio da que' lagni, inchinato sulla figlia, alternava abbracciamenti e meste querimonie.—Me dolente, me tapino! a che mi ha serbato la mia vecchiezza?… quai delitti ho io commessi nell'innocenza della mia capanna, perchè debbano a prova lacerarmi tanti infortunii… Tutto ho perduto, una sposa, la pace, ma pur restava a sollievo della mia canizie questa unica figlia che ringiovania del suo sorriso le mie membra cadenti,… ed ora anch'essa mi è tolta,… mi è tolta quando avea fidanza di vederla felice… Ahi! Girani sfortunato e a me fatale Girani?…—No, padre, non vi riesca dolorosa la sua ricordanza… mi uccide doppiamente la vostra rampogna. Ei mi amò, ei perì per salvarmi e perì fra queste braccia… Infelice! avea tersa la mia ferita, stava richiamando i miei spiriti smarriti, e mi piovea tanta dolcezza dagli occhi amorosi che mi racquistava la vita… Io riguardava quel volto di foco, quando… oh perchè ebbi la vista?… oh perchè pur non morii di dolore che ora non udrei… oh padre… ah Girani…—
Piangevano tutti intorno alla misera perchè la non lontana spoglia del giovane, e il sangue onde avea l'altra grondante il petto e lorde le mani e il viso, metteano ad un tempo terrore e compassione. Il padre con atti e aspetto di calma parlava all'angosciosa conforti e persuasioni, che niuna amarezza gli tenea contro il di lei perduto sposo, ed accorgendosi che ognor più se le diffondea sulla fronte il pallore di morte, le raccomandava di dare triegua all'affanno onde restituire le affievolite forze. Marcellina però paga di quanto affidavala il padre, di niun altro pensiero lo trattenea fuorchè dell'amico.—Ch'io sappia s'ei fu trasportato nel campo, che io sappia se voi cosparsa avete di qualche lagrima la sua spoglia, e gli perdonate dovermi amata,… se fu pure questo amore che vi lascia vedovo ed orbato della figlia nella vostra vecchiezza.—
Le fu detto essere poco lungi il feretro ove giacea Girani, e venirle impedito di vederlo per alcuni pietosi che postisi in mezzo la copriano. Li pregò perchè volessero dileguarsi, ed essi se le tolsero dinanzi, e inclinando i mesti volti pareano accennarle ove giacea il trafitto.—Ah sì toglietevi, toglietevi ond'io sappia ch'ei non è lungi da me: ei spirò fra le mie braccia e a me sia dato rendere vicino a lui la vita. Colà volgetevi, o padre, fissate gli occhi in quel miserrimo spettacolo… e benedite alla fredda spoglia,… chiamate lo spirito che forse ancora le geme d'intorno, e ditegli che io son presta a seguirlo… Sì, caro padre, sento venir meno la vita,… allaccia i miei sensi invincibil forza di sonno… voi mel diceste, è il sonno di pace, ma almeno ch'io il dorma presso al mio Girani… All'ultimo mio desiderio, se nel richiedete per me, acconsentirà quell'uomo pietoso che già alle mie lagrime fe' dono ahi sì per poco! della preziosa vita a me sì cara… almeno se la sua pietà non valse a riunirci in vita, insieme ne congiunga nel riposo del sepolcro…
Già la voce di Marcellina era affievolita e fioca, e non uscivano dalle tremanti sue labbra che tronche parole. Volle che si rivolgesse la sua faccia verso di Girani, e come scoprì il luttuoso letto e il giacente, parve che le tremasse il pensiero e la mente, metteva più frequenti singhiozzi, rivolse al cielo i lumi sbigottiti, e pieni di profondo dolore e di pianto—Padre, grata vi sono del benefizio estremo,… i miei occhi si vanno offuscando, ma fruirono colla fuggente luce la cara e dolorosa vista… Padre, pregate alla morente figlia vostra,… stendetemi, deh stendetemi la mano perchè io più omai non vi ravviso… ancora un paterno bacio… e raccogliete l'ultimo mio sospiro… ei vola a voi… a voi e a lui…
Il singhiozzo di morte le soffocava la voce, e l'anima fuggitiva più non le consentiva forze alle parole. Movea le labbra tremanti e pareano susurrare il nome di Girani, e sgorgando copioso sangue dalla ferita, spirò.