CAPITOLO LXXI.

Descrizione delle rovine di Roma nel secolo decimoquinto. Quattro cagioni di scadimento e distruzione; il Colosseo citato ad esempio. La Città nuova. Conclusione dell'Opera.

A. D. 1430

Sul finire del Regno di Eugenio IV, il dotto Poggi[381] e un suo amico, servi entrambi del Papa, ascesero la collina del Campidoglio, e riposandosi fra le rovine delle colonne e de' templi, da quell'altura contemplarono l'immenso quadro di distruzione che ai loro sguardi appariva[382]. Il luogo della scena e questo spettacolo offerivano ad essi un vasto campo di moralizzare sulle vicissitudini della fortuna, che non risparmia nè l'uomo, nè le più orgogliose fra le sue opere, e che precipita nello stesso baratro gl'Imperi e le città, laonde convennero entrambi in questa opinione, non esservi, se si avea riguardo a quel che era stata, veruna città della Terra, che, più di Roma, offerisse un aspetto deplorabile e augusto ne' suoi stessi diroccamenti. «L'immaginazione di Virgilio, dicea il Poggi all'amico, descrisse Roma nello stato suo primitivo, e tal quale poteva essere allora, che Evandro accolse il fuggitivo Troiano[383]. La Rocca Tarpea che tu vedi da quella parte non presentava che una selvaggia e solitaria siepaglia; ai dì del Poeta, la cima di essa vedeasi coronata dai portici d'un tempio, e dai lor tetti dorati. Il tempio non è più; i Barbari si sono presi l'oro che lo fregiava; la ruota della fortuna ha compiuto il suo giro, e questo sacro terreno è nuovamente bruttato dalle ginestre e dai rovi. La collina del Campidoglio, su di cui ci siamo seduti, era, già tempo, la testa dell'Impero romano, la Fortezza del Mondo, il terrore dei Re. Onorata dalle pedate di tanti trionfatori, arricchita delle spoglie e dei tributi di un tanto numero di Nazioni; spettacolo che attraeva gli sguardi dell'Universo, oh! come è caduta, com'è cambiata, come ha perduta l'antica immagine! Le vigne impacciano il cammino de' vincitori, le immondezze lordano que' luoghi ove erano collocati gli scanni dei Senatori. Volgi gli occhi al monte Palatino, e dimmi se fra quegl'immensi e uniformi rottami puoi scorgere il teatro di marmo, gli obelischi, le statue colossali, i portici del palagio di Nerone; esamina gli altri colli della città, nè troverai per ogni dove che vôti spazj frastagliati soltanto da orti e rovine. Il Foro, ove il popolo romano dettava le sue leggi e creava i suoi Magistrati, non contiene oggidì che recinti serbati alla coltivazione de' legumi, o aree erbose che i bufali e i maiali calpestano. Tanti pubblici e particolari edifizj, che per la saldezza di lor costruzione parca sfidassero tutte le età, giacciono rovesciati, spogliati, sparsi nella polvere, come le membra di un robusto gigante; e quelle fra queste opere maestose, che alle ingiurie sopravvissero del tempo e della fortuna, rendono maggiormente dolorosa l'impressione del molto più che è distrutto[384]».

Coteste ruine vengono partitamente descritte dal Poggi, uno de' primi che siasi dai monumenti della superstizione religiosa a quelli della classica sollevato[385]. 1. Fra le opere de' giorni della Repubblica si discernevano ancora un ponte, un arco, un sepolcro, la piramide di Cestio, e nella parte del Campidoglio occupata dai gabellieri, una doppia fila di portici che serbavano il nome di Catulo e la munificenza di questo Romano attestavano. 2. Il Poggi accenna undici templi, qual più, qual men conservato, partendosi dal Panteon, tutta via intero, fino ai tre archi, e alla colonna di marmo, avanzi del tempio della Pace, che Vespasiano fece innalzare dopo le guerre civili e il trionfo riportato sopra i Giudei. 3. Trascorre alquanto leggermente, contando fino a sette, le antiche terme, o bagni pubblici, tutti, egli dice, sì andati a male, che niun d'essi lascia più scorgere l'uso a cui doveva servire, nè la distribuzione diversa delle sue parti. Pure i bagni di Diocleziano e di Antonino Caracalla venivano ancora indicati co' nomi de' lor fondatori, e tuttavia empieano di maraviglia i curiosi, che contemplavano la saldezza di tali edifizj, la varietà de' marmi, la grossezza e la moltitudine delle colonne, confrontando i lavori e la spesa, che a queste fabbriche si saranno voluti, colla utilità e importanza delle medesime. Oggidì ancora rimangono alcune vestigia delle Terme di Costantino, di Alessandro, di Domiziano, ovvero di Tito. 4. Gli archi trionfali di Tito, di Severo e di Costantino si trovavano intatti, non ne avendo il tempo cancellate che le iscrizioni; il frammento di un arco trionfale diroccato, serbava il glorioso nome di Traiano; due altri ancora sulle lor basi vedeansi nella via Flaminia, consagrati alla men nobile ricordanza di Gallieno e di Faustina. 5. Dopo averne descritte le maraviglie del Colosseo, potea il Poggi passar sotto silenzio un picciolo anfiteatro di mattoni, che serviva verisimilmente alle guardie pretoriane; edifizj pubblici e particolari occupavano già il luogo ove stettero i teatri di Marcello e di Pompeo, nè altro più discerneasi fuorchè il sito e la forma del Circo agonale e del gran Circo. 6. Le colonne di Traiano e di Antonino duravano su i lor piedistalli, ma gli obelischi egiziani erano infranti, o sepolti sotterra. Già sparito quel popolo di Dei e d'Eroi, creati dagli scalpelli de' statuarj, non rimaneva che una statua equestre di bronzo, e cinque marmoree figure, delle quali le più notabili due cavalli di Fidia e di Prassitele. 7. I mausolei o sepolcri di Augusto e di Adriano non potevano essere interamente spariti; ma il primo non offeriva che un mucchio di terra; quel d'Adriano, chiamato Castel Sant'Angelo, avea preso il nome e le esterne forme di una Fortezza moderna. Se aggiungeremo alcune colonne sparse qua e là, e che più non ravvisavasi a qual uso servissero, tali erano le rovine dell'antica città, perchè le mura, lunghe dieci miglia di circonferenza, affortificate da trecento settantanove torri, e che per tredici porte si aprivano, davano a divedere gl'indizj di una più recente costruzione.

Erano trascorsi oltre a nove secoli dopo la caduta dell'Impero d'Occidente, ed anche dopo il Regno de' Goti in Italia, quando il Poggi questo doloroso quadro pingea. Durante il lungo periodo d'anarchia e di sventure, mentre coll'Impero, l'arti e le ricchezze abbandonavano le sponde del Tevere, certamente la Città non potè inorgoglirsi di nuovi abbellimenti, nè tampoco restaurare gli antichi; e poichè è legge di tutte le umane cose che retrocedano se non procedono, il progresso de' secoli accelerava la rovina dei monumenti dell'Antichità. Misurare i gradi dello scadimento, e additare a ciascuna epoca lo stato di ciascun edifizio, sarebbe lavoro inutile ed infinito; restringerommi pertanto a due osservazioni che ne gioveranno di norma ad esaminar brevemente ed in modo generale le cagioni e gli effetti dello scadimento medesimo. I. Due secoli prima della eloquente lamentazione del Poggi, un autore anonimo avea pubblicata una descrizione di Roma[386]. Forse per sua ignoranza, l'indicato scrittore ne ha additate sotto nomi bizzarri, o favolosi le stesse cose che il Poggi aveva vedute. Però questo topografo barbaro era d'occhi e d'orecchi fornito; non potea non vedere gli avanzi di antichità che rimanevano ancora, non farsi sordo alle tradizioni del popolo. Ora egli indica in apertissime note sette teatri, undici bagni, dodici archi trionfali, e diciotto palagi, molti de' quali erano spariti prima de' tempi in cui il Poggi scrivea. Sembra pertanto che molti fra i più saldi monumenti dell'antichità si conservassero per lungo tempo[387], e che i principj di distruzione abbiano operato sovr'essi con duplicato vigore ne' secoli decimoterzo e decimoquarto. 2. La medesima considerazione può venire applicata ai tre secoli successivi, e noi cercheremmo indarno il Settizonio di Severo[388], celebrato dal Petrarca e dagli Antiquarj del secolo decimosesto. Sintantochè gli edifizj di Roma furono interi, la saldezza della massa e la connession delle parti resistettero all'impeto de' primi colpi; ma incominciata la distruzione, i frammenti crollati al primo urto rovinarono affatto.

Dopo molte indagini praticate accuratamente sulla distruzione delle opere de' Romani, mi sono occorse quattro cagioni principali, l'azion delle quali si è per dieci secoli prolungata. 1. I guasti operati dal tempo e dalla natura. 2. Le devastazioni de' Barbari e de' Cristiani. 3. L'uso e l'abuso fattisi de' materiali somministrati dai monumenti dell'antichità; e per ultimo le discordie intestine degli abitanti di Roma.

I. L'uomo perviene ad innalzar monumenti ben più della sua breve vita durevoli; ma son pur questi, soggetti, siccom'egli, a perire, e nell'immensità de' secoli, la sua vita e le sue opere non hanno che un istante. Non è cosa facile cionnullameno il circoscrivere la durata di un edifizio la cui saldezza ne pareggi la semplicità. Quelle piramidi, maraviglie degli antichi tempi, eccitavano la curiosità d'uomini vissuti tanti secoli prima di noi[389]. Cento generazioni sono sparite come le foglie d'autunno[390]; pur dopo la caduta de' Faraoni e de' Tolomei, de' Cesari e de' Califfi, quelle stesse piramidi, ferme ed immobili sulle loro basi, s'ergono ancora sopra le traboccanti acque del Nilo. Un edifizio composto di diverse e dilicate parti è più soggetto a perire, e i silenziosi scavamenti del tempo vengono talvolta accelerati dai turbini e dai tremuoti, dalle innondazioni e dagl'incendj. Certamente l'atmosfera e il suolo di Roma hanno provate le proprie vicissitudini; e le alte torri di questa Metropoli sono state crollate dalle loro fondamenta; ma non appare che i Sette Colli si trovino collocati in veruna delle grandi cavità del Globo, nè la città ha sperimentati que' grandi sovvertimenti della natura che ne' climi, sotto cui sono poste Antiochia, Lima, o Lisbona, annientano in pochi istanti l'opera di molte generazioni. Il fuoco è l'agente più operoso della vita e della distruzione; la volontà, o solamente la negligenza degli uomini, può produrre e dilatare questo rapido flagello. Or vediamo tutte le epoche degli annali romani contrassegnate da calamità di tal genere. Il memorabile incendio, delitto, o sventura del Regno di Nerone, continuò, con più, o men di furore per sei, o nove giorni[391]. Le fiamme divorarono un immenso numero di edifizj accumulati in quelle strade anguste e tortuose; e quando cessarono, di quattordici rioni di Roma, sol quattro restavano intatti, tre furono compiutamente inceneriti, gli altri sette perdettero la loro forma sotto le rovine fumanti degli edifizj incendiati[392]. L'Impero trovandosi allora all'apice di sua gloria, la Metropoli uscì, bella di un novello splendore, delle sue ceneri, ma i vecchi cittadini deploravano l'irreparabile perdita de' capolavori de' Greci, de' trofei delle romane vittorie, dei monumenti dell'antichità primitiva, o favolosa. Nei tempi di squallore e di anarchia, ciascuna ferita è mortale, ciascuna perdita irremediabile, nè avvi sollecitudine di Governo, o solerzia di particolare interesse che vagliano a ristorare la devastazione. Ma due considerazioni ci portano a credere molto maggiore in una città fiorente, che in una povera, la devastazione dagl'incendj operata. 1. Le materie combustibili, i mattoni, i legnami e i metalli vi si consumano, o fondono più presto, mentre le fiamme assalgono invano ignude pareti, o grosse volte spogliate de' loro ornamenti. 2. Più spesso che altrove, nelle case de' poveri, una funesta scintilla produce gl'incendj; ma poichè il fuoco le ha consumate, i maggiori edifizj che resistettero alle fiamme, o a cui le fiamme non giunsero, rimangono soli in mezzo ad un vôto spazio, nè corrono ulteriore pericolo. — La situazione di Roma la espone in oltre ad innondazioni frequenti. Il corso de' fiumi che discendono dall'uno e dall'altro lato dell'Appennino, non eccettuandone il Tevere, è irregolare e poco lungo; basse le loro acque durante l'ardor della state, le piogge o il didiacciar delle nevi li gonfiano nella primavera, o nel verno, e in torrenti impetuosi traboccano. Giunti al mare, se il vento li rispinge, e divenuto incapace di contenerli il lor letto, rompono ed allagano senza ostacolo le pianure e le città de' dintorni. Poco dopo il trionfo che celebrò le vittorie riportate nella prima guerra punica, avendo le piogge straordinarie ingrossato il Tevere, un traboccamento più durevole e più esteso di quanti se ne erano dianzi veduti, distrusse tutte le fabbriche poste al di sopra delle colline di Roma. Diverse cagioni ricondussero gli stessi guasti, e giusta la natura della parte di suolo innondata, gli edifizj o vennero trasportati dal subitaneo impulso della corrente, o lentamente sciolti e scavati dallo stagnamento dell'acque[393]. Eguale calamità essendosi, ne' giorni d'Augusto, rinnovellata, il fiume ribelle rovesciò i palagi e i templi situati sulle sue rive[394]; nè le sollecitudini di cotesto Imperatore, a fine di mondarne e ampliarne il letto colmato dalle rovine, risparmiarono in appresso ai Cesari successori eguali fatiche e pericoli[395]. La superstizione e privati interessi si opposero per lungo tempo al disegno di aprire, scavando nuovi canali, nuovi sbocchi al Tevere, o ai fiumi che gli portano il tributo delle loro acque[396], impresa che fu eseguita di poi, ma troppo tardi, nè acconciamente, onde i vantaggi che se ne trassero non compensarono le fatiche e le spese. Il freno imposto ai fiumi è la più bella e rilevante fra quante vittorie gli uomini possano ottenere sulle ribellioni della natura[397]. Ora se il Tevere produsse simili guasti sotto un Governo vigoroso e solerte, chi poteva impedire, o chi potrebbe annoverare i disastri, che questo fiume arrecò alla città di Roma dopo la caduta dell'Impero d'Occidente? Finalmente il male condusse di per sè stesso il rimedio. Il cumulo delle rovine, e la terra staccatasi dai colli, coll'avere alzato il suolo, a quanto credesi, di quattordici o quindici piedi al di sopra dell'antico livello[398], ha fatto sì che la città paventi meno gli straripamenti delle acque[399].

II. Quegli autori d'ogni nazione che accagionano i Goti e i Cristiani dell'esterminio de' monumenti dell'antica Roma, avrebbero dovuto esaminare sino a qual punto poteano sì gli uni che gli altri essere spinti dal bisogno di distruggere, e fino a qual grado ebbero i modi e il tempo di abbandonarsi ad una tal propensione. Ho descritto molto prima il trionfo della barbarie e della religione; or mi rimane indicare con brevi cenni la correlazione o immaginaria, o reale che può concepirsi fra questo trionfo, e la rovina dell'antica Roma. Possiamo, quanto ne aggrada, comporre, o adottare, sulla migrazione de' Goti e dei Vandali, le idee romanzesche le più capaci di dilettare la nostra fantasia, supporre che uscirono della Scandinavia ardenti del desiderio di vendicare la fuga di Odino[400], d'infrangere i ceppi delle nazioni, di gastigar gli oppressori, di annichilare tutti i monumenti della letteratura classica, e di collocare la loro nazionale architettura sulle rovine degli Ordini toscano e corintio. Ma in realtà, i guerrieri del Settentrione non erano nè abbastanza selvaggi, nè abbastanza ragionatori per concepire questi divisamenti di vendetta e di distruzione. Allevati negli eserciti imperiali, i pastori della Scizia e della Germania, ne aveano adottata la disciplina; e sol perchè conosceano la debolezza cui era giunto l'Impero, ad invaderne gli Stati si accinsero. Ma coll'uso della lingua latina aveano appreso a rispettare i titoli e il nome di Roma; e benchè incapaci di aspirare a pareggiare le arti e i lavori d'un popolo tanto ad essi nella civiltà superiore, più ad ammirarli che a distruggerli si mostravan propensi. I soldati di Alarico e di Genserico, padroni per un momento di una Capitale ricca e che non opponea resistenza, si abbandonarono, è vero, a tutta l'effervescenza propria di un esercito vittorioso. Ma in mezzo ai licenziosi diletti della dissolutezza e della crudeltà, le ricchezze facili a trasportarsi furono il soggetto delle loro ricerche, nè poteano trovare motivi d'insuperbire, o di compiacersi, o di sperare vantaggio nel pensar che atterravano i monumenti de' Consoli e de' Cesari. Oltrechè, preziosi per loro eran gl'istanti. I Goti sgomberarono da Roma il sesto giorno[401], i Vandali il decimoquinto[402]; e benchè sia più facile impresa il distruggere un edifizio che l'innalzarlo, il precipitoso loro furore non sarebbe stato gran chè efficace sulle salde fabbriche dell'Antichità. Si ricorderanno i nostri leggitori, che Alarico e Genserico ostentarono rispetto verso gli edifizj di Roma; che questi edifizj vennero mantenuti nella loro integrità e bellezza sotto la prosperosa amministrazione di Teodorico[403]; e che il passeggiero sdegno di Totila[404] trovò un freno nelle stesse considerazioni di Totila, e ne' suggerimenti che i suoi amici e i suoi nemici gli diedero. Se la precitata accusa è mal applicabile ai Barbari, non può dirsi del tutto lo stesso, rispetto ai Cattolici romani. Le statue, gli altari, i templi del demonio erano cose abborrevoli agli occhi loro; e v'ha luogo a credere che, divenuti assoluti padroni della città, si adoperassero a cancellarne ogni vestigio d'idolatria de' loro maggiori. La demolizione dei templi dell'Oriente[405] lor ne offeriva un esempio, e serve in un d'appoggio a tale congettura; onde par verisimile che il merito, o il demerito di sì fatta azione dovesse in parte attribuirsi ai novelli convertiti. Nondimeno questa loro avversione si limitava ai soli monumenti della superstizione pagana, nè colpa eravi, o scandalo nel conservare gli edifizj che servivano agli affari, o ai diletti della società. Inoltre, la nuova religione pose in Roma la sua dimora, non per effetto di un popolare tumulto, ma pe' decreti degl'Imperatori e del Senato, e per le leggi di quella età. Fra tutti gl'individui, di cui la Cristiana gerarchia andava composta, i Vescovi di Roma furono comunemente i più saggi e i meno fanatici, e sarebbe certamente ingiustizia l'accusarli dell'azione meritoria di avere salvato il Pantheon[406] per impiegare al servigio della religione questo maestoso edifizio.

III. Il valore di ciascuna cosa che serve ai bisogni della specie umana è composto della sua sostanza e della sua forma, della materia e della manifattura. Il prezzo di essa dipende dal numero di quelli che la possono comperare, dalla estensione del mercato, e quindi dalla facilità maggiore o minore di trasportarla al di fuori, giusta e la natura stessa di questa merce, e la sua situazione locale, e le congiunture passeggiere di questo Mondo. I Barbari che s'impadronirono di Roma, usurparono in un istante i lavori di parecchie generazioni; ma eccetto le cose atte ad una immediata consumazione, non dovettero eccitare la lor cupidigia tutte quelle che non poteano trasportarsi o sul carriaggio de' Goti, o sul navilio de' Vandali[407]. L'oro e l'argento furono i primi soggetti della costoro avidità, perchè in ciascun paese, e sotto il minor volume possibile, procurano la più considerabile quantità delle proprietà e del lavoro degli altri. La vanità di un Capo di Barbari attribuisce forse prezzo ad un vaso, o ad una statua foggiati con questi preziosi metalli; ma la moltitudine, più grossolana, si affeziona alle sostanze, senza pensare alla forma; nè v'ha dubbio che, generalmente parlando, il metallo non sia stato fuso in verghe, o convertito in monete battute col conio dell'Impero. Agli scorridori meno operosi, o meno felici, non rimasero da portar via che il rame, il piombo, il ferro, il bronzo; i tiranni greci s'impadronirono di tutto quanto sottratto erasi ai Goti e ai Vandali, e all'Imperatore Costante che nel visitar Roma a guisa di masnadiero tolse perfino le piastre di bronzo che coprivano il Pantheon[408]. Gli edifizj di Roma poteano per vero venire considerati siccome una vasta miniera, che diversi e variati materiali somministrava; il primo lavoro, quello di scavarli dalle viscere della terra, era già fatto; inoltre, i metalli già purificati e gettati in forma; i marmi segati e ridotti a pulimento; e dopo aver soddisfatto la cupidigia degli stranieri, i resti della città, se si fosse trovato un compratore, rimanevano tuttavia buone materie di vendita. Erano stati denudati de' preziosi lor fregi i monumenti dell'Antichità, ma i Romani si mostravano propensi a demolire, eglino stessi, gli archi di trionfo e le mura, semprechè in ciò vedessero un guadagno maggiore delle spese del lavoro e del trasporto. Se Carlomagno avesse posta la residenza dell'Impero d'Occidente in Italia, lungi dal por mano agli edifizj de' Cesari, il genio di questo Monarca avrebbe fatto che aspirasse ad esserne il restauratore; ma poichè fini politici il rattennero tra le germane foreste, non potè soddisfare l'amor suo per le Arti, che dando ultima opera alla devastazione, e trasportando i marmi di Ravenna[409] e di Roma[410], nuovo ornamento al palagio che edificò in Aquisgrana. Cinque secoli dopo Carlomagno, Roberto, Re di Sicilia, il più saggio e colto Sovrano del suo secolo, si procacciò nello stesso modo, per aggiunger pregio alle proprie fabbriche, i materiali, che gli vennero facilmente condotti per la via del Tevere e del Mediterraneo, onde il Petrarca doleasi con indignazione che l'antica Capitale del Mondo terminasse da sè medesima di denudarsi per nudrire l'insolente lusso di Napoli[411]. Però i saccheggi, o le vendite de' marmi e delle colonne non furono comuni nel Medio Evo: e il popolo di Roma, superiore in ciò a qualunque altro popolo, avrebbe potuto valersi degli antichi edifizj ne' suoi bisogni pubblici o particolari; ma la situazione e la forma di questi stessi edifizj li rendea sotto molti aspetti inutili alla città e a' suoi abitanti. Ben la stessa di prima era la circonferenza delle mura; ma non il luogo della città, discesa dai Sette Colli nel campo di Marte, onde molti di que' famosi monumenti, che disfidavano le ingiurie de' secoli, trovavansi lungi dalle abitazioni, e poco meno che in un deserto. I palagi delle famiglie consolari non convenivano più ai costumi o alla condizione degli incliti lor successori; perduto erasi l'uso de' bagni e de' portici[412]; i giuochi del teatro, del circo, dell'anfiteatro disparvero dopo il sesto secolo; alcuni templi vennero adatti all'uso della religion dominante; ma generalmente veniva preferita per le chiese cristiane la forma di croce; e l'usanza, o un ragionevole calcolo, aveano determinato un particolare modello per le celle e gli edifizj de' chiostri, il cui numero si moltiplicò a dismisura sotto il reggimento ecclesiastico. La città conteneva quaranta monasteri d'uomini, venti di donne, sessanta Capitoli e collegi di canonici e di preti[413], che aumentavano, anzichè ristorarla, la spopolazione del decimo secolo. Ma se le forme dell'antica architettura vennero disdegnate da una popolazione che non sapea nè prevalersene, nè sentirne i pregi, non può dirsi così degli abbondanti materiali, che questa architettura somministrava, e che i Romani volsero a profitto de' lor bisogni o della loro superstizione; le più belle colonne d'Ordine ionico e d'Ordine corintio, i più preziosi marmi di Numidia e di Paro, vennero condannati a essere puntelli or d'un convento, or di una stalla. Le devastazioni che tuttodì non perdonano i Turchi alle città della Grecia e dell'Asia, ne porgono un esempio di quanto faceano a que' giorni i Romani. In questa progressiva distruzione de' monumenti di Roma, il solo devastatore meritevole di scusa è Sisto V, che al grandioso edifizio di S. Pietro adoperò le pietre del Settizzonio[414]. Un frammento, una rovina, comunque tronchi, comunque profanati, possono ancora destare un sentimento soave di patetica rimembranza; ma la maggior parte dei marmi (non bastò alla barbarie sformarli) vennero distrutti, ed arsi per trarne calce. Il Poggi, dopo il suo arrivo in Roma, avea veduto sparire il tempio della Concordia[415], e molti altri grandi edifizj; e un epigramma scritto a que' giorni annunzia una giusta e rispettabil paura, che continuando di quel tenore, si sarebbero alla perfine annientati tutti i sacri monumenti della veneranda Antichità[416]. I bisogni e i guasti operati dai Romani ebbero termine sol perchè la loro popolazione scemò. Il Petrarca, trasportato dalla sua immaginazione, ha potuto assegnare a Roma una maggiore quantità d'abitanti che non contenea[417], e però duro fatica a credere che anche nel secolo decimoquarto vi fossero più di trentatremila abitanti. Se da quell'epoca, venendo al Regno di Leone X, si aumentarono ad ottantacinquemila[418], non dubito che tale accrescimento non sia stato alla città antica funesto.

IV. Ho serbato a trattare per l'ultima la più possente fra le cagioni di distruzione, le guerre intestine di Roma. Sotto il dominio degl'Imperatori greci e francesi, la pace della città venne turbata da frequenti, ma passeggiere sedizioni. Sol declinando la autorità de' successori di Carlomagno, vale a dire nei primi anni del decimo secolo, trovasi la data di quelle guerre particolari, la cui licenza, violando impunemente le leggi del codice e del Vangelo, nè rispettò la maestà del Sovrano assente, nè la persona del Vicario di Gesù Cristo presente. Durante un oscuro periodo di cinque secoli, Roma fu perpetuamente dilaniata dalle sanguinose querele de' Nobili e del popolo, de' Ghibellini e de' Guelfi, degli Orsini e de' Colonna; ho descritto ne' due precedenti capitoli le cagioni e gli effetti di questi disordini pubblici, alcune particolarità de' quali sono sfuggiti alla conoscenza della Storia, altri non meritano che si porga ad essi attenzione. In questi tempi, ne' quali ogni disparere veniva risoluto colla spada, ne' quali niuno potea, per la sicurezza della sua vita, o delle sue proprietà, riposarsi sopra leggi prive di forza, i possenti cittadini si armavano or per assalire, or per respingere que' nemici che abborrivano, e di cui temevano l'odio. Eccetto Venezia, tutte le Repubbliche dell'Italia si trovavano alla medesima condizione; i Nobili si erano arrogato il diritto di fortificare le loro case, e d'innalzar salde torri[419] e valevoli a resistere contro un assalto improvviso. Le città ringorgavano di munizioni da guerra; Lucca contenea cento torri, la cui altezza aveano limitata ad ottanta piedi le leggi, e seguendo una convenevole proporzione, possono applicarsi le stesse singolarità agli Stati più ricchi e più popolosi. Allorchè il Senatore Brancaleone volle rimettere in vigore la giustizia e la pace, ebbe per prima cura, il dicemmo, di demolire cenquaranta delle torri che vedevansi in Roma, e negli ultimi giorni dell'anarchia e della discordia, sotto il regno di Martino V, uno de' tredici o quattordici rioni della città, ne contava ancora quarantaquattro. Sfortunatamente, erano, oltre ogni credere, accomodati ad uso sì pernizioso gli avanzi della Antichità; i templi e gli archi trionfali offerivano una base larga, e salda, quanto facea mestieri, a sostenere i nuovi baloardi di mattoni e di sassi; citerò ad esempio le torri che furono innalzate sugli archi di trionfo di Giulio Cesare, de' Titi e degli Antonini[420]. Vi voleano pochi cambiamenti per trasformare un teatro, un anfiteatro, o un mausoleo, in una forte ed ampia rocca. Non n'è d'uopo il ripetere che dal molo di Adriano si fece sorgere il castel Sant'Angelo[421]. Il Settizonio di Severo fu in istato di resistere all'esercito di un Sovrano[422]. Il sepolcro di Metella è sparito sotto le fortificazioni di cui venne gravato[423]; i Savelli e gli Orsini occuparono i teatri di Pompeo e di Marcello[424]; le informi Fortezze costrutte su questi edifizj, hanno a mano a mano acquistato il lustro e l'eleganza degl'italiani palagi. Le stesse chiese vennero cinte d'armi e di spalti, e le macchine da guerra collocate sul comignolo della chiesa di S. Pietro, atterrivano il Vaticano e il cristiano Mondo scandalezzavano. Ogni luogo fortificato è soggetto ad assalto, e quanto viene assalito, a distruzione. Se i Romani fossero riusciti a torre ai Pontefici il Castel Sant'Angelo, avrebbero annichilato questo monumento di servitù, come con un pubblico decreto era stata manifestata la loro deliberazione. Ciascuna piazza vedea esposti in un solo assedio al pericolo di essere atterrati tutti gli edifizj innalzati per sua difesa; chè certo in ognuna di tali occasioni non si risparmiavano a questo fine nè espedienti, nè macchine struggitrici. Dopo la morte di Nicolò IV, Roma, priva di Sovrano e di Senato, si trovò per sei mesi abbandonata al furore delle guerre civili. «Le case, dice un contemporaneo, Cardinale e poeta[425], rimasero rovinate sotto massi d'enorme grossezza, e lanciati con incredibile rapidità[426]; i colpi dell'ariete infransero le mura, le torri furono avvolte in mezzo a vortici di fuoco e di fumo, e l'avidità e il risentimento aizzavano l'ardore degli assedianti». La tirannide delle leggi compì l'opera della distruzione, e le diverse fazioni della Italia, abbandonandosi a cieche e sconsigliate vendette, spianarono a vicenda tutte le case e le castella de' loro avversarj[427]. Se pongonsi a confronto pochi giorni di straniere invasioni e secoli d'intestine guerre, non cadrà dubbio sul quanto le ultime sieno state alla città di Roma esiziali; a sostegno della quale opinione mi viene all'uopo citare il Petrarca. «Vedete, egli dice, questi avanzi che attestano l'antica grandezza di Roma! Nè il tempo, nè i Barbari superbir possono di una tanto incredibile distruzione; è forza attribuirla agli stessi cittadini di Roma, ai più illustri fra' suoi figli; e i vostri antenati (egli scrivea ad un Nobile della famiglia Annibaldi) compierono coll'ariete quel che l'Eroe Cartaginese non potè colla spada de' suoi guerrieri[428]». La preponderanza di quest'ultima cagione aumentò il danno con azione reciproca, perchè la rovina delle case e delle torri che la guerra civile atterrava, costringeva continuamente i cittadini a procacciarsi dai monumenti dell'Antichità i materiali per novelli edifizj di distruzione.

Ognuna delle precedenti osservazioni può venire applicata all'anfiteatro di Tito che ha preso il nome di Colosseo[429], sia a motivo della sua estensione, sia a motivo della statua colossale di Nerone; e che forse sarebbe durato in eterno, se non avesse avuti altri nemici fuor del tempo e della natura; gli Antiquarj che hanno calcolato il numero degli spettatori, propendono a credere che al di sopra dell'ultima gradinata di pietra vi fossero logge di legno a diversi piani, consumate per più riprese dal fuoco, e dagl'Imperatori riedificate. Quanto eravi di prezioso, di portatile, o di profano, le statue degli Dei e degli Eroi, le ricche sculture di bronzo, o coperte di foglia d'oro o d'argento, furono prima del rimanente la preda della conquista, o del fanatismo, dell'avarizia de' Barbari, o de' Cristiani. Nelle enormi pietre di cui è costrutto il Colosseo scorgonsi molti forami, intorno a' quali le due più verisimili congetture son le seguenti: 1. Che i filari superiori fossero congiunti agl'inferiori coll'opera di rampiconi di bronzo, e che, non essendo in appresso sfuggiti all'occhio della rapina, i Barbari non abbiano disdegnati anche questi men preziosi metalli[430]. 2. Essendosi per lungo tempo tenuta una fiera, o un mercato nell'arena del Colosseo, e un'antica descrizione di Roma facendo menzione di operai che nel Colosseo prendevano stanza, alcuni han preteso che gli stessi operai o scavassero, o ingrandissero que' forami per introdurvi pezzi di legno ai quali si reggessero, le loro tende o bottegugge[431]. Maestoso, ad onta della semplicità cui venne ridotto, il Colosseo, eccitò il rispetto e lo stupore de' pellegrini del Settentrione, il cui rozzo entusiasmo si manifestò con quei sublimi detti, divenuti proverbio, e nell'ottavo secolo raccolti ne' suoi scritti dal venerabile Beda: «Rimarrà Roma fintantochè il Campidoglio rimanga in piedi. Quando cadrà il Colosseo, Roma cadrà, e quando cadrà Roma, rovinerà tutto il Mondo con essa»[432]. Giusta i moderni principj dell'arte militare, il Colosseo dominato da tre colline, non sarebbe stato scelto per servir di Fortezza; ma, per la saldezza delle sue mura e delle sue volte, attissimo era a resistere alle macchine d'assedio, e capace in oltre di contenere nel suo recinto un numeroso presidio; quando una fazione occupava il Vaticano e il Campidoglio, l'altra si trinceava al palagio di Laterano e al Colosseo[433].

Facemmo altrove menzione dell'abolizione de' giuochi dell'antica Roma. Non si prendano però troppo rigorosamente alla lettera quelle parole; perchè nei secoli decimoquarto e decimoquinto, la legge[434] o la consuetudine della città regolava i giuochi che, prima della Quadragesima, si celebravano sul monte Testaceo e nel circo agonale[435]. A questi presedea in solenne abito il Senatore, che aggiudicava e distribuiva il premio, vale a dire un anello d'oro, o il pallio, come a que' giorni veniva chiamato, pezzo di drappo di lana o di seta[436]. Il danaro occorrente ogn'anno per cotesti giuochi[437] e per le corse a piedi, o sopra carri, o a cavallo veniva da una tassa posta sopra gli Ebrei; eranvi anche altri giuochi più nobili, che si stavano in una giostra, o torneo, cui convenivano settantadue giovani romani. Nell'anno 1332, l'arena del Colosseo offerse un combattimento di tori sull'esempio de' Mori e degli Spagnuoli, riferito nel giornale di un autore contemporaneo che le usanze di que' tempi descrive[438]. Restaurata quanta parte di gradinate bastava perchè vi sedessero gli spettatori, con un bando, che fu pubblicato fino a Rimini e a Ravenna, s'invitarono i Nobili perchè venissero a far prova di abilità e coraggio in quell'agone pericoloso. La festa accadde nel giorno 3 di settembre; le Matrone romane, in tre drappelli divise, occupavano tre balconi coperti di drappo scarlatto; l'avvenente Jacova di Rovere conducea le Matrone transteverine, schiatta purissima, che ne offre anche ai dì nostri i lineamenti e il carattere dell'Antichità. Gli altri due drappelli erano, giusta il solito, formati da quelle delle famiglie che alla fazione Colonna, e alla Orsini spettavano; e ciascuna di queste fazioni avea di che inorgoglire pel numero e per la bellezza delle sue donne. Lo Storico vanta la forma di Savella degli Orsini, e aggiunge come i Colonna si dolessero perchè mancava la più giovane di lor famiglia, che ne' giardini della torre di Nerone si era rotta la noce d'un piede. Uno di que' vecchi cittadini più ragguardevole trasse a sorte i combattenti, i quali, scesi nell'arena, assalirono i tori, senza il soccorso d'altre arme fuor d'una lancia, e a piede, a quanto la descrizione dà a giudicare. Continua il Monaldesco descrivendo i nomi, i colori e le imprese dì venti de' più distinti fra que' Cavalieri, e fra questi nomi se ne trovano molti delle più illustri famiglie di Roma e dello Stato ecclesiastico, i Malatesta, i da Polenta, i Della Valle, i Cafarello, i Savelli, i Capoccio, i Conti, gli Annibaldi, gli Altieri, i Corsi. Ciascun d'essi avea scelto il suo colore giusta il proprio gusto e la sua situazione; e i motti delle imprese additavano, quai melanconia, quai prodezza, quali spirito di galanteria. Son solo come il più giovane degli Orazj, era l'impresa dell'intrepido; Vivo nella desolazione, quella d'un vedovo; Ardo sotto la cenere, di un amante timido; Adoro Lavinia, o Lucrezia, parole equivoche fatte per indicare una passion più moderna. Così è pura la mia fedeltà, molti che ad una insegna bianca si accompagnavano. Annego nel sangue; avvi morte più dilettevole? Così un feroce coraggio esprimeasi. Non v'è alcuno più forte di me? alla quale impresa una pelle di lione aggiugneva significato. L'orgoglio, o la prudenza degli Orsini non permise loro di entrare in una lizza, ove tre de' loro rivali ivan pomposi di tre divise, che l'alterigia provavano dei Colonna: — Son forte a malgrado del mio doloreLa forza pareggia in me la grandezzaSe cado, voi cadrete insieme con me. Quest'ultima impresa era volta, soggiunge lo Storico contemporaneo, agli spettatori, a fine d'indicare, che mentre l'altre famiglie soggiacevano al Vaticano, i soli Colonna sostenevano il Campidoglio. I combattimenti furono pericolosi e micidiali. Ciascun de' Cavalieri assalì a sua volta un toro selvaggio, e parve che la vittoria fosse per gli animali, perchè sol nove di questi giacquero sull'arena, e vi rimasero morti diciotto Cavalieri, feriti nove. Molte nobili famiglie dovettero piangere la perdita di qualche congiunto, ma la pompa delle esequie che vennero celebrate nel tempio di S. Giovanni di Laterano, e di S. Maria Maggiore, presentò di una seconda festa la popolazione romana. Non erano certamente queste le lotte, in cui i Romani avessero dovuto mostrarsi prodighi del loro sangue; nondimeno non possiamo, anche biasimandone la follia, risparmiar qualche lode alla loro prodezza; e quei chiari Cavalieri, che si segnalarono per magnificenza e coraggio nel cimentare le proprie vite alla presenza delle loro amate, inspirano una sollecitudine d'un genere ben più nobile che non le migliaia di prigionieri e malfattori che l'antica Roma, a malgrado di essi, traeva alla macelleria dell'Anfiteatro[439].

Il Colosseo fu rare volte adoperato a tale uso, e forse alla sola festa che abbiamo ora descritta. I cittadini che ogni dì abbisognavano di materiali, correano, senza timor nè rimorso, a demolire questo nobilissimo monumento. Uno scandaloso accordo del secolo decimoquarto assicurò alle due fazioni il diritto di trar marmi dalla comune cava del Colosseo[440]; onde il Poggi deplora la perdita della maggior parte di questi marmi ridotti in calce dagl'insensati Romani[441]. Per reprimere cotale abuso, e impedire i delitti, che in questo vasto e funereo recinto poteano di notte tempo commettersi, Eugenio IV lo cinse di mura, concedendone, mediante una patente durata per lungo tempo, il terreno e l'edifizio ai monaci di un vicino convento[442]. Dopo la morte del ridetto Pontefice, essendo stato questo muro, per cagione di una sommossa, atterrato, il popolo protestò, che il Colosseo non sarebbe mai più per l'avvenire diventato particolare proprietà, protesta che avrebbe meritato encomj ai Romani, se veramente avessero rispettato questo nobile ricordo della grandezza de' loro padri. Nella metà del secolo XVI, epoca del buon gusto e della erudizione, la parte interna del Colosseo trovavasi danneggiata; ma intatta erane la circonferenza esterna, lunga mille seicentododici piedi; e vi si vedevano innalzarsi a cento otto piedi tre ordini di logge, ciascuno di ottanta archi. Vuolsi imputare ai nipoti di Paolo III lo stato rovinoso cui presentemente è ridotto il Colosseo, e tutti i viaggiatori che vanno ad esaminare il palagio Farnese non possono starsi dal maledire il sacrilegio e il lusso di cotesti uomini oscuri pervenuti al principato[443]. Vien fatto eguale rimprovero ai Barbarini, e, sotto ciascun regno successivo, il Colosseo potè aspettarsi eguali oltraggi sino al momento in cui lo pose sotto la salvaguardia della religione Benedetto XIV, il più saggio di tutti i Pontefici, il quale consacrò un luogo che la persecuzione fece campo delle corone di un numero sì sterminato di martiri[444].

Allorchè il Petrarca vide per la prima volta questi monumenti, le cui rovine son superiori a quanto di bello possa descriversi, rimase attonito sulla stupida indifferenza[445] de' Romani[446]; e s'avvide che, eccetto il Rienzi e un dei Colonna, meglio dei Nobili e dei cittadini della Metropoli, un abitante delle rive del Rodano conoscea gli avanzi di tanti capolavori; d'aver fatta la quale scoperta lungi d'essere vano, avvilito mostrossi[447]. Un'antica descrizione della città, composta ne' primi anni del secolo XIII, dà a divedere l'ignoranza e la credulità de' Romani. Senza obbligarmi ad additare gli abbagli infiniti di luogo o di nomi che si veggono sparsi in quest'Opera, mi limiterò ad un passo che basterà a far sorgere sulle labbra de' leggitori un sorriso d'indignazione e di disprezzo. «Il Capitolio[448], dice l'Autore anonimo, vien così nominato perchè è il capo del Mondo. Di lì i Consoli e i Senatori governavano altra volta la città e tutte le contrade dello Universo. Le sue mura altissime e grossissime erano coperte di cristallo e d'oro, e sormontate da un tetto lavorato a cesello, opera oltre ogni dire ricca e preziosa. Al di sotto della rocca, sorgea un palagio, d'oro nella maggior parte, ornato di pietre preziose, e che valeva da per sè solo il terzo di tutto il Mondo. Vi si vedevano collocate per ordine le statue di tutte le province, ciascuna delle quali aveva una campanella al collo; e per opera di un incantesimo[449] ogni volta che una provincia si ribellava contro Roma, la statua che la rappresentava si volgea verso il punto dell'orizzonte ov'erano accampati i ribelli, la campanella sonava, il Profeta del Capitolio annunziava il prodigio, il Senato non ignorava più il pericolo che minacciava la repubblica». Trovasi nella stessa Opera un secondo esempio d'eguale assurdità, benchè riguardi cosa meno rilevante, cioè i due cavalli di marmo che alcuni giovani trasportarono dai bagni di Costantino al monte Quirinale. L'Autore ne attribuisce il lavoro a Fidia e a Prassitele, asserzione sfornita di fondamento, che nondimeno sarebbe scusabile, se il nostro descrittore non prendesse un abbaglio di oltre quattro secoli sul tempo in cui vissero questi statuarj greci. Egli li fa vivere sotto il regno di Tiberio, ed erano, secondo lui, filosofi o maghi, che adottarono la nudità per emblema delle loro cognizioni e del loro amore del vero; svelarono all'Imperatore le sue azioni più segrete, dopo di che, avendo ricusata ogni ricompensa pecuniaria, sollecitarono l'onore di lasciare alla posterità questo monumento di sè medesimi[450]. Lo spirito de' Romani in preda alle idee di magia, perdè ogni vezzo alle bellezze dell'arti; il Poggi non trovò più a Roma che cinque statue; ed è ventura che tant'altre, sepolte o a caso, o con premeditazione sotto le rovine, solo in tempi più fortunati si siano scoperte[451]. La statua rappresentante il Nilo, che orna oggidì il Vaticano, fu scoperta da alcuni giornalieri che scavavano il terreno di un vigneto vicino al tempio o al convento della Minerva. Ma il proprietario, impazientito delle visite d'alcuni curiosi, consegnò nuovamente alle viscere della terra un tal marmo, a costui avviso, senza valore[452]. La scoperta di una statua di Pompeo, alta dieci piedi, diede origine ad una lite, perchè trovata sotto un muro che separava i fondi di due proprietarj. Che fece il giudice per dar soddisfazione ai diritti d'entrambi? sentenziò la statua ad essere spaccata per mezzo, e stava per eseguirsi il decreto, se l'intercessione d'un Cardinale e la liberalità d'un Pontefice non avessero sottratto l'Eroe di Roma alle mani de' suoi barbari concittadini[453].

A. D. 1420

Ma dissipandosi a mano a mano le nubi della barbarie, la pacifica autorità di Martino V e de' successori del medesimo si adoperò in uno a riordinare il governo dello Stato ecclesiastico, e a riparare gli ornamenti della Capitale. I progressi di questo genere che incominciarono col secolo XV, non furono l'effetto naturale della libertà e dell'industria. — Una città di ordinario venne a grandezza per l'opera e la popolazione dei territorj che le stanno all'intorno; da questi traggono i cittadini, e le vettovaglie, e le materie prime delle manifatture e del commercio; ma la maggior parte della Campagna di Roma non offre che un deserto squallido e solitario: vassalli indigenti e privi di speranza d'un maggiore compenso vi coltivano indolentemente i dominj de' Principi, e del Clero che il terreno de' primi usurparono; i miserabili ricolti di questi dominj vengono o rinchiusi, o asportati dai calcoli del monipolio. — Il soggiorno di un Monarca, le spese di una Corte dedita al lusso, i tributi delle province, contribuiscono indi, benchè per cagioni men naturali, all'accrescimento di una Capitale. I tributi e le province colla caduta dell'Impero disparvero: se il Vaticano ha saputo tirare a sè alcune particelle dell'oro del Brasile, e dell'argento del Perù, il di più che viene a Roma dalle rendite de' Cardinali, dal salario degl'impiegati, dalle contribuzioni che mette il Clero, dalle offerte de' pellegrini e de' clienti, è un'aggiunta ben debole e precaria, sufficiente nondimeno a nodrire l'ozio della Corte e della città. La popolazione di Roma, inferiore di gran lunga a quella delle grandi Capitali d'Europa, non oltrepassa le censettantamila anime[454], e nel vasto recinto delle sue mura la maggior parte de' Sette Colli non offre che rovine e vigneti. Voglionsi attribuire alla superstizione e agli abusi del governo la bellezza e lo splendore della moderna città. Ciascun Regno, quasi senza eccezione, è stato segnalato dal rapido innalzamento di una nuova famiglia, arricchita, a spese della Chiesa e dello Stato, da un Pontefice privo di figli. I palagi dei suoi fortunati nipoti offrono dispendiosissimi monumenti d'eleganza e di servitù, entro i quali l'architettura, la pittura, la scoltura, in tutta la lor perfezione, si sono prostituite ai loro padroni. Le costoro gallerie, i costoro giardini racchiudono i pezzi più preziosi dell'Antichità, che il buon gusto o la vanagloria ha raccolti. Con maggior decoro i Pontefici hanno impiegate le rendite ecclesiastiche alla pompa del culto; ma non fa d'uopo indicare tutta la serie degli altari, delle cappelle e delle chiese, da essi piamente fondate; astri inferiori offuscati dallo splendore del Vaticano, dalla cupola di S. Pietro, il più nobile edifizio che sia mai stato alla religion consagrato. La gloria di Giulio II, di Leone X, e di Sisto V vi si trova collegata co' sublimi ingegni del Bramante, del Fontana, di Raffaello e di Michelagnolo. Quella stessa munificenza che fabbricò tanti templi e palagi, non si è mostrata meno sollecita nel far risorgere e pareggiare le opere degli antichi: rialzati gli obelischi che giacevano nella polvere, vennero collocati ne' luoghi più appariscenti di Roma, restaurati tre fra gli undici acquidotti de' Consoli e de' Cesari. Condotti per una serie di portici, di costruzione nuova ed antica, fiumi artificiali che gettano in belle vasche di marmo torrenti d'acqua salutifera e refrigerante; lo spettatore impaziente di salire le gradinate di S. Pietro, trovasi arrestato in cammino all'aspetto di una colonna di granito egiziano, che sorge all'altezza di centoventi piedi, in mezzo a due maestose fontane la cui perennità è inesauribile. Gli Antiquarj e i Dotti hanno portati schiarimenti sulla topografia e i monumenti dell'antica Roma[455]; e i viaggiatori vengono in folla dalle più remote contrade del Settentrione, dianzi selvagge, per contemplarvi rispettosamente le vestigia degli Eroi e visitare gli avanzi dell'Impero del Mondo.


La Storia della decadenza, e della caduta dell'Impero romano, pittura la più vasta e forse la più maestosa degli annali del Mondo, ecciterà l'attenzione di tutti coloro che videro le rovine dell'antica Roma; dee meritarsi ancora quella di ciascun leggitore. Le varie cagioni e gli effetti progressivi di questo politico cambiamento vanno collegati colla maggior parte degli avvenimenti della Storia più rilevanti: esso mette in chiaro lume la politica artifiziosa dei Cesari, che conservarono per lungo tempo il nome e il simulacro della Repubblica; gl'inconvenienti del militar dispotismo; la nascita, il progresso e le Sette del Cristianesimo; la fondazione di Costantinopoli, il parteggiamento della Monarchia; l'invasione de' Barbari della Germania e della Scizia che vi posero stanza; le istituzioni delle leggi civili; il carattere e la religione di Maometto; la sovranità temporale de' Papi; il risorgimento e la caduta dell'Impero d'Occidente; le Crociate de' Latini in Oriente; le conquiste de' Saracini e de' Turchi; la caduta dell'Impero Greco; lo stato e le sommosse di Roma nel Medio Evo. L'importanza e la varietà dell'argomento hanno potuto soddisfare lo Storico; egli ha sentite le proprie imperfezioni, ma sovente ancora ha dovuto incolpare la scarsezza de' materiali. Fra le rovine del Campidoglio, concepii il divisamento di un'Opera che ha occupati e ricreati circa vent'anni della mia vita, e che, comunque sia ancor lungi dal corrispondere pienamente ai miei desiderj, abbandono finalmente alla curiosità e all'indulgenza del Pubblico.

Losanna, 27 Giugno 1787.

(Nota alla [pagina 141]) Molti teologi sanno fare alcune distinzioni intorno al Papa: lo considerano ora come uomo, ora come dottore, ora come Vescovo, ora come primo in potestà ed in onore fra' Vescovi, cioè Papa, ora come Sovrano. Secondo queste distinzioni ne viene, che i vizj personali di alcuni Papi non appartennero, nè devonsi attribuire che all'uomo; che gli errori non devonsi attribuire che al Dottore, e non al Papa. Noi daremo due fatti storici intorno a ciò, e mostranti l'effetto delle suddette distinzioni. Liberio Papa legittimo, e poscia dichiarato Santo, fu eletto l'anno 352, tempo in cui continuava ancora fieramente, malgrado la decisione, e la relativa professione di fede, ossia Credo etc. del Concilio generale di Nicea di 318 Vescovi (Credo etc., da noi riferito distesamente nella nostra nota, pag. 89 e 90 del Tomo 12) dell'anno 325, la gran lite fra i Cristiani-cattolici, sostenitori della consustanzialità di Gesù Cristo con Iddio Padre, cioè coll'Esser Supremo, vale a dire della divinità di Gesù Cristo, ed i Cristiani-ariani (così detti dal prete Ario loro Capo) e semi-ariani, negando i primi la consustanzialità e la divinità di Gesù Cristo, ed accordando i secondi soltanto ch'egli sia simile a Iddio Padre, cioè all'Esser Supremo, ma non consustanziale allo stesso, ossia della stessa di lui sostanza, come avea deciso il Concilio di Nicea, essendo poi anche questa similitudine negata dagli Ariani. I Vescovi, il Clero, i laici Cristiani erano perciò divisi in due o tre parti: nella Chiesa dei paesi orientali, vale a dire dell'Asia Minore e Province vicine, sembra che il maggior numero fosse ariano e semi-ariano, e ne' paesi occidentali, Cattolico: il Concilio ariano di Tiro si convocò contro il Concilio di Nicea, appena terminato; ne abbiamo gli atti negli Storici ecclesiastici. Finchè visse l'Imperator Costantino, tanto famoso, i Cattolici da lui colla forza sostenuti e protetti, avevano prevaluto di molto, ma succedutogli Costanzo, suo figlio, gli ariani e semi-ariani, da lui fortemente sostenuti e protetti, ripresero nuove forze e potere nella gran lotta. Vi fu un Concilio provinciale di Cattolici in Roma a favor d'Atanasio, Vescovo d'Alessandria in Egitto, perseguitato dagli Ariani e da Costanzo, e di cui abbiamo un atto di credenza, ossia Simbolo, conforme alla decisione di Nicea. L'anno 341, presente Costanzo, si convocò in Antiochia un Concilio di 97 Vescovi, parte cattolici, e parte ariani; vi si scrissero alcune professioni di fede in cui non v'era la parola consubstantialem, determinata dal Concilio di Nicea; gli Ariani vi prevalsero di molto per l'influenza dell'Imperatore Costanzo. Vi fu poi anche un Concilio d'Ariani in Arles l'anno 353 contro i Cattolici e contro Atanasio, in cui fu deposto Paolino Vescovo di Treviri per non aver voluto sottoscrivere la condanna d'Atanasio. Per ordine di Costanzo si radunò ancora (siccome si era radunato, per comando di Costantino, il Concilio di Nicea dov'egli stette con pompa e potenza imperiale) l'anno 355 un Concilio di 300 Vescovi co' Legati di Liberio, per trattare, o terminare la grande controversia, che tutto lo Stato sconvolgeva, ed empieva di mali. Era Liberio contrario agli ariani e semi-ariani Vescovi, che in gran numero erano nel Concilio, e non voleva condannare Atanasio, ma avendo questi di molto prevaluto, fu Liberio mandato in bando in Tracia da Costanzo con Eusebio, Vescovo di Vercelli, che fu mal concio da bastonate, con Lucifero di Cagliari, con Paolino di Treviri, Vescovi pure sostenitori della consustanzialità. Vi fu un altro Concilio di Vescovi ariani in Antiochia contro Atanasio; ve ne fu un altro in Francia l'anno 356, adunato da Saturnino Arcivescovo d'Arles, già ariano, o semi-ariano, in cui fu bandito S. Ilario Vescovo cattolico di Poitiers; e così di seguito vi furono concilj contro concilj, anatemi contro anatemi. Intanto che Liberio Papa, cacciato dalla Sede di Roma, stavasi bandito in Tracia in trista situazione, si radunò un Concilio di 300 e più Vescovi tanto orientali, che occidentali in Sirmich, città della Schiavonia, l'anno 357, nel quale furono scritti e professati due atti di fede, il primo semi-ariano, e l'altro ariano. Liberio stanco della pena dell'esilio, e bramoso di ricuperare la Sede pontificia di Roma, sottoscrisse pur troppo l'atto di fede, ossia il Credo etc. semi-ariano, di quel Concilio, per unirsi a' semi-ariani, e obbedendo all'Imperatore Costanzo; ce lo conferma con dispiacere anche Severino Bini cattolico, e divoto de' Papi, e glossatore della nuova ed ampia Collezione de' Concilj di Labbe, edizion di Venezia: Post quam biennio exulasset (Liberio) ad subscribendum Sirmiensi confessioni primae, ad condemnandum innocentem Athanasium, et denique ad comunicandum cum Arianis, taedio exilii et calamitatum, denique spe recuperandae pristinae sedis, atque dignitatis inductus, infelix, infeliciter labitur, sibique vitae ac morum turpissimam maculam incurit. Labbe t. 3, p. 195, edizione di Venezia. Ma Liberio cedette all'umana debolezza, errò come dottore: fu poscia dolentissimo della sua condotta, dopo aver ricuperata la Sede de' Papi, che se non erano ancora sovrani, erano oltremodo ricchissimi. Ecco la lettera scritta da Liberio, essendo ancora in esilio, a' Vescovi ariani, o semi-ariani, pregandoli ad intercedere presso l'Imperatore la sua liberazione, ed il suo ritorno alla Sede di Roma, e colla quale dichiara di ricevere e tenere ferma la semi-ariana professione di fede del Concilio di Sirmich suddetto, dicendola vera e cattolica, cioè vera ed universale.

Pro deifico timore sancta fides vestra cognita est hominibus bonae voluntatis, sicut lex loquitur; juste judicate, filii hominum. Ego Athanasium non defendo, sed quia susceperat illum bonae memoriae Julius, decessor meus, verebar ne forte in aliquo praevaricator judicarer. At ubi cognovi, quando Deo placuit, juste vos illum condemnasse, mox consensum meum commodavi sententiis vestris: litteras super nomine ejus, idest de damnatione ipsius, per fratrem nostrum Fortunatianum dedi perferendas ad Imperatorem nostrum Constantium. Itaque, amoto Athanasio, a comunione omnium nostrum, cujus nec epistolia a me suscipienda sunt, dico me cum omnibus vobis, et cum universis episcopis orientalibus, seu per universas provincias, pacem et unanimitatem habere. Nam ut verius sciatis me veram fidem per hanc epistolam meam proloqui, dominus meus et frater comunis Demophilus, qui dignatus est pro sua benevolentia, fidem, et veram catholicam exponere, quae Sirmii a pluribus fratribus et coepiscopis nostris tractata, exposita, et suscepta est, hanc ego libenti animo suscepi, in nullo contraddixi, consensum accomodavi, hanc sequar, haec a me tenetur. Sane petendam credidi sanctitatem vestram, quia semper videtis in omnibus, me vobis consentaneum esse, dignamini, comuni consilio ac studio laborare quatenus de exilio jam dimittar, et ad sedem quae mihi credita est divinitus revertar. Epistola VII Liberii ad orientales episcopos. Bini stesso presso Labbe dice: haec est vera illa, et germana epistola Liberii, quam scripsit.

Ecco un'altra lettera di Liberio.

Epistola Liberii ad Ursacium, Valentem et Geminium (Vescovi ariani d'Occidente): eorum interventa liberari ab exilio, sediquae suae restitui cupit.

Quia scio vos filios pacis esse, diligere etiam concordiam, et unanimitatem ecclesiae catholicae idcirco non aliqua necessitate compulsus, teste Deo dico, sed pro bono pacis et concordiae, quae martyrio proponitur, his literis convenio, Vos charissimi domini mei. Cognoscat prudentia vestra. Athanasium qui Alexandrinae ecclesiae episcopus fuit, priusquam ad Comitatum Sancti Imperatoris pervenissem, secundum, literas orientalium episcoporum, ab ecclesiae romanae comunione separatum esse, sicut testis est omne praesbyterium ecclesiae romanae etc. In fatti Liberio, per l'intercessione de' Vescovi ariani presso l'Imperatore Costanzo, ritornò trionfante sulla sede romana; di che oltre tutti gli altri Storici, non che dell'eresia di Liberio, ci accerta S. Gerolamo, scrittore quasi contemporaneo: Liberius medio victus exilii in haereticam pravitatem subscribens Romam quasi victor intravit. S. Jeron. in Chron. S. Ilario Vescovo di Poitiers fermo sostenitore della consustanzialità e divinità di Gesù Cristo, deposto e bandito ora dall'Occidente, ora dall'Oriente dai Concilj ariani, così disse pure del Papa Liberio: Haec est perfidia ariana.... anathema a me tibi dictum Liberii, et sociis tuis... iterum tibi anathema, et tertio praevaricator Liberii. Lib. 6, fragm., edizione Parigi 1693.

Onorio I fu eletto Papa legittimo l'anno 625. Sorse allora questione fra' Vescovi, se Gesù Cristo, avendo due nature, divina ed umana, siccome avea dogmaticamente deciso contro i Cristiani-eutichiani, il quarto Concilio generale di Calcedonia, avesse anche due volontà, e non una sola. Questa nuova questione dogmatica doveva esser decisa da un altro Concilio generale, che fu perciò convocato molti anni dopo, e fu il sesto generale, essendo Papa Agatone, eletto l'anno 678. Questo Concilio, tenuto in Costantinopoli, decise aver Gesù Cristo due volontà, una divina, l'altra umana (vedi la nostra Nota T. 9, p. 94) contro i Vescovi, il Clero, ed i secolari Monoteliti, così detti perchè sostenevano aver Gesù Cristo una sola volontà, e furono condannati e dichiarati eretici. I principali sostenitori del monotelismo erano stati Macario Patriarca d'Antiochia, il Vescovo Teodoro Faranitano, i Patriarchi di Costantinopoli Sergio, Paolo, Pirro e Pietro, e Ciro Patriarca d'Alessandria. Il Papa Onorio, sotto il cui pontificato erasi mossa la questione, aveva scritto una lettera a Sergio, colla quale consigliava a lasciare la controversia, tanto una parte, che l'altra, dicendo doversi rifiutare ed escludere dalla professione di fede le parole nuovamente introdotte, esprimenti una o due operazioni e volontà in Gesù Cristo, perchè mettevano in campo questioni oscure ec. Ma i Monoteliti interpretarono la lettera a loro favore, posero Onorio nel loro partito, e divulgarono che Onorio pure credeva avere Gesù Cristo una sola volontà. Hist. sextae Synodi. Labbe, T. 7, p. 610.

Ecco la lettera.

Dilectissimo fratri Sergio, Honorius. Dopo alcune parole dice: Nec non et Cyro fratri nostro, Alexandrinae civitatis praesuli, quatenus novae adinventionis unius vel duarum operationum vocabulo refutato, claro Dei ecclesiarum praeconio nebulosarum concertationum caligines offundi non debeant, vel aspergi, ut profecto unius vel geminae operationis vocabulum noviter introductum ex predicatione fidei eximatur. Nam qui haec dicunt, quid aliud nisi juxta unius vel geminae naturae Christi Dei vocabulum, ita et operationem unam, vel geminam suspicantur? Saper quod clara sunt divina testimonia. Unius autem operationis vel duarum esse vel fuisse mediatorem Dei et hominum Dominum Jesum Christum sentire et promere ineptum est etc. Actio 13, Conc. VI. Labbe, sacrorum Conc. etc., edizione Veneta. T. II, p. 582. Il Concilio generale sesto suddetto, decidendo dogmaticamente contro i Monoteliti, comprese nella condanna anche Onorio, onde a questo venne macchia d'eresia in materia di dogma, dalla quale (non sembrando ciò chiaramente risultare dalle espressioni della sua lettera, mostrante piuttosto indifferenza e brama di pace) fu difeso dagli Scrittori premurosi di sostenere l'infallibilità de' Papi nelle materie dogmatiche e di religione.

Qualunque possano essere le difese d'Onorio, convien dire che le cose che stavano contro lui, sieno state tali da determinare il suddetto Concilio generale, ossia ecumenico sesto, a condannarlo cogli altri eretici Monoteliti. Ecco gli atti del Concilio:

Sancta Synodus dixit: Eos qui semel condemnabiles demonstrati sunt, et secundum sententiam nostram jamdudum ejecti de sacris diptychis, opportunum existit etiam in exclamationibus hos nominatim anathematizari. Georgius archiepiscopus hujus civitatis dixit; necessarium est nominatim memoratas personas anathematizari; et exclamaverunt universi; Multos annos Imperatoris etc. Theodoro haeretico Faranitano anathema, Sergio haeretico anathema, Cyro haeretico anathema, Honorio haeretico anathema, Pyrro haeretico anathema, Paulo haeretico anathema, Petro haeretico anathema, Macario haeretico anathema, Stefano haeretico anathema, Polychronio haeretico anathema, Aspergio Pergensi anathema, omnibus haereticis anathema, omnibus qui suffragantur haereticis anathema; augeatur fides christianorum; orthodoxo et universali Concilio multos annos. Actio 16. Sacrorum Conc. Nova etc. Labbe, T. II, p. 622.

Sanctum Concilium exclamavit (avendo già i Vescovi, ed i procuratori d'Agatone Papa, e d'altri Vescovi assenti, sottoscritti gli atti) omnes ita credimus, Sergio et Honorio anathema, Pyrro et Paulo anathema, Cyro et Petro anathema, Macario, Stefano, et Polycronio anathema: omnibus haereticis anathema, qui praedicaverunt et praedicant, et docent, et docturi sunt unam voluntatem, ut unam operationem in dispensatione Domini nostri Jesu Christi Dei nostri anathema. Actio 18. Labbe, T. II, pag. 655. Duas igitur in eo (Christo) naturales voluntates, et duas naturales operationes communiter, atque indivise procedentes praedicamus; superfluas autem vocum novitates, et harum adinventores procul ab ecclesiasticis septis abjicimus, idest Theodorum Faranitanum, Sergium et Paulum, Pyrrum simul et Petrum, qui Costantinopoleos praesulatum tenuerunt, insuper et Cyprum, qui Alexandrinorum sacerdotium gessit, et cum eis Honorium qui fuit Romae praesul, utpote qui eos in his, seculus est. Actio 18. Labbe, Tom. II, pag. 658.

Chi poi bramasse vedere la continuazione delle controversie fra Cristiani-cattolici e Cristiani-ariani e semi-ariani, ed altri, de' quali rimangono ancora alcune popolazioni in alcuni Stati sì d'Asia che d'Europa, legga i dotti Storici Tillemont, o Fleury, Moseim, o Du Pin, giacchè bisogna persuadersi che, essendo in tutti i secoli dall'epoca di Cristo, la Storia ecclesiastica più o meno intimamente legata alla civile e politica, e bene spesso qual principale agente, non si può saper bene quest'ultima, e in modo filosofico, cioè col discuoprimento delle cagioni e dei mezzi, e colla considerazione degli effetti, se non si sappia la prima. Questa verità dalla grand'Opera di Gibbon, ed anche dai nostri Commenti illustrativi, posta in luce, dovrebbe apprezzarsi da tutte le colte persone e letterate, le quali generalmente poco o nulla si curano dello studio della Storia ecclesiastica (che formò il fondamento del sapere Storico, morale e politico pei più grandi uomini dell'Era nostra) riguardandola come un soggetto da preti e da frati, o da uomini di poco conto, amanti di notizie e cognizioni poco importanti, mentre al contrario lo è da filosofi profondi, ricercatori dello stato, e delle variazioni e modificazioni della teologia, della filosofia e della morale degli uomini, nelle regioni d'Europa, ed in quelle non lontane d'Asia, cominciando dai Caldei, dagli Egizj, e da Platone fino a' nostri giorni. (Nota di N.N.)

(Nota alla [pag. 142]) Il diritto de' rei ecclesiastici, e particolarmente de' Vescovi condannati, d'appellare a' Papi, ed il potere di questi di mutare, o annullare le sentenze, date dai Concilj rispettivi, in materia di delitti, di deposizione, o di giurisdizione, non avuti ne' primi secoli del cristianesimo, e indi contrastati sempre con grande vigore, specialmente dalla Chiesa affricana (vedi i Concilj nazionali e provinciali di questa Chiesa, e le lettere da essi scritte a' Papi nel quarto e quinto secolo in Labbe, Sacrorum Conciliorum Nova et amplissima Collectio etc., edizione Venezia) furono proposti nel Concilio provinciale, o nazionale di Sardica l'anno 347, essendo presidente Osio, favoritore de' Papi, e Vescovo di Cordova, di cui abbiamo descritto la condotta ed il carattere (vedi la nostra Nota T. 12, p. 8); e cotale proposizione fu approvata da quel Concilio. Ma il diritto, ed il potere suddetti acquistarono forza maggiore e consuetudine generale nei paesi occidentali, dopo la promulgazione delle famose Lettere decretali, falsificate da Isidoro, e la loro accettazione dalla Chiesa occidentale, come vere ed autentiche, cioè nei secoli nono e decimo. Aggiungiamo qui, alle cose dette nella mostra Nota nel tomo nono pagina 307, le prove di retta critica della falsità delle suddette Lettere decretali di circa cinquanta Papi da Clemente succeduto a S. Pietro, fino a S. Silvestro, ed anche a Siricio che fu fatto Papa verso la fine del secolo quarto.

I. Perchè non sono scritte colla bella lingua latina di quei primi secoli.

II. Perchè il loro stile è lo stesso, segno che furono scritte da una stessa persona, e non da cinquanta differenti Papi, come il falsificatore ha voluto far credere.

III. Perchè in queste Lettere si citano sempre i passi della traduzione latina delle Sacre Scritture, nomata la Volgata, fatta da S. Gerolamo intorno la fine del quarto secolo, seguo che quelle lettere furono scritte dopo. S. Gerolamo morì l'anno 420.

IV. Perchè S. Gerolamo stesso, che compose un trattato delle Vite e degli Scritti degli Autori ecclesiastici che lo avevano preceduto, non fa menzione delle Lettere Decretali di que' cinquanta Papi, dateci da Isidoro, come scritte da essi.

V. Perchè non ne parlano i Papi Innocenzo I e Leone I, verso la metà del secolo quinto, e neppure gli altri Papi fino all'epoca in cui sono state promulgate, cioè verso la fine dell'ottavo secolo, o nel principio del nono.

VI. Perchè in queste Lettere si leggono le osservazioni ed i passi del Codice Teodosiano, fatto compilare da Teodosio II, che lo pubblicò l'anno 458, cioè cinquant'anni circa dopo Siricio, ultimo degli antichi Papi, a' quali quelle Lettere sono state attribuite.

VII. Perchè Dionisio detto il Picciolo, diligente collettore delle Lettere Decretali, e degli scritti de' Papi, fatti fino al suo tempo, cioè fino al principio del secolo sesto, non ebbe notizia delle Lettere Decretali, dateci da Isidoro, mentre più di tutti era in istato d'averle, se allora avessero esistito. Della sua grande diligenza egli stesso ci assicura; praeteritorum apostolicae sedis praesulum constituta qua valui cura, et diligentia collegi, ita etc. Epist. ad Julianum praesbyterum.

VIII. Perchè le loro date sono quasi tutte false. Le materie poi, contenute nelle suddette Lettere Decretali, provano pure la loro falsificazione, fatta in secoli posteriori, perchè parlano di Primati, di Patriarchi, d'Arcivescovi, e questi titoli non v'erano ne' primi secoli del cristianesimo, ne' quali l'impostore dice, che sono state scritte da' Papi. Egli dice nella sua prefazione, per darsi credito, che fu obbligato da ottanta Vescovi e da altri servi di Dio a fare la sua collezione de' canoni, che contiene le false Lettere Decretali suddette. Queste Lettere principalmente sostengono come doverose, e già consuete le appellazioni a' Papi, dalle sentenze dei Concilj, specialmente nelle cause de' Vescovi, e della loro deposizione per mancanze, errori, o delitti, dette poi da' canonisti cause maggiori; proibiscono di tener Concilj senza licenza del Papa; trattano delle accuse contro i Vescovi, e determinano molte regole per renderle assai difficili.

Isidoro falsificando le anzidette Lettere Decretali, ed attribuendole a' cinquanta Papi de' primi secoli, mirò a far credere a' suoi contemporanei dell'ottavo secolo, che le cose dette e sostenute in esse, erano già state ammesse, stabilite e poste in pratica ne' primi secoli del Cristianesimo; era questo il modo sicuro di venire a capo di conseguirle, in quel tempo di generale e profonda ignoranza; nè s'ingannò Isidoro nell'usare cotale artifizio, perchè l'effetto seguì il suo intendimento. Le false Decretali furono credute autentiche e vere per ottocento anni nella Chiesa occidentale latina, di tal modo ingannata in una cosa di fatto, cioè fin dopo il Concilio di Trento, tempo in cui, venuti i buoni studj d'istoria, d'erudizione, di critica, i Dotti, amanti del vero, ne provarono e pubblicarono la falsità, da quel tempo, da tutti gli eruditi anche cattolici riconosciuta. Credute vere ed autentiche dal Clero, e da' Principi e da' popoli le false Decretali, ne seguì, che si venne a capo, ciò che bramavasi, di conseguire le cose ch'esse sostenevano, sì perchè ammesse, stabilite e praticate ne' primi secoli del Cristianesimo, sì perchè avvalorate dall'autorità di cinquanta de' primi Papi.

L'animoso Nicolò I, già celebre, eletto Papa l'anno 859, insistè molto a costringere con minacce i Vescovi di Francia (gli altri già le avevano ammesse) a ricevere le dette Decretali d'Isidoro come canoni, sostenendone fortemente le massime: ecco una delle sue proposizioni, scritto in una sua lettera a' Vescovi di Francia: Etsi sedem apostolicam nullatenus appellasset (cioè il Vescovo reo condannato e deposto dal Concilio) contra tot tamen et tanta vos Decretalia (cioè le false d'Isidoro) efferre statuta, et episcopum, inconsultis nobis, deponere nulla modo debuistis. Epist. 42. Nic. I. Le cause de' Vescovi rei, la loro condanna e deposizione, decidevansi ne' Concilj delle rispettive province, dove la reità era stata commessa, e vi presiedeva l'Arcivescovo, ossia Metropolitano, secondo l'antico diritto canonico, stabilito dai Concilj anche generali; perciò i Vescovi di Francia generalmente non volevano ammettere le promulgate Decretali (benchè non ne ravvisassero la falsità) perchè erano contrarie a' canoni antichi, alle consuetudini ed alla autorità dei Metropolitani, data loro specialmente da' canoni del generale Concilio di Nicea. Incmaro Arcivescovo di Reims, nel nono secolo, il più erudito di queste materie che fosse in Francia in quel tempo, rimproverò fortemente Incmero Vescovo di Laon, perchè sosteneva le massime e l'autorità delle promulgate Decretali per sottrarsi dal poter del suo Metropolitano: quaerens adinventiones, ut te metropolitana subiectione posses exuere, libellum de patrum antiquorum (cioè de' Papi fino a Silvestro, o a Siricio) ante sacros Nicenae Synodi, et aliorum sanctorum canones, editis collegisti, in quibus sententias inter se dissonas, et contra evangelicam, et apostolicam et canonicam etc. Flodoardo, Hist. di Reims.

Ma avvenne che i Vescovi delle province belgiche, anche uniti in Concilj, ammisero le dette Decretali d'Isidoro, e fondarono i loro Decreti e Canoni sulle Decretali medesime, e ne trascrissero ed ammisero le sentenze ed i passi, siccome canoni: ce lo prova il dottissimo Arcivescovo di Parigi, nella metà circa del secolo decimosettimo, Pietro de Marca: Sane post tempora Riculfi sententiae aliquot selectae ex supposititiis epistolis, a gallicanis episcopis in canones suos transcriptae sunt. In Concilio Aquisgranensi, habito anno 836, quae de unctione olei infirmorum (Conc. Aquis. pag. 2, c. 8) Chrismate ab episcopis quotannis consecrando in Coena Domini, decernuntur juxta statuta Decretalium, e secunda epistola Fabiani, hausta sunt, etsi tacito Fabiani nomine. Caeterum frequentissime ab episcopis laudata fuisse verba epistolarum illarum decretalium et earum auctoritatem, probant tres ultimi Capitularium Libri, quos scriniis ecclesiae Mogunciacensis in unum corpus compegit Benedictus Levita jussu Autgari, ejus ecclesiae episcopi, eosque Lothario, Ludovico etc. De Marca Arch. Par. De Concordia Sacerdotii et Imperii, l. 3, c. 6.

Aggiuntasi poscia all'insistenza di Nicolò I, quella di Adriano II, e di Giovanni VIII, o IX, e crescendo la brama e l'interesse de' Vescovi di togliersi al rigore dei giudizj dei Concilj rispettivi col mezzo delle appellazioni a Roma, dove trovavano indulgenza, avvenne che finalmente anche i Vescovi di Francia, uniti in Concilio ammisero l'autorità delle Decretali d'Isidoro, citate e prese come canoni ne' giudizj, dati dai Concilj in materie ecclesiastiche, verso la fine del secolo decimo, e ce lo prova il prelodato Arcivescovo: Tandem eo deventom est ut tantis nominibus veterum pontificum cesserint una cum reliquis episcopis etiam gallicanae ecclesiae rectores, qui in Concilio Remensi ab Ugone et Roberto, regibus Francorum coacto anno nongentesimo nonagesimo secundo, Anaclecti, Julii, Damasi, et aliorum Pontificum epistolae expenderunt in causa Arnulphi, ac si in canonum censum receptae essent, Ibidem, l. 3, c. 7.

La nuova giurisprudenza ecclesiastica, cui allude l'Autore, ossia il nuovo diritto canonico, succeduto all'antico de' primi cinque secoli circa (raccolto nella Collezione di Dionisio il Piccolo) onde antiquo juri novum successit, ci dice dottamente anche il De Marca, formossi delle suddette Decretali d'Isidoro, inserite nella sua Collezione generale dal Monaco Graziano, intorno l'anno 1150, la quale divenne testo in tutte le scuole, seminarj, ed università; degli scritti di Gregorio VII, delle Decretali d'Alessandro III, d'Innocenzo III, d'Onorio III, di Gregorio IX, di Bonifacio VIII, delle costituzioni dette Clementine, di Clemente V etc., ed ecco formato il nuovo Corpus juris canonici.

Vi fu anche un'altra cagione che contribuì naturalmente a cominciare a stabilire le appellazioni a Roma. Siccome i Papi, come Capi in particolar modo della Chiesa occidentale, avevano corrispondenza co' Concilj (generali, inviandovi anche i loro delegati) che nel quarto e quinto secolo, e dopo adunaronsi nelle province orientali, cioè a Costantinopoli e nel Asia Minore, così ne sapevano tutte le decisioni sì dogmatiche, che disciplinari, e tutti i canoni; perciò i lontani e i rozzi vescovi occidentali domandavano consiglio ed opinione nella fine del quarto secolo, e nel quinto, e dopo a' Papi, siccome rilevasi anche da alcune lettere d'Innocenzo I, colle quali risponde alle domande. Dall'uso delle consultazioni si passò a poco a poco, durante e dopo lunghi contrasti, ad ammettere ne' Concilj nazionali, o provinciali (vedi gli atti dei Concilj della Chiesa affricana fino a' tempi di S. Agostino, e del metropolitano Aurelio) i delegati de' Papi, a conoscere e a terminare le cause. Ne venne dalle dette maggiori notizie de' Papi un concorso d'appellanti, che volevano liberarsi dalle sentenze dei Concilj provinciali, e ne ridondò a' Papi sempre maggiore autorità, e sempre nuovi favoreggiatori. Per la falsificazione, ed ammissione delle false Lettere Decretali d'Isidoro, vennero a' Cattolici da' dottori protestanti acerbe accuse di soverchia credulità, ed a' Papi fiere invettive, cosa deplorata dal cattolico P. Constant, dotto Benedettino: vedi la nostra nota al Tomo nono p. 307.


Noi nello scrivere le annotazioni ai cinque ultimi volumi della grand'Opera d'Odoardo Gibbon abbiamo principalmente mirato, sviluppando e descrivendo le cose dogmatiche, e d'istoria ecclesiastica, a rendere innocue le cose da lui dette in materia dogmatica, od in altra importante, ed a munire il lettore dai tratti concisi e forti, che potevano fargli gagliarda impressione, qualora non fosse stato istruito dei luoghi delle Scritture Sacre, e dell'Istoria ecclesiastica e civile. Del resto noi non ci siamo proposti, nè pretendiamo d'aver purgato l'Opera del Gibbon da tutto ciò che il buon credente non deve ammettere: l'imprendimento e la difficile esecuzione di una confutazione compiuta avrebbe raddoppiato quasi i volumi dell'Opera; gravissimo inconveniente. Noi abbiamo fidanza che l'opera nostra non sia per essere discara a' sapienti, e sia utile e piacevole a coloro che non lo fossero.

FINE DEL DECIMOTERZO ED ULTIMO VOLUME.

[INDICE]

DEI CAPITOLI E DELLE MATERIE
CHE SI CONTENGONO
NEL DECIMOTERZO VOLUME

CAPITOLO LXVII. Scisma de' Greci e de' Latini. Regno e carattere di Amurat. Crociata di Ladislao Re d'Ungheria. Sconfitta e morte del medesimo. Giovanni Uniade. Scanderbeg. Costantino Paleologo, ultimo Imperatore di Costantinopoli.
A. D.
Parallelo fra Roma e Costantinopoli [pag. 5]
1440-1448 Scisma greco dopo il Concilio di Firenze [10]
Zelo de' Russi e degli Orientali [13]
1421-1451 Regno e carattere di Amurat II [15]
1442-1444 Rassegna due volte successive il trono [17]
1443 Lega formata da Eugenio contro i Turchi [19]
Ladislao Re di Polonia e d'Ungheria marcia contr'essi [23]
Pace de' Turchi [24]
1444 10 novembre. Violazione del Trattato di pace [25]
Giornata di Warna [28]
Morte di Ladislao [29]
Il Cardinale Giuliano [31]
Giovanni Corvino Uniade [32]
1457 Difesa di Belgrado e morte di Uniade [34]
1404-1413 Nascita e educazione di Scanderbeg principe dell'Albania [36]
1443 Tradisce il Sultano e fa guerra ai Turchi [38]
Valore di Scanderbeg [40]
1467 Morte [42]
1448-1453 Costantino ultimo degli Imperatori Romani o Greci [44]
1450-1452 Ambasceria di Franza [46]
Stato della Corte di Bisanzo [49]
CAPITOLO LXVIII. Regno e carattere di Maometto II. Assedio e conquista definitiva di Costantinopoli fatta dai Turchi. Morte di Costantino Paleologo. Servitù de' Greci. Distruzione dell'Impero romano nell'Oriente. Atterrimento dell'Europa. Conquiste di Maometto II; sua morte.
Carattere di Maometto II [51]
1451-1481 Regno [55]
1451 Intenzioni ostili di Maometto contro i Greci [57]
1452 Costruisce una Fortezza sul Bosforo [62]
Guerra de' Turchi [64]
Apparecchi per l'assedio di Costantinopoli [66]
Gran cannone di Maometto [68]
1453 Costantinopoli assediata [71]
Forze de' Turchi [74]
De' Greci [75]
1452 Fallace unione delle due Chiese [77]
Ostinazione e fanatismo de' Greci [78]
1453 Progredisce l'assedio di Costantinopoli [82]
Assalto e difesa [85]
Soccorso venuto agli assediati, e vittoria navale riportata dai Cristiani [87]
Maometto fa trasportare il suo navilio per terra [92]
Strettezze in cui trovasi la città [96]
I Turchi si preparano ad un assalto generale [96]
L'Imperator Costantino si congeda l'ultima volta dai Greci [99]
1453 29 maggio. Assalto generale [101]
Morte dell'Imperatore Costantino Paleologo [106]
I Greci perdono la città e l'Impero [107]
Costantinopoli saccheggiata dai Turchi [107]
Prigionia de' Greci [110]
Calcolo del bottino [112]
Maometto II trascorre la città, S. Sofia, il palagio, ec. [116]
Condotta di Maometto verso i Greci [118]
Torna a popolare e ad abbellire Costantinopoli [119]
Estinzione delle famiglie imperiali de' Comneni e de' Paleologhi [123]
1460 La Morea perduta pe' Turchi [125]
1461 Anche Trebisonda [126]
1453 Dolore e spavento in cui è immersa l'Europa [129]
1481 Morte di Maometto II [133]
CAPITOLO LXIX. Stato di Roma dopo il secolo dodicesimo. Dominazione temporale de' Papi. Sedizioni nella città di Roma. Eresia politica di Arnaldo da Brescia. Restaurazione della Repubblica. Senatori. Orgoglio de' Romani. Loro guerre. Vengono privati della elezione e della presidenza de' Papi, che si ritirano ad Avignone. Giubbileo. Nobili famiglie di Roma. Querele fra i Colonna e gli Orsini.
1100-1500 Stato di Roma e cambiamenti politici del medesimo [135]
800-1100 Imperatori di Roma francesi e alemanni [137]
Autorità de' Pontefici in Roma [140]
Fondata sull'affezione del popolo [140]
Sul diritto [140]
Sulle virtù degli stessi Pontefici [141]
Sulle loro ricchezze [142]
Incostanza della superstizione [143]
Sommosse di Roma contro i Papi [145]
1086-1305 Successori di Gregorio VII [147]
1099-1118 Pasquale II [148]
1118-1119 Gelasio II [149]
1144-1145 Lucio II [150]
1181-1185 Lucio III [150]
1119-1124 Calisto II [151]
1130-1143 Innocenzo II ivi
Pittura che S. Bernardo fa dei Romani [152]
1159 Eresia politica di Arnaldo da Brescia [153]
1144-1154 Esorta i Romani a far rinascere la repubblica [157]
1155 Arso vivo [159]
1144 Restaurazione del Senato [160]
Campidoglio [163]
Zecca [164]
Prefetto della città [166]
Numero de' Membri del Senato, e forma della loro elezione [167]
Ufizio del Senatore [169]
1252-1258 Brancaleone [171]
1263-1278 Carlo d'Angiò [173]
1281 Papa Martino IV [174]
1328 L'Imperatore Luigi di Baviera [175]
I Romani si volgono agl'Imperatori [175]
1144 Corrado III [175]
1156 Federico I [177]
Guerre de' Romani contro le città confinanti [181]
1167 Battaglia di Tuscolo [184]
1234 Di Viterbo [185]
Elezione de' Papi [185]
1179 Diritto de' Cardinali fondato da Alessandro III [187]
1274 Conclave instituito da Gregorio X [188]
Lontananza de' Papi da Roma [192]
1294-1303 Bonifazio VIII [193]
1309 Traslazione della Santa Sede ad Avignone [195]
1300 Instituzione del Giubbileo e dell'Anno Santo [198]
1350 Secondo Giubbileo [202]
Nobili o Baroni di Roma [203]
Famiglia di Leone l'Ebreo [205]
I Colonna [207]
Gli Orsini [211]
Contese ereditarie di queste famiglie [212]
CAPITOLO LXX. Carattere del Petrarca e sua coronazione. Libertà e antico governo di Roma, risorto per opera del tribuno Rienzi. Virtù e vizj, espulsione e morte di questo tribuno. Partenza dei Papi d'Avignone e loro ritorno a Roma. Grande scisma d'Occidente. Riunione della Chiesa latina. Ultimi sforzi della libertà romana. Statuti di Roma. Istituzione definitiva dello Stato ecclesiastico.
1304-1374 Il Petrarca [214]
1341 Coronato del lauro poetico a Roma [219]
Nascita, carattere e divisamenti patriottici del Rienzi [222]
1347 Si arroga il governo di Roma [227]
Assume il titolo e gli ufizj di tribuno [229]
Leggi del Buono Stato [229]
Libertà e prosperità della repubblica di Roma [232]
Il Tribuno rispettato in Italia [235]
Celebrato dal Petrarca [237]
Disonoratosi per vizj e follie [238]
Ricevuto cavaliere [240]
Coronato [243]
Incute spavento ai Nobili di Roma che lo detestano [244]
Questi s'armano contro il Rienzi [247]
Sconfitta e morte di un Colonna [248]
Caduta e fuga del tribuno Rienzi [250]
1347-1354 Varie sommosse accadute in Roma [252]
Nuovi avvenimenti del Rienzi [254]
1351 Prigioniere ad Avignone [255]
1354 Senatore in Roma [256]
Morto nello stesso anno [259]
1355 Il Petrarca visita l'Imperatore Carlo IV, indi il rampogna [259]
Sollecita i Papi d'Avignone a porre in Roma la loro residenza [260]
1367-1370 Ritorno d'Urbano V [263]
1377 Gregorio XI rimette definitivamente la sede del Governo appostolico in Roma [263]
1378 Morte di Gregorio XI [266]
Elezione di Urbano VI [266]
Di Clemente VII [267]
Grande scisma di Occidente [269]
Sciagure di Roma [270]
1394-1407 Negoziazioni per la pace e la riunione de' scismatici [271]
1409 Concilio di Pisa [274]
1414-1418 di Costanza [275]
Elezione di Martino V [277]
1417 Martino V [277]
1431 Eugenio IV [278]
1447 Nicolò V [278]
1434 Ultima sommossa di Roma [278]
1452 Federico III, ultimo degl'Imperatori romani coronato a Roma [280]
Statuti e governo di Roma [280]
1453 Congiura del Porcaro [283]
Ultimi disordini promossi dalla Nobiltà romana [287]
I Papi acquistano un assoluto dominio ec. [288]
Governo ecclesiastico [293]
CAPITOLO LXXI. Descrizione delle rovine di Roma nel secolo decimoquinto. Quattro cagioni di scadimento e distruzione; il Colosseo citato ad esempio. La Città nuova. Conclusione dell'Opera.
Contemplazioni e discorsi del Poggi seduto sul colle del Campidoglio [298]
Descrizione delle rovine di Roma [300]
Scadimento successivo delle opere romane [302]
Derivato da quattro cagioni [304]
I. Dai guasti operati dal tempo e dalla natura [304]
Turbini e tremuoti [305]
Incendj [305]
Innondazioni [307]
II. Dalle devastazioni di cui e i Barbari e i Cristiani si sono fatti colpevoli [309]
III. Dall'uso e dall'abuso de' materiali che i monumenti antichi somministravano [312]
IV. Dai litigi domestici degli abitanti di Roma [319]
Colosseo o anfiteatro di Tito [324]
Giuochi di Roma [326]
1332 Combattimento de' tori sull'arena del Colosseo [327]
Guasti cui è soggiaciuto il Colosseo [330]
Consacrazione del medesimo [332]
Ignoranza e barbarie de' Romani [332]
1420 Restaurazioni e abbellimenti di Roma [336]
Conclusione dell'Opera [339]

FINE DELL'INDICE

[ INDICE GENERALE
]
DELLE MATERIE

CONTENUTE NELLA STORIA DELLA DECADENZA E ROVINA
DELL'IMPERO ROMANO

DI

EDOARDO GIBBON


Introduzione alla Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano, tom. I, pag. 1.

A

Abano, Saracino; eroismo di sua moglie a lui superstite, t. X, p. 193.

Abassidi, innalzamento di questa famiglia al rango di Califfi dei Saracini, t. X, p. 344.

Abdallah, sua prima invasione nell'Africa, t. X, p. 256. Saccheggia la fiera d'Abyla, t. X, pag. 200. Il Prefetto Gregorio e sua figlia, t. X, p. 258.

Abdalmalek, Califfo de' Saracini. Si rifiuta di corrispondere il tributo all'Imperatore di Costantinopoli, e stabilisce una moneta nazionale, t. X, p. 322.

Abdalbahman, Saracino, stabilisce il suo trono a Cordova in Ispagna, t. X, p. 350. Lusso della sua Corte, t. X, p. 355. Millanteria della sua felicità, t. X, p. 356.

Abdelaziz, Saracino; suo Trattato con Teodemiro Principe Goto di Spagna, t. X, p. 292. Sua morte, t. X, p. 296.

Abderamo. Sua spedizione e sue vittorie, t. X, p. 336. Sua morte, t. X, p. 342.

Abdol-Motaller, avolo del profeta Maometto. Sua storia, t. X, p. 44.

Abgaro. Ultimo re d'Edessa mandato prigioniero a Roma, t. I, p. 309.

Abgaro. Ricerche su l'autenticità della sua corrispondenza con Gesù Cristo, t. IX, p. 259.

Abissinia, invasa da' Portoghesi, t. IX, p. 135. Descrizione de' suoi abitanti, t. VIII, p. 75. Sua storia ecclesiastica, t. IX, p. 134.

Abissinj; loro conquiste, t. VIII, pag. 75. Loro alleanza con Giustiniano, t. VIII, p. 78.

Abissinj o Nubj; settarj, t. IX, p. 132. Loro Chiesa, t. IX, p. 134.

Abila, sua fiera, t. X, p. 200. I Saracini saccheggiano la sua fiera, t. X, p. 202.

Ablavio, Prefetto sotto Costantino il Grande, t. III, p. 358. Congiura contro questo favorito orgoglioso, t. III, p. 359. Vien messo a morte, t. III, p. 461.

Abu-Ayub. Sua storia, t. X, p. 319. Onori resi alla sua memoria dai Maomettani, t. X, p. 320.

Abubeker, Califfo. Suo regno, t. X, p. 128. Invade la Sorìa, t. X, p. 178.

Abu-Caab. Comanda i Mauri dell'Andalusia che soggiogarono l'Isola di Creta, t. X, p. 275.

Abulfeda, racconto ch'egli fa del lusso del Califfo Moctader, t. X, p. 349.

Abulfaraggio. Primate de' Giacobiti dell'Oriente, t. IX, pag. 118. Elogio della sua saggezza e della sua erudizione, t. X, p. 359.

Abbondanzio, generale d'Oriente, padrone dell'eunuco Eutropio reso da questo infelice ed esiliato, tom. VI, p. 280.

Abu-Soffian, principe della Mecca; congiura contro Maometto, t. X, p. 85. Battaglie di Beder e d'Ohud, t. X, p. 95. Assedia Medina senza successo, t. X, p. 97. Cede la Mecca a Maometto e lo riconosce come Profeta, t. X, p. 104.

Abu-Taher. Carmasio. Saccheggia la Mecca, t. X, p. 378.

Acacio, vescovo d'Amida; esempio straordinario di amore episcopale, tom. VI, p. 326.

Acaia. Sua estensione, t. I, p. 35.

Acri e tutta la Terra Santa perduta pei Latini, t. IX, p. 459.

Adautto. Il solo martire di qualche distinzione durante la persecuzione di Diocleziano, t. III, p. 98.

Adolfo, re de' Goti; conclude la pace coll'Impero e marcia nella Gallia, t. VI, pag. 192. Suo matrimonio colla principessa Placidia, t. V, p. 195. Suoi tesori, t. VI, p. 197. Marcia nella Spagna, t. VI, p. 214. Sua morte, t. VI, p. 215.

Adriano. Sua adozione all'Impero e suo carattere, t. I, p. 113.

Adriano II, restituisce le conquiste fatte da Traiano in Oriente, t. I, p. 10. Paralello di questo Imperatore ed Antonino Pio, t. I, p. 11. Suo sistema pacifico, t. I, p. 12. Sua moderazione e sua instancabile attività, t. I, pag. 11. Fu principe eccellente, soffista ridicolo e tiranno geloso della sua autorità, t. I, p. 113. Non ascolta che il suo capriccio nella scelta del suo successore, t. I, p. 114.

Adriano I, Papa. Sua alleanza con Carlomagno a danno dei Lombardi, t. IX, pag. 296. Riceve Carlomagno a Roma, t. IX, p. 302. Sostiene la falsa donazione di Costantino il Grande, tom. IX, p. 307.

Africa. Descrizione di questa parte del Mondo, t. I, p. 38. Guerra d'Africa a' tempi di Diocleziano, t. II, p. 125. Tirannia dei Romani, t. V, p. 79. Rivoluzione di Firmo, t. V, p. 81. L'Africa viene sottomessa da Teodosio, t. V, 82. Suo stato, t. V, pag. 86. Desolata dai Vandali, t. VI, p. 347. Assedio d'Ippona, t. VI, p. 349. Progresso de' Vandali in Africa, t. VI, pag. 354. Sorprendono Cartagine, t. VI, p. 356. Esuli e schiavi Africani, t. VI, p. 357. Favola de' sette dormienti, t. VI, pag. 359. Invasa da Giustiniano, t. VII, p. 319. Stato de' Vandali in questo paese, t. VII, p. 360. Contese intorno alle guerre dell'Africa, tom. VII, p. 369. Presa di Cartagine, t. VII, p. 381. Conquista dell'Africa fatta da Belisario, t. VII, pag. 389. Turbolenze dopo partito Belisario, tom. VIII, p. 81. Rivoluzione dei Mori, t. VIII, pag. 85. Prima invasione fatta da Abdallah, tom. X, p. 256. Assedio di Tripoli, t. X, pag. 259. Il Prefetto Gregorio e sua figlia; t. X, pag. 258. Vittoria degli Arabi, t. X, p. 259. Progressi de' Saracini in Africa, t. X, p. 269. Fondazione di Cairoan, tom. X., p. 268. Conquista di Cartagine, t. X, p. 269. I Musulmani compiono il conquisto dell'Africa, tom. X, p. 272. Adozione de' Mori, t. X, p. 275. Annientamento de' Magi della Persia, t. X, p. 303. Decadenza e caduta del cristianesimo in Africa, t. X, p. 308.

Aglabiti, t. X, p. 397.

Agostino (Sant'). Sua morte, t. VI, p. 350.

Agricola. Suo piano di conquistare l'Irlanda, t. I, p. 6.

Agricoltura. Sua perfezione in Occidente, t. I, p. 79. Introduzione de' fiori e delle frutta, t. I, p. 80. Coltivazione dell'ulivo, t. I, p. 81. Prati artificiali, t. I, p. ivi. Abbondanza generale, t. I, p. 82.

Ajace. Come è distinto il suo sepolcro, t. III, p. 243.

Aiznadin. Battaglia quivi seguìta, t. X, p. 188.

Alani. Invadono l'Asia e sono respinti da Tacito, t. II, p. 65. Soggiogati dagli Unni, t. V, p. 202. Loro alleanza cogli Unni e coi Goti, t. V, pag. 228. Loro discordie, t. V, p. 258.

Alarico, re de' Goti. Disfatto da Costantino, t. III, p. 353. Marcia nella Grecia, t. VI, p. 45. Egli è assaltato da Stilicone, t. VI, p. 50. Si rifugia colla sua armata nell'Epiro, t. VI, p. 187. È dichiarato generale dell'Illirico Orientale, t. VI, pag. 53. E re dei Visigoti, t. VI, p. 56. Invade l'Italia, t. VI, p. ivi. Battaglia di Pollenzia, tom. VI, p. 65. Suo ardire e ritirata, t. VI, pag. 67. Sua negoziazione con Stilicone t. VI, p. 98. Loro corrispondenza t. VI, pag. 100. Debolezza della Corte di Ravenna tom. VI, p. 114. Alarico marcia verso Roma t. VI, p. 116. Accetta un riscatto, e leva l'assedio di Roma t. VI, p. 157. Negoziazioni inutili t. VI, p. 160. Secondo assedio di Roma, t. VI, p. 166. Depone Attalo creato imperatore dai Goti e dai Romani t. VI, p. 171. Terzo assedio e saccheggio di Roma tom. VI, p. 173. Abbandona Roma e devasta l'Italia t. VI, p. 187. Sua morte t. VI, p. 191.

Alarico II, re de' Goti, combatte contro Clodoveo re dei Franchi e rimane ucciso per sua mano t. VII, p. 101.

Alberico. Sua ribellione, t. IX, p. 353.

Albigesi, loro persecuzione, t. XI, p. 38.

Albino (Clodio) governatore della Gran Brettagna si dichiara contro l'usurpatore Giuliano. Suo carattere e sue pretensioni t. I, p. 164. Artifizj e successi di Severo suo competitore; sua disfatta e morte t. I, p. 180.

Alboino, re de' Lombardi. Suo valore, amore, e vendetta t. VIII, p. 283. Intraprende la conquista dell'Italia t. VIII, p. 288. Viene ucciso da Rosmunda sua moglie t. VIII, p. 295.

Alessandro Severo. Elagabalo imperatore lo dichiara Cesare t. I, p. 221. Suo innalzamento al trono t. I, p. 222. Potere della sua madre Mammea t. I, p. 223. Saviezza e moderazione del suo governo t. I, p. 225. Sua educazione e virtuoso carattere t. I, p. 226. Giornale della sua vita ordinaria t. I, p. ivi. Felicità generale de' Romani t. I, p. 228. Alessandro ricusa il nome di Antonino t. I, p. ivi. Sedizione dei Pretoriani, e uccisione di Volpiano t. I, p. 230. Tumulti delle legioni t. I, p. 232. Fermezza dell'Imperatore t. I, p. ivi.

Alessandro Severo. Difetti del suo regno e del suo carattere t. I, p. 234. Digressione sulle finanze dell'Impero t. I, p. 235. Imposizione del tributo sopra i cittadini Romani, t. I, p. 236. Il tributo abolito t. I, p. 237. Tributi delle province t. I, p. ivi. Dell'Asia t. I, p. 238. Dell'Egitto tom. I, p. ivi. Della Gallia t. I, p. ivi. Dell'Africa t. I, p. ivi. Della Spagna t. I, p. 239. Dell'isola di Giera, t. I, p. ivi. Somma delle entrate, t. I, p. 240. Sua supposta vittoria contro Artaserse, t. I, p. 310. Dimostra del rispetto per la Religione Cristiana, t. III, p. 69. Sua morte, t. I, p. 255.

Alessandria. Descrizione di questa città, t. I, p. 417. Suoi tumulti, t. I, p. ivi. Sua distruzione, t. I, p. 418. Storia di S. Atanasio d'Alessandria, t. IV, p. 149. Del suo successore Giorgio di Cappadocia, t. IV, p. 295. Sedizione, e devastazione dei Templi, massacro di Giorgio, t. IV, p. 297. Ristabilimento di S. Atanasio, t. IV, p. 301. Distruzione del Tempio di Serapi, t. V, p. 374. Storia di S. Carillo Patriarca, t. IX, p. 28. Sua Biblioteca, t. I, p. 245.

Alessio, Imperatore, suo esercito e azioni campali, t. XI, pag. 161. Battaglia di Durazzo, t. XI, p. 168. Presa di Durazzo, t. XI, p. 168. Sua politica coi Crociati, t. XI, p. 318. Rispettato ed onorato dai Crociati, t. XI, p. 321. Buoni successi riportati nelle Crociate, t. XI, p. 381. Sue spedizioni per terra, t. XI, p. 385.

Alessio II, degradato dal rango supremo, t. IX, p. 220. Sua morte, t. IX, p. 230.

Aleppo, conquistata dagli Arabi, t. X, p. 216.

Alemagna. Indipendenza dei suoi Principi, t. IX, p. 363. Costituzione germanica, tom. IX, p. 366.

Alemanni. Loro origine, t. I, p. 384. Invadono la Gallia e l'Italia, t. I, p. 385. Sono respinti innanzi a Roma dal Senato e dal popolo, t. I, p. 385. Loro negoziazione coll'Imperatore Galliano, t. I, p. ivi. Violano il trattato di pace, t. II, pag. 23. Invadono nuovamente l'Italia, t. II, p. 26. Vinti da Aureliano, t. II, p. 24. Invadono nuovamente la Gallia, t. V, p. 56. Loro ritirata, t. V, p. 58. Odio ereditario fra loro e i Borgognoni, t. V, pag. 63. Disfatti e sottomessi da Clodoveo, t. VII, p. 81. Invadono per la terza volta l'Italia, t. VIII, pag. 128. Sono disfatti da Narsete, tom. VIII, pag. 130. Divengono vassalli e confederati de' Franchi, tom. IX, p. 335.

Alì, compagno di Maometto, t. X, p. 124. Suo carattere, t. X, p. 127. Suo regno, t. X, p. 134. Sue pretese al trono d'Arabia, t. X, p. 127. Sua ritirata, t. X, p. 130. Sua morte, t. X, p. 134. Sua posterità, t. X, p. 143.

Alp-Arslan, suo regno, t. XI, p. 229. Conquista dell'Armenia e della Georgia, t. XI, p. ivi. Sua morte, t. XI, p. 240.

Amalasunta, regina d'Italia. Suo governo, t. VII, p. 409. Suo esilio e morte, t. VII, p. 413.

Amadoniti, t. X, p. 400.

Amalfi, commercio di questa città, t. XI, p. 149.

Ambrogio (Sant') Vescovo di Milano, t. V, p. 307. Successo della sua opposizione contro l'Imperatrice Giustina, t. V, p. 309. Sua autorità e condotta, tom. V, p. 336. Impone una pubblica penitenza all'Imperatore Teodosio pel suo massacro di Tessalonica, t. V, p. 337. Resiste alle istanze ed ai prosperi successi dell'usurpatore Eugenio, t. V, p. 353. S'oppone all'erezione degli altari della Vittoria, t. V, p. 366.

Ammiano-Marcellino. Carattere ch'egli fa della nobiltà Romana, t. VI, p. 130.

Amorio. Guerra quivi seguìta tra Teofilo e Motassem, t. X, p. 384.

Amrou, suo carattere e vita, t. X, p. 230.

Amurat I, Sultano de' Turchi, t. XII, p. 328. Suo regno e sue conquiste in Europa, t. XII, p. ivi.

Amurat II, suo regno, t. XII, pag. 4000. Suo carattere, t. XIII, p. 15. Abdica due volte il trono, tom. XIII, p. 17. Sua morte, t. XIII, p. 19.

Anacoreti. Vivono in ritiro, e seguendo l'impulso della loro fantasia, tom. VII, p. 32.

Anastasio, imperatore d'Oriente. Suo regno, t. VII, p. 206. Sua guerra coi Persiani, t. VII, p. 304. Popola ed abbelisce la città di Dara, t. VII, pag. 344.

Anastasio II, imperatore dei Romani. Suo regno, t. IX, p. 163.

Anatolia, divisa fra gli Emiri Turchi, t. XII, p. 319.

Andragazio, generale di cavalleria di Massimo, t. V, p. 279.

Andronico il Vecchio, imperatore Greco, t. IX, p. 216. Chiama i Catalani, t. XII, p. 221. Superstizione sua e del suo secolo, tom. XII, p. 233. Si associa agli onori della porpora il suo figlio Michele, t. XII, p. 241. Rassegna l'Impero, t. XII, p. 343. Sua morte, t. XII, p. 245.

Andronico, (Michele), suo successore, t. XII, p. 245. Due mogli avute dal medesimo, t. XII, 246. Sua morte, t. XII, p. 248.

Andronico (figlio di Michele). Fugge dalla Capitale e leva un'armata, t. XII, p. 241. Sua incoronazione, t. XII, p. ivi. Suo regno, t. XII, p. 246. Sua malattia, t. XII, p. 251. Sua ambasceria a Papa Benedetto XII, t. XII, p. 416.

Anicia, (famiglia). Superava tutte le altre in pietà ed in ricchezza, t. VI, pag. 122. La prima famiglia senatoria che abbraccia il Cristianesimo, t. VI, pag. 124. I marmi del palazzo di questa famiglia passati in proverbio per dinotare la sua ricchezza e magnificenza, t. VI, p. 125.

Anima. Dottrina della sua immortalità, t. II, pag. 272. Opinioni che ne avevano i Filosofi, t. II, p. 273.

Annibale alle porte di Roma, t. VI, p. 119.

Annibaliano, nipote di Costantino, ottiene il titolo di Cesare, t. III, pag. 344. Esercitato nelle fatiche della guerra, t. III, p. 345. Governa le province del Ponto, della Cappadocia e della picciola Armenia, tom. III, p. 346. Massacrato per ordine di Costanzo, tom. III, p. 360.

Anno Santo. Sua instituzione, t. XIII, pag. 198.

Antemio, prefetto d'Oriente; usurpa la suprema autorità dopo la morte d'Arcadio, t. VI, p. 513. Suoi talenti, sua fermezza e fedeltà nella sua amministrazione durante la minorità di suo figlio Teodosio, t. VI, p. 313.

Antemio, genero di Marciano; suo innalzamento, e sue vittorie: creato Imperatore d'Occidente, t. VI, p. 512. Discordie fra lui e Ricimero, t. VI, p. 531. Sacco di Roma e morte di Antemio, t. VI, p. 535.

Antiochia. Progressi del Cristianesimo nella Chiesa di Antiochia, t. II, p. 334. Storia e processo pubblico del suo vescovo Paolo Samosateno, t. III, pag. 74. Tempio e sacro bosco di Dafne, t. IV, p. 288. Disprezzo e profanazioni del bosco di Dafne: tom. IV, p. 291. Tempio di Dafne abbruciato, t. IV, p. 292. Cattedra Episcopale d'Antiochia, t. IV, p. 293. Licenziosi costumi del popolo d'Antiochia, t. IV, p. 314. Loro avversione a Giuliano, t. IV, p. 316. Carestia di grano e pubblico disgusto, t. IV, p. ivi. Satira di Giuliano contro questa città, t. IV, 319. Libanio sofista, t. IV, p. 320. Severa inquisizione contro il delitto di Magia in Antiochia, t. V, pag. 29. Sedizione di questa città per alcuni editti, t. V, p. 328. Degradata dal suo rango, perde il nome ed i diritti di città, t. V, p. 329. Terribile castigo contro i suoi abitanti, t. V, p. 330. Perdono ed assoluzione generale accordata da Teodosio, t. V, pag. 332. Rovine di questa città; è rifabbricata da Giustiniano sotto il nome di Teopoli, tom. VIII, p. 47. Assediata dai Saracini, e ripresa dai Greci, t. X, p. 408. Assediata dai Crociati, t. IX, p. 340.

Antonio (sant'), nato nella Bassa Tebaide, fissa la sua ultima dimora sul monte Colzimo, vicino al mar Rosso, t. VII, p. 8.

Antonina, moglie di Belisario. Sua storia segreta, t. VII, pag. 465. Teodosio di lei amante, t. VII, pag. 466. Risentimento di Belisario e di Fozio suo figlio, t. VII, p. 469. Perseguita suo figlio, t. VII, p. 470. Fonda un monastero dopo la morte di Belisario, t. VIII, p. 143.

Antonini, loro adozione all'Impero romano, tom. I, p. 115. Loro sistema pacifico, t. I, p. 12.

Antonino, più conosciuto sotto il nome di Eliogabalo.

Antonino Pio: suo carattere e regno, t. I, p. 116. Suoi contrasti con Adriano suo predecessore, t. I, p. 12. Fa rispettare il nome romano, t. I, p. 12. Adotta Vero per suo successore, t. I, p. 115.

Apollinare, Patriarca d'Alessandria; suo pontificato, t. IX, p. 127.

Apostoli, loro tombe e reliquie t. VIII, p. 328.

Aquitania. Vi si stabiliscono i Goti, t. VI, p. 218. Conquistata dai Franchi, t. VII, p. 102.

Aquileja. Suo assedio, t. I, p. 273. Crispino e Monofilo dirigono il valore dei suoi abitanti, t. I, p. 274. Le teste di Massimino e di suo figlio, portate su picche, annunziano agli abitanti di Aquileja essere finito il suo assedio, t. I, p. 276. La morte di Massimino giunta in quattro giorni da Aquileja a Roma, t. I, p. 277. Una delle città più magnifiche de' Veneziani, t. VI, p. 448.

Arabi. Costumi de' Bedovini, o pastori Arabi, tom. X, pag. 10. Loro commercio, t. X, p. 16. Loro independenza nazionale, tom. X, p. 17. Loro libertà e loro carattere domestico, t. X, p. 22. Loro guerre civili e loro particolari vendette, t. X, p. 25. Loro tregua annuale, t. X, p. 28. Loro qualità e virtù sociali, t. X, p. 28. Loro amor per la poesia, t. X, p. 30. Esempi di generosità, tom. X, p. 31. Loro antica idolatria, t. X, p. 33. Loro sagrifizi e cerimonie religiose, t. X, p. 37. Loro unione, t. X, pag. 152. Carattere, de' loro Califfi, tom. X, pag. 155. Loro conquiste, t. X, p. 158. Invadono la Persia, t. X, p. 162. La conquistano, t. X, p. 171. Invadono la Sorìa, t. X, p. 178. Assedio di Bosra, t. X, p. 182. Assedio di Damasco, t. X, pag. 185. Damasco è presa d'assalto, t. X, p. 194. Conquista di Gerusalemme, t. X, p. 211. Conquista d'Aleppo e d'Antiochia, t. X, p. 216. Invadono l'Africa, tom. X, p. 256. Conquistano Cartagine, t. X, p. 269. Primi loro disegni sulla Spagna, t. X, p. 276. Prima loro discesa in Ispagna, t. X, p. 280. Seconda, tom. X, p. 282. Loro vittoria, t. X, pag. 283. Conquista della Spagna fatta da Musa, t. X, pag. 289. Prosperità degli Spagnuoli sotto gli Arabi, t. X, p. 297. Limiti delle conquiste degli Arabi, t. X, pag. 316. Primo assedio di Costantinopoli fatto dagli Arabi, tom. X, pag. 317. Pace e Tributo, tom. X, p. 320. Secondo assedio di Costantinopoli, t. X, p. 323. Invadono la Francia, t. X, p. 334. Spedizione e vittoria d'Abderamo, tom. X, pag. 336. Loro disfatta per opera di Carlo Martello, t. X, p. 340. Introduzione della letteratura fra gli Arabi, t. X, p. 358. Loro veri progressi nelle scienze, t. X, p. 361. Mancanza di gusto, di erudizione, e di libertà, t. X, p. 367. Soggiogano l'Isola di Creta, t. X, p. 374. Soggiogano l'Isola di Sicilia, tom. X. p. 376.

Arabia. Descrizione di questa parte, t. X, p. 6. Terreno e clima, t. X, p. 7. Tre Arabie: Arabia deserta, Arabia Petrea, e Arabia Felice, t. X, p. 10. Il cavallo, t. X, p. 12. Il cammello, t. X, p. 13. Città dell'Arabia, t. X, p. 14. La Mecca, t. X, p. 15. Suo commercio, t. X, pag. 16. Il Caaba o Tempio della Mecca, t. X, p. 34. Introduzione dei Sabei, t. X, pag. 39. Dei Magi degli Ebrei, e de' Cristiani, t. X, pag. 41. Liberazione della Mecca, t. X, p. 45. L'Arabia conquistata da Maometto, t. X, p. 105. Bene e male fatto da Maometto, in questo paese, tom. X, p. 150. Carattere de' suoi Califfi, t. X, p. 155. Esaltamento degli Abbassidi, t. X, p. 344. Caduta degli Ommiadi, t. X, pag. 349. Sedizione generale delle sue province, t. X, p. 395.

Arbezio. Veterano rispettabile del Gran Costantino meritò gli onori del Consolato, t. V, p. 28.

Arcadio, figlio di Teodosio, Imperatore d'Oriente, t. VI, p. 5. Suo matrimonio con Eudossia, t. V, p. 16. Suo Regno, t. VI, pag. 272. Amministrazione e carattere d'Eutropio, suo favorito, t. VI, p. 275. Ribellione di Tribigildo, t. VI, p. 285. Cospirazione e caduta di Gaina, tom. VI, p. 292. Morte d'Arcadio, t. VI, p. 310. Suo testamento supposto, t. VI, p. 312.

Ardarico, Re dei Gepidi, saggio e fedel consigliere di Attila, t. VI, 373.

Arianismo. Sua origine, suoi progressi, e lamenti religiosi da lui suscitati, tom. IV, pag. 97. Formole di fede Ariana, t. IV, pag. 104. Condotta degli Imperatori in punto di controversia ariana, t. IV, p. 112. Gli Ariani sono perseguitati da Costantino, t. IV, p. 114. Morte di Ario loro Capo, t. IV, p. 115. Costanzo li favorisce, t. IV, p. 117. Concilj Ariani, tom. IV, pag. 119. Vescovi Ariani, tom. IV, pag. 154. Crudeltà degli Ariani, tom. IV, pag. 162. Arianesimo di Costantinopoli, tom. V, p. 286. Sue rovine in quella città, t. V, pag. 292. In Oriente, t. V, p. 294. Conversione de' Barbari all'arianesimo, t. VII, p. 44. Sua rovina fra i medesimi, t. VII, p. 63.

Arinteo. Generale per la forza, pel valore, e per la bellezza superiore a tutti gli Eroi del suo tempo, t. V, p. 28.

Ario. I suoi nemici anche i più accaniti fanno giustizia alla sua erudizione, ed alla purezza de' suoi costumi, t. IV, p. 95. I vescovi d'Asia in maggior parte sembravano favorire le sue opinioni, t. IV, p. 96.

Arles. Centro del governo e del commercio dei Galli, t. VI, p. 229. Assediata dai Visigoti, t. VI, p. 417.

Armata romana (vedi Legioni).

Armenia. Conquistata dai Persiani, t. I, p. 400. Tiridate loro la toglie, e ne ottiene il trono, t. II, p. 130. Rivoluzione del popolo e dei Nobili, tom. II, pag. 131. I Persiani nuovamente occupano l'Armenia, tom. II, p. 139. Morte di Tiridate e stato di questo Regno, t. III, p. 365. Suo stato a' tempi di Costantino, t. III, p. 364. Sapore se ne impadronisce, e diventa una provincia Persiana, t. V, p. 89. Morte del re Tirano, e cattività d'Olimpia vedova del medesimo, t. V, p. 90. Dopo la morte di Sapore, Para rianima le speranze degli Armeni. Avventure di questo Principe, t. V, p. 93. Divisione di questo regno tra i Romani ed i Persiani, t. VI, p. 327. L'Armenia conquistata dai Turchi, t. XI, p. 228.

Armenj, Settarj, t. IX, p. 122.

Armorica (Provincia). Comprendevansi sotto questo nome le contrade marittime della Gallia tra la Senna e la Loira, tom. VI, p. 223. Rivolta di questo paese, t. VI, p. ivi.

Armorici, sottomissione loro e delle truppe romane, t. VII, p. 88.

Arnaldo da Brescia, sua eresia politica, t. XIII, p. 153. Esorta i Romani a far rinascere la Repubblica, t. XIII, p. 157. Arso vivo, t. XIII, p. 159.

Arriano, suoi viaggi, t. VIII, p. 62.

Arsenio, governatore d'Arcadia. Fugge dal palazzo di Costantinopoli e si ritira in un monastero d'Egitto, tom. VI, p. 16.

Arsenio, Patriarca, scomunica l'Imperatore Michele Paleologo, t. XII, p. 190.

Arseniani, loro sistema, t. XII, p. 200.

Artaserse, ristabilisce la monarchia de' Persiani, t. I, pag. 292. Vi stabilisce una amministrazione ferma e vigorosa, t. I, p. ivi. Trova dei nemici formidabili nei Romani, t. I, p. 296. Sua ambizione, tom. I, p. 305. Pretende dai Romani le province dell'Asia, e loro dichiara la guerra, tom. I, p. 309. Relazione più probabile della guerra, t. I, p. 312. Carattere e massime di Artaserse, tom. I, p. 313.

Arturo, re di Brettagna. Sua fama, suoi tesori, sua tavola rotonda, t. VII, p. 155.

Arti di lusso, tom. I, p. 82. Loro decadenza sotto Diocleziano, t. II, p. 168.

Arvando, prefetto della Gallia. Suo processo, t. VI, p. 521.

Asia. Conquiste di Trajano in questo paese, t. I, p. 9. Restituite da Adriano, t. I, pag. 10. Numero delle sue Città, tom. I, p. 75. Sue rendite, t. I, p. 291. Sue rivoluzioni, t. I, pag. ivi. Invasa dagli Alani, t. II, p. 65. Sua sicurezza dopo la conquista dell'Isauria, t. VII, p. 335. Origine ed impero de' Turchi, t. VIII, p. 20.

Asia Minore. Sue divisioni, t. I, p. 36. Come governata, t. I, p. 37. Conquistata da Cosroe, t. VIII, pag. 390. Indi dai Turchi, t. XI, p. 249.

Assalona. Giornata campale quivi seguìta a' tempi dei Crociati, t. XI, p. 365.

Assemblee delle sette province della Gallia, tom. VI, p. 229.

Assemblee Legislative, loro privilegio a' tempi di Costantino, t. IV, p. 70.

Assiria. Descrizione di questo paese, t. IV, p. 335. Invasa da Giuliano, tom. IV, p. 338. Assedio di Perisabor, t. IV, p. ivi. Di Maogamalca, t. IV, p. 340.

Attalo, Prefetto di Roma, eletto imperatore dai Goti e dai Romani, t. VI, p. 168. Vien deposto da Alarico, t. VI, pag. 171. Ristabilito e degradato un'altra volta, t. VI, pag. 208. Esiliato a Lipari, t. VI, p. 211.

Attanarico, luogotenente di Ermanrico. S'acquista gloria, e calamità in una guerra difensiva contro i luogotenenti dell'Imperatore, t. V, p. 102. Sua morte e funerali, t. V, p. 260.

Atanasio (Sant') d'Alessandria. Sua indole ed avventure, t. IV, p. 123. Persecuzioni contro di lui, t. IV, p. 127. Sua Lega coi Meleziani, t. IV, p. ivi. Primo esilio, t. IV, p. 130. Ristabilito nella sua sede, t. IV, pag. 131. Secondo esilio, t. IV, pag. ivi. Richiamato di nuovo, t. IV, pag. 134. Sua condanna, t. IV, p. 141. Esiliato di nuovo, tom. IV, p. 143. Sua espulsione da Alessandria, t. IV, p. 144. Contegno da lui tenuto, t. IV, p. 148. Suo ritiro, t. IV, p. 149. Cattedra Episcopale a lui restituita, t. IV, p. 300. Perseguitato, indi è scacciato da Giuliano, t. IV, p. 302. Sua morte, t. V, p. 45. Giusta idea della sua persecuzione, t. V, p. 46.

Atabek della Sorìa, t. XI, p. 405.

Atene. Sue scuole, t. VII, p. 347. Soppresse da Giustiniano, t. VII, p. 352. Proclo, e i suoi successori, t. VII, pag. 353. Ultimi filosofi, t. VII, p. 355. Diviso il greco Impero fra i Francesi e i Veneziani, toccò il principato d'Atene a Ottone De la Roche, t. XII, p. 226. Gauttiero di Brienne succede nel ducato d'Atene, tom. XII, pag. 229. Tagliato a pezzi colla sua cavalleria dai Catalani chiamati la Gran Compagnia, t. XII, pag. 229. Questi si dividono l'Attica e la Beozia, t. XII, p. ivi. Situazione presente degli Ateniesi, t. XII, p. ivi. Mutamenti politici avvenuti in Atene, t. XII, p. 226.

Attila, re degli Unni, sua figura, suo carattere, t. VI, p. 368. Acquista l'impero della Scizia e della Germania, t. VI, p. 371. S'impadronisce della Persia, t. VI, pag. 373. Muove la guerra all'imperio d'Oriente, t. VI, p. 374. Trattato di pace tra lui e l'Imperatore Orientale, tom. VI, pag. 376. Sue scorrerie in Europa sino a Costantinopoli, tom. VI, p. 377. Ambasciate da lui spedite a Costantinopoli, t. VI, p. 390. Ambasciata da lui avuta da Massimino, t. VI, p. 393. Suo contegno cogli ambasciatori Romani, tom. VI, p. 400. Riprende l'Imperatore Teodosio, che lo voleva far assassinare, e gli perdona, t. VI, p. 406. Conviti reali, t. V, p. 403. Cospirazione de' Romani contro la vita d'Attila, t. VI, p. 404. Minaccia ambidue gl'Imperi, e si prepara ad invadere la Gallia, t. VI, p. 410. Invade la Gallia, ed assedia Orleans, tom. VI, p. 428. Si ritira nelle pianure della Sciampagna, t. VI, pag. 434. Alleanza dei Romani e de' Goti contro di lui, t. VI, p. 435. Battaglia di Chalon, t. V, pag. 438. Ritirata d'Attila, t. IV, p. 440. Perde la battaglia di Chalon, t. VI, p. 441. Invade l'Italia, t. VI, p. 443. Fa la pace coi Romani, t. VI, pag. 450. Morte di Attila, t. VI, p. 454. Distruzione del suo Impero, tom. VI, p. 456.

Augusto, sua moderazione, t. I, p. 2. Imitato da' suoi successori, t. I, pag. 4. La conquista della Brittania fu la prima eccezione, t. I, p. 5. Seconda eccezione, la conquista della Dacia, t. I, p. 7. Adriano e i due Antonini abbracciano il sistema pacifico di Augusto, t. I, p. 12. Stabilimenti militari delle due flotte nei porti di Misene e di Ravenna, t. I, p. 13. Numero e disposizione delle legioni, t. I, p. 25. Distribuisce l'Italia in undici regioni, e vi comprende l'Istria, t. I, pag. 73. Situazione di Augusto, t. I, p. 89. Riforma del Senato, t. I, p. 90. Augusto depone l'usurpato potere, t. I, p. 91. È forzato a riassumerlo col titolo di Imperatore, ossia Generale, t. I, pag. 92. Luogotenenti dell'Imperatore, t. I, p. 95. Divisione delle province tra l'Imperatore ed il Senato, t. I, p. 96. Il primo conserva il comando militare e le sue guardie in Roma medesima, t. I, p. ivi. Idea generale del sistema imperiale, t. I, p. 102. I titoli di Augusto e di Cesare, t. I, pag. 105. Carattere e politica di Augusto, t. I, p. 106. Ripeteva con orgoglio: ho trovato la mia Capitale con semplici mattoni, e la tramando a' miei successori fabbricata in marmo, t. I, p. 66. Dopo la vittoria di Azio, giubilando il popolo Romano in segreto per la caduta dell'aristocrazia, Augusto lo seduce colle sue liberalità, t. I, p. 90. Dal suo zelo di riformare il Senato, fa conoscere ch'egli aspira ad essere padre della patria, t. I, p. 91. Pronuncia uno studiato discorso, ove vedesi l'ambizione sotto il velo del patriottismo, t. I, p. ivi. Si rifiutano i Senatori d'accettare la sommissione d'Augusto, t. I, p. 93. Tal giuoco d'Augusto è più volte da lui rinnovato, t. I, p. 94. Confida la sua autorità a dei luogotenenti, t. I, p. 99. Appaga con un facile sagrificio la vanità de' Senatori, t. I, p. 100. Anche in tempo di pace e nel centro della Capitale tiene presso di sè una guardia numerosa, tom. I, pag. 107. Il Senato gli accorda a vita il Consolato e la podestà tribunizia, t. I, pag. 108. Si fa aggiungere colla sua politica le dignità di Sommo Pontefice e di Censore, t. I, p. 109. Conserva la forma dell'antica amministrazione, t. I, p. 100. Chiedea umilmente per lui i suffragi del popolo, t. I, p. ivi. Il governo imperiale, da lui istituito, era una monarchia assoluta, rivestita di tutti i caratteri di una repubblica, t. I, p. 111. La sua Casa, sebbene numerosa e brillante, non era composta che di schiavi e di liberti, t. I, p. 113. Sapeva Augusto che i popoli si lasciano governare con vani titoli, t. I, p. 107. Ristabilisce la disciplina nelle armate, t. I, p. 108. Destina Tiberio a suo successore, t. I, p. 110. Tasse da lui imposte sui cittadini Romani, t. I, p. 240. Gabelle, t. I, pag. 241. Imposizioni sulle vendite, t. I, p. 242. Tasse sui Legati e sulle eredità, t. I, p. 243.

Augusto, figlio del patrizio Oreste, ultimo imperatore di Occidente, t. VI, p. 541. Implora la clemenza di Odoacre, tom. VI, p. 452. Viene rilegato nella villa di Lucullo, t. VI, pag. 546. Decadenza dello spirito romano, t. VI, p. 549.

Aureliano, generale di Claudio, è da lui destinato a suo successore, t. II, pag. 16. Sua origine e servigi da lui prestati, t. II, p. 18. Regno fortunato di Aureliano e severità della disciplina da esso mantenuta negli eserciti, t. II, pag. 19. Trattato da lui conchiuso coi Goti, t. II, p. 21. Cede ai medesimi la Dacia, t. II, p. 22. Fa la guerra agli Alemanni, e gli sommette, tom. II, p. 24. Acquista all'impero la Gallia, la Spagna, la Brittania, l'Egitto, la Sorìa e l'Asia Minore, t. II, p. 30. Vince i Palmireni nelle battaglie d'Antiochia e d'Emesa, t. II, p. 37. Altre operazioni di Aureliano, tom. II, p. 38. Stato di Palmira, tom. II, pag. 39. Assedio di questa città operato da Aureliano, t. II, p. 41. Resa della medesima, e cattività di Zenobia, t. II, p. 42. Distruzione di Palmira, tom. II, p. 43. Ribellione mossa in Egitto da Fermo, e repressa da Aureliano, t. II, p. 44. Trionfo di Aureliano, t. II, p. 45. Sua clemenza verso Tetrico e verso Zenobia, t. II, p. 47. Fastosa pietà dello stesso principe, t. II, p. 49. Ribellione da lui sedata in Roma, t. II, pag. 50. Corregge l'alterazione delle monete; osservazioni a tale proposito, t. II, p. 51. Atti crudeli esercitati da Aureliano, t. II, p. 53. Spedizione da esso impresa nell'Oriente, t. II., pag. 54. Sua morte dovuta ad un tradimento, t. II, pag. 55. Contesa straordinaria fra l'esercito ed il Senato per la scelta del suo successore, t. II, p. 57. Sentenza stata decretata da Aureliano contro il vescovo d'Antiochia, t. III, p. 75. Come Aureliano si prendesse cura di far eseguire tale sentenza, t. III, p. 76.

Aureolo invade l'Italia; è disfatto ed assediato in Milano, t. II, p. 6. Morte di Aureolo, t. II, p. 10.

Autari, re dei Lombardi, tom. VIII, p. 310.

Autuno. Assedio sostenuto da questa Città contro le legioni dei Galli, t. II, p. 203. È presa d'assalto e saccheggiata, t. II, p. 205.

Aversa. Fondazione di questa Città, t. XI, p. 124.

Avignone. Traslazione della Santa Sede in questa Città, t. XIII, p. 195.

Avito, Imperatore, t. VI, pag. 475. Suo genio per la guerra e per la negoziazione, t. VI, pag. 476. Vien deposto dal grado Imperatorio, t. VI, pag. 484. Sua morte, t. VI, p. 486.

Avari. Gli Avari fuggono innanzi ai Turchi, e si avvicinano all'impero d'Oriente, t. VIII, p. 25. Loro ambasciata a Costantinopoli, t. VIII, p. 26. Altra ambasciata a Giustino II, imperatore, t. VIII, p. 281. Distruggono il re ed il regno dei Gepidi, tom. VIII, p. 286. Orgoglio, politica e potere del Cacano degli Avari, tom. VIII, pag. 361. Guerra di Maurizio contro i medesimi, t. VIII, p. 367. Costantinopoli liberata dagli Avari e dai Persiani, t. VIII, p. 410.

Avvertimento opposto dal traduttore Pisano al capitolo XXXIII del Gibbon, t. VII, p. 187.

Azimo, o Azimomzio, nella Tracia sui confini dell'Illirico, si distingue per lo spirito marziale della sua gioventù, t. VI, p. 388.

Azio, osservazioni sulle cose Romane dopo questa battaglia, t. I, p. 90.

B

Bachi da seta. Loro introduzione nella Grecia, t. VII, p. 300.

Baharam, liberatore della Persia. Sue imprese, t. VIII, pag. 348. Sua ribellione, t. VIII, p. 351. Sua morte, t. VIII, p. 357.

Balbino, Console; dichiarato imperatore dal Senato, t. I, p. 267. Suo carattere e sue virtù, t. I, p. 269. Tumulto a Roma, t. I, p. 270. I pretoriani malcontenti, t. I, p. 279. Uccisione di Balbino, t. I, p. 280.

Balti, nobil razza dei Goti da cui discendeva Alarico, t. V, p. 330.

Baldovino, conte di Fiandra e di Hainaut, eletto imperatore d'Oriente, tom. XII, p. 105. Parteggiamento dell'impero Greco, tom. XII, p. 110. Sua sconfitta e cattività, t. XII, p. 124.

Baldovino II, imperatore di Costantinopoli, tom. XII, p. 137.

Baiazet, o Ilderim. Suo regno, t. XII, p. 331. Conquiste del medesimo dall'Eufrate al Danubio, t. XII, p. 332. Battaglia di Nicopoli dove sconfigge un esercito di cento mille Cristiani, t. XII, p. 335. Circostanze di questa vittoria e suo carattere, tom. XII, p. 337. Ferma la sua dimora a Bursa, t. XII, p. 338. Minaccia l'imperio de' Greci, e propone loro un Trattato che viene accettato con molta sommissione, t. XII, pag. 340. Guerra di Timur contro il Sultano Baiazet, t. XII. pag. 362. Giornata d'Angora, t. XII, p. 373. Sconfitta e prigionia di Baiazet, t. XII, p. 376. Storia della gabbia di ferro, t. XII, p. 377. Contraria al racconto dello Storico Persiano di Timur, ma attestata dai Francesi, dagli Italiani, dagli Arabi, dai Greci, dai Turchi, t. XII, pag. 380. Conghiettura probabile, t. XII, p. 383. Sua morte, t. XII, p. 384. Guerre civili dei figli di Baiazet, t. XII, p. 396.

Barbari. Loro scorrerie, t. II, pag. 7. S'introducono nell'Impero, e vi si stabiliscono, t. II, p. 13. Vittorie riportate da Probo contro i Barbari, t. II, p. 72, Probo incorpora i Barbari fra le milizie romane, t. II, p. 78. Dissensioni dei Barbari, t. II, p. 122. Condotta tenuta verso di loro dagl'Imperatori, tom. II, pag. 123. Diocleziano imita Probo nel distribuire i Barbari vinti tra i provinciali, t. II, p. 123. Dottrina dell'immortalità dell'anima presso i Barbari, tom. II, pag. 272. Aumento de' Barbari ausiliarii nelle legioni romane, t. II, p. 297. Stato de' Barbari nella Gallia, t. VI, pag. 221. Conversione dei Barbari al Cristianesimo, t. VII, p. 37. Rovina dell'Arrianismo fra i Barbari, tom. VII, p. 63. Leggi dei Barbari, t. VII, pag. 109. Pene pecuniarie per l'omicidio, t. VII, p. 113. Giudizii di Dio, t. VII, p. 116. Combattimenti giudiciali, t. VII, pag. 118. Divisione delle terre fatte da' Barbari, t. VII, p. 120. Loro stato al tempo di Giustiniano, t. VIII, p. 9.

Bardi. Fino a qual punto assicurassero l'immortalità da loro promessa agli Eroi, t. II, p. 41. Coi loro canti eccitano l'entusiasmo militare nel cuore de' loro concittadini, tom. II, p. 42. Nel momento delle battaglie celebravano le imprese degli antichi Eroi, tom. II, p. 43.

Bari. Conquista di questa città, t. XI, p. III.

Basilio I (il Macedone), fondatore di una nuova dinastia, t. IX, p. 186. Sua vita paragonata a quella di Augusto, t. IX, pag. 190. Riforma la giurisprudenza di Giustiniano, tom. IX, p. 193. Sua morte, t. IX, p. 194.

Basilio II. Sua educazione e suo regno, t. IX, p. 204. Sue spedizioni contro i Saracini, t. IX, p. 205. Distrugge il regno de' Bulgari, t. IX, p. 206.

Bassora, fondazione di questa città, t. X, p. 166.

Beder, battaglia quivi seguìta, t. X, p. 95.

Belisario, suo carattere e scelta, t. VII, pag. 365. Suoi servigi nella guerra persiana, t. VII, p. 366. A Dara prende al suo servigio Procopio suo fedel compagno, e storico di quelle gesta, t. VII, p. 367. Suoi preparativi per la guerra africana, t. VII, p. 368. Partenza della sua flotta, t. VII, p. 371. Sbarca sulla costa dell'Africa settentrionale, t. VII, p. 175. Sconfigge i Vandali nella prima battaglia, tom. VII, pag. 378. Prende Cartagine, t. VII, p. 381. Ultima disfatta di Gelimero e de' Vandali, tom. VII, pag. 384. Conquista l'Africa, tom. VII, p. 389. Ritorno e trionfo di Belisario, t. VII, p. 396. Suo consolato, tom. VII, p. 399. Sconfigge i Mori, tom. VII, p. 402. Belisario minaccia gli Ostrogoti d'Italia, t. VII, pag. 407. Invade e sottomette la Sicilia, tom. VII, p. 414. Invade l'Italia, e sottomette Napoli, tom. VII, pag. 420. Entra in Roma, t. VII, pag. 427. Valore di Belisario nell'assedio di Roma fatto dai Goti, t. VII, p. 428. Sua difesa fatta di quella città, t. VII, p. 430. Respinge un generale assalto de' Goti, t. VII, p. 435. Sue sortite, t. VII, p. 436. Libera Roma, tom. VII, p. 444. Ricupera molte altre città d'Italia, t. VII, p. 447. Gelosia de' generali romani, t. VII, pag. 450. Fermezza ed autorità di Belisario, t. VII, p. 453. Assedia Ravenna, tom. VII, p. 457. Sottomette il regno Gotico d'Italia, tom. VII, pag. 460. Fa prigione il re Vitige, tom. VII, p. 461. Ritorno e gloria di Belisario, t. VII, p. 462. Storia segreta di Antonina sua moglie, t. VII, p. 465. Teodosio di lei amante, t. VII, pag. 466. Risentimento di Belisario e di Fozio figlio di Antonina, t. VII, p. 469. Persecuzione del suo figlio, tom. VII, pag. 470. Disgrazia e sommissione di Belisario, t. VII, pag. 471. Belisario difende l'Oriente, t. VIII, pag. 50. Belisario comanda per la seconda volta in Italia, t. VII, p. 95. Roma assediata dai Goti, t. VIII, p. 97. Tentativo di Belisario, t. VIII, p. 99. Roma presa dai Goti, t. VIII, p. 101. Ripresa da Belisario, t. VIII, p. 105. Belisario richiamato per l'ultima volta, t. VIII, p. 107. Ultima vittoria di Belisario, t. VIII, pag. 139. Sua disgrazia e morte, t. VIII, p. 141.

Belle lettere, coltivate sotto il regno di Adriano e dei due Antonini, t. I, p. 143. Ricompense accordate agli Artisti, ai Professori ed ai Poeti, t. I, pag. 145. Loro decadimento sotto Diocleziano, t. II, p. 341.

Beniamino, Patriarca Giacobita, t. IX, p. 131.

Bernardo (San). Parte da lui presa nelle Crociate, t. XI, p. 398. Sua indole e sua missione, t. XI, p. 399.

Bessarione. Cenni su questo Cardinale, t. XII, p. 488.

Bitinia, conquista di questo paese, t. XII, p. 318.

Bisanzio, sua situazione e sua estensione al ricevere il nome di Costantinopoli, t. III, pag. 290. Difetti della sua storia, t. IX, p. 140. Relazioni della sua storia colle rivoluzioni del Mondo politico, t. IX, p. 144.

Boccaccio, suoi studj, t. XII, p. 481. Anima col suo Decamerone lo studio della lingua greca in Italia, t. XII, p. 483.

Bedovini, o pastori Arabi. Loro costumi, t. X, p. 10.

Boemondo, t. XI, p. 307.

Boezio. Suo carattere, studj, ed onori, t. VII, p. 244. Suo patriottismo, t. VII, p. 247. Viene accusato di tradimento, t. VII, p. 248. Sua carcerazione e morte, t. VII, p. 249.

Bonifazio. Uno dei settantatre intendenti d'Aglae, dama romana, t. III, p. 268. Per avere qualche sacra reliquia dell'Oriente, intraprende un pellegrinaggio, tom. III, p. 269.

Bonifazio, Generale di Placidia madre dell'imperatore Valentiniano III, t. VI, p. 337. Suo errore e rivolta nell'Africa, tom. VI, p. 339. Invita i Vandali, t. VI, p. 340. Passa in Africa, t. VI, p. 342. Enumera il suo esercito, t. VI, pag. 343. Suo tardo pentimento, t. VI, p. 345. Disfatta e ritirata di Bonifazio, t. VI, pag. 352. Sua morte, t. VI, p. 353.

Bonifazio VIII, Papa, t. XIII, p. 193.

Bonoso, generale romano, innalza lo stendardo della rivoluzione nelle Gallie, t. II, p. 82. Sconfitto da Probo, imperatore, t. II, p. 83.

Borgognoni. Loro origine e loro odio ereditario contro gli Alemanni, t. V, p. 61. Loro stato a tempi di Valentiniano, tom. V, p. 62. Loro stato a tempi de' Goti, t. VI, pag. 220. Loro stabilimento nelle Gallie, t. VI, p. 222. Abbracciano il Cristianesimo, tom. VI, p. 388. Motivi della loro fede, t. VI, p. 389. Effetti della loro conversione, t. VI, p. 393. Adottano l'eresia dell'Asia, t. VI, p. 399. Sono vinti e sottomessi da Clodoveo, t. VII, p. 19.

Bosra. Assedio di questa città, t. X, p. 182.

Bosforo. Descrizione di questa contrada, t. III, p. 291.

Bowidi, t. X, p. 400.

Brancaleone, t. XIII, p. 171.

Brettagna. Conquistata dai Romani, t. I, p. 4. Forma la divisione occidentale dell'Impero in Europa, t. I, pag. 73. Importanza di questo paese, t. II, p. 117. Carausio è riconosciuto per Sovrano di quella contrada, t. II, p. 118. Sua ribellione nella Brettagna, t. II, p. 119. La Brettagna ricuperata da Costanzo, t. II, p. 120. In qual modo fossero difese le sue frontiere, t. II, p. ivi. Fortificazioni, t. II, p. 121. Origine della Gran Brettagna, t. V, pag. 68. Invasa dagli Scoti e dai Pitti, t. V, p. 69. Sua ristaurazione portata da Teodosio, t. V, p. 76. Rivolta della sua armata, t. VI, p. 92. Costantino Imperatore della Gran Brettagna e dell'Occidente, t. VI, p. 94. Morte di questo usurpatore, t. VI, p. 192. La Gran Brettagna e l'Armorica scuotono il giogo del governo romano, tom. VI, pag. 223. Stato di questo paese, t. VI, p. 225. Nuove rivoluzioni nella Brettagna, t. VI, p. 145. Discesa in quel paese dei Sassoni, t. VII, p. 146. Stabilimento della Eptarchia Sassonica, t. VII, p. 149. Desolazione della Brettagna, t. VII, p. 157. Suo stato oscuro e favoloso, t. VII, p. 166.

Brettoni. Loro stato, t. VII, pag. 151. Loro resistenza, t. VII, p. 152. Loro fuga, t. VII, p. 154. Cercano di scuotere il giogo, t. VII, p. 158. Loro servitù, t. VII, p. 160. Loro costumi, t. VII, p. 164.

Bulgari. Loro origine, tom. VIII, p. 136. Loro costumi, t. VIII, p. 138. Invadono la Macedonia e la Tracia, t. VIII, p. 146. Belisario li costringe alla pace, tom. VIII, p. 149. Loro emigrazione, t. XI, p. 53. Discendono essi dalla razza primitiva degli Schiavoni, t. XI, p. 56. Loro primo regno, t. XI, p. 57. Loro cognizioni militari e costumanze, t. XI, p. 67. Dopo d'essere stati sommessi per più di centosettant'anni agli Imperadori di Costantinopoli, si ribellano, ed è riconosciuta la loro indipendenza, t. XII, p. 17. Si azzuffano coi Latini, e Giovaniccio, loro condottiero, riporta su d'essi una compiuta vittoria, facendo prigioniere l'Imperatore Baldovino, t. XII, p. 116.

C

Cacano degli Avari. Suo orgoglio politico, e potere, t. VIII, p. 361.

Cadessa, battaglia quivi seguìta, t. X, p. 163.

Cairovan, sua fondazione, t. X, p. 268.

Caledonii, loro guerre coi Romani, t. I, p. 192. Fingal e i suoi eroi, t. I, p. 193. Paralello de' Caledonii coi Romani, t. I, p. 194. Poemi d'Ossian, t. I, p. 195. Il loro paese invaso dagli Scoti e dai Pitti, t. V, p. 69.

Califato. Sua triplice divisione, t. X, p. 351.

Califfi. Loro impero in Oriente, t. X, p. 314. Loro magnificenza, t. X, p. 351. Effetti di questo lusso sul ben pubblico e sul bene individuale, tom. X, p. 356. Decadenza e divisione del loro impero, t. X, p. 387. Califfi di Bagdad, loro abbassamento, t. X, p. 401.

Caligola, indegno successore d'Augusto e condannato ad una perpetua ignominia, t. I, p. 107. Tentativi del Senato dopo la sua morte, t. I, p. 108. Immagine del governo riguardo agli eserciti, t. I, p. 108. Sua memoria come d'un tiranno, t. I, p. 119.

Calcedonia. Suo Concilio, t. IX, p. 60. Decreti di questo Concilio, t. IX, p. 64.

Calisto II, Papa, tom. XIII, p. 151.

Cantacuzeno Giovanni, sotto il regno di Andronico il Giovane, governa l'Imperatore, t. XII, p. 249. Sua buona sorte, t. XII, p. 250. Nominato alla reggenza dell'impero, t. XII, p. 251. Contrastatagli da Apocauco, dall'Imperatrice Anna di Savoja e dal Patriarca, t. XII, 252. Assume la porpora, t. XII, p. 254. Guerra civile, t. XII, p. 256. Vittoria di Cantacuzeno, t. XII, p. 257. Reingresso in Costantinopoli, tom. XII, p. 257. Regno di Cantacuzeno, tom. XII, pag. 271. Giovanni Paleologo muove le armi contro Cantacuzeno, tom. XII, pag. 264. Cantacuzeno nel mese di gennaio rassegna il trono, t. XII, p. 265. Sua disputa intorno alla luce del monte Tabor, t. XII, p. 265. Guerra de' Genovesi contra l'Imperatore Cantacuzeno, t. XII, pag. 274. Sconfitta della flotta di Cantacuzeno, t. XII, p. 275. Negoziazione di Cantacuzeno con Clemente VI, t. XII, p. 242.

Caracalla, figlio di Severo, t. I, p. 191. Sua ambizione, ed avversione pel fratello Geta, t. I, pag. 192. Suo avvenimento al trono, t. I, p. 195. Gelosia in odio del fratello, t. I, p. 196. Uccisione di Geta, t. I, p. 198. Rimorso, e crudeltà di Caracalla si estende per tutto l'Impero, t. I, p. 202. Getta i suoi tesori alle truppe, e ne corrompe la disciplina, t. I, p. 204. Assassinio di Caracalla, t. I, p. 205. Li soldati sforzano i Senatori a metterlo nel novero degli Dei, t. I, p. 206. Passione di questo Principe per imitare Alessandro il Macedone, t. I, p. 207. Gioia eccitatasi nel popolo per la sua morte, t. I, p. 208.

Carausio, sua ribellione nella Brettagna, t. II, p. 115. Suo potere in quel paese, t. II, p. 117. Riconosciuto in Sovrano di quella contrada dagli Imperatori Romani, t. II, p. 118. Sua morte, t. II, p. 119.

Cardinali, loro diritto fondato da Alessandro III, t. XIII, p. 187.

Carino, figlio di Caro, t. II, p. 90. Con Numasiano gli succede nell'Impero, t. II, p. 91. Vizj e sregolatezze di Carino, t. II, p. 90. Lusso dei giuochi Romani ordinati da Carino, t. II, p. 95. Discordie civili, t. II, p. 102. Sconfitta, e morte di Carino, t. II, p. 104.

Carizmj, loro invasione, t. IX, p. 448.

Carlo Magno, conquista la Lombardia, t. IX, p. 297. Imperatore di Francia, t. IX, p. 298. Sue donazioni ai Papi t. IX, p. 303. Settimo Concilio Generale, t. IX, p. 314. Ripugnanza di Carlo Magno, t. IX, p. 318. Incoronazione di Carlo Magno come Imperatore di Roma, e di Occidente, t. IX, p. 328. Suo carattere, t. IX, p. 329. Ampiezza del suo Impero in Francia, t. IX, p. 332. Nella Spagna, in Italia, in Germania, ed in Ungheria, t. IX, p. 334. Suoi vicini, e suoi nemici, t. IX, p. 358. Suoi successori, t. IX, p. 240.

Carlo Martello, Duca di Francia, sua inclinazione negli affari d'Italia, t. IX, p. 342. Vien fatto patrizio di Roma, t. IX, p. 368. Sconfigge i Saracini che avevano invasa l'Italia, t. X, p. 217.

Carlo IV, Imperatore di Germania; sua debolezza, e sua povertà, t. IX, p. 367. Sua pompa, t. IX, p. 370. Potere, e modestia di Augusto in confronto di lui, t. IX, p. 372.

Carlo V. S'impadronisce di Roma e vi dà il saccheggio, t. VI, p. 185.

Carlo d'Angiò, s'impadronisce di Napoli, e della Sicilia, t. XII, p. 210. Minaccia l'Impero Greco, tom. XII, p. 213. Altre sue azioni, t. XIII, p. 173.

Carmazi. Loro nascita, e progressi, t. X, p. 392. Loro imprese militari, tom. X, p. 593. Saccheggiano la Mecca, t. X, p. 395.

Caro. Elezione, e carattere di questo Imperatore, t. II, p. 86. Caro batte i Sarmati, e marcia in Oriente, t. II, p. 88. Dà udienza agli Ambasciatori Persiani, t. II, p. 89. Vittorie, e morte straordinaria di Caro, t. II, p. 90.

Cartagine. Sorge dalle ceneri con isplendore, t. I, p. 151. È sorpresa dai Vandali, t. VI, p. 194. Ridotta in potere di Belisario, t. VII, p. 381. Conquistata dagli Arabi, t. X, p. 269.

Catalani. Loro servigio, e guerra nell'Impero Greco, t. XII, p. 220.

Cavalieri di Rodi, t. XII, p. 321.

Caaba, o Tempio della Mecca, t. X, p. 34.

Cenobiti. Questi monaci, vivendo in comunità, seguivano la medesima regola, t. VI, p. 444.

Censure spirituali a tempo di Costantino, t. IV, p. 65.

Cesare. I titoli di Augusto e di Cesare, t. I, p. 105.

Cesari. Stirpe dei Cesari e della famiglia Flavia, t. I, p. 111.

Chiesa Cattolica. Pace e prosperità sua sotto Diocleziano, t. III, p. 77. Distruzione della Chiesa di Nicomedia, t. III, p. 86. Distruzione delle chiese, t. III, p. 92. Bandi successivi, t. III, p. 94. Pace della Chiesa, t. III, p. 103. Autorità della Chiesa, t. IV, p. 93. Distinzione tra la potenza temporale e la spirituale, t. IV, p. ivi. Fazioni religiose, t. IV, p. 94. Fede della Chiesa occidentale e Latina, t. IV, p. 109. Stato della chiesa alla morte di Giuliano e tolleranza religiosa universalmente pubblicata da Gioviano, t. V, p. 5. Unione delle chiese greca e latina, t. IX, p. 76. Particolarità di Giustiniano sulla sua amministrazione in materie ecclesiastiche, t. IX, p. 77. Unione delle chiese, t. IX, p. 97. Introduzioni delle immagini nella chiesa cristiana, t. IX, p. 253. Indolente superstizione della Chiesa greca, t. IX, p. 312. Riforma e pretensioni della Chiesa, t. IX, p. 353. Abusi nella Chiesa greca, t. XI, p. 5. Stato della chiesa di Gerusalemme e particolarità sulle peregrinazioni al santo sepolcro, t. XI, p. 255. Le chiese greche e latine si dividono e questo Scisma precipita la caduta dell'Impero romano in Oriente, t. XII, p. 5. Variazioni nella chiesa latina, t. XII, p. 10. Unione di Andronico il Vecchio colla chiesa latina, t. XII, p. 203. Unione delle due chiese disciolta, t. XII, p. 210. Corruttela che regnava nella chiesa latina ai tempi di Giovanni Paleologo II, t. XII, p. 444. Scisma, t. XII, p. 446. Unione della chiesa greca colla latina, t. XII, p. 469. Pace definitiva della chiesa, t. XII, p. 472. Paralello fra i Greci ed i Latini, tom. XII, P. 475.

Chnodomaro. Seguìto da altri sei Re, conduce la vanguardia dei Barbari, t. IV, p. 47. Nella memorabile battaglia di Strasburgo vien fatto prigioniere, tom. IV, p. 53.

Cibali, città della Panonia situata sulla Sava a 50 miglia da Sirmio, t. II, pag. 227. Battaglia quivi seguìta fra Costantino e Licinio, t. II, p. ivi.

Cina. Suo impero settentrionale, t. XII, p. 295. Suo impero meridionale, t. XII, p. 297.

Cipriano (San), Vescovo di Cartagine, tom. III, p. 49. Governa non solo quella chiesa, ma anche quella dell'Affrica, t. III, p. 50. Osservazioni intorno al suo martirio, t. III, p. ivi. Primi rischj corsi dal medesimo, e sua fuga, t. III, p. ivi. Suo esiglio, t. III, p. 51. Sua condanna, t. III, p. 53. Sua morte, t. III, p. 54. Motivi della condotta tenuta da Cipriano, t. III, p. 55.

Cirillo (San) Patriarca di Alessandria, t. IX, p. 28. Suo dispotismo tirannico, t. IX, p. 30. Un sinodo di vescovi d'Oriente si dichiara contro di lui, t. IX, p. 46. Sua vittoria, t. IX, P. 49.

Claudiano poeta, t. VI, p. 109. Avvilupato nella caduta del suo benefattore Stilicone, t. VI, pag. III.

Claudio, suo carattere e sua elevazione all'impero, t. XI, p. 8. Sua clemenza e giustizia, t. XI, p. 11. Intraprende la riforma dell'esercito, t. XI, p. 12. Sue angustie e costanza, t. XI, p. ivi. Vittoria da lui riportata contro i Goti, t. XI, p. 14. Sua morte. Raccomanda Aureliano per suo successore, t. XI, p. 16.

Cleandro, Ministro romano a' tempi dell'Imperatore Commodo, t. I, p. 135. Sua avarizia e crudeltà, t. I, p. 136. Sedizione da lui suscitata e sua morte, t. I, p. 137.

Clefone, Re dei Lombardi. Sua morte, t. VIII, p. 299.

Clemente Flavio Console, sposa Domitilla, tom. III, p. 184. Con un pretesto è giudicato e condannato a morte, t. III, p. 185.

Clemente VII Papa. Sua elezione, t. XIII, p. 267.

Clero Cristiano. Sua ordinazione a' tempi di Costantino, t. IV, p. 55. Sue sostanze, t. IV, p. 58. Giurisdizione civile, t. IV, p. 93. Sua avarizia repressa da Valentiniano, t. V, p. 21.

Clodio Albino, Governatore della Gran Brettagna. Godeva della confidenza di Marc-Aurelio, t. I, p. 163. L'Imperatore lo autorizza ad assumere il titolo e la dignità di Cesare, tom. I, p. 165. Schernisce le minaccie di Commodo, t. I, p. 167.

Clodione, re de' Franchi, t. VI, p. 282.

Clodoveo, re de' Franchi, t. VII, p. 77. Sua vittoria sopra Siagro, t. VII, p. 79. Sottomette gli Alemanni, t. VII, p. 80. Sua conversione al cristianesimo, t. VII, p. 84. Guerra co' Borgognoni, tom. VII, p. 90. Vittoria di Clodoveo, t. VII, p. 92. Totale conquista della Borgogna, t. VII, p. 94. Guerra Gotica, t. VII, p. 96. Vittoria di Clodoveo, t. VII, p. 99. Conquista l'Aquitania, t. VII, p. 102. Suo consolato, t. VII, p. 104.

Cofti o Giacobiti, sommessi, t. X, p. 236.

Colchide. Descrizione di questa provincia, della Lazica o Mingrelia, t. VIII, p. 54. Costumi degl'indigeni di questo paese, t. VIII, p. 58. Sue rivoluzioni sotto i Persiani, cinquecento anni avanti Cristo, t. VIII, p. 60. Sotto i Romani 60 anni avanti Cristo, t. VIII, p. 61. Rivolta e pentimento degli abitanti della Colchide, t. VIII, p. 64. Guerra Colchica o Lazica, e assedio di Petra, t. VIII, p. 69.

Colonna. Origine di questa famiglia, t. XIII, p. 207. Il suo stemma fregiato di una corona reale, t. XIII, p. ivi. Suo odio ereditario contro la famiglia degli Orsini, t. XIII, p. 212. Si arma contro Rienzi, t. XIII, p. 244. Sconfitta e morte di uno di questa famiglia, tom. XIII, p. 248. Ottone Colonna riunisce il conclave, t. XIII, p. 277. Questo Papa, chiamato poi Martino V, ristaura ed abbellisce Roma, t. XIII, p. ivi.

Commercio. Vario commercio cogli stranieri degli imperatori romani, t. I, p. 143. D'oro e d'argento, t. I, p. 145.

Commodo, Imperatore. Suoi vizii abbominevoli e suo avvenimento al trono, t. I, p. 127. Suo carattere, t. I, p. 128. Suo ritorno a Roma, t. I, p. 129. Vien ferito da un assassino, t. I, p. 130. Suo odio e crudeltà verso il Senato, t. I, p. 131. Suoi piaceri dissoluti, t. I, p. 138. Fa mostra della sua abilità nell'anfiteatro, t. I, p. 141. Combatte da gladiatore, t. I, p. 142. Sua infamia e stravaganza, t. I, p. 143. Cospirazione de' suoi domestici, t. I, p. 144. Sua morte, t. I, p. 145.

Comneno, Isacco I, Imperatore d'Oriente, t. IX, p. 211. Abdica il trono imperiale e si ritira in un convento, t. IX, p. 213.

Comneno, Alessio I. Ascende il trono, carattere e vita di questo principe, tom. IX, p. 220. Politica di questo principe, t. XI, p. 318. Ottiene omaggio dai Crociati, t. XI, p. 321.

Comneno Emanuele. Sua forza e sua destrezza nel maneggio delle armi, t. IX, p. 225. Tratti singolari del suo carattere, t. IX, p. 228.

Comneno, Alessio II. Degradato dal supremo rango e sua morte, t. IX, p. 230.

Comneno, Andronico I. Suo carattere e sue prime avventure, t. IX, p. 230. Suo avvenimento al trono, t. IX, p. 241. Ribellione de' suoi sudditi, t. IX, p. 243. Sua morte, t. IX, p. 244.

Comneno, Isacco II, sopranominato l'Angelo, tom. IX, p. 245.

Concilii provinciali, t. III, p. 67. Di Nicea, t. IV, p. 100. Di Rimini, t. IV, p. 111. Ariani, t. IV, p. 119. D'Arles, t. IV, p. 138. Di Milano, t. IV, p. 139. Di Costantinopoli a' tempi di Teodosio, t. V, p. 295. D'Efeso, t. IX, p. 33. Di Calcedonia, t. IX, p. 49. Di Costantinopoli, t. IX, p. 73. Secondo di Nicea, t. IX, pag. 311. Di Piacenza, t. XI, pag. 271. Di Clermont, t. XI, p. 275. Di Pisa, t. XIII, p. 274. Di Costanza, t. XIII, p. 275.

Conclave. Istituito da Gregorio X, t. XIII, p. 188.

Consoli. Loro elezione e loro attribuzioni, t. III, p. 267. Proconsoli e vice-prefetti, t. III, p. 280.

Conti di Edessa, tom. XII, p. 164. Conti di Devon, t. XII, p. 172.

Corano. Suoi pregi e contenuto, t. X, p. 60.

Corrado III, t. XIII, p. 175.

Coreisciti della Mecca; guerra difensiva di Maometto contro li stessi, t. X, p. 94.

Corona (Santa) di spine, t. XII, p. 144.

Cosroe I, re di Persia, t. VIII, p. 69. Fugge presso i Romani, t. VIII, p. 354. Suo ritorno e sua vittoria, t. VIII, p. 356. Sua ristaurazione e politica, t. VIII, p. 358. Invade l'impero Romano, t. VIII, p. 385. Conquista la Sorìa, tom. VIII, p. 387. La Palestina, tom. VIII, pag. 388. L'Egitto, t. VIII, pag. 389. L'Asia Minore, tom. VIII, p. 390. Suo regno e magnificenza, t. VIII, p. ivi. Viene disfatto da Eraclio, e i Persiani lo dichiarano deposto dal trono, t. VIII, pag. 419. È ucciso da Siroe suo figlio, t. VIII, p. 423. Trattato di pace coll'Impero orientale, t. VIII, p. 424.

Cosroe, Nushirwan, t. VIII, p. 35. Suo amor del sapere, t. VIII, p. 39. Sua pace e guerra coi Romani, t. VIII, p. 43. Invade la Sorìa, t. VIII, p. 46. Rovina Antiochia, tom. VIII, p. 48. Sue negoziazioni e trattati con Giustiniano, tom. VIII, p. 113. Conquista il Yemen, t. VIII, p. 340. Ultima sua guerra coi Romani, t. VIII, p. 342. Sua morte, t. VIII, p. 344.

Costante, figlio del Gran Costantino. Sua educazione, t. III, p. 345. Divisione dell'impero col fratello Costantino, t. III, pag. 361. Guerra civile col fratello Costantino, t. III, p. 372. Morte di Costante, t. III, p. 374.

Costante II, imperatore dei Romani, t. IX, pag. 132. Suo fratricidio e sua morte, t. IX, p. 133.

Costantino, soldato Brettone, è proclamato legittimo Imperatore della Brettagna e dell'Occidente, tom. VI, p. 93. È riconosciuto come tale nella Brettagna e nelle Gallie, tom. VI, pag. 94. Riduce in suo potere la Spagna, t. VI, p. 96. Contese del Senato romano, t. VI, p. 100. Divide coi Barbari il bottino delle Gallie e della Spagna, t. VI, pag. 203. Morte di questo usurpatore, t. VI, p. 208.

Costantino il grande, sua nascita, educazione e fuga, t. II, 175. Viene innalzato al trono, t. II, p. 179. È riconosciuto da Galerio che conferisce a lui il titolo di Cesare, t. II, p. 181. Veri motivi della Sede trasportata a Costantinopoli, t. II, pag. 182. Timori di nuove tasse nati nei Romani, t. II, p. 183. Suo governo nella Gallia, t. II, p. 199. Guerra civile tra Costantino e Massenzio, t. II, pag. 202. Preparativi di guerra da entrambe le parti, tom. II, p. 203. Costantino passa le Alpi, t. II, p. 206. Battaglia di Torino, tom. II, p. 207. Assedio e battaglia di Verona, t. II, p. 209. Vittoria di Costantino dinanzi a Roma, tom. II, p. 213. Ricevimento da lui avuto, e condotta da lui tenuta, t. II, p. 215. Si collega con Licinio, tom. II, p. 219. Sue contese con Licinio, t. II, p. 226. Prima guerra civile tra i medesimi, t. II, p. 227. Giornata di Cibali, e battaglia di Mardia, t. II, p. 229. Trattato di pace, t. II, p. 230. Pace generale e leggi di Costantino, t. II, p. 231. Guerra Gotica, t. II, p. 235. Seconda guerra civile fra Costantino e Licinio, t. II, p. 236. Giornata di Adrianopoli, t. II, p. 239. Assedio di Bisanzio e vittoria navale di Crispo, t. II, p. 240. Riunione dell'impero, t. II, p. 244. Sistema politico di Costantino e de' suoi successori, t. III, p. 234. Suo carattere, t. III, p. 328. Sue virtù, t. III, p. 329. Suoi vizj, t. III, p. 331. Sua famiglia, t. III, p. 333. Gelosia di Costantino, t. III, p. 337. Suoi figli e nipoti, t. III, p. 344. Loro educazione, t. III, p. 345. Ambasciate venute a Costantino dall'Etiopia, dalla Persia e dall'India, tom. III, pag. 356. Morte e funerali di Costantino, t. III, p. ivi. Fazioni nella sua Corte, t. III, p. 337. Massacro dei Principi suoi fratelli e nipoti, t. III, p. 359. Divisione dell'impero, t. III, p. 361. Guerra tra i figli di Costantino, t. III, p. 372. Conversione di Costantino, e motivi ed effetti, t. IV, p. 6. Sospetti caduti sopra di lui per la morte di suo figlio, t. IV, p. 7. Avanzo in esso di superstizione pagana, t. IV, p. 8. Diritto divino di Costantino, t. IV, p. 18. Aspettazione e fede di un miracolo, tom. IV, p. 23. Il Labaro, stendardo della croce, t. IV, p. 24. Segno di Costantino, t. IV, p. 27. Apparizione di una croce nelle nuvole, t. IV, pag. 32. La conversione di Costantino poteva essere sincera, t. IV, p. 34. Divozione e privilegi di Costantino, t. IV, p. 36. Suo battesimo protratto fino all'avvicinarsi della morte, t. IV, pag. 40. Cangiamento della religione nazionale, t. IV, p. 47. Distinzione della potestà spirituale e temporale, t. IV, p. 48.

Costantino II, figlio del precedente. Sua educazione, t. III, p. 345. Divide l'Impero co' suoi fratelli Costante e Costantino, tom. III, p. 361. Suo malcontento e sua invasione negli Stati di Costante, t. III, pag. 372. Sua morte, t. III, p. 385.

Costantino III, imperatore d'Oriente, suo regno e sua morte, t. IX, p. 150.

Costantino IV, sopranominato Pogonate. Suo regno e sua morte, t. IX, p. 155.

Costantino V, detto Copronimo, t. IX, p. 165. Suo regno dissoluto e crudele, t. IX, p. 166.

Costantino VI, cospira contro l'imperatrice Irene sua madre, t. IX, p. 170. Viene riconosciuto Imperatore, t. IX, p. 171. Irene ristabilita sul trono, lo fa mutilare, t. IX, p. 172.

Costantino VII, Porfirogeneta, t. IX, p. 197.

Costantino VIII, suo regno, t. IX, p. 196.

Costantino IX, sua educazione e suo regno, t. IX, p. 222.

Costantino X, o Monomaco, t. IX, p. 210.

Costantino XI, o Ducas, si dimentica dei doveri di un sovrano e di un guerriero, t. IX, p. 214.

Costantino XII, tom. IX, p. 216.

Costantinopoli. Disegno di questa Capitale, tom. III, p. 234. Descrizione di questa città, t. III, pag. 236. Bosforo, tom. III, p. 237. Porto di Costantinopoli, t. III, pag. 239. Propontide, t. III, p. 240. Elesponto, t. III, p. 241. Fondazione della città, t. III, p. 243. Estensione, t. III, p. 248. Progressi di questa grand'opera, t. III, p. 250. Edifizii, t. III, p. 251. Popolazione, t. III, p. 256. Privilegi accordati a questa città, t. III, p. 259. Dedicazione di Costantinopoli, t. III, p. 262. Forma di governo, t. III, p. 264. Gerarchie dello Stato, t. III, p. 266. Tre gradi d'onore, t. III, p. ivi. Consoli, t. III, p. 267. Patrizii, t. III, p. 271. Prefetti del Pretorio, t. III, p. 274. Prefetto di Roma e di Costantinopoli, t. III, p. 277. Proconsoli e Viceprefetti, t. III, p. 280. Governatori delle province, t. III, p. 281. Professione della legge, t. III, p. 285. Ufficiali militari, tom. III, pag. 288. Distinzione delle truppe, t. III, p. 291. Riduzioni delle legioni, t. III, p. 293. Difficoltà delle leve, t. III, p. 295. Aumento dei Barbari ausiliarii, t. III, p. 297. Sette ministri del palazzo, t. III, p. 299. Ciamberlano, t. III, p. ivi. Maestro degli ufficii, t. III, p. 301. Questore, t. III, p. 304. Tesoriere pubblico, t. III, p. 305. Tesoriere privato, t. III, p. 306. Conti de' domestici, t. III, p. 308. Agenti o ministri delatori, t. III, p. ivi. Uso della tortura, t. III, p. 310. Finanze, t. III, p. 312. Tributo generale e indizione, t. III, p. 313. Tasse in forma di capitazione, t. III, p. 317. Capitazione sul commercio e sull'industria, tom. III, p. 323. Liberi donativi, t. III, p. 325. Conclusione, t. III, p. 327. Chiesa di S. Sofia in Costantinopoli, t. VII, p. 319. Altre sue chiese e palazzi, t. VII, p. 325. Primo assedio di questa città fatto dagli Arabi, t. X, p. 317. Secondo assedio, t. X, p. 323. Costantinopoli presa ed assediata la prima volta dai Latini, t. XII, P. 57. Secondo assedio fatto dai medesimi Latini, t. XII, p. 70. Saccheggio, t. XII, p. 76. Parteggiamento del bottino, t. XII, p. 78. Miseria dei Greci, t. XII, p. 80. Sacrilegi e scherni, t. XII, p. 82. Distruzione delle statue, t. XII, p. 83. Costantinopoli ripresa dai Greci, t. XII, p. 151. Pericoli che minacciarono l'impero di Costantinopoli, tom. XII, p. 300. Nuove angustie di questa città, t. XII, p. 342. Assediata da Amurat II, t. XII, p. 406. Stato della lingua greca in questa città, t. XII, p. 452. Paralello fra i Greci ed i Latini, t. XII, p. 475.

Costanzo, assunto all'Impero da Diocleziano, tom. II, p. 110. Ricupera la Brettagna, t. II, p. 120. In qual modo le frontiere Brittaniche fossero difese, t. II, pag. 121. Libera la Gallia dall'invasione degli Alemanni, t. II, p. 123. In qual modo trattò i Barbari, t. II, p. 122. Suo carattere e sua situazione dopo la rinunzia di Diocleziano, t. II, p. 172. Sua morte, t. II, pag. 181.

Costanzo, figlio del gran Costantino, t. III, p. 96. Sua guerra coi suoi fratelli Costante e Costantino, t. III, p. 372. Nega d'entrare in negoziati con Magnenzio e Vetranione, t. III, p. 378. Sua guerra contro Magnenzio, t. III, p. 382. Battaglia di Mursa, t. III, p. 385. Conquista l'Italia, t. III, pag. 388. Costanzo solo imperatore, t. III, p. 394. Favorisce gli Ariani, tom. IV, p. 117. Suo sdegno contro di Atanasio, t. IV, p. 137. Divisione dell'Impero sotto di lui, t. IV, p. 154. Roma, t. IV, p. 156. Costantinopoli, t. IV, p. 158. Sua gelosia contro Giuliano, t. IV, pag. 178. Timori e invidia che l'agitavano, t. IV, p. 180. Ordina alle legioni della Gallia di condursi nell'Oriente, t. IV, p. 180. Morte di Costanzo, t. IV, p. 208.

Costanzo, generale. Suo carattere e vittorie, tom. VI, p. 206. È associato all'impero d'Occidente da Onorio di cui sposa la sorella, t. VI, p. 287. Sua morte, t. VI, p. 288.

Courtenai. Origine di questa famiglia, t. XII, p. 162. Courtenai di Francia, t. XII, p. 166. Loro unione con le altre famiglie di Francia, t. XII, p. 167. Courtenai d'Inghilterra, tom. XII, p. 171.

Courtenai Pietro, Imperatore d'Oriente, t. XII, p. 132. Sua prigionia e morte, t. XII, p. 134.

Courtenai Roberto, Imperatore d'Oriente, tom. XII, p. 134. Sua morte, t. XII, p. 136.

Crescenzio, Console, t. IX, p. 357.

Creta (Isola), soggiogata dagli Arabi, t. X, p. 374. Soggiogata dai Greci, t. X, p. 404.

Crisolara Manuele. Introduce in Italia la lingua greca, t. XII, p. 484.

Crisopoli (oggi Scutari). Battaglia quivi seguìta tra Costantino e Licinio, tom. II, p. 236.

Crispo. Sua virtù, t. II, p. 325.

Cristianesimo e Cristiani, t. II, p. 278. Virtù dei primitivi Cristiani, t. II, p. 239. Loro penitenza e pentimento delle colpe, t. II, p. ivi. Cura che avevano essi della propria fama, t. II, p. 295. Gli antichi Cristiani avversi al piacere ed alla voluttà, t. II, p. 298. Opinioni che aveano circa la castità ed il matrimonio, t. II, p. 299. Loro avversione agli affari della guerra e del governo, t. II, p. 302. Loro solerzia tutta intesa al governo della Chiesa, t. II, p. 304. Primiera loro libertà ed eguaglianza, t. II, p. 306. Loro generale proporzione in confronto coi Pagani, t. II, p. 344. Se i primi Cristiani fossero ignoranti e di vile condizione, t. II, p. 344. Alcune eccezioni rispetto alla loro dottrina, t. II, p. 345. Rispetto alla condizione ed alle ricchezze, t. II, p. 346. Disprezzo ch'ebbero per il Cristianesimo alcuni uomini celebri del primo e secondo secolo, t. II, p. 348. Profezie, t. II, p. 349. Miracoli, t. II, p. 351. Generale silenzio intorno le tenebre della Passione, t. II, p. 352. I Cristiani riguardati come Setta, t. III, p. 11. I loro costumi calunniati, t. III, p. 18. Imprudenza loro nel modo di difendersi, t. III, p. 19. I Cristiani confusi dai Gentili coi Gnostici, e conseguenze che da ciò ne derivarono, t. III, p. 20. I Cristiani accusati dell'incendio di Roma sotto Nerone e terribilmente puniti, t. III, p. 27. Passo di Tacito a tale proposito, tom. III, p. 28. Osservazioni sopra questo passo, t. III, p. 29. I Cristiani ed i Giudei egualmente oppressi sotto il regno di Domiziano, tom. III, p. 34. Ignoranza di Plinio su quanto s'aspetta ai Cristiani, t. III, p. 39. Procedure legali contro i Cristiani, istituite sotto il regno di Trajano e dei suoi successori, t. III, p. 40. Clamori popolari contro i Cristiani, t. III, p. 41. Ordine di giudicatura che si teneva rispetto a' Cristiani, t. III, p. 43. Equità dei Magistrati romani, t. III, p. 46. Ardore con cui i primitivi Cristiani agognavano il martirio, t. III, p. 57. A mano a mano illanguidito, t. III, p. 60. Tre vie per evitarlo, t. III, p. 61. Avvicendarsi di severità e di tolleranza, t. III, p. 63. Le dieci persecuzioni, t. III, p. ivi. Editti in favore dei Cristiani, che si attribuiscono, a Tiberio ed a Marco Antonino, t. III, p. 64. Stato dei Cristiani nel durare dei regni di Commodo e Severo, t. III, p. 66. Deteriorato sotto i successori del secondo di questi due Imperatori, t. III. p. 68. Pace e prosperità dei Cristiani sotto Diocleziano, t. III, p. 77. Progresso dello zelo fra i Cristiani e della superstizione fra i Pagani, t. III, p. 79. Alcuni soldati Cristiani puniti da Massimiano e Galerio, t. III, p. 82. Diocleziano indotto da Galerio ad incominciare una persecuzione generale contro i Cristiani, t. III, p. 84. Primo bando contro i Cristiani, t. III, p. 86. Zelo manifestato a tale proposito da un Cristiano, e punizione ch'ei n'ebbe, t. III, p. 88. Esecuzione che sortì il primo bando, t. III, p. 91. Bandi successivi, t. III, p. 94. Idea generale della persecuzione, t. III, p. 95. Stato dei Cristiani nelle province Occidentali, sotto Costanzo, e nel primo periodo del regno di Costantino, t. III, p. 96. Stato dei Cristiani nell'Italia e nell'Affrica sotto Massimiano e Severo, t. III, p. 97. Sotto Massenzio, t. III, p. 98. Nell'Illirico e nell'Oriente sotto Galerio e Massimino, t. III, p. 100. Editto di tolleranza pubblicato da Galerio, t. III, p. 102. Pace della Chiesa, t. III, p. 103. Massimino si prepara a rinnovare la persecuzione, t. III, p. 104. Fine delle persecuzioni, t. III, p. 106. Quanto possa credersi intorno ai patimenti de' martiri e de' confessori, t. III, p. 107. Numero dei martiri, t. III, 109. Conclusione, t. III, p. 111. Loro zelo ai tempi di Costantino, t. IV, p. 90. Loro scuole proibite da Giuliano, t. IV, p. 282. Disfavore in cui vennero, ed oppressioni usate da Giuliano, t. IV, p. 284. Condannati da Giuliano a riedificare i templi pagani, t. IV, p. 285. Cristiani nelle Gallie, t. IV, p. 11. Editto di Milano, t. IV, p. 12. Uso e bellezza della morale Cristiana, t. IV, p. 13. Dottrina e pratica dell'obbedienza passiva, t. IV, p. 14. Lealtà e zelo del partito Cristiano, t. IV, p. 20. Propagazione del Cristianesimo, t. IV, p. 43. Ordinazione del Clero cristiano, t. IV, p. 55. Sue sostanze, t. IV, p. 58. Sue censure spirituali, t. IV, p. 65. Zelo ed imprudenza dei Cristiani sotto Giuliano, t. IV, p. 304. I tre Capitoli del Cristianesimo, t. IX, p. 85. Unione della Chiesa greca e latina, t. IX, p. 97. Separazione perpetua delle Sette Cristiane d'Oriente, t. IX, p. 99. Cristiani di S. Tommaso nell'India, t. IX, p. 110. Cristiani presso gli Arabi, t. X, p. 41. Decadenza del Cristianesimo, e sua caduta in Affrica, t. X, p. 308. Tollerato dai Musulmani in Ispagna, t. X, p. 311.

Cristoforo, Ministro di Costantino VI, t. IX, p. 396.

Croati o Schiavoni della Dalmazia, t. XI, p. 55.

Crociate. Prima Crociata, t. XI, pag. 268. Considerate sotto l'aspetto della equità, t. XII, p. 280. Motivi spirituali, ed Indulgenze, t. XI, pag. 284. Motivi temporali, e mondani, t. XI, p. 290. Forza dell'esempio, t. XI, p. 293. Partenza dei primi pellegrini, condotti da Piero l'Eremita, t. XI, p. 295. Distrutti nell'Ungheria e nell'Asia, tom. XI, p. 297. Partenza dell'esercito de' Crociati, t. XI, p. 300. Cavalleria, t. XI, p. 309. Principi Latini convenuti a Costantinopoli, t. XI, p. 313. Rassegna e novero de' Crociati, t. XI, p. 327. Assedio di Nicea, t. XI p. 332. Battaglia di Dorilea, t. XI, p. 335. I Crociati si volgono all'Asia Minore, t. XI, pag. 337. Vittorie riportate dai Crociati, t. XI, p. 344. Fame e stremi cui si trovano ridotti i Crociati in Antiochia, t. XI, p. 345. Leggenda della Santa Lancia, t. XI, p. 349. Guerrieri celesti, t. XI, p. 352. Spedizioni per terra, incominciando dalla prima Crociata, t. XI, p. 385. Seconda Crociata condotta da Corrado III, e da Luigi VII, t. XI, p. 385. Terza Crociata condotta da Federico, t. XI, pag. 386. Passaggio de' Crociati pei dominj dello Imperator greco, t. XI, p. 389. Considerazioni sulla durata dell'entusiasmo delle Crociate, t. XI, p. 398. Terza Crociata per mare, tom. XI, pag. 427. Assedio di Acri, t. XI, p. 429. Quarta Crociata, t. XI, pag. 442. Quinta Crociata, t. XI, p. 443. S. Luigi, e sesta Crociata, t. XI, p. 448. Presa di Damieta, t. XI, p. 451. Settima Crociata, t. XI, p. 454. Acri e tutta la Terra Santa perduta pei Latini, t. XI, p. 459. Crociata dei baroni Francesi, t. XII, pag. 29. Unione della Crociata e partenza da Venezia, t. XII, p. 39. Assedio di Zara, t. XII, p. 42. Lega de' Crociati col giovane Alessio, t. XII, p. 44. I Crociati partono da Zara per Costantinopoli, t. XII, p. 47. Arrivo, t. XII, p. 50. Inutili tentativi dell'Imperatore per negoziare, tom. XII, p. 51. Passaggio del Bosforo, t. XII, p. 53. Conseguenze generali delle Crociate, t. XII, p. 155. Prigionia de' principi Francesi, t. XII, p. 335.

Cufa. Fondazione di questa città, t. X, p. 169.

D

Dacia. Conquistata da Trajano, t. I, p. 7. Divisa dall'Illirico e come governata, t. I, p. 34. Ceduta ai Goti da Aureliano, t. II, p. 22.

Dafne. Suo tempio e bosco a lei sacro, t. IV, p. 288. Disprezzo e profanazioni, tom. IV, p. 291. Reliquie trasferite alla Chiesa di San Babila, e tempio di Dafne abbruciato, t. IV, p. ivi.

Dalmazia. Divisione dell'Illirico e della Dalmazia, e come fossero governate, t. I, p. 34.

Dalmazio. Nipote di Costantino, che ottiene il titolo di Cesare, t. III, p. 373. Addestrato alle fatiche della guerra, t. III, p. 374.

Damasco. Assedio di questa città, t. X, p. 185. Presa d'assalto dopo d'aver ceduto per capitolazione, t. X, pag. 194. Persecuzione contro i suoi abitanti, t. X, p. 197.

Damaso, Vescovo di Roma. Sua ambizione e lusso, t. V, p. 52.

Damieta. Presa di questa città nelle Crociate, t. XI, p. 451.

Dandolo Enrico, Doge di Venezia. Riceve amichevolmente gli ambasciatori francesi, t. XII, p. 26. Favorisce la quarta Crociata, t. XII, p. 36.

Danubio. Cenni su questo fiume, t. V, p. 96.

Dara. Città situata alla distanza di quattordici miglia da Nisibi e fortificata da Giustiniano VII, p. 343.

Decio, Imperatore. Servigi, ribellioni, vittorie e regno di questo Principe, t. I, pag. 354. Marcia contro i Goti, t. I, p. 356. Ristabilisce la carica di Censore nella persona di Valeriano, t. I, p. 368. Disegno impraticabile e senza effetto, t. I, p. 370. Disfatta e morte di Decio e di suo figlio, t. I, p. 371. Loro elogio, t. I, p. 372.

Demetria. Vergine celebre, nipote di Proba, vedova del prefetto Petronio, t. VI, p. 79.

Demonj. Considerati dall'antichità siccome Dei, t. II, p. 256.

Disciplina ecclesiastica. Variazioni in essa avvenute, t. XII, p. 10.

Diocleziano. Sua elezione all'Impero, t. II, p. 2. Suo carattere, t. II, pag. 106. Guerra civile da lui estinta sul campo di battaglia, e atti di clemenza esercitati, t. II, p. 107. Associazione nell'impero de' due Cesari, Galerio e Costanzo, t. II, p. 110. Impero scompartito fra quattro principi. Loro concordia, t. II, pag. 111. Sua condotta coi contadini della Gallia, t. II, p. 113. Loro ribellione, t. II, pag. 114. Diocleziano imita Probo nel distribuire i Barbari vinti tra i provinciali, t. II, p. 123. Guerra d'Affrica e dell'Egitto, t. II, p. 124. Condotta tenuta da Diocleziano nell'Egitto, tom. II, p. 125. Sopprime tutti i libri d'Alchimia, t. II, pag. 127. Novità e progressi di quest'arte, t. II, p. 128. Guerra persiana, t. II, p. 129. Moderazione di Diocleziano, t. II, p. 140. Conclusione della pace, t. II, pag. 142. Condizioni della medesima, t. II, p. ivi. L'Arasse assegnato per confine ai due Imperi, t. II, p. ivi. Cessione di cinque province di là dal Tigri, t. II, pag. ivi. Trionfo di Diocleziano e di Massimiano, t. II, p. 145. Lunga loro assenza da Roma, t. II, p. 146. Loro residenza in Milano, t. II, pag. 147. Indi in Nicomedia, t. II, pag. 148. Abbassamento di Roma e del Senato, t. II, pag. 149. Nuovi corpi di guardie nominati da Diocleziano, Gioviani ed Erculiani, t. II, p. 150. Magistrature civili omesse, tom. II, pag. 150. Dignità e titoli imperiali, t. II, p. 151. Diocleziano cinge il diadema, ed introduce il cerimoniale persiano, t. II, pag. 153. Nuovo sistema di governo. Due Augusti e due Cesari, tom. II, p. 156. Aumento delle tasse, t. II, p. ivi. Rinuncia di Diocleziano, t. II, pag. 158. Paralello fra Diocleziano e Carlo V, t. II, p. ivi. Lunga malattia di Diocleziano, t. II, pag. 159. Prudenza di Diocleziano, t. II, p. 161. Si ritira in Salona, t. II, pag. ivi. Filosofia di cui dette prove, t. II, p. 162. Descrizione di Salona e del paese circonvicino, t. II, pag. 164. Palazzo di Diocleziano, t. II, p. 165. Decadenza delle arti, t. II, pag. 167. Stato in cui vennero le lettere, t. II, p. 168. Nuovi Platonici, t. II, p. 169. Turbolenze dopo la rinunzia di Diocleziano, t. II, p. 171.

Dione Cassio, storico romano. Vuol riformare l'armata. I Pretoriani dimandano la sua testa, t. I, p. 231. L'imperatore Alessandro Severo lo sottrae al furore delle truppe, t. I, p. 232.

Domiziano. Opprime i Cristiani ed i Giudei, tom. III, p. 34.

Domizio, pretore in Sicilia. Sua crudeltà esercitata su di uno schiavo, t. I, p. 131.

Donatisti. Loro scisma, t. IV, p. 79. Ribellione e furore dei Donatisti Cironcelioni, t. IV, p. 164. Loro suicidi religiosi, tom. IV, p. 167. Donatisti a' tempi di Valentiniano III, t. VI, p. 344.

Dormienti (favola dei sette), p. 359.

E

Ebioniti. Nazarei che s'erano rifiutati d'accompagnare il loro Vescovo Latino, t. II, p. 259. Il nome di Ebionita, termine di disprezzo, t. II, p. 260. Credevano che la religione Giudaica non potesse giammai essere abolita, t. II, p. 263. Onoravano Gesù Cristo come il più grande Profeta, t. III, p. 167.

Ebrei. Riguardati come nazione, t. III, p. 11. Sottomessi ai successori d'Alessandro; sortono dall'oscurità, t. III, p. 14. Loro attaccamento alla legge di Mosè, e loro avversione per ogni culto straniero, t. III, pag. 15. Erano più attaccati alle tradizioni de' loro maggiori, che alle pruove che avevano sotto gli occhi proprii, t. III, p. 17. Non era loro permesso il matrimonio cogli stranieri, tom. III, pag. 18. Riconoscevano nel Messia l'aspettato Gesù degli Oracoli, t. III, pag. 22. I quindici primi Vescovi di Gerusalemme furono tutti Giudei circoncisi, tom. III, p. 24. Sotto il regno d'Adriano giunsero al colmo le loro disgrazie, t. III, p. 26. Nella dottrina mosaica non facevasi alcun cenno dell'anima, t. III, p. 43. Orribili crudeltà commesse dagli Ebrei nelle città d'Egitto, di Cipro e di Cirene, t. III, p. 189. Loro antichi privilegi concessi dalla bonomia d'Antonino Pio, t. III, p. 190. Ebrei al tempo di Giuliano, t. IV, pag. 268. Loro persecuzione nella Spagna, t. VII, p. 69. Ebrei presso gli Arabi, tom. X, p. 41.

Edessa, città. Questo piccolo Stato conteneva la parte settentrionale e la più fertile della Mesopotamia, t. II, p. 30. Suo principato fondato da Baldovino, t. XI, p. 338.

Edrisiti, t. X, p. 397.

Efeso. Suo tempio di Diana abbruciato dai Goti, t. I, p. 398. Suo primo Concilio, t. IX, p. 43. Opposizione dei vescovi d'Oriente, t. IX, p. 47. Suo secondo Concilio, t. IX, p. 57.

Egidio. Sua rivolta nella Gallia, t. VI, p. 505.

Egitto. Descrizione di questo paese, t. I, p. 38. Guerra seguita in questo paese colle armi di Diocleziano, t. I, p. 238. Conquistato da Cosroe, t. VIII, p. 389. Invaso e conquistato da Amrou, t. X, p. 230. Sue città di Menfi, di Babilonia e del Cairo, t. X, p. 234. Amministrazione di questo paese, t. X, p. 250. Sua ricchezza e popolazione, t. X, p. 251.

Elagabalo, chiamato prima Bassiano e Antonino. Sue ribellioni, t. I, p. 211. Scrive al Senato, t. I, p. 214. Suo ritratto, t. I, p. 216. Sua superstizione, t. I, p. ivi. Sue sfrenate dissolutezze, t. I, p. 218. Disprezzo che i tiranni di Roma avevano per le leggi della decenza, t. I, p. 220. I soldati malcontenti, t. I, p. 221. Sedizione dei Pretoriani ed uccisione di Elagabalo, t. I, p. 222.

Eliopoli, assedio di questa città, t. X, p. 202.

Emesa, assedio di questa città, t. X, p. 202.

Emiliano, sue vittorie e ribellione, t. II, p. 375. L'armata lo proclama Imperatore sul campo di battaglia t. II, p. 376. Sue lettere al Senato, t. II, p. ivi. Soccombe sotto Valeriano, e sua morte, t. II, p. 377.

Enea di Gazza, filosofo della Setta di Platone, che riportò sagge osservazioni sui martiri dell'Affrica, tom. VI, p. 505.

Enrico, re dei Visigoti, t. VII, p. 75.

Enrico l'Uccellatore. Sue vittorie, t. XI, p. 75.

Enrico III, imperatore. Chiamato in soccorso dai Greci, t. XI, p. 172. Assedia Roma, t. XI, p. 174. Fugge all'avvicinar di Roberto, t. XI, p. 175.

Enrico IV, imperatore. Conquista il regno di Sicilia, t. XI, p. 203.

Enrico, re. Suo regno ed indole, t. XII, p. 127.

Enrico, re de' Visigoti, tom. VII, p. 75. I suoi successi lo rendono l'Oracolo dell'Occidente, e sua morte immatura, t. VII, p. 76.

Epifanio (Sant') vescovo di Pavia, parte, col benefico carico di mediatore per Roma, ove è accolto con quelle onorificenze dovute al suo merito e alla sua rinomanza, t. VI, p. 532.

Epiteto (lo Schiavo) onora il secolo in cui visse, t. II, p. 348.

Eracliano, conte dell'Affrica. Sua ribellione e disfatta, t. VI, p. 201.

Eraclio. Suo regno, t. VIII, p. 384. Suo cattivo stato, t. VIII, pag. 394. Implora la pace, t. VIII, p. 396. Si apparecchia alla guerra, t. VIII, p. 397. Sua prima spedizione contro i Persiani, t. VIII, p. 401. Sua seconda spedizione, t. VIII, p. 404. Costantinopoli liberata dagli Avari e dai Persiani, t. VIII, p. 410. Alleanze e conquiste di Eraclio, tom. VIII, pag. 414. Sua terza spedizione, t. VIII, p. 416. Sue vittorie, t. VIII, p. 417. Trattato di pace fra i due imperii, t. VIII, pag. 423. L'Ectesi, t. IX, p. 91. Suo secondo matrimonio, t. IX, p. 148. Sua morte, t. IX, p. 148.

Eracleone, t. IX, pag. 150. Punizione di Martina e di Eracleone, t. IX, p. 152.

Ermanrico. Sua conquista del Danubio, t. V, p. 96.

Ermenegildo. Sua rivolta e suo martirio nella Spagna, t. VII, p. 73.

Erode Attico. Suo esempio, t. I, p. 68.

Eudossia imperatrice. Suo carattere, sue avventure e suo matrimonio con Teodosio, t. VI, p. 320. Suo pellegrinaggio a Gerusalemme, t. VI, p. 322. Sua ambizione e sue contese con Pulcheria, t. VI, p. 323. Spogliata ignominiosamente degli onori del suo grado, e muore in esilio, t. VI, p. 324.

Eugenio il gramatico. Sua usurpazione a' tempi di Teodosio, t. V, p. 345. Teodosio gli dichiara la guerra, lo sconfigge, e muore tom. V, p. 347.

Eugenio IV, Papa, t. XII, p. 444. Lega da lui formata contro i Turchi, t. XIII, p. 19.

Eunapo. Suoi frammenti istorici e filosofici pieni d'invettive contro i principii dei suoi avversarii, tom. V, p. 387.

Eunuchi. Sono introdotti nella Grecia e in Roma, e loro potenza a' tempi di Costanzo, t. III, p. 394.

Euripide, poeta. Nella sua tragedia d'Ifigenia ha posta la scena nel Chersoneso Taurico, t. I, 388.

Europa. Stato delle sue fortificazioni circa il cinquecento, t. VII, p. 328.

Eusebio di Cesarea. Spiegazione equivoca da lui data al vocabolo homoousion, t. IV, p. 114.

Eutiche. Sua eresia, t. IX, p. 56.

Eutropio. Sua amministrazione e carattere, t. VI, p. 275. Sua venalità ed ingiustizia, t. VI, p. 278. Crudele ed ingiusta legge di lesa maestà, t. VI, 283. Caduta d'Eutropio, t. VI, 289.

Ezio, generale di Placidia, madre dell'Imperatore Valentiniano III, tom. VI, p. 357. Suo carattere ed amministrazione, tom. VI, p. 412. Sua relazione cogli Unni e cogli Alani, t. VI, p. 414. Gli vien tolta la vita da Valentiniano, tom. VI, p. 459.

F

Falcando, storico. Sue lamentazioni, t. XI, p. 201.

Fausta, figlia di Massimiano. Sposa il grande Costantino, t. III, p. 334. Suoi artificii contro Crispo figlio primogenito di Costantino, tom. III, p. 337. Condanna e supplicio di questo principe, t. III, p. 340. Suoi tre figli e loro educazione, t. III, p. 344.

Faustina, moglie di Marc-Aurelio, celebre per la sua bellezza e per le sue galanterie, t. I, p. 126.

Fede. Formole di fede Arriane, t. IV, p. 104.

Fede della Chiesa occidentale e latina, t. IV, p. 109.

Federico I. Cenni su questo Principe, t. IX, p. 361. Suoi successi, t. XIII, p. 177.

Federico II, t. IX, p. 362.

Federico III. Ultimo degli Imperatori romani coronato a Roma, t. XIII, p. 380.

Felice (S.) Vescovo d'Affrica, t. III, p. 91. Decapitato a Venosa nella Lucania, luogo celebre pel nascimento di Orazio, t. III, p. 92.

Fermo. Sua ribellione a' tempi di Valentiniano nelle province della Numidia e della Mauritania, t. V, p. 81. Ammazza in una contesa il proprio fratello, t. V, p. ivi. In una notte viene strozzato, t. V, p. 85.

Filippo, prefetto del pretorio. Sue brighe, dopo la morte di Gordiano, t. I, p. 286. È sollevato all'Impero, t. I, p. 287. Nel suo regno si rinnovano i giuochi secolari, t. I, p. 290.

Filippico, Imperatore dei Romani, t. IX, p. 162.

Filosofia Platonica, t. XII, p. 492.

Finanza ed imposte. Loro stato dai bei secoli della repubblica sino al regno di Alessandro Severo, t. I, p. 235. Imposizione del tributo sopra i cittadini Romani, t. I, p. 236. Il tributo abolito, t. I, p. 237. Tributi delle province dell'Asia, dell'Egitto, della Gallia, dell'Affrica, della Spagna e dell'isola di Giera, t. I, p. 238. Somma dell'entrate, t. I, p. 240. Tasse imposte da Augusto sui cittadini Romani t. I, p. ivi. Gabelle, t. I, p. 241. Imposizione sulle vendite, t. I, p. 242. Tasse sui Legati e sulle eredità, t. I, p. 243. Conforme alle leggi ed ai costumi, t. I, p. 244. Regolamenti degli Imperatori, t. I, p. 245. Editto di Caracalla, t. I, p. 246. La cittadinanza conferita ai provinciali per sottometterli alle tasse, t. I, p. 247. Diminuzione passeggiera del tributo, t. I, p. ivi. Conseguenza dell'universale cittadinanza romana, t. I, p. 248. Finanze sotto Costantino, tom. III, p. 312. Tributo generale o indizione, t. III, p. 313. Tasse in forma di capitazione, t. III, p. 317. Capitazione sul commercio e sull'industria, t. III, p. 323. Liberi donativi, t. III, p. 325.

Fingal e i suoi Eroi, t. I, p. 193.

Flavia. Famiglia di questo nome e sua stirpe, t. I, p. 111.

Flavio Clemente. Sua condanna e morte, t. III, p. 37.

Floriano fratello di Tacito. Usurpa il trono, tom. II, p. 67. Morte dell'usurpatore, dopo tre mesi, t. II, p. 68. I discendenti di Tacito e di Floriano rimangono nell'oscurità, t. II, p. 68.

Foca. Sua elezione, t. VIII, p. 373. Rivolta di Costantinopoli, t. VIII, p. 374. Creato imperadore, t. VIII, p. 377. Suo carattere, tom. VIII, p. 378. Sua tirannide, t. VIII, p. 379. Sua caduta e morte, tom. VIII, p. 381.

Fortificazioni d'Europa circa il cinquecento, t. VII, pag. 328. Dell'impero dall'Eusino sino alle frontiere della Persia, t. VII, p. 336. Di Dara in Persia, t. VII, p. 343.

Fozio, Patriarca di Costantinopoli. Sue dispute di ambizione coi Pontefici, t. XII, p. 12.

Francia. Origine di questo nome, idea dello stato generale di questo paese e delle sue rivoluzioni, t. VII, p. 73. Invasa dagli Arabi, t. X, p. 334. Liberata da Carlo Martello, t. X, p. 339. Riunione del ducato di Normandia alla corona di Francia, t. XI, p. 206.

Franchi. Loro origine e loro confederazione coi Romani, t. I, p. 379. Invadono la Gallia, t. I, p. 381. Devastano la Spagna, t. I, p. 387. Passano in Affrica, t. I, pag. 388. Loro ardita impresa, t. II, p. 80. Loro stabilimento nell'impero, t. II. p. ivi. Soggiogati da Giuliano, t. IV, pag. 63. Loro stabilimento nella Gallia sotto i re Merovingi, t. VI, pag. 421. Loro totale conquista della Borgogna, t. VII, p. 94. Loro conquista della Aquitania, t. VII, pag. 102. Totale stabilimento della Monarchia francese nella Gallia, tom. VII, pag. 105. Controversie politiche, t. VII, p. 108. Anarchia de' Franchi, tom. VII, 139. Invadono l'Italia, t. VII, p. 453. Loro discesa in questo paese cogli Alemanni, t. VIII, pag. 128. Ripugnanza loro e di Carlo Magno, t. IX, pag. 318. I Franchi e i Latini, t. X, p. 468. Loro carattere e loro tattica, t. X, p. 471. Loro tracotanza nelle Crociate, t. XI, pag. 225. Loro indugio, t. XI, p. 356. Marciano verso Gerusalemme, t. XI, pag. 357. Assediano e conquistano questa città nell'anno stesso, t. XI, p. 358. Loro Lega coi Veneziani, tom. XII, p. 336.

G

Gaina, Capo dei Goti. Fa massacrare Rufino, t. VI, p. 25. Primo generale d'Oriente, si dichiara contro Stilicone suo benefattore, t. VI, p. 27. Fomenta la ribellione di Tibigildo, tom. VI, p. 287. Sua cospirazione e caduta, tom. VI, p. 292.

Galerio. Sua associazione all'Impero, t. II, p. 110. Discende il Danubio contro i Barbari, t. II, p. 122. Come li trattasse, t. II, p. 123. Sua disfatta nella guerra della Persia, t. II, pag. 134. Ricevimento che gli fa Diocleziano, t. II, p. 136. Vittoria da lui riportata sui Persiani, t. II, p. ivi. Condotta da lui tenuta verso la famiglia del debellato Narsete, t. II, p. 137. Negoziazioni di pace, t. II, p. 138. Discorso da lui tenuto agli ambasciadori Persiani, tom. II, p. 139. Assume il titolo d'Augusto, t. II, p. 171. Sud carattere, t. II, p. 172. Sua ambizione sconcertata da due rivoluzioni, t. II, p. 175. Riconosce Costantino, e gli conferisce soltanto il titolo di Cesare, t. II, 180. Conferisce il titolo d'Augusto a Severo suo favorito, t. II, p. 181. Ribellione de' Romani contro di lui, t. II, p. 188. Invade l'Italia, t. II, p. ivi. Tristi successi di questa spedizione, e sua ritirata, t. II, p. 191. Innalza Licinio e Massimino al rango d'Augusti, t. II, p. 192. Sua morte, t. II, p. 196. Sorte sgraziata della sua vedova e del suo figlio, t. II, p. 222. Editto di tolleranza pubblicato prima della sua morte, t. III, p. 73.

Gallia. Sua divisione in sei province romane, t. I, p. 30. Sua estensione e sue città assai floride, t. I, p. 72. Forma parte dell'Impero, t. I, p. 73. I Barbari la invadono, t. I, p. 381. Gli Svevi vi discendono anch'essi sotto il nome di Alemanni, tom. I, p. 383. Acquistata all'Impero da Aureliano, t. II pag. 30. Successione degli usurpatori nella Gallia, t. II, p. 31. Sollevazione di Bonoso e Procolo nella Gallia, t. II, p. 82. Stato dei contadini della Gallia, ai tempi dei due Cesari Galerio e Costanzo, t. II, p. 113. Governo di Costantino nella Gallia, t. II, p. 199. Invasione della Gallia fatta dai Germani, t. III, p. 437. Prima campagna fatta da Giuliano nella Gallia, t. III, p. 441. Seconda campagna, t. III, p. 443. Città della Gallia restaurate, t. III, p. 454. Descrizione di Parigi, tom. III, p. 458. Cristiani della Gallia protetti, t. IV, p. 11. Gli Alemanni invadono la Gallia, t. V, p. 56. Desolazione della Gallia per l'invasione de' Germani, t. VI, pag. 89. Costantino è riconosciuto nella Gallia, t. VI, p. 94. Adolfo re dei Goti marcia nella Gallia, t. VI, p. 192. Rivoluzioni della Gallia, t. VI, p. 204. Stato dei Barbari nella Gallia, t. VI, p. 221. Assemblea delle sette province della Gallia, t. VI, p. 229. Attila si prepara ad invadere la Gallia, t. VI, p. 410. I Visigoti nella Gallia sotto il regno di Teodosio, t. VI, p. 416. I Franchi nella Gallia sotto i re Merovingi, t. VI, p. 421. Attila invade la Gallia, ed assedia Orleans, t. VI, p. 426. Attila si ritira nelle pianure della Sciampagna, t. VI, p. 434. Battaglia di Chalon, t. VI, p. 438. Rivolta d'Egidio nella Gallia, t. VI, p. 505. Conquiste dei Visigoti nella Gallia, t. VI, p. 524. Martino nella Gallia, t. VII, p. 12. Rivoluzione della Gallia, t. VII, pag. 73. Finale stabilimento della Monarchia francese nella Gallia, tom. VII, p. 105. Privilegi dei Romani nella Gallia, tom. VII, p. 136. Ampiezza dell'Impero di Carlo Magno nella Gallia, t. IX, p. 332. Invasione della Gallia eseguita dagli Arabi, t. X, p. 334. I Paoliziani fermano il loro soggiorno nella Gallia, t. XI, p. 30.

Gallo. Sua elezione in Imperatore Romano, tom. I, p. 273. Compra la pace pagando un annuo tributo ai Goti, t. I, p. 374. Disgusto popolare, t. I, p. 375. Rivolta d'Emiliano e abbandono ed uccisione di Gallo, t. I, p. 376. Sua morte vendicata, tom. I, p. 377.

Gallo, nipote di Costantino. Sua educazione, t. III, p. 397. Vien dichiarato Cesare, tom. III, p. 398. Sua crudeltà, sua imprudenza, t. III, p. 400. Fa massacrare i Ministri dell'Imperatore, t. III, p. 402. Pericoli della sua situazione, t. III, 404. Sua disgrazia e sua morte, t. III, p. 405.

Gallieno, divide il trono col suo padre Valeriano. Infortunio del suo regno, tom. I, p. 378. Esclude i Senatori dal servigio militare, t. I, pag. 385. Fa alleanza cogli Alemanni, t. I, pag. 386. Suo carattere ed amministrazione, t. I, pag. 407. Sua morte, t. II, pag. 7. Stato dei Cristiani sotto il suo regno, t. III, pag. 73.

Gelasio II, Papa, t. XIII, p. 149.

Gelimero. Usurpa il trono di Ilderico, t. VII, pag. 362. Fa la conquista della Sardegna, tom. VII, pag. 375. Viene disfatto da Belisario in Affrica, t. VII, p. 378. Fa mettere a morte Ilderico e i suoi partigiani, t. VII, p. 380. Ultima disfatta di Gelimero e dei Vandali, t. VII, p. 384. Sue angustie e schiavitù, tom. VII, p. 392. Fine di Gelimero nella Galazia, t. VII, p. 399.

Generali romani. Loro potere, t. I, p. 93.

Gengiskan, primo Imperatore de' Mongulli e dei Tartari, t. XII, p. 282. Sue leggi, t. XII, p. 285. Invade la Cina, t. XII, p. 289. Batte il Sultano Mohammed, e si impadronisce di Carizme, del Turkestan e della Persia, t. XII, p. 291. Sua morte, t. XII, p. 294.

Gennerido, soldato di barbara estrazione, gran generale della Dalmazia, della Pannonia, della Norica e della Rezia. Rianima la disciplina e lo spirito della repubblica, t. VI, p. 163.

Genovesi. Scacciati che furono i Latini da Costantinopoli, fermarono la loro dimora a Pera o Galata, t. XII, p. 269. Loro commercio e loro tracotanza al Mar Nero, t. XII, p 272. Loro guerra contro l'imperatore Cantacuzeno, t. XII, p. 274. Sconfitta data dai Genovesi alla flotta di Cantacuzeno, t. XII, pag. 275. Vittoria da essi riportata sui Greci e sui Veneziani, tom. XII, pag. 276. Rendonsi padroni della navigazione del Mar Nero, fino all'epoca della conquista de' Turchi, dopo la rovina di Costantinopoli, t. XII, p. 280.

Genserico, re dei Vandali. Suo ritratto, t. VI, p. 341. Sbarca in Affrica, t. VI, p. 242. Dà il sacco a Roma, t. VI, pag. 472. Sue spedizioni navali, tom. VI, pag. 507. Sue negoziazioni coll'Impero d'Oriente, tom. VI, pag. 508. Incendia la flotta Romana sulla costa dell'Affrica, t. VI, p. 522.

Geougi, popolo Tartaro. I loro principi ereditarj, discendenti dallo schiavo Moko, occupano un posto fra i Monarchi della Scizia, tom. VI, p. 77.

Gepidi. Invadono le province romane fra il Danubio e le Alpi, t. VIII, p. 9. Loro distruzione, t. VIII, p. 12. Morte del loro re Cunemondo, e distruzione di questo regno, t. VIII, p. 286.

Germani, loro origine, t. I, p. 321. Favole e congetture, t. I, p. 322. I Germani non conoscevano l'uso delle lettere, t. I, p. 324. Ignoranti nelle arti e nell'agricoltura, t. I, p. 326. Non avevano, nè maneggiavano metalli, t. I, p. 327. Loro indolenza, t. I, p. 328. Loro trasporto per le bevande spiritose, t. I, p. 330. Libertà dei Germani, t. I, p. 332. Assemblee del popolo, t. I, p. 334. Autorità dei Principi e dei Magistrati, t. I, p. 335. Più assoluti sui beni che sulle persone dei Germani, t. I, p. 336. Obbligazioni volontarie, t. I, pag. ivi. Castità dei Germani, tom. I, p. 338. Sue probabili cagioni, tom. I, p. 339. Cagioni che impedirono i progressi dei Germani, t. I, p. 345. Mancanza d'armi, t. I, p. ivi. Mancanza di disciplina, t. I, pag. 346. Dissensioni civili fra loro, t. I, p. 348. Fomentate dalla politica romana, t. I, pag. 349. Loro unione passeggera contro Marco Antonino, t. I, p. 350. Divisione delle tribù Germaniche, t. I, p. 351. Loro numero, t. I, pag. 352. Invadono la Gallia, t. III, p. 437. L'invadono di nuovo sotto Valentiniano, t. V, p. 56. Emigrazione de' Germani settentrionali, t. VI, pag. 77. Un branco d'essi invade la Gallia, tom. VI, p. 86.

Germania. Suo stato fino all'invasione de' Barbari sotto il regno dell'Imperatore Decio, t. I, pag. 316. Sua estensione, t. I, pag. 317. Suo clima, t. I, pag. 318. Suoi effetti sopra i naturali del paese, t. I, pag. 320. Stato della sua popolazione, tom. I, p. 331. Religione, t. I, pag. 341. Suoi effetti nella pace, t. I, pag. 342. Nella guerra, t. I, p. 343. I Bardi, t. I, p. 344. Dissensioni politiche fomentate dai Romani, t. I, p. 349. Spedizione di Probo nella Germania, t. II, pag. 75. Sottomessa da Attila, t. VI, pag. 371. Riunita da Carlomagno sotto il medesimo scettro, t. IX, p. 335.

Gerusalemme. Giuliano progetta la riedificazione del suo tempio, t. IV, p. 274. Descrizione di questa città, t. IV, p. 276. Pellegrinaggi, t. IV, p. 277. Il progetto della riedificazione non riesce, t. IV, p. 280. Conquistata da' Saracini, t. X, p. 211. Stato di questa città, e particolarità sulle peregrinazioni al Santo Sepolcro, t. XI, p. 255. Condizione di Gerusalemme sotto i Califfi Fatimiti, tom. XI, pag. 260. Numero de' pellegrini aumentato, t. XI, pag. 263. Conquistata dalle armi turche, t. XI, p. 265. Suo reame sotto i Crociati, t. XI, p. 367. Sue Assise, t. XI, pag. 371. Corte dei Pari, t. XI, p. 373. Legge de' combattimenti giudiziarii, t. XI, pag. 375. Corte de' Borghesi, t. XI, p. 377. Conquista del suo regno e presa della città fattasi dal Sultano Saladino, t. XI, p. 420.

Gesù Cristo. Sua Incarnazione, t. IX, p. 5. Nato solamente uomo, secondo gli Ebioniti, t. IX, p. 8. Sua nascita e suoi effetti, t. IX, p. 11. Gesù Cristo un Dio in tutta la sua dignità, secondo i Doceti, t. IX, p. 15. Il suo corpo incorruttibile, t. IX, p. 17. La doppia natura di Cerinto, t. IX, p. 20. La divina Incarnazione di Apolinare, t. IX, p. 22. Assenso degli Ortodossi al decreto della Chiesa cattolica, e disputa sulle parole con cui si esprimerebbe questo Dogma, t. IX, p. 26. Il Trisagion e la guerra di religione fino alla morte di Anastasio, t. IX, p. 73. Prima guerra religiosa, t. IX, p. 77.

Gesuiti. Loro missione in Etiopia, t. IX, p. 137. Conversione dell'Imperatore degli Abissini, t. IX, p. 138. Espulsione finale de' Gesuiti, t. IX, p. 140.

Geta, figlio di Settimio Severo. Nominato Imperatore con suo fratello Caracalla dopo la morte del loro padre, t. I, p. 195. Sua avversione contro il fratello Caracalla, t. I, p. 196. Negoziazioni con Caracalla per dividere l'Impero, t. I, p. 197. Viene ucciso dal suo fratello, t. I, p. 198. Posto fra gli Dei, t. I, p. 200.

Giacobiti, t. IX, p. 114.

Giamblico (il divino). Filosofo della scuola di Platone, ammirato come uno dei primi maestri nella scienza dell'allegoria, t. IV, p. 243.

Giannizzeri, t. XII, p. 330.

Gildone. Sua ribellione in Affrica, t. VI, p. 29. Condannato dal Senato di Roma, t. VI, p. 32. Guerra d'Affrica; disfatta e morte di questo usurpatore, t. VI, p. 36.

Giorgio di Cappadocia. Opprime Alessandria e tutto l'Egitto, t. IV, p. 296. Trucidato dal popolo, t. IV, p. 297. Indi venerato come Martire, t. IV, p. 299.

Giornandes. Misurò il campo Catalanico, conosciuto sotto il nome di provincia della Sciampagna, t. IV, 435.

Giovanni Zimiscè, tom. IX, p. 202.

Giovanni, o Calo Giovanni, t. IX, p. 223.

Giovanni XII, Papa, t. IX, p. 356.

Giovanni, usurpatore dell'Impero d'Occidente. Sua elevazione e sua caduta, t. VI, p. 332.

Giovanni Crisostomo (S.). Eletto Arcivescovo di Costantinopoli; suo merito, t. VI, p. 297. Sua amministrazione pastorale e suoi difetti, tom. VI, 300. Perseguitato dall'Imperatrice Eudossia, t. VI, p. 303. Sollevazione popolare in quest'occasione, t. VI, 304. Suo esilio, t. VI, p. 307. Sua morte, t. VI, p. 309. Sue reliquie trasportate a Costantinopoli, t. VI, p. 309.

Giovanni di Cappadocia, tom. VII, p. 312. Suoi edifizii ed architetti, t. VII, p. 315. Fabbrica della chiesa di Santa Sofia, t. VII, p. 319.

Giovanni di Brienne Imperatore di Costantinopoli, tom. XII, p. 137.

Giovanni Duca Vatace, tom. XII, p. 178.

Giovanni Paleologo. Suo regno, t. XII, p. 249.

Giovanni Corvino. Uniade, t. XIII, p. 32.

Gioviano. Eletto Imperatore, t. IV, 370. Seguita la guerra contra Sapore, t. IV, p. 373. Vergognosa negoziazione di pace, t. IV, 376. Debolezza di Gioviano, t. IV, p. 378. Evacua la provincia, e ritirasi verso Nisibi, t. IV, p. 380. Disapprovazione generale del suo negoziato di pace, t. IV, p. 383. Abbandona Nisibi, e restituisce a' Persiani le cinque province, t. IV, p. 385. Pubblica una tolleranza universale dopo d'avere stabilita la pace nella Chiesa e nello Stato, t. V, p. 9. Sua marcia da Antiochia, t. V, p. 11. Sua morte, t. V, p. 12. Trono vacante, t. V, p. 14.

Giovino. Incoronato a Magonza, e caduta di questo usurpatore, t. VI, p. 208. È decapitato, t. VI, p. 210.

Girolamo (S.). La sua gratitudine contribuì al merito ed al carattere assai sospetto di Damaso vescovo di Roma, t. V, p. 52. Piange gli orrori commessi dai Goti nella Pannonia, t. V, p. 245.

Giubbileo. Sua istituzione, e primo Giubbileo, t. XIII, p. 198. Giubbileo secondo, t. XIII, p. 202.

Giudei,. Unico popolo che siasi rifiutato di soscriversi al commercio universale del Genere umano, t. II, p. 247. Sottomessi ai successori di Alessandro, sortirono dall'oscurità, t. II, p. 248. Il loro attaccamento alle leggi di Mosè uguagliava l'abborrimento che avevano per le religioni straniere, t. II, p. 249. La religione Giudaica credeva più fermamente le tradizioni de' suoi maggiori che le testimonianze de' proprii sensi, t. II, p. 251. Era proibito ai Giudei di contrarre matrimonio o affinità colle altre nazioni, t. II, p. ivi. I Giudei convertiti, riconoscevano nella persona di Gesù il Messia annunciato da' vecchi oracoli, t. II, p. 255. I primi quindici Vescovi di Gerusalemme furono tutti Giudei circoncisi, t. II, p. 256. Sotto il regno di Adriano, il disperato fanatismo de' Giudei pose il colmo alle loro calamità, t. II, p. 258. La dottrina dell'immortalità dell'anima non accennata nella legge di Mosè, t. II, p. 276. Orribili crudeltà commesse dai Giudei nelle città d'Egitto, di Cipro e di Cirene, t. III, p. 8. L'indole mansueta di Antonino Pio restituisce ai Giudei gli antichi loro privilegi, t. III, p. 9. Sdegnando di trattare cogli altri popoli, godevano in libertà l'esercizio della loro insocievole religione, t. III, p. 11. Gl'Imperadori decretano una capitazione generale sul popolo Giudaico, t. III, p. 35. I Giudei sono protetti da Giuliano l'Apostata, t. IV, p. 279. Sono perseguitati nella Spagna, t. VII, p. 69. Oppressi da Giustiniano, t. IX, p. 82.

Giudizii di Dio. I Magistrati usavano nell'incertezza della testimonianza colle famose prove del fuoco e dell'acqua, t. VII, p. 117.

Giudizii del popolo. I cittadini di Roma e di Atene in materia criminale venivano giudicati dal popolo, t. VIII, p. 269.

Giulia, l'Imperatrice, moglie di Settimio Severo. Sue eccellenti qualità, t. I, p. 189. S'applicava alle lettere ed alla filosofia, t. I, p. 190. È assassinato nel suo palazzo, da Caracalla, Geta suo figlio, ed ella stessa vien ferita in una mano, volendo salvarlo, t. I, pag. 198. Giulia è costretta a ricevere l'assassino con sorriso di approvazione e di gioia, t. I, pag. 200. Ridotta, dopo la morte di Caracalla, alla condizione di suddita, con volontaria morte pon fine all'umiliante sua dipendenza, t. I, p. 211.

Giuliano, Didio, ricco Senatore, compra l'Impero dai Pretoriani, t. I, p. 160. È riconosciuto dal Senato, t. I, p. ivi. Prende possesso del palazzo, t. I, p. 161. Malcontento del pubblico, t. I, pag. 162. Gli eserciti della Brittania, della Sorìa e della Pannonia si dichiarano contro di lui, t. I, pag. ivi. Sue angustie dopo che Settimio Severo fu dichiarato imperatore dalle legioni Pannoniche, t. I, p. 169. Sua incertezza, t. I, p. 170. È abbandonato da' Pretoriani, t. I, p. 171. Condannato e decapitato per ordine del Senato, t. I, p. 172.

Giuliano, l'Apostata, nipote di Costantino. Sua educazione, t. III, p. 397. Suo pericolo e sua liberazione, t. III, p. 407. Suo esilio in Atene, t. III, p. 409. Vien richiamato a Milano, t. III, p. 412. Dichiarato Cesare, t. III, p. 413. Nuovo obelisco, t. III, pag. 419. Sua condotta e sua vita privata, t. III, p. 439. Prima campagna da lui fatta nella Gallia, t. III, p. 441. Seconda campagna, t. III, p. 443. Battaglia di Strasburgo, tom. III, p. 445. Vittoria di Giuliano, t. III, p. 447. Tre spedizioni di Giuliano al di là del Reno, t. III, p. 452. Città della Gallia ristaurate, t. III, p. 454. Sua amministrazione civile, tom. III, p. 456. Gelosia di Costanzo contro di lui, t. IV, p. 179. Giuliano proclamato Imperatore dalle legioni della Gallia, t. IV, p. 185. Sue proteste d'innocenza, t. IV, p. 188. Ambasceria a Costanzo, t. IV, p. 190. Quarta e quinta spedizione di Giuliano al di là del Reno, t. IV, pag. 192. Negoziato inutile, e intimazione di guerra, t. IV, p. 194. Giuliano s'accinge ad assalire Costanzo, tom. IV, pag. 197. Dal Reno marcia nell'Illirico, t. IV, p. 200. Giustifica la propria causa, t. IV, p. 204. Preparamenti ostili, t. IV, p. 206. Dopo la morte di Costanzo, Giuliano è riconosciuto da tutto l'Impero, t. IV, pag. 211. Governo civile e vita privata del medesimo t. IV, pag. 212. Conghietture sull'intervallo fra la morte di Costanzo e la partenza di Giuliano accintosi alla guerra Persiana, t. IV, p. 215. Riforma della Corte imperiale, tom. IV, p. 216. Tribunale di giustizia, t. IV, pag. 220. Punizione contemporanea dell'innocente e del reo, t. IV, p. 221. Clemenza di Giuliano, t. IV, p. 224. Propenso alla libertà ed alla repubblica, t. IV, p. 226. Sua sollecitudine verso le città greche, t. IV, p. 229. Giuliano oratore e giudice, t. IV, pag. 230. Indole di Giuliano, t. IV, p. 235. Religione di Giuliano, t. IV, p. 234. Educazione ed apostasia del medesimo, t. IV, p. 237. Abbraccia la mitologia del paganesimo, t. IV, p. 240. Allegorie, t. IV, p. 242. Sistema teologico di Giuliano, t. IV, p. 244. Fanatismo de' filosofi, t. IV, p. 246. Iniziazione e fanatismo di Giuliano, tom. IV, p. 247. Religiosa dissimulazione, tom. IV, p. 250. Scritti da esso composti contro la religione Cristiana, t. IV, p. 252. Tolleranza universale, t. IV, p. 254. Zelo e divozione di Giuliano nella ristaurazione del Paganesimo, t. IV, p. 256. Riforma del Paganesimo, t. IV, p. 259. Giuliano tenta di rifabbricare il tempio di Gerusalemme, t. IV, p. 274. Parzialità di Giuliano per gli Ebrei, t. IV, pag. 279. Giuliano perseguita Atanasio, e lo scaccia dalla sua sede, t. IV, p. 302. Cesari nominati da Giuliano, t. IV, p. 309. Risoluzione di marciare contro i Persiani, t. IV, p. 311. Da Costantinopoli passa in Antiochia, t. IV, p. 313. Il popolo d'Antiochia contrario a Giuliano, t. IV, p. 316. Giuliano compone una satira contro gli abitanti d'Antiochia, t. IV, p. 319. Marcia verso l'Eufrate, t. IV, p. 323. Suo disegno d'invadere la Persia, t. IV, p. 325. Alienazione del re di Armenia, t. IV, p. 327. Apparecchii militari, t. IV, p. 328. Giuliano entra nel territorio Persiano, t. IV, p. 330. Marcia pel deserto della Mesopotamia, t. IV, p. 331. Suoi successi, t. IV, pag. 333. Invade la Sorìa, tom. IV, p. 338. Assedio di Perisabor, t. IV, p. ivi. Di Maogamalca, t. IV, pag. 340. Personale condotta di Giuliano, t. IV, p. 342. Conduce la sua flotta dall'Eufrate al Tigri, t. IV, p. 346. Passaggio del Tigri, e vittoria de' Romani, tom. IV, p. 348. Stato di Giuliano, e sua ostinazione, tom. IV, p. 352. Incendia la flotta, t. IV, p. 355. Marcia contro di Sapore, t. IV, pag. 358. Ritirata ed angustie dell'esercito Romano, tom. IV, pag. 361. Giuliano è ferito mortalmente, t. IV, p. 364. Morte di Giuliano, t. IV, p. 366. Riflessioni sopra la sua morte, t. IV, p. 387. Suoi funerali, t. IV, p. 390.

Giulio Nipote. Imperatore di Occidente insieme con Glicerio, t. VI, p. 537. Sua abdicazione e sua morte, t. VI, p. 539.

Giuochi secolari. Rinnovati da Filippo, t. I, p. 287.

Giurisprudenza Romana, tom. VIII, p. 161. Leggi dei Re di Roma, t. VIII, p. 163. Le Dodici Tavole dei Decemviri, t. VIII, p. 166. Loro indole ed influenza, t. VIII, p. 169. Leggi del popolo, t. VIII, p. 171. Decreti del Senato, t. VIII, p. 174. Editti de' Pretori, t. VIII, p. ivi. Editto perpetuo, t. VIII, p. 176. Costituzioni degli Imperadori, t. VIII, p. 177. Loro potere legislativo, tom. VIII, p. 178. Loro rescritti, tom. VIII, p. 180. Forma della legge romana, t. VIII. p. 182. Successioni de' legisti civili, t. VIII, p. 184. Primo periodo, t. VIII, p. ivi. Secondo periodo, t. VIII, p. 186. Terzo periodo, tom. VIII, p. ivi. Loro filosofia, t. VIII, p. 187. Autorità, t. VIII, p. 189. Sette, t. VIII, p. 191. Riforma della legge romana fatta da Giustiniano, t. VIII, p. 194. Codice Triboniano, t. VIII, p. 195. Codice di Giustiniano, t. VIII, p. 195. Le Pandette o il Digesto, t. VIII, p. 199. Lode e censura del codice e delle Pandette, t. VIII, p. 200. Perdita della Giurisprudenza antica, t. VIII, p. 203. Incostanza legale di Giustiniano, t. VIII, p. 207. Seconda edizione del codice, t. VIII, p. 208. Le Novelle, t. VIII, p. ivi. Le Instituta, t. VIII, p. 209.

I Delle persone.

Liberti e schiavi, t. VIII, p. 210. Padri e figli, t. VIII, p. 213. Limitazione della potestà paterna, t. VIII, pag. 216. Mariti e mogli, t. VIII, p. 220. Riti religiosi del matrimonio, t. VIII, p. ivi. Libertà del contratto matrimoniale, t. VIII, p. 222. Libertà ed abuso del divorzio, tom. VIII, p. 223. Limitazioni della libertà del divorzio, t. VIII, p. 226. Incesti, concubine e bastardi, t. VIII, p. 229. Tutori e pupilli, t. VIII, p. 232.

II Delle cose.

Diritto di proprietà, t. VIII, p. 233. Di eredità e di successione, t. VIII, p. 237. Gradi civili di parentela, t. VIII, p. 239. Introduzione e libertà de' testamenti, t. VIII, p. 241. Legati, t. VIII, p. 243. Codicili e fedecommessi, t. VIII, p. 245.

III Delle azioni.

Promesse, t. VIII, p. 247. Benefizii, t. VIII, p. 248. Interesse del danaro, t. VIII, p. 251. Danni, tomi VIII, p. 252.

IV Dei delitti e delle pene.

Rigore delle Dodici Tavole, t. VIII, p. 254. Abolizione e non curanza delle leggi penali, t. VIII, p. 259. Si ristabiliscono le pene capitali, t. VIII, p. 262. Misura del delitto, t. VIII, p. 264. Vizio contro natura, t. VIII, p. 265. Rigore degli Imperatori cristiani, t. VIII, p. 267. Giudizii del popolo, t. VIII, p. 269. Giudizii scelti, tom. VIII, p. 271. Assessori, t. VIII, p. 273. Esilio e morte volontaria, t. VIII, p. 274. Abusi della Giurisprudenza civile, t. VIII, p. 275.

Giustiniano. Imperatore d'Oriente. Sua nascita, t. VII, p. 255. Sua adozione e successione all'Impero, t. VII, p. 258. Suo regno, t. VII, p. 262. Suo matrimonio con Teodora, t. VII, p. 266. Fazioni del Circo, t. VII, p. 277. Fazioni a Roma, t. VII, p. 279. Esse dividono Costantinopoli e l'Oriente, t. VII, p. ivi. Giustiniano favorisce gli Azzurri, t. VII, p. 281. Sedizione di Costantinopoli chiamata Nika, t. VII, p. 284. Angustia di Giustiniano, t. VII, p. 287. La sedizione è oppressa, t. VII, p. 289. Agricoltura e manifatture da lui protette, t. VII, p. 290. Stato delle rendite, t. VII, p. 303. Avarizia e profusione di Giustiniano, t. VII, p. 305. Perniciosi risparmii, t. VII, p. 306. Remissioni, t. VII, p. 307. Gravezze, t. VII, p. 308. Monopolii, t. VII, p. 309. Venalità, t. VII, p. 310. Testamenti, t. VII, p. 311. Ministri di Giustiniano, t. VII, p. 312. Sopprime le scuole di Atene, t. VII, p. 352. Estingue il Consolato romano, t. VII, p. 356. Risolve d'invadere l'Affrica, t. VII, p. 359. Debolezza dell'Impero di Giustiniano, t. VIII, p. 5. Sua negoziazione e Trattati con Cosroe, t. VIII, p. 72. Sua alleanza cogli Abissini, t. VIII, p. 78. Suoi preparativi per la guerra Gotica, t. VIII, p. 115. Sua morte e carattere, t. VIII, p. 144. Comete, t. VIII, p. 147. Terremuoti, t. VIII, p. 151. Peste, sua origine e natura, t. VIII, p. 154. Estensione e durata, t. VIII, p. 158. Particolarità sulla sua amministrazione in materie ecclesiastiche, t. IX, p. 77. Sue persecuzioni, t. IX, p. 79. Contro gli Eretici, t. IX, p. 80. Contro i Pagani, t. IX, p. 81. Contro gli Ebrei, t. IX, p. 82. Sua ortodossia, t. IX, p. 84. Eresia di Giustiniano, t. IX, p. 88.

Giustiniano II, t. IX, p. 156. Suo esilio, t. IX, p. 158. Suo ritorno al trono e sua morte, t. IX, p. 159.

Giustino, detto il Vecchio, Imperatore d'Oriente. Suo innalzamento al trono e suo regno, t. VII, p. 257. Adotta nell'Impero Giustiniano suo nipote, t. VII, p. 258.

Giustino II, detto il Giovane, Imperatore d'Oriente. Suo regno, t. VIII, p. 280. Suo Consolato, t. VIII, p. ivi. Ambasceria degli Avari e sua fermezza in quest'occasione, t. VIII, p. 281. Sua impotenza e sua abdicazione, t. VIII, p. 299. Sua morte, t. VIII, p. 303.

Giustino (Santo e Martire). Cercò la verità nelle scuole di Zenone, d'Aristotele, di Pitagora e di Platone, t. II, p. 342. Sotto la sua dottrina, lo spirito sublime degli Oracoli ebraici sfuma in una fredda allegoria, tom. II, p. 350.

Glicerio, imperatore d'Occidente con Giulio Nipote, t. VI, p. 537. Al diadema sostituisce la mitra, t. VI, p. 538. Assassina Giulio Nipote, t. VI, p. 539.

Gnostici, credevano che la religione giudaica non fosse punto istituita dalla sapienza divina, tom. II, p. 264. Non volevano sentir parlare del riposo della Divinità dopo l'opera de' sei giorni, tom. II, pag. 262. I più dotti fra i Padri hanno imprudentemente ammesso le sofistiche sottigliezze dei Gnostici, tom. II, p. 263. I Gnostici si distinguevano come la parte più culta, più dotta e più facoltosa del Cristianesimo, t. II, p. 264. I Gnostici fiorirono assai durante il terzo secolo, t. II, p. 265. Generalmente conosciuti sotto il nome di Doceti, t. IV, p. 108.

Goffredo di Buglione. Capo dei Crociati, t. XI, p. 302. Sua elezione e regno, tom. XI, p. 364.

Gontrano, nipote di Clodoveo, invade gli Stati gotici della Settimania o Linguadoca, t. VII, p. 140.

Gordiano, Proconsole d'Affrica, e suo figlio. Loro carattere ed innalzamento, t. I, p. 260. Sollecitano la conferma della loro autorità, t. I, p. 263. Il Senato ratifica l'elezione de' Gordiani, t. I, p. 263. Dichiarano Massimino pubblico nemico, t. I, p. 265. Prendono il comando di Roma e dell'Italia, tom. I, p. 265. Si preparano ad una guerra civile, t. I, p. 266. Disfatta e morte dei due Gordiani, t. I, p. 267.

Gordiano, parente dei precedenti. È dichiarato Cesare, t. I, p. 276. Resta solo Imperatore dopo la morte di Massimo e di Balbino, t. I, p. 281. Sua innocenza e sua virtù, t. I, p. 282. Suo assassinamento, t. I, pag. 285. Sistema di una repubblica militare, t. I, p. 285. Giuochi Secolari, t. I, p. 287. Decadenza dell'Impero romano, t. I, p. 288.

Goti, Ostrogoti e Visigoti. Loro origine dalla Scandinavia, t. I, p. 356. Loro religione, t. I, p. 358. Loro emigrazione dalla Scandinavia nella Prussia, t. I, p. 360. Instituzioni d'Odino loro legislatore, t. I, pag. ivi. Loro migrazione dalla Prussia nell'Ucraina, t. I, p. 362. La loro nazione si aumenta nel marciare, t. I, p. 363. Invadono le province romane, t. I, p. 365. Eventi diversi della guerra Gotica, t. I, p. 367. Loro ritirata, t. I, p. 374. Tributo ignominioso loro pagato dai Romani, t. I, p. 375. Conquistano il Bosforo, t. I, p. 388. Prima loro spedizione navale, t. I, p. 390. Assediano e prendono Trebisonda, t. I, p. 391. Seconda loro spedizione. Saccheggiano le città della Bitinia, t. I, p. 392. Loro ritirata, t. I, p. 393. Terza spedizione navale, t. I, p. 394. Passano il Bosforo e l'Ellesponto, t. I, p. 395. Devastano la Grecia, e minacciano l'Italia, t. I, p. 396. Loro divisioni e loro ritirata, t. I, p. ivi. Rovinano il tempio d'Efeso, t. I, p. 398. Loro condotta in Atene, t. I, p. 399. Invadono l'Impero, t. II, p. 13. Sono sconfitti dall'Imperatore Claudio, t. II, p. 15. Trattano con Aureliano che a loro cede la Dacia, t. II, p. 22. Loro guerra contro di Costantino, t. III, p. 351. Sconfitta da loro sofferta, t. III, p. 352. Causa della loro guerra ai tempi di Valentiniano, t. V, p. 98. Ostilità e pace, t. V, pag. 101. Loro ostilità cogli Unni, t. V, p. 173. Perdite sofferte dai Goti in tali ostilità, t. V, p. 205. Implorano la protezione di Valente, t. V, p. 209. Sono trasportati sul Danubio nell'Impero romano, t. V, p. 212. Loro angustie e malcontento, t. V, p. 215. Loro ribellione nella Mesia, e prime loro vittorie, t. V, pag. 218. Penetrano nella Tracia, t. V, p. 221. Operazioni della guerra Gotica, t. V, p. 224. Loro unione con gli Unni, gli Alani ec., t. V, p. 227. Valente marcia contro di essi, t. V, p. 233. Assediano Adrianopoli, t. V, p. 242. Saccheggiano le province romane, t. V, p. 244. Strage della gioventù Gotica nell'Asia, t. V, p. 246. Loro guerra con Teodosio, t. V, p. 254. Loro divisioni, disfatta e sommissione, t. V, p. 258. Loro stabilimento nella Tracia e nell'Asia, t. V, p. 265. Ostili loro sentimenti, t. V, p. 268. Loro ribellione, t. VI, p. 43. Loro rispetto per la religione cristiana, t. VI, p. 174. Loro ricchezze dopo invasa l'Italia, t. VI, pag. 197. Conquistano la Spagna, e la restituiscono all'Impero, t. VI, p. 216. Loro stabilimento in Aquitania, tom. VI, pag. 249. Abbracciano il Cristianesimo, t. VII, p. 39. Motivi della loro fede, t. VII, p. 40. Effetto della loro conversione, t. VII, p. 43. Restano involti nell'eresia Ariana, t. VII, p. 44. Distinzione fra essi e gli Italiani, t. VII, p. 219. Assediano Roma, t. VII, p. 428. Loro assalto respinto da Belisario, tom. VII, p. 435. Levano l'assedio di Roma, t. VII, p. 448. Perdono Rimini, tom. VII, p. 450. Si ritirano a Ravenna, t. VII, pag. ivi. Loro rivoluzioni, t. VIII, p. 88. Contrasto fra i vizi de' Greci e le virtù dei Goti, t. VIII, p. 92. Assediano Roma, t. VIII, p. 97. La prendono d'assalto, t. VIII, p. 101. Scacciati da questa città, la riprendono, tom. VIII, p. 110. Stato della loro Monarchia in Italia, t. X, pag. 278. Distruzione della loro Monarchia, t. X, p. 285.

Graziano, eletto Imperatore, t. V, p. 109. Sua vittoria, sugli Alemanni, t. V, p. 230. Investe Teodosio dell'Impero orientale, t. V, p. 248. Suo carattere e sua condotta, t. V, p. 271. Suoi difetti, t. V, p. 272. Rende malcontente le truppe romane, t. V, p. 274. Rivoluzione contro di lui nella Gran Brettagna, t. V, p. 276. Sua fuga e sua morte, t. V, p. 278.

Greci. Loro imprese in Oriente, t. X, p. 404. Soggiogano l'isola di Creta, t. X, p. 404. Conquistano la Cilicia, t. X, p. 406. Invadono la Sorìa, t. X, p. 407. Riprendono Antiochia ai Saracini, t. X, p. ivi. Passaggio dell'Eufrate, tom. X, p. 409. Pericolo di Bagdad, t. X, p. 410. Loro lotta coi Saracini e coi Franchi in Italia, t. XI, p. 110. Loro nuova provincia in Italia, t. XI, p. 113. Guerra coi Normanni, t. XI, p. 109. Fatti particolari, tom. XI, p. 116. Loro scisma, t. XII, pag. 5. Loro avversione ai Latini, tom. XII, pag. 6. Cause di una tale avversione, t. XII, p. 13. Scomunica contro di essi e contro il Patriarca di Costantinopoli, tom. XII, p. 15. Loro inimicizia spiegata contro i Latini, t. XII, p. 16. Loro dispareri coi Latini, t. XII, p. 65. Incomincia la guerra, t. XII, pag. 69. Loro ribellione, tom. XII, p. 115. Buoni successi dei Greci, tom. XII, p. 148. Prendono e riprendono Costantinopoli, t. XII, p. 151. Ristaurazione dell'Impero dei Greci, t. XII, p. 177. Perseguitati dall'imperatore Michele Paleologo, t. XII, p. 193. Riconquistano Costantinopoli, e ritorno del loro Imperatore, tom. XII, pag. 193. S'uniscono colla chiesa Latina, t. XII, p. 203. Perseguitati da Andronico il Vecchio, t. XII, p. 207. Si sciolgono dall'unione colla chiesa Latina, tom. XII, p. 210. Minacciati da Carlo d'Angiò, t. XII, p. 213. Mutamenti politici de' Greci, t. XII, p. 226. Sconfitta loro data dai Genovesi, t. XII, p. 276. Province asiatiche perdute dai Greci, t. XII, p. 319. Discordia de' Greci, tom. XII, p. 340. Stato del loro Impero, t. XII, p. 402. Stato del sapere fra i Greci, tom. XII, p. 434. Negoziazioni di Eugenio IV con essi, t. XII, pag. 448. Concilio de' Greci e de' Latini in Ferrara, t. XII, p. 458. Loro negoziazioni, t. XII, p. 464. Unione de' Greci coi Latini, t. XII, pag. 469. Loro ritorno a Costantinopoli, t. XII, pag. 471. Stato della loro lingua a Costantinopoli, t. XII, p. 472. Paralello fra i Greci e i Latini, t. XII, p. 475. Risorgimento della loro erudizione in Italia, t. XII, p. 477. I Greci in Italia, t. XII, p. 487. Pregi o difetti de' Greci, t. XII, p. 489. Loro forza contro Maometto II, t. XIII, p. 75. Loro ostinazione e fanatismo, t. XIII, p. 78. Perdono la città e l'Impero, t. XIII, p. 107. Loro prigionia, t. XIII, p. 110.

Grecia. Suo governo, t. I, p. 35. Divisione delle sue province, t. I, p. 57. Le arti sue soggiogano i trionfi di Roma, t. I, p. 59. Memorie sul greco Impero, t. X, p. 412. Scritti di Costantino Porfirogeneta, e imperfezione de' medesimi, t. X, p. 415. Ambasciata di Luitprando, t. X, pag. 418. I temi o le province dell'Impero, e loro limiti a diverse epoche, t. X, p. 419. Ricchezza e popolazione, t. X, p. 421. Stato del Peloponneso, t. X, p. 423. Degli Schiavoni, t. X, pag. 424. Gli uomini liberi della Laconia, t. X, p. 425. Città e rendite del Peloponneso, t. X, p. 426. Delle manifatture ed in particolare degli opificj di seta, tom. X, p. 427. Questi passano dalla Grecia in Sicilia, tom. X, p. 429. Rendita dell'Impero greco, t. X, pag. 430. Fasto e lusso degli imperatori, t. X, p. 432. Il palazzo di Costantinopoli, t. X, p. 433. Ammobiliamento ed ufficiali del palazzo, t. X, p. 436. Onori e titoli della famiglia imperiale, t. X, p. 438. Officj dello Stato e dell'esercito, t. X, p. 440. Adorazione dell'Imperatore, t. X, p. 443. Ricevimento degli Ambasciatori, t. X, p. 444. I Cesari della Grecia sposi di femmine straniere, t. X, p. 448. Legge immaginaria di Costantino, t. X, p. 449. Autorità dispotica degli Imperatori della Grecia, t. X, pag. 453. Forza militare della Grecia, t. X, p. 456. Sua marineria, t. X, p. 457. Gl'imperatori Greci e i loro sudditi vogliono conservare il nome di Romani, tom. X, pag. 477. Periodo d'ignoranza nella Grecia, t. X, p. 478. Rinascimento della letteratura, t. X, p. 479. Decadenza del gusto e dell'ingegno, t. X, pag. 483. Mancanza d'emulazione nazionale, t. X, p. 486. Spedizione de' Normanni nella Grecia, t. XI, p. 155. Invasa da Ruggero, gran Conte della Sicilia, tom. XI, p. 188.

Gregorio (San) il Grande. Credesi che facesse abbruciare la Biblioteca Palatina e la Storia di Tito Livio, t. VIII, pag. 327. Sua nascita e sua professione, tom. VIII, p. 329. Suo pontificato, t. VIII, p. 332. Sue funzioni spirituali, t. VIII, p. 333. Suo governo temporale, e suoi salutevoli avvisi intorno alla capitazione ed alle tasse, t. VIII, p. 335.

Gregorio II, Papa. Sue epistole originali all'Imperatore Leone, t. IX, p. 279.

Gregorio (San) di Nazianzo. Sua eloquenza e sua pietà, t. V, p. 288. Compromesso da Massimo, tom. V, p. 291. Presiede il Concilio di Costantinopoli, tom. V, p. 298. Suo ritiro, tom. V, p. 299.

Grombate, re dei Chioniti alleati di Sapore. Perde suo figlio sotto le mura di Amida, t. III, p. 430.

Grozio. Racconto ch'egli fa di centomila sudditi di Carlo V, uccisi dal carnefice ne' soli Paesi Bassi per le spirituali censure, t. III, p. 112.

Grutongi od Ostrogoti. Loro disfatta a' tempi di Teodosio, t. V, p. 262.

Guardie Pretoriane. Loro istituzione, t. I, p. 156. Loro campo, t. I, pag. 157. Loro forza, loro ardire e loro speciosi diritti, t. I, p. 158. Mettono l'Impero all'incanto, t. I, p. 159. Le guardie pretoriane abbandonano l'Imperatore Giuliano, t. I, p. 171. Loro disgrazia, t. I, pag. 172. Nuovo stabilimento de' Pretoriani, t. I, p. 185. Ufficio del Prefetto de' Pretoriani, t. I, p. 186. Rilassamento della loro disciplina, t. I, p. 204. Loro sedizione ed uccisione di Elagabalo, t. I, p. 222. I Pretoriani malcontenti di Massimo e di Balbino, t. I, p. 279. Li uccidono, t. I, p. 280.

Guardie Turche. Loro disordine, t. X, p. 389.

Guerre civili a' tempi di Settimio Severo, t. I, p. 177. Loro conseguenze crudeli, t. I, p. 180.

Guglielmo I, soprannominato il Cattivo, re di Sicilia, t. XI, p. 198.

Guglielmo II, soprannominato il Buono, re di Sicilia, t. XI, p. 200.

Guiscardo Roberto, Duca. Sua nascita e suo carattere, tom. XI, p. 139. Ambizione del medesimo, e buoni successi ottenuti, t. XI, pag. 143. Fatto duca della Puglia, t. XI, p. 145. Sue conquiste in Italia, t. XI, p. 146. Invade l'impero d'Oriente, t. XI, p. 155. Assedia Durazzo, t. XI, p. 158. Battaglia da esso data avanti questa città, t. XI, p. 165. Presa di Durazzo, t. XI, p. 168. Suo ritorno, t. XI, p. 170. Enrico III, Imperatore, fugge dall'assedio di Roma all'avvicinar di Guiscardo, t. XI, p. 175. Riporta le sue armi nella Grecia, tom. XI, p. 177. Sua morte, t. XI, p. 180.

Gundamondo, t. VII, p. 48.

Gundobaldo, o Gundebaldo, Re di Borgogna. Questo regno aveva per confini i due fiumi, la Savona ed il Rodano, s'estendeva dalla foresta de' Vosgi fino alle Alpi ed al mare di Marsiglia, t. VII, p. 90.

H

Haroun-al-Raschid. Sue guerre contro i Romani, t. X, p. 370.

Hosein. Sua morte, t. X, p. 139.

I

Iberia. Stato di questa provincia, t. II, p. 144.

Ica, figlio di Baiazetto, t. XII, p. 397.

Iksiditi, t. X, p. 400.

Ilarione (S.). Giovane Sirio. Ritirasi nella Palestina lungi sette miglia da Gaza, t. VII, p. 11. Ildebaldo, Re d'Italia. Sua crudeltà e sua morte, t. VIII, p. 89.

Ilderico, Re dei Vandali. Disfatto dai Mori, t. VII, p. 49. Dal trono passa alla carcere, t. VII, p. 359. Sua morte, t. VII, p. 360.

Illiria. Sua divisione in province, t. I, p. 34.

Imao Caf ed Altai; catena di monti considerevole nell'Asia, t. VIII, p. 20.

Immagini. Loro introduzione nella Chiesa cristiana, t. IX, p. 253. Loro culto, t. IX, p. 256. Immagine di Edessa, t. IX, p. 258. Copie dell'immagine di Edessa, t. IX, p. 262. Opposizione al culto delle immagini, t. IX, p. 264. Persecuzione delle medesime, tom. IX, p. 271. Vengono ristabilite in onore nell'Oriente dall'Imperatrice Irene, t. IX, p. 312. Definitivo stabilimento delle immagini sotto l'Imperatrice Teodora, tom. IX, p. 316. Ripugnanza dei Franchi e di Carlo Magno, t. IX, p. 318.

Imperatori romani. Loro stabilimenti militari, t. I, p. 13. Disciplina militare sotto i medesimi, t. I, p. 15. Esercizii, t. I, p. 16. Legioni romane sotto il loro comando, t. I, p. 18. Loro armi, t. I, p. 19. Loro cavalleria, t. I, p. 21. Truppe ausiliarie, t. I, p. 22. Artiglieria, t. I, p. 23. Accampamenti, t. I, p. 24. Marce, t. I, p. 25. Numero e disposizione delle legioni, t. I, p. ivi. Marineria, t. I, p. 27. Loro Luogotenenti, t. I, p. 95. Divisione delle province tra gl'Imperatori ed il Senato, t. I, p. 96. Conservano il comando militare e le loro guardie in Roma medesima, t. I, p. ivi. Prerogative imperiali, t. I, p. 99. Idea generale del sistema imperiale, t. I, p. 102. Corte degl'Imperadori, t. I, p. ivi. Apoteosi, t. I, p. 103. Loro titoli di Angusto e di Cesare, t. I, p. 105. Memoria infame di alcuni di essi, t. I, p. 119. Loro autorità nell'elezione dei Papi, t. IX, p. 347. Disordini, tom. IX, p. 350. Autorità che godevano in Roma, t. IX, p. 354.

Impero Romano. Quadro delle sue province, t. I, p. 29. La Spagna, t. I, p. ivi. La Gallia, t. I, p. 30. La Brittania, t. I, p. 31. L'Italia, t. I, p. 32. Il Danubio e la frontiera Illirica, t. I, p. 33. La Rezia, t. I, p. ivi. Il Norico, la Pannonia e la Dalmazia, t. I, p. 34. La Mesia, la Dacia, la Tracia, la Macedonia e la Grecia, t. I, p. 35. L'Asia Minore, t. I, p. 36. La Sorìa, la Fenicia e la Palestina, t. I, p. 37. L'Affrica, t. I, p. 38. Il Mediterraneo e le sue isole, t. I, p. 40. Idea generale dell'Impero romano, t. I, p. ivi. Principii del governo, t. I, p. 42. Spirito universale di tolleranza, t. I, p. 43. Del popolo e dei filosofi, t. I, p. 45. Dei magistrati, t. I, p. 47. Nelle province e in Roma, t. I, p. 48. Nell'Italia, t. I, p. 51. Nelle province, t. I, p. 53. Colonie e città municipali, t. I, p. 54. Divisione delle province Greche e Latine, t. I, p. 56. Uso generale delle due lingue, t. I, p. 59. Schiavi e loro trattamento, t. I, p. 60. Liberti, t. I, p. 61. Numero degli schiavi, t. I, p. 63. Popolazione dell'Impero romano, t. I, p. 64. Obbedienza ed unione, t. I, p. 65. Monumenti romani, la maggior parte de' quali innalzati a spese de' privati, t. I, p. 66. Presso che tutti i monumenti romani consacrati all'uso pubblico. Templi, teatri, acquedotti, ec., t. I, p. 71. Numero e grandezza dell'Impero nella Gallia, nell'Italia e nella Spagna, t. I, p. 73. Nell'Affrica e nell'Asia, t. I, p. 74. Vie romane, t. I, p. 76. Poste, t. I, p. 77. Navigazione, t. I, p. 78. Progresso dell'agricoltura nelle province Occidentali dell'Impero, t. I, p. 79. Introduzione de' fiori e de' frutti, t. I, p. ivi. Vino e ulivi, t. I, p. 80. Lino, prati artificiali, fertilità generale, t. I, p. 81. Arte di lusso, t. I, p. ivi. Commercio straniero, t. I, p. 82. Oro ed argento, t. I, p. 84. Felicità generale, t. I, p. 85. S'indebolisce il coraggio ed il talento, t. I, p. 86. Degenerazione, t. I, p. 88. Potenza consolare e tribunizia dell'Impero romano, t. I, p. 97. Magistrature, t. I, p. 99. Il Senato, t. I, p. 101. Immagine della libertà popolare, t. I, p. 107. Immagine del governo riguardo agli eserciti, t. I, p. 108. Loro ubbidienza, t. I, p. 109. Destinazione di un successore all'Impero, t. I, p. 110. Caduta dell'Impero romano in Occidente, t. VII, p. 169.

Impero Greco. Sue memorie, t. X, p. 412. I Temi o le province dell'Impero: loro limiti a diverse epoche, t. X, p. 419. Ricchezza e popolazione, t. X, p. 421. Stato del Peloponneso, t. X, p. 423. Degli Schiavoni, t. X, p. 424. Gli uomini liberi della Laconia, t. X, p. 425. Città e rendite del Peloponneso, tom. X, p. 426. Delle manifatture, ed in particolare degli opificii di seta, tom. X, p. 427. Questi passano dalla Grecia in Sicilia, t. X, p. 429. Rendita dell'Impero greco, t. X, p. 430. Fasto e lusso degli Imperadori, t. X, p. 432. Il palazzo di Costantinopoli, t. X, p. 433. Onori e titoli della famiglia Imperiale, t. X, p. 438. Officii dello Stato e dell'esercito, t. X, pag. 440. Autorità dispotica degli Imperatori, t. X, pag. 453. Gl'Imperatori greci e i loro sudditi vogliono conservare il nome di Romani, t. X, pag. 477. Ristauramento dell'Impero greco, t. XII, p. 177. Stato di questo Impero nel secolo XV, t. XII, p. 402. Successione ereditaria e meriti de' principi Ottomani, tom. XII, p. 407.

Isacco (l'Angelo), Imperatore dei Greci. Suo carattere e suo regno, t. XII, p. 21. Sua morte, t. XII, p. 70. — Alessio (l'Angelo) figlio del precedente. Sua usurpazione ed indole, t. XII, p. 25. Sua Lega coi Crociati, t. XII, p. 44. Rimesso in trono, t. XII, p. 61. Scacciato di nuovo da Morzuflo, t. XII, p. 70. Sua morte, t. XII, p. ivi.

Italia. Invasa da Alarico. Disfatta de' Goti a Pollenzia, t. VI, p. 56. Invasa da Radagaiso. Disfatta dei Germani avanti Firenze, t. VI, p. 79. Massacro di Pavia, t. VI, p. 105. Assedii successivi e saccheggio di Roma, t. VI, p. 153. Scorrerie per l'Italia, t. VI, p. 187. Pace coi Goti. Regolamenti per sollievo di Roma e dell'Italia, t. VI, p. 192. Invasione d'Attila e assedio di Aquilea, tom. VI, p. 443. Odoacre primo re d'Italia, t. VI, p. 542. Trista situazione di questo regno, t. VI, p. 552. Regno di Teodorico; divisione delle terre; separazione dei Goti dagl'Italiani, t. VII, p. 216. Governo civile dopo le leggi romane, t. VII, p. 227. Florido stata, di Roma e dell'Italia, t. VII, p. 230. Regno d'Amalasunta, tom. VII, p. 409. Di Teodato, t. VII, p. 417. Di Vitige, t. VII, p. 427. Invasione dell'Italia operata da Belisario, t. VII, p. 420. Molte città d'Italia ricuperate da Belisario, t. VII, pag. 447. Invasione dell'Italia, fatta dai Franchi, t. VII, p. 453. Belisario sottomette il regno Gotico d'Italia, t. VII, p. 460. Rivolta de' Goti, tom. VIII, pag. 88. Regno e vittorie in Italia di Totila, t. VIII, p. 90. Belisario comanda per la seconda volta in Italia, t. VIII, 95. Roma assediata dai Goti, t. VIII, p. 97. Tentativo di Belisario, t. VIII, p. 99. Roma presa dai Goti, t. VIII, p. 101. Ripresa da Belisario, tom. VIII, p. 105. Roma di nuovo presa dai Goti, t. VIII, p. 110. Narsete fa la conquista di Roma, t. VIII, p. 122. Disfatta e morte di Teja, ultimo re dei Goti, t. VIII, 124. I Franchi e gli Alemanni invadono l'Italia, t. VIII, p. 128. Narsete li sconfigge, t. VIII, p. 130. Roma divenuta la seconda città dell'Impero, t. VIII, p. 133. Invasione dei Bulgari, t. VIII, pag. 136. Alboino re dei Lombardi, t. VIII, p. 283. Imprende la conquista di tutta l'Italia, t. VIII, p. 288. Conquista di una gran parte dell'Italia fatta dai Lombardi, t. VIII, pag. 293. Calamità dell'Italia, tom. VIII, pag. 308. Stato dell'Italia nel secolo ottavo, t. IX, p. 275. Sua rivoluzione t. IX, p. 283. Repubblica di Roma, t. IX, p. 288. Discesa in Italia di Pipino e sua liberazione di Roma, tom. IX, p. 294. Conquista d'Italia fatta da Carlo Magno, t. IX, pag. 297. Incoronazione di Carlo Magno come Imperatore di Roma e dell'Occidente, t. IX, p. 323. Ampiezza dell'Impero di Carlo Magno in Italia, t. IX, pag. 334. Il regno d'Italia, t. IX, p. 359. Invasione di Roma eseguita dai Saracini, t. X, p. 379. I Paoliziani stabiliscono il loro soggiorno in Italia, t. XI, p. 30. Guerre de' Saracini, dei Latini e dei Greci in Italia, t. XI, p. 109. Conquista di Bari, t. XI, p. 111. Nuova provincia dei Greci in Italia, t. XI, p. 113. Comparsa dei Normanni in Italia, t. XI, p. 120. Loro milizie in questo paese e loro conquista della Puglia, t. XI, p. 127. Oppressione di questa provincia, t. XI, 131. Conquiste di Roberto Guiscardo in Italia, t. XI, p. 146. Disegni di conquista sull'Italia dell'Imperatore Manuele, t. XI, p. 193. Risorgimento dell'erudizione Greca in Italia, t. XII, p. 477. La lingua, greca si ferma in Italia per opera di Manuele Crisolara, tom. XII, p. 484. I Greci in Italia, t. XII, p. 487. Nicolò V protegge l'emulazione ed il progresso delle lettere greche in Italia, t. XII, p. 493. Cosimo e Lorenzo de' Medici consacrano per quello studio le immense loro ricchezze, t. XII, p. 496. Uso ed abuso dell'antica erudizione, tom. XII, p. 498.

K

Kan, Mongulli della Persia. Loro avvilimento, t. XII, p. 313.

Kipsack. Cenni su questo paese, t. XII, p. 301.

Koreishiti. Tribù che si oppone alla missione di Maometto, t. X, p. 82.

L

Labaro, o stendardo della croce, di cui il significato ci è ignoto, e di cui si è finora cercato invano l'etimologia, t. IV, p. 23.

Lactario. Monte ove i medici di Roma, dopo il tempo di Galieno, mandavano i loro ammalati a respirare un'aria più pura, t. VIII, p. 125.

Ladislao, re della Polonia e d'Ungheria. Marcia contro i Turchi, t. XIII, pag. 23. Battaglia di Warna, t. XIII, p. 28. Sua morte, t. XIII, p. 29.

Lascaris Teodoro, imperatore di Nicea, t. XII, p. 116. Ristaurazione dell'Impero greco da lui operata, t. XII, p. 178.

Lascaris II, t. XII, p. 181. Suo ritorno al greco Impero, t. XII, p. 195.

Lascaris Giovanni, pupillo di Michele, e legittimo Sovrano. Perde la sua dignità, t. XII, p. 197. Vien confinato in un lontano castello dove languisce per molti anni, t. XII, p. 198.

Latini. Loro inimicizia coi Greci, t. XII, p. 16. Stabiliscono delle fattorie a Costantinopoli, e vi comprano delle terre e delle case, t. XII, p. 18. Loro emulazione e progressi nelle lettere, t. XII, p. 493.

Lattanzio. Fa uso dell'eloquenza di Cicerone e della piacevolezza di Luciano per dimostrare la superstizione Pagana, t. II, p. 329. Pubblica al Mondo il glorioso esempio del Sovrano della Gallia, che fino dai primi momenti del suo regno conobbe e adorò la maestà dell'unico e vero Dio, t. IV, pag. 6.

Latroniano, celebre poeta, la cui riputazione pareggia il grido degli antichi, t. V, p. 304.

Lazii. Loro conversione, tom. VIII, p. 63.

Leandro. Passa il mare fra le città di Sesto e di Abido per possedere la sua bella, t. III, p. 241.

Legioni sotto gl'Imperadori, t. I, p. 18. Numero e disposizione delle legioni, t. I, p. 25. Loro ubbidienza, t. I, p. 109. Si dichiarano contro Giuliano, t. I, p. 162. Le legioni Pannoniche dichiarano Imperatore Settimio Severo, t. I, p. 168. Rilassamento della militar disciplina sotto Severo, tom. I, p. 183. Rilassamento della disciplina sotto Caracalla, t. I, p. 204. Loro malcontento, t. I, p. 220. Tumulti delle legioni sotto l'Impero di Alessandro Severo, t. I, p. 232. Sedizione in Roma, t. I, p. 278. Claudio intraprende la loro riforma, t. II, p. 12. Severità di disciplina in esse mantenuta da Aureliano, t. II, p. 19. Probo incorpora i Barbari fra le legioni romane, t. II, p. 78. Paralello tra la severa disciplina voluta da Aureliano e la più mite abbracciata da Probo, t. II, p. 84. Distinzione delle truppe a' tempi di Costantino, t. III, p. 291. Riduzione delle legioni, t. III, p. 295. Lusso effeminato nel loro campo sotto Graziano. L'infanteria depone l'armatura, t. V, p. 357.

Leone di Tracia, Imperatore d'Oriente, t. VI, p. 510. Sua fermezza e sua moderazione, t. VI, p. 511. Suoi preparativi contro i Vandali dell'Affrica, t. VI, p. 518. Cattivo successo in questa spedizione, t. VI, p. 521.

Leone III, detto l'Isaurico, Imperatore d'Oriente e fondatore di una nuova dinastia, t. IX, p. 164. Suo regno, e saggezza della sua amministrazione, t. IX, p. 165. Favorisce gli Iconoclasti, t. IX, p. 266. Ribellione in Italia, e distruzione delle sue statue, t. IX, p. 275.

Leone IV, Imperatore d'Oriente, t. IX, p. 168. Suo matrimonio con Irene, t. IX, p. 170. La dichiara Imperatrice nel suo testamento, t. IX, p. 171.

Leone IV, Pontefice romano. Sue vittorie e suo regno, t. X, p. 381.

Leone V, nominato l'Armeno, Imperatore d'Oriente. Suo regno, t. IX, p. 176.

Leone VI, detto il Filosofo, Imperatore d'Oriente. Suo regno, t. IX, p. 193. Violazione delle sue proprie leggi contro le quarte nozze, t. IX, p. 194.

Leone IX, Papa. Sua Lega coi due Imperi, t. XI, p. 133. Sua spedizione contro i Normanni, t. XI, p. 135. Disfatta e prigionia di questo Pontefice, t. XI, p. 136.

Leone Ebreo. Abbraccia il Cristianesimo, t. XIII, p. 205. Sua famiglia, t. XIII, p. ivi. Suo figlio governatore, tom. XIII, p. ivi. Suo nipote posto sul trono di S. Pietro, t. XIII, t. ivi.

Leonida. Come si sacrificasse co' suoi trecento guerrieri alle Termopili, t. VIII, p. 6.

Leonina. Fondazione di questa città, t. X, p. 384.

Leonzio Pilato, primo professore di lingua greca a Firenze e nell'Occidente, t. XII, p. 487.

Leta, vedova dell'Imperadore Graziano. Addolcisce per qualche tempo la pubblica miseria, e consacra al sollievo dell'indigenza le immense sue ricchezze, t. VI, p. 154.

Leto, Prefetto del Pretorio. Cospira contro l'Imperatore Commodo, t. I, p. 145. Eccita i Pretoriani contro Pertinace, t. I, p. 152. S'invola alla pubblica indegnazione dopo l'assassinio di questo Principe, t. I, p. 159.

Letteratura. Sua introduzione presso gli Arabi, t. X, p. 358. Suo stato nella Grecia, tom. XII, p. 434. In Francia, t. XII, p. 436. In Inghilterra, t. XII, p. 437. Uso e abuso dell'antica erudizione, t. XII, p. 498.

Libanio, sofista. Suoi scritti e suo carattere, t. IV, p. 320.

Liberio, Vescovo di Roma. Esiliato dall'Imperatore Costanzo, t. IV, p. 143. Questo Pontefice briga pel suo richiamo con criminose concessioni, t. IV, p. 143.

Licinio, Generale romano, innalzato alla dignità di Augusto, t. II, p. 191. Sei Imperatori contemporanei, t. II, p. 192. Divide con Massimino i dominii di Galerio, t. II, p. 198. Sua guerra con Massimino, t. II, p. 221. Vittoria da lui riportata, t. II, ivi. Sue crudeltà, t. II, p. 222. Contesa fra Costantino e Licinio, t. II, p. 226. Prima guerra civile fra i medesimi, t. II, pag. 227. Giornata di Cibali e battaglia di Mardia, t. II, p. 229. Trattato di pace, t. II, p. 230. Seconda guerra civile tra Costantino e Licinio, t. II, p. 236. Sommissione e morte di Licinio, t. II, p. 243.

Lingua latina. Suo decadimento e perdita, t. X, p. 473.

Lione. Resiste alle armi di Aureliano; castigo inflitto a questa città, t. II, p. 30.

Lombardi. Loro conversione, t. VII, p. 68. Loro stato a' tempi di Giustiniano, tom. VIII, p. 10. Loro origine, e loro emigrazioni, t. VIII, p. 11. Distruggono il Re e il regno de' Gepidi, t. VIII, p. 286. Conquista di una gran parte d'Italia fatta dai medesimi, t. VIII, p. 293. Loro regno, t. VIII, p. 314. Loro lingua e costumi, tom. VIII, p. ivi. Vestimenta e matrimonii, t. VIII, p. 319. Loro governo, t. VIII, p. 322. Loro leggi, t. VIII, p. ivi. Assaltano la città di Roma, t. IX, p. 291. Sono disfatti da Pipino Re di Francia, t. IX, p. 294.

Lombardia. Conquistata da Carlo Magno, t. IX, p. 297.

Lottario I, t. IX, p. 341. Divisione dell'Impero, t. IX, p. 342.

Lucio II, Papa, tom. XIII, p. 150.

Lucio III, Papa, tom. XIII, p. 150.

Lucullo. La sua casa assegnata per ritiro ad Augustolo figlio d'Oreste, t. VI, p. 546.

Luigi il Pio, t. IX, p. 341.

Luigi VII, re di Francia. Preso dai Greci al ritorno di una Crociata, e liberato per opera dell'ammiraglio di Ruggero, t. XI, p. 189. Intraprende la seconda Crociata, t. XI, p. 385.

Luigi IX, re di Francia. Intraprende la sesta Crociata, t. XI, p. 448. Sua cattività in Egitto, t. XI, pag. 452. Muore sotto le mura di Tunisi nella settima Crociata, t. XI, p. 454.

Luigi di Baviera, Imperatore, t. XIII, p. 175.

Luitprando. Sua ambasciata, t. X, p. 418.

Lupercali (la festa dei). La loro origine anteriore alla fondazione di Roma. Celebravansi ancora sotto il regno di Antemio, tom. VI, p. 515.

Lupicina, o Eufemia, Imperatrice di stirpe dei Barbari; di grossolani costumi, ma d'una virtù esemplare e senza macchia, t. VII, p. 271.

M

Macedonia. Suo governo, t. I, p. 35.

Macrino Opilio, prefetto del pretorio. Fa assassinare l'Imperatore Caracalla, tom. I, p. 205. Elezione e carattere di questo usurpatore, t. I, p. 207. Il Senato malcontento, t. I, p. 208. L'esercito malcontento anch'esso, t. I, p. 209. Procura di riformare le armate, t. I, p. 210. Rivoluzione di Elagabalo, e disfatta e morte di Macrino, t. I, p. 213.

Magi. Distruttori delle Are degli Arabi, t. X, p. 41. Annientamento de' Magi della Persia, t. X, p. 303.

Magìa. Severe indagini del delitto di Magìa a Roma e in Antiochia, t. V, p. 29.

Magnenzio. Sua usurpazione, t. III, pag. 376. Costanzo nega d'entrare in negoziati con Magnenzio, tom. III, p. 378. Guerra di Costanzo contro Magnenzio. Disfatta e morte di quest'ultimo, t. III, p. 382.

Majoriano, Imperatore d'Occidente. Suo carattere e suo innalzamento, t. VI, p. 487. Sue leggi salutari, t. VI, 491. Protegge gli edifizii di Roma, t. VI, pag. 493. Si prepara ad invadere l'Affrica per iscacciarne i Vandali, t. VI, p. 496. Perdita della sua flotta, t. VI, pag. 500. Sedizione nel suo campo, sua abdicazione e sua morte, t. VI, p. 502.

Malek-Sa. Suo regno e prosperità, t. XI, p. 242. Sua morte, t. XI, p. 246.

Mamalucchi d'Egitto, t. XI, p. 456.

Mamgo, Capo d'un'orda che accampava sui confini dell'Impero Cinese, tom. II, p. 132. Implora la protezione di Sapore, tom. II, p. ivi. Esiliato nell'Armenia, t. II, p. ivi. È trattato con distinzione rispettosa, t. II, p. 133.

Mammea, madre di Alessandro Severo. Rimane sola incaricata dell'educazione di suo figlio e dell'amministrazione dell'Impero, t. I, pag. 221. Conserva sempre sullo spirito d'Alessandro un potere assoluto, t. I, p. 223. Saviezza e moderazione del suo governo, t. I, p. 225. Sceglie sedici fra i più saggi Senatori per comporre il proprio Consiglio, tom. I, p. 225. Educazione e virtuoso carattere da lei ispirato ad Alessandro, t. I, p. 226. Ascolta con piacere le esortazioni d'Origene, t. III, p. 69.

Mammud il Gaznevida, uno dei principi più grandi della nazione de' Turchi, t. XI, p. 209. Sue dodici spedizioni nell'Indostan, t. XI, p. 211. Indole di Mammud, t. XI, p. 213.

Manuele, Imperatore d'Oriente. Respinge i Normanni che insultavano Costantinopoli, t. XI, pag. 191. Riduce la Puglia e la Calabria, t. XI, p. ivi. Suoi disegni di conquista sull'Italia e sull'Impero d'Occidente, t. XI, pag. 193. Andati a vuoto, t. XI, p. 195. Fa la pace coi Normanni, tom. XI, p. 197.

Maogamalca, città o Fortezza della Sorìa a undici miglia di distanza dalla Capitale della Persia. Assediata dall'Imperatore Giuliano, t. IV, p. 340.

Maomettani o Maomettismo. Prima loro guerra contro l'Impero romano, tom. X, pag. 109. Propagazione del Maomettismo, t. X, p. 301. Progressi de' Maomettani a danno delle Crociate, t. XI, p. 404.

Maometto, profeta. Sua nascita e sua educazione, t. X, p. 43. Sue qualità, t. X, p. 47. Credeva un solo Dio, t. X, pag. 51. Appostolo di questo Dio, ed ultimo dei Profeti, t. X, p. 56. Sua dottrina intorno a Mosè e intorno a Gesù Cristo, t. X, p. 58. Il Corano, tom. X, p. ivi. Consacra ed abbellisce la storia miracolosa di Mosè, t. X, p. ivi. Contenuto del Corano, t. X, p. 61. Falsi miracoli di Maometto, t. X, p. 65. Precetti di Maometto: preghiere, digiuni ed elemosine, t. X, pag. 68. Sue opinioni sulla Risurrezione, sull'Inferno e sul Paradiso, t. X, p. 72. Predica alla Mecca, t. X, p. 77. Opposizione alla sua missione fatta dalla tribù di Coreish, t. X, pag. 82. È scacciato dalla Mecca, t. X, p. 84. È ricevuto a Medina in qualità di principe, t. X, p. 85. Sua dignità regia, t. X, pag. 88. Dichiara la guerra agl'Infedeli, t. X, p. 89. Sua guerra difensiva contro i Coreishiti della Mecca, t. X, p. 94. Battaglie di Beder, d'Ohud e della Fossa contro i medesimi, t. X, p. 95. Soggioga gli Ebrei dell'Arabia, t. X, p. 99. Sommessione della Mecca, t. X, p. 101. Conquista dell'Arabia, t. X, p. 105. Dichiara la guerra all'Imperatore d'Oriente, t. X, p. 109. Sua morte, t. X, p. 112. Suo carattere, t. X, p. 117. Sua vita privata, t. X, p. 121. Sue mogli, t. X, p. 122. Suoi figli, t. X, pag. 125. Sua posterità, t. X, pag. 143. Suoi trionfi, t. X, p. 146. Stabilità della sua religione, t. X, p. 147. Del bene e del male da lui fatto nel suo paese, t. X, p. 150.

Maometto, figlio di Baiazetto, t. XII, p. 399.

Maometto II, suo carattere, t. XIII, p. 51. Suo regno, t. XIII, p. 55. Sue intenzioni ostili contro i Greci, t. XIII, p. 57. Costituisce una Fortezza sul Bosforo, t. XIII, p. 62. Guerra dei Turchi, t. XIII, pag. 64. Apparecchio per l'assedio di Costantinopoli, t. XIII, p. 66. Suo gran cannone, t. XIII, p. 68. Costantinopoli assediata, t. XIII, p. 71. Attacco e difesa, tom. XIII, p. 72. Forza de' Turchi, t. XIII, p. 74. Dei Greci, t. XIII, p. 75. Progredisce l'assedio, di Costantinopoli, t. XIII, pag. 82. Soccorso venuto agli assediati e vittoria riportata dai Cristiani, t. XIII, p. 87. Maometto fa trasportare i suoi navigli per terra, t. XIII, p. 92. Strettezze in cui trovasi la città, t. XIII, p. 96. I Turchi si preparano ad un assalto generale, t. XIII, p. ivi. Assalto generale, t. XIII, pag. 101. Costantinopoli saccheggiata dai Turchi, t. XIII, p. 107. Calcolo del bottino, t. XIII, p. 112. Maometto trascorre la città, Santa Sofia ed il palazzo, t. XIII, p. 116. Condotta di Maometto verso i Greci, t. XIII, p. 118. S'accinge a popolare e ad abbellire Costantinopoli, t. XIII, p. 119. S'impadronisce della Morea, t. XIII, p. 125. Conquista la città di Trebisonda, t. XIII, p. 126. Dolore e spavento in cui è immersa l'Europa, t. XIII, p. 129. Morte di Maometto II, t. XIII, p. 133.

Marcellino, governatore di Sicilia. Sua ribellione, tom. VI, p. 503. S'impadronisce della Dalmazia, e prende il titolo di Patrizio d'Occidente, t. VI, p. 504. Rinuncia alla sua indipendenza, e riconosce l'autorità di Antemio, t. VI, p. 519. Sua morte, tom. VI, p. 523.

Marcello, Vescovo di Roma. È esiliato per rendere la pace alla Chiesa, t. III, p. 99.

Marcello, Vescovo nella Sorìa. Animato d'uno zelo apostolico, fa abbattere tutti i templi della diocesi di Apamea, tom. V, p. 372. Sorpreso ed ucciso da un corpo di villani, tom. V, p. 373.

Marciano, Senatore. Succede al trono di Teodosio II, t. VI, p. 409. Culto da lui reso alla memoria di Pulcheria, t. VI, p. 510. Sua morte, t. VI, p. ivi.

Marco Aurelio, Imperatore, Principe Filosofo. Sue guerre difensive, t. I, p. 14. Suo carattere e suo regno, t. I, p. 116. La sua indulgenza per la moglie Faustina e pel figlio Commodo diviene un'ingiuria al Pubblico, t. I, p. 125. Passeggera unione degli Alemanni contro questo principe, t. I, p. 350. Supposti editti di questo principe, t. III, p. 64.

Marcomiro, re dei Franchi. Convinto innanzi al tribunale del Magistrato romano d'aver violato la fede dei Trattati, viene esiliato nella Toscana, t. VI, p. 88.

Mardia (piano di) nella Tracia. Seconda battaglia fra Costantino e Licinio, t. II, p. 229.

Maria, moglie d'Onorio. Muore ancor vergine, dieci anni dopo le sue nozze, tom. VI, p. 41.

Marina presso i Romani, t. I, p. 27.

Maroniti, t. IX, p. 109.

Marte, (la spada di). Scoperta da un Unno; la cava di terra, e l'offre ad Attila, t. VI, p. 370.

Martina, nipote e moglie di Eraclio, Imperatrice d'Oriente, t. IX, p. 148. Si impadronisce del governo a nome di suo figlio Eracleone, t. IX, pag. 149. Sono deposti e condannati come autori della morte di Costantino, t. IX, p. 151.

Martino, vescovo di Tours, uno dei Santi più illustri della Chiesa. Difende la causa della tolleranza, t. VII, p. 12. Scorre per la Gallia, distruggendo ed atterrando gl'idoli ed i templi, t. VII, p. 372.

Martino IV, Papa, t. XIII, p. 174.

Martino V, Papa. Sua elezione, t. XIII, p. 277. Suo governo, t. XIII, p. ivi.

Martiri e Martirio. Loro numero meno considerevole di quanto è stato esagerato, t. III, pag. 48. Su quanto possa credersi intorno ai patimenti de' martiri, t. III, p. 106. Loro numero, tom. III, p. 109. Culto dei martiri cristiani circa il quattrocento, t. V, p. 389. Riflessioni generali, t. V, p. 392. Martiri e reliquie favolose, t. V, p. 392.

Mascezel, figlio di Nabello affricano, t. VI, pag. 33. Riporta una vittoria facile, completa e quasi senza effusione di sangue, t. VI, p. 36. Accoglienza da lui avuta alla Corte di Milano, t. VI, p. 39. Rimane infelicemente annegato, t. VI, p. ivi.

Massenzio, figlio di Massimiano. Dichiarato Imperatore di Roma, t. II, pag. 184. Rifiuta la perfida amicizia di Galerio, Imperatore d'Oriente, t. II, p. 189. Sua tirannide nell'Affrica e nell'Italia, t. II, p. 199. Guerra civile tra lui e Costantino, t. II, p. 202. Indulgenze e timori di Massenzio, t. II, p. 211. Sua morte, t. II, p. 215. Distruzione della sua stirpe, t. II, p. 216. Persecuzione de' Cristiani sotto questo principe, t. III, p. 98.

Massimiano. Associato all'Impero da Diocleziano, t. II, p. 145. Sua lunga assenza da Roma, t. II, p. 146. Sua residenza in Milano, t. II, p. 147. Circo, teatro, zecca, palazzo, bagni fondati in questa città da Massimiano, t. II, p. ivi. Estingue il pericoloso spirito d'indipendenza, t. II, p. 149. Usurpa, se non gli attributi, i titoli della divinità, t. II, p. 153. Rinunzia di Massimiano alla imperiale dignità, contemporanea a quella di Diocleziano, t. II, p. 161. Suo feroce carattere, t. II, p. ivi. Riveste la porpora, t. II, p. 185. Arruola un numeroso corpo di Mori per la sua guerra Affricana, t. II, p. 186. Conduce a Roma prigioniero Severo, t. II, p. 187. Dà sua figlia Fausta in moglie a Costantino, e gli conferisce il titolo d'Augusto, t. II, p. ivi. Difende l'Italia invasa da Galerio, tom. II, p. 188. Massimiano si rifuggia nella Corte di suo genero Costantino, t. II, p. 194. Sparge artificiosamente rumore sulla morte di Costantino; occupando il suo trono, procura di svegliare una ribellione, tom. II, p. ivi. Segreta ma irrevocabil sentenza di morte contro di lui, t. II, p. 197. Stato de' Cristiani sotto il regno di questo Principe, t. III, p. 96. Condanna e supplizio dell'Imperatrice sua figlia, t. III, p. 359.

Massimino, Governatore d'Egitto e della Sorìa. Innalzato alla dignità d'Augusto, t. I, p. 193. Divide con Licinio i dominii di Galerio, t. I, p. 198. Guerra con Licinio, t. I, p. 221. Sconfitta da lui avuta, t. I, p. ivi. Sua morte, t. I, p. ivi. Ingratitudine e crudeltà di questo principe, t. I, p. 223.

Massimino, lottatore della Tracia. Sua nascita e sua fortuna, t. I, p. 252. Suoi impieghi ed onori militari, t. I, p. 253. Sua congiura contro l'Imperatore Alessandro Severo, t. I, p. ivi. Rivestito della porpora e proclamato dalle legioni, t. I, p. 255. Sua tirannia, t. I, p. 256. Oppressione delle province, t. I, p. 258. Ribellione in Affrica. Gli abitanti gli oppongono i due Gordiani già da essi proclamati Imperatori, t. I, p. 259. L'elezione di questi, venendo ratificata dal Senato, è Massimino dichiarato pubblico nemico, t. I, p. 265. Si prepara a far la guerra al Senato ed ai nuovi Imperatori, t. I, p. 271. Marcia verso l'Italia, t. I, p. 272. Avvenimento all'assedio d'Aquilea, t. I, p. 273. È assassinato insieme al suo figlio, nel suo proprio accampamento, da un partito di Pretoriani, t. I, p. 275. Suo ritratto, t. I, p. 276. Allegrezza universale nell'Impero romano all'annunzio di sua morte, t. I, p. 277. Sedizione in Roma, t. I, p. 278.

Massimo, Console. Dichiarato Imperatore dal Senato, t. I, p. 267. Suo carattere e sue virtù, t. I, p. 269. Tumulto in Roma, t. I, p. 270. Condotta di Massimo, tom. I, p. 275. Malcontento de' Pretoriani, t. I, p. 279. Sua morte, t. I, p. 280.

Massimo. Sua ribellione contro Graziano nella Gran Brettagna. Nominato Imperatore, t. V, p. 276. Suo Trattato di pace con Teodosio, t. V, p. 280. Versa il sangue dei suoi sudditi per opinioni religiose, t. V, p. 303. Invade l'Italia, t. V, p. 316. Sua disfatta e sua morte, t. V, p. 321.

Massimo (Petronio), Senatore e Console, t. VI, p. 460. Sua moglie rapita da Valentiniano, t. VI, p. 461. Eletto Imperatore d'Occidente: suo carattere e suo regno, t. VI, p. 467. Violenza da lui fatta all'Imperatrice Eudossia, t. VI, p. 468. Sua morte, t. VI, p. 470.

Materno. Sua ribellione, t. I, p. 133.

Maurizio. Suo regno, t. VIII, p. 307. Sua guerra contro gli Avari, t. VIII, p. 367. Stato degli eserciti romani, t. VIII, p. 371. Loro disgusto e ribellione, t. VIII, p. 372. Morte di Maurizio e de' suoi figli, t. VIII, p. 374.

Mebode. Suo zelo e sua prudenza, cagione della stabilità del diadema di Cosroe, t. VIII, p. 35.

Mecca (la). Vedi Arabia e Maometto. Assedio di questa città, t. X, p. 15. Sua liberazione, t. X, p. 45. Maometto predica in essa, t. X, p. 77. Viene discacciato da questa città, t. X, p. 84. Sommessione di questa città a Maometto, t. X, p. 101. Saccheggiata dai Carmatii, t. X, p. 395. Sua rivolta, t. X, p. ivi. Dinastie indipendenti, tom. X, p. 397.

Medina. Questa città riceve Maometto in qualità di principe, t. X, p. 85.

Mellobaude. Re de' Franchi, generale dell'Imperat. Graziano, t. V, p. 280.

Mensurio, Vescovo di Cartagine. Si rifiuta di consegnare un reo agli ufficiali della giustizia, t. III, p. 99.

Merovingi. Loro patrimonio e benefizii, t. VII, p. 122. Usurpazioni private, t. VII, p. 124. Servitù personale, t. VII, p. 126.

Mesia. Divisione dell'Illiria; come governata, t. I, p. 41.

Mesopotamia. Stato di questo paese a' tempi di Costantino, t. III, p. 364.

Metrodoro, gramatico. Chiamato a Costantinopoli da Giustiniano per insegnarvi l'eloquenza alla gioventù, t. VII, p. 318.

Micca Aurea, orsa feroce ed enorme. Valentiniano usava di questo animale come di una guardia fedele posta accanto alla sua stanza da letto, t. V, p. 37.

Michele, Imperatore de' Romani; sue pacifiche virtù t. IX, p. 170.

Michele II, il Balbo. Suo regno, t. IX, p. 174.

Michele III. Tratti straordinarii del suo carattere, t. IX, p. 183. Sua morte, t. IX, p. 187.

Michele IV, il Paflagonio; suo regno, t. IX, p. 208.

Michele V, detto Calafate. Suo regno, t. IX, p. 209.

Michele VI, o Stratiotico. Sua elevazione, t. IX, p. 211. Relegato in un monastero, t. IX, p. 214.

Michele VII, detto Parapinace, t. IX, p. 216.

Milano. Diviene la residenza degli Imperatori d'Occidente, t. II, p. 147. Malcontento generale su questo proposito, t. II, p. 149. Distruzione di questa città fatta dai Goti, tom. VII, p. 455.

Milenarii. Loro dottrina sulla seconda venuta del Messia, t. II, p. 279. I Padri della Chiesa ne fecero assai parole su questa loro dottrina, t. II, p. 281.

Miracoli. Loro forza ne' primi tempi della Chiesa, t. II, p. 286. Dubbi mossi sulla loro veracità, t. II, p. 289. Presente incertezza nel determinare l'epoca dei miracoli, t. II, p. 291. Utilità dei primi miracoli, t. II, p. ivi. Quanto fossero creduli, t. V, p. 393.

Misiteo. Sua amministrazione, t. I, p. 283. Guerra persiana, t. I, p. 284.

Mitridate. In un sol giorno fa massacrare ottantamila Romani, t. I, p. 63.

Moadin. Saccheggio di questa città, t. X, p. 167.

Moawiyah. Suo regno, t. X, p. 138.

Monaci. Origine loro e vita monastica, t. VII, p. 6. Sant'Antonio ed i monaci d'Egitto, t. VII, p. 9. Propagazione della vita monastica in Roma, t. VII, p. 11. Sant'Ilarione nella Palestina, t. VII, p. 12. San Basilio nel Ponto, t. VII, p. ivi. San Martino nelle Gallie, t. VII, p. ivi. Cause del rapido progresso della vita monastica, t. VII, p. 14. Ubbidienza de' monaci, tom. VII, p. 18. Loro vesti ed abitazioni, t. VII, p. 20. Loro vitto, t. VII, p. 22. Loro lavoro manuale, t. VII, p. 24. Loro ricchezze, t. VII, p. 26. Loro solitudine, t. VII, p. 28. Loro divozione e loro visioni, t. VII, p. 29. Cenobiti ed Anacoreti, t. VII, p. 31. San Simeone Stilita, t. VII, p. 34. Miracolo e culto de' monaci, t. VII, p. 35. Superstizione di quel tempo, t. VII, p. 36. Conversione de' Barbari, t. VII, p. 37.

Monarchia. Idea di questo governo, t. I, p. 89. Apparenza ridicola e solidi vantaggi d'una successione ereditaria, t. I, p. 249.

Monarchia francese. Suo stabilimento nelle Gallie, t. I, p. 105.

Mongulli, t. XII, p. 281. Loro primo Imperatore, t. XII, p. 282. Invadono la Cina, t. XII, pag. 289. Carizme, la Transossiana e la Persia, t. XII, p. 291. Loro secondo Imperatore, t. XII, pag. 294. Conquiste nell'Impero settentrionale della Cina, tom. XII, p. 295. Della Cina meridionale, t. XII, p. 297. Della Persia e dell'Impero de' Califfi, t. XII, p. 298. Della Natolia, t. XII, p. 300. Cinquecentomila Mongulli sotto gli ordini di Batoci, nipote di Octai, devastano il Kipsah, la Russia, la Polonia e l'Ungheria, t. XII, p. 301. Regnano a Tobolsk, t. XII, p. 306. I grandi Kan erano fissati sulle frontiere della Cina, t. XII, p. 309. Cublai fissa la sua residenza a Pekin, t. XII, p. 310. Rivolta dei Cinesi; eglino scacciano dal trono la razza degenerata dei Gengis, tom. XII, p. 311. Gl'Imperatori Mongulli si seppelliscono nell'oscurità del deserto, t. XII, pag. ivi. Loro invilimento, t. XII, p. 313. Timur o Tamerlano è innalzato al trono di Samarcanda, t. XII, p. 352. Sue conquiste, t. XII, p. 353. Dopo il regno d'Aurengzeb, l'Impero de' gran Mogolli si è disciolto, tom. XII, p. 396.

Monoteliti. Loro controversia, t. IX, p. 90.

Monumenti romani. La maggior parte innalzati dai particolari, t. I, p. 66. L'Odeone, t. I, p. 71. Templi, teatri, acquedotti, t. I, p. 72. Arco di trionfo di Costantino, t. II, p. 217. Bagni pubblici, t. VI, p. 146. Circo, t. VI, p. 147. Edifici di Roma protetti da Majoriano, t. VI, p. 494.

Mori. Loro adozione, t. X, p. 275.

Mosè, ancor vivente secondo Maometto, t. X, p. 58.

Mummolo. Esercitò il comando in Capo della Borgogna col titolo di Patrizio, t. VII, p. 137.

Murad o Amurat, sultano dei Turchi. V. Amurat.

Mursa o Essek, celebre città sulla Drava, t. III, p. 385. Battaglia fra i Romani dell'Occidente ed i Barbari della Germania, t. III, p. 386.

Murzulfo, Alessio. Usurpa il trono di Costantinopoli, t. XII, p. 69. Sua fuga, t. XII, p. 75. Sua morte, t. XII, p. 116.

Musa. Sua conquista della Spagna, t. X, p. 289. Sua disgrazia, t. X, p. 294.

Musa. Figlio di Baiazetto, t. XII, p. 398.

Mussulmani. Loro mali in Ispagna, t. X, p. 312. Loro progressi a danno delle Crociate, t. XI, p. 404.

Mustafà, figlio di Baiazetto, t. XII, p. 396.

N

Napoli. Assediata e ridotta da Belisario, t. VII, p. 420. Origine dell'investitura di questo regno conferita dai Pontefici, t. XI, p. 138.

Narbona. Assediata dai Goti, t. VI, 219.

Narsete, Eunuco, creato generale e posto al paragone con Belisario, tom. VII, p. 452. Suo carattere e sua spedizione contro i Goti, t. VIII, p. 115. S'impadronisce di Roma, t. VIII, p. 122. Sconfigge i Franchi e gli Alemanni che avevano invasa l'Italia, t. VIII, p. 130. Diviene il primo e il più potente degli Esarchi in Italia, t. VIII, p. 187. Suoi disgusti e sua morte, t. VIII, p. 290.

Natolia. Cenni su questa provincia, t. XII, p. 300.

Natri. Costumi di quegli abitanti, t. VIII, p. 57.

Navigazione presso i Romani, t. I, p. 78.

Nazioni (le, o la fossa). Guerre contro Maometto, t. X, p. 98.

Nejtaliti o Unni bianchi; nazione guerriera e civilizzata che possedeva le città commercianti di Boccara e di Samarcanda, t. VIII, p. 23.

Nego, o principe sovrano dell'Abissinia. Gli erano ubbidienti sette regni, t. VIII, p. 77.

Nepoziano, nipote di Costantino. Prende il titolo di Augusto, t. III, p. 389. Regna soltanto ventotto giorni, t. III, p. ivi. Sua ribellione; è estinta col suo sangue e con quello di sua madre, t. III, p. ivi.

Nerone. Incendio di Roma sotto il suo regno, tom. III, p. 25. Perseguita i Cristiani, t. III, p. 27.

Nerva. Sotto il suo regno insegnò la rivelazione Cristiana che il Logos erasi incarnato nella persona di Gesù Nazareno, t. IV, p. 86.

Nestoriani, t. IX, pag. 101. Soli padroni della Persia, t. IX, p. 104. Loro missioni in Tartaria, nell'India e nella Cina, tom. IX, p. 106.

Nestorio, patriarca di Costantinopoli, t. IX, pag. 35. Sua eresia, t. IX, p. 37. Sua condanna nel Concilio d'Efeso, t. IX, p. 46. Suo esilio, t. IX, p. 53.

Niceforo, Imperatore de' Romani, t. IX, p. 174.

Niceforo II, nominato Foca. Suo regno, t. IX, p. 200. Sua morte, t. IX, p. 204.

Niceforo III, o Botoniate, t. IX, p. 218.

Niceta, Senatore e Storico di Costantinopoli; incendiato che fu il suo palazzo, si ritira a Selimbria, t. XII, p. 81.

Nicolò V, Sommo Pontefice, t. XIII, p. 278.

Nicomedia, antica Capitale dei re della Bitinia, conteneva grandi ricchezze, t. I, pag. 393. Saccheggiata dai Goti, t. I, p. 394. Per capriccio vi appiccano il fuoco, t. I, p. 395. Diocleziano vi impiega le ricchezze d'Oriente per decorarla, t. II, p. 148. Non cedeva in isplendore e in lusso che alle città di Roma, di Alessandria e di Antiochia, t. II, p. 148. Favorita residenza, come la città di Milano, degl'Imperadori Diocleziano e Massimiano, t. II, p. 148. Distruzione della sua Chiesa, t. III, p. 86. Nello spazio di giorni quindici due volte si appicca il fuoco al palazzo, t. III, p. 90. Ne sono di ciò, accusati i Cristiani, t. III, p. ivi.

Nicopoli. Fondata da Augusto come un perenne monumento della vittoria d'Azio, consacrato alla divota Paola, t. VI, p. 127. Battaglia quivi seguita, t. XII, p. 334.

Nigro Pescennio, governatore della Sorìa, t. I, p. 162. Dichiarasi nemico dell'usurpatore Giuliano, t. I, p. 163. Capitano inetto al comando, t. I, p. 165. La sua severa disciplina però affrancava il valore, e teneva in dovere le milizie, t. I, pag. ivi. Perdette nei piaceri di Antiochia quei preziosi momenti dei quali seppe approfittare l'attività di Severo, t. I, p. 166. Successi ed artificii di Severo, suo competitore, sua disfatta e sua morte, t. I, p. 174.

Ninive, città assai famosa anticamente, all'Est del Tigri ed all'estremità del ponte di Mosul, tom. VIII, p. 416.

Nisibi. Assedio di questa città, t. III, p. 369.

Nobiltà romana, genealogia de' Senatori, t. VI, p. 121. Famiglie antiche, tom. VI, p. 122. Opulenza della Nobiltà, t. VI, p. 125. Suoi costumi, t. VI, pag. 128. Quadro del suo carattere, t. VI, p. 130.

Noradino, t. XI, p. 407.

Norica. Divisione dell'Illirio; come governata, t. I, p. 39.

Normanni. Loro comparsa in Italia, t. XI, p. 120. Fondazione di Aversa, t. XI, p. 124. Loro milizie nella Sicilia, t. XI, p. 125. Conquistano la Puglia, t. XI, p. 127. Indole de' Normanni, t. XI, p. 130. Opprimono la Puglia, tom. XI, p. 131. Spedizione di Leone IV Papa, e de' due Imperi contro di essi, t. XI, p. 135. Disfatta e prigionia di questo Pontefice, t. XI, p. 136. Invadono l'Impero d'Oriente, t. XI, p. 150. Insultano Costantinopoli, e sono respinti dall'Imperatore Manuele, t. XI, p. 191. Loro pace con questo principe, t. XI, p. 197. Ultima guerra fra essi e i Greci, t. XI, p. ivi. Fine del loro regno in Sicilia; riunione del Ducato di Normandia alla Corona di Francia, t. XI, p. 206.

Novelle (centosessantotto), e sedici editti furono aggiunti alla raccolta della Giurisprudenza civile, t. VIII, p. 208.

Numeriano, Imperatore, figlio di Probo, gli succede nell'Impero, t. II, p. 91. Suo glorioso successo nella guerra di Persia e suo ritorno a Roma, t. II, p. 101. Sua morte, t. II, p. 102.

Nushirwan. Suo regno, tom. VIII, pag. 35. Suo amore del sapere, t. VIII, p. 39. Pace e guerra coi Romani, t. VIII, p. 43. Invade la Sorìa, t. VIII, p. 46. Rovina Antiochia, tom. VIII, p. 48. Sue negoziazioni e trattati con Giustiniano, t. VIII, p. 72. Conflitto tra Roma e la Persia, t. VIII, p. 339. Sua conquista dell'Iemen, t. VIII, p. 340. Ultima sua guerra coi Romani, t. VIII, p. 342. Sua morte, t. VIII, p. 344.

O

Odenate, Senatore Palmireno. Vendica la maestà di Roma avvilita da Sapore, t. I, p. 405. Associato all'Impero, riceve il titolo di Augusto, t. I, p. 414. Muore vittima d'un domestico tradimento, t. II, p. 35. Sua morte vendicata dalla sua vedova Zenobia, t. II, p. 36.

Odino, legislatore della Scandinavia. Sue Instituzioni e sua morte, t. I, p. 359. Bella ma incerta ipotesi a suo riguardo, t. I, p. 360.

Odoacre, Re d'Italia, t. VI, p. 542. Sua clemenza verso Augustolo ultimo Imperatore d'Occidente, t. VI, p. 543. Estensione dell'Impero occidentale, t. VI, p. 544. Carattere e regno di Odoacre, t. VI, p. 550. Miserabile stato d'Italia, t. VI, p. 552. Sue tre disfatte, t. VII, p. 22. Sua capitolazione e sua morte, t. VII, p. 214.

Ogige, il più antico personaggio della greca antichità. Sotto il suo regno mutò il pianeta di Venere di colore, di configurazione e persino il suo corso periodico, t. VIII, p. 149.

Ogori, o Varconiti, nazione stabilita alle sponde del Til, denominato il Nero, t. VIII, p. 25.

Ohud, battaglia quivi seguìta, t. X, p. 97.

Olga, suo battesimo, t. XI, p. 102.

Olibrio, Imperadore d'Occidente, t. VI, p. 533. Sua morte, t. VI, p. 537.

Olimpia, regina d'Armenia. Sua cattività, t. V, p. 90.

Olimpio, favorito dell'Imperatore Onorio. Cospira contro Stilicone, t. VI, p. 102. Perseguita tutti coloro tra' suoi amici che erano sfuggiti al massacro di Pavia, t. VI, p. 107.

Olimpiodoro, Storico; descrisse lo stato della città di Roma nell'epoca in cui l'assediarono i Goti, tom. VI, p. 126.

Omar, Califfo; suo regno, t. X, p. 129. Sua morte, t. X, p. 130.

Ommiadi. Loro caduta, t. X, p. 349.

Onoria, principessa. Sue avventure, t. VI, p. 425.

Onorio. Divisione dell'Impero fra lui ed Arcadio, t. VI, p. 5. Suo matrimonio e carattere, t. VI, p. 39. Sua fuga da Milano, t. VI, p. 59. Perseguitato ed assediato dai Goti, t. VI, p. 61. Battaglia di Pollenzia, t. VI, p. 64. Suo trionfo a Roma, tom. VI, p. 70. Abolisce i gladiatori, t. VI, p. 71. Fissa la sua residenza a Ravenna, t. VI, pag. 73. Ultimi suoi anni e morte, t. VI, p. 330.

Orcano. Suo regno, t. XII, p. 317. Sue nozze con una principessa Greca, t. XII, p. 324. Sua morte, e morte di suo figlio Solimano, t. XII, p. 328.

Oreste, figlio di Tatullo. Deve al favore di Nipote le dignità di patrizio e di gran Generale delle armate, t. VI, p. 539.

Orientali. Loro insensibilità, t. I, p. 120. Loro zelo, t. XIII, p. 13.

Oriente. Guerra d'Oriente ai tempi di Valentiniano, t. V, p. 88. Trattato di pace, t. V, p. 93. Discordie in Oriente in fatto di religione, t. IX, p. 67.

Origene. Tutto l'Oriente vantava la sua pietà ed il profondo suo sapere, t. III, p. 69. L'Imperatrice Mammea onorevolmente lo rimandò al suo ritiro di Palestina, t. III, p. ivi. Mandò varie lettere edificanti all'Imperatore Filippo, t. III, p. 70.

Ormuz, figlio di Nushirwan. Sua tirannia e vizi, t. VIII, p. 344. Viene deposto ed imprigionato, t. VIII, p. 351. Sua morte t. VIII, p. 354.

Ortodossi, perseguitati, tom. IV, p. 115.

Osio, vescovo di Cordova, esiliato d'ordine dell'Imperatore Costanzo, t. IV, p. 142. S'impiega la persuasione e la violenza per estorcere la ripugnante soscrizione del decrepito vescovo Osio, t. IV, p. 143.

Osservazioni generali sulla caduta del romano Impero in Occidente, t. VII, p. 171.

Othmano, Califfo de' Saracini; suo regno, t. X, pag. 130. Sua morte, tom. X, pag. 133.

Ottavio, figlio adottivo di Cesare; sua origine; qual parte egli prendesse nelle proscrizioni; rende schiava la repubblica, e prende il nome di Augusto, tom. I, p. 139.

Ottomani, loro origine, tom. XII, pag. 314. Invadono l'Europa, t. XII, p. 326. Ristaurazione del loro Impero, t. XII, p. 400.

Ottone, re di Germania. Ristabilisce e si appropria l'Impero d'Occidente, t. IX, p. 342. Transazione fra il suo Impero e quello d'Oriente, t. IX, p. 344.

Ovidio, esiliato sulle spiagge glaciali del Danubio, t. III, p. 349. Descrive coi più vivi colori l'abito ed i costumi de' Goti, e dei Sarmati, t. III, p. 350.

P

Pacomio (San). Occupava l'Isola di Tabenna nell'Alta Tebaide, t. VII, p. 10.

Padri della Chiesa. Loro morale, t. II, p. 296. Amore del dilettarsi e dell'operare insiti nell'umana natura, t. II, p. 297.

Paganesimo e Pagani. I Pagani della Grecia e di Roma, t. II, p. 275. Dottrina dell'immortalità dell'anima presso i Pagani, t. II, p. ivi. Condannati agli eterni supplizii, t. II, pag. 284. Loro proporzione generale coi Cristiani, t. II, p. 344. Progressi del loro zelo e della loro superstizione, t. III, p. 79. Il paganesimo tollerato sotto Costantino e sotto i suoi figli, t. IV, p. 173. Sua mitologia e sue allegorie adottate da Giuliano l'Apostata, t. IV, p. 240. Suo ristabilimento e sua riforma sotto quell'Imperatore, t. IV, p. 257. Suo stato a Roma, t. V, p. 358. Distruzione dei suoi templi, t. V, p. 359. Richiesta del Senato per l'altare della Vittoria, t. V, p. 363. Conversione di Roma, t. V, p. 366. Distruzione de' templi nella provincia, t. V, p. 369. Il tempio di Serapide in Alessandria, t. V, p. 374. Ultima distruzione del paganesimo, t. V, p. 377. La religione pagana è proibita, t. V, p. 382. Indi oppressa, t. V, p. 384. È finalmente estinta, t. V, pag. 386. Introduzione delle cerimonie pagane nel Cristianesimo, t. V, p. 399. Persecuzione di Giustiniano contro i Pagani, t. IX, p. 81.

Paleologo Michele. Sua famiglia e carattere, t. XII, p. 185. Suo innalzamento al trono di Nicea, t. XII, p 189. Coronato Imperatore, t. XII, p. 193. Sua conquista di Costantinopoli, t. XII, p. ivi. Suo ingresso, t. XII, p. 194. Manda in bando il giovane Imperatore Giovanni Lascari, suo pupillo e suo legittimo sovrano, dopo avergli fatto cavar gli occhi, t. XII, p. 197. È scomunicato dal Patriarca Arsenio, t. XII, p. 198. Fa coronare il suo figlio Andronico, e si unisce colla Chiesa latina, t. XII, p. 203. Eseguisce in persona le censure ecclesiastiche e perseguita i Greci scismatici, t. XII, p. 207. Sollecita i Siciliani a ribellarsi, t. XII, p. 214. Sua morte, t. XII, p. 218.

Paleologo Giovanni, figlio di Andronico il Giovane; eredita il trono in età di nove anni, t. XII, 249. Gli vien dato per tutore Giovanni Cantacuzeno, t. XII, p. 250. Sposa la figlia di Giovanni Cantacuzeno, t. XII, p. 261. Giovanni Paleologo muove le armi contro di Cantacuzeno, t. XII, 264. Battuto, ritirasi nell'isola di Tenedo, e dopo ritorna a Costantinopoli, t. XII, p. 265. È spettatore indifferente della rovina del suo Impero, tom. XII, p. 342. Sua morte, t. XII, p. 344. Trattato di Giovanni Paleologo con Innocenzo VI, t. XII, p. 423. Visita a Roma Urbano V, t. XII, p. 425.

Paleologo Manuele, figlio di Giovanni. Serve nelle armate di Baiazetto, t. XII, p. 341. Monta sul trono di Costantinopoli, t. XII, pag. 342. Nella sua infelice situazione implora la protezione del Re di Francia, t. XII, p. 344. Lascia il trono a Giovanni suo nipote, Principe di Selimbria, t. XII, p. ivi. Ritorna sul trono, t. XII, p. 439. Sua indifferenza pei Latini e sue negoziazioni, t. XII, p. ivi. Ragguaglio di un intertenimento famigliare dell'Imperatore Manuele, t. XII, p. 441. Sua morte, t. XII, p. 442.

Paleologo Giovanni II, Imperatore. Ottiene il permesso di regnare pagando un tributo, t. XII, p. 407. Suoi viaggi, t. XII, p. 429. Suo zelo, t. XII, p. 443. S'imbarca sulle galee del Pontefice, t. XII, p. 450. Accolto trionfalmente in Venezia, t. XII, p. 456. In Ferrara, t. XII, 457. Suo ritorno a Costantinopoli, t. XII, p. 471. Sua Lega cogli Ungheri, tom. XIII, p. 22. Sua morte, t. XIII, p. 44.

Paleologo Costantino, figlio di Giovanni, ed ultimo degli Imperatori Romani o Greci, t. XIII, p. 44. Spedisce Franza in ispeciale ambasciatore dal Sultano Amurat, t. XIII, p. 46. Suoi progetti falliti per la guerra de' Turchi, t. XIII, p. 50. Nel momento dell'assalto generale di Costantinopoli, dà l'ultimo addio ai Greci, t. XIII, p. 99.

Palestina. Sua descrizione, t. I, p. 37. Conquistata da Cosroe, t. VIII, p. 383.

Palmira. Descrizione di questa città, t. II, p. 39. Assediata da Aureliano, t. II, p. 41. Sua rivolta e sua rovina, t. II, p. 44.

Pandette (le), ossia il Digesto; composte in tre anni sotto il regno di Giustiniano, t. VIII, p. 199. Lode e censura delle Pandette, t. VIII, p. 200.

Pannonia. Divisione dell'Illiria, come governata, t. I, p. 39.

Paoliziani o discepoli di San Paolo. Loro origine, t. XI, p. 8. Loro Bibbia, t. XI, p. 10. Semplicità della loro dottrina e del loro culto, t. XI, p. 12. Ammettono i due principii dei Magi e dei Manichei, t. XI, p. 15. Si stabiliscono nell'Armenia e nel Ponto, t. XI, p. 17. Perseguitati dagl'Imperadori greci, t. XI, p. 19. Loro ribellione, t. XI, p 22. Affortificano Tefrica, t. XI, p. 23. Saccheggiano l'Asia Minore, t. XI, p. 24. Venuti in decadimento, t. XI, p. 26. Trapiantati dall'Armenia nella Tracia, t. XI, p. ivi. Soggiornano in Italia e in Francia, t. XI, p. 30. Persecuzione degli Albigesi, t. XI, p. 33. Caratteri e progressi della riforma, t. XI, p. 35.

Paolo di Tanis, Patriarca di Alessandria, t. IX, p. 126.

Paolo Samosateno, Vescovo di Antiochia. Nella sua giurisdizione ecclesiastica tutto era venale, t. III, p. 73. I Chierici da lui dipendenti imitavano il loro Capo nella soddisfazione di ogni sensuale appetito, t. III, p. 75. Alcuni errori da lui ostinatamente sostenuti intorno alla dottrina della Trinità, eccitano lo sdegno delle Chiese orientali, t. III, p. ivi. Degradato della sua dignità episcopale, t. III, p. ivi. Aureliano ne fa eseguire la sentenza, t. III, p. 77.

Paolino (San) successivamente monaco, e Vescovo, t. VI, p. 188. Consacrò il resto de' suoi averi e de' suoi talenti al servizio del glorioso martire San Felice, t. VI, p. 189.

Papi o Pontefici romani. Loro alleanza coi Re di Francia, t. IX, p. 298. Donazioni loro fatte da Pipino e da Carlomagno, tom. IX, p. 303. Stendonsi le decretali e la donazione di Costantino, t. IX, p. 308. Si separano dall'Impero d'Oriente, t. IX, p. 320. Autorità degli Imperatori nella elezione de' Papi, t. IX, p. 347. Disordini, t. IX, p. 350. Loro lunga e obbrobriosa schiavitù, t. IX, p. ivi. Riforma e pretese della Chiesa a questo proposito, tom. IX, p. 354. Essi scomunicano il Patriarca di Costantinopoli ed i Greci, t. XII, p. 15. Ricevono dai Greci il giuramento d'abiura e d'obbedienza, t. XII, pag. 206. Loro autorità temporale in Roma, tom. XIII, p. 140. Fondata sull'affezione del popolo, t. XIII, pag. ivi. Sul diritto, t. XIII, p. ivi. Sulle virtù degli stessi Pontefici, t. XIII, p. 141. Sulle loro ricchezze, tom. XIII, p. 142. Incostanza della superstizione, t. XIII, p. 143. Rivolta in Roma contro i Papi, t. XIII, p. 145. Gregorio VII, fondatore della sovranità de' Papi, viene scacciato da Roma, t. XIII, p. 147. Pasquale II, investito da una grandine di pietre e di dardi, t. XIII, p. 148. Gelasio II, preso pei capelli ed incatenato, t. XIII, p. 149. Lucio II e III. Il primo, percosso con un colpo di pietra nel cerebro, muore; ed il secondo, vede assalito da mille ferite il suo corteggio, t. XIII, pag. 150. Calisto II, proibisce l'uso delle armi, tom. XIII, p. 151. Martino IV, t. XIII, p. 174. Elezione dei Papi, t. XIII, p. 185. Diritti dei Cardinali stabiliti da Alessandro III, t. XIII, p. 187. Gregorio X istituisce il Conclave, t. XIII, pag. 188. I Papi s'assentano da Roma, t. XIII, p. 192. Bonifazio VIII, tom. XIII, pag. 193. Traslazione della Santa Sede ad Avignone, t. XIII, p. 195. Instituzione del Giubbileo, o dell'Anno Santo, t. XIII, p. 198. Secondo Giubbileo, t. XIII, p. 202. Ritorno d'Urbano V a Roma, t. XIII, p. 263. Gregorio XI ristabilisce la Santa Sede a Roma, tom. XIII, pag. ivi. Elezione d'Urbano VI, t. XIII, p. 266. Elezione di Clemente VII, t. XIII, p. 267. Martino V ed Eugenio IV, t. XIII, pag. 277. Nicolò V ultimo Papa frastornato dalla presenza d'un Imperatore Romano, t. XIII, pag. 278. Assoluto dominio acquistato dai Papi in Roma, t. XIII, p. 288. Loro governo ecclesiastico, t. XIII, p. 293. Sisto V, suoi vizi e sue virtù, t. XIII, p. 294.

Papiniano. Celebre giureconsulto, e prefetto del Pretorio, t. I, p. 186. Si rifiuta di fare l'apologia dell'assassinio di Geta: rimane vittima della sua coraggiosa resistenza, e la sua morte è compianta come una pubblica calamità, t. I, p. 201.

Para, Re di Armenia. Sue avventure, t. V, pag. 93. Sua morte, t. V, p. 106.

Parapinace, t. IX, p. 216.

Parigi. Descrizione di questa Capitale, t. III, p. 458.

Pasquale II. Vedi Papi.

Patrizii. Origine del loro Ordine; loro privilegi, t. III, p. 271. Qual rango li distingueva a' tempi di Costantino, t. IX, p. 300.

Pelagio (l'Arcidiacono) presenta innanzi a Totila il Vangelo, e la sua preghiera salva i Romani, t. VIII, p. 102.

Perenne, Ministro romano, t. I, p. 132.

Perisabor, o Anbar, città grande della Sorìa, alla distanza di cinquanta miglia da Ctesifonte, t. IV, p. 339.

Peroze, re di Persia. In una spedizione contro i Neftaliti, insiem coll'armata, perde la vita, t. VII, p. 340.

Persia. Sue rivoluzioni, t. I, p. 283. I Barbari dell'Oriente e del Settentrione, t. I, p. 290. Monarchia persiana ristabilita da Artaserse, t. I, p. 292. Riforma della religione de' Magi, t. I, p. 293. Teologia persiana: due principii, t. I, pag. 295. Culto religioso, t. I, p. 297. Cerimonie e precetti morali, t. I, pag. 298. Incoraggiamento dell'agricoltura, t. I, p. ivi. Potere dei magistrati, t. I, pag. 300. Spirito di persecuzione, tom. I, pag. 302. Stabilimento dell'autorità reale nelle province, t. I, p. 303. Estensione e popolazione della Persia, t. I, p. 304. Ricapitolazione, delle guerre tra i Parti ed i Romani, t. I, p. 305. Calamità di Seleucia e di Ctesifonte, t. I, p. 306. Conquista di Osroene fatta dai Romani, t. I, p. 308. Artaserse riclama le province dell'Asia, e dichiara la guerra ai Romani, t. I, p. 310. Relazione di questa guerra, t. I, pag. 313. Forza militare dei Persiani, t. I, p. 314. L'infanteria assai debole, ma la cavalleria eccellente, t. I, pag. 315. Conquista dell'Armenia sotto la condotta di Sapore, t. I, p. 400. Tiridate rimonta sul trono dell'Armenia, t. II, p. 130. Ribellione del popolo e de' Nobili, t. II, p. 131. I Persiani riprendono l'Armenia, t. II, p. 133. Guerra fra i Persiani ed i Romani, t. II, p. 134. Disfatta di Narsete; negoziazioni per la pace, t. II, p. 138. Avvenimento singolare di Sapore, t. III, p. 362. Questo principe vuol riprendere dai Romani le province al di là del Tigri; stato della Mesopotamia e dell'Armenia, t. III, pag. 364. Morte di Tiridate, t. III, pag. 365. Guerra coi Romani; battaglia Singara, t. III, p. 367. Negoziazioni coll'Imperatore Costantino, t. III, pag. 425. Invasione della Mesopotamia operata da Sapore, t. III, p. 429. Assedii di Amida e di Singara, t. III, p. 430. Invasione della Persia fatta da Giuliano l'Apostata, t. IV, p. 326. Sua marcia nei deserti della Mesopotamia, e suoi successi, t. IV, pag. 331. Invasione della Sorìa; assedii di Perisabor e di Maogamalca, tom. IV, p. 338. Passaggio del Tigri, ritirata e vittoria dell'armata romana, tom. IV, p. 348. Guerra nell'Armenia e cattività della regina Olimpia, t. V, p. 89. Morte di Sapore, t. V, p. 92. Avventure di Para re d'Armenia, t. V, p. 93. Divisione di questo regno fra i Romani ed i Persiani, t. VI, p. 327. Attila s'impadronisce della Persia, t. VI, p. 373. Morte di Peroze re di Persia, t. VII, p. 340. Guerra contro i Romani, t. VII, p. 342. Le porte Caspie e le porte Iberie, t. VII, p. 344. Stato della Persia nel sesto secolo, tom. VIII, p. 33. Regno di Nushirwan, t. VIII, p. 35. Pace e guerra coi Romani, t. VIII, p. 43. Guerra di Colchide o Lazica, t. VIII, pag. 53. Rivoluzione dopo la morte di Cosroe, t. VIII, p. 339. Il tiranno Ormouz suo figlio vien deposto, t. VIII, p. 350. Usurpazione di Baharam, t. VIII, pag. 358. Fuga e ristabilimento di Cosroe II, t. VIII, pag. ivi. Soggioga la Sorìa, l'Egitto e l'Asia Minore, t. VIII, p. 388. Spedizione de' Persiani ai tempi d'Eraclio, t. VIII, p. 401. Pace coi Romani, t. VIII, p. 423. La Persia invasa dagli Arabi, tom. X, p. 162. Battaglia di Cadesia, t. X, p. 164. Fondazione di Bassora, tom. X, p. 168. Saccheggio di Modain, t. X, p. 169. Fondazione di Cufa, tom. X, pag. 170. Conquista della Persia, t. X, p. 171. Morte del suo ultimo re, tom. X, p. 174. Annientamento dei Magi, t. X, pag. 303. La Persia soggiogata dai Turchi o Turcomani, t. XI, p. 219. Regno e carattere di Togrul-Beg, t. XI, pag. 221. Libera il Califfo di Bagdad, t. XI, p. 225. Sua investitura, t. XI, p. 226. Sua morte, t. XI, p. 227. Regno d'Alp-Arslan, t. XI, p. 229.

Pertinace, Senatore consolare. Eletto Imperatore; sua origine, t. I, 145. Riconosciuto dalle guardie pretoriane, t. I, p. 147. E dal Senato, t. I, p. 148. Virtù di Pertinace, t. I, p. 149. Procura di riformare lo Stato, t. I, p. 150. Suoi regolamenti, t. I, p. ivi. Sua popolarità, t. I, p. 152. Per questo si suscita il malcontento fra i pretoriani, che lo fanno assassinare, t. I, p. ivi. Congiura prevenuta, t. I, p. 153. Sua morte, t. I, pag. 154. Il Senato gli rende onori divini, t. I, p. 171. Suoi funerali e apoteosi, t. I, p. 173.

Pescennio, Negro nella Sorìa, t. I, p. 165.

Peste dell'anno 542 in Oriente e nell'Occidente, t. VIII, p. 154. Sua origine e sua natura, t. VIII, p. 155. Sua estensione e sua durata, t. VIII, p. 158.

Petra. L'assedio di questa città è un'impresa delle più rimarchevoli di questo secolo, t. VIII, p. 66.

Petrarca alla Corte d'Avignone. S'accinge con ardore allo studio della lingua greca, e si lega in amicizia col celebre Barlamo, t. XII, p. 478. L'Italia lo ammira come padre della poesia lirica, t. XIII, p. 214. È incoronato a Roma, t. XIII, p. 219. Impegna l'Imperatore Carlo IV a ristabilire la repubblica, t. XIII, p. 259. Sollecita i Papi d'Avignone a rimettere la Santa Sede in Roma, t. XIII, p. 260. Riferisce ai Romani la distruzione degli antichi monumenti, t. XIII, p. 261.

Piacenza. Concilio tenuto in questa città da Urbano II, t. XI, p. 271.

Piero l'Eremita, tom. XI, p. 268.

Pietro di Courtenai, Imperatore d'Oriente, tom. XII, pag. 132. Sua prigionia e morte, t. XII, p. 134.

Pilpai. Le favole morali e politiche di questo vecchio Bramino si conservavano fra i tesori del re dell'Indie con un misterioso rispetto, tom. VIII, p. 42.

Pipino libera Roma assalita dai Lombardi, t. IX, p. 294. Re di Francia, t. IX, p. 297. Donazione di Pipino ai Papi, tom. IX, p. 303.

Pisone (Calpurnio). Messo a morte dall'usurpatore Valente, t. I, p. 412.

Pittagora. Quando questi inventò il nome di filosofo, ebbe origine in Roma da Bruto I la libertà e il consolato, t. VII, p. 356.

Pitti (i). Invadono la Calcedonia, t. V, p. 71. E la Gran Brettagna, tom. V, p. 73.

Placidia, figlia del gran Teodosio, t. VI, p. 195. Suo matrimonio con Adolfo re dei Goti, t. VI, pag. ivi. Barbaro ed ignominioso trattamento con lei praticato dall'usurpatore assassino di suo marito, t. VI, p. 216. Ricondotta con onore al palazzo di suo fratello Onorio, t. VI, p. 117. Rimaritata a Costanzo ed associata all'Impero d'Occidente, t. VI, pag. 330. Sua amministrazione dopo la morte di questo principe e durante la minore età de' suoi figli, t. VI, p. 336. Suoi due generali Ezio e Bonifazio, t. VI, p. 339.

Platone. Suo genio nello scoprire la natura misteriosa della divinità, t. IV, p. 82. Questa segreta dottrina insegnavasi di soppiatto nei giardini dell'accademia, t. IV, p. 83. Con minore riserva nella celebre scuola d'Alessandria, tom. IV, p. 83.

Plauziano. Ministro e favorito di Severo; nominato prefetto del pretorio; suo infame dispotismo; massacrato sotto gli occhi dell'Imperatore, t. I, p. 186.

Plebei. Stabilimento di quest'Ordine, t. III, p. 272.

Plinio il Vecchio. Onora il secolo in cui fiorì, e il suo carattere innalza la dignità della natura umana, t. II, p. 348. Trascurò il fenomeno più grande di cui l'uomo sia stato testimonio dopo la creazione del Mondo, t. II, p. 351.

Plinio il Giovane. Gloriosa è la sua memoria, tom. III, pag. 348. Traiano, suo signore ed amico, lo nomina governatore della Bitinia e del Ponto, t. III, p. 39.

Plotino, filosofo della scuola di Platone, era riputato uno de' più grandi maestri della scienza delle allegorie, t. IV, p. 243.

Poggio, autore Italiano, t. XIII, p. 298. Osserva che Roma, fra tutte le città del Mondo, è quella che nella sua caduta offre un aspetto il più imponente insieme e il più compassionevole, tom. XIII, p. 300.

Politeismo. Suo risorgimento circa il 400, t. V, p. 396. La teologia semplice ne' primordii del Cristianesimo viene sfigurata coll'introduzione di una mitologia popolare, t. V, p. 399.

Polizia e Tribunali. Agenti o spie della Corte, t. III, p. 308. Uso della tortura, t. III, p. 310.

Pollenzia (la vittoria di), celebrata da Claudiano come il giorno più glorioso nella vita del suo Signore, t. VI, p. 98.

Polonia. Cenni su questa provincia, t. XII, p. 301.

Pompeo il Grande. Come vincesse due milioni di nemici in una battaglia ordinata, e riducesse mille cinquecento città dal lago Meotide sino al mar Rosso, t. VIII, p. 6.

Popolo romano. Suo numero in proporzione della forza militare, t. I, p. 155.

Porfirio, filosofo della scuola di Platone, assai stimato come eruditissimo nella scienza delle allegorie, tom. IV, p. 243.

Porfirogeneta, suoi scritti, t. X, p. 412. Loro imperfezione, t. X, p. 415.

Portoghesi in Abissinia, tom. IX, p. 135.

Poste. Loro stabilimento nelle province romane, tom. I, p. 77.

Postumio. Le virtù di questo principe sono la causa della sua caduta, t. II, p. 30.

Predicazione. Resa libera e pubblica a' tempi di Costantino, t. IV, p. 68.

Prefetti del Pretorio, t. III, p. 274. Di Roma e di Costantinopoli, t. III, p. 277. Viceprefetti, t. III, p. 280.

Pretestato, prefetto e filosofo Pagano, pieno d'erudizione, di gusto e di belle maniere, t. V, p. 54.

Priscilliano, Vescovo d'Avila in Ispagna. Capo di una Setta nominata i Priscillianisti, t. V, p. 300. Sua condanna insieme a quella de' suoi compagni, t. V, p. 303.

Prisco, lo storico, amico di Massimino. Coglie l'occasione della sua ambasciata per esaminare da vicino la vita domestica di Attila, t. VI, P. 393.

Probo, della famiglia Anicia, Dopo il saccheggio di Roma si ricovera sulle coste dell'Affrica, t. VI, p. 184.

Probo, suo carattere e sua elevazione al trono, t. II, p. 69. Sua condotta rispettosa verso il Senato, t. II, p. 70. Vittorie da lui riportate sopra i Barbari, t. II, p. 72. Libera la Gallia dall'invasione dei Germani, t. II, p. 73. Porta le armi nella Germania, t. II, p. 75. Muraglia fabbricata per suo ordine dal Reno al Danubio, t. II, p. 76. Incorpora i Barbari fra le milizie romane, t. II, p. 78. Estingue molte rivoluzioni nell'Oriente e nella Gallia colle sue guerre, t. II, p. 80. Riceve gli onori del trionfo, t. II, p. 83. Paralello tra la severa disciplina voluta da Aureliano, e la più mite abbracciata da Probo, t. II, p. 84. È barbaramente massacrato dalle sue truppe, t. II, p. 85. Autorità del Senato perita con Probo, t. II, p. 87.

Proclo. Si assicura che adoperasse dei medesimi mezzi d'Archimede per distruggere nel porto di Costantinopoli i vascelli dei Goti, t. VII, p. 353. Suoi successori, t. VII, p. 354. Ultimo dei filosofi, t. VII, p. 355.

Procopio. Sua ribellione contro l'Imperatore Valente, t. V, p. 22. Sua disfatta e morte, t. V, p. 27.

Procopio, retore. Suo carattere e suoi scritti, t. VII, p. 7. Compagno e Storico di Belisario, t. VII, p. 365.

Proculiani. Setta a' suoi tempi famosa, che divideva co' Sabiniani la giurisprudenza romana, t. VIII, p. 191.

Proculo, generale romano. Eccita le rivolte nella Gallia, t. II, p. 82. Soccombe sotto il genio superiore dell'Imperatore Probo, t. II, p. 83.

Promoto, generale d'infanteria che salvato avea l'Impero, respingendo l'invasione degli Ostrogoti, tom. VI, p. 8.

Propontide (la). Descrizione di questa provincia, t. III, p. 240.

Province romane. Divise fra l'Imperatore ed il Senato, t. I, p. 95. Governatori in esse spediti, t. I, p. 255.

Puglia. Conquistata dai Normanni, t. XI, p. 127. Oppressione di questa provincia, t. XI, p. 131.

Pulcheria, Imperatrice d'Oriente. Suo carattere e sua amministrazione, tom. VI, p. 315. Erede del coraggio e dei talenti del gran Teodosio, t. VI, p. ivi. Fa sposare Eudossia a suo fratello Teodosio il Giovane, t. VI, p. 318. Sue controversie con questa principessa, e sua vendetta, t. VI, p. 323. Suo matrimonio con Marciano, t. VI, p. 327. Sua morte, t. VI, p. 510.

Q

Quadi. Guerra contro di questo popolo, t. III, p. 421. Loro guerra a' tempi di Valentiniano, t. V, p. 103.

Quintilii (fratelli). Vittime della crudeltà di Commodo, t. I, p. 132.

Quintilio. Sua usurpazione e sua caduta, t. II, p. 17.

R

Radagaiso, Re de' Germani confederati. Invade l'Italia, t. VI, p. 79. Assedia Firenze, t. VI. p. 81. Minaccia Roma, t. VI, p. 82. Il suo esercito è vinto e distrutto da Stilicone, t. VI, p. ivi. La morte di questo illustre prigioniero disonora il trionfo di Roma e del Cristianesimo, t. VI, p. 86.

Radigero, Re de' Varni, tribù dei Germani che abitavano i dintorni del Reno e dell'Oceano, t. VII, p. 167.

Raimondo di Tolosa, t. XI, p. 305.

Ravenna. Assedio di questa città operato da Belisario, tom. VII, p. 387. Cenni su l'Esarcato, tom. VIII, p. 312.

Recaredo, primo re cattolico. Dal suo regno sino a quello di Witiza furono celebrati sedici Concilii nazionali, t. VII, p. 65.

Religione cristiana. Suoi progressi, ed importanza di tale ricerca, t. II, p. 245. Cinque cagioni dell'accrescimento del Cristianesimo, t. II, p. 247. Intolleranza de' primitivi Fedeli provenuta dalla religione giudaica, t. II, p. 247. Zelo di religione più liberale nei primitivi tempi, t. II, p. 253. Abborrimento in cui ebbero i primi Cristiani la idolatria, t. II, p. 268. Esteso anche agli uffizii e pratiche del civil vivere, t. II, p. ivi. Alle arti, t. II, p. 270. Alle pubbliche feste, t. II, p. 271. Opinioni sulla fine del Mondo, t. II, p. 279. Dell'incendio di Roma e del Mondo, t. II, p. 282. Tali timori utili a' progressi della religione cristiana, t. II, p. 283. Ricapitolazione delle cinque cagioni, t. II, p. 327. Debolezza del politeismo, t. II, p. 329. Lo scetticismo del Mondo pagano riuscì favorevole alla nuova religione; come pure la pace e l'unione dell'Impero romano, t. II, p. 331. Prospetto istorico dei progressi della religione cristiana in Oriente, t. II, p. 332. Chiesa d'Antiochia, t. II, p. 334. Egitto, t. II, pag. 336. Roma, t. II, p. 337. Affrica e province Occidentali, t. II, p. 337. Paesi posti oltre i confini dell'Impero romano, t. II, pag. 341. La religione cristiana è odiata dagli Imperatori romani, t. III, p. 6. Cagioni da cui questi potevano essere mossi, t. III, p. 7. La religione cristiana accusata d'ateismo è mal conosciuta dal popolo e dai filosofi, t. III, p. 12. Le assemblee che si teneano dai suoi seguaci riguardate come adunanze di cospiratori, t. III, p. 16. La religione cristiana si propaga nell'Armenia, t. III, p. 365. È rispettata dai Goti, t. VI, p. 174. Esposizione generale della persecuzione nell'Affrica, t. VII, p. 50. Frode de' Cattolici, t. VII, p. 57. Si diffonde nel Nord, t, XI, p. 105.

Religione ebraica. Rapidità de' suoi progressi, t. II, p. 247. Più opportuna alla difesa che alla conquista, t. II, p. 251. Ostinazione degli Ebrei convertiti e ragioni della medesima, t. II, pag. 254. Chiesa Nazarena di Gerusalemme, t. II, p. 256. Ebioniti, t. II, pag. 259. Gnostici, t. II, p. 261. Altre Sette ebree; progressi ed effetti che produssero nel Mondo, tom. II, p. 264.

Reliquie. Il Clero, istrutto dall'esperienza, che le reliquie de' Santi più valevano che non l'oro e le pietre preziose, si sforza di accrescere con esse il tesoro della Chiesa, tom. V, p. 393.

Rezia. Divisione dell'Illiria, e come governata, tom. I, p. 33.

Riccardo, re d'Inghilterra, nella Palestina, t. XI, p. 432. Trattato conchiuso dal medesimo e sua partenza, t. XI, p. 437.

Ricimero, Capo dei Barbari; sua origine, suoi servigi e suo potere, t. VI, p. 485. Depone Avito, t. VI, p. 486. S'oppone all'Impero di Maioriano, t. VI, pag. 487. Governa l'Italia col titolo di Patrizio, t. VI, p. 490. Sacrifica Maioriano alla sua ambizione, t. VI, p. 503. Regna in Occidente sotto il nome di Severo, t. VI, p. ivi. Il suo orgoglio umiliato alla Corte di Costantinopoli, t. VI, p. 508. Sua discordia con Antemio, t. VI, pag. 531. Saccheggia Roma, t. VI, p. 534. Sua tirannia e sua morte, t. VI, p. 536.

Rienzi-Gabrini (Nicola). Sua nascita, carattere e divisamenti patriottici, t. XIII, p. 222. Si arroga il governo di Roma, t. XIII, pag. 227. Assume il titolo e gli ufizi di Tribuno, t. XIII, p. 229. Leggi del Buono Stato, t. XIII, p. ivi. Libertà e prosperità della repubblica di Roma, t. XIII, p. 232. Il Tribuno rispettato in Italia, t. XIII, p. 235. Celebrato dal Petrarca, t. XIII, p. 237. Suoi vizi e sue follie, t. XIII, p. 238. Ricevuto cavaliere, t. XIII, p. 240. Sua incoronazione, t. XIII, p. 243. Incute spavento ai Nobili di Roma che lo detestano, t. XIII, p. 244. Questi si armano contro il Rienzi, t. XIII, p. 247. Abdica il governo, e fugge dal palazzo dello Stato, t. XIII, p. 250. Varie sommosse accadute in Roma, t. XIII, p. 252. Nuove avventure del Rienzi, t. XIII, p. 254. Prigioniere ad Avignone, t. XIII, pag. 255. Spedito a Roma col titolo di Senatore, t. XIII, p. 256. Muore nello stesso anno, t. XIII, p. 259.

Riflessioni d'ignoto autore sopra i capitoli 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, e 25 della Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano di Edoardo Gibbon, divise in tre lettere dirette ai signori Foothead e Kirk, Inglesi cattolici, t. V, p. 113. Altre del medesimo sopra i capitoli 26, 27, e 28 della medesima Storia, divise pure in tre lettere dirette agli stessi Signori, t. V, p. 402. Altre del medesimo sopra i capitoli 29, 30, 31, della stessa Storia in una lettera diretta agli stessi signori, t. VI, p. 232.

Riforma; indole e conseguenze, t. XI, p. 40.

Roberto Guiscardo. V. Guiscardo.

Rogaziani. Setta la quale sosteneva che Cristo non riconoscerebbe la purità della sua dottrina che nella Mauritania Cesarea, tom. IV, p. 81.

Roma. Sua libertà, tom. I, p. 50. Trionfante e soggiogata dalle arti della Grecia, t. I, pag. 59. Suoi monumenti, t. I, p. 66. Dissensioni civili fomentate dalla sua politica nella Germania, t. I, p. 349. Fame e peste in questa città, t. I, p. 414. Cerimonie superstiziose, t. II, p. 27. Sue fortificazioni, t. II, p. 28. Rivolta in occasione della riforma della moneta, ed osservazioni in tale proposito, t. II, p. 50. Giuochi del Circo e dell'anfiteatro sotto i regni di Carino e di Numeriano, t. II, p. 95. Roma cessa d'essere la Capitale dell'Impero, t. II, p. 145. Suo abbassamento, t. II, p. 149. Malcontento in tale proposito, t. II, p. 182. Progressi del Cristianesimo in Roma, t. II, p. 337. Incendio di questa città sotto il regno di Nerone, t. III, p. 25. Prefetti di Roma, t. III, pag. 280. Torbidi religiosi, tom. IV, p. 158. Il popolo esclama: un Dio, un Cristo, un Vescovo, t. IV, p. ivi. Indagini fatte in Roma pel delitto di magìa, t. V, p. 29. Stato del Paganesimo, t. V, p. 359. Conversione di Roma, t. V, p. 366. Minacciata dai Germani, e liberata da Stilicone, t. VI, pag. 82. Marcia di Alarico contro questa città, t. VI, pag. 116. Annibale alle sue porte, t. VI, p. 119. Sua nobiltà, t. VI, pag. 125. Suoi bagni e suoi giuochi pubblici, t. VI, pag. 146. Sua popolazione, tom. VI, p. 149. Primo assedio fatto dai Goti, t. VI, pag. 153. Fame, t. VI, p. 154. Peste e superstizione, t. VI, p. 156. Liberazione dall'assedio e negoziazioni inutili, t. VI, p. 157. Secondo assedio, t. VI, p. 166. Terzo assedio e saccheggio di Roma, t. VI, p. 173. Devastazione ed incendio di questa città, t. VI, pag. 176. Schiavi o fuggitivi, t. VI, p. 181. Saccheggio di Roma dato dalle truppe di Carlo V, t. VI, p. 185. Pace coi Goti, e regolamento per sollevare questa città dai passati infortunii, t. VI, p. 192. Saccheggiata nuovamente dai Vandali, t. VI, pag. 471. Sua prosperità sotto Teodorico, tom. VII, p. 230. Giustiniano abolisce il Consolato di Roma, t. VII, p. 371. Entrata in questa città di Belisario; è assediata dai Goti, t. VII, p. 428. Lutto generale della città, t. VII, p. 438. Liberata dal giogo dei Barbari, t. VII, p. 444. Nuovamente assediata dai Goti, t. VIII, p. 166. Oppressione generale e crudele carestia, tom. VIII, p. 167. I Goti padroni di Roma, t. VIII, p. 169. Ripresa da Belisario, t. VIII, p. 173. Nuovamente dai Goti, t. VIII, p. 182. Espugnata da Narsete, t. VIII, p. 200. Miseria ed avvilimento di questa città, t. VIII, p. 358. Tombe e reliquie degli Apostoli, t. VIII, p. 402. Repubblica di Roma; governo dei Papi, t. IX, p. 288. È investita dai Lombardi, t. IX, p. 291. Liberata da Pipino, t. IX, p. 294. Invasa dai Saracini, t. X, p. 379. Assediata da Enrico III, Imperatore d'Oriente, t. XI, p. 172. Stato e rivoluzione di Roma dopo il secolo duodecimo, t. XIII, p. 135. I successori di Carlo Magno e degli Ottoni s'accontentano del titolo di Re di Germania e d'Italia sino all'epoca in cui vennero incoronati Imperatori di Roma, t. XIII, p. 137. Giuravano essi tre volte di mantenere e proteggere la libertà di Roma, t. XIII, p. 138. Rivolta di Roma contro i Papi, t. XIII, p. 145. Arnaldo di Brescia, monaco, è il primo che tenta di risvegliare la libertà romana, t. XIII, p. 153. Sostiene, che la clava e lo scettro appartengono al magistrato civile, tom. XIII, p. 155. Ristabilimento della repubblica, t. XIII, p. 157. Morte di Arnaldo di Brescia, t. XIII, p. 159. È ristabilito il Senato, t. XIII, p. 160. Descrizione del Campidoglio, t. XIII, p. 163. Monete, t. XIII, p. 164. Prefetto della città, t. XIII, p. 166. Forma d'elezione dei membri del Senato, tom. XIII, p. 167. Branca Leone, podestà, t. XIII, p. 171. Carlo d'Anjou successore, t. XIII, p. 173. Luigi di Baviera, Imperatore romano, accetta quest'ufficio municipale nell'amministrazione della sua propria Metropoli, t. XIII, p. 175. Corrado III, t. XIII, p. ivi. Federico Barbarossa suo successore, t. XIII, p. 177. Discorso fatto a questo Imperatore dagli ambasciadori di Roma, t. XIII, p. 177. Orgoglio dei nobili o baroni romani, t. XIII, p. 203. Litigio dei Colonna e degli Orsini, t. XIII, p. 207. Ristabilimento della libertà e del governo di Roma operato dal Tribuno Rienzi, t. XIII, p. 222. Carlo IV scende dalle Alpi per farsi incoronare Imperatore e Re d'Italia, t. XIII, p. 259. Mali di Roma, t. XIII, p. 270. Ultima rivoluzione di Roma, t. XIII, p. 278. Federico III, ultimo Imperatore di Germania coronato in Roma, t. XIII, p. 280. Statuti e governo di Roma, t. XIII, pag. ivi. Cospirazione di Porcaro, t. XIII, p. 283. Disordini della nobiltà sotto il regno di Sisto IV, t. XIII, p. 287. La maggior parte d'Italia riconosce la sovranità dei Papi di Roma, t. XIII, p. 289. Vantaggi e difetti del governo ecclesiastico, t. XIII, p. 293. Descrizione che fa il Poggi delle rovine di Roma, tom. XIII, pag. 298. Deperimento per grado delle opere dell'antichità, t. XIII, p. 302. Quattro cause di distruzione, t. XII, p. 304. I. Guasti operati dal tempo e dalla natura, t. XIII, p. ivi. II. Devastazioni dei Barbari, t. XIII, p. 309. III. Uso ed abuso de' materiali che offrivano i monumenti romani, t. XIII, p. 312. I marmi di Ravenna e di Roma decorarono il palazzo fabbricato da Carlo Magno a Aix La Chapelle, t. XIII, p. 315. Le guerre intestine dei Romani, t. XIII, p. 319. Colosseo o anfiteatro di Tito, t. XIII, p. 324. Giuochi di Roma, t. XIII, p. 321. Combattimento del toro al Colosseo, t. XIII, p. 327. Guasti del Colosseo, t. XIII, p. 330. Consacrazione del Colosseo, t. XIII, p. 332. Ignoranza e barbarie dei Romani, t. XIII, p. ivi. Riparazioni ed abbellimenti di Roma sotto il Papa Martino V, t. XIII, p. 336. Bellezza e splendore della nuova città, XIII, p. 337.

Romani. Quarant'anni dopo la riduzione dell'Asia, ottantamila Romani furono in un sol giorno massacrati per ordine del crudele Mitridate, t. I, p. 54. Loro felicità sotto principi saggi e virtuosi, t. I, p. 118. Natura precaria della medesima, t. I, p. ivi. Somma loro miseria sotto i tiranni, t. I, p. 120. Spirito illuminato dei Romani e memorie della loro libertà, t. I, pag. 121. L'estensione del loro Impero toglieva loro ogni asilo, t. I, pag. 123. Loro pace e prosperità sotto Settimio Severo, t. I, p. 118. Oppressi da Caracalla, t. I, p. 200. Felicità generale sotto Alessandro Severo, t. I, p. 228. Osservazioni sulle loro finanze, dai bei secoli della repubblica sino al regno di questo principe, t. I, p. 236. Oppressione sotto Massimino, t. I, p. 258. Guerre coi Persiani, t. I, pag. 305. Conquista di Hosroene, t. I, p. 308. Guerra persiana, t. I, p. 309. Alleanza coi Goti contro Attila, t. VI, p. 432. Privilegi dei Romani nella Gallia, t. VII, p. 136. Nuova guerra persiana, t. VII, p. 340. Carattere dei Romani, secondo S. Bernardo, t. XIII, p. 152. Spediscono ambasciadori a Corrado III, e a Federico I, t. XIII, p. 175. Distruggono le città poste in vicinanza di Roma, t. XIII, p. 181. Battaglia di Toscolano, t. XIII, p. 184. Battaglia di Viterbo, t. XIII, p. 185.

Romano. Comandante militare nell'Affrica. La sua tirannia eccita una rivoluzione, t. V, p. 79. Sua impunità, t. V, p. 86.

Romano I, Lecapeno, t. IX, p. 196.

Romano II, Argiro, t. IX, p. 207.

Romano III, Diogene, imperatore d'Oriente, t. IX, p. 205. Sconfitto dai Turchi, t. XI, p. 233. Fatto prigioniere e liberato, tom. XI, p. 236. Sua morte, t. XI, p. 240.

Romano VI il Giovane, t. IX, p. 199.

Rosmunda, moglie d'Alboino re de' Lombardi. Fa assassinare suo marito, tom. VIII, p. 195. Sua fuga e morte, t. VIII, p. 298.

Rufino, favorito di Teodosio. Suo carattere ed amministrazione, t. VI, p. 7. Sue crudeltà, t. VI, p. 9. Opprime l'Oriente, t. VI, p. 12. Deluso nella speranza di maritare sua figlia coll'Imperadore Arcadio, t. VI, p. 15. Sua caduta e morte, t. VI, p. 25. Discordia fra i due Imperi, t. VI, p. 26.

Ruggero il Conte. Conquista la Sicilia, t. XI, p. 150. Invade l'impero d'Oriente, t. XI, p. 155.

Ruggero, gran Conte di Sicilia. Suo regno e sua ambizione, t. XI, pag. 181. Duca della Puglia, t. XI, p. 182 Primo re di Sicilia, t. XI, p. 183. Sue conquiste nell'Affrica, t. XI, p. 185. Invade la Grecia, t. XI, p. 188. Il suo ammiraglio libera Luigi VII, re di Francia, t. XI, pag. 189. Insulti portati sotto le mura di Costantinopoli, t. XI, p. 190. Respinto dall'Imperatore Manuele, tom. XI, p. 191.

Ruricio Pompejano, comandante a Verona, t. II, p. 208. Disfatto da Costantino e trovato fra i morti, t. II, p. 210.

Russia. Uso singolare nel matrimonio del Czar, t. IX, p. 67. Origine della sua Monarchia, t. XI, p. 80. Geografia e commercio di questo paese, t. XI, p. 85. Spedizioni navali de' Russi contro Costantinopoli, tom. XI, p. 89. Prima, t. XI, p. 91. Seconda, t. XI, p. 92. Terza, t. XI, p. 93. Quarta, t. XI, p. 94. Negoziazioni e profezie, tom. XI, p. ivi. Regno di Swatoslao, t. XI, p. 96. Disfatta de' Russi data da Giovanni Zimiscè, t. XI, p. 99. Sua conversione, tom. XI, pag. 101. Battesimo di Olga, t. XI, p. 102. Di Wolodimiro, t. XI, p. 104.

S

Sabei. Loro introduzione presso gli Arabi, t. X, p. 39.

Sabellianismo, t. IV, p. 99.

Saladino, Sultano. Regno e carattere di questo principe, t. XI, p. 414. Conquista il regno di Gerusalemme, tom. XI, p. 420. Prende la città nel medesimo anno, t. XI, p. 423. Assedia Tiro e San Giovanni d'Acri, tom. XI, p. 428. Sua morte, t. XI, p. 440.

Salerno, sua scuola, t. XI, p. 148.

Salona nella Dalmazia. Descrizione di questa città e de' suoi dintorni, t. II, p. 164. Palazzo di Diocleziano, t. II, p. 166.

Samanidi, t. X, p. 399.

Sapore re di Persia. Sue vittorie sui Romani, t. I, p. 401. Invade la Sorìa, la Cilicia e la Capadoccia, t. I, p. 403. Arditezza e successi di Odenate contro di lui, t. I, p. 405. Storia singolare delle sue avventure, t. III, p. 362. Dopo la morte di Costantino dichiara la guerra ai Romani, tom. III, pag. 364. Carnificina che ne fa, t. III, p. 369. Suo figlio preso dai Romani nel suo campo, frustato, posto alla tortura, e pubblicamente ucciso, t. III, pag. 370. Sue negoziazioni con Costanzo, t. III, pag. 425. Invade la Mesopotamia, t. III, p. 428. Assedia Amida, t. III, p. 430. Poi Singara, t. III, p. 433. Condotta dei Romani, t. III, p. 435. Vinto dai Romani sulle rive del Tigri; riprende forza, li sconfigge e li costringe a ritirarsi, t. IV, p. 348. Entra nell'Armenia, e conduce prigioniera la regina Olimpia, t. V, p. 89. Sua morte, t. V, p. 91.

Saracini. Loro condotta nella guerra di Sorìa, t. X, p. 179. Loro progressi in Affrica, t. X, p. 263. Assediano Costantinopoli, t. X, p. 317. Abbandonano quella città, t. X, p. 328. Invadono la Francia, e sono disfatti da Carlo Martello, t. X, p. 340. Si ritirano davanti i Francesi, t. X, p. 343. Soggiogano le isole di Creta e di Sicilia, t. X, p. 374. Invadono Roma, t. X, p. 379. Loro carattere e loro tattica, t. X. pag. 465. Loro lotta in Italia coi Franchi, t. XI, p. 109.

Sardica. Sua assemblea, t. IV, p. 133.

Sarmati. Costumi di questi popoli, t. III, p. 347. Loro stabilimento vicino al Danubio, t. III, p. 349. Sostenuti da Costantino nella loro guerra contro i Goti, t. III, p. 351. Loro espulsione, t. III, p. 354. Guerra loro fatta da Giuliano, t. III, p. 421. Costanzo gli fa guerra, e gli dà un re, t. IV, p. 404. Loro scorrerie nella Pannonia e nell'Illirico, t. V, p. 103. Loro guerra a tempi di Valentiniano, t. V, p. 103.

Sassoni. Loro origine e loro stato a' tempi di Valentiniano, t. V, p. 64. Loro discesa, t. VII, pag. 147. Stabilimento dell'Enarchia Sassonica, t. VII, p. 149.

Saturnino. Sua ribellione nell'Oriente, t. II, p. 81.

Scanderbeg, principe Albanese. Sua nascita ed educazione, t. XIII, p. 36. Tradisce il Sultano, e fa la guerra ai Turchi, t. XIII, p. 38. Suo valore, t. XIII, p. 40. Sua morte, t. XIII, p. 42.

Schiavoni. A' tempi di Giustiniano, t. VIII, p. 13. Loro scorrerie, tom. VIII, p. 16.

Scisma Greco dopo il Concilio di Firenze, t. XIII, p. 10.

Scisma d'Occidente, t. XIII, p. 269. Negoziazione per la pace e per la riunione degli Scismatici, tom. XIII, p. 271.

Sciti, ossia Tartari. Loro costumi pastorali, tom. V, p. 174. Loro vitto, t. V, p. 176. Abitazioni, t. V, pag. 179. Esercizii, t. V, pag. 181. Governo, t. V, p. 184. Loro guerre a tempi di Teodosio il Giovane, t. VI, p. 379. Stato degli schiavi, t. VI, p. 382.

Scizia, o Tartaria. Sua situazione ed estensione, t. V, p. 187. Conquiste degli Unni nella Scizia, t. V, pag. 192. Sue rivoluzioni, t. VI, p. 75. Sottomessa da Attila, t. VI, p. 371.

Scotti e Pitti a' tempi di Valentiniano, tom. V, p. 69. Loro invasione della Brittania, t. V, p. 73.

Sebastiano, usurpatore. Sua caduta e decapitazione, t. VI, p. 208.

Selgiucidi. Loro parteggiamento dell'Impero, t. XI, p. 248. Fondano il regno di Rum, t. XI, p. 252.

Senato romano. Sua riforma sotto Augusto, t. I, p. 90. Le province romane divise fra lui e l'Imperatore, t. I, p. 96. Il diritto d'eleggere i Magistrati conferito da prima al popolo, poi attribuito a questo corpo, t. I, p. 99. È fatto utile e maneggevole strumento del dispotismo dei Cesari, t. I, p. 101. Suo tentativo dopo la morte di Caligola, t. I, p. 108. Sua giurisdizione legale contro gl'Imperadori, t. I, p. 148. Dichiara infame la memoria di Commodo, dopo avergli prostituite grandissime e vilissime lodi, t. I, p. 149. Condanna a morte l'usurpatore Giuliano, e rende divini onori a Pertinace, t. I, p. 172. I soldati di Caracalla lo costringono ad annoverare questo principe nel numero degli Dei, t. I, p. 206. Consacra all'infamia la memoria di Elagabalo, t. I, p. 222. Dichiara l'Imperatore Massimino pubblico nemico, e ratifica l'elezione fatta in Affrica dei due Gordiani; assumendo intanto il comando di Roma e dell'Italia, t. I, p. 265. Suoi preparativi onde sostenere una guerra civile, t. I, p. 266. Dopo la morte di Gordiano dichiara Imperatori Massimo e Balbino, t. I, p. 267. Costretto dal popolo a nominare un terzo Imperatore, il giovane Gordiano, t. I, p. 270. Respinge i Barbari appostati sotto le mura di Roma, t. I, p. 386. Servizio militare interdetto ai Senatori da Galieno, t. I, p. 387. Vendetta presa dai Senatori contro la famiglia e gli amici di questo principe, t. II, p. 11. Singolare contesa fra il Senato e l'esercito per la scelta d'un Imperatore, t. II, p. 55. Autorità e prerogative di questo corpo, t. II, pag. 62. Si estingue l'una e le altre con Probo, t. II, p. 87. Abbassamento del Senato, t. II, p. 149. Eccitano i Senatori, e favoreggiano il pubblico malcontento contro gli Imperatori d'Italia, t. II, p. 183. Domandano il ristabilimento dell'altare della Vittoria, t. V, p. 363.

Serapide, di cui in Alessandria vi era un tempio. Questa divinità non sembra che avesse un culto particolare, o che appartenesse alla superstizione degli Egizii, t. V, p. 375. Descrizione del suo Tempio, t. V, p. 376. La sua statua colossale avvolta nelle rovine del suo tempio e della sua religione, t. V, p. 379.

Seta. Uso della seta presso i Romani, t. VII, p. 290. Trasporto della seta dalla Cina per terra e per mare, t. VII, p. 295.

Sette Cristiane. Loro indole generale, t. IV, p. 169.

Severo, favorito di Galerio, dichiarato Augusto da questo principe, t. II, p. 181. Viene a Roma, e vi trova gli animi avversi alla sua autorità, tom. II, p. 185. Fugge a Ravenna; sua disfatta e sua morte, t. II, p. 186. Crudeltà di Licinio esercitata contro i figli di questo principe, tom. II, p. 221.

Severo Alessandro; dichiarato Cesare da Elagabalo, è ben presto spogliato di questo titolo e degli onori, e vien protetto dalle guardie Pretoriane, t. I, p. 219. Suo esaltamento al trono, t. I, p. 223. Potere di sua madre Mammea, t. I, p. 323. Sua amministrazione saggia e moderata, tom. I, p. 225. Sua educazione, e suo virtuoso carattere, t. I, p. 226. Giornale della sua vita, t. I, p. 226. Fa la felicità dei Romani, t. I, p. 228. Rifiuta il nome di Antonino, t. I, p. ivi. Intraprende la riforma dell'esercito, t. I, p. 229. Rivolta delle guardie Pretoriane; a' suoi piedi e nel suo proprio palazzo vien massacrato il Prefetto Ulpiano, t. I, p. 230. Dione Cassio lo Storico da lui sottratto al furore de' Pretoriani medesimi, t. I, p. 231. Tumulto delle legioni; sua singolar fermezza in quest'occasione, t. I, p. 232. Difetti del suo regno e del suo carattere, t. I, pag. 234. È assassinato dalle sue truppe, t. I, p. 255. Sua pretesa vittoria sui Persiani, t. I, p. 310. Stato dei Cristiani sotto il regno di questo principe, e de' suoi successori, t. III, p. 97.

Severo Libio. Imperatore di Occidente. Suo regno oscuro e senza gloria, t. VI, p. 503.

Severo Settimio. Generale dell'armata della Pannonia, si dichiara contro l'usurpatore Giuliano, t. I, p. 162. Suo carattere, t. I, p. 167. Dichiarato Imperatore dalle legioni, t. I, p. 168. Sua marcia in Italia, tom. I, p. 169. S'avanza sino a Roma, t. I, p. ivi. Viene riconosciuto dal Senato, t. I, p. 171. Nega la sua protezione a' Pretoriani, t. I, p. 172. Suoi successi contro Negro ed Albino, t. I, pag. 174. Esito delle guerre civili, t. I, p. 177. Deciso da una o due battaglie, t. I, p. 178. Sua animosità contro il Senato, t. I, p. 181. Saviezza e giustizia del suo governo, t. I, p. 182. Pace e prosperità generale, t. I, p. 183. Rilasciamento della militar disciplina, t. I, p. ivi. Forma una nuova guardia Pretoriana, t. I, p. 185. Fa massacrare alla sua presenza Plauziano, suo ministro e favorito, t. I, p. 186. Opprime il Senato con un dispotismo militare, tom. I, p. 187. Nuove massime della prerogativa imperiale, t. I, p. ivi. Sua grandezza e suoi dispiaceri, t. I, p. 189. L'Imperatrice Giulia sua consorte, t. I, p. ivi. I due loro figli Caracalla e Geta, t. I, p. 191. Loro scambievole avversione, t. I, p. ivi. Tre Imperatori, t. I, p. 172. Morte di Severo Settimio, t. I, p. 195.

Siagro, Re de' Romani, disfatto da Clodoveo, t. VII, p. 79. Sua morte, t. VII, p. 80.

Siberia. Cenni su questa provincia, t. XII, p. 305.

Sicilia. Disordini di questa Isola, t. I, p. 416. Invasa e soggiogata da Belisario, t. VII, p. 414. Dagli Arabi, t. X, p. 377. Conquistata da Ruggero, t. XI, p. 150. Dall'Imperatore Enrico VI, t. XI, p. 203. Se ne impadronisce Carlo d'Anjou, fratello di S. Luigi, t. XII, p. 211. Tiranneggia i Siciliani, t. XII, p .212. Rivolta de' Siciliani animata da Michele Paleologo, t. XII, p. 213. Incoraggiata da Procida, t. XII, p. 215. Vespero Siciliano, tom. XII, p. 217. Pietro d'Aragona, Re di Sicilia, t. XII, p. 218. Morte di Carlo d'Anjou, t. XII, p. 219.

Soffaridi, t. X, p. 398.

Sofia (Santa). Chiesa in Costantinopoli. Sua fabbrica, t. VII, p. 319. Sua descrizione, t. VII, p. 321. Marmi, t. VII, p. 323. Ricchezza, t. VII, p. 325.

Silvano. Suo fine infelice t. III, p. 416.

Silverio Papa. Sua intelligenza coi Goti di renderli padroni di Roma: suo esilio, t. VII, p. 441.

Simmaco, Senatore Romano. Sua ambasciata a Teodosio per addimandargli il ristabilimento dell'altare della Vittoria, t. V, p. 363. Esiliato, t. V, p. 366. Sua morte, t. VII, p. 252.

Solimano. Figlio di Baiazetto, t. XII, p. 398.

Sorìa. Soggiogata dai Romani, t. I, p. 37. Spedizione d'Aureliano, t. II, p. ivi. Invasa da Cosroe I, Re di Persia, t. VIII, p. 46. Conquistata da Cosroe II, t. VIII, p. 388. Invasa dagli Arabi, t. X, p. 178. Assedio di Bosra, t. X, p. 172. Di Damasco, t. X, p. 185. Battaglia d'Aiznadin, t. X, p. 188. Damasco presa d'assalto dopo di essere stata presa per capitolazione, tom. X, p. 195. Si inseguono i suoi abitanti, t. X, p. 197. Fiera d'Abila, t. X, p. 200. Assedio d'Eliopoli e d'Emesa, t. X, p. 203. Battaglia d'Iermuck, tom. X, p. 207. Conquista di Gerusalemme, t. X, p. 211. D'Aleppo e d'Antiochia, t. X, p. 216. Fine della guerra di Sorìa, t. X, p. 225. Progressi de' vincitori, t. X, p. 228. Invasa da Niceforo Foca e da Zimiscè, t. X, p. 407. I Greci riprendono Antiochia, t. X, p. 408.

Spagna. Sua divisione in tre province Romane, tom. I, p. 29. Vicende posteriori e Monarchia, t. I, p. 74. Sottomessa da Costantino, t. VI, p. 96. Sue rivoluzioni, t. VI, p. 204. Invasa dagli Svevi, dagli Alani e dai Vandali, t. VI, p. 211. Liberata dai Goti, t. VI, p. 216. Spedizione di Teodorico, t. VI, p. 482. Conquiste de' Visigoti, t. VI, p. 524. Assemblea legislativa di questo paese, t. VII, p. 142. Codice dei Visigoti, t. VII, p. 145. Conquista de' Romani, t. VII, p. 405. Primi disegni degli Arabi sulla Spagna, t. X, p. 276. Loro discesa, t. X, p. 280. Musa conquista la Spagna, t. X, p. 289. Prosperità della Spagna sotto gli Arabi, t. X, p. 297. Decadenza e rovina del Cristianesimo in questo paese, t. X, p. 310.

Spedalieri Nicola. Saggio di confutazione dell'Istoria di Gibbon spettante all'esame del Cristianesimo, t. III, p. 115.

Spirito Santo. Processione di questa Persona dalla Santissima Trinità, t. XII, p. 7.

Stauracio, t. IX, p. 174.

Stefano di Chartres, t. XI, p. 303.

Stilicone. Ministro e generale dell'impero d'Occidente; suo carattere, t. VI, p. 18. Sua integrità nell'amministrazione militare, t. VI, p. 20. Durante la minorità di Onorio e d'Arcadio è a lui conferita la reggenza dei due imperi d'Oriente e d'Occidente, t. VI, p. 22. Rufino suo rivale fatto da lui assassinare, t. VI, p. 24. Intrighi ed artificii contro di lui; dichiarato nemico dello Stato dal Senato di Costantinopoli, tom. VI, p. 28. Sua condotta all'epoca della rivolta di Gildone in Affrica, tom. VI, p. 29. Scaccia i Goti e i Germani dall'Italia, t. VI, p. 82. Sue negoziazioni con Alarico, t. VI, p, 98. Intrighi del Palazzo contro di lui, t. VI, p. 102. Sua disgrazia e sua morte, t. VI, p. 104. Sua memoria resa infame, t. VI, p. 107.

Storia Bizantina. Suoi difetti, t. IX, p. 141. Sua unione colle rivoluzioni del Mondo politico, t. IX, p. 143. Disegno su questa Storia di Gibbon, t. IX, p. 144.

Svatoslao. Suo Regno, t. XI, p. 96. Sconfitta da lui avuta dalle armi di Zimiscè, t. XI, p. 98.

Svevi. Loro origine e loro fama, t. I, p. 384. Diverse tribù assumono il nome di Alemanni, t. I, p. ivi. Invadono la Gallia e l'Italia, t. I, p. 385. Il Senato ed il popolo li respingono da Roma, t. I, p. 385.

Sulpiciano, Governatore di Roma, ed avo di Pertinace. Sue pretese al trono dopo la morte di questo Principe, t. I, p. 160.

T

Tabor. Disputa intorno la luce del monte, t. XII, p. 265.

Tacito, Senatore Romano, eletto Imperatore. Suo carattere, t. II, p. 59. Poteri accordati al Senato, t. II, pag. 62. Gioia e confidenza nata ne' Senatori, t. II, p. 63. Viene riconosciuto anche dall'armata, t. II, p. 64. Vittorie da lui riportate in Asia sopra gli Alani, t. II, p. 65. Sua morte, t. II, p. 66. Suoi figli rimasti nell'oscurità, t. II, p. 69.

Tacito (lo Storico). Somma riputazione da lui acquistata nel secolo in cui fiorì, t. II, p. 349. Intraprende e compie la Storia di Roma in trenta libri, t. III, p. 31.

Taeriti, t. X, p. 398.

Tancredi, t. XI, p. 307.

Tangiu, gran potenza degli Unni, t. V, p. 191. Il Tangiu radunava spesso insieme sino due o trecentomila uomini di cavalleria, t. V, p. 193. Dopo un regno di mille trecento anni fu questa potenza distrutta, t. V, p. 199.

Tartari. Vedi Sciti.

Teja. Ultimo Re dei Goti in Italia, sua disfatta e sua morte, t. VIII, p. 124.

Teodato. Re dei Goti d'Italia. Suo regno e sua debolezza, t. VII p. 417. Sua morte, t. VII, p. 425.

Teodora Imperatrice. Sua nascita e suoi vizi, t. VII, p. 266. Suo matrimonio con Giustiniano, t. VII, p. 270. Sua tirannia, t. VII, p. 273. Sue virtù, t. VII, p. 274. Sua fermezza in una tristissima situazione, tom. VII, p. 276. Sua morte, t. VII, p. 277. Culto delle immagini da lei ristabilito in Oriente, t. IX, p. 316.

Teodorico, Re dei Visigoti. Suo carattere, t. VI, p. 478. Sua spedizione in Ispagna, t. VI, p. 482.

Teodorico, Re degli Ostrogoti. Sua nascita e sua educazione, t. VII, p. 201. Sue prime imprese, t. VII, p. 203. Suoi servigi e sua rivolta, t. VII, p. 206. Sua marcia in Italia, t. VII, p. 209. Sue vittorie riportate da Odoacre, t. VII, p. 211. Suo regno in Italia, t. VII, p. 216. Favoreggia la separazione dei Goti e degl'Italiani, t. VII, p. 217. Suo sistema colle Potenze straniere, t. VII, p. 220. Sue guerre difensive, t. VII, p. 223. Suo armamento navale, t. VII, p. 225. Governa l'Italia colle leggi romane, t. VII, p. 227. Si porta a Roma, t. VII, p. 231. Suo arianismo, t. VII, p. 236. Vizi del suo governo, t. VII, p. 239. È provocato a perseguitare i Cattolici, t. VII, p. 241. Suoi rimorsi e sua morte, t. VII, p. 252. Monumento a lui innalzato dalla sua figlia Amalasunta, t. VII, p. 254.

Teodoro Lascaris, Imperatore di Nicea, t. XII, p. 116.

Teodoro Lascaris II, t. XII, p. 181.

Teodosio, Generale di Valentiniano; libera la Gran Brettagna invasa dai Pitti e dagli Scozzesi, t. V, p. 76. Sottomette l'Affrica, t. V, p. 82. Decapitato a Cartagine, t. V, p. 85.

Teodosio, Patriarca d'Alessandria. Vien deposto, tom. IX, p. 126.

Teodosio il Grande, creato Imperatore, t. V, p. 248. Sua nascita e suo carattere, t. V, p. 250. Sua prudenza e suoi successi nella guerra contro i Goti, tom. V, p. 254. Suo trattato di pace con Massimo, t. V, p. 280. Suo battesimo e suoi scritti ortodossi, t. V, p. 273. Raduna un Concilio a Costantinopoli, t. V, p. 296. Suoi editti contro gli eretici, t. V, p. 300. Prende le armi per soccorrere Valentiniano II contro Massimo, t. V, p. 318. Sua vittoria, e suo ingresso trionfale nell'antica Capitale dell'Impero, t. V, p. 323. Virtù di questo Principe, t. V, p. 324. Suoi difetti, t. V, p. 347. Sua clemenza dopo la sedizione d'Antiochia, tom. V, p. 332. Massacro di Tessalonica da lui ordinato, t. V, p. 333. Sua penitenza, t. V, p. 337. Sua generosità, t. V, p. 341. Intraprende la guerra contro l'usurpatore Eugenio, e sua vittoria, t. V, p. 347. Sua morte, t. V, p. 353. Divisione definitiva dell'Impero Romano fra i suoi figli, t. VI, p. 5.

Teodosio II, Imperatore d'Oriente. Sua educazione e suo carattere, t. VI, p. 317. Suo matrimonio colla bella Atenaide nominata dopo Eudossia, t. VI, p. 320. Acre gelosia contro questa Principessa. La priva degli onori del suo grado, t. VI, p. 323. La divisione dell'antico regno d'Armenia rende ancora qualche splendore al suo spirante impero, t. VI, p. 330. Vittoria da lui riportata contro l'usurpatore Giovanni, t. VI, p. 332. Assassinio da lui tentato contro Attila andato a vuoto, e perdono ottenuto, t. VI, p. 406. Sua morte, t. VI, p. 408.

Teodosio III, Imperatore d'Oriente. Suo regno, t. IX, p. 163.

Teofilo, t. IX, p. 180.

Teologia. Dottrina dei Filosofi su l'immortalità dell'anima, t. II, p. 273. Dei Pagani della Grecia e di Roma, t. II, p. 275. Dei Barbari, t. II, p. 276. Dei Giudei, t. II, p. ivi. Dei Cristiani, t. II, p. 278. Dottrina dei Millenarj, t. II, p. 279. Verità contestata dei miracoli, t. II, p. 289. Politeismo, t. II, p. 327. Donatisti, t. IV, pag. 79. Trinitari, t. IV, p. 81. Sistema di Platone insegnato prima della venuta di Cristo nelle scuole d'Alessandria, t. IV, p. ivi. Rivelato dall'Apostolo Giovanni, t. IV, p. 85. Gli Ebioniti ed i Doceti, t. IV, p. 86. Natura misteriosa della Trinità, t. IV, p. 88. Zelo dei Cristiani, t. IV, p. 90. Autorità della Chiesa, t. IV, p. 94. Tre sistemi sulla Trinità: l'Ariano, il Triteismo, ed il Sabelliano, t. IV, p. 97. Concilio di Nicea, t. IV, p. 100. Sette degli Ariani, t. IV, p. 106. Fede della Chiesa latina o Occidentale, t. IV, p. 109. Concilio di Rimini, t. IV, p. 111. Concilii ariani, t. IV, p. 119. Concilii d'Arles e di Milano, t. IV, p. 139. Storia Teologica sulla dottrina dell'Incarnazione, t. IX, p. 5. La natura umana e divina di Gesù Cristo, t. IX, p. 8. Inimicizia fra' Patriarchi d'Alessandria e di Costantinopoli. San Cirillo e Nestorio, t. IV, p. 28. Concilio tenuto in Efeso, t. IX, p. 43. Eresia d'Eutiche, t. IX, p. 56. Concilio generale tenuto in Calcedonia, t. IX, p. 64. Discordia civile ed ecclesiastica, t. IX, p. 67. Intolleranza di Giustiniano, t. IX, p 77. I tre Capitoli, t. IX, p. 86. Controversia de' Monoteliti, t. IX, p. 90. Stato delle Sette di Oriente. I Nestoriani, i Giacobiti, i Maroniti, gli Armeni, i Cofti, e gli Abissini, t. IX, p. 100.

Tertulliano Affricano. Annuncia l'ultimo giudizio, l'universale giudizio del Mondo, t. II, p. 284. Per dimostrare la stravaganza del paganesimo usa dell'eloquenza di Cicerone, e dello stile faceto di Luciano, t. II, p. 329. Assai versato nello studio della lingua latina, t. II, p. 345.

Tessalonica. Rivolta e massacro generale de' suoi abitanti, t. V, p. 333. Penitenza pubblica per questo imposta a Teodosio il Grande da Sant'Ambrogio, t. V, p. 337.

Tetrico, re d'Aquitania; suo regno e sua disfatta, t. II, p. 32. Ristabilito nel suo posto, e nella sua fortuna dalla clemenza d'Aureliano, t. II, p. 48.

Tiberio, figlio adottivo d'Augusto, è da lui chiamato a succedergli nell'Impero, t. I, p. 110. Supposti editti di questo Principe, t. III, p. 64.

Tiberio II. Associato all'Impero d'Oriente, t. VIII, p. 301. Suo regno, t. VIII, p. 303. Sue virtù, t. VIII, p. 305. Sua morte, t. VIII, p. 306.

Timur o Tamerlano, Principe Emireno. Sua Storia, tom. XII, p. 346. Sue prime imprese, t. XII, p. 350. Innalzato al trono del Zagatai, t. XII, p. 352. Sue conquiste, t. XII, p. 353. Della Persia, t. XII, p. ivi. Del Turkistan, t. XII, p. 355. Del Kipsak della Russia ec., t. XII, p. 356. Guerra di Timur contro il Sultano Baiazetto, t. XII, p. 359. Invade la Sorìa, tom. XII, pag. 366. Saccheggia Aleppo, t. XII, pag. 368. Damasco, t. XII, p. 370. Bagdad, t. XII, pag. 371. Ingresso di Timur nella Natolia, t. XII, p. 372. Giornata d'Angora, t. XI, p. 373. Sconfitta e prigionia di Baiazetto, t. XII, p. 376. Storia della gabbia di ferro, t. XII, p. 377. Contraria al racconto dello Storico Persiano di Timur, t. XII, p. 379. Attestata dai Francesi, t. XII, pag. 380. Dagli Italiani, t. XII, p. ivi. Dagli Arabi, tom. XII, p. 381. Dai Greci, t. XII, p. 382. Dai Turchi, t. XII, p. 383. Conghietture probabili, t. XII, p. ivi. Termine delle conquiste di Timur, t. XII, p. 384. Trionfo a Samarcanda, t. XII, pag. 388. Morto nella spedizione della Cina, t. XII, p. 390. Indole e pregi di Timur, t. XII, p. 391.

Tiranni di Roma, t. I, p. 353. Il loro vero numero non era più di diciannove, t. I, p. 410. Carattere e merito de' tiranni, tom. I, p. ivi. Oscurità della loro nascita, t. I, p. 411. Causa della loro ribellione, t. I, p. 412. Loro morti violenti, t. I, p. 415. Fatali conseguenze di queste usurpazioni, t. I, p. 414. Disordini della Sicilia, t. I, p. 416. Tumulti d'Alessandria, t. I, p. 412. Ribellioni degli Isaurici, t. I, p. 418. Fame e peste, t. I, p. 419. Diminuzione della specie umana, t. I, p. 420.

Tiridate Armeno. Imprese sue giovanili, t. II, pag. 129. Suoi impegni con Licinio, t. II, p. ivi. Ritoglie l'Armenia ai Persiani, t. II, p. 130. Stato in cui trovavasi questo paese, t. II, p. ivi. Sollevazione del popolo e de' Nobili, t. II, p. 131. Tiridate tornato al trono d'Armenia, tom. II, p. 143.

Tito. Chiamato da Vespasiano a succedergli, t. I, p. 111. Associato all'Impero, t. I, p. 112.

Togrul-Beg. Suo regno ed indole, t. XI, p. 222. Libera il Califfo di Bagdad, t. XI, p. 224. Ne riceve investitura, t. XI, p. 226. Sua morte, t. XI, p. 227.

Tolleranza religiosa, t. X, p. 300.

Totila, re d'Italia. Sue vittorie, t. VIII, p. 90. Sue qualità e sue virtù, tom. VIII, p. 94. Assedia Roma, t. VIII, pag. 99. S'impadronisce di quella città, t. VIII, p. 101. Viene scacciato da Belisario, t. VIII, p. 105. La riprende di nuovo, t. VIII, p. 110. Sua disfatta e sua morte, tom. VIII, p. 118.

Tracia. Suo governo, t. I, p. 35.

Trajano Imperatore. Si segnala nella guerra contro i Daci, t. I, p. 9. Anche nell'Asia, t. I, pag. 10. Sua adozione, e suo carattere, t. I, p. 112. Investe della sovrana autorità il suo nipote Adriano, t. I, p. 113. Forma legale di procedura da lui stabilita contro i Cristiani, t. III, p. 40.

Transossiana. Conquista di questo paese, t. X, p. 177.

Trasimondo, t. VII, p. 48.

Tribigildo. Capo degli Ostrogoti. Sua ribellione, t. VI, p. 285.

Trinità. Controversie su questo mistero, t. IV, p. 81. Sistema platonico anteriore a Cristo di 360 anni, tom. IV, p. 81. Rivelato dall'Apostolo S. Giovanni, t. IV, p. 85. Natura misteriosa della Trinità, t. IV, p. 88. Tre sistemi della Trinità, t. IV, p. 97.

Trisagion e la guerra di religione fino alla morte di Anastasio, t. IX, p. 73.

Triteismo, t. IV, p. 98.

Truppe. Proporzione della forza militare colla popolazione di uno Stato, t. I, pag. 155. Distinzione delle truppe sotto Costantino, t. III, p. 291. Riduzione delle legioni, t. III, p. 293. Difficoltà degli arruolamenti, t. III, p. 295. Numero dei Barbari ausiliari aumentato, t. III, p. 297.

Tulondi, t. X, p. 400.

Turchi, loro origine, e loro Impero nell'Asia, t. VIII, p. 20. Rapidità delle loro conquiste, t. VIII, p. 25. Loro alleanza coi Romani, t. VIII, pag. 30. Loro discordia coi Persiani, t. X, p. 131. Loro emigrazioni, t. XI, p. 61. I Turchi Selgiucidi, t. XI, p. 208. Loro rivolta contro Mammud conquistatore dell'Indostan, t. XI, p. 209. Loro costumi e loro emigrazioni, t. XI, p. 217. Sconfiggono i Gaznevidi, e soggiogano la Persia, t. XI, p. 220. Regno e carattere di Togrul-Beg, t. XI, p. 222. I Turchi invadono l'Impero romano, t. XI, p. 228. Fanno la conquista dell'Armenia e della Georgia, t. XI, p. 229. Regno d'Alp-Arslan, t. XI, p. ivi. Di Malek-Shah, t. XI, p. 242. Divisione dell'Impero dei Selgiucidi, t. XI, p. 248. Conquista dell'Asia Minore, t. XI, p. 249. Regno Selgiucida di Rum, tom. XI, p. 252. Stato di Gerusalemme; dettaglio sui pellegrinaggi che vi si fanno, t. XI, p. 255. Califfi Fatimiti, t. XI, p. 353. Sacrilegio di Hakem, t. XI, p. 261. Aumento del numero de' pellegrini, t. XI, p. 263. Conquista di Gerusalemme fatta dai Turchi, t. XI, p. 265. Crociata e marcia de' primi Latini a Costantinopoli, tom. XI, p. 279. Conquista di Nicea, d'Antiochia, e di Gerusalemme fatta dai Franchi, e liberazione del Santo Sepolcro, t. XI, p. 344. Guerra contro i Crociati, t. XI, p. 390. Conquista dell'Egitto fatta dai Turchi, t. XI, p. 408. Origine degli Ottomani, t. XII, p. 314. Regno d'Otmano, t. XII, p. 315. Conquista della Prussia, t. XII, pag. 317. Regno d'Orcano, t. XII, p. ivi. S'impadroniscono della Bitinia, tom. XII, p. 319. Prendono il titolo d'Emiri, t. XII, p. ivi. Molti Emiri si dividono l'Anatolia, t. XII, p. ivi. Le province asiatiche che formavano parte dell'Impero romano, conquistate dai Turchi, t. XII, pag. 320. I Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme difendono Rodi per più di due secoli, t. XII, p. 321. I Turchi s'approfittano della discordia de' Greci per passare in Europa, t. XII, p. ivi. Matrimonio d'Orcano con una principessa greca, t. XII, pag. 324. Gli Ottomani si stabiliscono in Europa, t. XII, p. 326. Morte d'Orcano e di Solimano suo figlio, t. XII, p. 328. Regno d'Amurat I, e sue conquiste in Europa, t. XII, p. ivi. Instituzione de' Giannizzeri, t. XII, p. 330. Regno di Baiazetto I, e sue conquiste, t. XII, p. 331. Crociata e cattività de' Principi Francesi, t. XII, p. 335. Loro riscatto, t. XII, pag. 338. Minacciano l'Impero greco, t. XII, p. 342. Alla battaglia d'Angora, fatto prigioniero Baiazetto, resta disfatta l'armata Turca, tom. XII, pag. 373. Lega d'Eugenio contro i Turchi, tom. XIII, pag. 19. Marcia di Ladislao contro di essi, tom. XIII, p. 23. Pace, tom. XIII, p. 24. Violazione del Trattato di pace, t. XIII, p. 25. Giornata di Warna, tom. XIII, p. 28. Perdono la Morea, t. XIII, p. 125. E Trebisonda, tom. XIII, p. 126.

U

Ucrania. Descrizione di questa provincia; emigrazione dei Goti, t. I, p. 365.

Ugo di Vermandois, t. XI, p. 303.

Ulfila, apostolo de' Goti, tom. VII, p. 37.

Ulpiano, prefetto del Pretorio, assassinato dalle stesse sue guardie non ostante la difesa del popolo, tom. I, p. 230.

Ungari. Loro emigrazione, t. XI, p. 61. Origine fisica di questi popoli, t. XI, p. 65. Loro cognizioni militari e costumanze, t. XI, p. 67. Scorrerie degli Ungaresi; paesi ove si fermano, t. XI, p. 70.

Ungheria. Cenni su questa provincia, t. XII, p. 301.

Uniade. Sua morte e difesa di Belgrado, t. XIII, p. 32.

Unnerico, t. VII, p. 48.

Unni e Goti, t. V, p. 173. Loro sede primitiva, t. V, pag. 191. Loro guerra coi Cinesi, t. V, p. 193. Loro decadenza e rovina, t. V, p. 196. Loro emigrazioni, t. V, p. ivi. Unni bianchi di Sogdiana, t. V, p. 200. Unni del Volga, tom. V, p. 201. Loro vittoria sopra gli Alani, t. V, pag. 202. Loro vittorie sui Goti, t. V, p. 205. Condotti da Attila, t. VI, p. 364. Loro stabilimento nella moderna Ungheria, t. VI, p. 365. Invadono la Persia, tom. VI, pag. 373. Attaccano l'Impero Orientale, tom. VI, p. 376.

Urbano II al concilio di Piacenza, t. XI, p. 271.

Urbano V. Suo ritorno a Roma, t. XIII, p. 263.

Urbano VI. Sua elezione, tom. XIII, p. 266.

V

Valente, fratello di Valentiniano. È associato all'Impero, t. V, p. 19. Rivolta di Procopio, t. V, p. 22. Disfatta e morte di questo usurpatore, t. V, pag. 27. Ordina severe indagini sul delitto di magia, tom. V, p. 29. Sua crudeltà, t. V, p. 34. Sue leggi e suo governo, t. V, p. 37. Professa l'Arianismo, e perseguita i Cattolici, t. V, p. 43. Giusta idea della sua persecuzione, tom. V, p. 46. Riceve i Goti nell'Impero, t. V, pag. 212. Rivolta di questi, e operazioni di una guerra contro di essi, t. V, p. 233. Battaglia d'Adrianopoli, t. V, p. 236. Disfatta di Valente, ed orazione funebre pronunciata per lui e per la sua armata, t. V, p. 238.

Valentiniano, eletto Imperatore. Suo carattere, t. V, p. 15. Riconosciuto anche dall'armata, t. V, p. 17. Associa suo fratello Valente nell'Impero, t. V, p. 19. Divide definitivamente gli Imperi d'Oriente e d'Occidente, t. V, p. 20. Prescrive le più severe indagini sul delitto di magia, t. V, p. 29. Sua crudeltà, t. V, p. 34. Sue leggi e suo governo, t. V, p. 37. Assicura una tolleranza religiosa, t. V, p. 41. Reprime l'avarizia del Clero, t. V, p. 49. Passa il Reno e lo fortifica, t. V, p. 60. Sua spedizione nell'Illiria, t. V, p. 106. Sua morte, t. V, p. 109.

Valentiniano II. Eletto Imperatore, t. V, p. 109. Sua fuga, t. V, p. 318. Teodosio prende le armi per soccorrerlo, t. V, p. ivi. Carattere di questo principe, t. V, p. 342. Sua morte, t. V, p. 344.

Valentiniano III, Imperatore d'Occidente, t. VI, p. 334. Assassina il Patrizio Ezio, t. VI, p. 459. Viola la moglie di Massimo, tom. VI, p. 461. Sua morte, t. VI, p. 463.

Valeria, sorte sgraziata di questa Imperatrice, e di sua madre, t. II, p. 222.

Valeriano. L'officio di censore affidato a lui, tom. I, p. 370. Vendica la morte di Gallo, ed è proclamato Imperatore, t. I, p. 377. Suo carattere, t. I, p. 378. Divide il trono col suo figlio Galieno, t. I, p. 379. Calamità generale dei Regni di questi due Principi, t. I, p. 379. Irruzione dei Barbari, e origine della confederazione de' Franchi, t. I, p. ivi. Sua marcia in Oriente. Vinto colà e fatto prigioniero da Sapore, t. I, p. 401. Avventura di questo Principe, t. I, p. 406. Stato dei Cristiani sotto il suo regno, t. III, p. 73.

Vandali. Sbarcano nell'Affrica, t. VI, p. 342. Desolazione da essi prodotta in quel paese, t. VI, p. 348, loro successi, t. VI, p. 354. Sorprendono Cartagine, t. VI, p. 356. Loro potenza navale, t. VI, pag. 384. Saccheggiano Roma, t. VI, p. 471. Loro spedizioni navali, t. VI, pag. 506. Abbracciano il Cristianesimo, t. VII, p. 39. Motivi della loro fede, t. VII, pag. 40. Effetti della loro conversione, t. VII, p. 43. Adottano l'eresia d'Ario, t. VII, pag. 44. Persecuzione dei Vandali ariani contro gli ortodossi, t. VII, pag. 47. Ilderico e Gelimero, t. VII, p. 49. Quadro generale di questa persecuzione, t. VII, p. 50. Situazione de' Vandali nell'Affrica, t. VII, p. 360. Disfatta dei Vandali per opera di Belisario, t. VII, p. 378.

Varangi di Costantinopoli, t. XI, p. 83.

Vatace (Giovanni duca). Fa la guerra a Roberto Imperatore Latino, e distrugge la sua armata, tom. XII, p. 136. Succede a Teodoro Lascaris nell'Impero di Nicea, t. XII, p. 178.

Venezia. Fondazione di questa Repubblica, tom. VI, p. 447. Stato de' Veneziani, t. XII, p. 32. Mantengono l'onore della loro bandiera, t. XII, p. 34. Loro primitivo governo, t. XII, pag. 35. Si collegano coi Francesi per la quarta Crociata, t. XII, p. 36. Condizioni del Trattato, e sua ratifica, t. XII, pag. 38. I Crociati a Venezia, t. XII, p. 41. Quivi s'imbarcano, e diriggono il loro esercito contro Zara, t. XII, p. 42. Indi contro Costantinopoli, t. XII, 57. Dopo la presa di Costantinopoli i Veneziani si riservano quasi per più d'una metà l'Impero d'Oriente, t. XII, p. 110.

Vero (Elio) e suo figlio. Loro adozione all'Impero fatta da Adriano e da Antonino, t. I, p. 114.

Vescovi. Loro instituzione come presidenti del Collegio della Chiesa, t. II, p. 307. Progresso dell'autorità episcopale, t. II, p. 312. Dignità del governo episcopale, t. II, p. 326. Stato dei Vescovi sotto gl'Imperatori Cristiani, t. IV, pag. 50. Loro elezione, t. IV, p. 52.

Vespasiano, Imperatore. Elegge Tito a suo successore, t. I, pag. 110. Origine di questo Principe, t. I, p. 111.

Vetranione. Veste la porpora dopo l'assassinio di Costante, t. III, p. 376. È deposto da Costanzo, t. III, p. 379.

Visigoti nella Gallia sotto il regno di Teodosio, t. VI, p. 416. Loro alleanza coi Romani, t. VI, p. 430. Loro conquista nelle Gallie e nella Spagna, tom. VI, p. 524. Loro conversione in Ispagna, tom. VII, p. 65. Loro stabilimenti, t. VII, p. 141. Loro codice, t. VII, p. 144. Loro neutralità, t. VII, p. 405.

Vitige. Re d'Italia, t. VII, p. 424. Assedia Belisario in Roma, t. VII, p. 428. Rispinto, e forzato a levare l'assedio, t. VII, p. 448. Sua ritirata, t. VII, p. 461. Sua cattività, t. VII, p. 462.

Vittoria. Artifici di questa Principessa, t. II, p. 31.

Vittorino. Traviamenti di questo principe: sua morte, t. II, p. 30.

Volodomiro. Principe di Russia, t. X, p. 453. Suo battesimo, t. XI, p. 104.

Z

Zenghi, t. XI, p. 406.

Zenobia. Carattere di questa Principessa, t. II, p. 33. Sua bellezza, sua erudizione e suo valore, t. II, p. 34. Vendica la morte di suo marito, t. II, p. 35. Regna nell'Oriente e nell'Egitto, t. II, p. 36. Assediata nella sua Capitale, t. II, p. 37. Prigioniera di Aureliano, t. II, p. 42. Sua condotta, t. II, p. 43. Clemenza dell'Imperatore; e doni a lei fatti dal medesimo, t. II, p. 48. Adotta i costumi delle Dame romane, t. II, p. ivi.

Zenone, Imperatore d'Oriente. Suo regno, t. VII, p. 204.

Zenone, Vescovo. Suo formolario l'Henoticon, t. IX, p. 69.

Zimiscè Giovanni, Imperatore romano. Sue conquiste in Oriente, t. X, p. 405.

Zingis-Kan, o Gengis-Kan. Primo Imperatore de' Mongulli e de' Tartari, t. XII, p. 282. Sue leggi, t. XII, p. 285. Invade la Cina, t. XII, p. 289. Invade Carizme, la Transossiana e la Persia, t. XII, p. 291. Sua morte, t. XII, p. 294. Suoi successori, t. XII, p. 306. Adottano i costumi della Cina, t. XII, p. 308.

Zoe, t. IX, p. 209.

Zoroastro, legislatore persiano. Sua teologia, tom. I, p. 295. Spirito di persecuzione che disonora il suo culto, t. I, p. 302.

FINE