II.

E di nuovo il professore era solo nel suo studio. Ma i suoi occhi non correvano più sulle pagine del suo manoscritto; erano fissi, immobili, come assorti in una dolorosa visione interiore.

Perchè aveva sposato Lucilla? Come mai nell'età in cui l'uomo deve credersi al sicuro dalle tempeste, s'era innamorato pazzamente d'una fanciulla che poteva esser sua figlia?

Certo ch'egli le sue scuse le aveva. E non soltanto le scuse banali dell'amore ch'è cieco, della ragione ch'è disarmata dinanzi alla bellezza e alla grazia; ma scuse d'un ordine più elevato, di quelle che permettono di prendere in iscambio i nostri capricci e le nostre passioni per sentimenti generosi e magnanimi.

Lucilla, egli l'aveva conosciuta da bambina in su; se l'era vista crescere sotto gli occhi, buona, avvenente, giudiziosa, e quando la morte prematura dei genitori l'aveva lasciata povera e sola, egli aveva creduto di poter offrirle, in cambio del tesoro de' suoi vent'anni ch'ella gli portava in dono, una posizione quasi signorile, un nome già illustre, un affetto profondo e tenace. E con che riconoscenza ell'aveva accettato l'offerta! E che moglie adorabile ell'era stata nel primo periodo del suo matrimonio! E che madre sollecita del piccolo Gino! E come aveva saputo conciliare questi suoi uffici di madre e di moglie coi doveri della società ov'ell'era festeggiata, acclamata, e ove l'attraeva il desiderio legittimo di brillare fra mille!... Tempi felici!

La corteggiavano, sì; (poteva forse essere altrimenti?) ma ella, ingenuamente lieta degli omaggi che le si rendevano, aveva un'arte sopraffina per tener nei giusti limiti i suoi adoratori; frenava gli arditi col suo contegno decoroso e un po' altero, sconcertava i timidi con la sua tranquilla ironia.

Bertalia aveva per lei la compiacenza che i mariti vecchi devono avere per le spose giovani se vogliono conservarsene l'affetto; mostrava un'assoluta fiducia nella sua saviezza e nella sua rettitudine, si asteneva da ogni sindacato importuno sulle visite che faceva e che riceveva, l'accompagnava senza mormorare alle veglie e ai teatri, benchè queste lunghe serate fuori di casa contraddicessero alle sue vecchie abitudini di studioso. L'affidar sua moglie alla cura di amici comuni, come facevano altri mariti anche meno maturi, anche meno occupati di lui, non gli pareva conveniente, e non pareva conveniente nemmeno a Lucilla.

Fu appunto ad un ballo, fu dai conti Filiberti che i Bertalia ebbero la presentazione di Riccardo Bagnasco. Aveva trent'anni, era stato appena promosso capitano, ed era un ufficiale colto, intelligente, modesto, laborioso, onde il professore, maravigliato di trovarlo tanto dissimile dai soliti damerini, con o senza uniforme, lo prese subito in simpatia. Entrato così in grazia di tutti e due i conjugi, il capitano fu ammesso nell'intimità della famiglia e non tardò a conquistarsi il cuore di Gino, ch'egli regalava di chicche e di giocattoli, e a cui raccontava cento storielle piacevoli. Fatto si è che l'assiduità di Bagnasco intorno alla Bertalia diede presto nell'occhio e alimentò le chiacchiere degli sfaccendati. Per un pezzo il senatore o non se ne accorse, o non vi badò; poi, messo sull'avviso, suggerì amichevolmente a sua moglie di stare in guardia. Non ch'egli dubitasse, ma non voleva che dubitassero gli altri e che si malignasse sul loro conto.

Ella rispose, un po' seccamente, che i modi del capitano erano correttissimi, che non vedeva una ragione al mondo per trattarlo con minor dimestichezza dell'usato, ch'ell'era sicura di sè, ch'era impossibile chiuder la bocca ai cattivi e ai balordi, e che si meravigliava come un uomo del valore di suo marito raccogliesse sì perfide insinuazioni.

Pel momento la cosa non ebbe seguito, ma di lì ad alcuni mesi il professore ricevette una lettera anonima che aggravava le accuse.

Egli portò a Lucilla la lettera vile e la bruciò al suo cospetto, dicendo che sdegnava servirsi delle indicazioni contenute in essa; ma che non si sarebbe più addormentato in una cieca fiducia, e che se avesse scoperto di esser ingannato si sarebbe presa una sola vendetta; quella di dar lo sfratto alla moglie colpevole e di separarla dal figliuolo che non poteva avere per educatrice una donna dimentica de' suoi doveri.

La minaccia che colpiva Lucilla nel suo punto più vulnerabile, la tenerezza materna, fiaccò la sua nativa alterigia e rattenne in tempo le parole acerbe che le salivano al labbro e di cui non era agevole misurare le conseguenze. Mordendo il freno, ella si limitò a protestare contro i sospetti ingiuriosi di suo marito e contro il sistema inquisitorio che si voleva introdurre in casa.

Comunque sia, le visite del capitano Bagnasco si diradarono e non andò molto ch'egli fu destinato a una nuova residenza. Bertalia applicò in quell'occasione il noto adagio: a nemico che fugge ponti d'oro, e accolse urbanamente l'ufficiale venuto a prender congedo.

Ed ora eran trascorsi cinqu'anni e il tempo aveva ristabilito l'accordo, almeno apparente, fra i conjugi. Ma nel cuore di Bertalia l'antica ferita non era così ben rimarginata da non farsi sentire di tratto in tratto, e lo riassaliva a intervalli un bisogno tormentoso di rivangare il passato, di mutar in certezza, dolce o amara che fosse, la sorda inquietudine che lo logorava. E più volte aveva pensato al modo di approfondire le sue ricerche, sia provocando Lucilla, sia sorprendendola in un istante di debolezza, sia invigilando sulle lettere ch'ella scriveva e che riceveva, perchè talora gli sorgeva anche il dubbio che vi fosse una corrispondenza epistolare tra lei e Riccardo Bagnasco.

Per fortuna, molte ragioni, le une più, le altre meno onorevoli, lo avevano arrestato sulla china pericolosa. Erano le occupazioni scientifiche, era l'orgoglio d'una natura leale ripugnante dai sotterfugi, era il timore di saper troppo e lo sgomento del poi, era in fine la coscienza dell'errore grave, irrimediabile da lui commesso il giorno in cui s'era lasciato vincere da una passione senile.

Oggi quell'annunzio di morte, che pur doveva essere ed era una grande liberazione, svegliava in Corrado Bertalia la malsana curiosità. E il contegno di Lucilla rinfocolava gli antichi sospetti. No, il turbamento di lei non era quello, così naturale, che commove qualunque animo ben fatto alla notizia inattesa della perdita d'un amico. Troppo evidente era in lei la cura di pesare ogni parola, di reprimere ogni moto che potesse tradirla. Povero giovine! Povera madre! Ella non aveva trovato altro da dire per l'uomo che durante quindici mesi era stato frequentatore assiduo della sua casa, per l'uomo ch'ella vedeva ai balli, ai teatri, ai concerti, al passeggio, ovunque ell'andasse. Non aveva trovato altro da dire, ma tutta la sua energia non era bastata a far sì che le sue guancie non si scolorassero d'improvviso e le sue mani non cercassero istintivamente un appoggio.

Una cosa pareva indubitata. Lucilla era stata côlta di sorpresa dall'annunzio di quella morte, ciò che dava motivo di credere che non vi fosse scambio di lettere tra lei e Bagnasco. Se no, possibile ch'ella ignorasse la sua malattia? Sciocchezze!... Forse egli era morto in seguito a un male di pochi giorni, in seguito a un accidente.... La partecipazione lasciava adito a qualunque ipotesi. E in fine, fosse pur troncata ora la relazione, era ciò sufficiente a distruggere il passato?

E il senatore ripeteva in cuor suo il ragionamento di prima. Dato che Bagnasco fosse stato soltanto un amico, Lucilla non avrebbe cercato di nascondere la sua commozione, avrebbe insistito per chiedere informazioni più particolareggiate, per mandare qualche segno di simpatia alla madre derelitta.... Ma sopra tutto ell'avrebbe dichiarato di non voler intervenire quella sera alla festa dei Filiberti.

Se non che, nel suo sforzo d'essere equo, Bertalia diceva a sè stesso che, anche in caso di piena e assoluta innocenza, sua moglie sapeva d'esser nelle condizioni d'una donna sospettata e che chi è sospettato non è mai sicuro della via da tenere. Egli pure quella mattina aveva sbagliato tattica; i suoi sguardi corrucciati, le sue domande insidiose non erano atte certamente a inspirar confidenza.... Del resto, dinanzi a Gino, ogni spiegazione era impossibile; più tardi forse, quando Lucilla fosse tornata, quando Gino non ci fosse....

Un sorriso triste e sfiduciato passò sul volto di Corrado Bertalia; mai più, mai più egli avrebbe strappato la verità dalla bocca di Lucilla.

Se invece?...

Come se lo spingesse una molla egli scattò dalla seggiola e uscì dallo studio. La cameriera che finiva di spolverare i mobili nella stanza vicina gli disse:

— È ancora fuori la signora.

— Non importa, — egli rispose arrossendo come un fanciullo. — Cerco un libro che deve esser di là.

Entrò nel salottino ove sua moglie passava la maggior parte della giornata lavorando, suonando, leggendo. Ivi ella riceveva i suoi intimi, ivi, più d'una volta, il professore aveva trovato Riccardo Bagnasco. E la stanzetta serbava, visibili, i ricordi di lui. Fra varie fotografie che si spiegavano come a ventaglio da un portaritratti di peluche appeso alla parete, c'era anche quella del capitano, in divisa, con scrittovi un nome e una data: Riccardo Bagnasco — 19 aprile 1890. In un palchettino accanto al pianoforte verticale, quasi a farlo apposta, balzava prima all'occhio, tra altri quaderni di musica, una sonata di Beethoven ch'egli preferiva. Di fronte, nello scaffale di noce, spiccavano, per l'elegantissime legature, alcuni volumi ch'egli, il capitano, aveva regalato a Lucilla, edizioni splendidamente illustrate d'autori celebri italiani e stranieri.

Corrado Bertalia prese a caso uno di quei volumi. Era il Faust di Goethe. Certo, egli pensava sfogliandolo, i loro sguardi sono corsi insieme su queste pagine, forse le loro teste chine sul libro si sono toccate, e il loro alito s'è confuso, e la sottile ebbrezza dell'amore li ha involti.... Ma oggi il libro non ridice ciò che udì e ciò che vide.

Il professore lo rimise a posto e sedette sconfidato davanti alla scrivania di Lucilla, con gli occhi ostinatamente fissi sopra una cartella dalla coperta di cuoio nero e dal monogramma d'argento ch'era posata appunto sul piano inclinato della scrivania. Dopo qualche esitazione egli l'aperse; era vuota. Ma i fogli di carta sugante che v'erano inseriti portavano i segni di caratteri impressi, segni confusi, intrecciantisi, sovrapponentisi, tra i quali si sarebbe smarrito il paleografo più consumato. Una cosa sola essi provavano: che quei fogli avevano assorbito l'inchiostro di molte lettere e sapevano il segreto di Lucilla: lo sapevano e lo custodivano.

Bertalia chiuse dispettosamente la cartella e rise della propria ingenuità. Che raccoglieva egli dal suo spionaggio? Indizi, pallidi indizi, nessuna prova.... Le prove, se c'erano, si trovavano in quei cassetti chiusi, la cui serratura avrebbe ceduto a un piccolo sforzo.... Ma era possibile che egli scendesse sì basso?

Vergognandosi dell'ignobile tentazione, egli abbandonò la stanza come un ladro che teme di esser côlto sul fatto. Era tempo, perchè proprio allora una forte scampanellata annunziava l'arrivo della padrona di casa.