NOTE:

[1.] Il Fabbroni, a quanto ne viene scritto da Pisa, non v'ebbe altra parte che nella spesa. Il primo tomo fu volgarizzato dal Gonnella. Gli altri tomi, dal 2 al 10, ebbero il professore Foggi per traduttore. La versione Pisana conduce l'Istoria del Gibbon sino alla disgrazia di Belisario.

[2.] Il traduttore Pisano ha seguito la prima edizione di Londra, che fu poscia riveduta ed accresciuta dall'Autore come egli stesso ne avverte:

The History of the Decline and Fall of the Roman Empire is now delivered to the Public in a more convenient form. Some alterations and improvements had presented themselves to my mind ecc. April 20, 1783. Pag. VIII dell'edizione inglese sopra citata.

[3.]

Esempj d'imperfezioni.

Tomo I.º pag. 3 ediz. ingl.

The experience of Augustus added weight to these salutary reflections, and effectually convinced him, that, by the prudent vigour of his counsels, it would be easy to secure every concession, which the safety or the dignity of Rome might require from the most formidable Barbarians.

Nella traduzione Pisana manca tutto il segnato in corsivo.

Tomo I.º pag. 400 ediz. ingl.

Montesquieu, Grandeur et Decadence des Romains. C. VII. He illustrates the nature and use of the censorship with his usual ingenuity and with uncommon precision.

Manca tutto il passo.

Tomo I.º pag. 444, cap. X ediz. ingl.

This singular character has, I believe, been fairly transmitted to us. The reign of his immediate successor was short and busy; and the historians who wrote before the elevation of the family of Constantine, could not have the most remote interest to misrepresent the character of Gallienus.

Manca tutto il passo.

Tomo II.º pag. 42 ediz. ingl.

Though the camel is a heavy beast of burden, the dromedary, who is either of the same or of a kindred species, is used by the natives of Asia and Affrica on all occasions which require celerity. The Arabs affirm, that he will run over as much ground in one day, as their fleetest horses can perform in eight or ten. See Buffon hist. naturelle, t. XI p. 222 and Shaw's Travels, p. 167.

Manca tutto il passo.

Tomo II.º pag. 303 ediz. ingl.

The testimony of Justin, of his own faith and that of his orthodox brethren, in the doctrine of a Millenium, is delivered in the clearest and most solemn manner (Dialog cum Tryphonte Jud. p. 177, 178, edit. Benedictin.). If in the beginning of this important passage there is any thing like an inconsistency, we may impute it, as we think proper, either to the author or to his transcribers.

Manca tutto il passo.

Esempj di mutazioni e riforme.

Tomo I.º pag. 78 ediz. ingl.

The spirit of improvement had passed the Alps, and been felt even in the woods of Britain, which were gradually cleared away to open a free space, for convenient and elegant habitations. York was the seat of governement; London was already enriched by commerce; and Bath was celebrated for the salutary effects of his medicinal waters.

Traduzione Pisana.

Lo spirito di miglioramento avea passato le alpi, e si sentiva ancora nei boschi della Britannia. York era la sede del Governo, e già Londra si arricchiva col commercio.

Detta Traduzione emendata.

Tomo I.º pag. 86.

Lo spirito di miglioramento avea passato le alpi, e si sentiva perfino nei boschi della Britannia, che a poco a poco venivano scomparendo per dar luogo a comode ed eleganti abitazioni. York era la sede del Governo, Londra già si arricchiva col commercio, e Bath era celebre pel salutare effetto delle medicinali sue acque.

Tomo I.º pag. 411 ediz. ingl.

The consciousness of his decline engaged him to share the throne with a younger and more active associate: the emergency of the times demanded a general no less than a prince; and the experience of the Roman censor might have directed him where to bestow the Imperial purple, as the reward of military merit. But instead of making a judicious choice, which would have confirmed his reign and endeared his memory, Valerian, consulting only the dictates of affection or vanity, immediately invested with the supreme honours his son Gallienus, a youth whose effeminate vices had been hitherto concealed by the oscurity of a private station. The joint governement of the father and the son subsisted about seven, and the sole administration of Gallienus continued about eight years. But the whole period was one uninterrupted series of confusion and calamity.

Traduzione Pisana.

Forse le circostanze dei tempi richiedevano i talenti di un soldato, non meno che la virtù di un Censore: ma l'intero regno di Valeriano, che insieme con quel di Gallieno suo figliuolo, collega e successore, durò quindici anni, fu una continua serie di confusione e di calamità.

Detta Traduzione emendata.

La conoscenza del suo declinare lo trasse a dividere il trono con un più giovine e più attivo collega: le necessità de' tempi chiedevano un Generale non meno che un Principe; e la sperienza del romano Censore avrebbe dovuto guidarlo nel conferire la porpora imperiale a chi la maritasse, qual ricompensa di guerriere virtù. Ma in cambio di fare una giudiziosa scelta, che avrebbe assodato il suo regno e fatto amare la sua memoria, Valeriano, non consultando che i dettami dell'affetto o della vanità, immediatamente investì de' supremi onori il suo figliuolo Gallieno, giovane i cui effeminati vizj erano fino allora rimasti ascosi dall'oscurità di una condizione privata. Il governo congiunto del padre e del figlio durò circa sette anni, e l'amministrazione sola di Gallieno continuò circa ott'anni. Ma tutto quel periodo di tempo fu una serie non interrotta di confusione e di calamità.

Tomo I.º pag. 443 ed. ingl.

But as the use of irony may seem unworthy of the gravity of the Roman mint, M. de Vallemont has deduced from a passage of Trebellius Pollio (Hist. Aug. p. 198) an ingenious and natural solution. Galliena was first cousin to the emperor. By delivering Africa from the usurper Celsus, she deserved the title of Auguste. On a medal in the French King's collection, we read a similar inscription of Faustina Augusta round the head of Marcus Aurelius. With regard to the Ubique Pax, it is easily explained by the vanity of Gallienus, who seized, perhaps, the occasion of some momentary calm. See Nouvelles de la République des Lettres, Janvier 1700, p. 21-34.

Traduzione Pisana.

Ma siccome l'ironia sembra indegna della gravità della moneta romana, perciò il sig. di Vallemont da un passo di Trebellio Pollione, (Stor. Aug.) deduce il contrario.

Detta Traduzione emendata.

Ma siccome l'uso dell'ironia sembra indegno della gravità della moneta romana, il sig. di Vallemont da un passo di Trebellio Pollione (Stor. Aug.) ha dedotto una spiegazione ingegnosa e naturale. Galliena era cugina prima dell'Imperatore. Avendo liberato l'Affrica dall'usurpatore Celso, ella meritossi il titolo di Augusta. Sopra una medaglia esistente nella raccolta del gabinetto del Re (di Francia), si legge una iscrizione simile di Faustina Augusta intorno alla testa di Marco Aurelio. Quanto all'Ubique Pax, si spiega facilmente colla vanità di Gallieno, il quale forse avrà colto l'occasione di qualche momentanea calma. Vedi Nouvelles de la République des Lettres. Gennaio 1700, pag. 21-34.

Esempj di errori.

Tomo I.º pag. 299 ed. ingl.

And his wanton and ill-timed (INTEMPESTIVA) cruelty.

Trad. Pisana.

E la sua sfrenata e mal temuta crudeltà.

Tomo I.º pag. 329 ed. ingl.

The aera of Seleucus appears as late as (COMPARISCE FINO A) the year 508, of Christ 196, on the medals of the Greek cities.

Trad. Pisana.

L'era di Seleuco par che combini con l'anno 508 di Cristo 196 sulle medaglie delle città greche, ec.

Tomo I.º pag. 403 ed. ingl.

The high-spirited (MAGNANIMI) barbarians preferred death to slavery.

Trad. Pisana.

Gli altri Barbari preferirono la morte alla schiavitù.

Tomo I.º pag. 442 ed. ingl.

A useful (UTILE) commander.

Trad. Pisana.

un inutile comandante.

Tomo II.º pag. 40 ed. ingl.

robbers, who watched the moment of surprise, and eluded (DELUDEVANO) the slow pursuit of the legions.

Trad. Pisana.

ladri, i quali aspettavan il momento della sorpresa, e determinavano la direzione delle legioni che lentamente li seguitavano.

Tomo II.º pag. 75 ed. ingl.

He must secretely (SECRETAMENTE) have despised.

Trad. Pisana.

Nè deve in seguito avere disprezzata.

Tomo II.º pag. 164 ed. ingl.

This strange contradiction (CONTRADDIZIONE) puzzles the commentators, who think (PENSANO); and the translators who can write.

Trad. Pisana.

Questa strana espressione imbroglia i commentatori che spiegano, ed i traduttori che possono scrivere.

Tomo II.º pag. 196 ed. ingl.

Expected, without (SENZA) impatience.

Trad. Pisana.

Attendeva con impazienza.

Non si allegano che questi pochissimi esempj di mancanze, di mutazioni e di errori, esempj tratti unicamente dal tomo 1.º e dal 2.º Si può tuttavia per essi argomentare l'importanza delle nuove correzioni che ascendono a più centinaia. Vi hanno pure nella Traduzione Pisana alcuni passi in cui si fa tenere all'Autore un linguaggio affatto diverso dal suo.

Esempio.

Tomo I.º pag. 76.

The second must strike every modern traveller (Il secondo dee colpire ogni viaggiatore moderno.).

Trad. Pisana.

Il secondo deve perdonarsi ad uno scrittore inglese.

Aggiungasi a tutto ciò le riguardevoli mutilazioni che disfigurano quella traduzione, come può vedersi nel Capitolo XVI.

[4.]

Esempio di rifacimento.

Tomo I.º principio del capitolo III.

The obvious definition of a monarchy seems to be that of a state, in which a single person, by whatsoever name he may be distinguished, is entrusted with the execution of the law, the management of the revenue, and the command of the army. But, unless public liberty is protected by intrepid and vigilant guardians, the authority of so formidable a magistrate will soon degenerate into despotism. The influence of the clergy, in an age of superstition might be usefully employed to assert the rights of mankind; but so intimate is the connexion between the throne and the altar, that the banner of the church has very seldom been seen on the side of the people. A martial nobility and stubborn commons, possessed of arms, tenacious of property, and collected into costitutional assemblies, forms the only balance capable of preserving a free constitution against enterprises of an aspiring prince.

Traduzione Pisana.

Una Monarchia secondo la generale definizione è uno Stato, in cui ad una sola persona, venga questa con qualsisia nome distinta, si affida l'esecuzione delle leggi, la direzione dell'entrate, ed il comando dell'armi. Ma se la pubblica libertà non è protetta da intrepidi e vigilanti custodi, l'autorità di un magistrato così formidabile presto degenera in dispotismo. In un secolo di superstizione, il genere umano per assicurare i suoi diritti avrebbe potuto servirsi dell'influenza del clero: ma il trono e l'altare son tanto connessi, che raramente lo stendardo della Chiesa si è visto alla testa del Popolo. Una nobiltà guerriera e un popolo inflessibile padrone delle armi, tenace del diritto di proprietà, e raccolto in regolari adunanze formano la sola barriera, che possa continuamente resistere agli attacchi perpetui di un Principe ambizioso.

Detta Traduzione emendata.

Una Monarchia, secondo la definizione che più facile presentasi, è uno Stato, in cui ad una sola persona, venga questa con qualsisia nome distinta, si affida l'esecuzione delle leggi, il governo dell'entrate, ed il comando dell'armi. Ma se la pubblica libertà non è protetta da intrepidi e vigilanti custodi, l'autorità di un magistrato così formidabile tralignerà in dispotismo fra breve. In un secolo di superstizione l'influenza del clero potrebbe utilmente servire a sicurare i diritti del genere umano: ma il trono e l'altare sono sì strettamente connessi, che di rado lo stendardo della Chiesa si è veduto a sventolare dal lato del Popolo. Una nobiltà guerriera ed un popolo inflessibile, padrone dell'armi, tenace del diritto di proprietà, e raccolto in adunanze secondo la legge, formano il solo contrappeso atto a sostenere una costituzione libera contro le usurpazioni di un Principe ambizioso.

[5.] Car je rechercherai toujours la verité, quoique je n'aye guères trouvé jusqu'ici que la vraisemblance. Memorie di Gibbon scritte da esso.

NB. Sono costretto a citare la traduzione francese di queste Memorie, non avendo potuto procurarmene l'edizione inglese.

[6.] Car je n'ai ni gloire ni honte à recueillir de mes ancêtres. Ivi.

[7.] Les traductions anglaises de Bossuet évêque de Meaux, l'exposition de la doctrine catholique, et l'histoire des variations des Protestants, achevèrent ma conversion: et certes, je fus renversé par un noble adversaire. Ivi.

[8.] Je n'ai point à rougir que mon esprit si tendre encore se soit embarassé dans les pièges sophistiques dont n'ont pu se defendre les entendemens subtils et vigoureux d'un Chillingworth et d'un Bayle, qui de la superstition se sont élevés ensuite au scepticisme. Ivi.

[9.] Gibbon dice altrove che non permuterebbe l'invincibil suo amore per la lettura, con tutti i tesori dell'India.

[10.] Je la vis et j'amai. Je la trouvai sans pédanterie, animée dans la conversation, pure dans ses sentimens, et élégante dans les manières. La première et soudaine émotion se fortifia par l'habitude et le rapprochement d'une connaissance plus familière. Elle me permit de lui faire deux ou trois visites chez son père. J'ai passé quelques jours heureux dans les montagnes de Franche-Comté. Ses parens encouragèrent honorablement ma recherche. Dans le calme de la retraite, les légères vanités de la jeunesse n'agitant plus son coeur distrait, elle prêta l'oreille à la voix de la vérité et de la passion; et je puis me flatter de l'espérance d'avoir fait quelque impression sur un coeur vertueux. A Crassi, a Lausanne, je me livrai à l'illusion du bonheur: mais, à mon retour en Angleterre, je découvris bientôt que mon pêre ne voudrait jamais consentir à cette alliance, et que, sans son consentement, je serais abandonné et sans espérance. Après un combat pénible, je cédai à ma destinée. Je soupirai comme amant, j'obéis comme fils. Insensiblement, le tems, l'absence et l'habitude d'une nouvelle vie guérirent ma blessure. Ma guérison fut accélêrée par un rapport fidèle de la tranquillité et de la gaieté de la demoiselle elle même; et mon amour se convertit peu-à-peu en amitié et en estime. Ivi.

[11.] Tout considéré, je puis appliquer au premier fruit de ma plume, les paroles d'un artiste bien supérieur, passant en revue les premières productions de son pinceau. Après avoir examiné quelques portraits qu'il avait peint dans sa jeunesse, mon ami, Sir Josué Raynolds, convint avec moi, qu'il était plus humilié que flatté de la comparaison avec ses ouvrages actuels; et qu'après tant de tems et d'application, il s'était imaginé que ses progrès étaient beaucoup au-dessus de ce qu'il reconnaissait qu'ils etaient en effet. Ivi.

[12.] C'est à Rome, un 15 octobre 1764, que rêvant, assis au milieu des ruines du capitôle, pendant que nus-pieds les moines chantaient vêpres dans le temple de Jupiter, l'idée de tracer le déclin, et la chûte de cette ville, vint pour la première fois se saisir de mon esprit. Mais mon plan était borné d'abord à la decadence de la capitale plutôt qu'à celle de l'Empire; et quoique mes lectures et mes réflexions commençassent à se diriger vers cet objet, quelques années s'ecoulèrent, et bien des diversions survinrent, avant de m'engager sérieusement dans l'exécution de ce laborieux ouvrage.

[13.] Edimbourg, le 18 mars 1776.

Mon cher Monsieur, pendant que je suis encore à dévorer avec autant d'avidité que d'impatience votre volume historique, je ne puis résister au besoin de laisser percer quelque chose de cette impatience, en vous remerciant de votre agréable présent, et vous exprimant la satisfaction que votre ouvrage m'a fait éprouver. Soit que je considère la dignité de votre style, la profondeur de votre sujet, on l'étendue de votre savoir, votre livre me parait également digne d'estime; et j'avoue que si je n'avais pas déjà joui du bonheur de votre connaissance personelle, un tel ouvrage dans notre siècle, de la part d'un Anglais, m'aurait donné quelque surprise. Vous pouvez en rire; mais comme il me parait que vos compatriotes se sont livrés à-peu-près pour une génération entière, à une faction barbare et absurde, et ont totalement négligé tous les beaux arts, je ne m'attendais plus de leur part à aucune production estimable. Je suis sûr que vous aurez du plaisir comme j'en ai moi même à apprendre que tous les hommes de lettres de cette ville, se reunissent à admirer votre ouvrage et à désirer sa continuation avec sollicitude.

Quand j'entendis parler de votre entreprise, il y a déjà quelque tems, j'avoue que je fus un peu curieux de voir comment vous vous tireriez du sujet de vos deux derniers chapitres (XV e XVI). Je trouve que vous avez observé un tempérament très prudent, mais il était impossible de traiter ce sujet de manière à ne pas donner prise à des soupçons contre vous, et vous devez vous attendre que des clameurs s'élèveront. Si quelque chose peut retarder votre succès auprès du public, c'est cela; car à tout autre égard, votre ouvrage est fait pour réussir généralement. Mais parmi beaucoup d'autres signes de décadence, la superstition, qui prevaut en Angleterre, annonce la chûte de la philosophie et la perte du goût, et quoique personne ne soit plus capable de les faire revivre que vous, vous aurez probablement à votre début des combats à livrer.

Je vois, ecc. ecc.

David Hume.
Ivi.

[14.] Gibbonus adversarios cum in, tum extra patriam nactus est, quia propagationem religionis christianae, non, ut vulgo fieri solet, aut more theologorum, sed ut historicum et philosophum decet, exposuerat.

[15.] L'ouvrage de Burke est le remède le plus admirable contre la contagion française qui a fait trop de progrès, même dans cet heureux pays. J'admire son éloquence, j'approuve sa politique, j'adore sa chevalerie, et il n'y a pas jusqu'à sa superstition que je lui passe. L'église primitive, que j'ai traitée avec un peu de liberté, fût elle-même à sa naissance une innovation, et je tenais à la vieille machine du paganisme.

Lettere di Gibbon,
Traduzione francese.

[16.] Vedasi Dione Cassio l. LIV p. 736 con le note di Reymar. Dal marmo di Ancira, sul quale Augusto aveva fatto scolpire le sue vittorie, si ricava che questo imperatore costrinse i Parti a render le insegne di Crasso.

[17.] Strabone l. XVI pag. 780; Plinio Stor. Nat. l. VI c. 32, 35, e Dione Cassio l. LIII p. 723, e l. LIV p. 734 ci hanno lasciato molte curiose particolarità intorno a queste guerre. I Romani s'impadronirono di Mariaba o Merab, città dell'Arabia Felice, ben conosciuta dagli Orientali (v. Abulfeda, e la Geografia della Nubia p. 52). Essi penetrarono, dopo una marcia di tre giorni, sino al paese che produce gli aromati, principale oggetto della loro invasione.

[18.] Per la strage di Varo e delle sue tre legioni (v. il primo libro degli Annali di Tacito, Svetonio vita d'Augusto c. 23, e Vell. Paterc. l. II c. 117 ec.). Augusto non ricevè la nuova di questa disfatta con tutta la moderazione e costanza, che si dovea naturalmente aspettare dal suo carattere.

[19.] Tacit. Annal. l. II Dione Cassio l. LVI p. 833 e il discorso di Augusto stesso nella Satira dei Cesari. Quest'ultima opera è molto illustrata dalle dotte note del suo traduttor francese Spanheim.

[20.] Germanico, Svetonio, Paolino ed Agricola furon traversati e richiamati nel corso delle loro vittorie. Corbulone fu messo a morte. Il merito militare, dice mirabilmente Tacito, era, nel più stretto senso del vocabolo, imperatoria virtus.

[21.] Cesare non allega quest'ignobil motivo, ma Svetonio ne fa menzione, c. 47. Del resto le perle della Britannia ebbero poco valore pel colorito livido e cupo. Osserva Tacito che n'era questo un difetto inerente. Vita d'Agric. c. 12. Ego facilius crediderim naturam margaritis deesse, quam nobis avaritiam.

[22.] Sotto i regni di Claudio, di Nerone e di Domiziano. Pomponio Mela, che scriveva sotto il primo di questi Principi, spera, lib. III c. 6, che col prospero successo delle armi romane, l'isola ed i suoi selvaggi abitanti saranno ben presto meglio conosciuti. È cosa molto divertente il legger ora simili passi in mezzo di Londra.

[23.] Vedasi il mirabile compendio che Tacito ne ha dato nella vita di Agricola. Questo soggetto è ben lungi dall'essere esaurito, non ostante le ricerche dei nostri dotti antiquarj Camden ed Horsley.

[24.] Gli Scrittori irlandesi, gelosi della gloria della lor patria, sono sommamente irritati su questo articolo contro Tacito ed Agricola.

[25.] Ved. Britannia Romana di Horsley l. 1 c. 10.

[26.] Il poeta Bucanano celebra con molto spirito ed eleganza (ved. le sue Selve V.) la libertà di cui han sempre goduto gli antichi Scozzesi. Ma se la sola asserzione di Riccardo di Cirencester basta per creare una provincia romana (Vespasiana) a settentrione di quella muraglia, questa indipendenza si trova ristretta da confini molto angusti.

[27.] Ved. Appiano in proem. e le uniformi descrizioni dei poemi di Ossian, i quali, in qualunque ipotesi, furon composti da un natio della Caledonia.

[28.] Ved. il Panegirico di Plinio, che sembra appoggiato a fatti.

[29.] Dione Cassio l. LXVII.

[30.] Erodoto l. IV c. 94. Giuliano nei Cesari, con le osservazioni di Spanheim.

[31.] Plinio epist. VIII 9.

[32.] Dione Cassio l. LXVIII p. 1123, 1131, Giuliano in Caesaribus; Eutropio VIII 2 6. Aurelio Vittore in Epitom.

[33.] Ved. una memoria di M. d'Anville sopra la provincia della Dacia nella Raccolta dell'Accademia delle iscrizioni Tom. XXVIII p. 444, 458.

[34.] I sentimenti di Traiano sono rappresentati al vivo e graziosamente nei Cesari dell'Imperator Giuliano.

[35.] Eutropio e Sesto Rufo han voluto perpetuare questa illusione. Vedasi una dissertazione molto ingegnosa di M. Freret nelle memorie dell'Accademia delle iscrizioni Tom. XXI p. 55.

[36.] Dione Cassio, l. LXVIII e i Compendiatori.

[37.] Ovid. Fast. l. II vers. 667. Ved. Tito Liv. e Dionigi d'Alicarnasso nel regno di Tarquinio.

[38.] S. Agostino si compiace molto nel riportare questa prova della debolezza del Dio Termine e della vanità degli augurj. Ved. de Civitate Dei IV 29.

[39.] Ved. la Storia August. p. 5, la Cronica di S. Girolamo e tutte le epitomi. È ben singolare che questo memorabile avvenimento sia stato omesso da Dione, o per dir meglio da Sifilino.

[40.] Dione l. LXIX p. 1158 Stor. August. p. 5. 8. Se tutte le opere degli storici fosser perdute, le medaglie, le iscrizioni e gli altri monumenti di questo secolo basterebbero per farci conoscere i viaggi di Adriano.

[41.] Ved. la Stor. August. e le epitomi.

[42.] Non bisogna per altro scordarsi, che sotto il regno di Adriano il fanatismo armò gli Ebrei, e suscitò una violenta ribellione in una provincia dell'Impero. Pausania l. VIII c. 43 parla di due guerre necessarie terminate felicemente dai Generali di Antonino Pio; una con i Mori erranti, i quali furon cacciati nei deserti del monte Atlante; l'altra contro i Briganti della Britannia, che avevano invasa la provincia romana. La storia Aug. fa menzione, p. 19 di queste due guerre, e di molte altre ostilità.

[43.] Appiano di Alessandria nella prefazione della sua Storia delle Guerre Romane.

[44.] Dione l. LXXI Stor. Aug. in Marco. Le vittorie riportate sui Parti han fatto nascere una folla di relazioni, e Luciano ha salvati dall'obblio i loro dispregevoli autori in una satira molto ingegnosa.

[45.] Il più povero soldato possedeva più di 1800 pavoli, (ved. Dionigi d'Alicarn. IV 71) somma considerabile in un tempo, in cui sì rara era la specie, che un'oncia d'argento valeva 70 libbre di rame. La plebaglia, stata per l'antica costituzione esclusa dal servizio militare, fu senza riguardo ammessa da Mario. Vedi Sallustio, Guerra di Giugurta c. 91.

[46.] Cesare compose una legione detta Alauda, Lodola, di Galli e di stranieri; ma fece questo nei tempi licenziosi delle guerre civili; e dopo le sue vittorie diè loro per ricompensa il diritto di cittadini romani.

[47.] Ved. Vegezio, de re militari, l. I c. 2, 7.

[48.] Il giuramento di fedeltà che l'Imperatore esigeva dalle truppe, era rinnovato ogni anno il primo di gennaio.

[49.] Tacito chiama le Aquile romane Bellorum Deos. Riposte in una cappella in mezzo al campo, erano esse adorate dai soldati al pari delle altre divinità.

[50.] Vedi Gronovio de pecunia vetere, l. III p. 120 ec. L'Imperator Domiziano accrebbe l'annua paga dei legionarj sino a dodici pezze d'oro, circa venti zecchini nostrali. Questa paga si aumentò in appresso insensibilmente, secondo il progresso del governo militare e della ricchezza dello Stato. Dopo venti anni di servizio i Veterani ricevevano tremila danari, dugento zecchini in circa, o una porzione di terra equivalente a questa somma. La paga delle Guardie era doppia di quella de' legionarj, ed in generale le Guardie godevano privilegi molto più considerabili.

[51.] Exercitus ab exercitando, Varrone de lingua latina, l. IV; Cicerone Tuscul. l. II 37. Sarebbe un'opera molto interessante l'esame dell'affinità che vi è tra la lingua ed i costumi di una nazione.

[52.] Vegezio, l. II e il resto del suo primo libro.

[53.] M. le Beau ha illustrato assai bene la danza Pirrica nella Raccolta dell'Accademia delle iscrizioni, tom. 35, p. 262 ec. Questo dotto Accademico ha unito in una serie di memorie eccellenti tutti i passi degli autori antichi concernenti la legione romana.

[54.] Giuseppe de bello Judaico l. III c. 5. Noi siamo debitori a questo scrittore ebreo di alcune particolarità molto curiose sulla disciplina Romana.

[55.] Panegirico di Plinio c. 13 vita di Adriano nella Storia Augusta.

[56.] Vedasi nel sesto libro della sua storia una digressione ammirabile sulla disciplina de' Romani.

[57.] Vegezio, de re militari, l. II 4 ec. Una parte considerabile del suo compendio è presa da regolamenti di Traiano, e di Adriano. La legione, quale ei la descrive, non può convenire ad alcun altro secolo dell'Impero Romano.

[58.] Vegezio, l. I. c. 1. Al tempo di Cicerone e di Cesare la voce miles non era che per l'infanteria. Nel basso impero e nei secoli della cavalleria significò particolarmente le persone d'armi che combattevano a cavallo.

[59.] Al tempo di Polibio, di Dionigi d'Alicarnasso l. V cap. 45 la punta di acciaro del Pilo par che sia stata molto più lunga. Nel secolo in cui scriveva Vegezio, fu ridotta ad un piede, o ancora a 9 pollici. Io ho presa la media.

[60.] Sulle armi dei legionari ved. Giusto Lipsio, de militia romana, lib. III c. 2 e 7.

[61.] Vedasi il bel paragone di Virgilio, Georg. l. II v. 279.

[62.] M. Guichard, Memorie militari tom. I c. 4 e nuove Memorie tom. I p. 293, 311, ha trattato questo soggetto da uomo dotto e da uffiziale esperto.

[63.] Ved. la tattica di Arriano. Questo autore greco, appassionato per le istituzioni patrie, ha voluto piuttosto descrivere la falange a lui nota solo per gli scritti degli antichi, che le legioni da esso comandate.

[64.] Polib. l. XVII.

[65.] Vegezio, de re militari, l. II c. 6. La sua positiva testimonianza, che potrebbe ancora essere avvalorata da circostanze evidenti, dovrebbe impor silenzio a quei critici che ricusano alla Legione Imperiale il suo corpo di cavalleria.

[66.] Ved. Tito Livio quasi in ogni pagina, e segnatamente l. XLII 6.

[67.] Plinio Stor. nat. XXXIII 2. Il vero senso di questo passo molto curioso è stato trovato e schiarito da M. di Beaufort. Rep. Romaine, l. II 2.

[68.] Orazio ed Agricola ce ne danno un esempio. Sembra che questo costume fosse un vizio nella disciplina romana. Adriano procurò di rimediarvi, fissando l'età necessaria per esser Tribuno.

[69.] Vedasi la tattica di Arriano.

[70.] Tale era in particolare lo stato dei Batavi. Vedi Tacito, Costumi de' Germani, c. 29.

[71.] Marco Aurelio, dopo aver vinto i Quadi ed i Marcomanni, li obbligò a fornirgli un considerabil corpo di truppe, che subito spedì nella Britannia. Dion. l. LXXI.

[72.] Tacito, Annal. IV, 5. Coloro i quali parlano di un certo numero di pedoni, e del doppio di cavalli, confondono gli ausiliari degl'Imperatori con gl'Italiani alleati della Repubblica.

[73.] Vegezio, II 2. Arriano, nella sua descrizione della marcia, e della battaglia contro gli Alani.

[74.] Il Cav. Folard (nel suo Commentario sopra Polibio, tom. II p. 233, 290) ha trattato delle macchine antiche con molta erudizione e sagacità; le preferisce perfino in molti conti ai cannoni ed ai mortari che noi usiamo. Conviene osservare che appresso i Romani l'uso delle macchine divenne più comune a misura che il valor personale e l'abilità militare sparvero nell'Impero. Quando non fu più possibile trovar uomini, convenne supplire a questa mancanza con macchine di specie diversa. Ved. Vegezio, II 25 ed Arriano.

[75.] «Universa quae in quoque belli genere necessaria esse creduntur, secum legio debet ubique portare, ut in quovis loco fixerit castra, armatam faciat civitatem». Con queste enfatiche parole termina Vegezio il suo secondo libro, e la descrizione della legione.

[76.] Per la Castrametazione dei Romani ved. Polibio l. VI con Giusto Lipsio, De militia romana; Giuseppe De bello Judaico l. III c. 5 Vegezio 1, 21, 25, III 9 e le Memorie di Guichard tom. I c. 1.

[77.] Cicerone Tuscul. II 17 Giuseppe De bello Judaico l. III 5, Frontino IV 1.

[78.] Vegezio I 9. Ved. le Memorie dell'Accademia delle iscrizioni, tom. XX p. 187.

[79.] Queste evoluzioni sono mirabilmente spiegate da M. Guichard nelle sue Nuove memorie, tom. I p. 141, 234.

[80.] Tacito Annal. IV. 5 ci ha dato uno stato delle legioni sotto Tiberio, e Dione lib. LV p. 794 sotto Alessandro Severo. Io ho procurato di prendere un giusto mezzo tra questi due periodi. Vedasi ancora Giusto Lipsio, De magnitudine romana l. I c. 4 5.

[81.] I Romani procurarono di nasconder la loro ignoranza, ed il terrore sotto il velo di un religioso rispetto. V. Tacito, costumi dei Germani, c. 34.

[82.] Plutarco, vita di M. Antonio; e ciò non ostante, se diamo fede ad Orosio, queste enormi cittadelle non si alzavano più di dieci piedi sull'acqua VI 19.

[83.] Vedi Giusto Lipsio De magn. rom. l. I c. 5. Gli ultimi sedici capitoli di Vegezio hanno rapporto alla marina.

[84.] Voltaire, Secolo di Luigi XIV c. 19. Non bisogna dimenticarsi per altro che la Francia si risente ancora di quello sforzo straordinario.

[85.] Ved. Strabone l. II. È molto naturale di supporre che Aragona vien da Tarraconensis. Molti autori moderni, che hanno scritto in latino, si servono di queste due parole come sinonime. È certo per altro che l'Aragone, picciol fiume, che dai Pirenei cade nell'Ebro, dette da principio il suo nome a una provincia, e dipoi a un Regno. Ved. d'Anville, Geografia del medio evo, pag. 181.

[86.] Si trovano 115 città nella Notizia della Gallia. Si sa che questo nome era dato non solamente alla Capitale, ma ancora al territorio intero di ciascheduno Stato. Plutarco ed Appiano fanno ascendere il numero delle tribù fino a tre o quattrocento.

[87.] D'Anville, Notizia della Gallia antica.

[88.] Storia di Manchester scritta di Whitaker vol. 1 c. 3.

[89.] I Veneti d'Italia, benchè spesso confusi con i Galli, eran probabilmente Illirici di origine. Ved. M. Freret Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni Tom. XVIII.

[90.] Maffei Verona illustrata lib. I.

[91.] Il primo contrapposto fu osservato anche dagli antichi (ved. Floro l. II.) il secondo salta agli occhi d'ogni viaggiatore moderno.

[92.] Plinio Stor. Nat. lib. III. Segue la division dell'Italia fatta da Augusto.

[93.] Tournefort, viaggio della Grecia, e dell'Asia minore, lettera XVIII.

[94.] Il nome d'Illiria originariamente apparteneva alle coste del mare Adriatico. I Romani lo estesero a poco a poco dalle Alpi fino al Ponto Eusino. Ved. Severini Pannonia, L. I. c. 3.

[95.] Un viaggiator veneziano, l'Abate Fortis, ha data recentemente una descrizione di queste oscure contrade. Ma la geografia e le antichità dell'Illiria occidentale non si possono sperare se non dalla munificenza dell'Imperatore che n'è il Sovrano.

[96.] La Sava nasce vicino al confini dell'Istria. I Greci dei primi secoli la riguardavano come il ramo principale del Danubio.

[97.] Ved. Il Periplo d'Arriano. Questo autore avea esaminate le coste del Ponto Eusino quando era governatore della Cappadocia.

[98.] Il progresso della religione è ben noto. L'uso delle lettere s'introdusse tra i Selvaggi dell'Europa quindici secoli circa avanti Gesù Cristo, e gli Europei le portarono in America quindici secoli dopo la sua nascita. L'alfabeto fenicio fu considerabilmente alterato in un periodo di tremila anni, passando per le mani dei Greci e dei Romani.

[99.] Dion. LXVIII. p. 1131.

[100.] Secondo Tolomeo, Strabone e i geografi moderni, l'Istmo di Suez è il confine dell'Asia e dell'Affrica. Dionigi, Mela, Plinio, Sallustio, Irzio e Solino, stendendo i limiti dell'Asia sino al ramo occidentale del Nilo, o anche sino al gran Catabathmus, rinchiudono in questa parte del mondo non solo l'Egitto, ma ancora parte della Libia.

[101.] La lunga estensione, l'altezza moderata, e il dolce declive del monte Atlante (ved. i viaggi di Shaw pag. 5) non si accordano con l'idea d'una montagna isolata, che nasconde la sua testa nelle nuvole, e par che sostenga il cielo. Il Picco di Teneriffa, al contrario, s'innalza più di 2200 tese sopra il livello del mare; e siccome era molto conosciuto dai Fenicj, ha forse dato luogo alle finzioni dei poeti greci. Ved. Buffon Stor. Nat. tom: I p. 312: Stor. dei viaggi, tom. II.

[102.] M. de Voltaire Tom. XIV p. 297 dà troppo generosamente le isole Canarie ai Romani. Non pare che mai ne sieno stati i padroni.

[103.] Quanto alla divisione degli stati moderni sono molto cangiate le cose dal tempo in che il Gibbon scriveva; ma siffatte differenze si possono agevolmente riconoscere da ogni lettore dotato di qualche coltura.

[104.] Bergier Stor. delle strade pubbliche l. III c. 1, 2, 3, 4, opera ripiena di ricerche utilissime.

[105.] Ved. la Descrizione del Globo di Templeman. Ma io non mi fido nè dell'erudizione nè delle carte di questo scrittore.

[106.] Furono elevati tra Lahor e Deli, quasi in mezzo a queste due città. Le conquiste di Alessandro nell'Indostan non passarono il Puniab, paese irrigato dai cinque gran rami dell'Indo.

[107.] Ved. M. de Guignes Stor. degli Unni, l. XV. XVI. XVII.

[108.] Erodoto è tra gli antichi quegli, che abbia meglio descritta la vera indole del politeismo. Il miglior commento di ciò ch'egli ci ha lasciato sopra questo soggetto, si trova nella Storia Naturale della Religione di Hume; e Bossuet nella sua Storia Universale, ce ne presenta il contrasto più vivo. Si scorge nella condotta degli Egiziani alcune deboli tracce d'intolleranza (Ved. Giovenale Sat. XV.) Gli Ebrei ed i Cristiani che vissero sotto gl'Imperatori, formano una eccezione molto importante, anzi tanto importante, che a discuterla si richiederà un capitolo a parte in quest'opera.

[109.] I diritti, la potenza, e le pretensioni del Sovrano dell'Olimpo sono chiarissimamente descritte nel XV libro dell'Iliade. Pope, senza accorgersene, ha perfezionata la Teologia di Omero.

[110.] Ved. per esempio Cesare de bello Gallico VI 17. Nel corso di uno o due secoli i Galli medesimi dettero alle loro divinità i nomi di Marte, di Mercurio, d'Apollo ec.

[111.] L'ammirabile trattato di Cicerone sulla Natura degli Dei, è la miglior guida che seguir si possa in mezzo a quelle tenebre, ed in un abisso così profondo. Questo scrittore espone candidamente, e confuta sottilmente le opinioni dei filosofi.

[112.] Non pretendo assicurare che in quel secolo irreligioso, la superstizione avesse perduto il suo impero, e che i sogni, i presagi, le apparizioni ec. non più inspirasser terrore.

[113.] Socrate, Epicuro, Cicerone, e Plutarco hanno sempre inculcato il più gran rispetto per la religione della lor patria e di tutto il genere umano. Epicuro ne dette egli stesso l'esempio e la sua devozione fu costante. Diog. Laerzio X 10.

[114.] Polibio l. VI c. 53 54. Giovenale si lamenta Sat. XIII, che ai suoi tempi questo timore non faceva quasi più effetto.

[115.] Ved. la sorte di Siracusa, di Taranto, di Ambrachia, di Corinto ec. la condotta di Verre nell'Azione 2 or. 4 di Cic., e la pratica ordinaria dei governatori nella VIII Satira di Giovenale.

[116.] Svetonio vita di Claudio; Plinio Stor. Nat. XXX I.

[117.] Pelloutier Stor. dei Celti, tomo VI, p. 230 252.

[118.] Seneca De consolat. ad Helviam, pag. 74 edizione di Giusto Lipsio.

[119.] Dionigi d'Alicarnasso, Antich. Rom. l. II.

[120.] Nell'anno di Roma 701 il tempio d'Iside, e di Serapide fu demolito per ordine del Senato. (Dione l. XL p. 252), e dalle mani stesse del Console, Val. Mass. I. 3. Dopo la morte di Cesare fu riedificato a spese del pubblico, Dione, l. XLVII. pag. 501. Augusto nella sua dimora in Egitto rispettò la maestà di Serapide, Dione l. LI. p. 647, ma proibì il culto dei Numi egiziani nel Pomerio di Roma, e un miglio all'intorno, Dione l. LIII p. 679 e l. LIV pag. 735. Queste Divinità rimasero per altro in moda sotto il suo regno. Ovid. Do art. am. l. I, e sotto il suo successore, finchè la giustizia di Tiberio fu tratta ad usare qualche severità (ved. Tacito, Annal. II 85; Giuseppe Antichità l. XVIII c. 3.)

[121.] Tertulliano Apolog. c. 6 p. 74 ediz. Averc. Credo che questo stabilimento possa attribuirsi alla pietà della famiglia Flavia.

[122.] Ved. Tito Livio l. XI e XXIX.

[123.] Macrob. Saturn. l. III c. 9. Questo autore ci dà una formola di evocazione.

[124.] Minuzio Felice in Octavio p. 54. Arnobio l. VI p. 115.

[125.] Tacito annal. XI 24. Il Mondo Romano del dotto Spanheim è una storia completa della progressiva ammissione del Lazio, dell'Italia e delle province alla cittadinanza romana.

[126.] Erodoto V 97. Questo numero sembra considerabile e par credibile che l'Autore se ne sia rapportato al rumor popolare.

[127.] Ateneo Deipnosophist. l. VI p. 172 ediz. di Casaubono; Meursio De fortuna Attica c. 4.

[128.] Ved. in Beaufort Rep. Rom. l. IV c. 4 il numero esatto dei cittadini che ogni censo comprendeva.

[129.] Appiano De bello civili l. I. Vallejo Patercolo, l. II c. 15 16 e 17.

[130.] Mecenate lo consigliò di dare con un editto il titolo di cittadino a tutti i suoi sudditi; ma vien giustamente sospettato che Dione Cassio sia l'autore d'un consiglio così bene adattato alla pratica del suo secolo, e così poco alla politica di Augusto.

[131.] I Senatori erano obbligati di avere il terzo dei loro beni in Italia. Ved. Plinio l. VI epist. 19. Marco Aurelio permise loro di non avervi che il quarto. Dopo il regno di Traiano, l'Italia cominciò a non essere più distinta dalle altre province.

[132.] La prima parte della Verona Illustrata del marchese Maffei, dà la più chiara ed estesa descrizione dello stato della Italia al tempo dei Cesari.

[133.] Ved. Pausania l. II. Quando queste assemblee non furono più pericolose, i Romani consentirono che se ne stabilissero i nomi.

[134.] Cesare ne fa spesso menzione. L'Ab. Dubos non ha potuto provare che i Galli abbian continuato sotto gl'Imperatori a tenere queste assemblee. Stor. dello stabilimento della Monarch. Francese, l. I, c. 4.

[135.] Seneca De Consol. ad Helviam, c. 6.

[136.] Mennone presso Fozio c. 33. Valerio Mass. IX 2, Plutarco e Dione Cassio fanno ascender la strage a 150000 cittadini; ma credo che un numero minore sia più che bastante.

[137.] Venticinque colonie furono stabilite nella Spagna. Ved. Plinio Stor. Nat. II 3, 4; IV 35, e nove nella Britannia, tra le quali Londra, Colchester, Lincoln, Chester, Glocester, e Bath sono ancora città considerabili. Ved. Riccardo di Cirencester p. 364 e la Stor. di Manchester di Whitaker l. I c. 3.

[138.] Aulo Gellio Noctes Atticae, XVI. 13. L'imperatore Adriano era sorpreso che le città di Utica, di Cadice e d'Italica, che godevano de' privilegi annessi alle città municipali, sollecitassero il titolo di Colonie: fu presto però seguito il loro esempio, e l'Impero si trovò ripieno di colonie onorarie. Ved. Spanheim De usu numismat. dissert. XIII.

[139.] Spanheim Orb. Rom. c. 8 p. 62.

[140.] Aristide, in Romae encomio, tom. I. p. 218 edit. Jebb.

[141.] Tacito Annal. XI 2 24 Stor. IV 74.

[142.] Plinio Stor. Nat. III 5, S. Agostino De Civitate Dei XIX 7, Giusto Lipsio De pronunciatione linguae latinae c. 3.

[143.] Apuleio e S. Agostino saranno garanti per l'Affrica; Strabone per la Spagna e la Gallia; Tacito nella vita d'Agricola per la Britannia, e Velleio Patercolo per la Pannonia. A tutte queste testimonianze noi possiamo aggiugnere il linguaggio delle Iscrizioni.

[144.] La lingua celtica si conservò nei monti del paese di Galles, di Cornovaglia, e dell'Armorica. Apuleio rimprovera l'uso della lingua punica a un giovane affricano, che viveva tra gli ultimi del popolo, mentre avea quasi dimenticata la greca, e che non sapeva o non voleva parlar latino. Apolog. p. 596. S. Agostino non parlò che rarissimamente in lingua punica ne' suoi Concilj.

[145.] La sola Spagna fu madre di Columella, dei due Seneca, di Lucano, di Marziale e di Quintiliano.

[146.] Da Dionigi fino a Libanio, nessun critico greco, che io sappia, fa menzione di Virgilio, o di Orazio. Sembra che nessuno conoscesse i buoni Scrittori romani.

[147.] Il lettore curioso può vedere nella Biblioteca Ecclesiastica di Dupin tom. XIX p. I cap. 8 qual cura si aveva per conservare le lingue siriaca ed egiziana.

[148.] Ved. Gioven. Sat. III e XV, Ammiano Marcellino XXII 16.

[149.] Dione Cassio l. LXXVII p. 1275. Sotto il regno di Settimio Severo fu per la prima volta un Egiziano ammesso nel Senato.

[150.] Valerio Massimo, l. II c. 2 n. 1. L'Imperatore Claudio degradò un ragguardevol Greco, perchè non sapeva la lingua latina. Questi avea forse qualche pubblico impiego. Svet. Vita di Claudio c. 16.

[151.] Nel campo di Lucullo un bove fu venduto una dramma, ed uno schiavo quattro dramme. Plutarco; Vita di Lucullo, p. 580.

[152.] Diodoro di Sicilia, in Eclog. Hist. l. XXXIV e XXXVI Floro III 19 20.

[153.] Ved. un esempio notabile di severità in Cicerone, in Verrem. V. 3.

[154.] Grutero, e gli altri compilatori riportano un gran numero d'iscrizioni indirizzate dagli schiavi alle lor mogli, ai figli, ai compagni, ai padroni ec. e che, secondo tutte le apparenze, sono del secolo degl'Imperatori.

[155.] Ved. la Storia Augusta, ed una Dissert. di M. de Burigny intorno agli schiavi dei Romani nel XXXV volume dell'Accademia delle Belle Lettere.

[156.] Ved. un'altra Dissert. del suddetto M. de Burigny intorno ai liberti dei Romani nel XXXVII tomo della stessa Accad.

[157.] Spanheim Orb. Rom. l. I. c. 16 p. 124 ec.

[158.] Seneca, De Clementia l. I. C. 24. L'Originale è molto più forte. Quantum periculi immineret, si servi nostri numerare nos coepissent.

[159.] Ved. Plinio Stor. Nat. l. XXXIII e Ateneo Deipnos, l. VI p. 272. Questi asserisce arditamente che ha conosciuto molti Παμπολλοι Romani che possedevano non per uso, ma per ostentazione dieci ed ancora ventimila schiavi.

[160.] In Parigi si contano più di 43700 servitori di ogni sorta, che non fanno la dodicesima parte de' suoi abitanti. Messanges Ricerche sulla popolazione p. 186.

[161.] Uno schiavo colto si vendeva molte centinaia di zecchini. Attico ne avea sempre alcuni da educare, ai quali dava lezione egli stesso. Cornel. Nep. Vit. Attici cap. 13.

[162.] La maggior parte dei medici romani erano schiavi. Ved. La Dissert. e la Difesa del Dott. Middleton.

[163.] Pignorio De servis fa una lunghissima enumerazione dei loro ordini e dei loro impieghi.

[164.] Tacito Ann. XIV 43. Furono giustiziati per non aver previsto o impedito l'assassinio del loro padrone.

[165.] Apuleio in Apolog. p. 548. Edit. Delph.

[166.] Plinio Stor. Nat. l. XXXIII 47.

[167.] Se si contano 20 milioni di anime in Francia, 22 in Germania, 4 in Ungheria, 10 in Italia e nell'isole adiacenti, 8 nella Gran-Bretagna e in Irlanda, 8 in Spagna e in Portogallo, 10 o 12 nella Russia europea, 6 in Polonia, 6 in Grecia ed in Turchia, 4 in Svezia, 3 in Danimarca e Norvegia, e 4 nei Paesi Bassi; il totale monterà a 105, o 107 milioni. Ved. la Stor. Gen. di Voltaire. (I computi della popolazione europea sono ora diversi d'assai. La sola Italia contiene al presente 12 milioni d'abitatori.)

[168.] Giuseppe de bello Judaico l. II c. 16. Il discorso di Agrippa, o a dir meglio, quello dello Storico, è una bella descrizione dell'Impero romano.

[169.] Svetonio, vita di Augusto c. 28. Augusto fabbricò in Roma il tempio e la piazza di Marte Vendicatore; il tempio di Giove Fulminante nel Campidoglio; quello di Apollo Palatino con pubbliche librerie; il portico, e la basilica di Caio e Lucio; i portici di Livia e di Ottavia; ed il teatro di Marcello. L'esempio del Sovrano fu imitato dai Ministri e dai Generali, ed il suo amico Agrippa fece innalzare il Panteon, monumento immortale.

[170.] Ved. Maffei Ver. Illustr. l. IV pag. 68.

[171.] Ved. il l. X delle Lettere di Plinio. Tra le fabbriche intraprese a spese dei cittadini, quest'Autore parla di quelle che seguono: a Nicomedia una nuova piazza, un acquedotto e un canale, che uno degli antichi Re avea lasciato imperfetto; a Nicea un Ginnasio e un Teatro che era già costato quasi cento ottantamila zecchini; alcuni bagni a Claudiopoli e Prusa; e un acquedotto lungo cinque leghe ad uso di Sinope.

[172.] Adriano fece in seguito un giustissimo regolamento, che divideva ogni tesoro tra il proprietario del luogo e l'inventore. Stor. Aug. p. 9.

[173.] Filostrato in vita Sophist. l. II p. 543.

[174.] Aulo Gellio Noct. Attic. l. 2 IX, 2 XVIII, 10 XIX 12. Filost, p. 564.

[175.] Ved. Filost. l. II pag. 548 566. Pausania l. I, VII 10. La vita di Erode nel XXX tom. dell'Accademia dell'Iscrizioni.

[176.] Questa osservazione è principalmente applicata alla Repubblica ateniese da Dicearco De statu Graeciae, p. 8. Inter geograph. minores edit. Hudson.

[177.] Donato de Roma vetere l. III c. 4 5 6. Nardini Roma antica lib. III II 12 13 e un manuscritto che contiene una descrizione di Roma antica fatta da Bernardo Oricellario, o Rucellai, della quale ho ottenuto una copia dalla libreria del canonico Riccardi a Firenze. Plinio parla di due celebri quadri di Timante e di Protesene posti, per quel che sembra, nel tempio della Pace. Il Laocoonte fu trovato nelle Terme di Tito.

[178.] Montfaucon Antiq. expliq. tom. IV p. 2 l. I c. 9. Il Fabretti ha composto un trattato molto erudito sopra gli acquedotti di Roma.

[179.] Eliano Hist. var. l. IX c. 16. Quest'autore viveva sotto Alessandro Severo. Ved. il Fabrizio Biblioth. Graeca l. IV. c. 21.

[180.] Giuseppe de bello Judaico II 16. Questo numero vi è riferito; forse non deve esser preso con rigore.

[181.] Plin. Stor. Nat. III 5.

[182.] Plin. Stor. Nat. III 3, 4 IV 35. La nota pare autentica ed esatta; la divisione delle province, e la diversa condizione delle città vi sono minutamente riferite.

[183.] Strabon. Geograph. l. XVII p. 1189.

[184.] Giuseppe De bello Jud. II 16 Filostr. in vit. Sophist. l. II p. 548. Edit. Olear.

[185.] Tacit. Annal. IV 66. Ho impiegato qualche studio in consultare e paragonare tra loro i moderni viaggiatori, riguardo al fatto di quelle undici città dell'Asia; sette o otto sono affatto distrutte; Ipea, Tralli, Laodicea, Ilione, Alicarnasso, Mileto, Efeso, e possiamo aggiungere Sardi. Delle tre altre Pergamo è un misero villaggio di due o tremila abitanti. Magnesia, sotto il nome di Guzel-hissar, è città di qualche riguardo; e Smirne è una città grande, popolata di centomila anime. Ma mentre che in Smirne i Franchi hanno conservato il commercio, i Turchi hanno rovinate le arti.

[186.] Ved. una esattissima e curiosa descrizione delle rovine di Laodicea nei viaggi di Chandler per l'Asia Minore p. 225 ec.

[187.] Strabone l. XII. 866. Egli avea studiato in Tralli.

[188.] Ved. una Dissertazione di M. de Boze, Mem. dell'Accad. tom. XVIII. Aristide recitò un'orazione, che ancora esiste, per raccomandare la concordia alle città rivali.

[189.] Gli abitanti dell'Egitto, eccettuata Alessandria, si facevano ascendere a sette milioni e mezzo. Giuseppe De bello Jud. II. Sotto il governo militare dei Mammalucchi, la Siria si credeva che contenesse settantamila villaggi. Storia di Timur. Bec. l. V. c. 20.

[190.] Il seguente itinerario può servire a dar qualche idea della direzione del cammino, e della distanza tra le principali città. I. Dalla muraglia di Antonino fino a York 222 miglia romane. II. A Londra 227. III. A Rhutupia ovvero Sandwich 67. IV. Tragitto fino a Bologna 45. V. A Rheims 174. VI. A Lione 330. VII. A Milano 324 VIII. A Roma 426. IX. A Brindisi 360. X. Tragitto fino a Durazzo 40. XI. A Bisanzio 711. XII. Ad Ancira 283. XIII. A Tarso 301. XIV. Ad Antiochia 141 XV. A Tiro 252 XVI. A Gerusalemme 168 in tutto miglia Romane 4080. Ved. gl'Itinerarj pubblicati da Wesselling colle sue note; vedasi ancora Gale e Stukeley per la Britannia, e d'Anville per la Gallia e l'Italia.

[191.] Montfaucon. Antiq. expliq. tom. IV p. 2 l. I c. 5 ha descritti i ponti di Narni, di Alcantara, di Nimes ec.

[192.] Bergier Storia delle strade maestre dell'Impero rom. l. II c. 128.

[193.] Procopio in Hist. Arcana c. 30. Bergier Stor. delle strade maestre l. IV. Codic. Theodos. l. VIII tit. V vol. II p. 506-563 con il dotto commentario del Gotofredo.

[194.] Al tempo di Teodosio, Cesario, magistrato di alto affare, venne per la posta da Antiochia a Costantinopoli. Cominciò il suo viaggio di notte; fu la sera dipoi nella Cappadocia a 165 miglia da Antiochia, ed arrivò a Costantinopoli il sesto giorno verso mezzodì. L'intera distanza era di miglia 725 romane. Ved. Libanio Orat. XXI e gl'Itinerarj p. 572 581.

[195.] Plinio, benchè ministro favorito, dovè giustificarsi per aver fatto dare cavalli di posta alla sua moglie per un affare di gran premura. Epist. X l. X 121 122.

[196.] Bergier luog. cit. l. IV c. 49.

[197.] Plinio Stor. Nat. XIX 1.

[198.] È probabile che i Greci ed i Fenicj introducessero nuove arti e nuove produzioni nelle vicinanze di Cadice, e di Marsiglia.

[199.] Ved. Omero Odiss. l. IX v. 358.

[200.] Plinio Stor. Nat. l. XLV.

[201.] Strab. Geog. l. IV p. 223. Il freddo eccessivo di un inverno Gallo era un proverbio tra gli antichi.

[202.] Nel principio del quarto secolo l'Oratore Eumene Panegir. veter. VIII 6 edit. Delph. parla dei vini di Autun, che avevano perduto la qualità loro per l'antichità; ed allora s'ignorava affatto il tempo, nel quale le vigne erano per la prima volta state piantate nel territorio di quella città. M. d'Anville pone il Pagus Arebrignus nel distretto di Beaune, celebre ancora adesso per la bontà de' suoi vini.

[203.] Plinio Stor. Nat. l. XV.

[204.] Plinio Stor. Nat. l. XIX.

[205.] Il bel saggio di Harte sull'agricoltura; egli ha unito in quest'opera tutto ciò che gli antichi e i moderni han detto del trifoglio.

[206.] Tacito German. c. 45. Plinio Stor. Nat. XXXVII 11. Osserva egli graziosamente che la moda stessa non avea ancor potuto insegnare l'utilità dell'ambra. Nerone mandò un cavaliere romano ne' luoghi ove la raccoglievano (che sono le coste della Prussia moderna) a comprarne una gran quantità.

[207.] Chiamata Taprobane dai Romani, e Serendib dagli Arabi. Quest'Isola fu scoperta sotto il regno di Claudio, e divenne insensibilmente la sede principale del commercio dell'Oriente.

[208.] Plinio Stor. Nat. l. VII. Strab. l, XVII.

[209.] Stor. Augusta p. 224. Una veste di seta era considerata come un ornamento femminile ed indegna di un uomo.

[210.] Le due gran pesche di perle erano le medesime dei nostri tempi, Ormuz, e il Capo Comorino. Per quanto noi possiamo paragonare la Geografia antica colla moderna, Roma ricavava i suoi diamanti dalla miniera di Jumelpur nel Regno di Bengala; se ne trova una descrizione nel tom. II. Viaggi di Tavernier pag. 281.

[211.] Tacito Annali III 5 in un discorso di Tiberio.

[212.] Plin. Stor. Nat. XII 18. In un altro luogo calcola la metà di questa somma; quingenties H. S. per l'India, senza comprender l'Arabia.

[213.] La proporzione che era da uno a dieci, e dodici e mezzo salì a quattordici e due quinti per una legge di Costantino. Ved. le tavole di Arbuthnot sopra le monete antiche c. V.

[214.] Oltre diversi altri passi ved. Plinio Stor. Nat. III 5 Aristide De urbe Roma, e Tertulliano De anima c. 30.

[215.] Erode Attico dette al Sofista Polemone quasi sedicimila zecchini per tre declamazioni. V. Filostr. l. I p. 558. Gli Antonini fondarono una scuola in Atene, nella quale si mantenevano a pubbliche spese professori di grammatica, di rettorica, di politica, e delle quattro Sette principali della filosofia per istruzione della gioventù. Il salario di un filosofo era diecimila dramme l'anno Furono fatti stabilimenti simili nelle altre città dell'Impero. Ved. Luciano nell'Eunuc. tom. II p. 353 ediz. Reitz Filostrat, l. II p, 566. Storia Augusta p. 2. Dione Cassio l. LXXI p. 1195.

Lo stesso Giovenale, in una satira piena di mal talento, la quale ad ogni linea tradisce la sua invidia e il suo scontento, è però obbligato a soggiugnere

— — O Juvenes circumspicit, at agitat vos,

Materiamque sibi Ducis indulgentia quaerit.

Sat. VII 20.

[216.] Longin. Del sublime c. 43 p. 229 ediz. Toll. Qui possiamo dire di questo grande Scrittore ch'egli unisce l'esempio al precetto. In vece di proporre arditamente i suoi sentimenti, esso gli insinua colla più gran riserva, li pone in bocca di un amico, e per quanto se ne può giudicare da un testo corrotto, mostra di volerli confutare egli stesso.

[217.] Orosio VI 18.

[218.] Giulio Cesare introdusse i soldati, gli stranieri, ed i semibarbari nel Senato (Sveton. in Cesar. c. 77 80.) L'abuso divenne ancor più scandaloso dopo la sua morte.

[219.] Dione Cassio l. LII p. 693, Svetonio in August. c. 55.

[220.] Dione Cassio l. LIII p. 698 ci dà una prolissa e gonfia parlata fatta in questa grande occasione. Io ho preso da Svetonio e da Tacito la espressioni naturali ad Augusto.

[221.] Imperator (di cui noi abbiam fatto Imperatore) al tempo della Repubblica non significava altro che Generale, ed era un titolo sul campo di battaglia solennemente dai soldati accordato al vittorioso lor Capo. Quando i romani Imperatori lo assumevano in quel senso, lo ponevano dopo il lor nome, e notavano quante volte lo avevano preso.

[222.] Dione l. LIII p. 103 ec.

[223.] Livio, Epitom. l. XIV. Valer. Mass. VI 3.

[224.] Ved. nel lib. VIII di Livio la condotta di Manlio Torquato e di Papirio Cursore. Violavano essi le leggi della natura e dell'umanità, ma sostenevano quelle della militar disciplina, ed il popolo, che abborriva l'azione, era forzato a rispettare il principio.

[225.] Pompeo ottenne dagli sconsiderati, ma liberi suffragi del popolo un comando militare poco inferiore a quello di Augusto. Tra gli atti straordinarj di autorità esercitati dal primo, si può notare la fondazione di ventinove città, e la distribuzione di sei o sette milioni di zecchini alle sue truppe. La ratifica di tali atti trovò qualche opposizione e dilazione nel Senato. Ved. Plut. Appian. Dione Cassio, ed il primo libro delle lettere ad Attico.

[226.] Sotto la Repubblica il trionfo potea pretendersi da quel Generale soltanto, ch'era autorizzato a prender gli auspicj in nome del popolo. Per una esatta conseguenza derivante da questo principio di politica e di religione, il trionfo era riservato all'Imperatore, ed i suoi più fortunati Generali si contentavano di alcuni segni di distinzione inventati in lor favore sotto nome di onori trionfali.

[227.] Cicerone, De Legib. III 3, alla Dignità Consolare dà il nome di Regia Potestas, e Polibio l. IV c. 3 osserva tre poteri nella Costituzione romana. Il potere monarchico era rappresentato, ed esercitato dai Consoli.

[228.] Siccome la Potestà Tribunizia (diversa dall'uffizio annuale del Tribuno) fu inventata a riguardo del Dittatore Cesare (Dione l. XLIV p. 364) essa gli fu data probabilmente come una ricompensa per avere così generosamente sostenuti colle armi i sacri diritti dei Tribuni e del popolo. Vedi i suoi Comment. De bell. civil. l. I.

[229.] Augusto esercitò il Consolato per nove anni senza interruzione. Dipoi ricusò artificiosamente quella dignità, non meno che la Dittatura: si allontanò da Roma, e si trattenne fuori finchè gli effetti funesti del tumulto, e della fazione forzarono il Senato a rivestirlo del Consolato perpetuo. Augusto per altro ed i suoi successori affettarono di nascondere un titolo così invidioso.

[230.] Vedi un frammento di un decreto del Senato, che conferiva all'Imperator Vespasiano tutte le potestà concedute ai suoi predecessori, Augusto, Tiberio, e Claudio. Questo monumento curioso ed importante si trova nelle iscrizioni di Grutero, num. CCXLII.

[231.] Venivano creati due Consoli alle calende di gennaio; ma nel corso dell'anno se ne sostituivano degli altri, finchè l'annuo numero ascendesse almeno a dodici. I Pretori erano ordinariamente sedici o diciotto: Lipsio in Excurs. D. ad Tacito Annal. l. I. Io non ho parlato degli Edili, nè dei Questori. Quei semplici magistrati che sono incaricati del buon regolamento di una città o delle pubbliche entrate, si adattano facilmente a qualunque forma di governo. Al tempo di Nerone i Tribuni possedevano legalmente il diritto d'intercessione, benchè sarebbe stato pericoloso il farne uso; Tacito ann. XVI 26. Al tempo di Traiano era cosa dubbiosa se fosse il Tribunato un uffizio, od un nome. Plin. let. l. I 23.

[232.] I tiranni stessi furono ambiziosi del Consolato. I Principi virtuosi lo dimandarono con moderazione, e l'esercitarono con esattezza. Traiano rinnovò l'antico giuramento, dinanzi il tribunale del Console, di osservare le leggi; Plin. Panegir. c. 64.

[233.] «Quoties magistratuum comitiis interesset, Tribus cum candidatis suis circuibat, supplicabatque more solemni. Ferebat et ipse suffragium in Tribubus, ut unus e populo.» Svet. Vita d'Aug. c. 56.

[234.] «Tum primum comitia e campo ad Patres translata sunt», Tacito ann. I 15. La parola primum par che alluda ad alcuni deboli e vari sforzi fatti per rendere al popolo quel diritto.

[235.] Dione, l. LIII p. 703, 704, ha dato un debole, e parziale prospetto del sistema Imperiale. Per illustrarlo ho meditato Tacito, esaminato Svetonio, e consultato i seguenti moderni: L'Ab. de la Bleterie Mem. dell'Accad. Tom. XIX, XXI, XXIV, XXV, XXVII; Beaufort, Repub. Rom. I p. 255. 275; due Dissert. di Noodt, e di Gronov. De lege Regia stampate a Leida nel 1731; Gravina De Imp. Rom. p. 479 544 de' suoi Opuscoli; Maffei Verona illustr. p. 1 p. 245 cc.

[236.] Un Principe debole sarà sempre governato dai suoi domestici. La potenza degli schiavi aggravò la vergogna dei Romani, ed i Senatori fecer la corte a un Pallante, e ad un Narciso. Può accadere che un favorito moderno sia un gentiluomo.

[237.] Vedi un Tratt. di Van-Dale De consacrat. Principum. Sarebbe più facile per me il copiare, di quel che sia il verificare le citazioni di questo dotto Olandese.

[238.] Ved. una Dissert. dell'Ab. di Mongault nel I vol. della Accad. dell'Iscrizioni.

[239.] «Jurandasque tuum per nomen ponimus aras» dice Orazio all'Imperatore istesso, e Orazio conosceva bene la Corte di Augusto.

[240.] Vedi Cicerone Philipp. I 16; Giuliano in Caesaribus.

Inque Deum templis jurabit Roma per umbras

esclama Lucano sdegnato. Ma questa indignazione è originata più dal patriottismo, che dalla devozione.

[241.] Dione lib. LIII. p. 710 colle note curiose di Reimar.

[242.] Mentre Ottaviano si avanzava verso il banchetto dei Cesari, il suo colore cambiava come quello del Camaleonte, pallido prima, di poi rosso, indi nero; prese finalmente il delicato colore di Venere, e delle Grazie: Caesares, p. 309. Questa immagine, impiegata da Giuliano nella sua ingegnosa finzione, è giusta e graziosa. Ma quando ei considera questo cambiamento di carattere come reale, e che lo attribuisce al potere della filosofia, egli fa troppo onore alla filosofia, e ad Ottaviano.

[243.] Dugent'anni dopo lo stabilimento della Monarchia, l'Imperatore Marco Aurelio vanta il carattere di Bruto come un perfetto modello della virtù romana.

[244.] È gran perdita per noi quella parte di Tacito, che trattava di questo avvenimento. Siamo forzati di contentarci dei rumori popolari riferiti da Giuseppe, e delle imperfette narrazioni di Dione e di Svetonio.

[245.] Augusto restituì l'antica severità alla disciplina. Dopo le guerre civili non chiamò più i soldati Militones, ma solamente Milites; Sveton. in Aug. c. 25. Vedi la maniera colla quale Tiberio calmò la sedizione delle legioni della Pannonia. Tacito Annal. I.

[246.] Queste parole par che fossero la formola determinata Ved. Tacito Annal. XIII 4.

[247.] Il primo fu Camillo Scriboniano che prese l'armi nella Dalmazia contro Claudio, e fu abbandonato dalle sue proprie truppe in cinque giorni. Il secondo Lucio Antonio nella Germania che si ribellò contro Domiziano; e il terzo Ovidio Cassio nel Regno di Marco Antonino. I due ultimi non regnarono che pochi mesi, e furono trucidati dai loro proprj aderenti. È da osservarsi che Camillo e Cassio colorirono la loro ambizione col divisamento di ristabilire la Repubblica; impresa, diceva Cassio, specialmente riservata al suo nome, ed alla sua famiglia.

[248.] Velleio Patercolo l. II cap. 121. Svetonio in Tiberio cap. 20.

[249.] Svetonio in Tit. cap 6. Plin. nella prefazione alla Stor. Nat.

[250.] Questa idea è spesso e fortemente inculcata da Tacito Ved. Stor. I 5 16 II 76.

[251.] L'Imp. Vespasiano col suo solito buon senso si ride dei genealogisti, che deducevano la sua famiglia da Flavio fondatore di Riete sua patria, ed uno dei compagni d'Ercole. Svet. Vita di Vesp. cap. 12.

[252.] Dione lib. LXVIII p. 1121. Plinio, Paneg.

[253.] Felicior Augusto, melior Traiano: Eutrop. VIII, 5.

[254.] Dione lib. LXIX, p, 1249 considera il tutto come una finzione sopra l'autorità di suo padre, ch'essendo governatore della provincia, nella quale morì Traiano, potea facilmente sviluppare questo mistero. Dodwell Praelect. Cambden XVII. ha sostenuto che Adriano, essendo Traiano vivente, fu designato suo successore.

[255.] Dione, l. LXX p. 1171 Aurel. Victor.

[256.] La deificazione, le medaglie, le statue, i templi, le città, gli oracoli, e la costellazione di Antinoo sono ben cogniti, e disonorano agli occhi della posterità la memoria dell'Imperatore Adriano. È da osservarsi per altro, che tra i quindici primi Cesari Claudio fu il solo, i cui amori non abbiano fatto arrossir la natura. Intorno agli onori renduti ad Antinoo, vedi Spanheim nei Commentarj ai Cesari di Giuliano p. 80.

[257.] Stor. Aug. p. 13. Aurelio Vittore in Epitom.

[258.] Senza il soccorso delle medaglie e delle iscrizioni noi ignoreremmo quest'azione di Antonino Pio, che fa tant'onore alla sua memoria.

[259.] In tutti i 23 anni del regno di Antonino, Marco Aurelio non fu che due notti assente dal Palazzo, ed ancora in due volte diverse. Storia Angusta p. 25.

[260.] Questo Principe amava gli spettacoli, e non era insensibile ai vezzi del bel sesso: Marco Aurelio I 16. Storia Augusta p. 20 e 21. Giuliano nei Cesari.

[261.] Marco Aurelio è stato accusato d'ipocrisia, e i suoi nemici gli hanno rimproverato di non aver avuto quella semplicità, che contrassegnava Antonino Pio, e Vero pur anco: Storia Augusta 6. 34. Questo ingiusto sospetto ci fa vedere quanto le qualità personali sieno più applaudite delle virtù sociali. Marco Aurelio egli istesso è tacciato d'ipocrisia, ma lo scettico più grande che dar si possa, non dirà mai che Cesare fosse un poltrone, o Cicerone un imbecille. Lo spirito ed il valore seducono assai più dell'umanità e dell'amore per la giustizia.

[262.] Tacito ha in poche parole esposti i principj della scuola del Portico. «Doctores sapientiae secutus est, qui sola bona quae honesta, mala tantum quae turpia, potentiam nobilitatem, caeteraque extra animum, neque bonis, neque malis adnumerant.» Tacito Stor. IV 5.

[263.] Avanti la seconda sua spedizione contro i Germani, fece alcune pubbliche lezioni di filosofia al popolo romano. Egli avea già fatto lo stesso nelle città della Grecia e dell'Asia. Stor. Aug. in Cassio c. 3.

[264.] Dion. l. LXXI p. 1190 Stor. Aug. in Avidio Cassio.

[265.] Stor. August. in Marco Antonin. c. 18.

[266.] Vitellio spese per la sua tavola circa dodici milioni di zecchini quasi in sei mesi. È difficile l'esprimere i vizj di questo Principe con dignità od anche con decenza. Tacito lo chiama un porco, ma sostituendo a quella parola grossolana una bellissima immagine «At. Vitellius, umbraculis hortorum abditus, ut ignava animalia, quibus si cibum suggeras, jacent torpentque, praeterita, instantia, futura pari oblivione dimiserat. Atque illum nemore Aricino desidem, et marcentem etc.» Tacit. Stor. III 36. Sveton. in Vitell. c. 13. Dione Cassio l. LXV p. 1062.

[267.] La morte di Elvidio Prisco e della virtuosa Eponina disonorò il regno di Vespasiano.

[268.] Viaggio di Chardin nella Persia vol. III p. 293.

[269.] L'uso d'innalzare gli schiavi alle cariche importanti dello Stato è più comune tra i Turchi che tra i Persiani. Nelle miserabili contrade della Georgia o della Circassia nascono i padroni della maggior parte dell'Oriente.

[270.] Chardin dice che i viaggiatori europei hanno diffusa tra i Persiani una certa idea della libertà e moderazione de' nostri Governi; essi hanno fatto loro un pessimo uffizio.

[271.] Citavano essi l'esempio di Scipione e di Catone. (Tacito Annali III 66.) Marcello Eprio e Crispo Vibio aveano acquistato quasi cinque milioni di zecchini sotto Nerone. La loro ricchezza, benchè aggravante i loro delitti, li protesse sotto Vespasiano; ved. Tac. Stor. IV 43. Dialog. de Orat. cap. 8. Per una accusa, Regolo, oggetto degno della satira di Plinio, ricevè dal Senato gli ornamenti consolari, e un donativo di centoventimila zecchini.

[272.] Il delitto di lesa Maestà era da prima una offesa di alto tradimento contro il Popolo romano. Augusto e Tiberio, come Tribuni del popolo, lo applicarono alla lor propria persona, dandogli una estensione infinita.

[273.] Poi che la virtuosa e sventurata vedova di Germanico fu messa a morte, Tiberio ricevè i ringraziamenti del Senato per la sua clemenza. Non era stata pubblicamente strangolata, nè il cadavere fu strascinato alle Gemonie dove si esponevano quelli dei malfattori ordinarj. Ved. Tac. Ann. 25 Sveton. in Tiberio c. 53.

[274.] Serifo, isola del mare Egeo, era un piccolo scoglio, i cui abitanti erano disprezzati per la loro ignoranza, ed oscurità. I versi di Ovidio ci hanno fatto ben conoscere il luogo del suo esilio con i suoi giusti, ma vili lamenti. Pare che egli ricevesse solamente l'ordine di lasciar Roma in tanti giorni, e trasportarsi a Tomi. Ubbidì senza essere accompagnato nè da guardie nè da carcerieri.

[275.] Sotto Tiberio, un cavaliere romano tentò di fuggire tra i Parti, ma fu arrestato nello stretto della Sicilia. Quest'esempio però parve tanto poco pericoloso, che il più geloso dei tiranni sdegnò di punirlo. Tacit. Ann. VI 14.

[276.] Cic. ad familiares IV 7.

[277.] Ved. i rimproveri di Avidio Cassio Stor. Aug. p. 45. È vero che questi sono i discorsi di un ribelle, ma la fazione esagera più di quello che inventi.

[278.] «Faustinam satis constat apud Cayetam conditiones sibi, et nauticas et gladiatorias elegisse». Stor. Aug. p. 30. Lampridio spiega qual sorta di merito piacesse a Faustina e le condizioni ch'essa esigeva; Stor. Aug. p. 102.

[279.] Stor. Aug. p. 34.

[280.] Meditazioni lib. I. Il Mondo si è riso della credulità di Marco, ma la sig. Dacier ci assicura (e ad una donna in ciò deve credersi) che il marito sempre sarà ingannato se la moglie sa dissimulare.

[281.] Dione Cassio lib. LXXI p. 1195. Stor. Aug. p. 33. Commentario di Spanheim sopra i Cesari di Giuliano p. 389. L'apoteosi di Faustina è il solo difetto, che il critico Giuliano possa scoprire nel perfettissimo carattere di Marco Aurelio.

[282.] Commodo fu il primo Porfirogeneta (nato dopo l'avvenimento del Padre al Trono). Per un nuovo tratto di adulazione le medaglie egiziane mettono la data degli anni della sua vita, come se non fossero diversi da quelli del suo regno. Tillem. Stor. degl'Imp. Tom. II p. 752.

[283.] Stor. Aug. p. 46.

[284.] Dione Cassio lib. LXXII p. 1203.

[285.] Secondo Tertulliano (Apolog. c. 25.) egli morì a Sirmio. Ma la situazione di Vindobona, o sia Vicuna, dove i due Vittori mettono la sua morte, è più acconcia alle operazioni della guerra contro i Marcomanni ed i Quadi.

[286.] Erodiano lib. I pag. 12.

[287.] Erodiano lib. I pag. 16.

[288.] Questa letizia universale è ben descritta dietro le medaglie e gli Storici dal Sig. Wotton. Stor. di Roma p. 192 e 193.

[289.] Manilio, il segretario confidente di Avidio Cassio, fu scoperto, dopo aver vissuto nascosto diversi anni. L'Imperatore dissipò nobilmente la pubblica inquietudine ricusando di vederlo, e bruciando tutti i suoi fogli. Dione l. LXXII p. 1209.

[290.] Ved. Maffei degli Anfiteatri p. 126.

[291.] Dione l. LXXII p. 1205. Erodiano lib. I p. 16. Stor. Aug. p. 46.

[292.] In una nota sulla Stor. Aug. Casaubono ha raccolto gran numero di particolarità concernenti questi illustri fratelli. Vedi p. 96 del suo dotto Comment.

[293.] Dione l. LXXII p. 1210, Erodiano lib I p. 22. Stor. Aug. p. 48. Dione dà a Perenne un carattere meno odioso degli altri Storici. La sua moderazione è quasi un segno della sua veracità.

[294.] Nella seconda guerra Punica, i Romani portarono dall'Asia il culto della madre degli Dei. La sua festa Megalesia cominciava al 4 di Aprile, e durava sei giorni. Le strade erano piene di pazze processioni, i teatri di spettatori, e le pubbliche mense di qualunque sorta di convitati. L'ordine e il buon governo rimanevan sospesi, e il piacere era l'unica seria occupazione della città. Ved. Ovid. de Fastis lib. IV 189 ec.

[295.] Erodiano l. I p. 23 28.

[296.] Cicerone pro Flacco cap. 27.

[297.] Una di queste sì dispendiose promozioni diede luogo al frizzo seguente: Giulio Solone è stato esiliato nel Senato.

[298.] Dione lib. LXXII p. 12 e 13 osserva, che nessun liberto era stato mai tanto ricco quanto Cleandro, e pure la fortuna di Pallante ascendeva circa a cinque milioni di zecchini, ter millies H. S.

[299.] Dione lib. LXXII pag. 1213, Erodiano l. I p. 29. Stor. Aug. pag. 52. Questi bagni erano vicini alla porta Capena. Vedi Nard. Roma Ant. p. 79.

[300.] Stor. Aug. p. 48.

[301.] Erodiano l. I p. 28. Dione lib. LXXII p. 1215. Questo ultimo dice che morirono a Roma duemila persone ogni giorno per un tempo considerabile.

[302.] «Tuncque primum tres Praefecti Praetorio fuere, inter quos libertinus.» Per un resto di modestia Cleandro non prese il titolo di Prefetto dal Pretorio, mentre ne esercitava il potere. Siccome gli altri liberti venivano dai loro diversi dipartimenti chiamati a rationibus, ab epistolis, Cleandro s'intitolò a pugione, come incaricato della difesa del padrone. Salmasio, e Casaubono pare che abbian fatto commentarj troppo vaghi su questo passo.

[303.] Οἱ της πὸγεως πὲζοι ϛρατῶτιαι Erodiano l. I p. II. È cosa dubbia se vuol significare l'infanteria Pretoriana, o le coorti Urbanae. Eran queste un corpo di seimila uomini, il grado e la disciplina dei quali non era corrispondente al loro numero. Il Sig. de Tillemont e Wotton non hanno voluto decidere questa quistione.

[304.] Dione Cassio l. LXXII p. 1215. Erodiano l. I p. 32. Stor. Aug. p. 48.

[305.] «Sororibus suis constupratis, ipsas concubinas suas sub oculis suis stuprari jubebat. Nec irruentium in se juvenum carebat infamia, omni parte corporis atque ore in sexum utrumque pollutus.» Stor. Aug. p. 47.

[306.] I leoni affricani, spinti dalla fame, infestavano impunemente gli aperti villaggi o la coltivata campagna. Questa fiera reale era riservata pei piaceri dell'Imperatore e della capitale; e lo sventurato agricoltore, che anche per difendersi ne uccidesse alcuna, era punito. La quale crudele Legge di caccia fu mitigata da Onorio, e finalmente abolita da Giustiniano, Codex Theodos. tom. V p. 92. Comment. Gothofred.

[307.] Spanheim de Numismat. Dissert. XIII tom. II pag. 593.

[308.] Dione l. LXXII p. 1216. Stor. Aug. p. 49.

[309.] Il collo dello struzzo è lungo tre piedi, e composto di diciassette vertebre. Vedi Buffon Stor. Nat.

[310.] Commodo uccise un Camelopardalis, o sia Giraffa (Dione l. LXXII p. 1211) il più alto, il più docile, ed il più inutile di tutti i quadrupedi. Questo singolare animale, che nasce soltanto nelle parti interne dell'Affrica, non è stato veduto in Europa dopo il risorgimento delle lettere, e benchè il Buffon Stor. Nat. tom. XIII abbia procurato di descriverlo, non si è arrischiato a darne il disegno.

[311.] Erodiano l. I p. 37. Stor. Aug. p. 30.

[312.] I Principi virtuosi o prudenti proibirono ai Senatori ed ai Cavalieri di abbracciare questa vergognosa professione sotto pena d'infamia, o ciò che per loro era ancor più terribile, sotto pena dell'esilio. I tiranni gl'invitarono a disonorarsi, con ricompense e con minacce. Nerone una volta fece venire sull'arena 40 Senatori, e 60 Cavalieri. Vedi Lipsio Saturnal. lib. II. Cap. 2. Egli ha felicemente corretto un passo di Svetonio in Nerone c. 12.

[313.] Lipsio lib. II c. 7 e 8. Giovenale nella Satira VIII, fa una pittoresca descrizione di questo combattimento.

[314.] Stor. Aug. p. 50. Dione l. LXXII p. 1220. Egli ricevè per una sola volta decies H. S. quasi sedicimila zecchini.

[315.] Vittore dice che Commodo dava ai suoi antagonisti una spada di piombo, temendo probabilmente lo conseguenze della loro disperazione.

[316.] Fu egli obbligato di ripetere 626 volte Paulo primo de' Secutori ec.

[317.] Dione lib. LXXII p. 1221 parla della sua viltà, e del pericolo, ch'ei corse.

[318.] Unì per altro la prudenza al coraggio, e passò la maggior parte del suo tempo in un ritiro di campagna a motivo, ci diceva, dell'età sua avanzata, e della debol sua vista. «Io non lo vidi mai in Senato, dice Dione, eccetto che nel corto regno di Pertinace.» Tutte le sue infermità in un momento guarirono, e subito gli ritornarono dopo l'assassinio di quel principe eccellente. Dione lib. LXVIII p. 1227.

[319.] I Prefetti si cambiavano quasi ogni giorno, ed ogni ora; ed il capriccio di Commodo tornò spesso fatale ai suoi più favoriti Ministri. Stor. Aug. p. 46 51.

[320.] Dione l. LXXII p. 1222. Erodiano l. 1 pag. 43. Stor. Aug. p. 52.

[321.] Pertinace era figlio di un legnaiuolo, e nacque in Alba Pompeia nel Piemonte. L'ordine dei suoi impieghi, che Capitolino ci ha conservato, merita di essere riferito, giacchè dà un'idea dei costumi, e del Governo di quel secolo. I. fu Centurione. II, Prefetto di una coorte nella Siria, durante la guerra dei Parti, e nella Britannia; III. ottenne un'Ala, o sia squadrone di cavalleria nella Mesia. IV. Fu Commissario delle provvisioni sulla via Emilia; V. comandò la flotta del Reno; VI. fu Procuratore della Dacia coll'annua paga di circa 3200 zecchini; VII. comandò i veterani di una legione; VII. ottenne il grado di Senatore; IX. di Pretore, X. ed il comando della prima legione nella Rezia, e nel Norico; XI. fu Console verso l'anno 175; XII. accompagnò Marco Aurelio in Oriente; XIII. comandò un'armata sulle rive del Danubio; XIV. fu Legato consolare della Mesia; XV. della Dacia; XVI. della Siria; XVII. della Britannia; XVIII. ebbe la cura delle pubbliche provvisioni a Roma; XIX. fu Proconsole in Affrica, XX. Prefetto della città. Erodiano lib. I p. 48 rende giustizia al suo spirito disinteressato; ma Capitolino che raccoglieva ogni rumor popolare, lo accusa di avere ammassato una gran ricchezza, lasciandosi corrompere.

[322.] Giuliano nei Cesari lo taccia d'essere stato complice della morte di Commodo.

[323.] Capitolino racconta le particolarità di questi tumultuarj decreti, che furono proposti da un Senatore, e ripetuti con raddoppiate acclamazioni da tutto il Corpo. Stor. Aug. p. 52.

[324.] Il Senato condannò Nerone ad esser messo a morte more majorum. Svetonio cap. 49.

[325.] Dione l. LXXIII p. 1223 parla di questi trattamenti, come un Senatore che aveva cenato col Principe: Capitolino Stor. Aug. p. 58 come uno schiavo che aveva ricevute le sue notizie da qualche guattero.

[326.] Decies H. S. La lodevole economia di Pio lasciò ai suoi successori un tesoro di quasi 44 milioni di zecchini. Dione l. LXXIII p. 1231.

[327.] Oltre il disegno di convertire in danaro quegli inutili ornamenti, Pertinace (secondo Dione l. LXXIII p. 1929) fu ancora guidato da due segreti motivi. Voleva esporre al pubblico i vizj di Commodo, e discoprire nei compratori quelli che più lo somigliavano.

[328.] Benchè Capitolino abbia ripiena di mille racconti puerili la vita privata di Pertinace, si accorda però con Dione ed Erodiano in ammirare la pubblica condotta di lui.

[329.] Leges, rem surdam, inexorabilem esse. Tit. Liv. II 3.

[330.] Se si può dar fede a Capitolino, Falco si condusse colla più indecente petulanza verso Pertinace il giorno del avvenimento di questo al trono. Il savio Imperatore lo avvertì solamente della sua gioventù, e della sua inesperienza. Stor. Aug. pag. 55.

[331.] Oggi il Vescovato di Liegi. Questo soldato probabilmente era uno delle guardie batave a cavallo, che per la maggior parte si reclutavano nel Ducato di Gueldria, e nei contorni, ed erano rinomate per il loro valore, e pel coraggio con che traversavano a cavallo nuotando i fiumi i più larghi e più ripidi, Tacit. Stor. IV 12; Dione lib. LV p. 797; Giusto Lipsio De magnitudine Romana lib. I cap. 4.

[332.] Dione lib. LXXIII p. 1232; Erodiano l. II p. 60. Stor. Aug. p. 58; Vittore in Epitom. et in Caesaribus, Eutropio VIII 16.

[333.] Il loro numero era originariamente di 9, o 10 mila uomini (giacchè Tacito, e Dione qui non concordano) divisi in altrettante coorti. Vitellio lo portò fino a 16 mila, e, per quanto si può ricavare dalle iscrizioni, questo numero in appresso non fu giammai molto minore. Ved. Giusto Lipsio De magnitudine romana I. 4.

[334.] Sveton. in August. cap. 49.

[335.] Tacito Ann. IV 2. Sveton. in Tib. cap. 37. Dione Cassio lib. LVII p. 867.

[336.] Nella guerra civile tra Vitellio e Vespasiano il campo dei Pretoriani fu assalito, e difeso con tutte le macchine solite a usarsi nell'assedio delle città meglio fortificate. Tacito Stor. III 4.

[337.] Vicino alle mura della città su i monti Quirinale e Viminale. Vedi Nardini, Roma antica p. 174. Donato De Roma antiqua p. 46.

[338.] Claudio, che i soldati aveano innalzato all'Impero, fu il primo, che lor facesse un donativo. Dette a ciascuno quina dena H. S. 240 zecchini, Svet. vita di Claudio cap. 10. Quando Marco Aurelio montò pacificamente sul trono col suo collega Lucio Vero dette ad ogni Pretoriano vicena H. S. 320 zecchini Stor. Aug. p. 25. Dione l. XXIII p. 1231. Possiamo formarci qualche idea del totale di queste somme dal lamento di Adriano, a cui la promozione di un Cesare era costata ter millies H. S. quasi cinque milioni di zecchini.

[339.] Cicerone De legibus 3. Il primo libro di Livio, ed il secondo di Dionigi d'Alicarnasso mostrano l'autorità del popolo anche nell'elezione dei Re.

[340.] Le leve si facevano originariamente nel Lazio, nell'Etruria, e nelle antiche Colonie. Tacito Annal. IV 5. L'Imperatore loro Ottone lusinga la vanità delle guardie chiamandole Italiae alumni, Romana vere juventus. Tacito Stor. I 84.

[341.] Nell'assedio di Roma fatto dai Galli. Vedi Tito Livio V 48. Plutarco vita di Cammillo p. 143.

[342.] Dione lib. LXXIII p. 1234. Erodiano lib. II p. 63. Stor. Aug. p. 60. Benchè tutti questi Storici Si accordino a dire che fu una vendita pubblica, Erodiano solo afferma che fu proclamata come tale dai soldati.

[343.] Sparziano addolcisce quel che v'era di più odioso nel carattere, e nell'elevazione di Giuliano.

[344.] Dione Cassio, allora Pretore, era stato nemico personale di Giuliano. Lib. I LXXIII p. 1235.

[345.] Stor. Aug. p. 61. Si raccoglie da questo luogo una circostanza curiosa: un Imperatore di qualsiasi nascita era immediatamente dopo la sua elezione ascritto al numero dei Patrizj.

[346.] Dione lib. LXXIII p. 1235. Stor. Aug, p. 61. Ho procurato di conciliare le apparenti contraddizioni di questi Storici.

[347.] Dione lib. LXXIII p. 1235

[348.] Postumiano, e Caioniano, il primo dei quali fu innalzato al Consolato cinque anni dopo la sua istituzione.

[349.] Sparziano, nelle sue confuse compilazioni, fa un mescuglio di tutte le virtù, e di tutti i vizj, che compongono la natura umana, e li attribuisce a un solo soggetto. In tal guisa sono disegnati la maggior parte dei caratteri della Storia Augusta.

[350.] Stor. Aug. p. 80, 84.

[351.] Pertinace, che governava la Britannia alcuni anni avanti, era stato lasciato per morto in un sollevamento dai soldati. Stor. Aug. p. 54. Essi per altro lo amarono, e lo piansero «Admirantibus eam virtutem cui irascebantur

[352.] Svet. vita di Galba c. 10.

[353.] Stor. Aug. p. 76.

[354.] Erodiano l. II p. 68. La cronaca di Giovanni Malala di Antiochia mostra il grande zelo dei suoi concittadini per queste feste, che contentavano nel tempo stesso la lor superstizione ed il loro amore per i piaceri.

[355.] Viene nominato nella Stor. Aug. un Re di Tebe in Egitto come alleato, anzi come personale amico di Negro. Se Sparziano non si è ingannato, (come fortemente ne dubito) egli ha prodotto una dinastia di principi tributarj affatto sconosciuta alla Storia.

[356.] Dione l. LXXIII p. 1238. Erodiano l. II p. 67. Un verso, che allora era comune, pare che esprima la generale opinione che si aveva di quei tre rivali:

Optimus est Niger, bonus Afer, pessimus Albus

Stor. Aug. p. 75.

[357.] Erodiano lib. II p. 71.

[358.] Vedasi la relazione di questa memorabil guerra in Velleio Paterc. II 110 ec. il quale servì nell'armata di Tiberio.

[359.] Tale è la riflessione di Erodiano l. II p. 74.

[360.] Commodo, nella già menzionata lettera di Albino, accusa Severo, come uno di quegli ambiziosi Generali, che criticavano la sua condotta, e desideravano di usurpare il suo posto. Stor. Aug. p. 80.

[361.] La Pannonia era troppo povera per somministrare una tal somma. Fu questa probabilmente promessa nel campo, e pagata a Roma dopo la vittoria. Nel fissar questa somma ho adottata la congettura di Casaubono. Vedi Stor. August. p. 66.

[362.] Erodiano l. II p. 78. Severo fu dichiarato Imperatore sulle rive del Danubio, a Carnunto, secondo Sparziano, Stor. Aug. p. 65 ovvero a Sabaria, secondo Vittore. Il Sig. Hume supponendo che la nascita e la dignità di Severo fossero troppo inferiori alla corona imperiale, e ch'egli marciasse in Italia solamente come Generale, non ha considerato questo avvenimento con la sua solita accuratezza (Saggio sul patto originale).

[363.] Velleio Pater. l. II c. III. Partendo dalle più prossime frontiere della Pannonia, conveniva fare una marcia di 200 miglia per giungere a Roma.

[364.] Non è questa una puerile figura di rettorica, ma una allusione ad un fatto reale rammentato da Dione, l. LXXI p. 1181. È probabile che più di una volta accadesse.

[365.] Dione l. LXXIII p. 1203. Erodiano l. II p. 81. Non v'ha prova più sicura dell'abilità militare dei Romani, che l'aver essi prima superato il vano terrore, e dipoi sprezzato l'uso degli elefanti nella guerra.

[366.] Stor. Aug. p. 62, 63.

[367.] Vittore ed Eutropio VIII 17 fanno menzione di un combattimento vicino al ponte Milvio (il ponte Molle), combattimento sconosciuto ai migliori e più antichi scrittori.

[368.] Dione l. LXXIII p. 1240. Erodiano l. II p. 83. Stor. Aug. p. 63.

[369.] Da questi sessantasei giorni convien prima sottrarne sedici, poichè Pertinace fu ucciso il 28 Marzo, e Severo probabilmente fu eletto il di 13 Aprile (Vedi Stor. Aug. p. 65 Tillemont Stor. degl'Imperatori tom. III p. 393 nota 7). Non si può accordare meno di dieci giorni, dopo la sua elezione, per mettere un numeroso esercito in moto. Rimangono quaranta giorni per questa rapida mossa; e siccome possiam computare quasi 800 miglia da Roma alle vicinanza di Vienna, l'armata di Severo fece venti miglia il giorno senza mai fermarsi.

[370.] Dione l. LXXIV p. 1241; Erodiano l. II p. 84.

[371.] Dione l. LXXIV p. 1244 che assistè alla cerimonia come Senatore, ne fa una pomposa descrizione.

[372.] Erodiano l. III p. 112

[373.] Benchè Lucano non abbia certamente intenzione di esaltare il carattere di Cesare, pure l'idea ch'egli dà di quell'eroe, nel decimo libro della Farsaglia, equivale ad un magnifico panegirico. Tal lo dipinge, ch'ei faccia nel tempo stesso all'amore con Cleopatra, che sostenga un assedio contro le forze tutte dell'Egitto, e che conversi con i filosofi di quel paese.

[374.] Contando dalla sua elezione 13 Aprile 193 alla morte di Albino 19 Febbrajo 197. Vedi la Cronol. di Tillem.

[375.] Erodiano l. II p. 85.

[376.] Mentre Severo era pericolosamente infermo, fece correre il rumore, ch'era risoluto di designare Albino e Negro per suoi successori. Siccome egli non potea esser sincero verso alcuno di essi, così forse ebbe idea d'ingannarli ambidue; ma pure spinse tanto oltre la sua ipocrisia fino ad attestar questa sua intenzione nelle memorie della sua vita.

[377.] Ved. Stor. Aug. p. 65.

[378.] Quest'usanza, inventata da Commodo, divenne utilissima a Severo. Trovò a Roma i figli di quasi tutti gli aderenti dei suoi rivali, e se ne servì più d'una volta per intimorire e per sedurre i loro genitori.

[379.] Erodian. l. III p. 96. Stor. Aug. p. 67, 68.

[380.] Stor. Aug. pag. 84. Sparziano ha riferita tutta intera questa lettera.

[381.] Si consulti il III libro di Erodiano, ed il LXIV di Dione Cassio.

[382.] Dione, l. LXXV p. 1261.

[383.] Dione l. LXXV p. 1261. Erodiano l. III p. 110. Stor. Aug. p. 68. La battaglia seguì nella pianura di Trevoux a tre o quattro leghe da Lione. Vedi Tillemont tom. III p. 406. Nota 18.

[384.] Montesquieu. Consider. sulla grandezza e decadenza dei Romani cap. XII.

[385.] Molti di questi, come si può supporre, erano piccoli vascelli scoperti; alcuni per altro erano galere a due, e poche altre a tre ordini di remi.

[386.] L'ingegnere si chiamava Prisco. La sua abilità gli salvò la vita, e fu preso al servizio del vincitore. Per li fatti particolari dell'assedio V. Dione Cassio l. LXXV p. 1251 ed Erodiano l. III p. 95. Per la teoria poi vedi l'immaginante Cav. Folard e Polibio, tom. I p. 76.

[387.] Non ostante l'autorità di Sparziano e di alcuni Greci moderni, possiamo essere certi, per l'asserzione di Dione e di Erodiano, che Bisanzio giaceva in uno stato di rovina molti anni dopo la morte di Severo.

[388.] Dione l. LXXIV. p. 1250.

[389.] Dione l. LXXV p. 1265. Egli nomina 29 Senatori soltanto; ma nella Storia Augusta p. 64 ne sono ricordati 41, tra i quali sei portano il nome di Pescennio. Erodiano l. III. p. 115 parla in generale delle crudeltà di Severo.

[390.] Aurelio Vittore.

[391.] Dione l. LXXVI p. 1272. Stor. Aug. p. 67. Severo celebrò i giuochi secolari con magnificenza straordinaria, e lasciò nei pubblici granai una provvisione di grano per sette anni, a ragione di 75,000 moggi. Credo ancor io che i granai di Severo fosser provvisti per un gran tempo, ma credo altresì che la politica insieme e l'ammirazione abbiano molto accresciuto il vero.

[392.] Vedi il trattato di Spanemio sulle medaglie antiche, le iscrizioni, ed i dotti viaggiatori Spon, Wheleer, Shaw, Pocock ec. che hanno trovati più monumenti di Severo che di ogni altro Imperatore romano nell'Africa, nella Grecia e nell'Asia.

[393.] Portò le vittoriose sue armi fino a Seleucia, ed a Ctesifone, capitali della monarchia dei Parti. Avrò occasione di parlare di questa guerra nel proprio suo luogo.

[394.] Etiam in Britannis. Era questa la sua giusta ed enfatica espressione. Stor. Aug. 73.

[395.] Erodiano l. III. p. 115. Stor. Aug. p. 68.

[396.] Si può consultare sull'insolenza e sui privilegi de' soldati la Satira XVI falsamente attribuita a Giovenale. Lo stile, e le circostanze di essa m'inducono a credere, che fosse composta sotto il regno di Severo, o di suo figlio.

[397.] Stor. Aug. p. 73.

[398.] Erodiano l. III p. 131.

[399.] Dione l. LXXIV p. 1243.

[400.] Uno degli atti più crudeli ed arditi del suo dispotismo fu la castrazione di cento liberi Romani, alcuni di essi maritati, ed anche padri di famiglia; e questo solamente acciocchè la figlia, nel suo matrimonio con il giovane Imperatore, potesse essere corteggiata da un treno di eunuchi degno di una Regina orientale. Dione l. LXXVI p. 1271.

[401.] Dione l. LXXVI p. 1274 Erodiano l. III p. 188-190. Il Gramatico di Alessandria pare, secondo il solito, molto più istruito di questo misterioso affare, e più certo della colpa di Plauziano, di quel che se ne mostri il Senatore.

[402.] Appiano in Proem.

[403.] Dione Cassio par che abbia scritto con la sola mira di unire queste opinioni in un sistema storico. Le Pandette mostrano con quanta assiduità i giureconsulti lavoravano per sostenere la prerogativa imperiale.

[404.] Stor. Aug. p. 71 Omnia fui, et nihil expedit.

[405.] Dione Cassio l. LXXVI p. 1284.

[406.] Verso l'anno 186. Tillemont è miseramente imbarazzato per ispiegare un passo di Dione nel quale l'Imperatrice Faustina, morta l'anno 175, viene introdotta come una che ha contribuito al matrimonio di Severo e di Giulia l. LXXIV p. 1243. Questo dotto compilatore non si rammentò, che Dione non riferisce un fatto reale, ma un sogno di Severo; ed i sogni non sono circoscritti da' confini di tempo o di luogo. Tillemont s'immaginò egli che i matrimonj si consumassero nel tempio di Venere in Roma? Stor. degl'Imperatori, tom. III p. 389, Nota 6.

[407.] Stor. Aug. p. 65.

[408.] Stor. Aug. p. 85.

[409.] Dione Cassio l. LXXVII. p. 1304. 1314.

[410.] Vedi una Dissertazione di Menagio, al fine della sua edizione di Diogene Laerzio De foeminis philosophis.

[411.] Dione l. LXXVI p. 1285. Aurelio Vittore.

[412.] Bassiano era il suo primo nome, come lo era stato del suo avo materno. Durante il regno egli prese il nome di Antonino, che è usato dai giureconsulti e dagli storici. Dopo la sua morte, la pubblica indegnazione gli pose i soprannomi di Taranto, e di Caracalla. Il primo era quello di un celebre gladiatore, il secondo gli fu dato per una lunga veste alla foggia dei Galli ch'egli distribuì al popolo romano.

[413.] L'elevazione di Caracalla è fissata dall'esatto Tillemont all'anno 198; l'associazione di Geta all'anno 208.

[414.] Erodiano l. III p. 130. Vedi le vite di Caracalla e di Geta nella Stor. Aug.

[415.] Dione l. LXXVI. p. 1280 ec. Erodiano l. III p. 132 ec.

[416.] I poemi di Ossian vol. I p. 175.

[417.] Che il Caracul di Ossian sia il Caracalla della Storia romana, è forse il solo articolo di antichità britanniche, nel quale i Signori Macpherson e Whitaker sono della stessa opinione; e pure l'opinione non è senza difficoltà. Nella guerra dei Caledonj il figlio di Severo era conosciuto soltanto col nome di Antonino; e può parere strano, che un poeta scozzese lo abbia indicato con un soprannome, inventato quattro anni dipoi, appena usato dai Romani dopo la morte di quell'Imperatore, e raramente adoprato dai più antichi Storici. Vedi Dione l. LXXVII p. 1317 Stor Aug. 89 Aurelio Vittore. Euseb. nella Cronol. ad ann. 214.

[418.] Dione l. LXXVI p. 1282 Stor. Aug., p. 71. Aurel. Victor.

[419.] Dione l. LXXVI p. 1283 Stor. Aug. 89.

[420.] Dione l. LXXV. p. 1284 Erodiano l. III. p. 135.

[421.] Il Sig. Hume si stupisce con ragione di un passaggio di Erodiano (l. IV p. 139.) che in questa occasione rappresenta il palazzo degl'Imperatori come uguale in estensione al resto di Roma. Il monte Palatino, sul quale era fabbricato, aveva al più undici o dodici miglia di circonferenza (Vedi Vittore, Roma antica del Nardini). Ma convien rammentarsi, che i palazzi suburbani e gl'immensi giardini dei Senatori opulenti circondavano quasi tutta la città, e che gl'Imperatori ne avevano a poco a poco confiscata quasi la maggior parte. Se Geta dimorava sul Gianicolo nei giardini che portarono il suo nome, e se Caracalla abitava i giardini di Mecenate sul monte Esquilino, i fratelli rivali erano separati l'un dall'altro per il tratto di parecchie miglia. Lo spazio intermedio era occupato dai giardini imperiali di Sallustio, di Lucullo, d'Agrippa, di Domiziano, di Caio ec. Questi giardini formavano un circolo intorno alla capitale, e comunicavan fra loro e col palazzo ancora per mezzo di varj ponti gettati sul Tevere che traversavano le strade di Roma. Se questo passaggio di Erodiano meritasse di essere spiegato, esigerebbe una dissertazione particolare, illustrata da una carta dell'antica Roma.

[422.] Erodiano l. IV p. 139.

[423.] Erodiano l. IV p. 144.

[424.] Caracalla consacrò, nel tempio di Serapide, la spada, con la quale si vantava di avere ucciso il suo fratello Geta. Dione l. LXXVII p. 1307.

[425.] Erod. l. IV p. 147. In tutti i campi degli eserciti romani s'innalzava a canto al quartier generale una piccola cappella, nella quale si custodivano ed adoravano le divinità Tutelari. Le Aquile e le altre insegne militari tenevano tra queste il primo luogo. Questa eccellente istituzione avvalorava la disciplina con la sanzione della religione. Vedi Giusto Lipsio de militia Romana, IV 5. V 2.

[426.] Erodiano l. IV p. 148: Dione Cassio l. LXXVII. p. 1289.

[427.] Geta fu collocato tra gli Dei. Sit divus, disse il fratello, dum non sit vivus. Stor. Aug. p. 91. Si trovano tuttavia sulle medaglie alcuni indizj della consacrazione di Geta.

[428.] Dione l. LXXVII p. 1307.

[429.] Dione l. LXXVII p. 1290. Erodiano l. IV p. 150. Dione Cassio dice (p. 1298) che i poeti comici non ardirono più far uso del nome di Geta nelle lor commedie, e che si confiscavano i beni di coloro, che avevano fatto qualche legato a quel Principe infelice.

[430.] Caracalla aveva preso i nomi di molte vinte nazioni; ed avendo egli riportati alcuni vantaggi su i Goti o sia Geti, Pertinace osservò che il nome di Getico, conveniva benissimo all'Imperatore dopo quelli di Partico, Alemannico ec. Stor. Aug. p. 89.

[431.] Dione l. LXXVII p. 1291. Discendeva probabilmente da Elvidio Prisco e da Peto Trasea, cittadini illustri, dei quali Tacito ha fatta immortale la intrepida, ma inutile ed inopportuna virtù.

[432.] Si pretende che Papiniano fosse parente dell'Imperatrice Giulia.

[433.] Tacito an. XIV 11.

[434.] Stor. Aug. p. 88.

[435.] Sul proposito di Papiniano, vedi Hist. Juris Rom. dell'Einecc. l. 330 ec.

[436.] Tiberio e Domiziano non si allontanarono mai dai contorni di Roma. Nerone fece un piccolo viaggio nella Grecia. Et laudatorum Principum usus ex aequo quamvis procul agentibus. Saevi proximis ingruunt. Tacit. Stor. IV 75.

[437.] Dione l. LXXVII. p. 1294.

[438.] Dione l. LXXVII p. 1307; Erodiano l, IV p. 158. Il primo rappresenta questa strage come un atto di crudeltà; l'altro pretende che vi si usasse ancor la perfidia. Sembra che gli Alessandrini avessero irritato il tiranno con le loro Satire, e forse con i loro tumulti.

[439.] Dione l. LXXVII p. 1296.

[440.] Dione l. LXXVI p. 1284. Il Sig. Wotton (Stor. di Roma p. 330) crede che questa massima fosse inventata da Caracalla, ed attribuita a suo padre.

[441.] Secondo Dione (l. LXXVIII p. 1343) i donativi straordinarj, che Caracalla faceva alle sue truppe, ascendevano annualmente a settanta milioni di dramme, circa cinque milioni di zecchini. Vi ha, sul proposito delle paghe militari, un altro passo di Dione, che sarebbe assai curioso, se non fosse oscuro, imperfetto, e forse corrotto. Tutto quel vi si può ricavare, è che i soldati Pretoriani ricevevano ogni anno 1200 dramme, ottanta zecchini. (Dione l. 77). Sotto il regno di Augusto avevano per ogni giorno due dramme o sia due denari al giorno, (Tacito An. I 17.) Domiziano, che aumentò la paga delle truppe per un quarto, dovè far montare quella dei Pretoriani a 960 dramme l'anno (Gronovio de Pecun. veter. l. III c. 2.) Queste successive aumentazioni rovinarono l'Impero, perchè il numero dei soldati si accrebbe insieme con la paga. I soli Pretoriani, che non erano a principio che dieci mila, furono poi cinquanta mila.

[442.] Dione l. LXXVIII p. 1312. Erod. l. IV p. 168.

[443.] La passione di Caracalla per Alessandro comparisce tuttora sulle sue medaglie. Ved. Spanheim, De usu numismat. Dissert. XII. Erodiano (l. IV p. 154) aveva veduto certi ridicoli dipinti rappresentanti una figura che da una parte somigliava Alessandro, e dall'altra Caracalla.

[444.] Erod. l. IV p. 169. Stor. Aug. p. 94.

[445.] Elagabalo rimproverò il suo predecessore di avere ardito di sedere in trono, benchè come Prefetto del Pretorio non avesse la libertà di entrare in Senato, dopo che la voce del banditore avea fatta sgombrare la sala. Il favor personale di Plauziano e di Seiano gli aveva messi al di sopra di tutte le leggi. Erano questi, per vero dire, stati tratti dall'Ordine Equestre; ma conservarono la prefettura con il grado di Senatore, e con il Consolato ancora.

[446.] Egli nacque a Cesarea nella Numidia, e fu da prima impiegato nella casa di Plauziano, e poco mancò che involto non fosse nella sua rovina. I suoi nemici hanno preteso che nato schiavo, egli avesse esercitate diverse infami professioni, e fra le altre quella di gladiatore. L'uso di avvilire l'origine e la condizione di un avversario sembra avere durato dal tempo degli oratori greci fino ai dotti grammatici dell'ultimo tempo.

[447.] Dione ed Erodiano parlano delle virtù e dei vizj di Macrino con imparziale sincerità. Ma l'autore della sua vita nella Stor. Aug. sembra che abbia ciecamente copiato alcuni di quegli scrittori, la cui penna, venduta all'Imperatore Elagabalo, aggravò la memoria del suo predecessore.

[448.] Dione l. LXXXIII p. 1336. Il senso dell'autore è chiaro come l'intenzione del Principe; ma il Sig. Wotton non ha inteso nè l'uno nè l'altra, applicando la distinzione non ai veterani ed alle reclute, ma alle antiche e nuove legioni (Stor. di Roma p. 347).

[449.] Dione l. LXXVIII p. 1330. Il compendio di Xifilino, benchè men ripieno di particolarità, è qui più chiaro dell'originale.

[450.] Secondo Lampridio (Stor. Aug. p. 135) Alessandro Severo visse ventinove anni, tre mesi, e sette giorni. Siccome fu ucciso il 19 Marzo 235, conviene porre la sua nascita addì 12 dicembre 205. Egli aveva allora tredici anni, ed il tuo cugino quasi diciassette. Questo computo si confa meglio alla Storia di questi due Principi, che quello di Erodiano, il quale li fa più giovani di tre anni (l. V p. 181.). Dall'altro canto, questo autore untore prolunga di due anni il regno di Elagabalo. Si possono vedere le particolarità della congiura di Dione l. LXXVIII. p. 1339, ed in Erodian. l. V. p. 184.

[451.] In virtù di un fatale proclama del preteso Antonino, ogni soldato, che recava la testa del suo uffiziale, ne succedeva ai beni ed al grado.

[452.] Dione l. LXXXIII p. 1345; Erodiano l. V pag. 186. La battaglia fu data vicino al villaggio d'Imma a sette leghe incirca da Antiochia.

[453.] Dione l. LXXIX p. 1350.

[454.] Dione l. LXXIX p. 1363. Erod. l. V. p. 189.

[455.] Questo nome viene da due parole siriache, Ela, Dio, e gabal, formare il Dio formatore o sia plastico, nominazione giusta ed adattata al Sole. Wotton Stor. di Roma pag. 378.

[456.] Erodiano l. V p. 190.

[457.] Egli violò il Santuario di Vesta, e ne involò una statua da lui creduta il Palladio; ma le Vestali si vantavano di avere con pia frode ingannato il sacrilego, presentandogli un falso simulacro della Dea: Stor. Aug. p. 103.

[458.] Dione l. LXXIX. p. 1360 Erodiano l. V p. 193. I sudditi dell'Impero furono obbligati a fare ricchi regali ai nuovi sposi. Mammea dipoi esigè dai Romani tutto quel ch'essi avevan promesso, vivente Elagabalo.

[459.] La scoperta di un nuovo intingolo era magnificamente ricompensata; ma se questo non piaceva, l'inventore era condannato a non mangiare altro che di quel piatto, finchè non ne avesse immaginato un altro che più piacesse al palato dell'Imperatore. Stor. Aug. p. 111.

[460.] Non mangiava mai pesce, se non quando era lontanissimo dal mare; allora ne distribuiva ai paesani dell'interno una immensa quantità delle specie più rare, ed il trasporto costava spese enormi.

[461.] Dione l. LXXIX p. 1358; Erod. l. V p. 192.

[462.] Jerocle ebbe questo onore; ma sarebbe stato supplantato da un certo Zotico, se trovato non avesse il modo d'indebolire il suo rivale con una bevanda. Fu questi vergognosamente scacciato dal palazzo, quando si trovò che la sua forza non corrispondeva alla sua riputazione. (Dione l. LXXIX. 1363 1364.) Un ballerino fu fatto prefetto della città; un cocchiere, prefetto della guardia; un barbiere, prefetto delle provvisioni. Vedi la Stor. Aug. p. 105 ove parlasi delle qualità che rendevano stimabili questi tre ministri e molti altri inferiori, (enormitate membrorum.)

[463.] Il credulo compilatore della sua vita è inclinato ancor esso a credere che i suoi vizj possano essere stati esagerati. Stor. Aug. p. 111.

[464.] Dione l. LXXIX. p, 105. Erodiano l. V p. 195, 201. Stor. Aug. p. 1365. L'ultimo di questi Storici pare che abbia seguito i migliori autori nel racconto della rivoluzione.

[465.] L'epoca della morte di Elagabalo, e dell'avvenimento di Alessandro, ha esercitata l'erudizione e la sagacità di Pagi, di Tillemont, di Valsecchi, di Vignoli, e di Torre Vescovo di Adria. Questo punto di Storia è per vero dire oscurissimo; ma io mi attengo all'autorità di Dione, il cui calcolo è evidente, ed il testo non può essere corrotto, giacchè Xifilino, Zonara, e Cedreno si accordano tutti con lui. Elagabalo regnò tre anni, nove mesi e quattro giorni dopo la sua vittoria contro Macrino, e fu ucciso il 10 Marzo 222. Ma che direm noi leggendo sopra autentiche medaglie il quinto anno della sua potestà tribunizia? Replicheremo con il dotto Valsecchi, che non si ebbe riguardo alcuno all'usurpazione di Macrino, e che il figlio di Caracalla datò il suo regno dalla morte del padre. Dopo avere risoluto questa grande difficoltà è facile sciogliere e recidere gli altri nodi della questione.

[466.] Stor. Aug. p. 114. Con una precipitazione tanto straordinaria il Senato aveva idea di distruggere le speranze dei pretendenti e di prevenire le fazioni degli eserciti.

[467.] «Se la natura fosse stata liberale fino a darci l'esistenza senza il soccorso delle donne, noi saremmo liberi da una compagnia molto importuna». Così si espresse Metello Numidico il censore dinanzi al popolo romano; ed aggiunse che il matrimonio dovea considerarsi come il sacrifizio di un piacere particolare ad un pubblico dovere. Aulo Gellio I 6.

[468.] Tacito Ann. XIII 5.

[469.] Stor. Aug. p. 102, 107.

[470.] Dione l. LXXX p. 1369; Erodiano l. VI p. 206 Stor. Aug. p. 131. Secondo Erodiano, il patrizio era innocente. La Stor. Aug., sull'autorità di Dexippo, lo condanna come colpevole di una congiura contro la vita di Alessandro. È impossibile di decidere. Ma Dione è un inrecusabile testimonio della gelosia e della crudeltà di Mammea verso la giovane Imperatrice, di cui Alessandro deplorò l'infelice sorte senza avere il coraggio di opporvisi.

[471.] Erodiano l. VI p. 203. Stor. Aug. p. 119. Secondo questo ultimo Storico, quando si trattava di fare una legge, si ammettevano nel consiglio alcuni abili giureconsulti, ed alcuni Senatori esperti, i quali davano separatamente il loro parere, ch'era poi messo in iscritto.

[472.] Vedi la sua Vita nella Stor. Aug. Il compilatore senza alcun discernimento ha sepolto questi interessanti aneddoti sotto un ammasso di circostanze frivole e triviali.

[473.] Ved. Gioven. Sat. XIII.

[474.] Stor. Aug. p. 119.

[475.] Il racconto della disputa che nacque su questo articolo tra il Senato ed Alessandro, è estratto dai registri di quella adunanza (Stor. Aug. p. 116 117). Cominciò il 6 Marzo, probabilmente l'anno 223, quando già i Romani avevano gustate per quasi dodici mesi le dolcezze di nuovo regno. Avanti che fosse offerto al Principe il nome di Antonino come un titolo d'onore, il Senato gli propose di prenderlo come un nome di famiglia.

[476.] L'Imperatore era solito dire: se milites magis servare quam se ipsum; quod salus publica in his esset. Stor. Aug. p. 130.

[477.] Benchè l'autore della vita di Alessandro (Stor. Aug. p. 132.) parli della sedizione dei soldati contro Ulpiano, passa però sotto silenzio la catastrofe, che poteva nel suo eroe essere un segno di debolezza nell'amministrazione. Da una simile omissione si può giudicare della fedeltà di questo Autore e della credenza che merita.

[478.] Si può vedere nel fine tronco della Storia di Dione (l. LXXX p. 1371.) qual fosse il fato di Ulpiano ed a quai pericoli fosse esposto Dione.

[479.] Reymat, Note a Dione. l. LXXX p. 1369.

[480.] Giulio Cesare avea sedata una ribellione con la stessa parola quirites che opposta a quella di milites era un termine di disprezzo, e riduceva i colpevoli alla meno onorifica condizione di cittadini. Tacito Ann. I 43.

[481.] Storia Aug. p. 132.

[482.] Dai Metelli, Stor. Aug. p. 119. La scelta era felice. In dodici anni i Metelli ebbero sette consolati e cinque trionfi. Ved. Velleio Patercolo II 11, ed i Fasti.

[483.] La vita di Alessandro nella Stor. Aug. presenta il modello di un Principe perfetto: è questa una debole copia della Ciropedia di Senofonte. La descrizione del suo regno, tal quale ce l'ha data Erodiano, è sensata, e combina con la Storia generale del secolo. Alcuni dei tratti più odiosi, ch'essa contiene, sono ugualmente riportati nei decisivi frammenti di Dione. Ma la maggior parte de' nostri scrittori moderni, acciecati dal pregiudizio, sfigurano Erodiano e copiano servilmente la Stor. Aug. Vedi Tillemont e Wotton. L'Imperator Giuliano al contrario (in Caesaribus p. 31.) si compiace nel descriver la debolezza effemminata del Siro, e la ridicola avarizia di sua madre.

[484.] Secondo l'esatto Dionigi di Alicarnasso, la città stessa non era lontana da Roma che cento stadi (circa quattro leghe), benchè alcuni posti avanzati potessero estendersi più in là verso l'Etruria. Nardini ha confutato in un trattato particolare e, l'opinione ricevuta e l'autorità di due Papi, che ponevano Veia ove è ora Civita Castellana; questo erudito crede che quell'antica città fosse situata in un piccolo luogo chiamato Isola, a mezza strada da Roma al lago Bracciano.

[485.] Vedi Tito Livio l. IV e V. Nel censo dei Romani si proporzionavano esattamente i beni e la facoltà, e la tassa.

[486.] Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 3. Cicerone De officiis II 22. Plutarco vita di Paolo Emilio p. 275.

[487.] Vedi una bella descrizione di questi tesori accumulati nella Farsaglia di Lucano l. III v. 155 ec.

[488.] Tacito Ann. I 2. Sembra che questo registro esistesse al tempo di Appiano.

[489.] Plutarco, vita di Pompeo p. 642.

[490.] Strabone l. XVII p. 798.

[491.] Velleio Patercolo l. II c. 39. Questo autore pare che dia la preferenza alla rendita della Gallia.

[492.] I talenti Euboici, Fenicj, ed Alessandrini pesavano il doppio dei talenti Attici. Vedi Hooper intorno i pesi e le misure degli antichi p. IV. c. 5. È probabile che il medesimo talento fosse portato da Tiro a Cartagine.

[493.] Polibio l. XV c. 2.

[494.] Appiano in Punicis p. 84.

[495.] Diodoro di Sicilia l. V. Cadice fu fabbricata dai Fenicj, un poco più di mille anni avanti la nascita di Gesù Cristo. Vedi Velleio Patercolo l. 2.

[496.] Strabone l. III p. 148.

[497.] Plinio Stor. Nat. l. XXXIII c. 4. Parla egli ancora di una miniera d'argento nella Dalmazia, che rendeva allo Stato cinquanta libbre il giorno.

[498.] Strabone l. X p. 485. Tacito. Ann. III 69. IV 30. Vedi in Tournefort (viaggio del Levante l. VIII) una eloquente descrizione dell'attuale miseria di Giera.

[499.] Giusto Lipsio (De Magnitudine romana l. 2 c. 3) fa montare l'entrata a cento cinquanta milioni di scudi d'oro, ma tutta la sua opera, benchè ingegnosa e piena di erudizione, è il frutto di una fantasia riscaldata.

[500.] Tacito Ann. XIII 31.

[501.] Ved. Plinio (Stor. Nat. l. VI c. 23, l. XII, c. 18.) Osserva egli che le merci dell'Indie si vendevano a Roma cento volte più del loro primitivo valore: dal che si può formare una idea del prodotto delle dogane, poichè questo valore primitivo a detta del medesimo Plinio montava per lo meno a più di 1,600,000 zecchini.

[502.] Gli antichi ignoravano l'arte di faccettare il diamante.

[503.] Il Sig. Bouchaud nel suo trattato delle imposizioni dei Romani ha trascritta questa lista che si trova nel Digesto, ed ha voluto illustrarla con un prolisso commentario.

[504.] Tacito Ann. I. 78. Due anni dopo l'Imperatore Tiberio avendo soggiogato il povero regno di Cappadocia, ne trasse un pretesto per diminuire di metà l'imposizione sulle vendite; ma questa diminuzione fu di poca durata.

[505.] Dione l. LV 794 l. LVI p. 825.

[506.] Una tal somma si stabilisce per congettura.

[507.] Per molti secoli, nei quali sussistè il diritto romano, i cognati o parenti dal canto di madre non erano chiamati alla successione. Questa legge crudele fu insensibilmente affievolita dall'umanità, e finalmente abolita da Giustiniano.

[508.] Plinio, Paneg. c. 37.

[509.] Ved. Einecio. Antiq. juris Rom. l. II.

[510.] Orazio l. II Sat. V. Petronio c. 116 ec. Plinio l. II let. 20.

[511.] Cicerone Filipp. II c. 16.

[512.] Ved. le sue Lettere. Tutti questi testamenti gli davano occasione di mostrare il suo rispetto pei morti, e la sua giustizia pei vivi. E questo e quella egli conciliò insieme nella condotta ch'ei tenne con un figlio diseredato dalla madre (V. 1).

[513.] Tacito Ann. XIII 50 Esprit des loix l. XII c. 19.

[514.] Ved. Il Paneg. di Plinio; la Stor. Aug., e Burmanno De vectigalibus.

[515.] I tributi, propriamente detti, non erano dati in appalto, giacchè i buoni Principi condonarono spesso molti milioni di rate decorse.

[516.] La condizione dei nuovi cittadini viene esattissimamente descritta da Plinio (Panegir. c. 37 38 39). Traiano pubblicò una legge molto a loro favorevole.

[517.] Dione l. LXXVII p. 1295.

[518.] Chi era tassato a dieci aurei, ordinario tributo, non pagò più che il terzo di un aureo; ed Alessandro fece in conseguenza battere nuove monete d'oro. Stor. Aug. p. 128 con i commentarj di Salmasio.

[519.] Ved. la Stor. di Agricola, di Vespasiano, di Trajano, di Severo, de' suoi tre competitori, e generalmente di tutti gli uomini illustri dell'Impero.

[520.] Non vi era ancora stato esempio di tre generazioni successive sul trono: si erano soltanto veduti tre figli governare l'Impero dopo la morte dei loro padri. Non ostante la permissione e la frequente pratica del divorzio, i matrimonj dei Cesari generalmente furono infruttuosi.

[521.] Storia Aug. p. 138.

[522.] Stor. Aug. p. 140. Erod. l. VI p. 223, Aurel. Vittore. Paragonando questi autori, sembra che Massimino avesse il comando particolare della cavalleria Triballiana, e la commissione di disciplinare le reclute di tutto l'esercito. Il suo biografo avrebbe dovuto più accuratamente indicare le sue imprese, ed i diversi gradi, pei quali egli passò.

[523.] Vedi la lettera originale di Alessandro Severo. Storia Aug. p. 149.

[524.] Stor. Aug. p. 135. Ho moderate alcune delle più improbabili circostanze riferite nella sua vita, per quanto se ne può giudicare dalla narrazione di questo sciaurato biografo, secondo il quale parrebbe che il buffone di Alessandro entrasse a caso nella sua tenda, mentre ei dormiva, e lo svegliasse, e che il timor del castigo l'inducesse a persuadere ai malcontenti soldati di commettere quell'assassinio.

[525.] Erod. l. VI. p. 223. 227.

[526.] Caligola, il maggiore dei quattro, non aveva che 25 anni quando ascese al trono; Caracalla ne avea 23; Commodo 19, e Nerone 17 soltanto.

[527.] Sembra ch'egli ignorasse interamente il greco, linguaggio d'uso universale allora nello scrivere e nel conversare, lo studio che faceva parte essenziale d'ogni culta educazione.

[528.] Stor. Aug. p. 141. Erod. l. VII p. 237. Ingiustamente si accusa quest'ultimo Storico di aver nascosti i vizj di Massimino.

[529.] Veniva paragonato a Spartaco, e ad Atenione: Stor. Aug. p. 141. Alcune volte la moglie di Massimino sapeva con i suoi savj e dolci consigli rimettere il tiranno sulla via della verità e dell'umanità. Ved. Am. Marcellino l. XVII. c. 1, dove fa allusione a quella circostanza, ch'egli ha più estesamente riferita sotto il regno di Gallieno. Si può vedere dalle medaglie, che quella benefica Imperatrice si nominava Paulina: il titolo di Diva indica ch'essa morì avanti Massimino. (Valois, ad loc. cit. Amm.) Spanheim de U. Et P. N. tom. II. p. 300.

[530.] Erod. l. VII p. 238; Zosimo l. I p. 15.

[531.] Nel fertile territorio di Bizacena a cento cinquanta miglia da Cartagine verso mezzogiorno. Fu probabilmente Gordiano, che dette il nome di Colonia a quella città, e vi fece fabbricare un anfiteatro, che il tempo ha rispettato. Vedi Itineraria Wesseling p. 59, ed i viaggi di Shaw pag. 117.

[532.] Erod. l. VII p. 239, Stor. Aug. p. 153.

[533.] Stor. Aug. p. 152. Marco Antonio s'impadronì della bella casa di Pompeo, in carinis. Dopo la morte del Triumviro essa fece parte del dominio imperiale. Traiano permise ai Senatori opulenti di comprare questi magnifici palazzi già divenuti inutili al Principe (Plinio Panegir. c. 50.) Allora probabilmente il bisavolo di Gordiano acquistò la casa di Pompeo.

[534.] Queste quattro specie di marmo erano il claudiano, il numidico, il caristio, ed il sinnadio: non sono stati molto ben descritti i loro colori per poterli esattamente riconoscere. Sembra però che il caristio fosse un verdemare, e che il sinnadio fosse un bianco mischiato di macchie di porpora ovali. Vedi Salmasio, ad Hist. Aug. p. 164.

[535.] Stor. Aug. p. 151 152. Faceva talvolta comparir sull'arena cinquecento coppie di gladiatori, e non mai meno di centocinquanta: dette egli una volta per l'uso del Circo cento cavalli Siciliani ed altrettanti della Cappadocia. Gli animali per le cacce erano orsi, cignali, tori, corvi, alci, asini selvaggi ec. Pare che i leoni e gli elefanti fossero riservati per l'imperiale magnificenza.

[536.] Vedi nella Stor. Aug. p. 152 la lettera originale, che mostra il rispetto di Alessandro pel Senato, e la sua stima pel Proconsole designato da quell'Assemblea.

[537.] Il giovane Gordiano ebbe tre o quattro figli da ogni concubina; le sue produzioni letterarie, avvegnachè in minor numero, non sono da disprezzarsi.

[538.] Erod. l. VII p. 243; Stor. Aug. p. 144.

[539.] Quod tamen patres dum periculosum existimant, inermes armato resistere approbaverunt. Aurel. Vittor.

[540.] Gli Uffiziali e gli stessi famigli del Senato erano esclusi, ed i Senatori esercitavano essi medesimi le funzioni di Cancelliere ec. Siam debitori alla Stor. Aug. p. 159 di questo curioso esempio dell'antico uso osservato nel tempo della Repubblica.

[541.] Questo discorso, degno di un zelante cittadino, pare che sia stato estratto dai registri del Senato, e trovasi inserito nella Storia Aug. p. 156.

[542.] Erod. l. VII p. 244.

[543.] Erod. l. VII p. 147; l. VIII p. 277; Stor. Aug. p. 156 158.

[544.] Erod. l. VII. p. 254; Stor. Aug. p. 150 160. In vece di un anno e sei mesi pel regno di Gordiano, il che è assurdo, bisogna leggere nel Casaubono e nel Panvinio un mese e sei giorni. Ved. Comment. p. 193; Zosimo riferisce con una strana ignoranza della Storia, o per uno strano abuso della metafora (l. I p. 17.), che i due Gordiani perirono in una tempesta in mezzo alla loro navigazione.

[545.] Vedi Stor. Aug. p. 166 sull'autorità dei registri del Senato. La data è sicuramente falsa: ma è facile di correggere questo sbaglio, riflettendo che si celebravano allora i giuochi Apollinari.

[546.] Discendeva da Cornelio Balbo, nobile spagnuolo, e figlio adottivo di Teofane, Storico greco. Balbo ottenne il diritto di cittadinanza pel favor di Pompeo, e lo conservò per l'eloquenza di Cicerone (Vedi orat. pro Corn. Balbo). L'amicizia di Cesare, al quale egli rendè in secreto importanti servigi nella guerra civile, gli procurò le dignità di Console e di Pontefice, onori dei quali niun forestiero era stato peranco rivestito. Il nipote di questo Balbo trionfò dei Garamanti. Vedi il Dizionario del Baile alla parola Balbo. Questo giudizioso scrittore distingue varj personaggi di tale nome, e rileva con la sua ordinaria esattezza, gli abbagli di coloro che hanno trattato lo stesso soggetto.

[547.] Zonara l. XII. p. 622; ma come possiamo fidarci della autorità di un Greco sì poco istrutto della Storia del terzo secolo, che crea diversi immaginarj Imperatori, e confonde i Principi che hanno realmente esistito?

[548.] Erod. l. VII p. 256, suppone che il Senato fosse prima convocato nel Campidoglio, e lo fa parlare con molta eloquenza. La Stor. Aug. p. 116 sembra molto più autentica.

[549.] In Erod. l. VII p. 249, e nella Storia Aug. abbiamo tre diverse arringhe di Massimino alla sua armata per la ribellione dell'Affrica e di Roma. Tillemont ha osservato che non sono coerenti tra loro, nè s'accordano con la verità. Stor. degl'Imperatori tom. III p. 799.

[550.] L'inesattezza degli Scrittori di quel secolo ci pone in un grande imbarazzo: I. Sappiamo che Massimo e Balbino furono uccisi nel tempo dei giuochi Capitolini (Erodiano l. VIII p. 285). L'autorità di Censoriano (de die natali c. 18.) c'insegna che questi giuochi furono celebrati nell'anno 238, ma noi non sappiamo nè il mese nè il giorno. II. Non si può dubitare che Gordiano non sia stato eletto dal Senato il 27 di Maggio; ma è difficile di sapere se ciò fu nello stesso anno o nel precedente. Tillemont e Muratori, che sostengono le due opposte opinioni, si fondano sopra molte autorità, congetture, e probabilità. L'uno ristringe la serie dei fatti tra queste due epoche, l'altro l'estende al di là, e sembra che ambidue si allontanino ugualmente dalla ragione e dalla Storia. È per altro necessario seguire uno dei due.

[551.] Velleio Patercolo l. II c. 24. Il presidente di Montesquieu, nel suo dialogo tra Silla ed Eucrate, esprime il sentimento del Dittatore in una maniera sublime ed ingegnosa.

[552.] Il Muratori (Ann. d'Italia tom. II. p. 294) crede che lo scioglimento delle nevi indichi piuttosto il mese di Giugno o di Luglio, che quel di Febbraio. L'opinione di uno che passava la vita tra le Alpi e gli Appennini, è senza dubbio di gran peso: conviene per altro osservare; I. che il lungo inverno, sul quale si fonda il Muratori, non si trova che nella versione latina, e che il testo greco di Erodiano non ne fa menzione. II. che le piogge ed il sole, al quale furono i soldati di Massimino esposti successivamente (Erod. l. VIII p. 277), indicano piuttosto la primavera che la state. Sono queste le diverse correnti che insieme unite formano il Timavo, di cui Virgilio ci ha data una descrizione tanto poetica, prendendo questa parola in tutta la sua estensione. Le loro acque scorrono a dodici miglia in circa a levante di Aquileia. Vedi Cluverio Italia Antiq. tom. I p. 189.

[553.] Erodiano l. VIII p. 272. La divinità Celtica fu supposta essere Apollo, e sotto questo nome gli rendè grazie il Senato. Si fabbricò ancora un tempio a Venere Calva per eternare la gloria delle donne di Aquileia, le quali aveano in quell'assedio generosamente sacrificati i loro capelli, per farne corde ad uso delle macchine di guerra.

[554.] Erodiano l. VIII p. 279. Stor. Aug. p. 145. Eutropio fa regnare Massimino tre anni ed alcuni giorni (l. IX I.) Possiamo credere che il testo di questo autore non è corrotto, poichè l'originale latino confronta colla versione greca di Peanio.

[555.] Otto piedi romani e un terzo. Vedi il trattato di Graves sul piede romano. Massimino potea bere in un giorno un'anfora di vino, o mangiare trenta o quaranta libbre di carne. Poteva strascinare una carretta carica, rompere con un pugno la gamba ad un cavallo, stritolare con le mani le pietre, e svellere piccoli alberi. Vedi la sua vita nella Storia Augusta.

[556.] Vedi nella Stor. Aug. la lettera di congratulazione scritta dal Console Claudio Giuliano ai due Imperatori.

[557.] Stor Aug. p. 171.

[558.] Erod. l. VIII p. 258.

[559.] Erod. l. VIII p. 213.

[560.] Il Senato aveva imprudentemente fatta questa osservazione; e lo notarono i soldati come un insulto. Stor. Aug. p. 270.

[561.] Discordiae tacitae, et quae intelligerentur potius quam viderentur. Stor. Aug. p. 170. Questa felice espressione è probabilmente presa da qualche migliore Scrittore.

[562.] Erodiano l. VIII p. 287 288.

[563.] Quia non alius erat in praesenti. Stor. Aug.

[564.] Quinto Curzio (l. X c. 9) elegantemente si rallegra coll'Imperatore del giorno, perchè colla felice sua assunzione al trono ha spente tante fiamme, fatti rientrare tanti brandi nella guaina, e posto fine ai mali di un diviso Governo. Dopo avere attentamente pesate tutte le parole di questo passo, non vedo in tutta la Storia romana altr'epoca, alla quale possa meglio convenire che all'innalzamento di Gordiano. In questo caso si potrebbe determinare il tempo in cui ha scritto Quinto Curzio. Quei che lo pongono sotto i primi Cesari, si fondano sulla purità e sull'eleganza del suo stile; ma non possono spiegare il silenzio di Quintiliano, che ci ha data una lista esattissima degli Storici romani senza far menzione dell'autore della vita di Alessandro.

[565.] Storia Aug. p. 161. Da alcune particolarità contenute in queste due lettere, io penso che gli eunuchi fossero scacciati dal palazzo con qualche violenza, e che il giovane Gordiano si contentò di approvare la loro disgrazia senza acconsentirvi.

[566.] Duxit uxorem filiam Misithei, quem causa eloquentiae dignum parentela sua putavit, et praefectum statim fecit; post quod, non puerile jam et contemptibile videbatur imperium.

[567.] Stor. Aug. 162, Aurel. Vittore, Porfirio in vita Plotini ap. Fabricium, Biblioth. graeca l. IV c. 36. Il filosofo Plotino accompagnò l'esercito, mosso dal desiderio d'istruirsi e di penetrare nell'India.

[568.] A diciotto miglia incirca dalla piccola città di Circesio su i confini dei due Imperi.

[569.] L'iscrizione, che conteneva un curioso equivoco, fu cancellata per ordine di Licinio, il quale vantava qualche grado di parentela con Filippo (Stor. Aug. pag. 165); ma il tumulus o monticello di terra, che formava il sepolcro, sussisteva nel tempo di Giuliano. Vedi Amm. Marcellino XXIII 5.

[570.] Aurelio Vittore, Eutrop, IX 2; Orosio VII 20 Ammian, Marcell. XXIII. Zosimo l. I p. 10. Filippo era nato a Bostra e non aveva allora che verso quarant'anni.

[571.] Il termine di aristocrazia può egli essere giustamente applicato al governo d'Algeri? Ogni governo militare ondeggia fra gli estremi di un'assoluta monarchia e di una feroce, rozza democrazia.

[572.] La Repubblica militare dei Mammalucchi nell'Egitto avrebbe somministrato al Signore di Montesquieu (v. Considerations sur la grandeur et la décadence des Romains cap. 16.) un parallelo più giusto e più nobile.

[573.] La Storia Augusta (p. 163 164.) non può in questo passo conciliarsi con se medesima, nè con la probabilità. Come potea Filippo condannare il suo predecessore, e ciò non ostante consacrarne la memoria? Come potea egli mai far pubblicamente morire il giovane Gordiano, e scrivendo poi al Senato discolparsi della taccia della di lui morte? Filippo, benchè usurpatore ambizioso, non era però un furioso tiranno. Gli acuti occhi di Tillemont e del Muratori hanno anch'essi scoperte alcune cronologiche difficoltà in questa pretesa associazione di Filippo all'Impero.

[574.] Sarebbe difficile determinar l'epoca nella quale furono celebrati per l'ultima volta que' giuochi. Allorquando Bonifacio VIII stabilì i giubbilei pontificj, che sono una copia dei giuochi secolari, l'avveduto Papa pretese di non aver fatto altro che richiamare a vita un'antica istituzione. Vedi Le Chais, Let. sur les Jubil.

[575.] Questo intervallo era di cento, o centodieci anni. Varrone e Livio adottarono la prima opinione, ma l'ultima fu consacrata dalla infallibile autorità delle Sibille (Censorino. De die Natali c. 17.) Gl'Imperatori Claudio e Filippo non si conformarono agli ordini dell'oracolo.

[576.] L'idea dei giuochi secolari si ricava meglio dall'ode di Orazio e dalla descrizione di Zosimo l. II p. 167 ec.

[577.] L'adottato calcolo di Varrone, assegna alla fondazione di Roma un'Era che corrisponde all'anno 754 avanti G. C. Ma così poco conto può farsi della cronologia romana nei primi secoli, che il Cav. Isacco Newton ha trasportata la medesima epoca all'anno 627.

[578.] Un antico cronologista citato da Velleio Patercolo (l. I. c. 6) osserva che gli Assiri, i Medi, i Persiani, ed i Macedoni regnarono nell'Asia per il corso di 1995 anni, dall'avvenimento di Nino alla disfatta di Antioco ad opera dei Romani. Siccome quest'ultimo memorabile successo seguì 289 anni avanti Gesù Cristo, il primo può riferirsi all'anno 2184 innanzi l'epoca suddetta. Le osservazioni astronomiche, trovate da Alessandro in Babilonia, cominciavano 50 anni prima.

[579.] L'anno 538 dell'Era di Seleuco. Vedi Agatia, l. II. p. 63. Questo grande avvenimento è riferito da Eutichio (tanta è la negligenza degli Orientali) all'anno decimo del regno di Commodo, e da Mosè di Corene al regno di Filippo. Ammiano Marcellino ha preso da buone sorgenti le cose appartenenti alla Storia dell'Asia; ma ha seguito sì servilmente gli antichi monumenti da lui veduti, che non ha dubitato di asserire, che la famiglia degli Arsacidi regnava ancora in Persia verso la metà del quarto secolo.

[580.] Il nome di questo conciatore di pelli era Babec; quello del soldato, Sassan; dal primo è stato preso il nome di Babegano dato ad Artaserse, e dal secondo, quello di Sassanidi dato a tutti i discendenti di quel Principe.

[581.] D'Erbelot. Biblioteca Orient. Ardshir.

[582.] Dione Cassio l. XXX; Erodiano l. VI p. 207; Abulfaragio Dinast. p. 80.

[583.] Ved. Mosè Corenen. l. II. c. 65, 71.

[584.] Hyde e Prideaux fabbricando una Storia molto curiosa sopra le leggende persiane e le loro proprie congetture, rappresentano Zoroastro come contemporaneo di Dario Istaspe. Ma basta osservare che gli Scrittori greci, i quali vivevano quasi nel secolo di Dario, si uniscono nel riferire l'Era di Zoroastro a più centinaia ed ancor migliaia di anni avanti. Il Sig. Moile, critico giudizioso, conobbe e sostenne contro Prideaux suo zio l'antichità del Profeta persiano. Vedi le sue opere, Vol. II.

[585.] Quell'antico idioma fu chiamato Zend. Il linguaggio dei commentarj, Pehlvi, benchè molto più moderno, non è però da molti secoli in poi una lingua viva. Questo fatto solo (se fosse autentico) basterebbe a provare l'antichità di quegli scritti, che il sig. d'Anquetil ha portati in Europa, e tradotti in francese.

[586.] Hyde. De Relig. vet. Persar. c. 21.

[587.] Io ho tratto questo ragguaglio principalmente dal Zendavesta del Sig. d'Anquetil, e dal Sadder annesso al trattato di Hyde. Conviene confessare per altro, che la studiata oscurità di un Profeta, lo stile figurato degli Orientali, e l'alterazione di una traduzione francese o latina, possono avermi indotto in qualche errore od in qualche eresia nel fare il compendio della teologia persiana.

[588.] I Persiani moderni (ed il Sadder in qualche parte) riconoscono Ormusd per prima ed onnipotente cagione, mentre degradano Ahriman come spirito inferiore e ribelle. Il desiderio di adulare i Maomettani può aver contribuito a raffinare il loro sistema teologico.

[589.] Erodoto l. I. 131. Ma il D. Prideaux crede, e con ragione, che l'uso dei tempj fosse poi permesso nella religione dei Magi.

[590.] Hyde de relig. Pers. Nonostante tutte le loro distinzioni e proteste, che sembrano abbastanza sincere, i Maomettani loro tiranni gli hanno costantemente accusati quali idolatri adoratori del fuoco.

[591.] Vedi il Sadder, la più piccola parte del quale consiste in precetti morali. Le cerimonie inseritevi sono frivole ed infinite. Quindici genuflessioni, quindici preghiere, ec., erano necessarie ogni volta che il divoto Persiano si tagliava le unghie o che orinava; ed ogni volta che si metteva il sacro cinto. Sadder art. 14 50 60.

[592.] Zendavesta tom. I. p. 224, ed il compendio del sistema di Zoroastro tom. III.

[593.] Hyde De Relig. Pers. c. 19.

[594.] Detto cap. 28. Hyde e Prideaux affettano di applicare alla gerarchia dei Magi i termini consacrati alla cristiana.

[595.] Ammiano Marcellino, XXIII 6 ci informa (per quanto se gli può prestar fede) di due curiose particolarità: I. che i Magi dovevano alcune delle più segrete loro dottrine a' Bracmani dell'India; II. ch'essi erano una tribù o sia famiglia, ugualmente che un ordine.

[596.] La divina istituzione delle decime presenta un singolare esempio di conformità tra la legge di Zoroastro e quella di Mosè. Quelli che non sanno diversamente spiegarla, possono, se così lor piace, supporre che i Magi degli ultimi tempi abbiano inserito una falsificazione così utile negli scritti del loro profeta.

[597.] Sadder art. 8.

[598.] Platon. in Alcibiad.

[599.] Plinio, Stor. Nat. l. XXX c. 1, osserva che la magia legava gli uomini con la triplice catena della religione, della medicina e dell'astronomia.

[600.] Agatia l. IV p. 134.

[601.] Il Sig. Hume, nella Stor. Nat. della religione, sagacemente osserva, che le più raffinate e più filosofiche Sette sono costantemente le più intolleranti.

[602.] Cicero de Legib. II 10. Serse, per consiglio dei Magi, distrusse i tempj della Grecia.

[603.] Hyde de Rel. Persar. c. 23 24. D'Herbelot Bibliot. Orient. Zerdusht. Vita di Zoroastro nel tom II. del Zendavesta.

[604.] Confrontisi Mosè di Corene l. II. c. 74 con Ammian. Marcell. XXIII 6. Da qui avanti io farò uso di questi passi.

[605.] Rabbi Abraham nel Tarick Schickard p. 108 109.

[606.] Basnage, Histoire des Juifs l. VIII c. 3. Sozomen l. II. c. 1. Manes, che soffrì una morte ignominiosa, si può riguardare come un eretico dei Magi non meno che dei Cristiani.

[607.] Hyde de Relig. Persar. c. 21.

[608.] Queste colonie erano numerosissime. Seleuco Nicatore fondò trentanove città, alle quali tutte egli o dette il suo proprio nome, o quello di alcuni parenti (Vedi Appian. in Syriac. p. 124). L'Era di Seleuco (tutt'ora usata dai Cristiani orientali) comparisce sino all'anno 508, di Cristo 196, sulle medaglie delle città greche racchiuse nell'Impero dei Parti. Vedi le opere di Moile vol. I p. 275 ec. e Freret Mém. de l'Académie tom. XIX.

[609.] I Persiani moderni chiamano quel periodo la Dinastia dei Re delle Nazioni. Ved. Plin. Stor. Nat. VI 25.

[610.] Eutichio (tom I. p. 367 371 375) riferisce l'assedio dell'isola di Mesene nel Tigri, con alcune circostanze non diverse dalla Storia di Niso e di Scilla.

[611.] Agatia II. 164. I Principi del Segestan difesero per molti anni la loro indipendenza. Siccome i romanzi generalmente trasportano ad un epoca antica gli avvenimenti dei loro tempi, non è impossibile che le favolose imprese di Ruslan Principe del Segestan sieno state, per così dire, innestate a questa vera Storia.

[612.] Chardin. tom. III c. 1, 2, 3.

[613.] Dione l. XXVIII p. 1355.

[614.] Per la precisa situazione di Babilonia, Seleucia, Ctesifonte, Modain e Bagdad, città spesso confuse l'una con l'altra. Vedi un eccellente Trattato geografico del Sig. d'Anville, nelle Memor. dell'Accadem tom. XXX.

[615.] Tacit. Annal. XI. 42 Plinio Stor. Nat. VI. 26.

[616.] Questo si può dedurre da Strabone l. XVI p. 743.

[617.] Bernier, quel curiosissimo viaggiatore (Vedi Stor. dei viaggi tom. X) che seguitò il campo di Aurengzebe da Dehli a Cashmir, descrive con grande esattezza l'immensa ambulante città. La guardia della cavalleria era di trentacinquemila uomini; quella dell'infanteria di centomila. Fu calcolato che il campo conteneva centocinquantamila tra cavalli, muli ed elefanti; cinquantamila buoi e da trecento a quattrocentomila persone. Quasi tutto Dehli seguitava la Corte, la cui magnificenza ne manteneva l'industria.

[618.] Dione l. LXXI p. 1178. Stor. Aug. p. 38. Eutrop. VIII 10 Euseb. in Chronic. Quadrato (citato nella Stor. Aug.) tentò di vendicare i Romani, allegando, che i cittadini di Seleucia avevano i primi violata la fede loro.

[619.] Dione l. LXXV. p. 1263. Erodian. l. III p. 120. Stor. Aug. P. 70.

[620.] I culti cittadini di Antiochia nominavano quelli di Edessa un mescuglio di Barbari. Era però un qualche pregio che il dialetto Arameo, il più puro ed il più elegante dei tre dialetti del Siriaco, si parlasse in Edessa. Il Sig. Bayer (Stor. Edess. p. 5.) ha ricavata questa osservazione da Giorgio di Malatia, scrittore siriaco.

[621.] Dione l. LXXV p. 1248, 1249, 1250. Il Sig. Bayer ha trascurato di far uso di un passo così importante.

[622.] Questo regno, da Osroe, che dette un nuovo nome al paese, fino all'ultimo Abgaro avea durato 353 anni. Vedi l'erudita opera del Sig. Bayer, Historia Osrhoena et Edessena.

[623.] Senofonte, nella prefazione alla Ciropedia, dà una chiara e magnifica idea dell'estensione dell'Impero di Ciro. Erodoto (l. III c. 79 ec.) entra in una curiosa e particolar descrizione delle venti grandi Satrapie, nelle quali l'Impero persiano fu diviso da Dario Istaspe.

[624.] Erodian. VI 209, 212.

[625.] Vi erano dugento carri armati di falci alla battaglia di Arbella nell'esercito di Dario. Nel numeroso esercito di Tigrane, che fu vinto da Lucullo, diciassettemila cavalli soltanto erano interamente armati. Antioco mise in campo contro i Romani cinquantaquattro elefanti: con le sue frequenti guerre e negoziazioni con i Sovrani dell'India, egli aveva una volta raccolti centocinquanta di quei grandi animali; ma si può mettere in dubbio se il più potente Monarca dell'Indostan formasse mai in battaglia una linea di settecento elefanti. In luogo dei tre o quattromila elefanti che il Gran Mogol si dicea possedere, Tavernier (Viaggi, parte II lib. I p. 198) scoprì con più diligenti ricerche, che quel Principe non ne aveva che cinquecento pe' suoi equipaggi, ed ottanta o novanta pel un servizio della guerra. I Greci hanno variato sul numero degli elefanti, tratti in campo da Poro. Ma Quinto Curzio (VIII. 13) che in questo passo mostrasi giudizioso e moderato, non parla che di ottantacinque elefanti riguardevoli per la loro mole e fortezza. Nel paese di Siam, dove questi animali sono più numerosi e stimati, diciotto elefanti si riguardano come una proporzione sufficiente per ciascuna delle nuove brigate in cui un compiuto esercito viene diviso. L'intero numero di cento e settantadue elefanti da guerra, può alcune volte essere raddoppiato. Vedi Storia de' viaggi tom. I. X pag. 260.

[626.] Stor. Aug. p. 135.

[627.] Il Sig. de Tillemont ha già osservato che la geografia di Erodiano è alquanto confusa.

[628.] Mosè di Corene (Stor. Armen. l. II c. 71) illustra questa invasione della Media sostenendo, che Cosroe Re dell'Armenia disfece Artaserse e lo inseguì fino ai confini dell'India. Le imprese di Cosroe sono state esagerale; ed agì come dipendente alleato dei Romani.

[629.] Per il ragguaglio di questa guerra, vedi Erodiano (l. VI p. 209, 212.) Gli antichi abbreviatori, ed i compilatori moderni hanno ciecamente seguitata la Storia Augusta.

[630.] Eutichio tom. II p. 180 vers. Pocock. Il gran Cosroe Noushirwan mandò il Codice di Artaserse a tutti i suoi Satrapi, per invariabile regola della loro condotta.

[631.] D'Herbelot Bibliot. Orient. alla parola Ardshir. Possiamo osservare, che dopo un antico periodo di favole, ed un lungo intervallo di oscurità, le storie moderne della Persia cominciano con la Dinastia dei Sassanidi a prendere un'aria di verità.

[632.] Erodian. lib. VI p. 214. Ammiano Marcell. lib. XXIII c. 6. Sono da osservarsi alcune differenze tra questi due storici, conseguenze naturali dei cambiamenti prodotti da un secolo e mezzo.

[633.] I Persiani sono tuttavia i più abili cavalcatori, ed i loro cavalli, i più belli d'Oriente.

[634.] Da Erodoto, Senofonte, Erodiano, Ammiano, Chardin, ec., ho estratto alcune probabili notizie sulla nobiltà persiana, le quali sembrano o comuni ad ogni secolo, o particolari a quelle dei Sassanidi.

[635.] I moderni filosofi della Svezia sembrano accordarsi a credere, che le acque del Baltico gradatamente scemino in una regolare proporzione, ch'e' si sono avventurati a valutare mezzo pollice ogni anno. Venti secoli addietro, il basso terreno della Scandinavia deve essere stato coperto dal mare; mentre le terre più alte sovrastavano alle acque, come altrettante isole di forme e dimensioni diverse. Tale difatto è l'idea che Mela, Plinio e Tacito ci danno delle vaste contrade intorno al Baltico. Vedi nella Bibliothèque raisonnée, tom. XL e XLV un lungo estratto della Storia di Svezia di Dalin, scritta in lingua Svezzese.

[636.] Particolarmente il Sig. Hume, l'Abate du Bos, ed il Sig. Pelloutier Stor. dei Celti tom. I.

[637.] Diod. Sic. l. V p. 340 ediz. Wessel. Erodiano l. VI p. 221. Jornandes c. 55. Sulle rive del Danubio il vino, quando era portato in tavola, veniva ghiacciato in grossi pezzi, frusta vini. Ovid. Epist. ex Ponto l. IV 7, 9, 10. Virgil. Georg. l. III 355. Il fatto è confermato da un soldato filosofo, che avea provato l'intenso freddo della Tracia. Vedi Senofonte, Anabasis l. VII p. 560, edizione Hutchinson.

[638.] Buffon Stor. Nat. tom. 12 p. 79, 116.

[639.] Caesar de bello Gallico VI 23 ec. I più curiosi esploratori tra i Germani ne ignoravano gli ultimi confini, benchè molti di essi vi avessero viaggiato per più di 60 giorni di cammino.

[640.] Cluverio (Germania Antiqua l. III c. 47) rintraccia piccoli dispersi avanzi della foresta Ercinia.

[641.] Charlevoix Histoire du Canada.

[642.] Olao Rudbeck sostiene che le donne svezzesi generavano sovente dieci o dodici figli, e non è straordinario il numero di venti o di trenta; ma l'autorità di Rudbeck si deve avere per molto sospetta.

[643.] In hos artus, in haec corpora, quae miramur, excrescunt. Tacit. German. 3, 20. Cluver l. 1, c. 14.

[644.] Plutar. in Mario. I Cimbri per divertimento sdrucciolavano dalle montagne di neve sopra i loro grandi scudi.

[645.] Fecero i Romani la guerra in tutti i climi, e con l'eccellente lor disciplina si conservarono in gran parte la salute ed il vigore. È da osservarsi, che l'uomo è il solo animale, il quale possa vivere e moltiplicare in ogni paese, dall'Equatore ai Poli. Sembra che in questo privilegio il porco si avvicini più d'ogni altro animale alla nostra specie.

[646.] Tacit. German. c. 3. I Galli nella loro emigrazione seguitarono il corso del Danubio, e si sparsero nella Grecia e nell'Asia. Tacito non potè rinvenire che una sola piccola tribù, la quale conservasse alcune tracce di una gallica origine.

[647.] Secondo il Dott. Keating. (Stor. d'Irlanda p. 13, 14) il gigante Partolano, ch'era figlio di Seara, figlio di Esra, figlio di Sru, figlio di Framant, figlio di Fathaclan, figlio di Magog, figlio di Jafet, figlio di Noè, approdò alla costa di Munster, ai 14. Maggio, l'anno del Mondo 1978. Benchè egli avesse un felice successo nella sua grande impresa, la rilassata condotta della sua moglie gli rendè la vita domestica molto infelice, e lo irrito a un segno, che uccise.... di lei favorito veltro. Questo, come il dotto Storico osserva, fu il primo esempio di falsità e d'infedeltà femminile che mai si conoscesse nell'Irlanda.

[648.] Stor. Genealog. dei Tartari, di Abulghazi Bahadur Khan.

[649.] La sua opera intitolata Atlantica, è rarissima; Bayer ne ha fatto due curiosi estratti, République des Lettres, Janvier et Février 1685.

[650.] Tacit. Germ. II 19. Litterarum secreta viri pariter ac foeminae ignorant. Possiam contentarci di questa decisiva autorità, senza entrare nelle oscure dispute concernenti l'antichità dei caratteri Runici. Il dotto Celsio, svezzese, letterato e filosofo, era d'opinione che quei caratteri altro non fossero che lettere romane, con le curve cangiate in linee rette per la facilità dell'incisione. Ved. Pelloutier Stor. dei Celti l. II c. 11. Dictionnaire Diplomat. tom. I. p. 223. Possiamo aggiugnere che le più antiche iscrizioni runiche si credono essere del terzo secolo, ed il più antico Scrittore che le rammenti, è Venanzio Fortunato (Carmen. VII 18) il quale viveva verso la fine del sesto secolo.

Barbara fraxineis pingatur RUNA tabellis.

[651.] Recherches Philosoph. sur les Améric. tom. III. pag. 228. L'autore di questa bella opera è (se non sono male informato) tedesco di nascita.

[652.] Il geografo Alessandrino è spesso criticato dall'esatto Cluverio.

[653.] Vedi Cesare ed il dotto Sig. Whitaker nella sua Storia di Manchester vol. I.

[654.] Tacit. German. 15.

[655.] Quando i Germani ordinarono agli Ubii di Colonia di scuotere il giogo romano, e ripigliare con la nuova lor libertà gli antichi costumi, insisterono sull'immediata demolizione delle mura della Colonia. Postulamus a vobis, muros coloniae, munimenta servitii detrahatis; etiam fera animalia, si clausa teneas, virtutis obliscuntur. Tacit. Hist. IV. 64.

[656.] Gli sparsi villaggi della Slesia si estendono per diverse miglia di lunghezza. Vedi Cluver. l. I c. 13.

[657.] Centoquaranta anni dopo Tacito, furono erette alcune fabbriche più regolari vicino al Reno e al Danubio Erodiano, l. VII p. 234.

[658.] Tacit. Germ. 17.

[659.] Tacit. German. 5.

[660.] Caesar De bell. Gall. VI 21.

[661.] Tacit. Germ. 26 Caesar VI 22.

[662.] Tacit. Germ. 6.

[663.] Dicesi che i Messicani ed i Peruviani senza l'uso della moneta e del ferro, han fatto un grandissimo progresso nelle arti. Queste arti, ed i monumenti, da esse prodotti, sono stati moltissimo esagerati. Ved. Recherches sur les Américains tom. II p. 153 ec.

[664.] Tacit. Germ. 15.

[665.] Tacit. Germ. 22, 23.

[666.] Id. 24. Poteano i Germani avere apprese dai Romani le arti del giuoco, ma la passione di esso è mirabilmente inerente all'umana specie.

[667.] Tacit. Germ. 14.

[668.] Plutarc. in Camillo. Tit. Liv. V. 33.

[669.] Dubos. Stor. della Monarc. francese tom. I p. 93.

[670.] La nazione elvetica che uscì dal paese chiamato degli Svizzeri, conteneva trecentosessantottomila persone di ogni età e d'ogni sesso (Caesar De bell. Gall. l. 29.) Adesso il numero degli abitatori nel pays de Vaux (picciol distretto sulle rive del lago Lemano, molto più illustre per la cultura che per l'industria) ascende a 112591. Vedi un eccellete trattato del Sig. Muret, nelle Mem. della Società di Berna.

[671.] Paolo Diacono c. 1. 2. 3, Machiavello, Davila, ed il restante dei seguaci di Paolo, rappresentano queste emigrazioni come disegni troppo regolari e concertati.

[672.] Guglielmo Temple e Montesquieu si sono, su questo soggetto, lasciati trasportare dalla solita vivacità della loro fantasia.

[673.] Machiavello Stor. di Firenze l. I. Mariana Stor. spagnuola l. V c. I.

[674.] Robertson, Vita di Carlo Quinto. Hume, Saggi politici.

[675.] Tacit. Germ. 44, 45. Frensemio (che dedicò il suo supplemento di Tito Livio a Cristina di Svezia), si crede in obbligo di far molto lo sdegnato con quel Romano che mostrò così poco rispetto per le Regine del Settentrione.

[676.] Non sarebbe egli da sospettarsi che la superstizione generasse il dispotismo? Dicesi che i discendenti di Odino (la cui stirpe non si estinse fino all'anno 1060) regnarono nella Svezia per più di mille anni. Il tempio di Upsal era l'antica sede della Religione e dell'Impero. Nell'anno 1153 ritrovo una legge singolare, la quale a tutti proibisce l'uso ed il possesso delle armi, eccettuate lo guardie del Re. Non è egli probabile che fosse questa legge colorita col pretesto di ristabilire una antica istituzioni? Ved. Dalin; Storia di Svezia nella Biblioteca Ragionata tom. XL. e XLV.

[677.] Tacit. Germ. c. 43.

[678.] Tacit. Germ. c. 11, 12, 13 ec.

[679.] Grozio muta una espressione di Tacito, pertractantur in praetractantur. La correzione è giusta non men che ingegnosa.

[680.] Nel nostro antico Parlamento ancora, i baroni sovente decidevano una questione non tanto col numero dei voti, quanto con quello dei loro seguaci.

[681.] Caesar de Bell. Gall. VI. 23.

[682.] Minuunt controversias, è una espressione di Cesare.

[683.] Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt. Tacit. German. 7.

[684.] Cluver. Germ. Ant. l. I. c. 38.

[685.] Caesar VI 22. Tacit. Germ. 26.

[686.] Tacit. Germ. 7.

[687.] Tacit. Germ. 13, 14.

[688.] Esprit des loix l. XXX c. 3. La brillante immagine di Montesquieu è però corretta dal semplice e freddo ragionamento dell'Abate di Mably. Osservazioni sulla storia di Francia tomo. I p. 556.

[689.] Gaudent muneribus, sed nec data imputant, nec acceptis obligantur. Tacit. Germ. c. 21.

[690.] L'adultera veniva frustata pel villaggio. Nè la ricchezza o la beltà potevano inspirar compassione, o procurarle un secondo marito. Ivi, 18, 19.

[691.] Ovidio impiega dugento versi nella ricerca dei luoghi più propizi all'amore. Soprattutto egli considera il teatro come il più adatto a riunire le bellezze di Roma o indurle alla tenerezza ed alla sensualità.

[692.] Tacit. Stor. IV 61, 65.

[693.] I doni nuziali consistevano in bovi, cavalli ed armi. Vedi Germ. c. 18. Tacito è alquanto pomposo su questo soggetto.

[694.] La mutazione di exigere in exugere è una correzione eccellente.

[695.] Tacit. Germ. c. 7. Plutarco in Mario. Prima che le vedove dei Teutoni si distruggessero da se stesse con i loro figli, si erano offerte a rendersi, con il patto di esser ricevute come schiave delle Vestali.

[696.] Tacito ha impiegato poche righe, e Cluverio cento ventiquattro pagine su questo oscuro soggetto. Il primo ritrova nella Germania gli Dei della Grecia e di Roma. L'ultimo decide che, sotto gli emblemi del sole, della luna e del fuoco, i suoi devoti antenati adoravano la Trinità nell'Unità.

[697.] Il sacro bosco, descritto con sublime orrore da Lucano, era nella vicinanza di Marsiglia. Ma ve n'erano molti della stessa specie nella Germania.

[698.] Tacit. German. c. 7.

[699.] Tac. c. 4.

[700.] Vedi Robertson vita di Carlo V. Vol. I nota 10.

[701.] Tacit. Germ. c. 6. Questi stendardi altro non erano che teste di animali feroci.

[702.] Vedi un esempio di questo costume in Tacito, Annal. XIII. 57.

[703.] Cesare, Diodoro e Lucano sembrano attribuire questa dottrina ai Galli, ma il Sig. Pelloutier (Stor. dei Celti l. XIII c. 18) si sforza d'interpretare le loro espressioni in un senso più ortodosso.

[704.] Riguardo a questa grossolana, ma seducente dottrina dell'Edda, vedi la favola XX nella curiosa traduzione di quel libro, pubblicata dal sig. Mallet nella sua introduzione alla storia di Danimarca.

[705.] Vedi Tacito Germ. c. 3, Diod. Sicul. l. V, Strab. l. IV p. 197. Il dotto lettore può rammentarsi il grado di Demodoco nella Corte feacia, e l'ardore infuso da Tirteo negli avviliti Spartani. Vi è per altro poca probabilità, che i Greci ed i Germani fossero una stessa nazione. Quante erudite fole si risparmierebbero, se volessero i nostri antiquarj riflettere, che situazioni simili produrranno naturalmente simili costumi.

[706.] Missilia spargunt. Tacit. German. c. 6. O questo Storico si è servito di una indeterminata espressione, o ha voluto dire che erano gettati a caso.

[707.] Era questa la loro principale distinzione dai Sarmati, i quali generalmente combattevano a cavallo.

[708.] La relazione di questa impresa occupa una gran parte dei libri quarto e quinto della Storia di Tacito, ed è più pregevole per l'eloquenza, che per la chiarezza. Enrico Saville vi ha osservate molte negligenze.

[709.] Tacito Stor. IV 13. Avea come essi perduto un occhio.

[710.] Erano comprese tra i due rami dell'antico Reno, come sussistevano prima che l'arte e la natura cambiassero l'aspetto del paese. Vedi Cluver. German. Antiq. l. II c. 30, 57.

[711.] Caesar De Bell. Gall. l. VI 23.

[712.] Sono essi però rammentati nel IV e V secolo da Nazzario, Ammiano, Claudiano ec. come una Tribù di Franchi. Vedi Cluver. Germ. Antiq. l. III c. 13.

[713.] Urgentibus è la comun lezione; ma il buon senso, Lipsio ed alcuni Mss. si dichiararono per vergentibus.

[714.] Tacit. German. c. 33. Il devoto abate de la Bleterie è molto sdegnato con Tacito; parla del diavolo, che fu un assassino fin da principio ec. ec.

[715.] Possono rinvenirsi molte tracce di questa politica in Tacito ed in Dione; e molte più si possono dedurre dai principj della natura umana.

[716.] Stor. Aug. p. 31. Ammian. Marcell. lib. XXXI c. 5. Aurel. Vittor. L'Imperatore Marco Aurelio fu ridotto a vendere i ricchi addobbi del palazzo, ed arruolare gli schiavi ed i ladri.

[717.] I Marcomanni (colonia, che dalle rive del Reno occupò la Boemia e la Moravia) avevano una volta eretta una grande e formidabile Monarchia sotto il loro Re Marobodno. Vedi Strabone l. VII, Vell. Paterc, II. 105, Tacit. Annal. II 63.

[718.] Il Sig. Wotton (Stor. di Roma p. 166) estende la proibizione ad una distanza dieci volte maggiore. Il suo ragionamento è specioso, ma non concludente. Cinque miglia erano sufficienti per una fortificata barriera.

[719.] Dione l. LXXI e LXXII.

[720.] Vedi un'eccellente dissertazione su l'origine e l'emigrazione delle nazioni nelle Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni tom. XVIII p. 48, 71. È raro, che l'antiquario e il filosofo si trovino sì felicemente uniti in una sola persona.

[721.] È egli da sospettarsi, che Atene contenesse soltanto ventunmila cittadini, e Sparta non più di trentanovemila? Vedi Hume e Wallace sul numero degli uomini nei tempi antichi e moderni.

[722.] L'espressione usata da Zosimo e da Zonara può significare, che Marino comandava una centuria, una coorte o una legione.

[723.] La sua nascita in Bubbalia piccolo villaggio della Pannonia (Eutrop. IX Vittor. in Caesarib. et Epitom.) sembra contraddire, se pure non fu puramente accidentale, la sua supposta discendenza dai Decj. Contavano essi seicento anni di nobiltà, ma al principio di quel periodo, erano soltanto plebei di merito, e dei primi che furono a parte del Consolato coi superbi Patrizj: Plebeiae Deciorum animae, ec. Giovenale, Sat. VIII 254. Vedi la coraggiosa parlata di Decio in Livio; X 9, 10.

[724.] Zosimo, l. 1, p. 10; Zonara l. XII, p. 924. Edit. Louvre.

[725.] Vedi le prefazioni di Cassiodoro e di Giornandes. È cosa sorprendente che quest'ultimo fosse omesso nell'eccellente edizione degli Scrittori goti pubblicata da Grozio.

[726.] Sull'autorità di Ablavio, Giornandes cita alcune antiche croniche dei Goti in versi. De Rebus Get. c. 4.

[727.] Giornandes c. 3.

[728.] Vedi nei prolegomeni di Grozio diversi lunghi estratti presi da Adamo di Brema, e da Sassone il Gramatico. Il primo scrisse nell'anno 1077, l'ultimo fiorì verso l'anno 1200.

[729.] Voltaire, Storia di Carlo XII l. III. Quando gli Austriaci desiderarono l'aiuto della Corte di Roma contro Gustavo Adolfo, essi rappresentarono sempre questo conquistatore come il successore diretto di Alarico. Harte Stor. di Gustavo. Vol. II. p. 123.

[730.] Vedi Adamo di Brema in Grotii Prolegomenis p. 104. Il tempio di Upsal fu distrutto da Ingo re di Svezia, che cominciò a regnare nell'anno 1075, e quasi 80 anni dopo fu sulle rovine di quello eretta una Cattedrale cristiana. Vedi Dalin Stor. di Svezia nella Biblioteca ragionata.

[731.] Mallet, Introduzione alla Storia di Danimarca.

[732.] Mallet, c. IV p. 65, ha raccolto da Strabone, da Plinio, da Tolomeo e da Stefano Bisantino i vestigi di questa città e del suo popolo.

[733.] Questa stupenda spedizione di Odino, che deducendo l'inimicizia dei Goti e dei Romani da una causa sì memorabile, potrebbe somministrare il nobile fondamento di un Poema epico, non può sicuramente riceversi come autentica Storia. Secondo il natural senso dell'Edda, e l'interpretazione dei più abili critici, As-gard invece d'indicare una vera città della Sarmazia asiatica, è il nome fittizio della mistica dimora degli Dei, l'Olimpo della Scandinavia, donde si supponeva disceso il Profeta, quando annunziò la sua nuova religione alle nazioni gotiche, già stabilite nelle parti meridionali della Svezia.

[734.] Tacit. German. c. 44.

[735.] Tacit. Annal. II, 62. Se si potesse dar ferma credenza alle navigazioni di Pitea di Marsiglia, dovremmo convenire che i Goti aveano passato il Baltico trecento anni almeno avanti Gesù Cristo.

[736.] Tolomeo l. II.

[737.] Dalle colonie germaniche, le quali seguivano le armi dei cavalieri Teutonici. La conquista e la conversione della Prussia fu compita da quei venturieri del tredicesimo secolo.

[738.] Plinio (Stor. Nat. IV 14) e Procopio in Bello Vandal. l. I. c. I. s'accordano in questa opinione. Eglino vissero in tempi diversi, ed ebbero diversi mezzi per investigare la verità.

[739.] Gli Ostrogoti e i Visigoti, che è a dire i Goti orientali ed occidentali, trassero questi nomi dalle originarie lor sedi nella Scandinavia. In tutte le mosse, in tutti gli stabilimenti loro, essi conservarono poi sempre, insieme coi loro nomi, la medesima relativa situazione. Quando si partirono per la prima volta dalla Svezia, tre vascelli contenevano la nascente loro colonia. Il terzo, essendo tardo alla vela, rimase indietro, e quella turma, divenuta poi una nazione, ricevè da questo circostanza il nome di Gepidi o sia infingardi. Giornandes, c. 17.

[740.] Vedi un frammento di Pietro Patrizio nell'Excerpta Legationum; e riguardo alla probabilità della data, vedi Tillemont. Stor. degli imperat. tom. III. p. 346.

[741.] Omnium harum gentium insigne, rotunda scuta, breves gladii et erga reges obsequium. Tacit. German. c. 43. I Goti probabilmente si procacciarono il loro ferro col commercio dell'ambra.

[742.] Giornandes, c. 13, 14.

[743.] Gli Eruli, e gli Uregundi, o Burgundi, sono specialmente menzionati. Ved. Mascovio, Storia dei Germani, l. V. Un passo della Stor. Aug. p. 28 sembra alludere a questa grande emigrazione. La guerra Marcomannica fu in parte cagionata dalla furia delle barbare tribù, che fuggivano dinanzi alle armi dei Barbari più settentrionali.

[744.] D'Anville, Geografia antica, alla terza parte della incomparabile sua carta dell'Europa.

[745.] Tacit. German. c. 46.

[746.] Cluver. Germania Anti. l. III c. 43.

[747.] I Venedi, gli Havi, e gli Antes, erano le tre gran tribù del medesimo popolo. Giornandes. c. 24.

[748.] Tacito merita sicuramente questo titolo, e perfino la cauta sua sospensione è una prova delle diligenti ricerche da esso fatte.

[749.] La Storia Genealogica dei Tartari, p. 593. M. Bell (Vol. II p. 379) traversò l'Ucrania nel suo viaggio da Pietroburgo a Costantinopoli. L'aspetto moderno del paese è una giusta rappresentazione dell'antico, giacchè nelle mani dei Cosacchi rimane tuttavia nello stato di natura.

[750.] Nel 16 Capit. di Giornandes, in vece di secundo Maesiam, possiamo azzardarci a sostituire secundam, la seconda Mesia, di cui Marcianopoli era certamente la Capitale. Vedi Ierocle de Provinciis, e Wesseling ad locum p. 636. Itinerar. È sorprendente come questo palpabile errore del copista sfuggisse alla giudiziosa correzione di Grozio.

[751.] Il luogo è tuttavia detto Nicopo. Il piccol fiume, sulle cui sponde era posto, sbocca nel Danubio. Geografia antica, tom. I. p. 307.

[752.] Stefan. D'Anville, Byzant. de Urbibus, p. 740. Wesseling Itinerar. p. 136. Zonara per un grossolano sbaglio, attribuisce la fondazione di Filippopoli all'immediato predecessore di Decio.

[753.] Ammian. XXX. 5.

[754.] Aurelio Vittore, c. 29.

[755.] Victoriae Carpicae, sopra varie medaglie di Decio, indicano questi successi.

[756.] Claudio (che regnò di poi con tanta gloria) si era posto al passo delle Termopili con 200 Dardani, 100 cavalli gravi e 160 leggieri, 60 arcieri cretensi, e 1000 bene armate reclute. Vedi una lettera dell'Imperatore al suo uffiziale nella Stor. Aug. p. 200.

[757.] Giornandes, c. 16-18. Zosimo, l. 1 p. 22. Nella relazione generale di questa guerra è facile scoprire gli opposti pregiudizj dello Scrittore gotico e del greco. Nella trascuratezza solamente sono simili.

[758.] Montesquieu: Grandezza e decadenza dei Romani. Egli illustra la natura e l'uso dell'ufficio di Censore col suo solito ingegno e con una precisione non ordinaria.

[759.] Vespasiano e Tito furono gli ultimi Censori (Plinio Stor. Nat. VII 49. Censorino de Die natali.) La modestia di Traiano ricusò un onore, ch'egli meritava, ed il suo esempio divenne una legge per gli Antonini. Vedi il Panegirico di Plinio, c. 45 e 60.

[760.] Pure, a dispetto di questa esenzione, Pompeo comparve dinanzi a quel tribunale, durante il suo consolato. L'occasione fu, per vero dire, e singolare ed onorifica. Plutarco in Pomp. p. 630.

[761.] Vedi la parlata originale nella Stor. Aug. p. 173, 174.

[762.] Ciò potè ingannare Zonara, il quale suppone che Valeriano fosse di presente dichiarato collega di Decio. l. XII p. 625.

[763.] Stor. Aug. p. 174. La risposta dell'Imperatore è omessa.

[764.] Simile ai tentativi di Augusto per la riforma dei costumi. Tacit. Annal. l. III. 24.

[765.] Tillemont Stor. degl'Imperatori, tom. III p. 598. Zosimo ed alcuni dei suoi seguaci confondono il Danubio col Tanai, e mettono il campo di battaglia nelle pianure della Scizia.

[766.] Aurelio Vittore riporta due diverse azioni per la morte dei due Decj; ma io ho preferito il racconto di Giornandes.

[767.] Ho ardito di copiare da Tacito (Ann. I 64) la descrizione di simile combattimento tra un esercito romano ed una tribù di Germani.

[768.] Giornandes c. 18. Zosimo l. I p. 22. Zonara I. XII p. 629 Aurelio Vittore.

[769.] I Decj furono uccisi prima dell'anno dugento cinquantuno, poichè i nuovi Principi presero il possesso del Consolato nelle seguenti calende di Gennaio.

[770.] La Storia Augusta (p. 223.) assegna ad essi un posto molto onorevole tra il piccolo numero dei buoni Imperatori i quali regnarono tra Augusto e Diocleziano.

[771.] Haec ubi Patres comperere.... decernunt. Victor in Caesarib.

[772.] Zonara l. XII, p. 628.

[773.] Una Sella, una Toga, una Patera di oro di cinque libbre di peso, furono accettate con piacere e con gratitudine dal ricco Re dell'Egitto (Liv. XXVII. 4.) Quina millia aeris, peso di rame del valore di circa 36 zecchini, era il solito presente fatto agli ambasciatori stranieri. Livio, XXI, 9.

[774.] Vedi la fermezza d'un Generale romano fino al tempo di Alessandro Severo nell'Excerpta legationum, p. 25. Ediz. del Louvre.

[775.] Per la peste Vedi Giornandes, c. 19, e Vittore in Caesaribus.

[776.] Queste improbabili accuse sono allegate da Zosimo l. I p. 23 24.

[777.] Giornandes, c. 19. Il Gotico Scrittore almeno osservò la pace, che i suoi compatriotti aveano giurata a Gallo.

[778.] Zosimo l. I. p. 25, 26.

[779.] Vittore in Caesaribus.

[780.] Zonara, l. XII. 628.

[781.] Banduri Numismata p. 94.

[782.] Eutropio, l. IX c. 6 dice tertio mense. Eusebio omette questo Imperatore.

[783.] Zosimo (l. I. 28) Eutropio e Vittore, pongono l'esercito di Valeriano nella Rezia.

[784.] Avea quasi sessant'anni quando salì sul trono, o, come è più probabile, quando morì. Stor. Aug. p. 173. Tillemont Stor. degl'Imperat. tom. III p. 893, not. 1.

[785.] Inimicus tyrannorum. Stor. Aug. p. 173. Nella gloriosa guerra del Senato contro Massimino Valeriano, si condusse con molto valore. Stor. Aug. p. 156.

[786.] Secondo la distinzione di Vittore, sembra ch'egli avesse ricevuto il titolo d'Imperator dall'armata e quello di Augustus dal Senato.

[787.] Da Vittore e dalle medaglie, Tillemont (tom. III p. 710) molto giustamente inferisce, che fosse Gallieno associato all'Impero verso il mese di Agosto dell'anno 253.

[788.] Diversi sistemi sono stati immaginati por ispiegare un passo difficile di Gregorio di Tours l. II, c. 9.

[789.] Il Geografo di Ravenna, L. II, facendo menzione della Mauringania su i confini della Danimarca, come dell'antica sede de' Franchi, dette origine ad un ingegnoso sistema di Leibnitz.

[790.] Vedi Cluver. Germania Antiqua l. III, c. 20 e Freret nelle Memorie dell'Accademia delle iscrizioni, Tom. XVIII.

[791.] Molto probabilmente sotto il regno di Gordiano, per una accidentale circostanza pienamente discussa da Tillemont, tom. III, p. 710, 1181.

[792.] Plinio Stor. Nat. XVII. I panegiristi frequentemente alludono alle paludi dei Franchi.

[793.] Tacit. German. c. 30, 7.

[794.] Nei tempi susseguenti vengono all'occasione ricordati molti di questi vecchi nomi. Vedine alcuni vestigj in Cluver. Germ. Antiq. L. III.

[795.] Simler de Republ. Helvet. cum notis Fuselin.

[796.] Zosimo l. I, p. 27.

[797.] M. de Brequigny (nelle memorie dell'Accademia, tom. XXX) ci ha dato una molto curiosa vita di Postumo. Una serie della Storia Augusta, per mezzo di medaglie ed iscrizioni, è stata più di una volta progettata, e ve n'è tuttavia gran bisogno.

[798.] Aurel. Vittore, c. 33. Invece di pene direpto il senso e l'espressione esigono deleto, benchè veramente, per diverse ragioni è ugualmente difficile correggere il testo dei migliori scrittori, che quel dei peggiori.

[799.] Al tempo di Ausonio, sul fine del quarto secolo, Ilerda o Lerida era in uno stato molto rovinoso, (Ausonio, Epist. XXV, 58) che probabilmente era la conseguenza di questa invasione.

[800.] Si è perciò Valesio ingannato supponendo che i Franchi invadessero la Spagna per mare.

[801.] Aurel. Vittore, Eutrop. XX, 6.

[802.] Tacit. German. 38.

[803.] Cluver. German. Antiq. III 15.

[804.] Sic Suevi a caeteris Germanis, sic Suevorum ingenui a servis separantur. Orgogliosa separazione.

[805.] Caesar in Bello Gallico. IV, 7.

[806.] Vittore in Caracal. Dione Cassio. LXVII p. 1350.

[807.] Questa etimologia, molto diversa da quelle che divertono l'immaginazione dei dotti, è conservata da Asinio Quadrato, Storico originale, citato da Agatia, I c. 5.

[808.] Gli Svevi impegnarono Cesare in questa maniera, e le loro operazioni meritarono l'approvazione del vincitore.

[809.] Stor. Aug. p. 215, 216. Dexippo nell'Excerpta Legationum, p. 8. Hieronym. Cron. Orosio VII 22.

[810.] Zosimo l. I, p. 34.

[811.] Aurel. Vittore in Gallieno e Probo. I suoi lamenti sperano un insolito ardore di libertà.

[812.] Zonara, l. XII p. 631.

[813.] Uno dei Vittori lo chiama Re dei Marcomanni, l'altro dei Germani.

[814.] Vedi Tillemont Stor. degl'Imperat. tom. 3 pag. 398, ec.

[815.] Vedi le vite di Claudio, Aureliano e Probo nella Storia Augusta.

[816.] È quasi una mezza lega in larghezza. Storia genealogica dei Tartari, p. 598.

[817.] Vedi M. de Peyssonel, ch'era stato Console francese a Caffa, nelle sue Osservazioni sui Popoli barbari, che hanno abitato sulle rive del Danubio.

[818.] Euripide nell'Ifigenia in Tauride.

[819.] Strabone l. VII p. 309. I primi Re del Bosforo furono alleati di Atene.

[820.] Appiano in Mitridate.

[821.] Fu soggiogato dalle armi di Agrippa. Orosio VI, 21. Eutropio VII, 9. I Romani una volta s'innoltrarono dentro, a tre giornate di marcia dal Tanai. Tacit. Annal. XII 17.

[822.] Vedi il Toxaris di Luciano, se diamo fede alla sincerità, ed alla virtù dello Scita, che riferisce una gran guerra della sua nazione contro i Re del Bosforo.

[823.] Zosimo, l. I. p. 28.

[824.] Strabone, l. XI. Tacito, Stor. III. 47. Si nominavano Camarae.

[825.] Vedi una descrizione molto naturale della navigazione dell'Eusino nella XVI lettera di Tournefort.

[826.] Arriano pone la guarnigione di frontiera a Dioscurias, o Sebastopoli, quarantaquattro miglia all'oriente di Pizio. La guarnigione di Fasi era al suo tempo composta di soli quattrocento pedoni. Vedi il Periplo dell'Eusino.

[827.] Zosimo, l. I p. 30.

[828.] Arriano (in Periplo Maris Euxini p. 130) assegna la distanza di 2610 stadj.

[829.] Senofonte, Anabasis l. IV, p. 348. Ediz. Hutchinson.

[830.] Arriano, p. 129. L'osservazione generale è di Tournefort.

[831.] Vedi un'epistola di Gregorio Taumaturgo Vescovo di Neocesarea, citato da Mascovio. V, 37.

[832.] Zosimo l. I, p. 32 33.

[833.] Itiner. Hierosolym. 572. Vesseling.

[834.] Zosim. lib. I, p. 32, 33.

[835.] Egli assediò la città con 400 galere, 150000 pedoni, e con numerosa cavalleria. Vedi Plutarco in Lucul. Appian. in Mitrid. Cicerone pro lege Manilia c. 8.

[836.] Strabone l. XII p. 573.

[837.] Pocock, descrizione dell'Oriente, l. II c. 23 24.

[838.] Zosimo, l. I, p. 33.

[839.] Sincello riferisce una storia non intelligibile del principe Odenato il quale disfece i Goti, e fu ucciso dal principe Odenato.

[840.] Viaggi di Chardin, Tom. I p. 45. Egli fece vela coi Turchi da Costantinopoli a Caffa.

[841.] Sincello, p. 382, parla di questa spedizione, come intrapresa dagli Eruli.

[842.] Strabone, L. XV, p. 495.

[843.] Plinio, Stor. Nat. III.

[844.] Stor. Aug. p. 181. Vittore, cap. 33. Orosio, VII. 42. Zosimo, L. I, p. 35. Zonara, l. XII, 635. Sincello, p. 382. Non si possono senza qualche attenzione spiegare o conciliare i loro imperfetti racconti. Possiamo tuttavia rinvenire alcune tracce della parzialità di Dexippo nella relazione delle sue proprie imprese, e di quelle dei suoi concittadini.

[845.] Sincello p. 382. Questo funesto corpo di Eruli fu per gran tempo fedele e rinomato.

[846.] Claudio, che comandava sul Danubio, pensò giustamente ed operò con coraggio. Il suo collega fu geloso della di lui fama. Stor. Aug. p. 181.

[847.] Giornandes c. 20.

[848.] Zosimo ed i Greci, (come l'autore del Tilopatride) danno il nome di Sciti a quelli che Giornandes e gli Scrittori latini costantemente rappresentano come Goti.

[849.] Stor. Aug. p. 178, Giornandes c. 20.

[850.] Strabone l. XIV, p, 640. Vitruvio l. I c. 36, prefazione, e L. VII. Tacito Annal. III, 61. Plinio Stor. Nat. XXXVI, 14.

[851.] La lunghezza di S. Pietro di Roma è di 840 palmi romani; questo palmo è di 8 pollici e 3 linee. Vedi le Miscellanee di Greave vol. I p. 233 sopra il piede romano.

[852.] La politica de' Romani gl'impegnava a restringere i limiti dell'asilo, che differenti privilegi avevano successivamente estesi sino a due stadj intorno al tempio. Strabone l. XIV, p. 641. Tacito Ann. III, 60 ec.

[853.] Non offerivano essi alcun sacrifizio agli Dei della Grecia. Vedi Lettere di San Gregorio Taumaturgo.

[854.] Zonara l. XII, p. 635. Un simile aneddoto conveniva perfettamente al gusto di Montaigne. Ne fa uso nel suo saggio sopra il pedantismo l. I c. 24.

[855.] Mosè di Corene, l. II, cap. 71 73 74. Zonara l. XII. p. 628. La relazione autentica dell'autore armeno rettifica il confuso racconto del greco Storico. Costui parla dei fanciulli di Tiridate, il quale allora era fanciullo egli stesso.

[856.] Stor. Aug. p. 191. Macriano era nemico dei Cristiani, quindi essi gli dieder l'accusa di magìa.

[857.] Zosimo l. I p. 33.

[858.] Stor. Aug. p. 174.

[859.] Vittore in Caesarib. Eutropio 9. 7.

[860.] Zosimo l. I p. 33. Zonara l. XII p. 630. Pietro Patricio Excerpta legationum. p. 29.

[861.] Stor. Aug. p. 185. Il regno dei Ciriadi è posto in questa collezione prima della morte di Valeriano; ma alla cronologia dubbiosa di uno Scrittore poco esatto, io ho preferito una probabile serie di avvenimenti.

[862.] La testimonianza decisiva di Ammiano Marcellino (23. 5) esclude sotto il governo di Gallieno il sacco di Antiochia, che qualche altro Autore pone alcun tempo avanti.

[863.] Zosimo l. I p. 35.

[864.] Giovanni Malala tom. 1 pag. 391. Egli trasfigura questo probabile accidente con qualche circostanza favolosa.

[865.] Zonara l. XII p. 630. I corpi di quelli, i quali erano stati trucidati, servirono a riempire profonde valli. Le truppe dei prigionieri erano condotte all'acqua come tante bestie, e un gran numero di questi sventurati moriva per mancanza di nutrimento.

[866.] Zosimo, l. I p. 25, assicura che Sapore sarebbe restato padrone dell'Asia, se non avesse preferito il bottino alle conquiste.

[867.] Pietro Patricio Excerpta legat. p. 29.

[868.] Syrorum agrestium manu. Sesto Rufo c. 23. Secondo Rufo, Vittore, Stor. Aug. p. 192 e più iscrizioni, Odenato era un cittadino di Palmira.

[869.] Egli era in tanta considerazione presso le Tribù erranti, che Procopio (De bello Pers. l. II c. 5.) e Giovanni Malala (tom. 1 p. 391) lo chiamarono Principe dei Saraceni.

[870.] Pietro Patricio.

[871.] Gli autori Cristiani insultano alle miserie di Valeriano, i Pagani le compiangono. Il Sig. Tillemont ha raccolte con diligenza le loro diverse testimonianze tom. 3 p. 739 ec. La Storia orientale, prima di Maometto, è sì poco conosciuta, che i moderni Persiani ignorano interamente la vittoria di Sapore, avvenimento così glorioso per la loro nazione. Vedi la Biblioteca Orientale.

[872.] Una di queste lettere è di Artavasde Re di Armenia. Siccome l'Armenia era una provincia di Persia, quindi non hanno mai avuta esistenza il Re, il Regno, e la lettera.

[873.] Vedi la sua vita nella Storia Augusta.

[874.] Esiste ancora un bellissimo epitalamio composto da Gallieno pel matrimonio di sua nipote.

Ite ait, o Juvenes, pariter sudate medullis

Omnibus, inter vos: non murmura vestra columbae,

Brachia non hederae, non vincant oscula conchae.

[875.] Era sul punto di regalare a Plotino una città rovinata della Campania per tentare di realizzare colà la repubblica di Platone. Vedasi la vita di Plotino, scritta da Porfirio, nella Biblioteca Greca di Fabrizio l. IV.

[876.] Una medaglia, che ha l'impronta della testa di Gallieno, ha sommamente imbarazzati gli antiquarj colle parole della leggenda Gallienae Augustae, e con quelle che si vedono nel rovescio Ubique pax. Il sig. Spanhemio suppone che questa medaglia fosse coniata da qualche nemico di Gallieno, e ch'era un'amara satira della condotta effeminata di questo Principe. Ma siccome l'uso dell'ironìa sembra indegno della gravità della moneta romana, perciò il Sig. di Vallemont da un passo di Trebellio Pollione (Stor. Aug.) ha dedotto una spiegazione ingegnosa e naturale. Galliena era prima cugina dell'Imperatore. Avendo liberato l'Affrica dall'usurpatore Celso, ella meritossi il titolo di Augusta. Sopra una medaglia esistente nella raccolta del gabinetto del Re di Francia, si legge una simile iscrizione di Faustina Augusta intorno alla testa di Marc'Aurelio. Quanto all'Ubique Pax, si spiega facilmente colla vanità di Gallieno il quale forse avrà colto l'occasione di qualche momentanea calma. Vedi Nouvelles de la Republique des lettres Gennaio 1700 pag. 21-34.

[877.] Questo singolare carattere ci è stato, a quanto penso, trasmesso con fedele pittura. Breve e travaglioso fu il regno del suo successore immediato; e gli storici che scrissero avanti la elevazione della famiglia di Costantino non avevano il più lontano interesse a travisare il carattere di Gallieno.

[878.] Pollione mostra la più minuta premura di compirne il numero.

[879.] Il luogo del suo regno è alquanto dubbioso; ma vi era un tiranno nel Ponto, e ci è nota la sede di tutti gli altri.

[880.] Tillemont (tom. III, p. 1163) li riferisce alquanto diversamente.

[881.] Vedi la parlata di Mario nella Stor. Aug. p. 197. L'accidentale somiglianza de' nomi fu la sola circostanza, che potè tentare Pollione ad imitare Sallustio.

[882.] Vos o Pompilius sanguis! Tale è l'apostrofe di Orazio ai Pisoni. Vedi Art. Poet. v. 292 con le note di Dacier e di Sanadori.

[883.] Tacit. Annal. XV 48. Stor. I 15. Nel primo di questi passi ci possiamo arrischiare a mutare la voce paterna in materna. In ogni generazione da Augusto ad Alessandro Severo, uno o più Pisoni compariscono tra i Consoli. Un Pisone fu da Augusto creduto degno del trono (Tacit. Annal, I. 13.). Un altro fu il capo di una formidabile congiura contro Nerone; ed un terzo fu adottato, e dichiarato Cesare da Galba.

[884.] Stor. Aug. p. 195. Il Senato, in un momento di entusiasmo, sembra che si compromettesse dell'approvazione di Gallieno.

[885.] Storia Aug. p. 196.

[886.] L'associazione del coraggioso Palmireno fu l'atto il più popolare di tutto il regno di Gallieno. Stor. Aug. p. 180.

[887.] Gallieno aveva conferito i titoli di Cesare e di Augusto al suo figliuolo Salonino, trucidato in Colonia dall'usurpatore Postumo. Un secondo figliuolo di Gallieno successe nel nome e nel grado di suo fratello maggiore. Valeriano, fratello di Gallieno, fu ancor esso associato all'Impero. Diversi altri fratelli, sorelle e nipoti dell'Imperatore formavano una numerosissima Reale famiglia. Vedi Tillemont, tom. III, e il Sig. di Brequiguy nelle Memorie dell'Accademia tom. XXXII, p. 262.

[888.] Stor. Aug. p. 188.

[889.] Regiliano aveva alcune bande di Roxolani al suo servizio. Postumo aveva un corpo di Franchi. Gli ultimi l'introdussero nella Spagna, forse in qualità di ausiliarj.

[890.] La Storia Augusta; p. 177, la chiama servile bellum. Vedi Diod. Siculo l. XXXIV.

[891.] Plin. Stor. Nat. V 10.

[892.] Diod. Sicul. l. XVII. p. 590 edit. Wesseling.

[893.] Vedi una curiosissima lettera di Adriano nella Stor. Aug. p. 245.

[894.] Simile alla sacrilega uccisione di un gatto sacro. Vedi Diod. Sicul. l, I.

[895.] Stor. Aug. 195. «Una lunga e terribile sedizione ebbe il suo principio da una disputa tra un soldato ed un paesano per un pajo di scarpe.»

[896.] Dionisio presso Eusebio. Stor. Eccles. vol. VII p. 21. Ammiano XXII 16.

[897.] Scaligero animadver. ad Euseb. Chron. p. 258. Tre dissertazioni del Sig. Bonamy nello Mem. dell'Accadem. tom. IX.

[898.] Strabone l. XII. p. 569.

[899.] Stor. Aug. p. 197.

[900.] Vedi Cell. Geogr. Antica tom. II p. 137 intorno ai confini dell'Isauria.

[901.] Stor. Aug. p. 177.

[902.] Stor. Aug. p. 177. Zosimo l. I. p. 24. Zonara, l. XII p. 623. Euseb. Chronicon. Vittore in Epitom. Vittore in Caesarib. Eutropio IX 5. Orosio VII 21.

[903.] Euseb. Stor. Eccles. VII 21. Il fatto è preso dalle Lettere di Dionisio, che nel tempo di quelle turbolenze era Vescovo di Alessandria.

[904.] In un gran numero di Parrocchie si trovarono 11000 persone tra i quattordici e i diciott'anni; 5365, tra i quaranta e settanta. Vedi Buffon, Stor. Nat. tom. II pag. 590.

Nota del Trascrittore

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