VOCE DALL'ALTO
Dalla mia spoglia uscita
Or batto l'agil volo,
Non in un angol solo
Del ciel, com'io credea,
Ma vezzeggiata idea
Dovunque il tuo pensier mi cerca e brama.
Nel Dio che a sè mi chiama,
Che in ogni stella splende,
Lo spirito si accende
Della mia vita corta:
Seco mi tragge e porta
Ovunque il tuo pensier erra e riposa.
Quel che la bianca rosa
Dolce profumo esala
Son io: son io dell'ala
Il frullo accanto al nido;
Son io percossa al lido
L'onda che lenta mormora e sospira.
Nella sua dolce spira
Il venticel mi vuole,
Senton le mie parole
Le foglie scosse e i rami,
Tutto che cerchi ed ami
Di me racchiude una memoria, un'eco.
Quando tu piangi, teco
Intenerir mi fai:
Se al poverel tu dai
La tua pietade io sono;
Io sono il tuo perdono,
Io son di te quel che giammai non muore.
Strette in un solo amore,
Fiamme d'un solo Iddio,
Tu sulla terra ed io
Dal ciel donde scendea
Siamo la stessa Idea,
Che vince d'ogni morte ogni furore.
* * *
Pianger perchè?—se mia fortuna piangi,
Giusto non sei, nè pio,
Che tutta nel morir recai finita
La gioia di mia vita.
Pianger perchè?—se il mal che mi fu tolto
Piangi, ed accusi Iddio
Se per assenzio mi fu dato miele,
Il piangere è crudele.
Pianger perchè?—se questo pianto amaro,
Ch'ora ti solca il viso,
Non proverò giammai, non è pietosa
Invidiabil cosa?
Pianger perchè?—non dir: Morte ha diviso
Di polvere due grani;
Ma ricongiunse in suo voler potente
La goccia alla sorgente.
* * *
Or sai più cose che non t'eran note
Prima e che forman la tua scienza nuova:
Sai che il dolore quanto più percote
Del cor le forze invigorisce e prova.
Sai che cenere e fumo, ove le vere
Cose s'infiamman, son le cose vane:
Che come gemma tra le scorie nere
Tra i fuggevoli beni amor rimane.
Sai quanto amari son del pianto i rivi,
Che i dolori trascinano del mondo,
E quanta forza danno i morti ai vivi
A portar la speranza fino in fondo.
In mezzo al rombo degli umani guai
Dolce rifugio sai che aspetta e tace
Oltre il Tempo la Morte: ed anche sai
Come sorrida un angelo di pace.