IV.

Sceso dal tram fuori d'una delle porte della città, Corrado Bertalia passeggiava già da due ore all'ombra dei tigli sorgenti in doppio filare lungo il bellissimo viale, e i pochi che lo avevano visto e riconosciuto s'erano ben guardati dal disturbarlo, tanto egli pareva assorto in gravi meditazioni.

— Penserà al discorso di Stoccolma, — diceva qualcuno.

— O dibatterà fra sè un punto controverso di storia. Si sa che la storia è un continuo fare e disfare.

A nessuno veniva in mente ch'egli fosse angustiato da' suoi casi domestici. Undici o dodici anni addietro il suo matrimonio era stato discusso, commentato, censurato anche; più tardi eran corse delle chiacchiere circa alla supposta relazione di Lucilla col capitano Bagnasco e i maligni avevano detto: — Il professore doveva aspettarselo. — Ma eran cose vecchie. Ben altri scandali eran successi poi nella buona società, ben altri fatterelli di cronaca avevan divertito la piazza. Chi si occupava ormai delle galanterie della signora Bertalia con l'ufficiale lontano e dimenticato? Ella seguitava ad essere una donnina in voga, e il tempo cresceva, anzichè diminuire, le grazie della sua persona, cresceva, anzichè diminuire, lo squilibrio fra lei e il marito; ma ora la sua condotta era irreprensibile, e per quanto si stesse in vedetta, non si riusciva a scoprirle nessun nuovo amante.... In complesso, Bertalia era giudicato un uomo degno d'invidia. Era celebre, era ricco, aveva una moglie, certo più rispettabile, nonostante il fallo presunto, di molte men belle e men giovani, aveva un figliuolo indubbiamente suo (bastava guardarlo) che gli empiva d'allegrezza la casa; o che poteva dunque mancargli?

E, in verità, quella mattina mentr'egli ritoccava il suo discorso, e pregustava le accoglienze lusinghiere di Stoccolma, e scherzava amorevolmente con Gino, egli era ben lungi dal commiserare la propria sorte. L'apparir di Lucilla, nel pieno fulgore della sua fresca bellezza, aveva bensì ridestate in lui le inquietudini del passato, le trepidazioni dell'avvenire; ma non per questo egli avrebbe osato dirsi infelice.

E adesso, all'intervallo di poche ore, non la felicità soltanto ma la pace domestica gli pareva irrevocabilmente distrutta. Strana ironia del destino! La catastrofe (tale sembrava alla fantasia eccitata di Corrado Bertalia) avveniva cinque anni dopo che Bagnasco era partito, avveniva oggi appunto che Bagnasco era morto! Un piccolo foglio listato di nero aveva una potenza dissolvitrice che l'uomo, vivo e presente, non aveva avuto!

Non una parola acerba era corsa fra il professore e Lucilla; eppure egli sentiva che s'era levata fra loro una barriera improvvisa, e che di minuto in minuto quella barriera si faceva più alta ed impenetrabile. E, per peggio, il suo Gino adorato, la sua gioia, la sua speranza, il suo orgoglio, non esitava a parteggiare per la madre, e già gli si leggeva in volto la muta condanna del rigore paterno. Chi sa che cosa Lucilla gli aveva detto, chi sa che confidenze monche, bugiarde gli aveva fatto! Nel segreto della sua camera ov'ella non dormiva no, ma piangeva il suo drudo, forse, dinanzi al figliuolo, ella s'atteggiava a vittima, ella chiamava spietato il marito che la costringeva ad ornarsi per una festa il giorno in cui era giunto l'annunzio di morte d'un amico buono, disinteressato, fedele. E che armi aveva egli, Bertalia, contro queste perfidie femminine? Poteva egli dire a Gino: — Tua madre mente. Colui non era un amico, era uno di quelli che portano la rovina nelle famiglie!... — E se Gino chiedeva: — In qual modo?

Ah Lucilla, Lucilla! Non le bastava il resto; anche alienargli l'animo del figliuolo ella voleva, voleva far di lui, del suo sposo, un estraneo nella casa! La nuova offesa era maggior dell'antica e la donna che gliela infliggeva non meritava nessuna pietà.

Ingannato dal sole sempre alto sull'orizzonte in quella luminosa giornata di giugno, Corrado Bertalia seguitava a camminare, senza curarsi dell'ora. I rintocchi d'un orologio lo scossero. Uno, due, tre.... egli contò fino a sei.... Erano effettivamente le sei, ed egli non aveva tempo da perdere se doveva pranzare, e chiuder le valigie, e abbigliarsi, e aspettar che sua moglie fosse abbigliata pel ballo dei Filiberti, ove non sarebbe stato conveniente andar troppo tardi, tanto più non potendoci rimanere sino alla fine.

Nel rifar frettolosamente la via percorsa egli pensava: — Tre o quattr'ore sole ci tratterremo alla festa, ma come le parranno lunghe!... E poi?... E poi la carrozza chiusa ci riporterà a casa nella pallida luce dell'alba; muti ed ostili, contraffatti dalla stanchezza, dal dolore, dall'odio; ci ritireremo nelle nostre camere ai due angoli dell'appartamento; forse domattina non la vedrò, forse non la vedrò che al mio ritorno dal Congresso.... E come la vedrò allora? Domata, contrita, anelante a riconquistare il suo posto nel mio affetto e nella mia stima? O sfinge silenziosa, grave di pericoli e di minacce? O aperta ribelle, impaziente di vendicarsi alla sua volta dell'oltraggio sofferto?... E Gino?

Ma un altro quesito s'affacciava alla mente del professore. Se la ribellione cominciasse subito? Se quella sera stessa Lucilla gli dichiarasse: — La tua imposizione è iniqua. Io non vengo dai Filiberti? — S'acconcierebbe egli al rifiuto? O inizierebbe, alla vigilia del suo viaggio, una lotta di cui non si sapeva come sarebbe andata a finire? E una volta successo lo scandalo, che si sarebbe detto di chi l'aveva provocato? Come? Le collere di questo marito ci mettono cinqu'anni a maturare e scoppiano solo quando il nemico sparisce?

Così, a qualunque partito egli fosse per appigliarsi, il futuro si presentava a Bertalia sotto una luce fosca e paurosa; e nemmeno gli riusciva quetar l'animo agitato nel pensiero dei suoi studi, delle nuove ricerche alle quali aveva posto mano, delle aggiunte meditate alla grande opera, suo monumento imperituro di gloria. Gli erano cari gli studi, cari i silenzi della sua cameretta; ma era pur dolce sollevar di tratto in tratto lo sguardo dai volumi polverosi e fissarlo in due volti diletti, e tralasciare di discorrer coi morti per ragionare e scherzare coi vivi. Mai, mai gli era bastata la scienza arida e sola; un caldo alito di simpatia percorreva da cima a fondo tutti i suoi scritti, e nessuno storico sapeva meglio di lui, dai freddi documenti del passato, sprigionar le lacrime delle cose. Ed egli ben rammentava le tesi d'umanità, di giustizia, di tolleranza che aveva sostenuto ne' suoi libri, rammentava le argomentazioni, le prove faticosamente raccolte, ingegnosamente coordinate a dimostrar l'inanità della vendetta per gl'individui e pei popoli....

Giunto alla barriera, il senatore Bertalia, anzichè risalire sul tram ove in quell'ora gli sarebbe stato difficile evitar incontri noiosi, prese a piedi una scorciatoia che per vie quasi deserte l'avrebbe condotto, in circa venti minuti, a pochi passi dalla sua abitazione. Una di quelle strade, lunga, diritta, era, pressochè per intero, chiusa fra muri di giardini. Sorgevano di là dai muri e si slanciavano in alto le cime degli alberi illuminate dal sole volgente all'occaso; non s'udiva voce d'uomo, ma stormire di fronde e bisbigliare di nidi; scendeva dai rami, saliva da invisibili aiuole un'acuta fragranza d'acacie e di rose. In fondo, alla cantonata, una cassetta postale di color verde cupo spiccava sull'intonaco bianco del muro.

Bertalia portò la mano istintivamente alla tasca del soprabito; non aveva ancora impostato le lettere. Le gettò qui, nella buca, e quando gli passò fra le dita il bigliettino per la signora Frangipane vedova Bagnasco, scappò detto anche a lui, come la mattina a Lucilla: — Povera madre!

Svoltato l'angolo, la gran pace conventuale cessò, e il professore si trovò in mezzo al brulichìo della gente e al frastuono delle carrozze e dei tram. Due o tre persone lo salutarono; egli, senza voltarsi, senza rallentare il passo, rispose toccandosi il cappello e fu presto alla porta di casa.... Che ore penose gli si preparavano, e come avrebbe voluto esser già in ferrovia, di là dalle Alpi!

Lucilla e Gino l'aspettavano in salotto da pranzo; la minestra era ormai scodellata.

— La minestra sarà fredda, — disse Lucilla. — Ma era tardi....

Egli guardò l'orologio:

— È vero, ha fatto tardi. — E soggiunse: — Meglio fredda che calda, in questa stagione.

Lucilla si alzò, prese per mano il figliuolo e si avvicinò a suo marito.

— Gino deve domandarti perdono della sua ostinazione d'oggi. La colpevole sono stata io.... L'avevo pregato di restar nell'anticamera fin ch'io riposavo un'oretta.... Se avessi previsto che desideravi condurlo teco....

— Non importa, — interruppe Bertalia. — Esser fedeli alla consegna è una buona qualità.

— Gli perdoni, dunque?

— Ma sì, ma sì.

— Gino, dà un bacio al babbo.

Il fanciullo ubbidì, ma tornò subito presso alla sua mamma.

— Siedi, siedi al tuo posto, — ella disse.

Anch'ella sedette a tavola spiegando macchinalmente il tovagliolo sulle ginocchia.

Allora Bertalia fissò in viso sua moglie. Già a colazione ella gli era parsa mutata; adesso egli stentava a riconoscerla nel pallore cereo delle gote, nella ruga profonda che tra ciglio e ciglio le solcava la fronte, nella contrazione delle labbra esangui, nella dolorosa immobilità dello sguardo. Era quella la sua Lucilla, la splendida Lucilla? Era quella la donna ch'era entrata la mattina nel suo studio raggiante di bellezza e di gioventù? Si sarebbe giurato che non dieci ore ma dieci anni di più pesassero sul capo di lei e che il suo fulgido meriggio precipitasse in un fosco tramonto....

— Se fossi morto io, — chiedeva Bertalia a sè stesso, — sarebb'ella affranta così?

E benchè non si facesse troppe illusioni sulla risposta, egli era stupito di sentir nel suo cuore più compassione che ira.

Anche ora, come a colazione, ella toccava appena le vivande. Vedendosi osservata, si scusò:

— Ho una leggera emicrania.

Cercava ella un pretesto per non andare dai Filiberti?... Ma no, in tal caso, non avrebbe detto leggera.

A ogni modo, il professore dimandò:

— Per che ora è l'invito?

Ell'ebbe una vibrazione impercettibile dei nervi della bocca, e disse brevemente senza batter palpebra:

— Per le dieci.

Dunque ella nè si ribellava, nè implorava grazia. Nè altera, nè umile, i suoi occhi che avevano pianto, esprimevano un'assoluta padronanza di sè, una volontà rassegnata a tutto subire pur di evitare i contrasti.... Ma gli occhi di Gino, umidi e tristi, si volgevano al padre con lo stesso muto rimprovero con cui gli si erano rivolti poche ore addietro.

Indi, per una strana inversione di parti, sembrò a Corrado Bertalia di esser lui l'accusato dinanzi a' suoi giudici e abbassò istintivamente lo sguardo.

Dopo un breve silenzio egli balzò dalla seggiola.

— Senti, Lucilla, ci tieni proprio ad andare a quel ballo?

Le guancie smorte di lei si tinsero d'un lieve incarnato. Ma sulle prime ella temette d'un'insidia.

— Io?... No.... M'è indifferente....

— Perchè, — continuò il professore, — in quanto a me preferirei di prendere il diretto di questa sera alle undici.

— Vuoi partire questa sera? — chiese Lucilla, ancora incerta sul significato della repentina risoluzione di suo marito.

— Guadagno circa dodici ore, — egli rispose, — e passo più volentieri la notte in ferrovia, dove dormo benissimo, che in una festa da ballo ove mi trascino come un'anima in pena.

La sua voce calma, la sua fisonomia grave ma composta dissipò le inquietudini di Lucilla. A poco a poco la invadeva un sentimento di tenerezza, di riconoscenza verso l'uomo che aveva misericordia di lei e che rinunziava al piacere della vendetta per risparmiarle un atroce supplizio.

Le venne uno scrupolo.

— E i Filiberti?

— Oh, si manda un biglietto.... C'è da scrivere?

Quand'ebbe l'occorrente, il professore avvicinò il tavolino alla finestra, poichè già imbruniva, e scrisse leggendo a voce alta:

Egregio amico,

Un telegramma ricevuto....„

Qui egli stette un istante con la penna sospesa fra le dita.

— È una bugia, ma di quelle che non fanno male a nessuno.... Bada però, Gino, non imitare il cattivo esempio.... Per fortuna, alla tua età non ci sono bugie necessarie....

Chiusa questa parentesi, Bertalia ripigliò senz'altra interruzione:

“Un telegramma ora ricevuto mi costringe a partire stasera. Dobbiamo quindi, mia moglie ed io, privarci del piacere d'intervenire alla vostra festa. Vogliate scusarcene anche con la signora contessa e con gli sposi che Lucilla visiterà uno di questi giorni e ai quali io presenterò i miei omaggi fra un paio di settimane, al mio ritorno da Stoccolma.

“Accogliete, eccetera, eccetera....„

— Va bene così? — egli soggiunse mentre faceva l'indirizzo. — Il biglietto lo ricapiterà il portinajo, e nello stesso tempo ordinerà la carrozza per le dieci e mezza.... Pare impossibile, ma sono quasi le nove.

Lucilla prese la mano di suo marito e la portò rapidamente alle labbra.

················

Le valigie furono terminate nella fioca luce del crepuscolo. Gino aiutava la sua mamma e co' suoi occhi giovani distingueva perfettamente gli oggetti e leggeva pressochè al buio i frontespizi dei libri. Pareva vi fosse un tacito accordo di non accendere il lume.

Affacciato alla finestra, Bertalia aspirava per tutti i pori la gran pace della notte estiva. Un raggio di luna entrava obliquamente nella stanza.

All'ora prefissa vennero a dire che la carrozza era pronta.

Il professore non volle che lo accompagnassero alla stazione.

— Tu, Lucilla, devi andar subito a letto, e in quanto a Gino, non si capisce perchè sia ancora alzato.... Forse perch'è in vacanza.

Gino saltò al collo di suo padre.

— No, ma perchè volevo star con te fino all'ultimo.

Era tornato affettuoso, espansivo, carezzevole.

Lucilla consegnava il bagaglio alle persone di servizio. — Due valigie, una borsa, una cappelliera, un plaid, un portaombrelli.

Corrado Bertalia depose il dolce pondo del suo figliuolo e si voltò verso sua moglie che era ritta dinanzi a lui, con le mani tese.

Egli la tirò a sè e la baciò in fronte.

— Arrivederci, Lucilla.

— Buon viaggio, — ella balbettò frenando a fatica i singhiozzi. — Scrivimi presto.... E.... grazie.....

— Zitto! — fece egli sciogliendosi dall'amplesso, e mettendosi il dito alla bocca.

Gli addii si rinnovarono sul pianerottolo.

— Buon viaggio, buon viaggio.

— Arrivederci.

— Scrivi domani.

— Scrivete anche voi. La prima lettera ferma in posta a Monaco.

— Sì, e mandaci i giornali.

— Molti giornali illustrati, — gridò Gino dalla ringhiera. — E portami un bel libro.

La carrozza infilò il portone e uscì nella strada. Alzando il capo, Bertalia vide alla finestra moversi due ombre e due fazzoletti bianchi agitarsi. Anch'egli agitò per un istante il suo fazzoletto, poi se lo portò agli occhi ch'eran molli di lacrime.

— Non ho perduto Gino, — egli diceva in cuor suo. — Ma lei?... Che cosa può esser ella per me fuor che una seconda figliuola?

[ INDICE]

[Natalìa]Pag. 1
[Due funerali]67
[Alla „Traviata„]79
[Il signor Antenore]87
[I cavalieri dell'Immacolata]109
[Il dottore „Dreams„]141
[Assolto]154
[Allo stabilimento idroterapico]182
[Nella nebbia]201
[La lettera]212
[Le confidenze del direttore]229
[Coscienze agitate]242
[Nelle vacanze di Sua Eccellenza]259
[Jolie]279
[L'Isola fortunata (fantasia)]290
[Epilogo]321

DEL MEDESIMO AUTORE:

Alla finestra. 4.ª edizioneL. 3 50
La Contessina3 —
Dal primo piano alla soffitta. 2.ª edizione3 50
Due convinzioni. 2.ª edizione4 —
Lauretta. 3.ª edizione3 50
Nella lotta. 2.ª edizione3 —
Reminiscenze e fantasie1 —
Sorrisi e lagrime. 3.ª edizione3 50
Filippo Bussini juniore1 —
Prima di partire1 —
In balìa del vento1 —
L'onorevole Paolo Leonforte. 3.ª edizione1 —

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (pendio/pendìo, matrimoni/matrimonî e simili), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.

Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.