IX. Gl'incontri del pittore Brulati.
Un paio di giorni dopo, fra il tocco e le due, il pittore Brulati tornava, per via Merulana, da una gita a piedi fuori di porta San Giovanni, ove aveva invitato due amici francesi a colazione da un oste di sua conoscenza. Gli amici s'erano voluti fermare al Museo Lateranense; egli aveva stimato più igienico di proseguire il suo cammino, e con la testa alta, con le mani sprofondate nelle tasche del soprabito aspirava voluttuosamente l'aria vibrante di quel freddo e limpido pomeriggio di dicembre, fatto apposta per dissipare i vapori del vino di Frascati, bevuto forse in quantità maggiore del necessario. E invero le sue idee, un po' confuse in principio della lunga via Merulana, andavano riordinandosi a grado a grado, tantochè prima di giungere a Santa Maria Maggiore egli si ricordò, fra l'altre cose, che non aveva più sigari. Entrò da un tabaccaio, rifornì il suo astuccio, comprò quattro cartoline postali, e nell'uscir dalla bottega s'incontrò faccia a faccia con la signora Rachele Moncalvo, ch'era scesa in quel momento da un tram.
Il pittore non seppe frenare un oh di maraviglia; la signora, a cui l'incontro riusciva tutt'altro che gradevole, arrossì sotto il velo che le copriva il viso, ma con una grande padronanza di sè tirò fuori dal piccolo manicotto di màrtora la destra inguantata e la porse, celiando, a Brulati.
— Ebbene, Brulati, sa ch'è buffo? Mi guarda come una bestia rara.... Dica la verità; le pare impossibile che una donna amante di tutti i suoi comodi, avvezza a fare il suo chilo dopo ogni pasto, sia uscita a quest'ora e invece di ordinare che le attacchino il suo fiacre ben chiuso e ben ovattato, sia venuta fin qui in un tram ove si gela? Che vuole? Vado a portar qualche soccorso a una povera famiglia che abita in queste vicinanze e preferisco di non arrivarvi in carrozza.
Brulati approvò il delicato pensiero, e si mise macchinalmente a fianco della signora Moncalvo.
— Va da quella parte? — egli chiese.
— Sì.... La parte opposta di quella per cui va lei.... Arrivederci, Brulati.... Non si svii per causa mia.
— Oh, posso benissimo accompagnarla per un tratto di strada, — disse il pittore con uno squisito senso di opportunità.
La signora Rachele lo avrebbe mangiato vivo, e in fatti gli mostrò i denti ch'erano ancora bellissimi, ma glieli mostrò atteggiando la bocca a un sorriso.
— Ecco, le permetto di venir fin là.... fino a quel candelabro.... Niente di più.
Intanto ella pensava: — Che cretino!... E lo dicono un artista di genio!... Non capisce nulla.... Però.... se capisse, sarebbe peggio.... Se poi va a raccontare a tutti che m'ha vista qui....
E ripigliò a voce alta:
— Sono opere che acquistano tanto maggior pregio quanto più sono segrete.... Non so davvero perchè ne abbia parlato con lei... E non mi tradisca, le raccomando.... Gabrio e la Mariannina mi canzonerebbero.... A sentir loro, si spende anche troppo in beneficenze....
— In fatti, — osservò il pittore, — i Moncalvo hanno la riputazione di esser munifici.
— Sicuro, — soggiunse la signora Rachele, — mio marito non rifiuta mai il suo nome e il suo danaro.... ma la carità nascosta è la migliore.... Quante miserie resterebbero ignorate se non facessimo un piccolo sforzo per cercarle!
— Pur troppo, pur troppo, — sospirò Brulati mentre la signora rallentava il passo, e pur fingendosi disinvolta guardava sospettosa intorno a sè.
A un tratto ella si fermò sui due piedi e disse in tuono deciso:
— Addio, Brulati.... L'aspettiamo domani a pranzo.... E siamo intesi, non una parola di questo incontro....
— Non dubiti.... Anzi vorrei....
— Che cosa? — chiese la signora Rachele frenando a stento la sua impazienza.
— Ecco, — riprese l'artista tirando fuori di tasca il portafoglio, — poichè mi ha onorato di una sua confidenza, vorrei partecipare anch'io all'opera buona che fa.... vorrei offrire il mio obolo a quella povera famiglia....
— O che ghiribizzi le saltano in testa?... Neanche per idea.... No, no.... A ogni modo sarà per un'altra volta.... Grazie, e arrivederci.
Ma quel benedetto Brulati insistette tanto che ella, non vedendo altra via di liberarsene, finì con l'accettare il biglietto da 25 lire che egli si ostinava a metterle in mano, e rinnovando un grazie affrettato si allontanò rapidamente. Chi le fosse passato vicino in quel momento avrebbe notato l'espressione strana della sua fisonomia, e l'avrebbe sentita brontolare: — Imbecille! Che cosa ne faccio ora di queste venticinque lire?
Brulati, dal canto suo, rimessosi in cammino, si abbandonava a gravi considerazioni.
— Benedette donne! Chi le indovina mai?... Io non avrei creduto che questa signora Moncalvo avesse spiriti così filantropici.... Non che sia avara, tutt'altro, ma mi pareva più disposta alla carità fastosa che alla carità segreta.... È vero che quasi quasi se ne vergogna e aveva l'aria di voler strapazzarmi per averla sorpresa.... Anche le mie venticinque lire come le ha ricevute!... Capisco che son poche, ma non ho mica i suoi milioni, io.... Ognuno fa quello che può.
A questo punto l'ottimo Brulati vide qualche cosa che mutò bruscamente il corso de' suoi pensieri. Una carrozzella, che il cocchiere spingeva con la maggior velocità consentita dal modesto bucefalo che vi era attaccato, per scansar un tram, rasentò il marciapiede rischiando di arrotare una vecchia che traversava la strada e conduceva a mano un fanciullo. Il fanciullo pianse per la paura, la vecchia inveì contro il fiaccheraio e il fiaccheraio inveì contro la vecchia, mentre un signore impellicciato ch'era nella vettura dava segni manifesti d'impazienza e urlava: — Avanti! Non perdiamoci in chiacchiere, che già non è successo nulla.
In fatti il fiacre ripigliò la sua corsa, non prima però che Brulati avesse riconosciuto nel signore impellicciato il conte Ugolini Ruschi. Era dubbio se questi avesse riconosciuto lui; certo che i due non si salutarono. Ma l'artista sostò un minuto a guardar quella carrozzella che si perdeva nella direzione presa pur dianzi dalla Rachele Moncalvo, e non potè a meno di esclamare: — Tò! Che anche il conte abbia un'opera di carità da queste parti?
Messo per questa via, Brulati si ricordò delle voci che gli erano pervenute all'orecchio e che egli non aveva voluto raccogliere, si ricordò di atti, di parole a cui egli non aveva badato e che ora gli sembravano prove chiare e lampanti dell'intimità della Moncalvo col conte, e, ci dispiace dirlo, finì col gratificarsi dei medesimi titoli onde la signora Rachele lo aveva gratificato in cuor suo: — Imbecille! Cretino!
Camminava con passo frettoloso, gesticolando in modo strano e borbottando frasi slegate ove gl'improperî contro se stesso si alternavano con quelli contro la Rachele Moncalvo.
— Ah un'opera di carità!... Sfacciata!... E io idiota!... E le ho dato venticinque lire!... Si può esser più balordi di così?... Ma che ipocrita!... Con quell'unzione!... Con quell'aria di donna che cerca le miserie segrete!... Non vuol che si scopra.... Sfido io!... E pure sapevo ch'era vana, ambiziosa all'eccesso.... Ma corrotta non la credevo.... Asino!... Perchè non la credevo corrotta?... Perchè la credevo diversa dalle gran dame con le quali s'imbranca?... Ah, ah, ah!... E anela a entrar nel grembo della Chiesa?... Naturale.... Ve la condurrà il cavaliere di Malta.... Già, quando le donne si dànno in braccio alla fede, c'è da aspettarsi il peggio.... Il marito, s'intende, non si era accorto di nulla.... come, del resto, non mi ero accorto io.... che, se avessi potuto supporre, avrei posto la mia candidatura.... Perchè no?... È sempre un boccone appetitoso e avrei fatto miglior figura a concluder qualche cosa con lei che ad adorar platonicamente quel fior di civetta ch'è la sua figliuola.... Se fossi in tempo?... Se provassi?... Non sarebbe delicato, capisco, come amico di famiglia.... amico del commendatore.... Ma chi bada a queste fisime, ormai?... È un mondo di carogne, e gli schizzinosi stanno freschi.... Povero commendatore!... In affari sarà un uomo di genio, in casa avrà la sorte comune.... E se poi non fosse vero?... Se si trattasse d'una semplice coincidenza?... Se il ritrovo galante fosse un parto della mia fantasia?... Tò!... Eccomi da capo con le mie ingenuità.... È vero, verissimo, arcivero.... Imbecille! Cretino!
In queste bizzarre disposizioni d'animo Brulati giunse nel suo studio in piazza dell'Esquilino, ove la modella lo aspettava da un'ora e lo accolse con poca amabilità.
— Non son mica la tua serva, io, — disse la Trasteverina dalle forme opulente. — M'hai fatto venire alle due e sono le tre passate.... T'avviso che prima delle quattro voglio esser libera....
Ella gli dava del tu non perchè potesse vantare alcun diritto su lui, ma perchè quel pronome l'era più familiare e l'usava quasi con tutti.
— Non è vero che sian le tre passate, — rispose Brulati guardando l'orologio, — ma non sono in vena di lavorare neppur io, e ti metto in libertà addirittura.
— Un momento, — riprese la popolana riagganciandosi i bottoni del corpetto. — Mi pagherai la mia giornata.... Non è colpa mia....
— S'intende che ti pago, — interruppe l'artista. E le consegnò cinque lire. — Sono meno di venticinque e sono spese meglio.
La modella fece un viso maravigliato.
— Lo so che non puoi capire, — soggiunse Brulati. E battendole amichevolmente sulla spalla le chiese: — Dunque per le quattro devi esser libera?... Hai anche tu un'opera di carità?... Non capisci nemmen questo?
— Vossignoria parla in un certo modo! — biascicò la donna richiamata al senso delle distanze sociali da quel linguaggio sibillino.
— Hai ragione.... Vattene con Dio.
— E per domani?
— Domani alle nove, senza fallo.
Brulati uscì di lì a poco, senza nè mèta nè scopo, tanto per consumare il tempo, e poichè nella mattina aveva camminato anche più del bisogno prese il primo tram che gli capitò e scese a San Silvestro.... Il Corso, ove giunse in due passi, era pieno di movimento, come suol essere nei pomeriggi invernali. Davanti al Caffè Aragno qualcheduno lo chiamò: — Brulati, o Brulati!
Era il commendator Gabrio Moncalvo. Dopo la moglie, il marito.
Il commendatore, fermo sul marciapiede del Caffè, in mezzo a un gruppo di notabilità finanziarie, gli fece segno di avvicinarsi.
— Bravo, Brulati, ora mi accompagna fino alla Banca.... Non occorrono presentazioni.... Non è chi non conosca il nostro Brulati, uno dei nostri artisti più geniali....
— Oh, prego....
Tutti chinarono il capo con aria di degnazione. Eran tutti commendatori; uno, con un nome tedesco, grosso, rubicondo, con una tuba grigia fasciata di nero, era barone per soprammercato.
— Devo avere un suo acquarello, — disse costui. — L'ho comperato in aprile scorso, alla Mostra.... Oh bellissimo.... L'ho regalato a mia moglie.... Rappresenta.... che cosa rappresenta?... «Un'ottobrata romana», mi pare.... Oh, bellissimo....
— Veramente, — notò il pittore con un sorriso, — all'ultima Mostra io avevo un quadretto solo, «Un funerale di campagna»....
— Un funerale di campagna?... Sicuro, sicuro.... Un gioiello.... Scambiavo un soggetto con l'altro....
— Grazie.... Ma forse il signor barone si sbaglia.... Quell'acquarello è invenduto.... Forse il signor barone confonde.... Egli ha comperato realmente l'«Ottobrata romana» che non è mia, ma di Crunali, Mario Crunali.
Il banchiere fece una smorfia.
— Crunali.... Brulati.... nomi che si somigliano.... Ho tante cose per la testa, io....
— Cosicchè, sarà per un'altra volta, — disse Moncalvo per troncare quel dialogo imbarazzante.
Prese il braccio del pittore e si congedò dagli amici.
— Arrivederci, cari.... Voi montate nelle vostre carrozze.... Io faccio questi due passi.... Il medico m'ha ordinato il moto.... Andiamo, Brulati.... Già si vede che lei oggi è un disoccupato.... Coraggio.... La Banca non è lontana.... in via del Plebiscito.
Affabile per sua natura, quel giorno Moncalvo era più espansivo del solito. Aveva anch'egli fatto colazione fuori di casa, fra due sedute di due Società di cui era consigliere, e i tartufi annaffiati con una mezza bottiglia di Château Laffitte l'avevano messo di buon umore.
— Bel tipo quel Bernheim! Si atteggia a Mecenate e confonde i nomi degli artisti e i soggetti dei quadri.... Glielo farò comprare ugualmente il «Funerale di campagna».
— Scusi, — replicò Brulati. — È un quadro che non vendo. Ho promesso di regalarlo.... indovini a chi?
— Come posso indovinare?
— Ho promesso di regalarlo alla signora Mariannina, quando si sposerà....
— Nientemeno! — esclamò il commendatore. Ed ebbe rimorso di aver tenuto segreto a Brulati un avvenimento che stava per compiersi nella famiglia, e del quale si buccinava già qualche cosa.
— Chi sa che domani a pranzo non senta una gran novità, — egli cominciò. — Perchè domani l'aspettiamo, è il suo giorno....
— Una novità? — disse Brulati in tuono interrogativo.
Allora Gabrio Moncalvo gli raccontò ch'era in procinto di stipulare il contratto d'acquisto di tutti i beni degli Oroboni e che contemporaneamente sarebbe stata firmata la promessa di matrimonio fra la Mariannina e don Cesarino.
— M'immagino i commenti poco benevoli che si faranno, — soggiunse il banchiere prevenendo le obbiezioni. — Non parlo di quelli degli amici di casa Oroboni; parlo dei commenti dei miei cosidetti correligionari, degli arcadi del liberalismo, dei pedanti della borghesia.... Pur troppo anche dai miei parenti devo aspettarmi una mezza scomunica.... Figuriamoci mio fratello e mio nipote.... il professorone e il professorino, come li chiama la Rachele.... imbevuti di vecchi pregiudizi e di vecchie formule!... E mia sorella, poveretta, un angelo, ma cristallizzata nelle idee di trent'anni fa!... Ho notato che le persone esili, malaticcie stentano di più a rinnovare il loro bagaglio intellettuale.... Già, già, ci daranno degli apostati, dei rinnegati.... Sicuro, perchè la Mariannina dovrà convertirsi.... sfido io.... Intanto si convertirà lei.... dopo, vedremo.... Di che cosa si tratta infine?... Di quattro goccie d'acqua.... E presto o tardi bisogna decidersi a passare il Rubicone.... Noi siamo un anacronismo.... Questo non significa che dobbiamo sparire.... Dobbiamo anzi con quello che c'è di sano, di vigoroso nella nostra razza rinsanguare le sfibrate aristocrazie occidentali che hanno poi più ragioni di vivere perchè hanno radici profonde nella terra, nella storia europea.... mentre noi siamo nomadi.... Dico noi, ma lei non c'entra.... Sì, caro Brulati, questi matrimoni hanno un carattere provvidenziale e non possono non aver conseguenze benefiche.... In principio, si capisce, essi rappresentano un sacrificio da una parte e dall'altra.... Nel caso specifico, vuol ch'io non m'accorga che la Mariannina paga il suo titolo con un sacrificio?... Lasciamo stare i danari; ma don Cesarino non è certo un giovane che faccia girar la testa a una ragazza.... Non è bello, non è colto, non è spiritoso, e da questo lato la Mariannina avrebbe meritato molto di meglio.... Ma verranno i figliuoli.... oh verranno senza dubbio.... e i figliuoli terranno dalla madre, e a lei resterà la consolazione di aver rinnovellata la vecchia stirpe.... Tutto non si può avere a questo mondo.... Così per gli Oroboni.... l'orgogliosa principessa Olimpia avrebbe voluto una nuora della sua casta con un albero genealogico che risalisse alle crociate.... Ma la nuora patrizia sarebbe stata a corto di quattrini e forse non avrebbe avuto prole, o l'avrebbe avuta gracile, linfatica.... Questa invece le darà dei colossi.... e inoltre.... che non è cosa da trascurarsi.... le avrà indorato il blasone.... Ha seguìto il mio ragionamento, Brulati?... Mi par distratto.... O casca proprio dalle nuvole?... Non sospettava nulla di nulla?
L'artista confessò che da certi discorsi di donna Rachele e dalle frequenti visite di monsignor de Luchi era preparato alla notizia della conversione, non a quella del matrimonio....
— Ah, — ribattè Gabrio Moncalvo con una spallucciata, — la conversione senza il matrimonio non avrebbe sugo.... Sentirà, sentirà domani da mia moglie.... Perchè, se la cosa è riuscita, è in gran parte merito suo....
— Davvero? — fece Brulati tanto per dire una parola.
— Eh, sì, — ribattè il banchiere, — merito suo.... È stato un lavoro di filigrana tra lei e don Paolo.... Sono sincero; non la credevo da tanto.... Donna intelligente sì, ma così avveduta, così tenace ne' suoi propositi, così discreta sopra tutto, non la credevo.... Un po' ambiziosetta, questo sì.... ma la freneremo.... Ora vorrebbe un titolo....
— Niente di più facile, — esclamò il pittore.
— Niente di più facile, lo so, quando si tratti di avere una delle solite nobiltà... Ma quel benedetto Ugolini ha montato la testa a mia moglie per una contea romana....
Brulati fece un punto ammirativo.
— Pontificia, vuol dire?
— Già, pontificia.... Ha l'unico merito di esser più rara....
— E il conte Ugolini....
— È cavaliere di Malta, è nelle buone grazie del Vaticano.... Ma son chiacchiere.... E avranno prima da discorrer con me.... Se credono ch'io passi con armi e bagagli nel campo nero....
— Volevo ben dire, — replicò Brulati. — Io di politica non me ne intendo, ma coi preti non ho mai avuto buon sangue e le cannonate del 20 settembre 1870 sono tra i più bei ricordi della mia adolescenza.
— Il poter temporale sarebbe caduto anche senza quelle cannonate, — soggiunse il conciliativo Moncalvo, — e ormai nessuno pensa sul serio a rimetterlo in piedi. In quanto ai preti, ce ne sono di buoni e di cattivi.... Monsignor de Luchi, per esempio, è una perla.... A ogni modo, non abbia paura, Brulati.... Non son uomo da legarmi a filo doppio con nessun partito.... Eccoci al portone della Banca.... Grazie della compagnia e arrivederci domani a pranzo alla solita ora.... A proposito, se mia moglie non accenna all'argomento del matrimonio, non ne parli neanche lei.... E zitto con tutti, mi raccomando, fin dopo la stipulazione.
Il primo impulso di Brulati quando fu solo, fu quello di ripetere al proprio indirizzo gli epiteti ingiuriosi con cui s'era vituperato qualche ora innanzi. Idiota e cretino che vivendo nell'intimità dei Moncalvo non s'era accorto di quello che si stava tramando; idiota e cretino che nello stesso giorno s'era lasciato prendere in giro dalla signora Rachele e non aveva avuto il coraggio di dir l'animo suo circa al matrimonio della Mariannina e alla conversione politico religiosa della famiglia! Lo confortava però il pensiero che c'era qualcuno anche più idiota e cretino di lui, ed era il commendator Gabrio Moncalvo in persona, il sapiente finanziere, il geniale speculatore, il ricercato consulente di un numero infinito di Società. Ah, quella contea romana sollecitata per i Moncalvo da Ugolini Ruschi era il non plus ultra del comico. Altro che contea! Quello era il minimo dei servigi che il cavaliere di Malta rendeva al suo amico, e il commendator Gabrio aveva ben ragione di tenerselo caro. Che mondo, che mondo! E come farebbe, egli, Brulati, domani, pranzando in casa Moncalvo, a non ridere in faccia a tutti e due i coniugi?... Domani poi sarebbe anche scoppiata la bomba del fidanzamento della ragazza!... Era strano.... La notizia gli aveva prodotto una impressione penosa, come d'una cosa assurda, come d'un contratto ignobile, ma non era stato il colpo che egli poteva aspettarsi, vista la sua qualità di fervente e devoto ammiratore della Mariannina. E constatando il carattere superficiale di quella sua passioncella senile, egli si trovava nella condizione di chi s'accorge di non aver che lievi ammaccature sul corpo dopo una caduta in cui credeva d'essersi fracassato le ossa.
Queste riflessioni consolanti rendevano a Brulati meno sensibile la stanchezza, mentr'egli seguitava a girellar per le vie e s'indugiava dinanzi alle vetrine dei negozi ormai tutti illuminati, resistendo alla tentazione di passar un'oretta allegra in un certo caffè presso Campo de' Fiori, ove solevano riunirsi nel pomeriggio parecchi giovani artisti di sua conoscenza. Gli è che, in mezzo a quei capiscarichi, egli aveva paura di lasciarsi scappar qualche parola intorno agl'incidenti della giornata. Ne aveva pieno il gozzo, e nonostante i suoi propositi di esser discreto, se lo tiravano in lingua....
— Ahi! — egli esclamò ad un tratto, come uno che spasima pel mal di denti.
Non erano i denti. L'esclamazione dolorosa gli era strappata dall'apparire improvviso di persona, che, in quell'istante, non poteva giungere più inopportuna. E cercò schivarla fermandosi a guardar la mostra d'un gioielliere, ma il professore Giorgio Moncalvo (era lui, era il terzo Moncalvo che in poche ore gli capitava tra i piedi) gli posò una mano sulla spalla.
— Bravo, signor Brulati. Finge di non vedere.... Quant'è che non va dagli zii?
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