III.

Ed ecco che a crescer le loro amarezze ricompariva M.r Simpson. Lo trovarono una sera sdraiato su una poltrona del salotto di sua moglie, con le due lunghe gambe gettate, una di qua una di là, sui braccioli. Si ricompose, si alzò, strinse la destra ai carissimi amici. — How do you do?... Very glad to see you.... Very glad indeed.

L'Edith spiegò che suo marito era giunto col diretto dell'Alta Italia senza farsi precedere nè da lettere nè da telegrammi. Ella lo credeva ancora a Parigi. M.r Simpson pareva compiacersi seco medesimo dell'aver avuto l'idea di questa improvvisata; rideva, si fregava le mani, dava mille segni di contentezza. Se la sua giovialità romorosa aveva sin dalla prima volta dato ai nervi degli adoratori dell'Edith, figuriamoci adesso!

Peggio poi quando l'indomani si seppe che M.r Simpson era venuto a prender sua moglie per condurla a Aix-les-Bains, ov'egli doveva fare una cura ordinatagli dai medici di Londra per guarire da certi disturbi di stomaco. O che ghiribizzo gli saltava in capo? Non poteva farla da sè la sua cura? Era una sconvenienza il portar via, sia pur per poche settimane, da Firenze l'Edith che vi si era acclimatata benissimo, che non se n'era mossa in cinqu'anni se non per andar parte dell'estate a Livorno e parte dell'autunno a Fiesole, che aveva bisogno della sua indipendenza e sarebbe morta di noia in uno di quei grandi stabilimenti ove regnano sovrani il sussiego e il pettegolezzo.

Senonchè, de' Passeri, guidato dal suo temperamento pessimista, non credeva ai disturbi di stomaco di M.r Simpson. — M.r Simpson sta meglio di noi, — egli diceva. — I suoi disturbi di stomaco sono un pretesto.... I medici di Londra non gli hanno consigliato nessuna cura.... Quest'affare di Aix-les-Bains è un affare losco... Io ci vedo lo zampino di quel caro dottor Brunini che, del resto, è stato anche ieri a visitarla. È lui che la manda laggiù, e s'ella ci va, vuol dire che ha le sue ragioni.... Noi siamo la gran buona gente a lasciarci abbindolare così.

Scosso nella sua fede, ma più calmo degli altri, Gino Ciriè cercava di risollevare il morale dei confratelli. — Non giudichiamo prematuramente.... Forse sono apprensioni vane.... A ogni modo in certe faccende i sotterfugi durano poco.... Quand'ella tornerà da Aix-les-Bains avremo i dati necessari per formarci un criterio esatto della situazione.

— E intanto — ruggiva de' Passeri — quel tanghero, quell'animale se la terrà per un mese con sè!

Senza dubbio quest'era una cosa orribile, ma come impedirla?

Il giorno della partenza un seguito numeroso accompagnò i coniugi Simpson fino alla stazione. I cavalieri dell'immacolata si distinguevano subito per l'aria lugubre e solenne con cui invigilavano alla consegna del bagaglio, accomodavano con le loro mani sulla reticella del coupé riservato le borse e gli scialli della dama, esaminavano i serramenti degli sportelli. L'Edith, splendida di bellezza nella sua toilette da viaggio, era cortese con tutti, espansiva coi suoi fidi. Raccomandava a de' Passeri e a Lucignano di tenere in esercizio i suoi due cavalli da sella; a Pescina di riportar al Gabinetto Vieusseux alcuni libri e di fargliene spedire degli altri a Aix-les-Bains; a Ciriè di sollecitare l'esecuzione d'una copia da Andrea del Sarto da lei ordinata a un pittore; a Galassi Cerda di commetter per suo conto le ultime composizioni musicali di Sgambati; a un volontario di recluta recente, che s'occupava di floricoltura, dava l'incarico di sorvegliare le rose della sua villa di Fiesole. Circa allo scrivere, non assumeva nessun impegno; in quanto a lei sarebbe stata ben contenta di vedere i caratteri degli amici i quali avrebbero avuto sue notizie per mezzo di sua madre che rimaneva a Firenze. Già per la fine di luglio o pei primi d'agosto anch'ella si proponeva d'esser in Toscana per la solita bagnatura a Livorno.

— Per la linea di Bologna si parte — gridava il capo-conduttore.

M.r Simpson si staccò dal Console degli Stati Uniti e da un gruppo di compatrioti con cui conversava e venne a stringer la mano agli spasimanti di sua moglie: — Good by, good by and many thanks.

L'Edith, ormai salita in vettura, porse ancora una volta la destra da baciare ai membri della corporazione e ripetè: — Arrivederci, arrivederci; — poi scambiò un nuovo good by con la madre.

Proprio all'ultimo momento, da una delle sale d'aspetto, sbucò un fattorino, portando a M.rs Simpson un magnifico mazzo di fiori offertole dai cinque cavalieri e dal volontario. Era così grande che per introdurlo nel coupé bisognò riaprir lo sportello nonostante le rimostranze del capo-stazione che aveva dato il segnale della partenza.

I Simpson ebbero appena il tempo di ringraziare; il treno si mosse e scomparve. Ritti sotto la tettoia e come trasognati, gli adoratori dell'Edith seguitarono a sventolare il fazzoletto sinchè donna Mariquita Serenado y Fuentes, accostandosi al più titolato di loro, il conte Galassi Cerda, gli chiese di accompagnarla alla sua carrozza.

— Ecco quello che ci resta, — borbottarono i compagni.

Lanzini, il volontario, un giovinetto di primo pelo, pianse; i veterani, se pur non piangevano, erano in peggior stato di lui. Per loro M.rs Simpson non era soltanto l'oggetto d'un culto fervente e devoto; era anche un'abitudine della vita, e le abitudini, ohimè! sono più difficili a sradicarsi delle passioni. Essere avvezzi ad andar tre, quattro volte al giorno alla palazzina sui Viali, e non poterci andare che di tanto in tanto a cercarvi donna Mariquita che per solito non era in casa; essere avvezzi a seguir da per tutto l'Edith, a contemplarla estatici, a pender dalle sue labbra, a mendicare i suoi ordini, e non vederla più e non udir più la sua voce, e avere il vago presentimento che quando pur ella tornasse le cose non tornerebbero come prima, era tale supplizio da render degni di commiserazione quelli che v'erano condannati. Ci sono ben altri dolori nel mondo, si sa; c'è la lotta per l'esistenza, c'è la miseria, c'è la fame, c'è il freddo; e questi guai non toccavano i cavalieri dell'immacolata; ma, alla fin dei conti, la misura del dolore è data da ciò che si soffre.

In principio fu meno male. Avevano tutti da eseguire una commissione per M.rs Simpson e si può immaginarsi quanto zelo mettessero nell'adempimento del loro ufficio e con che minuziosa esattezza ne rendessero conto per iscritto alla dama. E poichè la lontananza infonde coraggio, tutti versarono nelle loro lettere la piena dell'animo esulcerato. Dissero delle loro giornate senza scopo, delle loro notti insonni, del loro pensiero sempre rivolto ad un punto, dipinsero con vivi colori la loro trepida attesa, ripeterono infine le ardenti dichiarazioni che sugl'inizi della loro carriera avevano infruttuosamente deposto ai piedi dell'Edith. Ella non se n'era offesa allora e non se ne offenderebbe adesso.... e suo marito non sapeva l'italiano.

Però i cavalieri dell'immacolata si guardarono bene dal comunicarsi a vicenda il contenuto delle loro epistole, e questo riserbo turbò la loro intimità. Ognuno, memore di quello che aveva scritto, andò almanaccando su quello che potevano aver scritto i colleghi; ognuno, sperando che l'Edith rispondesse di preferenza a lui, si rodeva all'idea che il privilegiato potess'essere un altro.

L'Edith non rispose a nessuno, e si limitò a incaricar sua madre di dire agli amici che aveva ricevuto le loro lettere e che li ringraziava. Donna Mariquita era parca di notizie. La sua figliuola godeva ottima salute; Morris ritraeva molto giovamento dalla sua cura; Aix-les-Bains era animatissima e c'erano parecchie famiglie inglesi e americane con cui i Simpson avevano fatto relazione. Del ritorno non si parlava.

Il silenzio serbato sopra un argomento così capitale suggerì ai cinque un disegno temerario che fu gravemente discusso in uno dei loro conciliaboli.

— Se uno di noi andasse a Aix-les-Bains?

— Uno?... E chi?...

— Si potrebbe sorteggiare il nome....

— No, no. Piuttosto andar tutti.

— In cinque?

— A Aix-les-Bains c'è posto.

— E se siamo accolti male?

— Pazienza. Bisogna uscire dall'incertezza.

Nondimeno si deliberò di soprassedere per pochi giorni. Ella non era assente che da tre settimane, ed era meglio aspettar che si compisse il mese.

La discussione venne ripresa a suo tempo.

Si va? — Non si va? — Quando si va?

Fu deciso d'andare, avvisando prima donna Mariquita, ma senza fiatar con Lanzini, il volontario.

— A proposito, — chiese Pescina, — chi di voi l'ha visto ieri, Lanzini?

— Io no, — risposero in coro gl'interrogati.

Lanzini era scomparso.

Quando i cavalieri si recarono da donna Mariquita a esporle il loro divisamento, ella li ascoltò con un sorrisetto enigmatico; poi disse: — Cari amici, ho piacere di poter risparmiare almeno a voi la spesa del viaggio.

— Come?

— Sì.... I Simpson sono partiti l'altra sera per la Scozia. Ho ricevuto or ora una lettera dall'Edith che vi nomina tutti quanti e v'invia mille saluti.

— Possibile?

— È stata una risoluzione presa lì per lì.

— Ma.... non torna?

— Oh tornerà.... tornerà.... più tardi.... Mi duole di quel povero Lanzini.... Non lo sapevate?.. Voleva anch'egli fare una improvvisata alla mia figliuola e dev'essersi messo in ferrovia ieri mattina all'alba.... Forse sarà già a Aix-les-Bains.... Ma loro ormai avranno passato la Manica.... Basta, informerò l'Edith delle vostre buone intenzioni. Ella ve ne sarà riconoscentissima.

Fu un colpo di fulmine pei cavalieri dell'immacolata. Partita per la Scozia? In quel modo? Senza mandare una riga?... Dopo la devozione ch'essi le avevano dimostrata? Dopo il disinteresse con cui l'avevano servita?... Restava bensì il dubbio che l'Edith subisse una specie di coercizione da suo marito, ma chi la conosceva stentava a credere ch'ella fosse una vittima.

I cavalieri erano poi furibondi contro Lanzini, il volontario. Cercare così alla chetichella di raggiunger per suo conto M.rs Simpson! Cercar di soppiantare quelli che avevano tanti più diritti di lui!... Era una petulanza che meritava una lezione coi fiocchi.

— La lezione gliel'amministrerò io! — gridava de' Passeri.

— Oh per quel paino non c'è bisogno d'una delle prime lame di Firenze.... Chiunque di noi è buono.

— Pur che non le sia corso dietro fino in Iscozia....

— Dove li ha i quattrini?... È figlio di famiglia.

E invero s'ebbe prestissimo la notizia che Lanzini era reduce dalla sua disgraziata spedizione, ch'era a letto con una febbre reumatica presa in viaggio, e che ne avrebbe avuto per un mese. Constatati debitamente il ritorno e la malattia, e assodato che il giovinotto non aveva vista M.rs Simpson, i cinque abbandonarono pel momento i loro propositi vendicativi. Avrebbero invigilato la condotta di quel signorino, ecco tutto. E lo visitarono con tenera sollecitudine. — Che informazioni aveva assunte ad Aix-les-Bains? — Che cosa aveva sentito dire circa ai rapporti dei coniugi Simpson?

— Ma!... Pare che fossero rapporti ottimi.

I cavalieri fremevano. De' Passeri ripetè con voce cupa il suo grido fatidico: — Siamo traditi.

L'Edith aveva lasciato Firenze ai primi di giugno. In settembre donna Mariquita annunziò che andava a raggiungere i Simpson in Iscozia; forse suo genero sarebbe partito per Nuova York; ella contava d'essere in Toscana con la figliuola per la fine di ottobre.

Successe un nuovo periodo d'aspettativa affannosa. Verrà? Quando? In che condizioni fisiche e morali? Che contegno si dovrà tenere verso di lei dopo questi mesi ch'ell'ha passati col marito? Sarà possibile di mostrarle la stessa deferenza, d'aver la stessa abnegazione? Come rassegnarsi a esser cavalieri d'una immacolata che forse non era più immacolata?

I nostri valorosi campioni si logoravano il cervello nello studio di questi gravi problemi quando una mattina capitò a ciascuno di loro una lettera da Londra, con la soprascritta di calligrafia di M.rs Simpson.

Erano poche righe con cui l'Edith annunziava che aveva risoluto di andar per qualche tempo in America, e che stava per imbarcarsi in compagnia di suo marito e di sua madre. Ella si sarebbe ricordata sempre degli amici, sperava che gli amici si sarebbero ricordati di lei. Si riprometteva di rivederli fra non molto, giacchè era suo proponimento di tornare entro l'anno venturo in Italia, e perciò non dava la disdetta nè alla sua casa di Firenze nè alla sua villa di Fiesole. Inviava coi suoi saluti quelli di Morris e di donna Mariquita.

I cinque corsero subito in traccia gli uni degli altri, con gli occhi fuori dell'orbita, con la lettera in mano.

— Tant'era che spedisse una circolare a stampa! — essi esclamarono in coro dopo aver notato che le cinque epistole erano uguali in tutto, persino nelle virgole.

Eppure questa identità di trattamento contribuì a tenere unita anche in quello scorcio d'autunno, anche nella prima parte dell'inverno, la benemerita corporazione. Triste autunno e triste inverno. In società, a teatro, al passeggio, ovunque i cavalieri dell'immacolata si sforzassero di cercare una distrazione, essi erravano in mezzo alla folla taciturni, meditabondi, e non avevano pace fin che non si trovavano insieme a sfogare il comune dolore, a lagnarsi dell'offesa comune.

Non li si canzonava apertamente, perchè li si sapeva sospettosi, irritabili, dispostissimi a mandare i padrini a chiunque li punzecchiasse; si rideva alle loro spalle. In un salotto qualcheduno li chiamò i vedovi, e l'epiteto fece fortuna e corse su tutte le bocche. Un altro li rassomigliò agli azionisti d'una società anonima fallita.

— Diciamo in moratoria, — insinuò uno spirito conciliante.

— Sia pure. È l'anticamera del fallimento.

Il fallimento fu dichiarato agli ultimi di gennaio allorchè la posta recò ai cavalieri dell'immacolata, entro una busta col bollo di Nuova York, un lucido ed elegante cartoncino con queste semplici parole litografate in inglese: M.r e M.rs Simpson hanno l'onore di partecipare la nascita del loro figlio Percy. — 10 Gennaio 189....

I cinque ebbero ancora la forza di numerare i mesi sulla punta delle dita. Il conto tornava. M.r Simpson era arrivato a Firenze nell'aprile.