XV.

Vagò per la campagna tutta la notte. All'alba fu visto in paese, tutt'impolverato, a capo scoperto, con i capelli arruffati e madidi, e due cerchi neri attorno agli occhi. Andava a costituirsi al tenente de' bersaglieri che comandava il distaccamento di Ficarazzi.

XVI.

Quella sera di febbraio il casino de' galantuomini presentava l'aspetto solito.

Il notaro Ballarino faceva l'eterna partita a belladonna con l'avvocato Ambrò, bestemmiando di tratto in tratto, e appiottando pugni al tavolino. Don Illuminato lo speziale predicava contro i rappresentanti del comune (perchè ci avrebbe voluto esser lui rappresentante del comune, dicevano le male lingue) fra un cerchio d'intimi che approvavano ciondolando il capo: egli guardava a volte don Girolamo il cameriere, un galantuomo anche lui, che andava e veniva, con le mani dietro la schiena, e si fermava a dir la sua. Don Mimì, il vice-pretore alto una spanna, sempre col giornale in mano, che lo copriva tutto, e don Sariddo il dottore, don Biagio, sempre infreddato e don Paolino secco come una lanterna, col nasone come una vela, se ne stavano seduti sul divano: essi, sputecchiando in continuazione, aggiustavano l'Europa. La solita brigata di giovinotti parodia della moda della città, parlava di Peppa la serva, o di Caterina la baldracca di via S. Brigida, con certi sghignazzamenti da satiri.

Qualche nuovo arrivato chiudeva l'ombrello e batteva i piedi sulla soglia dell'uscio a vetri per scuoter l'acqua e il fango degli stivali, guardando come un alluccinato. Attorno al fuoco un gruppo d'anziani stavano a sentire a bocca aperta don Santuccio, il quale con quella sua aria di domandar sempre se il mondo fosse a vendere perchè aveva quattro soldi, perorava arrotondando le parole, e dicendo sproposito da can barbone.

I giurati l'avevano assolto, non c'era che dire: la moglie gli faceva le corna, be', egli l'aveva colta in flagrante, l'aveva uccisa, aveva ferito il ganzo: quella sorte d'onte si lavano col sangue….

Gli anziani approvavano gravemente.

Ma perchè ritornare nel luogo dov'era successo il triste dramma! seguitava don Santuccio, chiamando in suo aiuto qualche frasona letta ne' giornali: perchè venire a calpestare quel suolo caldo ancora del sangue di quella disgraziata!… non sapeva comprenderlo.

Allora chi ne disse una e chi un'altra. Era un uomo senza cuore; un sanguinario feroce; un'anima nera; un vero assassino se non era ancor sazio dopo la vendetta!…

Dando addosso a Striati sapevano di far piacere a don Santuccio, il quale l'odiava, come odiava tutti quelli ch'eran più ricchi di lui.

Ma il signor Lavia ch'era entrato giusto allora, e posato l'ombrello e il cappotto s'era avvicinato e aveva sentito il discorso, interruppe quel concerto con il suo fare di me n'impippo, curandosi poco del nababo del paese. Che diavolo dicevano! perchè parlavano quando non sapevano le cose? Quello che accusavano era un disgraziato tormentato dal rimorso, un infelice il quale amava ancora la moglie che aveva uccisa nel primo impeto: ora imponeva a sè stesso una terribile espiazione. Poteva dirlo lui che lo sapeva da fonte sicura, dal notaro Anselmi, figurarsi! Striati non usciva mai di casa, passeggiava innanzi e indietro nello scrittoio dalla mattina alla sera, tanto che aveva già logorato un'intera fila di mattoni…. La notte poi non dormiva: sino all'alba ognuno avrebbe potuto veder la finestra della sua camera illuminata…. C'era anche chi l'aveva visto inginocchiato nel chioschetto sul posto dov'era morta la moglie, si voleva che ci stesse per ore ed ore, curvo con la fronte per terra, versando un fiume di lacrime…. Via, l'amico che aveva messo il lutto e la desolazione in quella casa, era un fior di canaglia!

Don Santuccio storceva la bocca, scrollava il capo: ma nessuno gli badava più, ascoltavan l'altro con gli occhi spalancati.

—In tutto questo chi ci ha guadagnato è stato il zu Vito Sala col socio Lalla, concluse il signor Lavia: Striati era proprio risoluto a levar loro i giardini; ma dopo quel che successe, è chiaro, doveva aver tutt'altro per il capo: dalla carcere stessa mandò una procura ad Anselmi, e fu stipulato l'atto per….

—Sentite questa ch'è classica! gridò intanto don Mimì levando il naso di sul giornale. E s'abbandonò bruscamente sulla spalliera del divano sicchè le sue corte gambette si sollevarono da terra. Ma tutti fecero orecchie di mercante, chi con una spallucciata, chi con un moto impercettibile delle sopracciglia. Era entrato in tasca a tutti quell'ometto finalmente con quella sua smania di voler leggere a ogni costo, come se poi la gente non avesse occhi, o non avesse sentito leggere mai. Lo vedevate dalla mattina alla sera sempre dietro a un giornale, a frugar col naso nelle colonne, stimando classiche tutte le sciocchezze che i redattori avevano buttato giù fra uno sbadiglio e un altro. E il bello era che' esigeva d'essere ascoltato! ma per lo più, non ci coglieva che don Girolamo. Il galantuomo, senza capire un acca di quel che sentiva, calava la testa che aveva troppo pesante, dicevano almeno le male lingue, e l'altro incoraggito, passava sin anche agli annunzi di quarta pagina, permettendosi de' commenti dotti su' cert'acque, su certi rimedi, che spianavano a un beato sorriso il volto appassito e grave dell'ascoltatore.

Però questa volta don Mimì fece il duro. L'avevano a sentire…. a dargliela in mille non avrebbero potuto indovinare la cosa classica che gli leggerebbe…. proprio non l'avrebbero potuto indovinare.

E allora, o che fossero spinti dalla curiosità, o che, prima s'avvicinò uno, poi un altro, poi tutti. Lui, quando l'ebbe visti riuniti, chi in piedi e chi seduto, temendo che non se n'avessero a pentire, cominciò in fretta:

«Vita indorata….»

Nel piacere d'aver un così numeroso uditorio, nella voglia di far presto, non sapeva nemmen più quel che si leggesse: ma qualcheduno rise, e lui si corresse subito arrossendo:

«Vita dorata.»

«Questa sera saranno celebrate le nozze tra la signorina Rosalia
Ascenti dei baroni di Roccabruna e il cavaliere Mario Furlani di
Traforello….»

Qui ci furono degli oh! di sorpresa con sguardi analoghi e un raddoppiamento d'attenzione: e il vice-pretore, tutto contento di quell'effettaccio prodotto, lanciò un'occhiata come per dire: ve l'aveva detto io? Poi seguitò:

«Chi conosce gli sposi consentirà con noi che nella vita coniugale troveranno tutte quelle felicità che da sinceri amici loro auguriamo. La cerimonia avrà luogo circondata dalla più splendida pompa quale si addice al casato dei fidanzati. Abbiamo avuto occasione di ammirare il ricchissimo corredo della giovane sposa e ne siamo rimasti sorpresi! Tacciamo delle splendide tele di Svizzera, Inghilterra, Napoli, Firenze, degli ammirevoli ricami, dell'eleganza degli abiti, ma non possiamo non ricordare fra gli oggetti preziosi un magnifico Bandò e un finimento di brillanti e perle smaltati in argento, dono dello sposo, manifattura dei fratelli Sieripepoli, due ricchissimi solitari per orecchini, dono dell'ottimo marchese della Stella, una elegantissima Broche (don Mimì leggeva broche) di perle e brillanti, dono della baronessa del Friuli, un paio d'orecchini di grossissime perle, dono del conte Calvagno, un braccioletto d'oro e perle, regalo della marchesa di Sant'Agrippina, portante nell'interno un motto d'augurio, un altro braccioletto in brillanti e perle della baronessa del Poggio, un'elegante margherita tempestata di brillanti, regalo della duchessa Ariani, e in fine il regalo del principe di Traforello, consistente in una ricca stella di brillanti il cui splendore può essere solo offuscato dalla grazia e dalla bellezza della gentilissima sposa.

«Gli sposi appena terminata la cerimonia civile e religiosa, partiranno alla volta di Napoli, ed indi si recheranno a visitare le principali città d'Italia.»¹.

¹ Dal Precursore di quel tempo.