1. LA VITA DE LI INFIDELI, PESSIMI E RUSTICI VILANI
[Museo Civico e Raccolta Correr di Venezia. Catal. Cicogna, n. 1248. Cod. cart. del sec. XV contenente un trattato di medicina; a f. 89t si legge questa satira contro i villani, di cui noi diamo qui la parte più importante per il nostro studio[258]].
Rustici vilani,
Che in tanti affani
Semper estis,
Et uestra vestis
De marzo bixello, 5
Dentro del uostro bursello
Non habetis numos,
Inter dumos
Cum li piedi discalçi,
E cum li falzi 10
Inciditis herbas
Inter merdas
De le uostre uache
Cum chali e rache
In corpore toto. 15
E di choto
Mille volte al sole
Ayo e cepole
Cum l'aqua pura.
Ex mestura 20
Mangiati el pane[259].
In le capane
Fumo refertis;
Parum differtis
De li uostri animali, 25
In boschi e ualle
Semper statis,
Et a soldatis
I primi robati.
Vui siti pelati 30
Ex omni parte;
Ogni arte
Ognuomo vi refuda,
O zente cruda,
Peior hebreis, 35
Et in deis
Nulla fede.
. . . . . . .
A la roxata
El dì e la note;
E sono remote 40
De uui le piume.
. . . . . . .
Rare uolte
Vuy pagate le colte.
. . . . . . .
El vj conuiene mangiare
Radices et herbas 45
Multas acerbas,
Cum aqua de pessina;
E la mattina
Ad laborandum
Et stentandum 50
Semper per altruy.
Chi fa bene a vuy
Stulti putant
Non arbitrant,
Che dio habia per male, 55
Zente bestiale
Vbicumque sitis;
Et quando venitis
A la citade,
Per le strade 60
Pueri clamant[260]
. . . . . . .
Et quando intratis
In la barbaria,
El maestro ve pia
Cum blandiciis 65
Et cum deliciis,
Vi mette a sedere,
E cum più sapere
Facies lauat;
Et prima cauat 70
L'aqua de la ramina,
E cum l'orina
Eam dissoluit,
Et uos inuoluit
In qualche pexa rota, 75
E la ballota
Ex merda pura
Aspra e dura
Come uno muro;
E cum uno rasoro 80
Dentato e grosso
Che ve rompe la faza
Ognomo solaza.
Homines rident
Quando vident 85
Li uostri dañi.
Pezo dei cani
Vos infestant,
Et molestant
Ogni uostro bene. 90
E spesso vi uene
In carceribus
Cum pedibus
In feris
Similes feris, 95
Ben ferati
E poi ligati
Toxi raxi e neti
Sine pane.
Le uostre lane 100
Sono molto grosse,
Hauete dure le osse
Per tanto stentare.
. . . . . . .
Perchè in vuy regna
Ogni malizia 105
E ogni tristitia
E siti ignoranti
Tuti quanti,
Mendatori
Robatori, 110
Li uostri errori
Si purgano cusì
Como vedeti
Che siti tractati,
Perchè non vi leuati 115
Troppo in alteça.
La uostra aspreça
Ve fa stentare
El dì e la nocte
. . . . . . .
Non haueti mai bene: 120
Nati in pene
Serui seruorum
Asini asinorum
Maledicat uos deus,
In secula seculorum 125
Amen. Ab insidiis diaboli et
signoria de villano et a furore
rusticorum libera nos domine.
Questa Satira contro i Villani si può far rientrare, specialmente per la chiusa parodica, in quel gruppo di componimenti parte in volgare e parte in latino, chiamati «farsiti» in Francia, e in Italia «disposti,» di cui ha parlato il Novati[261] studiando la Parodia sacra nelle Letterature moderne. In quanto alla lingua possiamo ricordare quanto fu detto dal Mussafia intorno ai Monumenti antichi di dialetti italiani[262], dal Raina sulla Storia di Stefano[263], e da altri; e per quanto riguarda la prosodia, come osservava il Biondelli[264], questi componimenti poetici informi dei primi secoli sono da ritenersi come prose rimate, quantunque molte volte non si abbiano nemmeno delle rime, ma delle semplici assonanze.